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appunti sicuramente utili a me, a volte anche agli altri,


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10 agosto 2010

Le cose importanti

Dopo aver un po' vanamente discettato di fantapolitica, oggi preferisco dedicarmi alle cose davvero importanti. Che oggi mi sembrano essenzialmente due.


La prima, è l'evidenza di una sorta di strisciante disastro ambientale mondiale (incendi russi, ghiacci polari, piogge europee, monsoni asiatici...). Un disastro che, nella calma vacanziera d'agosto, per molti giorni è stato venduto dall'informazione senza fare alcun collegamento col riscaldamento climatico (mentre ad ogni gelata non manca mai l'articoletto "di colore" che mette in dubbio i risultati scientifici sul climate change). Ma che ora comincia ad essere descritto per quello che è.


La seconda cosa importante è che intravedo timidi segnali di un movimento verso una ripresa di iniziativa europea, verso un possibile ruolo dell'Europa per rinnovare e riformare l'economia mondiale. Solo timidi segnali, che magari non avranno frutti, ma almeno qualcosa si muove.


Dopo la dichiarata volontà tedesca di tassare in qualche modo banche e/o transazioni internazionali di capitali (non è affatto la stessa cosa, peraltro), mi ha abbastanza stupito che la proposta di attribuzione di parte dei debiti sovrani dei paesi UE a un fondo europeo da finanziare con una Tobin tax, fatta da Vincenzo Visco prima sul Corriere e poi su l'Unità, non abbia generato praticamente alcun dibattito. A me, infatti, è sembrata davvero una buonissima idea, per la sua capacità di rimettere i governi in grado di fare politiche economiche non strangolati da vincoli di bilancio esterni - il che non vuol dire finanza allegra, sia chiaro. E per la sua potenzialità redistributiva vista la fonte di finanziamento. Insomma, una di quelle idee che, sebbene sembri complicata, se spiegata in modo semplice può essere perfino tradotta in mobilitazione popolare (come del resto è stato per la Tobin tax).


Bene, oggi leggo sul Financial Times che il commissario Ue al bilancio Janusz Lewandowski starebbe per proporre una tassazione diretta per finanziare la UE, appunto basata sulle transazioni finanziarie, e/o sulle tasse areoportuali, o ancora su una parte del sistema di tassazione cap and trade europeo. In compenso, sarebbero ridotti i contributi finanziari diretti da parte degli stati. Insomma, così come si chiede a gran voce in Italia autonomia fiscale per i comuni e le regioni (il federalismo fiscale), ci si starebbe muovendo nella stessa direzione di un po' di autonomia fiscale anche per la UE, scegliendo per di più una base imponibile (le transazioni finanziarie) molto promettente dal punto di vista redistributivo.


E' probabile che i governi saranno contrari, come già si evince dall'articolo citato sopra. Ma, appunto, qualcosa si muove.


E avere un bilancio decente, un fondo europeo significativo, e averlo finanziato non a debito ma tassando gli eccessi di ricchezza, mi sembra una premessa per affrontare i grandi investimenti che serviranno per affrontare il disastro climatico che ci aspetta.  

(incidentalmente, quando sentiremo uno dei nostri futuri leader parlare di queste cose, invece che di posizionamenti?)


15 aprile 2010

Mozioni inquinatrici

Ho commentato qui la deprimente mozione inquinatrice approvata ieri al Senato, come al solito allargando un po' il discorso sul futuro (e ci tornerò appena ho tempo). 

In modo più analitico, anche Giorgio e Filippo ci sono tornati su con precisione. 

Confrontare la mozione del PD (respinta) con la ridicola e pericolosa mozione approvata dà un po' di fiducia nella competenza dei parlamentari del mio partito, e ci ricorda che davvero destra e sinistra non sono la stessa cosa.


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23 novembre 2009

La guerra del clima

Dato che si avvicina Copenhagen, si scatena il climate-gate. I negazionisti climatici stanno davvero facendo di tutto per spargere fumo e confusione nell'opinione pubblica mondiale e mandare il rassicurante messaggio che possiamo continuare ad affidare al carbone e al petrolio la sorte della terra. Complimenti. I soldi e il potere nel breve periodo sono davvero una spinta iiresistibile per gli uomini, a costo di rischiare davvero grosso.
Qui il post di realclimate, qui una discussione italiana. Ieri Luca Mercalli ne ha, per fortuna, parlato in modo chiaro da Fazio.


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3 aprile 2009

Link for 2009-04-03

  • Vecchie regole per un nuovo gioco: il problema in fondo è semplice. Quanto deve durare il copyright? Se, per dire, quei ridicoli gargarozzoni provenienti dall'800 che sono gli editori si accontentassero di diritti di 5 o 10 anni (più che sufficienti per farsi ricchi), si potrebbe pure accettare una legge del genere...
  • La barzelletta del negazionismo climatico trasformato in politica dalla destra più squallida del pianeta. E pensare che i conservatori inglesi, per dire, incalzano su questi temi "da sinistra" i laburisti inglesi (da sinistra secondo la logica perversa dei nostri squallidi parlamentari PDL).
  • Il mio circolo PD si è imbizzarrito: davvero, questa storia dell'elezione dei coordinatori di Municipio stava diventando insopportabile.
  • Anche se chi lo dice è un catastrofista di professione, ed io non lo sono affatto, questa sintesi dei problemi mondiali è davvero geniale:
Ho trascorso il weekend all'Aspen Institute Environmental Forum, dedicato imparzialmente al fiasco energetico e climatico. E' stata scioccante la convinzione dei presenti -inclusi esperti scientifici e governativi su clima ed energia- che il problema energetico si riassume nel trovare altri modi per far andare le automobili. L'assunto che noi tutti dobbiamo restare dipendenti dalla mobilità automobilistica rimane assolutamente granitico tra tutti costoro, che dovrebbero invece saperla lunga. E' frustrante trovare tanta idiozia tra questa particolare elite.


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11 dicembre 2008

Che schifo

Di fronte ad una affermazione simile possono solo cadere le braccia. Il nostro presidente del consiglio è un piccolo uomo del secolo scorso, che non riesce nemmeno a concepire che la rivoluzione energetica è oggi letteralmente l'unica chance per mantenere o almeno non distruggere completamente il nostro livello di vita.

Tra l'altro, le emissioni non sono proprio una messa in piega. Secondo Berlusconi, in pratica, è meglio crepare subito ma ricchi, piuttosto che vivere a lungo magari un po' più sobriamente...

Che schifo...


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24 ottobre 2008

La grande occasione

Qui si discute di 20-20-20 (con qualche giorno di ritardo dalle notizie che mi hanno stimolato questa ennesima riflessione sul futuro energetico e climatico). Per chi interessa, ci sarà a breve una seconda puntata. Sempre da iMille.


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28 agosto 2008

Dovrebbe

La domanda è: finirà prima l'energia o cambierà prima il clima? Ossia, la terra sarà salva ma a prezzo della fine della civiltà industriale, oppure la civiltà industriale ha ancora abbastanza risorse energetiche da sfruttare al punto di far collassare il sistema terra?


Un partito politico che si rispetti dovrebbe offrire una risposta di speranza a questa drammatica domanda. Dovrebbe proporre soluzioni (una terza via fra medioevo di ritorno e distruzione del pianeta) e chiamare all'impegno. Dovrebbe reinterpretare tutta la sua politica alla luce di questo dilemma, dimostrando che, se si fa buona, rivoluzionaria e coraggiosa politica ambientale, a livello locale e a livello globale, quel dilemma diventa un falso dilemma. Dovrebbe lavorare per imporre il tema nell'agenda politica, invece di continuare a triturasi e a triturarci rincorrendo i temi della falsa riforma della giustizia, della sicurezza in chiave militare, del 5 in condotta... Dovrebbe.

*****

Il 4 settembre, alle 18, alla Festa Nazionale per l'Ambiente del Partito Democratico, a Ferrara, parteciperò ad una tavola rotonda con gente ben più competente di me. Chi si trova da quelle parti, farà una cosa bella a venire a trovarci.

Qui il programma dell'intera festa, qui la discussione sul tema sul ning del Circolo PD Obama, qui sotto il programma della Tavola rotonda.

NOTIZIE CHE NON LO SONO:

L' INFORMAZIONE AMBIENTALE AI TEMPI DEL WEB 2.0

Le tematiche ambientali sono affrontate sui principali media oscillando fra il terrorismo climatico e la totale sottovalutazione dei problemi. Spesso notizie o interi argomenti vengono completamente ignorati da televisioni e giornali. Su Internet, invece, anche in Italia, chi vuole può trovare informazioni complete ed aggiornate, ma bisogna sapere scremare.
Come può il PD portare alla luce queste tematiche e farle diventare materia di confronto politico?
a cura del circolo PD Obama e iMille
partecipano
Giuseppe Civati, consigliere regionale PD in Lombardia
Beppe Caravita, giornalista scientifico del Sole 24 Ore.
Terenzio Longobardi, ASPO Italia e Ecodem PD Pisa
Stefano Caserini, Politecnico di Milano
Corrado Truffi, blogger, Circolo Barack Obama e iMille
Lucio Scarpa, Circolo Barack Obama


9 giugno 2008

Toc, toc, c'è qualcuno?

Oggi, 9 giugno 2008, sul forum sui temi energetici e climatici del Partito democratico il post più recente degli iscritti è del 31 marzo, è ancora in home page (al terzo posto!) un mio post elettorale del 26 marzo, e l'ultimo post "redazionale" di Silvestrini, del 5 maggio, ha avuto ben 1 commento.

Forse il PD non c'è più. O forse non fa più politica, salvo l'accanimento con il quale il suo ceto politico lotta per spartirsi le spoglie del poco potere rimasto, o per affondare i suoi militanti in ignobili polemiche sulla collocazione in Europa.



Dimenticavo, non solo il sito dei DS è vivo e vegeto. Anche quello della Margherita è vivo e lotta insieme a noi...


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1 giugno 2008

Paura, eh?

Non ho bisogno di scrivere l'ennesimo post, perché c'è un sacco di gente che scrive ben meglio di me cose importanti:
  • In giorni in cui impazza il dibattito sulla sicurezza e sulla paura dello straniero clandestino, che pare l'unica cosa importante per l'Italiano medio, io vi invito caldamente ad avere paura di ben altro: qui c'è una documentata descrizione di ciò ci cui dobbiamo avere davvero paura, un avvitamento del cambiamento climatico che si sta facendo molto più rapido del previsto.
  • E qui ci sono informazioni sul fatto che qualcuno, all'estero, comincia a preoccuparsi, mentre dalle nostre parti ci si balocca con patetici sogni nucleari e si chiede, addirittura, di ridurre gli impegni già presi.
  • Seguire il blog Crisis, dove Debora Billi e Pietro Cambi ci raccontano sia gli aspetti psicologici che quelli scientifici della grande crisi che ci ostiniamo a far finta di non vedere, è attività un po' angosciante ma essenziale se non si vuole ficcare la testa sotto la sabbia.
  • Ma, se proprio siete appassionati dell'agenda politica imposta dalla nostra destra vincente, potete chiarirvi le idee con due post, il primo molto pragmatico e il secondo di vasta profondità storica, che spiegano bene cosa c'è sotto all'ossessione della sicurezza.


5 marzo 2008

La paura fa novanta

Silvio Berlusconi ha espresso ieri in termini molto chiari la sua proposta concreta di governo: proteggere la parte di economia che sta a cuore ai propri elettori e liberalizzare quella che sta a cuore agli elettori dell’avversario.

Consiglio vivamente la lettura integrale dell'articolo da cui è tratta la citazione sopra. Tremonti, come notava anche Enrico qualche giorno fa, ha scoperto il protezionismo e lo statalismo, ma solo quello dei ricchi e, al massimo, delle impresette. E così l'abbinamento dell'abolizione dello Statuto dei diritti dei lavoratori, della protezione di Alitalia e Malpensa e dell'introduzione dei dazi doganali, spiega in modo perfetto qual'è la differenza fra destra e centrosinistra. La prima, qui in Italia, rappresenta la totale e cieca paura di qualsiasi cambiamento che possa toccare i tuoi interessi, e la totale e cieca volontà di scaricare questa paura sugli altri.

Occorre liberalizzare e privatizzare queste attività, compreso il settore idrico, e vanno fortemente limitate le possibilità di affidamento “in house”. In questo modo si genera efficienza e si innalzano produttività e crescita.

e ancora:

razionalizzare il mix delle fonti con maggior utilizzo del carbone; puntare sul nucleare di nuova generazione; completare il mercato elettrico; ripristinare, da parte del Governo, l’acquisto di crediti di emissioni di gas serra sul mercato internazionale per il periodo 2008-2012; assumere, per l’attuazione del protocollo di Kyoto dopo il 2012, obiettivi realizzabili e sostenibili per il Paese; emanare i decreti attuativi previsti dal Codice Ambientale; regolamentare, a livello nazionale, l’assimilazione dei rifiuti industriali ai rifiuti urbani;

e infine

L’attuazione del protocollo di Kyoto per il quadriennio 2008-2012 necessita di ripristinare l’acquisto di crediti di emissioni di gas serra sul mercato internazionale da parte del Governo. Ciò per garantire una assegnazione gratuita delle quote di emissione a tutti i nuovi impianti che verranno attivati in quel periodo, impianti che altrimenti verrebbero gravati subito da oneri aggiuntivi. Nell’ambito degli impegni assunti dall’Europa per la lotta ai cambiamenti climatici successivamente al 2012, l’Italia deve negoziare propri obiettivi realizzabili e sostenibili che non creino condizioni distorsive della competitività dei nostri settori industriali.

Tradotte, queste indicazioni del decalogo di Confindustria (che contiene per fortuna anche parti condivisibili ed interessanti, sulla produttività, sulla legalità, sulle riforme istituzionali, sull'innovaizone...) vogliono dire che gli industriali:

  1. sperano di fare grandi affari con le utilities e i mercati protetti, e i monopoli naturali, e l'acqua. Insomma, sperano di privatizzare ancora di più di quanto già non siano i beni pubblici
  2. hanno una fifa nera e non si sentono in grado di competere sugli obiettivi europei di riduzione dei consumi e trasformazione delle fonti energetiche, e ritengono quindi che l'unica cosa da fare sia comprare diritti ad inquinare (facendoli pagare allo Stato, cioè a noi tutti), e poi rinegoziare al ribasso i vincoli ambientali. E chi se ne frega del cambiamento climatico!

Da notare che avevo letto un documento dei giovani imprenditori ben diversamente orientato, e che qui invece spariscono perfino le parole "fotovoltaico", "geotermico", "eolico", "ricerca". Anche qui, insomma, vince la paura.

La paura fa novanta anche sulle liste del PD. I vari house organ di Berlusconi si esercitano sulle parentele e consimili. Ma la sostanza è che hanno una bella fifa di Calearo, dei giovani che ci sono davvero in lista, e - dato che dalle loro parti si stanno ovviamente affilando i coltelli dei vari potenti locali per essere in lista - dell'effetto boomerang che potrà esserci quando le loro liste saranno pubblicate, piene inevitabilmente di vecchi arnesi ed - of course - di inquisiti "politici".


14 dicembre 2007

Links for 2007-12-14

  • Un Roberto Gualtieri in formato socialista e piuttosto caustico sugli avanguardismi politici italiani ci racconta il congresso della CDU e il nuovo ruolo della SPD: una lettura importante per capire cosa si muove davvero in Europa, ed avere un po' di fiducia nel futuro, a dispetto delle nostrane miserie.
  • Un Beppe Caravita in formato messianico problematico e speranzoso, e insolitamente quasi ben disposto con Veltroni, ci offre un affresco di cosa non va e di cosa dovremmo provare a fare in Italia, a confronto della grande crisi climatica mondiale che si avvicina a passi veloci
  • Più che l'intervista di Cuperlo al riformista, conta l'acuto commento di Antonio g, che ho usato a mia volta per commentare Ivan Scalfarotto che difende Odifreddi: il guaio sulla laicità, in questo paese di Guelfi e Ghibellini, è scoppiato. E la lettura del già citato Gualtieri può servire anche a capire quanto siamo un paese arretrato.


11 dicembre 2007

Duel

I camionisti, a differenza dei tassisti, hanno un certo consenso popolare. Perché li immagini affaticati e sudati, perché sai che fanno un lavoraccio. Perché sono più fotogenici e magari perché fanno un po' paura e ti ricordi Duel.
Ma sopratutto perché la loro richiesta principale, la riduzione del prezzo del gasolio, sembra a moltissimi una cosa buona e giusta. Perché l'idea che si debba sterilizzare l'IVA sulla benzina, e ridurre le accise, sta diventando senso comune. Perché si dice e si ripete che se costa di più il trasporto, costeranno di più tutte le merci e ci sarà più inflazione.
Insomma, sembra che protestando aiutino anche noi.
*****
La serrata, il blocco stradale, l'inciviltà del potere di interdizione di una categoria potente, sulle prime, mi hanno fatto pensare che il governo dovesse usare la mano dura, durissima. Sostanzialmente, lo ha fatto, con la precettazione da questa notte. Probabilmente ha fatto bene, perché davvero di categorie che ricattano il paese intero, non se ne può più.
Però, forse sarebbe meglio - una specie di dramma pedagogico - che finisse male, che i camionisti rifiutassero davvero di farsi precettare, passassero alle maniere forti, e che in tutta Italia per qualche giorno non si trovasse più un goccio di benzina, e poche merci, e fabbriche ferme e negozi vuoti.
*****
Forse allora qualcuno si farebbe le giuste domande:
  • I camionisti, come chiunque si trovi in difficoltà economica, hanno soggettivamente ragione. Cercano, come tutti, soluzioni biografiche a problemi sistemici.
  • Ma la soluzione sistemica che servirebbe è proprio, esattamente, quella di aumentare il prezzo del gasolio, o meglio di introdurre una seria e pervasiva carbon tax.
  • La soluzione sistemica che servirebbe è proprio, esattamente, quella di ridurre il numero dei camionisti e dei camion, e trovare un altro lavoro ai nostri bravi e nerboruti operatori del trasporto - che so, una buona idea sarebbe assumerli tutti per guidare una nuova grande flotta pubblica di autobus a metano ed elettrici e così cogliere due piccioni con una fava, e chiudere al traffico i centri urbani più congestionati.
  • La soluzione sistemica che servirebbe è proprio quella di non tentare di alleviare le sofferenze (ammesso che siano davvero così gravi) della categoria, ma di approfittare finalmente di questa ennesima crisi per capire che il tempo è finito, e che se il trasporto in Italia è fra i maggiori responsabili della nostra mostruosa produzione di Co2, e se finiremo per dover pagare miliardi di euro di multe perfino per non aver rispettato il blandissimo trattato di Kyoto, allora non è proprio il caso di continuare a sussidiare una categoria fuori dal mondo, fuori dalla concorrenza capitalistica, ma anche e soprattutto fuori dal nuovo tempo della crisi climatica ed energetica.
*****
Ma siamo un paese specializzato a rimandare le soluzioni serie e trovare tamponi e garze per continuare a chiudere piaghe che si riapriranno. E così temo che la ragion di stato e la forza della corporazione porterà al solito "ragionevole compromesso", e resteremo ancora l'unico paese europeo che trasporta l'85% delle merci su gomma. Almeno fino a che, finalmente, di gasolio non se ne troverà più, e punto.
*****
Sul dettaglio della faccenda, leggetevi cosa dice Pietro Cambi, con il quale concordo al 100%.


2 ottobre 2007

Un post messianico ed uno concreto

Su Pennarossa ho scritto un post messianico, su ciò che oggi mi sembra davvero più importante per il nostro futuro.

Ma non è possibile dimenticare la concretezza del presente, ed Alberto ci dà una guida completa per interpretarlo. Da leggere e portare nelle assemblee sui luoghi di lavoro.

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