.
Annunci online

corradoinblog
appunti sicuramente utili a me, a volte anche agli altri,


Home


18 novembre 2012

Matteo Renzi e i comunisti

Devo partire dal personale per provare a fare un discorso politico, altrimenti non riesco a spiegarmi. E' la terza volta che provo a scrivere questo pezzo, e solo partendo dal mio vissuto personale credo di riuscirci. Del resto, come dicevano ai miei tempi le compagne e i compagni che hanno fatto il '68 e poi il '77, "il personale è politico".

Ecco, molti di quegli stessi miei compagni di lotte giovanili oggi, punti sul vivo delle loro nostalgie e delle loro convinzioni, si aggrappano a Bersani (o a Vendola) e odiano - letteralmente odiano, non c'è altro termine - Matteo Renzi. La violenza di certi attacchi supera di gran lunga per cattiveria quel tanto di cattiveria insita nello slogan della rottamazione e, del resto, la caratteristica principale dell'odiatore di Renzi non è l'essere contro la rottamazione, ma l'essere profondamente e pregiudizialmente convinto che Renzi sia "di destra", "reazionario", addirittura "il nuovo Berlusconi". Per costoro, a nulla valgono gli argomenti, i contenuti effettivi del programma di Renzi, né le storie personali di chi lo sostiene.

Le storie personali, appunto.

Io sono nato comunista. A parte l'ambientazione romana, potrei riconoscermi nei personaggi del film "Cosmonauta" e, infatti, un vecchio poster di Gagarin stampato da Vie Nuove fa ancora bella mostra di se nella mia casa di montagna. Io sono nato comunista, perché mio nonno si è iscritto al PCI nel 1921, perché mia madre ha fatto la staffetta partigiana, mio padre è stato dirigente del PCI e poi della CGIL per una vita intera, perché mia madre e mio padre andarono nel 1948 a Novara a fare apostolato comunista in una provincia "bianca". Io sono nato comunista perché, ovviamente, non mi hanno battezzato e son cresciuto con l'esonero da religione quando a essere esonerati, qui a Roma, c'erano solo gli ebrei. Io sono cresciuto comunista, perché a 10 anni facevo lunghissime discussioni con il mio compagno di scuola, litigando sulla supremazia tecnologica e assieme morale dell'URSS rispetto agli USA. Sono cresciuto comunista perché mi leggevano Rodari e Chiodino e "Il Pioniere". E sono cresciuto comunista perché ho preso la mia prima tessera della Federazione Giovanile Comunista Italiana a 15 anni e da allora non ho mai smesso di essere iscritto al partito, fino ad oggi che si chiama PD. E perché al liceo, negli annoi '70, ho fatto politica con l'intensità dell'epoca, e ritengo quegli anni anni meravigliosi e non anni di piombo, anni nei quali sono state poste le basi di un'Italia più moderna e un poco più giusta.

Eppure, a differenza di molti che hanno probabilmente una storia simile alla mia e che oggi - appunto - odiano Renzi, io a queste primarie sostengo Matteo Renzi e, più passano i giorni, più mi convinco che la vittoria di Renzi sarebbe un gran bene per la sinistra - e anche e forse sopratutto per noi che siamo stati comunisti.

Perché a un certo punto della nostra gloriosa storia qualcosa dovremo pur aver sbagliato, visto dove siamo arrivati: il declino produttivo, la poca speranza, la precarietà, l'odio per la politica da parte della maggioranza dei nostri concittadini, l'immoralità di tanti....

Ora, io un'idea su dove abbiamo sbagliato - dove hanno sbagliato i nostri dirigenti - ce l'avrei, ed è un'idea che mi conferma nella necessità di puntare su qualcuno che lo possa fare davvero, il grande partito maggioritario della sinistra riformista.

Il primo grande errore è aver perso, a un certo punto, la capacità di leggere i mutamenti del mondo del lavoro (e, per la verità, anche della vita e delle aspirazioni delle persone), mettendosi sistematicamente in difesa. In difesa dei posti di lavoro tradizionali, mentre se ne creavano (e distruggevano) di nuovi e imprevisti. In difesa di chi era dentro, senza accorgersi che era fuori che c'erano quelli da difendere. In difesa di un'eguaglianza diseguale, immemori del Don Milani che ricordava che l'ingiustizia è fare parti uguali fra diseguali. E infatti l'Italia è un paese con un livello di diseguaglianza altissimo, pur avendo un modello sociale per nulla liberista: il ché spiega perché siamo contemporaneamente ingessati da rigidità e scarsa produttività e nulla crescita e troppe tasse e troppa spesa pubblica inefficiente, eppure privi di uno stato sociale moderno e di quei servizi che tanta tassazione potrebbe garantirci. Insomma, l'errore è stato quello di essere diventati conservatori, finendo per difendere più piccoli privilegi che grandi diritti.

Un errore, mi sia consentito di dire, sommamente ideologico, frutto del continuare a guardare la società con occhi manichei - i ricchi e i poveri, le classi sociali statiche e immutabili, il mondo fatto sempre e solo di grandi imprese, come se poi, nella spesso efficace pratica amministrativa delle regioni rosse, non sapessimo che la realtà era sempre più fatta di ex operai ed artigiani fattisi piccoli imprenditori....

Il secondo grande errore è ovvio: i dirigenti del PD hanno finito anche loro per essere percepiti come casta, quasi indistinguibili agli altri. Spesso a torto, a volte a ragione, la gente non si fida più di politici che -letteralmente - non capiscono il livello di non sopportazione cui è giunto un paese sull'orlo di una crisi di nervi. E aver rubacchiato qua e là, aver fatto mille distinguo in certi casi assai tristi (vedi Penati), non ha proprio aiutato....

So bene che non si può imputare alla sinistra tutta la responsabilità del declino degli ultimi vent'anni, che le colpe maggiori sono a destra, nel berlusconismo e in una classe imprenditoriale per lo meno poco coraggiosa. E che la crisi mondiale dal 2007 in poi è qualcosa ben al di la della possibilità di azione e reazione della sinistra italiana. Eppure, resta una responsabilità storica che tutto l'inamovibile gruppo dirigente della sinistra di questi anni dovrebbe assumere su di se. La responsabilità di essersi adagiati sul conservatorismo di una politica perennemente "in difesa", mai proiettata verso il futuro. Perfino quando D'Alema era diventato seguace di Blair e della Terza via, alla fine si trattava più di parole che di fatti - o, al più, i fatti si riducevano all'endorsement ai "capitani coraggiosi" di Telecom, non a riorganizzazione della società, del welfare e del lavoro. E forse, non sarebbe male chiedersi per quale motivo oggi i dalemiani si sono scoperti improvvisamente gran critici di Blair. Magari perché Renzi lo cita?

Dunque, di fronte a questo fallimento, è difficile non pensare che affidarsi ancora all'usato sicuro del pur degnissimo Bersani sia una cosa utile e vincente per la sinistra e per il paese.

Si potrebbe però dire che l'alternativa è peggio, perché - come racconta la vulgata dei militanti anti Renzi che pullula in rete - è in realtà una destra camuffata. Peccato che non sia vero, perché il disegno politico e programmatico di Renzi, come è leggibile in modo sempre più chiaro dai suoi discorsi e da quanto scritto nei documenti programmatici, è proprio indirizzato a recuperare - da sinistra riformista - quell'uguaglianza delle opportunità e quel riequilibrio sociale che tanto servirebbe anche per ridar fiato alla famosa crescita: gli asili nido e le politiche di aiuto al lavoro delle donne; la riforma del lavoro basata sul contratto unico di Ichino; le politiche urbane dei volumi zero, della densificazione e del riuso; il riorientamento delle politiche energetiche e degli incentivi alle rinnovabili al fine di finanziare il miglioramento ecologico delle città e del costruito; l'idea che l'investimento in infrastrutture debba essere sopratutto nella manutenzione delle scuole, nel miglioramento del territorio, nel trasporto locale e molto meno in faraoniche grandi opere che non arrivano mai in porto; l'enfasi sulla cultura e l'arte come volano di crescita, che passa anche per il superamento di certe paure verso la valorizzazione economica e turistica del patrimonio che, nei fatti, a forza di vincoli illusori non è stato affatto protetto ma, piuttosto, solo deteriorato; il disegno di una fiscalità più orientata ad aiutare la creazione di lavoro e di impresa. Nel complesso, la volontà di realizzare tanti piccoli shock positivi che sblocchino un paese ingessato.

Sul secondo grande errore - l'identificazione con la casta - la faccenda è chiara e banale: Renzi è nei fatti l'unico politico del centro sinistra percepito chiaramente come "faccia nuova", diverso dai soliti politici. E per questo solo motivo ha una possibilità di convincere, di far tornare alla politica (o almeno a una fiducia condizionata) moltissime persone. Sia chiaro, da vecchio politico, da nato comunista come sono, questo retrogusto di nuovismo e di antipolitica che Renzi coltiva ad arte mi da molto fastidio, direi che mi fa soffrire per quanto di inevitabilmente ingiusto c'è nel far di tutta l'erba un fascio. Perché so benissimo che gran parte dei militanti che oggi stanno odiando intensamente Renzi sono persone oneste, in buona fede e di gran passione politica e civile.

Ma la mia impressione è che questa rottura sia inevitabile al punto in cui siamo. La sfiducia nella politica e nei partiti, come sappiamo bene, rischia di travolgere tutto. L'immemore popolo italiano è già pronto a passare dal caudillo Berlusconi al duo Grillo-Casaleggio, e Renzi è forse ormai l'unico argine realistico contro questa deriva. Arrivo a dire che Bersani, Vendola, D'Alema e tutto il vecchio gruppo dirigente dovrebbero fare un monumento a Renzi che, strappando a forza le primarie e rendendo contendibile la leadership del centro sinistra, ha ridato fiato e anima al PD, lo ha rimesso al centro della scena. Bersani, su questo, ha visto giusto accettando la sfida anche contro le chiusure dei maggiorenti suoi sostenitori e, se alla fine vincerà, non vincerà sulle macerie di un partito piccolo piccolo e invecchiato, ma su un PD almeno in parte rivitalizzato e competitivo, proprio grazie a Renzi.

******

In un dibatto nella redazione de iMille, ci si chiedeva se, arrivati al livello di contumelie ed attacchi personali cui si sta giungendo durante la campagna per le primarie, chi la pensa come Renzi e chi la pensa come Bersani possa continuare a stare nello stesso partito. Insomma, il PD ha un futuro unitario?

Io, da nato comunista, faccio fatica a sopportare che mi si accusi di tradimento, mi ferisce personalmente la cattiveria gratuita di quelli che su Facebook arrivano ad accusarmi di tingermi i capelli, per sembrare giovane. Ci leggo l'eterna tendenza al frazionismo della sinistra italiana, che si spacca in quattro, poi in dieci, perché ciascuno vuole riconoscersi esattamente in un convento dove tutti la pensino rigorosamente nello stesso modo. Ma mi ostino a pensare che l'intuizione di Veltroni del Partito Democratico come partito aperto e inclusivo, che sopporta e integra opinioni anche molto diverse entro un quadro di valori generali comuni, sia ancora possibile. La vittoria di Renzi alle primarie sancirebbe - io credo - definitivamente questa evoluzione, perché sono convinto che il PD non si spaccherebbe affatto (al netto di qualche piccolo caso personale). Perché, come nei grandi partiti europei che D'Alema e Bersani amano tanto citare, possiamo e dobbiamo imparare l'arte della convivenza fra "destra" e sinistra interna o, ancor meglio, smetterla di pensare che ciascuno di noi è sempre tutto intero di "destra" o di "sinistra" (io, per dire, sarei classificato di "destra" nelle politiche del lavoro o sulla scuola, e di "sinistra" in quelle macroeconomiche e ambientali - come la mettiamo?)



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Primarie Comunisti Passato Presente Futuro

permalink | inviato da corradoinblog il 18/11/2012 alle 15:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


1 novembre 2011

Meno stato e meno mercato - una riflessione a forma di lettera

Caro Ivan, caro Raoul, caro Marco, Cara Irene e cari tutti voi che ho cominciato a conoscere ed apprezzare fin dall’inizio dell’avventura de iMille nella sua versione “movimento politico”,

Proprio perché vi stimo, e vi voglio bene, e proprio perché grazie ai vostri ragionamenti, alle vostre analisi e alla vostra pratica politica ho potuto aprire la mia mente di ex comunista di mezza età verso un modo più liberale di vedere le cose, più attento alla libertà individuale e alle possibilità di realizzazione delle persone – proprio per questo mi chiedo e vi chiedo per quale motivo ultimamente ho il sospetto che tutti voi (e con voi tutto un certo mondo di sinistra liberale) stiate diventando improvvisamente vecchi di fronte ai mutamenti del mondo. Senza accorgervene.

Voi siete stati capaci di chieder conto al corpaccione del vecchio partito e della vecchia politica di tutte le sue inadeguatezze e di tutta l’incapacità di stare al passo coi tempi. Come giustamente dice Ivan, nel nostro mondo che va veloce c’è bisogno di una politica contemporanea, e la politica espressa dalle nostre classi dirigenti negli ultimi anni non è certo stato un esempio in questo senso, sia nel merito, sia perché a incarnarla stavano persone ben poco “contemporanee”.

Però adesso, di fronte alla grande crisi globale e alla sua incarnazione italiana, vi vedo come presi da una certa afasia e – come dire – da una certa coazione a ripetere. A ripeterele ricette che nel recente passato sembravano le più adatte a svecchiare il nostro paese e che invece ora, alla luce dei fatti, sembrano più adatte ad affossarlo del tutto.

Quel che mi stupisce è che proprio voi, che mi avete insegnato la capacità di leggere il presente, abbiate smesso di farlo, rifiutandovi di vedere quanto il percorso della storia dovrebbe rendere molto evidente. Il percorso della storia ci dice che la liberazione di ricchezza, di libertà e capacità umana, assicurato dalla globalizzazione, si è scontrata con due enormi ostacoli che ne hanno frantumato la forza.

Il primo ostacolo è l’instabilità strutturale e sistemica del capitalismo, quella caratteristica che in tutte le fasi di crescita si tende a dimenticare fino al punto che la teoria economica inizia a parlare di fine dell’esistenza del ciclo economico. Raoul, il fatto che oggi siamo palesemente in un “Minsky moment” dovrebbe chiarirci finalmente che non basta pensare ad una qualche più o meno blanda regolazione del capitalismo per realizzare un mondo un po’ meno ingiusto. Quelche serve è ben di più di una semplice regolazione, è una politica che stabilizzi l’instabilità strutturale attraverso una parziale socializzazione dell’investimento, ossia della componente volatile e strutturalmente instabile del ciclo. Del resto, l’evidenza con cui tutte le iniezioni di liquidità, tutti i fondi salva stati s’infrangono nella sfiducia dei mercati, non sta lì a segnalarci che un sistema strutturalmente in mano alle aspettative e agli animal spirits non è una soluzione?

Il secondo ostacolo è, con tutta evidenza, lo scoglio energetico, climatico e della crescita della popolazione. Il vostro – e il mio – progressismo, la vostra fiducia nella scienza e nella tecnologia vi portano a pensare che uno sviluppo sostenibile sia possibile. Sappiamo bene che è certamente possibile una crescita immateriale, una crescita nella quale l’intensità tecnologica del prodotto sia tale da compensare (più che compensare) l’impatto ambientale della crescita fisica di prodotto e popolazione. Insomma, siamo o dovremmo essere tutti d’accordo per una decrescita riformista. Però non vi vedo molto consapevoli di cosa ciò significhi peril modello di sviluppo da adottare, per il sistema di regole di cui dotarsi. Mi sembra che, sulla scorta della vostra illusione liberale, siate convinti anche in questo caso che la soluzione sia una vasta libertà regolata, associata ad un ben congegnato sistema di incentivi, mentre lo sforzo necessario a riorientare la produzione in senso sostenibile si scontra contro vantaggi del business as usual talmente forti che nessuna blanda regolazione sarà mai in grado di contrastare. Detto in altri termini, anche in questo caso il modello che servirebbe implica governo e socializzazione di parte degli investimenti.

Ecco, mi rendo conto che una simile prospettiva sia quanto di più lontano dalla vostra forma mentis. E richiami immagini di un passato statalista o, peggio, da socialismo reale, che ritenete giustamente una iattura da allontanare con tutte le forze.

Tuttavia, i dati di fatto della grande crisi ci dicono proprio che di una simile prospettiva c’è gran bisogno, salvo pensare che il destino delle grandi crisi cicliche sia in fondo un destino accettabile a fronte dei vantaggi del metodo di produzione capitalista e di mercato. E salvo sperare – davvero in modo irragionevole – che si troverà sempre il modo di rendere infinite risorse finite. Salvo, insomma, pensare che da questa crisi si possa uscire con ricette “normali”, che sia solo questione di fine tuning, di capacità e credibilità delle classi dirigenti, di onestà e decisione, e nella migliore delle ipotesi di una certa attenzione alla giustizia sociale.

Vorrei vedervi reattivi di fronte a questi problemi, meno affaccendati e limitati nell’ostinato attacco alle rigidità stataliste del sistema Italia e al conservatorismo di sinistra. Vorrei vedervi capaci di usare questa vostra forza – la vostra sacrosanta polemica “contemporanea” contro la vecchia Italia, per la liberazione dei talenti e del merito, per lo scatto generazionale e l’apertura mentale – non per riproporre semplicemente di fare in Italia ciò che si è fatto in Inghilterra o in Spagna qualche hanno fa, ma per ragionare su una risposta nuova alle mutate condizioni del mondo nuovo.

Una risposta che io sintetizzerei prima di tutto in un’idea molto semplice: il mondo (e soprattutto l’Italia), ha bisogno di meno Stato e meno mercato. Meno Stato, per tutte le ragioni su cui avete scritto edetto, perché c’è bisogno di libertà, efficienza e leggerezza e non di costose ed inefficienti burocrazie. Meno mercato, perché alcuni grandi investimenti strategici, certi “beni comuni” (lo dico fra virgolette perché concordo con voiche bisogna rifuggire da certe semplificazioni ideologiche), alcune scelte produttive necessarie a salvare l’ecosistema, devono essere resi pubblici (non necessariamente statali) e rigorosamente sottratti ai fallimenti del mercato.

****

Carissimi, ho scritto quanto sopra mentre ero off-line, nel silenzio dei Monti Sibillini, e non potevo leggere le vostre discussioni sulla diatriba Ichino/Fassina o su Renzi,del quale mi arrivavano echi televisivi e giornalistici più o meno precisi. Mi spiace, ma non sono affatto d’accordo con l’articolo/appello pubblicato su iMille. Sulla questione della politica del lavoro, tendo a credere che l’architettura pensata da Ichino sia quella più ragionevole e giusta. O per meglio dire, credo che sia stata quella più ragionevole e giusta nel quadro economico dato fino alla grande crisi attuale. Però non si può pretendere che, nel momento in cui Ichino “abbocca” alle idiozie di Sacconi, il buon Fassina non sia praticamente costretto a dire quel che ha detto.  E poi,davvero, credete che i tempi di ferro che si annunciano siano adatti a una raffinata riforma del welfare in senso liberale?

Infine, vi chiedo: ma di fronte a quel che sta succedendo, siete davvero sicuri che le vostre risposte siano – ancora – quelle giuste? Oppure non vi viene il sospetto che le ingenuità di chi dice “questo debito non lo paghiamo” siano meno folli della realtà della finanza mondiale? E che quindi chi cerca di vedere le cose in modo diverso dal solito, dovrebbe essere almeno un po’ ascoltato?


12 giugno 2011

Perché Tremonti non può fare la riforma del fisco (oppure, perché non fidarsi di Tremonti)



Tremonti non può fare la riforma del fisco, né può "rilanciare la crescita", secondo il mantra globale attuale, perché Tremonti, come tutti i ministri dell'economia dell'Europa tranne quello tedesco, non dispone delle leve della politica economica e della politica monetaria. La sovranità monetaria degli stati è stata ceduta alla Banca Centrale Europea, che ha per statuto l'obiettivo idiota della stabilità dei prezzi (idiota perché unico e indipendente dagli altri, non idiota di per sè), e l'autonomia perfino arrogante dai governi. La sovranità economica è stata ceduta ai "mercati" e in particolare ai mercati finanziari che comprano i debiti sovrani e vogliono in cambio tassi di interesse che coprano dai rischi. E che non vedono loro, quando i rischi di un Paese aumentano, di approfittare chiedendo tassi più alti.


Questo, tuttavia, è solo il primo livello. Al secondo livello, bisogna anche ricordare che, pur all'interno di questi vincoli davvero deprimenti e che sarebbero da stravolgere al più presto, ci sarebbero dei margini di manovra per fare qualcosa. Ma in quel caso di Tremonti non ci si può fidare per almeno due motivi. Il primo, è che non è capace di fare le cose che servirebbero e che sta perfino cominciando a dire di voler fare. Sono anni che ogni tanto ne dice di apparentemente giuste ma il massimo che è riuscito a praticare è: condoni e tagli lineari. Il secondo, è che anche se improvvisamente rinsavisse, i suoi riferimenti politici e sociali sono quelli che non hanno interesse alcuno a cambiare le regole del gioco attuale. L'unico modo di rilanciare la "crescita" (un'altra volta tornerò sul senso vero che dovrebbe avere questo obiettivo, pazientate) è quello di avviare una bella cura di liberalizzazioni vere, una vera rivoluzione fiscale dal lavoro alla rendita e al patrimonio e ai consumi energetici, una feroce lotta all'evasione fiscale di grande dimensione e alla criminalità, un contratto unico del lavoro assieme a nuovi ammortizzatori sociali, e dare fondi fiducia e allegria a scuola ricerca e giovani. Tutte cose lontane mille miglia dagli interessi e perfino alla comprensione di chi ha votato il centrodestra.

Perché, ne sono certo, con il declino di Berlusconi entro pochi mesi tutti quelli che erano la sua corte - Tremonti e la Lega per primi - saranno velocissimi a riciclarsi, ad avere l'aria di dire che loro, con il disastro raccontato dall'Economist, non c'entravano niente, che passavano dalle parte di Berlusconi un po' per caso.

E no, cara Italia Futura, non è che perché Tremonti adesso fa il guardiano dei conti contro l'assalto alla diligenza, che è diventato bravo. Lo fa solo perché, visti i mercati e la BCE, non è capace di fare altro. Vediamo di non dimenticarcelo.


12 aprile 2011

Gagarin



Oggi gli argomenti non mancherebbero. Ad esempio ci sarebbe da urlare una depressa indignazione per la squallida figura di Maroni in Europa.
Tuttavia, lasciatemi dedicare qualche parola a Gagarin e al vecchio sogno della conquista dello spazio. Io, nato nell'anno dello Sputnik, non ricordo il viaggio, quando avevo solo quattro anni. ma sono cresciuto col poster di Gagarin appeso nella stanza, quel poster che tuttora fa bella mostra di se nella mia casetta di montagna.

Il fatto è che quelle storie di conquista e progresso, americane o russe che fossero, erano storie di speranza. Con il mio amichetto di famiglia democristiana o peggio (che infatti sarebbe diventato, da grande, un militante neofascista...) litigavamo su chi era meglio, fra Soyuz e Apollo. Ma non sul fatto che là, nello spazio, fosse giusto e perfino urgente andare.

Ha ragione questo buffo commento a un post de ilPost. Invidiateci per quel che abbiamo potuto sperare.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Gagarin Spazio Speranza Futuro Invidia

permalink | inviato da corradoinblog il 12/4/2011 alle 13:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 marzo 2011

La destra disperata e la Libia

Si continua, fra i miei amici, a dibattere sulle posizioni della sinistra, a criticare il pacifismo senza se e senza ma, a ragionare, pur fra mille dubbi,di dovere, di male minore.  Insomma, le opinioni di gente come Bernard-Henry Lévy o Danie lCohn-Bendit contrapposte a quelle di Vendola.

Permettetemi di insistere. Io trovo questa discussione stantia e forse persino inessenziale: una guerra giusta è in qualche modo un’ossimoro, eppure sappiamo tutti che le brigate internazionali nella guerra civile spagnola, o la resistenza italiana sono state guerre giuste. Insomma, ogni volta che si presentano situazioni come quella libica ci sono da far convivere principi (e soprattutto fatti concreti ed esigenze, e persone in carne ed ossa) del tutto contrapposti e difficilmente conciliabili. E’ quindi inevitabile che ci sia chi propende per una strada e chi per un’altra, chi preferisca le sanzioni e chi le no fly zone, ecc. –sempre che si ragioni con chiarezza ed onestà intellettuale (ovviamente, con quelli che adottano il partito preso  secondo cui l’occidente ha torto per definizione e la guerra è sempre il male assoluto, è difficile parlare di opzioni politiche alternative e male minore).

Trovo invece molto più importante capire il perché a destra si sia coagulato, dalla Lega a vasta parte della base PDL e ai suoi giornali di riferimento, da Libero al Giornale, un fronte “pacifista” così agguerrito, in un paradossale ribaltamento rispetto ai tempi della guerra in Iraq. E trovo molto importante svelare e criticare con durezza la motivazione sottostante a queste posizioni, a prescindere dalla gradazione nel continuum pacifismo->interventismo che caratterizza il dibattito a sinistra.

Il “pacifismo” di destra, infatti, è motivato essenzialmente da un ragionamento al tempo stesso cinico, difensivo e disperato.

Un ragionamento cinico: preferiamo che il mondo musulmano sia governato da dittatori amici dell’occidente, in barba ai diritti umani e alle nostre dichiarazioni d’amore per la libertà, perché questo ci garantisce la sicurezza a casa nostra e, soprattutto, meno immigrati.

Un ragionamento difensivo: dopo i bei risultati delle guerre in Iraq e Afganistan, abbiamo smesso di credere alla possibilità di esportare la democrazia (cosa che, del resto, non ci interessa in realtà più di tanto). I nostri interessi li difendiamo meglio conservando, ovunque possibile, lo status quo.

Un ragionamento disperato: siamo accerchiati dalle orde dilaganti del fondamentalismo islamico che stanno vincendo in tutto il mondo arabo. Dietro le recenti rivoluzioni ci sono i fratelli musulmani; solo un occidente imbelle che crede alla favola della democrazia (un occidente obamiano) può credere che i giovani egiziani o tunisini che si sono ribellati siano maturi per la democrazia (tradotto: siano capaci di non romperci troppo i coglioni con le loro pretese). Solo rinchiudendoci nel nostro fortino ci salveremo.

Far capire che questa impostazione cinica, difensiva e disperata è prima di tutto perdente per il paese e per le persone, perché ci chiude in un angolo di rancore e paura e mancanza di futuro, mi sembra molto più importante che accapigliarsi sulla capacità di Vendola di prendersi fino in fondo le sue responsabilità.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. futuro destra pacifismo libia

permalink | inviato da corradoinblog il 22/3/2011 alle 17:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


21 gennaio 2011

Le donne

Lavoro in un open space. Mediamente ci sono poco più di 20 persone. Solo tre sono donne.
Partecipo a riunioni di lavoro, in azienda o con il cliente. Quasi sempre, nella migliore delle ipotesi c’è una sola o al massimo due donne.
Faccio politica al mio circolo territoriale PD o in rete. Qui le donne sono appena un po’ più numerose, ma sempre in netta minoranza.
Mi occupo di energia e ambiente e quindi partecipo a numerosi forum e liste di discussione on line, o consulto blog di settore. Quando si parla di energia e petrolio, il maschilismo regna davvero sovrano: con l’esclusione di Debora Billi e di Anna Ryden (che tra l’altro è la più brava), a occuparci di picco, energia e clima siamo tutti uomini.

Dice l’Istat

Il tasso di inattività della popolazione tra i 15 e i 64 anni è pari a 37,6 per cento, valore tra i più elevati d’Europa. Particolarmente elevata l’inattività femminile (48,9 per cento).


E la situazione sta peggiorando nel tempo. E se si confronta la situazione italiana con quella europea, solo Malta sta peggio di noi, come mostra questo grafico.



Quando, come spesso accade, sul lavoro ci sono solo maschi, il livello dell’educazione scende immediatamente, le battute a sfondo sessuale si moltiplicano, incluse quasi sempre quelle anti gay. Insomma, il maschio italiano medio al lavoro assomiglia pericolosamente alla caricatrura della caricatura del nostro presidente del consiglio.

Ecco, forse la più grande ed urgente riforma per questo paese sarebbe aiutare il lavoro delle donne.

(a proposito, guardatevi questo bellissimo nuovo minisito dell’Istat. Per fortuna che, come mi diceva tempo fa qualcuno, all’Istat continuano a lavorare dei sinceri democratici. Che sanno dirci, coi numeri, come stanno le cose)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Donne Europa Modernità Futuro

permalink | inviato da corradoinblog il 21/1/2011 alle 11:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


19 dicembre 2010

Un Partito che ascolta

Vorrei che il mio partito si accorgesse che qualcosa di davvero grave sta per accadere. E che si accorgesse che qualcosa di grande e positivo potrebbe accadere, se solo il mio partito sapesse ascoltare, ogni tanto, cosa pensano gli italiani che si sentono, in un modo o nell’altro, di sinistra. E cosa pensano gli italiani giovani che si sentono, in un modo o nell’altro, senza speranza e futuro ma che non vogliono smettere di sperare in un futuro.

Vorrei proporre al mio partito di andare in piazza mercoledì 22, di portare tutti i nostri deputati (i senatori no, che devono votare), consiglieri regionali, consiglieri comunali e municipali nelle strade di Roma a sostenere e accompagnare gli studenti, a vigilare sulla orrenda e immensa zona rossa che gli ultras Maroni e Alemanno allestiranno a protezione dei “palazzi del potere”. Insomma, a rendere possibile una protesta pacifica, e improbabile o comunque più difficile una deriva violenta e provocazioni di qualunque tipo da parte del governo.

Vorrei che i nostri dirigenti la smettessero di discettare eternamente di alleanze (ma dichiarando ogni volta che prima viene il programma... che però non arriva mai), e si preoccupassero di allearsi con gli italiani e con i giovani. Soprattuto, vorrei che capissero il rischio enorme che corriamo mercoledì, e l’opportunità che abbiamo.

Il rischio, è che la possibilità di una rinascita e un recupero di futuro in questo paese sia definitivamente perduta. Chi ha letto anche solo qualcuna delle cose disperate e sconsolate che scrivono gli studenti (mi limito a questo bell’esempio), sa che una confusa consapevolezza dei problemi, una percezione della difficoltà di futuro, avrebbe bisogno di trovare una sponda di ascolto in una politica credibile. E sa che una politica credibile non è quella in cui noi militanti del PD, volenti o nolenti, continuiamo ad essere invischiati, quella dell’eterno discutere di alleanze, forme, primarie si primarie no.

L’opportunità, è quella di avere il coraggio di cambiare le carte in tavola. Di esserci, per solidarizzare e per evitare il disastro. Insomma per fare quella vigilanza democratica da C.n.l. che non si fa, come crede Franceschini, facendo a tutti i costi l’alleanza con il terzo polo, ma evitando che Berlusconi e i suoi ascari facciano quel che gli riesce meglio: gli irresponsabili agitatori reazionari (avete visto la copertina di Panorama: “Cercano il morto”?).
Di esserci, per spiegare che per avere un futuro bisogna anche saper fare scelte dolorose, ma accettabili solo se proposte da una politica credibile.

Qualcuno, fra i dirigenti romani e nazionali del mio partito è in ascolto? Si rende conto che rischiamo di scomparire per sempre, per i giovani?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Giovani Partito Democratico Futuro

permalink | inviato da corradoinblog il 19/12/2010 alle 18:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


14 dicembre 2010

Il da farsi

Un governo di responsabilità nazionale di breve durata sarebbe stato un’ottima soluzione teorica, ma non sarebbe stato praticabile nemmeno se la sfiducia fosse passata alla Camera.
Quindi, resta solo prepararsi alle prossime elezioni.
Che avverranno forse a marzo, forse nel 2013, ma poco cambia. Se saranno a marzo, è perché in qualche modo l’UDC avrà retto al pressing del potere berlusconiano, e magari B. ha perso il legittimo impedimento. Se saranno nel 2013, è perché nel frattempo avremo avuto un governo di super-destra, il più a destra del dopoguerra.

In tutti i casi, il nostro compito dovrebbe essere netto, chiaro ed univoco: andare in giro per il paese come moderni apostoli del programma della prossima Italia, a tentare di recuperare un po’ della credibilità che ci manca, approfittando della non credibilità del governo. Per vincere le elezioni anche con questa legge elettorale.
Per farlo, servono in fondo poche cose:
  • Risolvere quei quattro/cinque argomenti sui quali regolarmente ci impallinano dicendo che non abbiamo un programma: nella politica del lavoro, sui diritti, sulla legge elettorale. Risolvere quelle ambiguità, arrivo a dire, magari tirando a sorte fra le opzioni in campo (scherzo, eh), ma evitando di restare nel guado.
  • Tirar fuori dal nostro bozzolo la nostra nuova idea di Italia, rigenerata, ottimista e nuova. Cose che hanno cominciato a venir fuori perfino nel comizio di Bersani a San Giovanni, e quindi il passo è davvero breve.
  • Organizzare un serio piano di comunicazione.
  • Al momento opportuno, fare le primarie di circoscrizione elettorale per far decidere agli elettori i candidati al porcellum: una operazione che da sola ci porterebbe in dote molti voti e molta credibilità.
  • Mobilitare i nostri militanti, che davvero non ne possono più di star fermi.
  • E giocarsela, con le alleanze possibili.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Futuro Elezioni Campagna Prossima Italia

permalink | inviato da corradoinblog il 14/12/2010 alle 23:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


31 marzo 2010

Narrare il futuro

In teoria, ci si potrebbe consolare pensando ai voti assoluti, al fatto che Mercedes Bresso ha perso il Piemonte per 9.000 voti, un'inezia. Al fatto che anche Emma Bonino ha perso per un numero di voti significativo ma non enorme (circa 70.000), in condizioni di partenza - il caso Marrazzo - totalmente proibitive.
Ci si potrebbe consolare dicendo che la frana si è fermata e ci sono piccoli segnali di inversione di tendenza (Lecco, Lodi, Venezia...). Insomma, si potrebbe provare ad arrampicarsi sugli specchi come sta facendo Bersani in queste ore.

Però: dalla "discesa in campo", nel 1994, Berlusconi ha governato più di 10 anni, e dal 2001 è stato il presidente del consiglio per 8 anni su 10. E dal 1994, e ancora più velocemente dal 2001, l'Italia perde costantemente terreno nei confronti internazionali, sperimentando tassi di crescita, livelli di produttività, indicatori di qualità della vita, livelli di istruzione sempre più lontani da quelli degli altri Paesi sviluppati.
Fossimo un Paese normale, un fallimento così evidente dovrebbe portare alla definitiva sconfitta del nostro caimano, a prescindere e senza considerare affatto tutti gli aspetti - appunto - da caimano: le leggi ad personam, il sovversivismo proprietario, il vago razzismo populista, ecc. ecc. Invece, gli italiani o non votano, facendo di tutta l'erba un fascio, o continuano in maggioranza a votarlo. Magari adottando la strategia ipocrita di votare la Lega - così puoi dire di non aver votato Berlusconi ma un partito di lotta e di governo.

Insomma, se il voto fosse dato sulla base di una valutazione dei risultati, non solo in Piemonte avrebbe dovuto vincere un'ottima Presidente uscente, una delle migliori che si potesse immaginare, ma in tutta Italia non avrebbe dovuto esserci partita, altro che 9.000 voti in più o in meno.

Bene.
Se ciò non accade, io sinceramente sono un po' stanco di dare tutta la colpa all'opposizione e - ovvio - in primo luogo al PD, che ha sbagliato strategia, non ha innovato i gruppi dirigenti, non è più sul territorio ecc. ecc. ecc. ecc. e tutta la litania delle doglianze che conosciamo benissimo e sulle quali io stesso mi esercito volentieri.

Vorrei, per una volta, dare la colpa agli italiani che continuano a votarlo, contenti o illusi di averne un vantaggio, ed anche a quelli che si sentono sempre più puri e senza peccato e votano Grillo. Vorrei dire, come Umberto Saba secondo Sereni, Porca Italia.

E vorrei pregare caldamente tutti i miei amici che già si stanno esercitando in quella che invariabilmente i giornali chiameranno "la resa dei conti" dentro il PD, a smetterla subito o meglio a non cominciare neanche. Di tutto abbiamo bisogno, tranne che di un nuovo psicodramma collettivo nel quale si parli, per mesi, solo degli assetti interni al PD, delle correnti, e di far la festa all'ennesimo segretario. E per questo, sebbene Ivan dica cose in sé e per sé giuste e condivisibili, mi preoccupa molto che quelle cose possano apparire più la versione razionale dell'attacco onestamente brutto di Ignazio Marino a Bersani (santa polenta, di autocritica si parlava ai tempi del PCUS, sorvegliamo almeno le parole!), che uno stimolo a fare ciò di cui ci sarebbe bisogno.
Perché quel che serve, ora, è una sola cosa, semplice a dirsi ma difficile a farsi: orientare tutta la nostra energia residua di militanza solo e soltanto verso l'esterno, il fuori dal PD. Niente rese dei conti interni, niente spreco di tempo in congressi, assetti, divisione delle spoglie di un potere che non c'è più. Solo formulazione e discussione di proposte, presenza capillare sul territorio con piccole iniziative diffuse, per quanto possibile buona pratica di aiuto. E, nel frattempo, semplificazione dei messaggi e capacità di narrare una storia credibile del futuro. 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. PD Futuro Porca Italia

permalink | inviato da corradoinblog il 31/3/2010 alle 22:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


23 giugno 2009

Sogni europei



Leggo con ritardo un articolo drammaticamente superato dai fatti.
E però, mi ostino a pensare che certe cose bisogna continuare a pensarle, a dirle, a sperarle. Un grande Padoa Schioppa, davvero.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Europa Futuro

permalink | inviato da corradoinblog il 23/6/2009 alle 21:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


31 marzo 2009

Il futuro con la crisi

Sul blog de iMille la ormai consolidata coppia formata da Filippo Zuliani e da me medesimo ha pubblicato la seconda puntata dei nostri ragionamenti sulla crisi. Anche questa volta sono piuttosto soddisfatto del risultato, e invito immodestamente alla lettura.

PS: la puntata precedente è qui.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Futuro crisi energia

permalink | inviato da corradoinblog il 31/3/2009 alle 18:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


31 dicembre 2008

C'è chi va e chi viene

C'è chi va e chi viene. Mentre Ivan torna in Italia per occuparsi di politica a tempo pieno, e lascia i panni del bancario, io cambio lavoro e lascio il posto che mi consentiva un tranquillo tran tran e molto tempo libero per l'attività politica. Il nuovo lavoro mi è stato presentato come molto impegnativo anche in termini di tempo e, quindi, il mio attivismo di questi ultimi anni sarà presto un ricordo. Anche su questo blog scriverò sicuramente molto meno, e iMille e il Circolo PD Obama dovranno fare a meno dei miei pur modesti contributi.
****

Quella sopra è la notizia. Ivan dice che tanto non riuscirò a staccare del tutto, perché la politica è come la bicicletta, non si disimpara. Io sono fermamente intenzionato a staccare, ma non per distacco con la politica, per mal di pancia nei confronti del PD o altro. Anzi, l'iniziativa dei Contemporanei mi fa tutto sommato sperare in qualcosa di buono.
E del resto, è difficile essere pessimisti quando, nel pieno della grande crisi economica mondiale, a 52 anni, trovi un'azienda che ti assume a tempo indeterminato a condizioni economiche migliori delle precedenti. Un'azienda che ti ha dato l'impressione, quando ci sei stato la prima volta, di fare un tuffo nel passato, nell'89 del mio primo lavoro in una società di servizi software. Giovani, un po' confusionari, ma con la sensazione che ci sia spazio per crescere e per fare cose...

Vado, in qualche modo, a fare il "vecchio saggio", quello che fornisce esperienza e ordine mentale a gruppi di lavoro sicuramente tecnicamente più bravi e aggiornati di me, ma con troppa poca esperienza.

****

Devo pensarci bene, ma credo che stimolato da questa mia storia dovrei scrivere per iMille un post di riflessione sui meccanismi della selezione del personale e del riconoscimento del merito in "tarda" età. Ci proverò, e credo che innescherei una bella discussione. Ma prima voglio passare qualche tempo nella nuova trincea per vedere l'effetto che fa...

****
Cambiare lavoro dopo quasi vent'anni nella stessa azienda fa davvero effetto. Come ho raccontato a suo tempo, ho avuto una lunga storia giovanile di lavori precari, come molti della mia generazione e a dispetto di certa retorica attuale sul passato del posto fisso sempre e per tutti  - quella storia che fa si che io oggi abbia una carriera contributiva deprimente e debba prepararmi a lavorare, se mi riesce, fino a tarda età.

Però, a differenza dei precari di oggi, il famoso posto fisso alla fine l'ho  trovato. E vent'anni costruiscono abitudini, relazioni, odio-amore per l'azienda, piccoli e grandi usi e costumi che, dal 7 gennaio, mi lascerò alle spalle. Insomma, sto smaltendo il cambiamento...

****
Buon anno. Dal 2 al 6 gennaio sarò in montagna senza connessione...


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Lavoro Politica Futuro Ottimismo Corrado Ivan

permalink | inviato da corradoinblog il 31/12/2008 alle 15:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


19 dicembre 2008

Non disperiamo

Ieri concludevo un post dicendo "non disperiamo". Un buon modo per non disperare è seguire i consigli di Raffaele, che invito tutti a leggere.


18 dicembre 2008

Non ce la possono proprio fare

Visto che l'autorizzazione all'arresto di Margiotta è stata negata (e sarà negata immagino anche la possibilità di procedere per Bocchino e Lusetti, su prove ben più gravi), il danno è fatto.

Perché noi che mastichiamo pane e politica da sempre lo sappiamo benissimo che l'autorizzazione all'arresto è cosa diversa dall'autorizzazione a procedere, che la commissione in teoria giustamente deve intervenire nel merito dell'eventuale "fumus persecutionis". Ma là fuori, la metà degli elettori che avevano votato PD ad aprile e ora non ci hanno più votato, non lo sa. Non gliene frega nulla di questi dettagli giuridici, del merito delle cose. Vuole la prova provata che noi non siamo ladri come quegli altri, non ci crede più. E' la stessa medesima china del PSI di Craxi, ci piaccia o no.

Per uscirne, occorrono atti eclatanti. Il più semplice dei quali è dire una cosa del tipo: noi non sappiamo se il deputato, il senatore, l'amministratore X è colpevole, anzi magari siamo convinti che sia innocente. Ma qualunque dei nostri sia indagato si metterà per definizione a disposizione della magistratura, non ostacolerà le indagini. E se non vuole farlo, è espulso dal partito. Poi, se e quando sarà assolto, sarà riammesso con tutti gli onori e potremo pure fare sberleffi ai giudici "giustizialisti". Ma ora non è tempo di sottili distinguo, giusti che siano. Coi sottili distinguo chiudiamo anzitempo questo partito, e consegniamo l'Italia alla destra (che può permettersi di avere indagati in numero esorbitante senza pagare il fio) per i prossimi vent'anni.

Ma già lo so che questi nostri dirigenti non ce la possono fare a decidere una cosa così semplice. Perché sono incistati e incastrati in un mondo lontano. Perché forse ormai preferiscono andare al disastro salvando apparentemente il proprio posto, piuttosto che dare un futuro a quella che era davvero una bella idea di partito nuovo.

Non disperiamo, però. Primo perché gli altri fanno talmente pena che non riusciranno ad approfittarne fino in fondo. Secondo perché il mondo si muove in fretta, e magari finisce per trascinare anche l'Italia. Terzo perché bisogna sempre avere lo sguardo lungo, saper guardare oltre la contingenza di questi brutti giorni. Fra un'oretta mi vedo con gli autoconvocati romani. Sabato con iMille. Il futuro c'è, da qualche parte. E' ora di trasformarlo in presente. Un altro PD è possibile?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. PD Morale Futuro

permalink | inviato da corradoinblog il 18/12/2008 alle 17:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


3 dicembre 2008

Un pensiero lungo

Una volta ogni tanto, credo faccia bene allontanarsi dalla politica quotidiana e guardare un po' più lontano.

Consiglio allora a tutti, e in particolare agli economisti, la lettura di questo pur lunghissimo (ma appassionante) post. Perché ci parla davvero del nostro futuro, e di come dovremmo cominciare a pensarlo.

Buona lettura:



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Ugo Bardi Rinnovabili Futuro EROEI

permalink | inviato da corradoinblog il 3/12/2008 alle 12:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 ottobre 2008

Cassandre felici (e liberisti terrorizzati)


Non riescono a dirlo in modo esplicito, perché si rendono conto che sarebbe per lo meno di cattivo gusto, ma lo si legge tra le righe dei loro commenti. Le cassandre che, da almeno 3 anni vanno vaticinando la fine della crescita infinita, il picco del petrolio, la bolla immobiliare e la bolla finanziaria, sono gonfie di soddisfazione per le previsioni azzeccate. Noi l'avevamo detto, ci dicono ora, e peggio per voi che non ci avete ascoltato per tempo.

Dall'altra parte, i liberisti, di ogni declinazione e scuola, sono letteralmente terrorizzati, e oscillano fra un panico che li porta a domandare improvvisamente  più stato, e improbabili e ostinate opere da pompieri che negano l'evidenza nel disperato tentativo di "ridare fiducia ai mercati", o che minimizzano con la metafora della "distruzione creatrice".
Però, lo stato che chiedono costoro è quello ben descritto da Ilvo Diamanti, non lo stato sociale o investitore, ma lo stato salvatore del privato. E la fiducia che raccontano è una pia illusione se non sorretta da qualcosa di più credibile del ritorno allo stato salvatore del privato.



*****
Forse, quindi, sarà bene chiedersi cosa hanno da proporci, come ricette per uscire dalla crisi, le cassandre felici. Essenzialmente, due cose (taglio con l'accetta, perdonatemi):
  1. la ricetta della decrescita, ossia un mondo più povero di beni materiali ma, si suppone, più felice, e molto meno globalizzato e molto più centrato sulle economie e le comunità locali;
  2. la ricetta della sfida della nuova energia: se il motivo di fondo della crisi non è nella bolla finanziaria, ma nell'economia reale in radicale crisi energetica, per uscirne occorre che lo stato, piuttosto che investire in salvataggi di banche, investa nelle infrastrutture che hanno una ricaduta sui consumi energetici e le risorse:
The only choice remaining for policy makers is whether to shift all of our collective societal efforts toward building new infrastructure for the low-energy future, or to try vainly just to prop up the credit markets, losing what will probably be the last opportunity to salvage industrial economies.

*****
Nei commenti più consapevoli degli economisti e degli esperti di sinistra, vedo una discreta consapevolezza dei motivi di fondo della crisi, ma vedo meno capacità prospettica.
Ad esempio, Stefano Fassina descrive in modo assai felice la dinamica della crisi:
E Giancarlo Bruno è pure assai bravo a descrivere la situazione:

Però, il primo si limita a proporre tre utili soluzioni di breve periodo (aiuti alle PMI, riduzione temporanea delle aliquote sui redditi dei dipendenti, agganciare i mutui a tasso variabile ai tassi BCE e non più all'Euribor). Il secondo, si esercita in un discorso affascinante ma un po' fumoso su una nuova governance mondiale che, oltre che multilaterale, sembra puntare su un nuovo ruolo delle ONG, della società civile, di autorità non governative.

Quel che manca è una visione e un disgeno di lungo periodo, come quello invece offerto dalle ricette delle cassandre.

Per mio conto, credo che nella situazione attuale la seconda ricetta sopra ricordata sia davvero l'unica strada possibile per evitare di seguire sogni pseudo-medioevali o, al contrario, di ostinarsi in un business as usual che potrà solo portarci al distastro. E' una ricetta che va compresa bene, perché non si tratta di un semplice appello ad un nuovo new deal, ma di qualcosa di qualitativamente diverso: partendo dalla constatazione che la crisi è di fondo crisi energetica, si individua un percorso preciso da seguire, l'investimento selettivo degli stati nella progettazione di un nuovo mondo basato sul basso consumo di energia. Esattamente il contrario di quanto in modo tragicamente miope stanno già chiedendo gli industriali italiani e tedeschi.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. energia crisi futuro cassandra

permalink | inviato da corradoinblog il 12/10/2008 alle 19:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


30 luglio 2008

Confronti

Questo è il commento di Roberto Gualtieri.
Questo è ciò che, invece, pensa Federica Mogherini.
Il tema, il congresso di Rifondazione Comunista.
Per quel che conta, sto proprio decisamente e senza dubbio alcuno con Federica. E pure con Cristiana.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. opinioni sinistra futuro rifondazione

permalink | inviato da corradoinblog il 30/7/2008 alle 18:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


20 aprile 2008

Provvisioria (e poco allegra) conclusione

Eccomi di ritorno dalle elezioni. Domani racconterò del Municipio. Per ora accontentatevi dell'ennesima analisi del voto nazionale. Ne avrete lette già decine, come ho fatto anch'io. Non credo di essere granché originale, ma qualcosa ci tengo a dirlo comunque....

La sconfitta della Sinistra narcisista e le colpe immaginarie di Veltroni

La sconfitta della sinistra massimalista non è dovuta solo al voto utile. Il motivo vero è la perdita di credibilità di quel mondo. Pochi hanno notato il 470.000 voti alla camera (1,4) e il 420.000 al senato (1,2) a Sinistra critica, PCDL e Bene Comune, tolti a SA e quindi causa del mancato raggiungimento del quorum. Se ci aggiungiamo una quota degli astensionisti grillini (poco rilevanti, certo), se ne deduce che il "voto utile" ha contato poco nella debacle di SA. Semplicemente, offrivano una prospettiva ridicola, e la gente li ha abbandonati da una parte (ultrasinistra e non voto), dall'altra (voto convinto al PD, unica sinistra possibile), e soprattutto, come sembrano dimostrare le prime analisi dei flussi, direttamente verso destra e verso la Lega. Quelli che accusano Veltroni di aver distrutto la sinistra non sanno di che parlano. Dovrebbero piuttosto chiedersi perché e come si sono suicidati, perdendo completamente il contatto con la realtà. Erano ridicoli nell'assassinare il governo Prodi senza volere farlo cadere (meglio Ferrando e Turigliatto, allora), erano ancora più ridicoli nell'urlare contro il protocollo welfare restando impallinati dalla schiacciante maggioranza dei sì al referendum, e poi facendo finta di niente, sono stati ridicoli ora nell'offerta di una sinistra di pura testimonianza in un paese che non ne può più di ingovernabilità, e che non ha più una classe operaia distingubile dai propri mille padroncini con cui si identifica.

E poi, semplicemente, il governo Prodi è stato peggiore del governo Berlusconi nella percezione degli italiani, perché un governo non è solo mettere a posto i conti. Qui in rete dovremmo sapere quanto è importante la credibilità. Di un blogger che non conosci personalmente, ti fidi se verifichi la sua credibilità tramite l'intreccio delle voci, quello che ti dice qualcuno altro di cui ti fidi, ecc. E così dai credito a quel che scrive, alle valutazioni che da. Se non lo ritieni credibile, per te non esiste. E ogni volta che Ferrero o Pecoraro Scanio scendevano in piazza, o che Mastella minacciava le dimissioni, o Padoa Schioppa era costretto a correggere la dichiarazione di qualche ministro, o Damiano diceva una cosa e Ferrero l'opposta, noi stessi militanti (figurati gli altri) davamo meno credibilità a quel governo.
Questa perdita di credibilità ha travolto il governo, tutti i suoi partiti ma, giustamente, soprattutto i partiti maggiormente responsabili di questa deriva di irresponsabilità narcisistica: la sinistra massimalista e il centro sfascista di Mastella che però, grazie alla mossa di Veltroni, è stato eliminato prima della corsa.
Veltroni ha fatto quindi l'unica cosa possibile, rompendo un'alleanza senza alcuna credibilità e tentando di disgiungere i risultati di governo dal governo stesso. Ma era pur sempre un'operazione difensiva, complessivamente difficilissima. Che infatti ha fruttato un consistente recupero da una situazione disperata, ma poteva fruttare la vittoria solo con un vero miracolo.
Anche perché la credibilità perduta dal governo si associava con l'evidenza di un Prodi ostaggio e debole, e con l'ansia generata da un governo che dura pochi mesi. L'offerta di Berlusconi, niente miracoli ma un capo identificabile e una lunga stabilità, era infinitamente più credibile della nostra, per un popolo elettore che ha una memoria dei fatti politici che in genere non arriva ai sei mesi e, quindi, esclude automaticamente una valutazione di più lungo periodo.

Per concludere su questo punto, vi consiglio vivamente di leggere Quartieri che sul tema è molto più efficace di me, e inoltre copio qui un semplice calcolo di mio fratello e qualche sua considerazione:


A proposito della colpa di Veltroni di aver cancellato la sinistra (intesa come rifondazione e alleati) e dei dubbi che ho raccolto in proposito vi faccio solo 2 semplici calcoli:

3,1+1,5=4,6  ovvero sinistra arcobaleno + sinistra critica + partito comunista dei lavoratori = quorum

33+4+3+1=41 ovvero tutti i partiti rimasti nel perimetro dell'ex Unione (mai nome fu più lontano dalla realtù dei fatti e dei comportamenti) ovvero PD + IdV + SA + PSI  è sempre molto al di sotto del 50 (con gli arrotondamenti e i voti dispersi qui e là dovrebbe arrivare al 43 al massimo)
 
quiindi:
1) La sinistra arcobaleno ha preso più voti quando si presentava assieme a Mastella rispetto ad ora che andava da sola
2) qualsiasi fossero le alleanze il tetto sarebbe stato intorno al 41-43 per cento, non possiamo certo credere che una riedizione dell'unione avrebbe trattenuto i voti che sono andati all'UDC alla Lega o al PdL, avremmo quindi perso comunque
3) certo in questo modo SA avrebbe superato il 2% e sarebbe ancora in parlamanto
ma:
4) va bè che Veltroni è buono, ma il compito che aveva non era quello di salvare Rifondazione comunista
5) non credo che i 4 partiti si sarebbero presentati assieme come sinistra arcobaleno, sarebbero andati da soli e 3 su 4 o 4 su 4, non avrebbero raggiunto il quorum lo stesso

Infine, non posso fare a meno di citare questa incredibile dichiarazione di Gasparri, che si infila nella ridicola lamentela colpevolista degli orfani della sinistra massimalista:
dalla "diretta" di Repubblica on line del 17 aprile 2008:

11:35 Gasparri: "Sinistra non voti Pd, il suo carnefice"

"Veltroni e il partito democratico hanno spazzato via dal Parlamento la sinistra comunista. Mi auguro che adesso chi è stato abilmente cancellato si mobiliterà a sostegno del popolo della libertà. Un voto dato al Pd, e a Roma a Rutelli, sarebbe un sostegno verso il proprio carnefice". Lo dichiara Maurizio Gasparri.


Se chi ha votato Sinistra Arcobaleno abbocca a simili idiozie, dandosi la zappa sui piedi (visto che al comune SONO nella coalizione ed ELEGGONO un buon numero di presidenti di municipio, avranno assessori ecc.), siamo messi proprio male...

Il declino italiano

Ma allontaniamoci da queste piccinerie e da questi problemi, che mi sembrano ormai del passato, e proviamo ad avere una prospettiva di più lungo periodo. Perché da una prospettiva di lungo periodo si vedono cose ben più gravi e preoccupanti della scomparsa della sinistra narcisista.
Nel lungo periodo, l'Italia è destinata al declino. Tutta l'Europa, in vario modo, corre questo rischio su scala globale, o perché è vecchia, perché non è il cuore dell'innovazione né del commercio mondiale. Ma altri paesi si sono ben attrezzati almeno a resistere e, forse, a trovare il modo di invertire la tendenza: la Francia con le sue azzeccate politiche demografiche e con il mantenimento di alcuni fondamentali asset strategici industriali e nella distribuzione, la Spagna con il suo nuovo dinamismo e l'apertura sociale, la Germania con una capacità di esportazione e di innovazione tecnologica notevoli.
Il sistema produttivo italiano non è ancora tutto da buttare, ed anzi alcune piccole inversioni di tendenza si sono viste. E tuttavia il quadro generale testimonia sia della perdurante difficoltà del nord, sia sopratutto della zavorra criminale meridionale.
(Detto per inciso, la vittoria al sud con Lombardo e le frasi di Dell'Utri e Berlusconi su Mangano, vero e proprio invito al voto mafioso, è l'aspetto più terrificante di tutta la faccenda, perché dice che non solo ha vionto la destra protezionista, identitaria e sicuritaria, ma che c'è anche una specificità criminale italiana da cui non ci si riesce proprio a liberare).

Questi due anni di governo Prodi, al di là degli eccezionali risultati macroeconomici e dei piccoli segnali di ripresa dell'export in certi settori, hanno trasmesso un'immagine di declino e di mancanza di speranza e di futuro. La politica della paura di Berlusconi e Tremonti (paura concreta dell'immigrato e della criminalità, paura globale dell'economia cinese emergente, paura del nuovo, del diverso e del mischiarsi con l'altro), ha trovato un terreno fertilissimo per affermarsi. Sopratutto fra i giovani e i lavoratori del nord. I giovani che percepiscono la nuova precarietà come un destino ineluttabile, e non credono all'esistenza di soluzioni. Danno per scontato che così sarà sempre, ed anzi in fondo ringraziano per qualche scampolo di reddito e di lavoro, perché sono certi che ci sarà sempre qualcun altro in Romania o in Cina, disposto a lavorare al posto loro in condizioni anche peggiori.
Per quale motivo questi giovani e questi lavoratori con scarsa forza contrattuale, poco formati, avrebbero dovuto affidarsi al sogno veltroniano della nuova crescita, dello sviluppo basato sulle nuove tecnologie e della speranza di futuro? Molto più realistica ed affidabile, dal loro punto di vista, la promessa di pura protezione offerta dalla Lega e/o da Berlusconi. Una promessa buona anche per gli imprenditori e i professionisti e per i commercianti, quando sapientemente unita a quella, solita e ben collaudata nell'anarcoide Italia, di meno stato, meno lacci e lacciuoli e meno tasse.
In sostanza, un paese vecchio va in trincea, si chiude in se stesso, si affida a un capo sicuro, potente, che trasmette tranquillità perché "è un uomo di successo".
E quindi, se è vera come è vera la teoria secondo la quale il cuore dello sviluppo di un paese sta nella capacità di attrarre una classe creativa aprendosi verso l'esterno, integrando idee, forze e capitali da fuori, un paese vecchio che si chiude in se stesso non fa che accelerare il proprio declino.

Purtroppo, però, un tale discorso sulla crescita - che in fondo non è altro che il discorso del PD di Veltroni - non è comprensibile, non è vendibile come lo è invece la politica della paura. O, per meglio dire, è vendibile solo a quella parte della popolazione che dispone di sufficienti strumenti e risorse per potersi permettere di rischiare. E che, ovviamente, vuole farlo. Vecchi innovatori immaginari come me, giovani ricercatori, o comunque persone che in fondo si sentono le spalle coperte. E questo spiega il paradosso di una politica pensata per convincere i più deboli e i più precari, che finisce per avere maggior appeal proprio sui più (variamente) garantiti.


Come si prendono i voti?

Se la Sinistra Arcobaleno ha perso totalmente il contatto con la realtà e con il paese reale, anche il PD infatti ha i suoi problemi. Il giro delle 110 province di Veltroni in campagna elettorale è la metafora della difficoltà: la parte attiva, innovativa, cosmopolita del paese, anche al nord, si aggrappa alla speranza e riempie le piazze e si attiva entusiasta. La parte profonda, quella che semplicemente non esce di casa, o che se esce va altrove, nel chiuso delle microcomunità dove dovresti riuscire a infilarti, e dove i leghisti, ad esempio, si trovano benissimo, quella parte proprio non si accorge che esisti. Veltroni, per costoro, è al massimo un ex comunista o il sindaco di Roma ladrona. O uno che spreca soldi per le notti bianche (chi è che sa che quell'iniziativa è pagata dagli sponsor e frutta a Roma una montagna di reddito?).
Il PD primo  partito a Treviso città con il 32%, in una Provincia trevigiana che gli da in tutto il 24% spiega molto bene la situazione.

E allora, come si prendono i voti? Non avendo le famose TV, che costruiscono il senso comune ma non bastano nemmeno a Berlusconi, altrimenti i voti del nord non sarebbero migrati anche dal PDL alla Lega, l'unico modo di prendere i voti della parte diciamo così "non cosmopolita" del paese, della provincia, delle periferie, è quello di essere capillarmente capaci di dare risposte concrete a piccoli problemi concreti territoriali. L'hanno detto e scritto ormai un po' tutti, che la lega ha ormai una classe dirigente diffusa in grado di sentire le persone e offrire risposte magari semplici ma a volte perfino sensate, nel breve periodo. Mentre, tralasciando per carità di patria gli astratti furori ideologici della SA, il PD semplicemente non c'è, perché non ha risposte da dare alle esigenze delle microcomunità.

L'illusione del PD del Nord (e del Sud)

La soluzione che sento proporre con grande convinzione un po' dovunque è quella del PD del Nord (magari corretta dall'esigenza, speculare, di fare anche un PD del sud, dove pure i problemi non sono pochi).
Permettetemi di dire che, purtroppo, a me sembra una soluzione illusoria o, per meglio dire, una soluzione impossibile, salvo che si accetti di perdere il significato stesso e l'idea di fondo del Partito Democratico.
Mi spiego.
Cosa dovrebbe fare questo PD del Nord? Si dice: essere più presente sul territorio, dare ascolto alle esigenze dei cittadini, avere un approccio più attento ai bisogni del territorio, autonomista. Ma:
  1. Per raggiungere questi risultati non serve un PD del Nord ma concreti militanti distribuiti nelle cento città e nei cento paesi, che oggi non si vedono proprio. Nel 1948 mia madre e mio padre, novelli sposi cresciuti alla politica nella resistenza e nel PCI di Reggio Emilia, furono mandati dal partito ad "evangelizzare" Novara, nota plaga democristiana. E per questo io sono nato e ho passato i miei primi anni in quella città. Pensiamo forse sia possibile riprendere quel modello, e trovare persone disposte a trasferirsi sulla ormai celeberrima fascia pedemontana per convincere il popolo leghista a cambiare casacca?
  2. Soprattutto, resta il problema di fondo di quali sarebbero queste famose risposte ai bisogni del territorio. Se si tratta di scimiottare la Lega, di chiedere più sicurezza, di cacciare qualche immigrato (salvo richiamarli in fabbrica o a fare le colf, ma l'importante è che fuori dell'orario di lavoro miracolosamente spariscano), allora semplicemente si negherebbe la ragione sociale del PD. Un partito aperto, innovatore, riformista ed inclusivo non può proporre la pura repressione come soluzione al problema della sicurezza, e non può proporre il puro protezionismo economico al problema della concorrenza, della produttività e della globalizzazione. Deve necessariamente fare discorsi più complessi, proporre assieme inclusione e lavoro capillare per la legalità ed il controllo, magari inventarsi soluzioni di alta tecnologia come quelle proposte nel programma di Rutelli. Deve continuare a puntare sulla liberalizzazione, contro il corporativismo, e quindi anche sul rischio e sul merito. E perciò non solo sulla protezione. 
  3. In queste condizioni, si tratta di una battaglia persa. O le persone a cui ti rivolgi sono in grado di fare almeno un passettino verso una visione non inchiodata al presente e ai 100 metri quadri attorno a sé, oppure non potremo mai proporgli soluzioni credibili per loro. Perché se sei inchiodato sul presente, l'unica soluzione che vedi è l'immediata repressione ed "abolizione" del problema, e non riuscirai mai a capire che tanto l'onda dei migranti non si fermerà, e che quindi la strategia migliore per subirne meno il danno è proprio l'inclusione l'integrazione più rapida e più aperta possibile.

L'irrilevanza della rete

C'è un'altra cosa importante da dire in un blog. Ancora una volta, qui in Italia si dimostra la sostanziale irrilevanza della rete e del suo pubblico attivo. Certo, i partiti e i candidati cominciano ad utilizzare la rete. Certo, l'organizzazione degli eventi, la comunicazione, la notizia, passa sempre più spesso per la rete e la posta elettronica, che moltiplicano e velocizzano. Certo, tutti noi ci siamo appassionati al Circolo Obama del PD o abbiamo consultato ansiosi o incuriositi netmonitor per vedere se venivamo citati ed entravamo così in relazione con il giornalismo "vero".
Ma la discussione in rete continua ad essere irrilevante. Irrilevante per la definizione dell'agenda dei problemi. Irrilevante per la sostanziale incapacità di modificare le opinioni nel mondo reale. Irrilevante perché nessuno che non sia già parte della tua conversazione riesce davvero a conversare con te. Gli esempi di osmosi, di dialogo vero fra qualcuno di destra e qualcuno di sinistra, sono l'eccezione che conferma una regola di sostanziale incomunicabilità.
Sarà per la prossima volta?

Provvisoria (e poco allegra) conclusione

Veltroni deve continuare così, nessuno deve gambizzarlo perché questa è l'unica strada giusta e possibile. Continuare a coltivare il progetto del futuro, migliorandolo con meno giovanilismo e più merito, meno retorica e più sostanza di progetto rivoluzionario per il paese: rottamazione del petrolio, infrastrutture, giustizia sociale vera, produttività, ricerca e istruzione, Europa, laicità ed apertura all'esterno e al diverso, lotta costante alla politica della paura. Un progetto basato su quella che mi piacerebbe chiamare "crescita ecologica", capace anche, doverosamente, di integrare e rappresentare le opinioni della parte migliore di quelli che, da sinistra, gli hanno assicurato un po' di "voto utile".
Ma per avere chance di vittoria che non siano legate solo alle eventuali disgrazie dell'avversario (insomma, al fatto che Berlusconi si riveli ancora una volta davvero inadatto e incapace a governare, come nel 2001), dovrebbe anche riuscire a rifondare un partito capace di integrarsi capillarmente nella società locale, nelle microcomunità, di dare risposte ai singoli piccoli interessi.
Peccato che una simile quadratura del cerchio sia sostanzialmente impossibile, perché avere lo sguardo lungo del futuro è in contraddizione, oggi, con il dare risposte al micropresente degli interessi locali. Campania, Tav, Malpensa, ma anche le infinite discussioni sul cosette come il Parco delle Mura Aureliane, stanno lì a dimostrarlo.


28 gennaio 2008

Daughter and Father



Un dibattito sulle generazioni e sul cambiamento, sul ricambio e sul valore dell'esperienza, con alcune cose che hanno a che fare col futuro dell'Italia.

Ne stiamo discutendo qui, Cristiana Alicata, il sottoscritto e chiunque ne abbia voglia


21 gennaio 2008

Ciò che si perde

Con la fine di questo governo, certificata dall'irresponsabilità di una classe politica di vecchi in declino, si perde:

  • la migliore politica industriale e per l'innovazione degli ultimi anni (la legge Italia 2010 di Bersani, i progetti di ricerca nell'energia e nello sviluppo sostenibile...)
  • un risanamento finanziario serio e solido
  • una efficace lotta - rapidissima anche per l'effetto annuncio - contro l'evasione fiscale e constributiva
  • l'emersione di un bel po' di lavoro nero, e nuovi veri controlli nei cantieri, e meccanismi un po' più credibili di controllo dei subappalti
  • l'obbligo scolastico a 16 anni vero, e un inizio di politica scolastica per recuparare il disastro della scuola media
  • le prime politiche serie di incentivo al risparmio energetico (ancora insufficienti, ma non certo paragonabili alle buffonate di Matteoli e Berlusconi, al loro allegro impipparsene di Kyoto)
  • l'inizio di una seria spending review e di un briciolo di innovazione nella PA
  • una politica estera seria e meno gridata, e un successo importante e concreto in Libano
  • un briciolo di welfare per i precari,e una direzione chiara nella politica del lavoro.

Così, tanto per ricordare, e per aumentare la sconsolata certezza che l'irresponsabilità dei politici italiani è inferiore solo a quella di chi li elegge, dei miei concittadini che, fra pochi mesi, allegramente voteranno in massa l'eterno settantenne Berlusconi, immemori della sua totale incompetenza a governare.
E, anche, per ricordare che, purtroppo, anche da queste parti si sbagliano le previsioni.

Un saluto a Prodi, il migliore presidente del consiglio che è capitato a questo disgraziato paese. E a Veltroni che, giustamente, farà di tutto per andare alle elezioni da solo, inevitabilmente perderà , e quindi dovrà anche lui passare la mano, con la consolazione di essere forse riuscito a fondare finalmente un partito di centrosinistra a vocazione maggioritaria che, fra una decina di anni, risucirà forse ad andare al governo.

Update: condivido molto questo ragionamento. E sì che il referendum fino a ieri mi faceva orrore....


13 marzo 2007

Alle porte del congresso

Il momento della scelta fra le mozioni si avvicina. Il congresso della mia sezione è il 15, 16 e 17 marzo. Non ho scelto, e forse non sceglierò nemmeno, perché è una scelta che davvero mi sta stretta. Piuttosto, provo a mettere in ordine le cose che mi sembrano davvero importanti in questa faccenda.

Il grande disordine mondiale. Ciò che sta succedendo nel mondo non è la guerra di civiltà, come tanti ci vogliono raccontare, ma è semplicemente la fine del modello energetico e produttivo nato con la rivoluzione industriale:il picco del petrolio e la crisi climatica sono, letteralmente, la crisi finale del capitalismo in atto. E sono, però ed anche, la crisi finale dell'idea di socialismo come massimo sviluppo delle forze produttive, come produzione di tutto per tutti.

La grande ingiustizia mondiale. Come previsto dal vecchio filosofo con la barba, la fase suprema del capitalismo aumenta le diseguaglianze in modo parossistico. Come non previsto, le aumenta cammuffandole, le rende distribuite su scala globale, fa sì che un operaio del mondo occidentale sia incomparabilmente ricco rispetto a un abitante del Darfur, e tuttavia insopportabilmente povero nei confronti del suo manager che prende fino a 100 volte il suo stipendio.

Il piccolo disordine italiano. Ciò che sta succedendo in Italia è la totale frammentazione della società, della politica, delle persone. Di fronte a problemi colossali, al grande disordine mondiale che richiederebbe almeno un abbozzo di risposta dalla politica, il quadro politico offre frammentazione, litigi sul nulla, opportunismo, e quindi totale mancanza di credibilità. C'è una percepibile confusione che riesce ad esprimere in modo compiuto e chiaro solo l'odio delle persone nei confronti della politica. La politica è avvitata su se stessa e, ormai, è diventata essa stessa un settore produttivo sussidiato. Con i suoi numerosissimi clienti che dicono di odiarla ma ne campano, e chiedono favori e non diritti. La democrazia, rappresentativa o partecipata che sia, è quanto di più lontano da ciò che vediamo tutti i giorni. E anche le cose buone della politica, i risultati positivi di questo governo zoppicante, vengono sommersi dalla mancanza di credibilità.

La feroce ipocrisia pro-vaticana. C'è una feroce ipocrisia nei politici che fanno finta di difendere le opinioni cattoliche o delle gerarchie vaticane. La gerarchia vaticana, che non è affatto tutta la chiesa cattolica e non rappresenta affatto tutti i cattolici, fa la sua dura battaglia di conservazione. Come ha sempre fatto in quanto gerarchia e potere. I politici finto cattolici, da Rutelli a Mastella a Casini per non dir degli atei devoti alla Pera, si appoggiano a questa battaglia solo per ipocriti motivi di potere e bottega. E i laici sono costretti o a passare per anticlericali all'antica, o a fare continue dichiarazioni di compromesso, in cui non si capisce nulla. Basta e avanza, su questa faccenda, quanto detto qui. Ecco, ciò che mi interessa davvero in questa storia, non è la questione in se, ma il fatto, appunto, che segnala in modo chiarissimo il totale degrado della politica nostrana.

Di fronte a questa situazione, quali sono le risposte offerte dalle tre mozioni?
  • La mozione Mussi offre l'ennesima scissione, seguita forse chissà con una riunificazione a sinistra, non si sa bene se fra i socialisti di De Michelis o i rifondaroli di Bertinotti. Quanto a prospettive e programmi, niente di più delle solite cose generiche della vecchia sinistra.
  • La mozione Angius-Zani ci propone di aspettare per recuperare in qualche modo anche altri pezzi del ceto politico al grande progetto del partito democratico
  • La mozione Fassino ci propone di fidarci di una costituente a scatola chiusa, che nemmeno si sa quanto sarà democratica. E che, se si deve giudicare dal meccanismo di redazione del famoso manifesto per il PD, non promette affatto bene.

Eppure, dovrebbe essere chiaro che occorrerebbe un altro passo, un'altra sfida. Davvero, un partito nuovo. Quel partito che il famoso popolo dell'Ulivo continua ostinatamente a chiedere con tutti i suoi comportamenti, e dimostrando una pazienza enorme.

Sui contenuti:
  • Il grande disordine mondiale richiede progettare un nuovo modello di sviluppo, le cui parole d'ordine siano decrescita, sobrietà, dematerializzazione, alta tecnologia, carbon tax.
  • La grande ingiustizia mondiale richiede almeno di ripensare il welfare e la redistribuzione del reddito nei nostri paesi occidentali, senza farci impiccare ai vincoli dei mercati finanziari. Il manifesto dei 10 punti dell'ultimo congresso del PSE, che qui in Italia nessuno si fila, dice qualcosa in proposito. E, come nota Jaques Attali, bisognerebbe cominciare a dire che quando parliamo delle grandi spese per il welfare, parliamo di briciole rispetto alle montagne di denaro bruciate e rubate ed accumulate nei mercati finanziari ogni giorno.
Sulle procedure (che in questa faccenda del PD, come ho già detto, sono molto importanti, perché parlano della possibilità di recuperare credibilità alla democrazia):
  • La soluzione politichese di Angius-Zani è palesemente incapace di dare una risposta alla scomparsa della credibilità della politica: ricostruiremmo, forse, una federazione di nanetti più o meno litigiosi, non certo un nuovo partito davvero democratico.
  • La soluzione "restiamo come siamo (e poi si vedrà)" di Mussi, è molto rassicurante per gli apparati, ma purtroppo totalmente inefficace.
  • La soluzione Fassino, semplicemente, non si conosce.
Qualcuno dovrebbe infatti dirci se la costituente del nuovo partito sarà votata dai nuovi iscritti al nuovo partito con il metodo rigoroso di una testa un voto, o selezionata per cooptazione dai vecchi gruppi dirigenti. Se resteranno in vita regole antidemocratiche come quelle oggi vigenti nei DS secondo le quali i voti non sono tutti uguali, visto che i gruppi dirigenti uscenti di ogni congresso conservano il posto nei congressi di federazione e nazionali per diritto divino. Se si prenderà sul serio la democrazia di mandato. Se si metteranno paletti rigorosi di controllo della moralità degli eletti...

Ecco, vorrei poter discutere di futuro, di cose da fare, e sono costretto a discutere di procedure per ritrovare un minimo di agibilità e credibilità democratica alla politica. In fondo, sarebbero bastate poche parole chiare sulla forma della futura costituente, impegnative per entrambi i soggetti inizialmente contraenti, per convincermi e per consentirmi di passare oltre, a discutere di quale riformismo radicale e di quale sviluppo sostenibile serve all'Italia e al mondo. Ma così non mi sembra che sia, e quindi resto perplesso e mi vedo costretto a chiamarmi fuori e ad assistere da spettatore.


Tag: - - - -


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. partito democratico mussi angius zani futuro

permalink | inviato da il 13/3/2007 alle 17:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
sfoglia     ottobre        dicembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Educazione civica
Le BeDe!
Cultura d'impresa?
Libri
Heimat e..
Europa
Tecniche
Sommari
Sion
Marx
Politiche
IX Municipio
Pillole

VAI A VEDERE

iMille, il blog dove scrivo le cose migliori
Musica e Memoria
Coordinamento Roma Ciclabile
Movimentofisso
Sul 77
Per non dimenticare
La mia sezione PD!
TSF Jazz Francia
Amici di Radio 3
Una comunità dell'Ulivo
Vecchie cose: Un isolato da 1,5Kw
Vecchie cose: manutenzione ambientale
Vecchie cose: Wikimille
Vecchie cose: Emenda il Manifesto del PD



Questo blog è on line dal 26 agosto 2004

Credits per la testatina: Vittorio Giardino, Igort, Lorenzo Mattotti


SE VUOI SCRIVERMI:
truffi.pd9[at]gmail.com


In lettura in questi giorni:
Dalla mia libreria:


Qualche pensiero a cui tengo:
Il consenso e le tasse
La politica della coda lunga
Lizzy
Fiaccole
Sion
Jazz o barocco?
Prioritarie 2006
Niente per amore

Orgoglio di padre 2
Titoli, sottotitoli e articoli
Zio Guido
Israele a Londra>
Orgoglio di padre

Licenza Creative Commons
I testi del blog sono sotto una Licenza Creative Commons
.

CERCA