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24 ottobre 2010

Ingiustizia

Vorrei dire una cosa semplice. Una cosa che molti mie amici considereranno semplificatoria. Un discorso sulla produttività in Italia, sulla necessità di recuperare competitività avendo il coraggio di scardinare vecchie tutele e vecchie abitudini che sono spesso diventati privilegi; un discorso di questo tipo, insomma un discorso “modernizzatore”, per il merito e contro le corporazioni, per i giovani e contro la conservazione dello status quo, non è un discorso credibile perché si scontra con la durezza fattuale di un’ingiustizia distributiva e di un’ingiustiza fiscale talmente enormi da generare perennemente il sospetto che si tratti, per la millesima volta, dell’eterna richiesta di sacrifici a chi si è già sacrificato fin troppo.
E quindi, quel discorso può diventare credibile solo se si accompagna a un discorso altrettanto netto che - non solo a parole ma nei fatti e nelle proposte di politica fiscale, ad esempio - metta radicalmente in discussione la distribuzione del reddito, contestando apertamente sia la moralità sia l’efficienza di stipendi come quelli di Marchionne o - peggio, ché almeno Marchionne lavora e manda avanti fabbriche - di ricchezze finanziarie indecenti e indecentemente concentrate in poche e spesso ignote mani.

E del resto, qualcuno davvero crede che con il consenso di poche anime belle e il mugugno dei più - anche solo il mugugno, non la resistenza passiva o la rivolta attiva - si riesca a rilanciare la produttività in Italia e a darle un futuro? Per queste cose serve entusiasmo e condivisione, obbiettivi comuni, un visibile ritorno per chi si impegna, non diktat sotto il ricatto della frase “è la globalizzazione, bellezza, e non puoi farci niente”.

Nella foto, Marchionne con uno dei numerosi papi stranieri. Vediamo se il primo stasera da Fazio dirà qualcosa di più sensato di quanto ha fatto ultimamente, e se il secondo - oltre a circondarsi di persone in gamba a Italia futura - ha qualche qualità anche lui.


31 dicembre 2008

C'è chi va e chi viene

C'è chi va e chi viene. Mentre Ivan torna in Italia per occuparsi di politica a tempo pieno, e lascia i panni del bancario, io cambio lavoro e lascio il posto che mi consentiva un tranquillo tran tran e molto tempo libero per l'attività politica. Il nuovo lavoro mi è stato presentato come molto impegnativo anche in termini di tempo e, quindi, il mio attivismo di questi ultimi anni sarà presto un ricordo. Anche su questo blog scriverò sicuramente molto meno, e iMille e il Circolo PD Obama dovranno fare a meno dei miei pur modesti contributi.
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Quella sopra è la notizia. Ivan dice che tanto non riuscirò a staccare del tutto, perché la politica è come la bicicletta, non si disimpara. Io sono fermamente intenzionato a staccare, ma non per distacco con la politica, per mal di pancia nei confronti del PD o altro. Anzi, l'iniziativa dei Contemporanei mi fa tutto sommato sperare in qualcosa di buono.
E del resto, è difficile essere pessimisti quando, nel pieno della grande crisi economica mondiale, a 52 anni, trovi un'azienda che ti assume a tempo indeterminato a condizioni economiche migliori delle precedenti. Un'azienda che ti ha dato l'impressione, quando ci sei stato la prima volta, di fare un tuffo nel passato, nell'89 del mio primo lavoro in una società di servizi software. Giovani, un po' confusionari, ma con la sensazione che ci sia spazio per crescere e per fare cose...

Vado, in qualche modo, a fare il "vecchio saggio", quello che fornisce esperienza e ordine mentale a gruppi di lavoro sicuramente tecnicamente più bravi e aggiornati di me, ma con troppa poca esperienza.

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Devo pensarci bene, ma credo che stimolato da questa mia storia dovrei scrivere per iMille un post di riflessione sui meccanismi della selezione del personale e del riconoscimento del merito in "tarda" età. Ci proverò, e credo che innescherei una bella discussione. Ma prima voglio passare qualche tempo nella nuova trincea per vedere l'effetto che fa...

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Cambiare lavoro dopo quasi vent'anni nella stessa azienda fa davvero effetto. Come ho raccontato a suo tempo, ho avuto una lunga storia giovanile di lavori precari, come molti della mia generazione e a dispetto di certa retorica attuale sul passato del posto fisso sempre e per tutti  - quella storia che fa si che io oggi abbia una carriera contributiva deprimente e debba prepararmi a lavorare, se mi riesce, fino a tarda età.

Però, a differenza dei precari di oggi, il famoso posto fisso alla fine l'ho  trovato. E vent'anni costruiscono abitudini, relazioni, odio-amore per l'azienda, piccoli e grandi usi e costumi che, dal 7 gennaio, mi lascerò alle spalle. Insomma, sto smaltendo il cambiamento...

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Buon anno. Dal 2 al 6 gennaio sarò in montagna senza connessione...


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permalink | inviato da corradoinblog il 31/12/2008 alle 15:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
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