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4 maggio 2010

Liberisti di sinistra?

Mi è capitato di leggere un post di nFA che contestava la contraddizione fra due successive interviste di Stefano Fassina, la prima contro il neoliberismo, la seconda favorevole a una rivoluzione fiscale che riduca la pressione fiscale in italia. Ho scorso i commenti al post - che già mi aveva abbastanza urtato, ma che in fondo poneva dubbi ragionevoli - e mi è saltata la mosca al naso. Lo studio dell'economia è diventato veramente un affare in mano a ideologi che interpretano la realtà solo con il filtro dell'utilitarismo e del cinismo. E che non si fidano in alcun modo della democrazia, dall'alto della loro supposta competenza tecnica.


Questo il mio commento. Il post e gli altri commenti li trovate al link sopra.

Ma nel merito, non vi viene manco lontanamente in mente che davvero è più importante costruire asili nido che ridurre le aliquote? (ossia dare servizi - di per sé redistributivi - invece che soldi? consentire alle donne di lavorare in un paese con il tasso di attività femminile più basso dell'occidente, invece di ridurre di 100 euro l'anno le tasse di qualche milione di contribuenti che manco se ne accorgerebbero?). E non vi viene nemmeno il dubbio che Fassina pensi in perfetta buona fede e coerenza che:

1) il neoliberismo è l'ideologia che ha sostenuto e "venduto" la versione del capitalismo che ha portato alla crisi mondiale attuale - o credete che questa crisi è solo colpa di alcune mele marce in qualche banca d'affari?

2) la sinistra è stata succube, in vario modo, di questa ideologia

3) la vecchia ricetta del deficit spending "ecchissenefrega del debito" comunque non funziona più, e oltre a tutto non è manco "giusta" in un'ottica di sinistra egualitaria

4) la pressione fiscale italiana, combinandosi con la mostruosa evasione, rende il sistema oltre che inefficiente anche e sopratutto sostanzialmente regressivo ed ingiusto e, quindi, da cambiare PROPRIO da un punto di vista di sinistra?

5) per farlo mica si possono strangolare là per là le milioni di impresette marginali che mandano avanti malamente un pezzo di questo disgraziato paese, e tuttavia bisognerà pur trovare il modo di farne uscire alcune da questa marginalità, e magari segare le altre (ma questo, comprensibilmente, non si può dire troppo in chiaro).

Insomma, per farla breve, mi sembra che il Fassina 1 non sia necessariamente così in contraddizione dal Fassina 2. La contraddizione - perdonatemi - la vedete voi che vedete le posizioni di questo tipo (le posizioni di chi cerca di costruire una sinistra riformista non appiattita sul mainstream economico standard) con un pregiudizio a priori. Un pregiudizio che appare anche nella spocchia - scusatemi eh - con la quale molti commenti qui sopra tranciano giudizi sul dibattito interno del PD, sui cacicchi e i potentati e tutte 'ste menate.

Un'ultima cosa: l'aspetto più deprimente dei molti commenti che mi è capitato di leggere su nFR - non solo in questa occasione - è la prevalenza di una totale sfiducia da tecnocrati nella democrazia rappresentativa. Voi, solo voi sapete ciò che è giusto. I politici forse lo sanno (nella migliore delle ipotesi) ma non lo fanno perché altrimenti perderanno le elezioni successive. Ergo, la democrazia non funziona. Mi dite, per favore, con quale sistema pensate sarebbe opportuno sostituirla? Devo scoprire che siete d'accordo con chi si sta appassionando del capi-comunismo cinese, che non ha questi problemi (e infatti sta -pare - soffrendo meno la crisi)??


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