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10 giugno 2011

Dichiarazione di voto

Prima di tutto, una cosa semplice sul referendum. Sebbene senta sempre più spesso dire in giro che è lecito non votare per dire NO (ossia far perdere i SI sommando furbescamente i NO virtuali agli astensionisti a priori), credo che questo trucchetto resti scandaloso per un motivo specifico: sopratutto nei posti piccoli, dove si conoscono tutti e il voto ahimé non è così libero come si crede, un simile meccanismo rende il voto nei fatti un voto palese e non segreto. Se sai a priori che chi va a votare vota SI, si è perso un elemento fondamentale della democrazia.
Quindi, onore al merito di quelli che stanno facendo campagna per andare a votare votando NO. Peraltro, qui c'è una condivisibile proposta per risolvere il problema del quorum.

Ciò detto, una breve nota sul mio voto.

Ho fatto un complesso viaggio attorno alle energie alternative e al nucleare, e quindi posso dire a ragion veduta che la scelta nucelare non è utile, e che possiamo provare davvero a seguire la strada della Germania. Consapevoli, però, che è una strada difficile e che la ricerca nucleare resta una cosa importante per il nostro futuro. Votare SI al referendum significa, per me, sottolineare che questo pseudo piano nucleare è semplicemente ridicolo, non che dopo non ci saranno più problemi energetici. Anzi, significa dire che, dopo, bisogna davvero ragionarci su un vero nuovo piano energetico nazionale credibile e praticabile.

Sull'acqua, il mio SI al quesito sulla privatizzazione e il mio perplesso NO (magari all'ultimo momento voto SI anche a quello) sul quesito sulla remunerazione del capitale derivano da poche considerazioni pratiche e molte teoriche. Le considerazioni pratiche sono che la norma che si prova ad abrogare con il primo quesito è davvero indecente non solo per l'obbligatorietà della privatizzazione e la negazione dell'autonoma (federale?) degli enti locali, ma sopratutto per la possibilità di vendere le quote azionarie delle multiultility comunali già quotate in borsa a trattativa privata, in modo non trasparente, ai soliti noti del capitalismo protetto italico o, nella migliore delle ipotesi (!), alle solite multinazionali. Mentre abrogare la frasetta sulla remunerazione del capitale in tariffa, sebbene probabilmente non comporterebbe gli sfracelli "economici" nella formazione della tariffa che i liberisti ad oltranza paventano, comporta comunque un certo rischio che - dopo - risulti difficile praticare tariffe sensate ed economicamente efficienti.
Le considerazioni teoriche sono tutte, estesamente, scritte qui. Sottolineo solo ancora una volta che la gestione industriale del ciclo dell'acqua richiede ovviamente professionalità e quindi aziende funzionanti e attente ai costi e all'efficienza. Ma che il punto cruciale, nella gestione di un bene comune (o almeno in parte comune e in parte economico), è la partecipazione e la trasparenza. Azionariato popolare? Comitati di controllo? Bilancio sociale? Pfrobabilmente molte di queste cose assieme, e assieme ad aziende affidate a manager indipendenti e autority di controllo forti e serie.

Sul legittimo impedimento, le cose son facili. E' un referendum che non serve quasi a nulla, ma fa davvero un piacere morale votare felicemente un bel SI.


8 giugno 2011

Lo zen e l'arte della dismissione delle centrali nucleari

Ho pubblicato su iMille un nuovo articolo sulla questione energetica, questa volta con un approccio più filosofico e centrato sul problema dell'oggettività dei numeri. Potete leggerlo qui.
E, visto che polemizzo con il buon Filippo, credo sia giusto dire che il suo lavoro di chiarificazione dei dati, come dimostra in questo articolo, resti molto utile. Anche se, appunto, i numeri non sono tutto.

Buona lettura.


20 aprile 2011

Ma è una vittoria o una sconfitta?

Ma la rinuncia al piano nucleare è una vittoria o una sconfitta?

E’ una vittoria per gli antinuclearisti convinti, quelli senza se e senza ma.

E’ una vittoria pure per chi è contro al nucleare in Italia e al piano un po’ avventuroso del governo, senza essere contrario a priori a quella tecnologia.

E’ una potenziale vittoria per la Westinghouse e i suoi amici dell’Ansaldo, una sconfitta per EDF ed Areva, se si vuole dare ascolto alle dietrologie secondo le quali lo stop nasconde un cambio di cavallo.

E’ una sconfitta per i nuclearisti senza se e senza ma, che del resto già non si sentivano tanto bene dopo Fukushima.

E’ una sconfitta per chi contava di usare la paura del nucleare come arma per arrivare al quorum nei referendum sull’acqua e soprattutto sul legittimo impedimento. Insomma, è una sconfitta per quel cinismo politico “di sinistra”, felice di approfittare delle disgrazie giapponesi ad uso interno:  la prospettiva di liberarsi di Berlusconi per via referendario-giudiziaria arrivando al quorum sul legittimo impedimento grazie alle paure più o meno irrazionali sull’atomo, del resto, è perfettamente simmetrica all’idea di Berlusconi di liberarsi del rischio referendum rinunciando al piano nucleare.

Se ci fosse una logica in Italia, sarebbe una sconfitta per la credibilità del governo, ma questo è un esito non automatico, perché molte volte le piroette politiche del nostro amato premier sono state abilmente rivendute. Non è detto che il probabile risultato immediato - niente quorum sul legittimo impedimento - comporti rilevanti costi politici in seguito. Dipenderà da ciò che fa l’opposizione.

Già, l’opposizione. Mentre la battaglia fondamentale resta quella delle elezioni comunali, in particolare a Milano, che fare dei referendum? La verità è che l’opposizione dovrebbe semplicemente continuare a fare la sua battaglia politica per portare a votare la gente, per spiegare le ragioni dei si (e del no?), a prescindere dai trucchi del governo per evitare il referendum nucleare e depotenziare gli altri tre. Insomma, non è che si può dare la colpa al governo se non riusciremo a convincere gli italiani a votare. E questo, i geniali raccoglitori di firme lo sapevano benissimo.


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5 aprile 2011

Mi vengono in mente idee che non condivido (*)

Certo, siamo tutti per le energie rinnovabili e contro il nucleare. Li abbiamo sentiti e detti tutti, in ordine sparso o meno, gli argomenti contro il nucleare. E passi che alcuni di questi argomenti, come quelli scritti ieri da Pirani, siano ben poco fondati.

Però perdonatemi, ma comincio a non sopportare più quelli che dicono no al nucleare e gli contrappongono un fantastico mondo di rinnovabili per tutti, senza fare i conti con la realtà, semplificando tutto a un problema di volontà politica e di spostamento degli investimenti.


Non li sopporto più non tanto perché non considerano che le rinnovabili attuali costano ancora troppo - che è un problema ma non è irrisolvibile - quanto perché spesso sono le stesse persone che strillano perché i campi solari “tolgono spazio” all’agricoltura e i campi eolici, signora mia, quanto distruggono il paesaggio. Secondo loro bastano i pannellucci sui tetti, e magari magari il mini eolico da giardino, meglio se disegnato da un bravo designer.

E sono gli stessi che non si preoccupano di spegnere il riscaldamento invece di aprire la finestra quando arriva la primavera.


Debora, giustamente esasperata, dice che gli italiani se lo meritano il nucleare, vista la loro incapacità di capire. Di capire non solo che se non si vogliono le centrali, bisogna sostituirle con qualcosa oppure (o anche) consumare davvero meno. Ma anche di capire che il picco del petrolio e la crisi energetica mondiale richiedono scelte non proprio indolori.


****

Ci mancherebbe, l’idea che l’acqua del rubinetto venga usata per ingrossare i profitti di antipatiche e ben poco etiche multinazionali ci fa abbastanza schifo. Le abbiamo viste all’opera nel terzo mondo, e la cosa non ci è piaciuta affatto. Quindi per combatterle diciamo giustamente che l’acqua è un bene comune, un bene pubblico. E tentiamo di impedire la privatizzazione obbligatoria dei gestori del servizio.


Tutto bene, però qualcuno mi deve ancora spiegare - davvero, vorrei che qualcuno dei sostenitori del referendum lo facesse - come si farà, una volta abrogata la possibilità di remunerare il capitale investito (quesito 2), a fare in modo che qualche banca presti alle aziende pubbliche di gestione i soldi necessari per i grandi investimenti in infrastrutture che servirebbero (lo dicono tutti, proprio tutti...) a mettere in sicurezza il nostro sistema idrico e a smettere di sprecare acqua potabile in gran quantità. Senza interesse e per beneficenza?


(*) Altan


18 marzo 2011

Cinismo sul Giappone 2

Le parole della Prestigiacomo sul nucleare (da abbandonare in modo soft altrimenti si perdono le elezioni) confermano la mia riflessione sul terrificante cinismo sul Giappone sparso a piene mani nel dibattito italiano. Ma aggiungono un ulteriore livello in questo sprofondare verso il basso dell’etica pubblica dei nostri politici: come volevasi dimostrare, questa destra non ha mai alcun interesse al merito delle cose, non ha nemmeno idee e opinioni - magari sbagliate - da difendere. Sceglie solo sulla base della pura convenienza. Il nucleare appare un business, sembra poter tornare di moda, e quindi ci si lancia a capofitto. Poi diventa una patata bollente elettorale, e allora si fa retromarcia.

E’ per questo che, ripeto, non mi piace chi, dalla nostra parte, sembra fare la stessa cosa a parti invertite.

****

Sarebbe piuttosto il caso di provare a fare un passo avanti. Cosa mettiamo in campo davvero per affrontare il problema energetico dei nostri giorni? Spezzoni di risposta ci sono sicuramente, molte cose sono state dette fino alla nausea (io stesso, per quel che vale, ne ho scritto fin troppo), eppure mi sembra che manchi un po’ un “sistema” di consapevolezze e politiche coerenti da offrire al paese. Proviamo, pian piano, a mettere insieme questo sistema che, forse, potrebbe essere il vero “programma” per vincere le prossime elezioni....


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14 marzo 2011

Cinismo sul Giappone

A sentire giornali e televisione, ormai gli unici aspetti importanti del terremoto giapponese sono gli incidenti nucleari e gli effetti sulla borsa di Tokio e sulla ripresa (ripresa?) economica mondiale.

Sarà pure che i giapponesi, in fondo in fondo, ci sono sempre sembrati un po’ alieni, troppo lontani dal nostro mondo, ma questo atteggiamento mentale praticamente privo di empatia è abbastanza spaventevole.


E quindi, adottando anch’io per paradosso un atteggiamento cinico, vorrei rassicurare tutti quelli che ragionano su questa tragedia pensando solo alla loro bottega:

Primo, quelli che si sbracciano a difendere la sicurezza del futuro nucleare italico non devono preoccuparsi: il governo non ha mai pensato di fare davvero nuove centrali, ma solo di fare propaganda e far girare un po’ di soldi, quindi è inutile enumerare buoni motivi (ammesso che ci siano).

Secondo, per quelli che si precipitano a dire “io l’avevo detto” che il nucleare è troppo insicuro: per lo stesso motivo, anche loro non devono preoccuparsi e, in ogni caso, recuperare consenso contro il nucleare sull’onda emotiva non è un gran risultato. Come è noto, anch’io ritengo la scelta nucleare inutile e fuori tempo massimo. Ma le ragioni di costo reale e disponibilità della risorsa uranio dovrebbero far premio su quelle dell’emotività della paura. Insomma, se scegliamo di rinunciare al nucleare per paura e non per ragione, saremo disposti a prendere altre decisioni sbagliate per paura e non per ragione.

Terzo, come ci insegna la shock economy, non c’è nulla di meglio che una guerra o una catastrofe per tirare su il PIL: a ciò contribuisce lo sforzo della ricostruzione, la necessità di sentirsi di nuovo vivi, nonché soprattutto il meccanismo con il quale nel PIL si misurano anche i redditi NEG (Negative Economic growth). Che poi la crescita del PIL non dia affatto la felicità, è un’altro discorso che a molti cinici commentatori non importa molto.

 


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4 novembre 2009

Gasati dal nucleare

Ho fatto qualche riflessione sulla strategia di politica energetica del governo, sul blog de iMille. Una riflessione intempestiva perché di tutto si parla meno che di quello che a me sembra importante...ma, appunto, dato che mi sembra importante, vorrei che qualcuno se ne occupasse...



Comunque, per quanto riguarda il tema del giorno, il crocifisso, bastano e avanzano le considerazioni di Cristiana e di Andrea Bonanni.


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25 febbraio 2009

Sull'energia, in breve

 Ne parlo qui.


19 novembre 2008

Cambiare idea, ma continuare a sbagliare

Qualche giorno fa ho ascoltato gli inviati del Ruggito del coniglio intervistare persone a caso che, scherzando e ridendo, dicevano in massa il loro favore al nucleare, pur di pagare meno l'energia. Confermavano così le indagini che ci dicono che il senso comune è cambiato.




Prima, l'Italia ha rifiutato il nucleare per ragioni sbagliate: la paura cieca della tecnologia. Ora, sembra che l'Italia voglia tornare al nucleare per ragioni altrettanto sbagliate: la paura cieca di dover consumare un po' meno energia, di dover cambiare modello di vita, e la sfiducia nelle energie alternative.

In comune, ora come allora, la incapacità del dibattito pubblico di approfondire davvero le questioni.


25 maggio 2008

Il nucleo del nucleare

Sul blog de iMille ho scritto una cosetta, più che altro sugli aspetti di propaganda politica impliciti nell'idea del ritorno al nucleare.
Ben meglio di me, Pietro Cambi spiega tutti i diversi aspetti della faccenda.
Se ne discute vivacemente anche qui.


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27 marzo 2008

Le mie domande a Walter

Stanotte è in corso un esperimento di dialogo in rete con Walter Veltroni. Le mie domande sono come sempre complicate, e nella marea delle domande che sono già arrivate, via La Stampa e via sito del PD, difficilmente saranno considerate. Comunque, eccole qua:

caro Walter, vorrei qualche risposta sulla politica ecologica ed energetica (ed economica, che è lo stesso) del PD:
  1. c'è un'offensiva sul ritorno al nucleare. Anche ieri su La Stampa Deaglio, che normalmente apprezzo, ci è cascato. Francia e Gran Bretagna hanno interessi specifici, ma NOI dovremmo sapere bene che l'uranio sta finendo (esattamente come il petrolio) e quindi il nucleare non è affatto una soluzione. Non sono contro la ricerca per la fissione o la fusione di IV generazione, ma non sarebbe il caso di dire chiaro e forte che, appunto, l'uranio sta finendo e salendo di prezzo, e quindi bisogna puntare tutto sulle alternative?
  2. perché nel programma del PD non si fa nemmeno cenno alla geotermia di terza generazione? L'Italia è l'unico posto simile all'Islanda, abbiamo giacimenti termici di profondità nei nostri mari e non li sfruttiamo. Siamo pure bravissimi nelle tecnologie di trivellazione, ma le usiamo stupidamente per estrarre sabbie bituminose o schifezze simili. Si potrebbe far rinascere la Campania con piattaforme of shore miste geotermico di profondità, eolico e solare. Un po' di fantasia non si può mai usare???
  3. Ultima domanda ecologico/economica. A sinistra va di moda la teoria della decrescita felice. E' una teoria interessante, che coglie nel segno quando dice che, comunque sia, la crescita quantitativa infinita non è possibile, ma sbaglia confondendo la crescita delle quantità con quelle del valore. Noi del PD siamo giustamente per la crescita dell'Italia, anche la crescita del PIL, perché senza crescita non c'è nulla da distribuire. Ma mi piacerebbe sentire una parola un po' più chiara e netta sul fatto che la crescita del PIL non è un obiettivo "a qualunque costo": il PIL deve crescere solo in valore e mai in quantità, aumentando la produttività e i beni immateriali, se non addio terra. Qualcuno lo può dire chiaramente?
E, poi, c'è la domanda collettiva posta da tutto il circolo PD Obama. Eccola:

Caro Walter, vogliamo chiederti cosa il PD vuole fare affinché:

# si garantisca, attraverso opportune politiche di gestione dell’infrastruttura e dei servizi di rete, sia l’accesso che lo sviluppo della rete a banda larga in Italia, sia la nascita di nuove imprese giovani e competitive che offrano servizi innovativi su tale rete

# la rete sia finalmente e rapidamente davvero utilizzata per trasformare la nostra obsoleta Pubblica Amministrazione e fornire servizi seri e rapidi ai cittadini

# il PD si spenda a favore del software libero e della libertà di scambio di contenuti in rete, trovando modi nuovi e meno stupidamente punitivi per difendere il diritto d’autore, e abolendo l’assurda ed inutile Legge Urbani

# il PD si faccia promotore di modifiche alla legge Gasparri e al decreto Pisanu, norme che impediscono lo sviluppo di iniziative di ‘condivisione dal basso’ dell’accesso alla banda larga

# il Partito Democratico, e la politica in generale, inizi a prendere sul serio la rete, a considerarla e a farne un luogo di vera partecipazione, discussione e deliberazione: insomma, che il PD sappia ascoltare e partecipare alla grande e nuova conversazione democratica della blogosfera, dotandosi di adeguate risorse, capacità e responsabilità per farlo. In tal senso ti chiediamo come dovranno essere inquadrati nel partito i circoli online come il nostro, e ci auguriamo che iniziative di incontro online come quella di oggi possano ripetersi spesso e con il risalto che meritano.

# Il PD metta in pratica al più presto quanto previsto nello Statuto riguardo al Sistema Informativo per la Partecipazione, che significa appunto trasparenza, democrazia on line, ed anche messa in rete di tutti i circoli, e non solo quelli on line (vedi anche http://imille.wikispaces.com/Il+Sistema+per+la+partecipazione )

Un ultimo consiglio personale: Walter, la rete è davvero la 111 provincia, una provincia attiva e piena di idee e risorse, che va frequentata e dove bisogna viaggiare per conoscerla bene. Ad esempio,le cose che ti chiediamo, come circolo on line, derivano da una lunga presenza in rete a fianco del PD (vedi qui: http://pattoconwalter.splinder.com)


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