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8 dicembre 2018

Contro Matteo Renzi

‘Faccio il segretario, mi colpisce il fuoco amico. Mi dimetto e mi chiedono di stare in silenzio. Sto zitto e mi chiedono di parlare. Un giorno devo andarmene, un giorno fare il segretario. Ma possiamo parlare di politica anziché parlare tutti i giorni di me?’ Matteo Renzi su Twitter

 

‘Da mesi non mi preoccupo della Ditta PD: mi preoccupo del Paese.Che è più importante anche del PD.[…] Non mi nascondo, io. Se devo fare una battaglia la faccio a viso aperto, io. Ma proprio per questo ho detto ai miei amici: non farò mai il capo di una corrente. Faccio una battaglia sulle idee,non per due poltrone interne.[ …] Per cui: chiedetemi tutto ma non di fare il piccolo burattinaio al congresso del PD.’ Matteo Renzi su Facebook

 

È davvero triste dover ammettere che ci eravamo sbagliati sul fiuto politico e sulle capacità di leader di Matteo Renzi, cui in molti avevamo affidato la speranza della costruzione di una sinistra riformista,liberale e che portasse l’Italia finalmente fuori dalla palude del conservatorismo e del declino.

Dopo un’ottima esperienza governativa – ancorché certamente caratterizzata da dosi di riformismo insufficienti – la sconfitta referendaria ha fatto totalmente perdere lucidità e capacità di interpretare la fase politica a Matteo Renzi. Da allora, solo scelte sbagliate, a partire da quella di farsi rieleggere segretario e così doversi intestare la seconda sconfitta annunciata, quella di marzo scorso, fino al triste e perfino imbarazzante epilogo di questi giorni (se epilogo sarà), in cui Renzi somiglia sempre più a D’Alema per la quantità di risentimento e ripicche che sparge a piene mani sul suo partito. Quel che è peggio, continuando sulla medesima strada di Bersani eco. nel portare la sinistra al disastro.

 

E allora, caro mio ex leader, qualche cosa vorrei dirtela anch’io, senza diplomazie.

La tua ipocrisia sul fatto che non vuoi fare il capocorrente è semplicemente insopportabile, è un insulto all’intelligenza di qualunque militante. Dopo nove Leopolde, cui ho partecipato con entusiasmo, nonpuoi venirci a raccontare che quella non è una corrente, con volontari,strutture, organigrammi….Ed è giusto che lo sia (o lo sia stata), perché era soprattutto una corrente di idee, e di buone idee per giunta, giustamente anche incarnata da un leader e da una squadra (ah, accidenti, anche questa storia del leader solo al comando e dell’incapacità di fare squadra, comincio a temere sia vera. Per lungo tempo, a giudicare dalla gente in gamba cui ti circondavi, sono stato convinto che a dispetto della vulgata scema sul giglio magico, tu in realtà fossi un ottimo scopritore di talenti e che sapessi davvero usare le competenze. Ora comincio a sospettare che hai avuto un atteggiamento usa e getta con troppi validi collaboratori, e la cosa dimostra almeno incostanza,forse peggio).

Anche la rivendicazione continua di essere solo un ‘senatore di Firenze’ è un insulto alla realtà dei fatti. Inutile lamentarsi dei retroscena che un giorno sì e l’altro pure ti attribuiscono trame, tutto e il contrario di tutto. Purtroppo sei ancora il riferimento di molti riformisti del PD. Se fossi davvero uscito di scena dopo il referendum – ma sul serio, non con le finte un po’ patetiche che hai fatto –, nessuno ti avrebbe potuto tirare in ballo in questo modo (anzi, forse ora avresti potuto tornare come salvatore della patria in modo credibile). Ma purtroppo non hai avuto il coraggio di farlo, hai continuato come un disco rotto a recitare la stessa parte,progressivamente più acida e rancorosa. E quindi ora devi prenderti le tue responsabilità, non puoi far finta che il congresso non ti riguardi, parlare di“rispetto” per chi sarà il nuovo segretario e non dire una parola su come pensi che debba essere il PD nel futuro. Perché altrimenti è del tutto ovvio che sifinisca per pensare che vuoi uscire dal PD.

E per di più, se fosse vero che vuoi uscire, fallo una buona volta, liberaci da questa ipocrita ambiguità. Oppure, come spero, chiarisci cosa pensi, che partito vuoi e se vuoi ancora questo partito.

I problemi della sinistra non sono certo solo quelli di un leader in preda una crisi di nervi e di voglia di vendetta, sono colossali e mondiali. Ma la politica attuale è molto personalizzata, lo sappiamo bene, è la democrazia dei leader. E quindi hai nei fatti accumulato una grande responsabilità e il tuo atteggiamento bizzoso (eh, sì, c’è anche un problema di carattere, purtroppo. Salvini dimostra che costruire un personaggio a suon di pasta Barilla e sughi star è più furbo che farsi disegnare come un fiorentino rompiballe) è un grave danno per noi tutti e per il paese.

 

Disclaimer: ho ben chiaro che nella concatenazione degli avvenimenti politici di questi anni nel PD e non solo la responsabilità maggiore del disastro attuale è degli scissionisti di Bersani e Speranza e,forse ancora di più, di quelli che sono restati nel PD facendo una continua guerra sotterranea o palese al riformismo di Renzi. Di quelli che non hanno detto una parola di solidarietà a Boschi e Renzi attaccati per le vicende dei rispettivi padri, di quelli che hanno visto sempre Renzi come un corpo estraneo daespellere al più presto. Di quelli abituati a gestire il potere e le tessere nel partito e hanno accerchiato Renzi, renziani della seconda ora e maneggioni vari. Ma questo, purtroppo, non assolve Renzi dalle sue responsabilità. Anzi,se possibile le aumenta, perché un grande leader dovrebbe resistere e,soprattutto, non usare lo stesso metodo di questi ben poco empitici compagni di strada.


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8 gennaio 2013

Come nel 1994

Ho pppauraaaaaa, come direbbe Conte.

Tutti continuano a dare per scontato che il PD e i progressisti vincano – almeno alla Camera – queste elezioni. Io vedo però questi fatti.

Primo, la sicurezza di non avere avversari credibili a destra ha indotto i centristi a raccogliersi attorno a Monti per fare un terzo polo che diventi indispensabile come ago della bilancia. Esattamente come nel 1994, quando il Partito Popolare andò alle elezioni da solo, senza tenere conto di come funzionasse la legge elettorale di allora.

Secondo, la sicurezza di vincere, galvanizzati dall’effetto primarie, ha indotto in PD e la sua coalizione a lasciarsi classificare come “troppo a sinistra”. Del resto in qualche modo, è la sicurezza di vincere che ha fatto rifiutare in toto a un certo pezzo di militanti la proposta innovativa di Renzi. Esattamente come ai tempi della “gioiosa macchina da guerra” di Occhetto, e si sa come è finita.

Terzo, Berlusconi, che invece capisce sempre benissimo come funziona una legge elettorale (e infatti fu sconfitto solo l’unica volta nella quale per motivi oggettivi non poté fare alleanze “utili”), ha immediatamente raggiunto l’accordo con Grande Sud nel meridione, e con la Lega al Nord (includendo ovviamente anche tutti i piccoli o grandi spezzoni di fascismo che permangono in questo paese). Un accordo, tra l’altro, assai capace di recuperare voti e di sovvertire i sondaggi che, in tutto questo periodo lo davano in caduta libera per il semplice motivo che i suoi elettori non si dichiaravano disposti a votare.

Esattamente come nel 1994, con AN al Sud e la Lega al nord. Con l’aggravante che questa volta l’appello al voto “utile” è ancora più chiaro: il voto degli amici dei mafiosi al sud, il voto degli evasori fiscali (che sono tanti) al nord. E il solito voto delle casalinghe di Rete 4 dovunque.

Quarto, ci sono ben due nemici a sinistra, Ingroia e Grillo (e pensare che l’alleanza con Vendola doveva servire a non averne…). Voti sprecati al Senato, probabilmente. Ma l’esperienza insegna che l’elettore di sinistra italiano ha una gran passione a spaccare il capello in quattro e a non votare “utile” (mentre quegli altri, gli evasori e i mafiosi, votano sempre “utile”) e, quanti più partiti ci sono, tanto più il voto sarà disperso.

Morale: i miei amici illuministi riformisti che si sono imbarcati con Monti contribuiranno, assieme al conservatorismo un po’ arrogante della sinistra del PD e all’eterna teoria dei due forni praticata dal vecchio democristiano Casini, nella migliore delle ipotesi ad ottenere un risultato elettorale complicato e poco chiaro, foriero di probabile nuova instabilità. Nella peggiore, a una improbabile ma ormai non più impossibile ennesima vittoria della destra berlusconiana e leghista.

****

Per fortuna in politica nulla è deterministico, e molte cose possono succedere. Il mio accorato appello a tutti i miei compagni del PD è di tornare rapidamente al principio di realtà, smetterla con ridicole polemiche interne (le candidature, il listino e amenità varie) e, come ci stanno insegnando per fortuna Renzi e Bersani, darsi da fare in tutti i modi per scongiurare questo possibile orrendo film.

Con i terzisti in buona fede, con Ichino, con i miei amici de iMille di scuola montezemoliana, sono disperato. Ignorando la logica di una legge elettorale allucinante, per arroganza e incapacità di leggere il Paese reale, state rischiando di regalarlo alla destra. Che vi posso dire, speriamo che subiate una sonora sconfitta e ragioniate, finalmente, sul fatto che l’idea del PD come partito di sinistra plurale ed aperta, era l’unica idea possibile per fare vero riformismo in Italia. Da perseguire pur conoscendone gli immensi limiti, come ha fatto e sta facendo Matteo Renzi.


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28 maggio 2012

Fedeli alla linea

Vorrei riuscire a parlare a tutti quei militanti del Partito Democratico che in questi giorni vedo sbracciarsi in rete, su Facebook e altrove, impegnati nella lodevole impresa di spiegare che il PD è sulla strada giusta, che ha vinto le elezioni amministrative perché ha avviato il giusto rinnovamento, che è un partito vitale e forte sul territorio, che certo bisogna migliorare ancora, ma continuare sulla linea attuale, seria, solida e attenta, non potrà che portare alla vittoria nel 2013.

Vorrei parlare a loro, ai militanti di base che continuano, ostinatamente, a difendere la ditta qualunque cosa accada, a vivere in un loro mondo speciale, nel quale le critiche sono in genere dovute al malanimo della stampa, perché sono loro il motivo per il quale i nostri dirigenti continuano a non accorgersi di quel che - davvero - sta succedendo nell'Italia reale che li circonda.
Vorrei parlare a loro, per raccontargli che anch'io, da vecchio militante nato comunista, ho continuato per anni e anni a difendere la ditta qualunque cosa accadesse, a razionalizzare i miei dubbi sulla base del supremo valore dell'unità e della fiducia nei dirigenti. Fino a tempi recenti, i tempi nei quali razionalizzavo l'incredibile scelta di candidare Rutelli a tornare sindaco di Roma, spiegando che in quanto amministratore era persona valida, e che comunque non si poteva fare altrimenti.Sappiamo com'è finita quella vicenda, e ricordo ancora le parole accorate di un dirigente di grande intelligenza come Walter Tocci che, onestamente, ammetteva che loro, lassù nel mondo ovattato della dirigenza del partito, proprio non si erano accorti di quanto - nel frattempo - Rutelli fosse diventato insopportabile a tantissimi romani, anche e forse sopratutto di sinistra.
Ecco, voi tutti, militanti fedeli e dirigenti sperimentati del partito democratico, non vi state accorgendo di quello che sta succedendo in questo Paese. Abbiamo vinto le amministrative per abbandono del campo da parte dell'avversario, non per nostro merito o capacità. E dove un avversario c'era, fosse pure apparentemente debole come il M5S, siamo stati capaci di perdere.
E' perfino troppo facile prevedere che l'avversario, la prossima volta, troverà il modo di partecipare nuovamente alla tenzone, nelle vesti di Montezemolo (ipotesi migliore, in fondo) o di una qualche reincarnazione del berlusconismo. 
Ed è perfino troppo facile prevedere che in quel caso, con il combinato disposto di un avversario a destra di nuovo vagamente credibile, e una "sinistra" grillina ormai accreditata come reale alternativa, il PD , per come si presenta oggi, sarà stritolato.

Il paradosso è che basterebbe poco, davvero poco, per evitare questo esito per niente esaltante (per niente esaltante per il Paese, che sarà governato nel dopo Monti o dall'eterna destra incapace di questi anni, o da una destra forse più capace ma tragicamente fuori tempo massimo in quanto ossessionata da una ricetta liberista del tutto sorpassata dai tempi). 
Quel che chiedono le persone per crederti non è tanto che tu sia onesto - non ci credono più, all'onestà dei politici. Quel che chiedono è di non vedere più, letteralmente, le stesse facce, in TV, in parlamento, dei TG, dovunque.
Basterebbe che tutti i dirigenti nazionali del PD, tutti i parlamentari con più di tre legislature alle spalle, dichiarassero in una bella conferenza stampa che:
1) alle prossime elezioni non si ripresenteranno
2) alle prossime elezioni solo i parlamentari con al massimo due legislature potranno ripresentarsi nelle file del PD e, comunque,
3) dovranno essere scelti come candidati al parlamento attraverso primarie 
4) i dirigenti noti del PD (la Finocchiaro, D'Alema, tutto il consueto circo di Ballarò) si offrono come supporto e consigliere, si dedicano a fondazioni o quel che si vuole, ma si ritirano dalla vita politica attiva.

Se si facesse una cosa simile, il primo grande passo per smontare il grillismo sarebbe fatto. Il secondo, certo più difficile, sarebbe costruire un partito più trasparente e contendibile, più aperto ed anche un po' più allegro. Ma quel primo passo basterebbe a scongiurare una sicura sconfitta.

Ecco, torno a voi, militanti fedeli. E' venuto il momento di chiedere a gran voce ai nostri davvero troppo sperimentati (usurati?) dirigenti di togliersi di torno elegantemente ed al più presto. Ed è venuto il momento che siate voi, voi che siete stati e sempre sarete fedeli alla linea, a chiederlo e a farlo. Perché se lo diciamo noi eterni eterodossi, saremo come al solito presi per quei simpatici rompiscatole irrilevanti. Voi, solo voi che siete il corpo solido del partito, potete avere la forza - se smetterete di ascoltare il vostro ombelico e ascolterete solo per mezza giornata ciò che si dice sui tram, per strada, in ogni ufficio, in ogni mercato - di convincere il nostro inamovibile ceto dirigente a farsi - finalmente - da parte.


19 dicembre 2010

Un Partito che ascolta

Vorrei che il mio partito si accorgesse che qualcosa di davvero grave sta per accadere. E che si accorgesse che qualcosa di grande e positivo potrebbe accadere, se solo il mio partito sapesse ascoltare, ogni tanto, cosa pensano gli italiani che si sentono, in un modo o nell’altro, di sinistra. E cosa pensano gli italiani giovani che si sentono, in un modo o nell’altro, senza speranza e futuro ma che non vogliono smettere di sperare in un futuro.

Vorrei proporre al mio partito di andare in piazza mercoledì 22, di portare tutti i nostri deputati (i senatori no, che devono votare), consiglieri regionali, consiglieri comunali e municipali nelle strade di Roma a sostenere e accompagnare gli studenti, a vigilare sulla orrenda e immensa zona rossa che gli ultras Maroni e Alemanno allestiranno a protezione dei “palazzi del potere”. Insomma, a rendere possibile una protesta pacifica, e improbabile o comunque più difficile una deriva violenta e provocazioni di qualunque tipo da parte del governo.

Vorrei che i nostri dirigenti la smettessero di discettare eternamente di alleanze (ma dichiarando ogni volta che prima viene il programma... che però non arriva mai), e si preoccupassero di allearsi con gli italiani e con i giovani. Soprattuto, vorrei che capissero il rischio enorme che corriamo mercoledì, e l’opportunità che abbiamo.

Il rischio, è che la possibilità di una rinascita e un recupero di futuro in questo paese sia definitivamente perduta. Chi ha letto anche solo qualcuna delle cose disperate e sconsolate che scrivono gli studenti (mi limito a questo bell’esempio), sa che una confusa consapevolezza dei problemi, una percezione della difficoltà di futuro, avrebbe bisogno di trovare una sponda di ascolto in una politica credibile. E sa che una politica credibile non è quella in cui noi militanti del PD, volenti o nolenti, continuiamo ad essere invischiati, quella dell’eterno discutere di alleanze, forme, primarie si primarie no.

L’opportunità, è quella di avere il coraggio di cambiare le carte in tavola. Di esserci, per solidarizzare e per evitare il disastro. Insomma per fare quella vigilanza democratica da C.n.l. che non si fa, come crede Franceschini, facendo a tutti i costi l’alleanza con il terzo polo, ma evitando che Berlusconi e i suoi ascari facciano quel che gli riesce meglio: gli irresponsabili agitatori reazionari (avete visto la copertina di Panorama: “Cercano il morto”?).
Di esserci, per spiegare che per avere un futuro bisogna anche saper fare scelte dolorose, ma accettabili solo se proposte da una politica credibile.

Qualcuno, fra i dirigenti romani e nazionali del mio partito è in ascolto? Si rende conto che rischiamo di scomparire per sempre, per i giovani?


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20 settembre 2009

La sconfitta

Ho affidato al blog de iMille una piccola e sicuramente parziale riflessione sul congresso del PD


25 febbraio 2009

Sull'energia, in breve

 Ne parlo qui.


10 luglio 2008

Da domani sono qui

All'assemblea de iMille, inevitabilmente


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26 giugno 2008

Uccidere il padre con le primarie?

Confesso che, essendo padre da ben 18 anni, questa storia di uccidere il padre non è che proprio mi renda tanto allegro. Se penso poi che il mio secondo figlio tredicenne ha appena letto L'orologiaio di Everton, dove non si uccidono padri ma si racconta esattamente di un fallimento paterno, mi sento pure peggio.

Ma tant'è. Se occorrono messaggi forti per far passare il messaggio, usiamoli pure.
A patto, però, di capire perché e per fare cosa sia necessario uccidere il padre. Che è quello che ho tentato di dire sul blog de iMille.

Forse sarebbe più importante, però, disporre di un modo di fare che consentisse di sostituirlo, 'sto padre, quando non funziona più. Senza bisogno di accordi sottobanco, ma discutendone liberamente e chiaramente, alla luce del sole. Come si dovrebbe fare con le primarie, e come ho provato a spiegare qui.


18 giugno 2008

Intellettuali organici

Ricordo i ponderosi articoli di Enrico Berlinguer su Rinascita. Ricordo, soprattutto, che su quella rivista, e anche altrove, la discussione politica si intrecciava con quella economica e culturale in ampi dibattiti in cui intervenivano tanto i politici di professione, quanto gli intellettuali più o meno organici e i tecnici di area.

Oggi, ci sono gli staff dei segretari, ci sono i think tank e le fondazioni. Ma tutti costoro lavorano in modo separato. I politici di professione si limitano a discorsi generici, non osano nemmeno entrare nel merito dell'elaborazione tecnica dei loro supposti intellettuali organici. Sono o pensano di essere professionisti della comunicazione e dell'immagine, e della gestione del potere. Non è più loro compito pensare, indicare la strada, immaginare il futuro ed esprimere una solida visione. Un'ideologia.

Gli intellettuali, da parte loro, producono proposte tecniche, senza speranza né volontà di incidere nel messaggio e nei valori che dovrebbero essere la sostanza della politica. E così, è difficile stupirsi se il PD appaia un partito non solo sconfitto ma, sopratutto, freddo.

Ancora di più, molti continuano ostinatamente a inseguire la favola del partito pragmatico, postideologico. Quella favola secondo cui per conquistare la maggioranza (ovviamente sfondando al "centro", il luogo della politica più inesistente al mondo), basta un programma ben fatto e la credibilità di chi lo propone, conquistata grazie al "merito".
E non si accorgono che la destra, in tutto il mondo e qui sopratutto, sta vincendo a mani basse proprio perché è schiettamente, coerentemente ideologica, e dà risposte e messaggi chiari e forti in termini di (dis)valori.

Karl Marx è stato ciò che è stato non perché ha scritto il Capitale o L'ideologia tedesca, ma perché mentre scriveva quei tomi li "vendeva" anche, facendo politica in prima persona. Non era un filosofo, era prima di tutto un politico.

Quanto a spessore e capacità di elaborazione culturale, oggi Walter Veltroni e Nichi Vendola sono sicuramente una spanna sopra i loro competitori nei rispettivi partiti. E, quindi, non c'è proprio da stare allegri.


12 giugno 2008

Entusiasmo

Eccoci qui, i soliti maschi di mezza età, una trentina di professional di varia provenienza riuniti nella sala riunioni del Botteghino, a via Nazionale. Che ancora esiste, solo con l'insegna cambiata in PD.
Fra i capelli grigi o le pelate largamente prevalenti, spicca la presenza di ben 2 (due) donne di cui una abbastanza giovane, e di ben 3 (tre) "giovani" attorno ai trent'anni.
E' la riunione della rete per l'innovazione del PD, il luogo dove dovrebbe riunirsi, appunto, ciò che c'è di davvero nuovo, innovativo, curioso ed aperto nel partito.
Però, il colpo d'occhio dice il contrario, e sebbene alcuni interventi siano interessanti e pieni di buone intenzioni e trasudino competenza, quel che resta più tristemente impressa è l'osservazione finale di Amalia, che dice che non vorrebbe trovarsi nella eterna condizione di dover chiede ascolto ai politici.
Come mi fa notare tornando verso casa Daniele, è l'ennesima volta che partecipiamo a una riunione nella quale ci si lamenta perché non riusciamo a trovare un canale per incidere davvero nei confronti dei nostri inamovibili politici del PD.

Il fatto è che fin che se lo dicono i parvenu del circolo PDObama, o i volonterosi ma scollegati giovinotti de iMille, o chi giornalmente si lamenta e si sfoga sui deprimenti forum del PD, la cosa può anche essere normale. E' invece davvero preoccupante quando lo dice gente che, effettivamente, è ben più vicina alla "stanza dei bottoni", come i responsabili della Rete. Davvero, l'autoreferenzialità unita ad una totale frammentazione organizzativa e al totale caos dei poteri sta distruggendo il PD. Urgono statuti, strutture, congressi ordinari e straordinari, meno pippe mentali e meno fumoserie.
Ma per fare tutto ciò, urge anche un po' di entusiasmo, ossia di militanti.
Una merce troppo rara, di cui non a caso ormai anch'io non mi sento più parte.


9 giugno 2008

Toc, toc, c'è qualcuno?

Oggi, 9 giugno 2008, sul forum sui temi energetici e climatici del Partito democratico il post più recente degli iscritti è del 31 marzo, è ancora in home page (al terzo posto!) un mio post elettorale del 26 marzo, e l'ultimo post "redazionale" di Silvestrini, del 5 maggio, ha avuto ben 1 commento.

Forse il PD non c'è più. O forse non fa più politica, salvo l'accanimento con il quale il suo ceto politico lotta per spartirsi le spoglie del poco potere rimasto, o per affondare i suoi militanti in ignobili polemiche sulla collocazione in Europa.



Dimenticavo, non solo il sito dei DS è vivo e vegeto. Anche quello della Margherita è vivo e lotta insieme a noi...


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20 aprile 2008

Provvisioria (e poco allegra) conclusione

Eccomi di ritorno dalle elezioni. Domani racconterò del Municipio. Per ora accontentatevi dell'ennesima analisi del voto nazionale. Ne avrete lette già decine, come ho fatto anch'io. Non credo di essere granché originale, ma qualcosa ci tengo a dirlo comunque....

La sconfitta della Sinistra narcisista e le colpe immaginarie di Veltroni

La sconfitta della sinistra massimalista non è dovuta solo al voto utile. Il motivo vero è la perdita di credibilità di quel mondo. Pochi hanno notato il 470.000 voti alla camera (1,4) e il 420.000 al senato (1,2) a Sinistra critica, PCDL e Bene Comune, tolti a SA e quindi causa del mancato raggiungimento del quorum. Se ci aggiungiamo una quota degli astensionisti grillini (poco rilevanti, certo), se ne deduce che il "voto utile" ha contato poco nella debacle di SA. Semplicemente, offrivano una prospettiva ridicola, e la gente li ha abbandonati da una parte (ultrasinistra e non voto), dall'altra (voto convinto al PD, unica sinistra possibile), e soprattutto, come sembrano dimostrare le prime analisi dei flussi, direttamente verso destra e verso la Lega. Quelli che accusano Veltroni di aver distrutto la sinistra non sanno di che parlano. Dovrebbero piuttosto chiedersi perché e come si sono suicidati, perdendo completamente il contatto con la realtà. Erano ridicoli nell'assassinare il governo Prodi senza volere farlo cadere (meglio Ferrando e Turigliatto, allora), erano ancora più ridicoli nell'urlare contro il protocollo welfare restando impallinati dalla schiacciante maggioranza dei sì al referendum, e poi facendo finta di niente, sono stati ridicoli ora nell'offerta di una sinistra di pura testimonianza in un paese che non ne può più di ingovernabilità, e che non ha più una classe operaia distingubile dai propri mille padroncini con cui si identifica.

E poi, semplicemente, il governo Prodi è stato peggiore del governo Berlusconi nella percezione degli italiani, perché un governo non è solo mettere a posto i conti. Qui in rete dovremmo sapere quanto è importante la credibilità. Di un blogger che non conosci personalmente, ti fidi se verifichi la sua credibilità tramite l'intreccio delle voci, quello che ti dice qualcuno altro di cui ti fidi, ecc. E così dai credito a quel che scrive, alle valutazioni che da. Se non lo ritieni credibile, per te non esiste. E ogni volta che Ferrero o Pecoraro Scanio scendevano in piazza, o che Mastella minacciava le dimissioni, o Padoa Schioppa era costretto a correggere la dichiarazione di qualche ministro, o Damiano diceva una cosa e Ferrero l'opposta, noi stessi militanti (figurati gli altri) davamo meno credibilità a quel governo.
Questa perdita di credibilità ha travolto il governo, tutti i suoi partiti ma, giustamente, soprattutto i partiti maggiormente responsabili di questa deriva di irresponsabilità narcisistica: la sinistra massimalista e il centro sfascista di Mastella che però, grazie alla mossa di Veltroni, è stato eliminato prima della corsa.
Veltroni ha fatto quindi l'unica cosa possibile, rompendo un'alleanza senza alcuna credibilità e tentando di disgiungere i risultati di governo dal governo stesso. Ma era pur sempre un'operazione difensiva, complessivamente difficilissima. Che infatti ha fruttato un consistente recupero da una situazione disperata, ma poteva fruttare la vittoria solo con un vero miracolo.
Anche perché la credibilità perduta dal governo si associava con l'evidenza di un Prodi ostaggio e debole, e con l'ansia generata da un governo che dura pochi mesi. L'offerta di Berlusconi, niente miracoli ma un capo identificabile e una lunga stabilità, era infinitamente più credibile della nostra, per un popolo elettore che ha una memoria dei fatti politici che in genere non arriva ai sei mesi e, quindi, esclude automaticamente una valutazione di più lungo periodo.

Per concludere su questo punto, vi consiglio vivamente di leggere Quartieri che sul tema è molto più efficace di me, e inoltre copio qui un semplice calcolo di mio fratello e qualche sua considerazione:


A proposito della colpa di Veltroni di aver cancellato la sinistra (intesa come rifondazione e alleati) e dei dubbi che ho raccolto in proposito vi faccio solo 2 semplici calcoli:

3,1+1,5=4,6  ovvero sinistra arcobaleno + sinistra critica + partito comunista dei lavoratori = quorum

33+4+3+1=41 ovvero tutti i partiti rimasti nel perimetro dell'ex Unione (mai nome fu più lontano dalla realtù dei fatti e dei comportamenti) ovvero PD + IdV + SA + PSI  è sempre molto al di sotto del 50 (con gli arrotondamenti e i voti dispersi qui e là dovrebbe arrivare al 43 al massimo)
 
quiindi:
1) La sinistra arcobaleno ha preso più voti quando si presentava assieme a Mastella rispetto ad ora che andava da sola
2) qualsiasi fossero le alleanze il tetto sarebbe stato intorno al 41-43 per cento, non possiamo certo credere che una riedizione dell'unione avrebbe trattenuto i voti che sono andati all'UDC alla Lega o al PdL, avremmo quindi perso comunque
3) certo in questo modo SA avrebbe superato il 2% e sarebbe ancora in parlamanto
ma:
4) va bè che Veltroni è buono, ma il compito che aveva non era quello di salvare Rifondazione comunista
5) non credo che i 4 partiti si sarebbero presentati assieme come sinistra arcobaleno, sarebbero andati da soli e 3 su 4 o 4 su 4, non avrebbero raggiunto il quorum lo stesso

Infine, non posso fare a meno di citare questa incredibile dichiarazione di Gasparri, che si infila nella ridicola lamentela colpevolista degli orfani della sinistra massimalista:
dalla "diretta" di Repubblica on line del 17 aprile 2008:

11:35 Gasparri: "Sinistra non voti Pd, il suo carnefice"

"Veltroni e il partito democratico hanno spazzato via dal Parlamento la sinistra comunista. Mi auguro che adesso chi è stato abilmente cancellato si mobiliterà a sostegno del popolo della libertà. Un voto dato al Pd, e a Roma a Rutelli, sarebbe un sostegno verso il proprio carnefice". Lo dichiara Maurizio Gasparri.


Se chi ha votato Sinistra Arcobaleno abbocca a simili idiozie, dandosi la zappa sui piedi (visto che al comune SONO nella coalizione ed ELEGGONO un buon numero di presidenti di municipio, avranno assessori ecc.), siamo messi proprio male...

Il declino italiano

Ma allontaniamoci da queste piccinerie e da questi problemi, che mi sembrano ormai del passato, e proviamo ad avere una prospettiva di più lungo periodo. Perché da una prospettiva di lungo periodo si vedono cose ben più gravi e preoccupanti della scomparsa della sinistra narcisista.
Nel lungo periodo, l'Italia è destinata al declino. Tutta l'Europa, in vario modo, corre questo rischio su scala globale, o perché è vecchia, perché non è il cuore dell'innovazione né del commercio mondiale. Ma altri paesi si sono ben attrezzati almeno a resistere e, forse, a trovare il modo di invertire la tendenza: la Francia con le sue azzeccate politiche demografiche e con il mantenimento di alcuni fondamentali asset strategici industriali e nella distribuzione, la Spagna con il suo nuovo dinamismo e l'apertura sociale, la Germania con una capacità di esportazione e di innovazione tecnologica notevoli.
Il sistema produttivo italiano non è ancora tutto da buttare, ed anzi alcune piccole inversioni di tendenza si sono viste. E tuttavia il quadro generale testimonia sia della perdurante difficoltà del nord, sia sopratutto della zavorra criminale meridionale.
(Detto per inciso, la vittoria al sud con Lombardo e le frasi di Dell'Utri e Berlusconi su Mangano, vero e proprio invito al voto mafioso, è l'aspetto più terrificante di tutta la faccenda, perché dice che non solo ha vionto la destra protezionista, identitaria e sicuritaria, ma che c'è anche una specificità criminale italiana da cui non ci si riesce proprio a liberare).

Questi due anni di governo Prodi, al di là degli eccezionali risultati macroeconomici e dei piccoli segnali di ripresa dell'export in certi settori, hanno trasmesso un'immagine di declino e di mancanza di speranza e di futuro. La politica della paura di Berlusconi e Tremonti (paura concreta dell'immigrato e della criminalità, paura globale dell'economia cinese emergente, paura del nuovo, del diverso e del mischiarsi con l'altro), ha trovato un terreno fertilissimo per affermarsi. Sopratutto fra i giovani e i lavoratori del nord. I giovani che percepiscono la nuova precarietà come un destino ineluttabile, e non credono all'esistenza di soluzioni. Danno per scontato che così sarà sempre, ed anzi in fondo ringraziano per qualche scampolo di reddito e di lavoro, perché sono certi che ci sarà sempre qualcun altro in Romania o in Cina, disposto a lavorare al posto loro in condizioni anche peggiori.
Per quale motivo questi giovani e questi lavoratori con scarsa forza contrattuale, poco formati, avrebbero dovuto affidarsi al sogno veltroniano della nuova crescita, dello sviluppo basato sulle nuove tecnologie e della speranza di futuro? Molto più realistica ed affidabile, dal loro punto di vista, la promessa di pura protezione offerta dalla Lega e/o da Berlusconi. Una promessa buona anche per gli imprenditori e i professionisti e per i commercianti, quando sapientemente unita a quella, solita e ben collaudata nell'anarcoide Italia, di meno stato, meno lacci e lacciuoli e meno tasse.
In sostanza, un paese vecchio va in trincea, si chiude in se stesso, si affida a un capo sicuro, potente, che trasmette tranquillità perché "è un uomo di successo".
E quindi, se è vera come è vera la teoria secondo la quale il cuore dello sviluppo di un paese sta nella capacità di attrarre una classe creativa aprendosi verso l'esterno, integrando idee, forze e capitali da fuori, un paese vecchio che si chiude in se stesso non fa che accelerare il proprio declino.

Purtroppo, però, un tale discorso sulla crescita - che in fondo non è altro che il discorso del PD di Veltroni - non è comprensibile, non è vendibile come lo è invece la politica della paura. O, per meglio dire, è vendibile solo a quella parte della popolazione che dispone di sufficienti strumenti e risorse per potersi permettere di rischiare. E che, ovviamente, vuole farlo. Vecchi innovatori immaginari come me, giovani ricercatori, o comunque persone che in fondo si sentono le spalle coperte. E questo spiega il paradosso di una politica pensata per convincere i più deboli e i più precari, che finisce per avere maggior appeal proprio sui più (variamente) garantiti.


Come si prendono i voti?

Se la Sinistra Arcobaleno ha perso totalmente il contatto con la realtà e con il paese reale, anche il PD infatti ha i suoi problemi. Il giro delle 110 province di Veltroni in campagna elettorale è la metafora della difficoltà: la parte attiva, innovativa, cosmopolita del paese, anche al nord, si aggrappa alla speranza e riempie le piazze e si attiva entusiasta. La parte profonda, quella che semplicemente non esce di casa, o che se esce va altrove, nel chiuso delle microcomunità dove dovresti riuscire a infilarti, e dove i leghisti, ad esempio, si trovano benissimo, quella parte proprio non si accorge che esisti. Veltroni, per costoro, è al massimo un ex comunista o il sindaco di Roma ladrona. O uno che spreca soldi per le notti bianche (chi è che sa che quell'iniziativa è pagata dagli sponsor e frutta a Roma una montagna di reddito?).
Il PD primo  partito a Treviso città con il 32%, in una Provincia trevigiana che gli da in tutto il 24% spiega molto bene la situazione.

E allora, come si prendono i voti? Non avendo le famose TV, che costruiscono il senso comune ma non bastano nemmeno a Berlusconi, altrimenti i voti del nord non sarebbero migrati anche dal PDL alla Lega, l'unico modo di prendere i voti della parte diciamo così "non cosmopolita" del paese, della provincia, delle periferie, è quello di essere capillarmente capaci di dare risposte concrete a piccoli problemi concreti territoriali. L'hanno detto e scritto ormai un po' tutti, che la lega ha ormai una classe dirigente diffusa in grado di sentire le persone e offrire risposte magari semplici ma a volte perfino sensate, nel breve periodo. Mentre, tralasciando per carità di patria gli astratti furori ideologici della SA, il PD semplicemente non c'è, perché non ha risposte da dare alle esigenze delle microcomunità.

L'illusione del PD del Nord (e del Sud)

La soluzione che sento proporre con grande convinzione un po' dovunque è quella del PD del Nord (magari corretta dall'esigenza, speculare, di fare anche un PD del sud, dove pure i problemi non sono pochi).
Permettetemi di dire che, purtroppo, a me sembra una soluzione illusoria o, per meglio dire, una soluzione impossibile, salvo che si accetti di perdere il significato stesso e l'idea di fondo del Partito Democratico.
Mi spiego.
Cosa dovrebbe fare questo PD del Nord? Si dice: essere più presente sul territorio, dare ascolto alle esigenze dei cittadini, avere un approccio più attento ai bisogni del territorio, autonomista. Ma:
  1. Per raggiungere questi risultati non serve un PD del Nord ma concreti militanti distribuiti nelle cento città e nei cento paesi, che oggi non si vedono proprio. Nel 1948 mia madre e mio padre, novelli sposi cresciuti alla politica nella resistenza e nel PCI di Reggio Emilia, furono mandati dal partito ad "evangelizzare" Novara, nota plaga democristiana. E per questo io sono nato e ho passato i miei primi anni in quella città. Pensiamo forse sia possibile riprendere quel modello, e trovare persone disposte a trasferirsi sulla ormai celeberrima fascia pedemontana per convincere il popolo leghista a cambiare casacca?
  2. Soprattutto, resta il problema di fondo di quali sarebbero queste famose risposte ai bisogni del territorio. Se si tratta di scimiottare la Lega, di chiedere più sicurezza, di cacciare qualche immigrato (salvo richiamarli in fabbrica o a fare le colf, ma l'importante è che fuori dell'orario di lavoro miracolosamente spariscano), allora semplicemente si negherebbe la ragione sociale del PD. Un partito aperto, innovatore, riformista ed inclusivo non può proporre la pura repressione come soluzione al problema della sicurezza, e non può proporre il puro protezionismo economico al problema della concorrenza, della produttività e della globalizzazione. Deve necessariamente fare discorsi più complessi, proporre assieme inclusione e lavoro capillare per la legalità ed il controllo, magari inventarsi soluzioni di alta tecnologia come quelle proposte nel programma di Rutelli. Deve continuare a puntare sulla liberalizzazione, contro il corporativismo, e quindi anche sul rischio e sul merito. E perciò non solo sulla protezione. 
  3. In queste condizioni, si tratta di una battaglia persa. O le persone a cui ti rivolgi sono in grado di fare almeno un passettino verso una visione non inchiodata al presente e ai 100 metri quadri attorno a sé, oppure non potremo mai proporgli soluzioni credibili per loro. Perché se sei inchiodato sul presente, l'unica soluzione che vedi è l'immediata repressione ed "abolizione" del problema, e non riuscirai mai a capire che tanto l'onda dei migranti non si fermerà, e che quindi la strategia migliore per subirne meno il danno è proprio l'inclusione l'integrazione più rapida e più aperta possibile.

L'irrilevanza della rete

C'è un'altra cosa importante da dire in un blog. Ancora una volta, qui in Italia si dimostra la sostanziale irrilevanza della rete e del suo pubblico attivo. Certo, i partiti e i candidati cominciano ad utilizzare la rete. Certo, l'organizzazione degli eventi, la comunicazione, la notizia, passa sempre più spesso per la rete e la posta elettronica, che moltiplicano e velocizzano. Certo, tutti noi ci siamo appassionati al Circolo Obama del PD o abbiamo consultato ansiosi o incuriositi netmonitor per vedere se venivamo citati ed entravamo così in relazione con il giornalismo "vero".
Ma la discussione in rete continua ad essere irrilevante. Irrilevante per la definizione dell'agenda dei problemi. Irrilevante per la sostanziale incapacità di modificare le opinioni nel mondo reale. Irrilevante perché nessuno che non sia già parte della tua conversazione riesce davvero a conversare con te. Gli esempi di osmosi, di dialogo vero fra qualcuno di destra e qualcuno di sinistra, sono l'eccezione che conferma una regola di sostanziale incomunicabilità.
Sarà per la prossima volta?

Provvisoria (e poco allegra) conclusione

Veltroni deve continuare così, nessuno deve gambizzarlo perché questa è l'unica strada giusta e possibile. Continuare a coltivare il progetto del futuro, migliorandolo con meno giovanilismo e più merito, meno retorica e più sostanza di progetto rivoluzionario per il paese: rottamazione del petrolio, infrastrutture, giustizia sociale vera, produttività, ricerca e istruzione, Europa, laicità ed apertura all'esterno e al diverso, lotta costante alla politica della paura. Un progetto basato su quella che mi piacerebbe chiamare "crescita ecologica", capace anche, doverosamente, di integrare e rappresentare le opinioni della parte migliore di quelli che, da sinistra, gli hanno assicurato un po' di "voto utile".
Ma per avere chance di vittoria che non siano legate solo alle eventuali disgrazie dell'avversario (insomma, al fatto che Berlusconi si riveli ancora una volta davvero inadatto e incapace a governare, come nel 2001), dovrebbe anche riuscire a rifondare un partito capace di integrarsi capillarmente nella società locale, nelle microcomunità, di dare risposte ai singoli piccoli interessi.
Peccato che una simile quadratura del cerchio sia sostanzialmente impossibile, perché avere lo sguardo lungo del futuro è in contraddizione, oggi, con il dare risposte al micropresente degli interessi locali. Campania, Tav, Malpensa, ma anche le infinite discussioni sul cosette come il Parco delle Mura Aureliane, stanno lì a dimostrarlo.


11 aprile 2008

Perché votare Rutelli è un'ottima idea

E' sufficiente andare a leggere questo blog o, ancora meglio, il documento pdf che si può scaricare da lì. Roma merita davvero innovazione.


27 marzo 2008

Le mie domande a Walter

Stanotte è in corso un esperimento di dialogo in rete con Walter Veltroni. Le mie domande sono come sempre complicate, e nella marea delle domande che sono già arrivate, via La Stampa e via sito del PD, difficilmente saranno considerate. Comunque, eccole qua:

caro Walter, vorrei qualche risposta sulla politica ecologica ed energetica (ed economica, che è lo stesso) del PD:
  1. c'è un'offensiva sul ritorno al nucleare. Anche ieri su La Stampa Deaglio, che normalmente apprezzo, ci è cascato. Francia e Gran Bretagna hanno interessi specifici, ma NOI dovremmo sapere bene che l'uranio sta finendo (esattamente come il petrolio) e quindi il nucleare non è affatto una soluzione. Non sono contro la ricerca per la fissione o la fusione di IV generazione, ma non sarebbe il caso di dire chiaro e forte che, appunto, l'uranio sta finendo e salendo di prezzo, e quindi bisogna puntare tutto sulle alternative?
  2. perché nel programma del PD non si fa nemmeno cenno alla geotermia di terza generazione? L'Italia è l'unico posto simile all'Islanda, abbiamo giacimenti termici di profondità nei nostri mari e non li sfruttiamo. Siamo pure bravissimi nelle tecnologie di trivellazione, ma le usiamo stupidamente per estrarre sabbie bituminose o schifezze simili. Si potrebbe far rinascere la Campania con piattaforme of shore miste geotermico di profondità, eolico e solare. Un po' di fantasia non si può mai usare???
  3. Ultima domanda ecologico/economica. A sinistra va di moda la teoria della decrescita felice. E' una teoria interessante, che coglie nel segno quando dice che, comunque sia, la crescita quantitativa infinita non è possibile, ma sbaglia confondendo la crescita delle quantità con quelle del valore. Noi del PD siamo giustamente per la crescita dell'Italia, anche la crescita del PIL, perché senza crescita non c'è nulla da distribuire. Ma mi piacerebbe sentire una parola un po' più chiara e netta sul fatto che la crescita del PIL non è un obiettivo "a qualunque costo": il PIL deve crescere solo in valore e mai in quantità, aumentando la produttività e i beni immateriali, se non addio terra. Qualcuno lo può dire chiaramente?
E, poi, c'è la domanda collettiva posta da tutto il circolo PD Obama. Eccola:

Caro Walter, vogliamo chiederti cosa il PD vuole fare affinché:

# si garantisca, attraverso opportune politiche di gestione dell’infrastruttura e dei servizi di rete, sia l’accesso che lo sviluppo della rete a banda larga in Italia, sia la nascita di nuove imprese giovani e competitive che offrano servizi innovativi su tale rete

# la rete sia finalmente e rapidamente davvero utilizzata per trasformare la nostra obsoleta Pubblica Amministrazione e fornire servizi seri e rapidi ai cittadini

# il PD si spenda a favore del software libero e della libertà di scambio di contenuti in rete, trovando modi nuovi e meno stupidamente punitivi per difendere il diritto d’autore, e abolendo l’assurda ed inutile Legge Urbani

# il PD si faccia promotore di modifiche alla legge Gasparri e al decreto Pisanu, norme che impediscono lo sviluppo di iniziative di ‘condivisione dal basso’ dell’accesso alla banda larga

# il Partito Democratico, e la politica in generale, inizi a prendere sul serio la rete, a considerarla e a farne un luogo di vera partecipazione, discussione e deliberazione: insomma, che il PD sappia ascoltare e partecipare alla grande e nuova conversazione democratica della blogosfera, dotandosi di adeguate risorse, capacità e responsabilità per farlo. In tal senso ti chiediamo come dovranno essere inquadrati nel partito i circoli online come il nostro, e ci auguriamo che iniziative di incontro online come quella di oggi possano ripetersi spesso e con il risalto che meritano.

# Il PD metta in pratica al più presto quanto previsto nello Statuto riguardo al Sistema Informativo per la Partecipazione, che significa appunto trasparenza, democrazia on line, ed anche messa in rete di tutti i circoli, e non solo quelli on line (vedi anche http://imille.wikispaces.com/Il+Sistema+per+la+partecipazione )

Un ultimo consiglio personale: Walter, la rete è davvero la 111 provincia, una provincia attiva e piena di idee e risorse, che va frequentata e dove bisogna viaggiare per conoscerla bene. Ad esempio,le cose che ti chiediamo, come circolo on line, derivano da una lunga presenza in rete a fianco del PD (vedi qui: http://pattoconwalter.splinder.com)



27 marzo 2008

Links for 2008-27-03

  • Ho fatto qualche riflessione a margine del Circolo on line Obama del PD e della conversazione in rete: si può leggere qui
  • Nel frattempo, questa notte la 111^ Provincia sarà in videochat con Veltroni
  • Sempre attorno alla rete, Luca De Biase svolge acute riflessioni sulla conversazione dei blogger; come spesso accade,. condivido e scopro che stavamo facendo quasi pensieri paralleli
  • Sempre Luca merita un'altra citazione, perché la sua riflessione sul pessimismo giovanile e il futuro è davvero illuminante.


25 marzo 2008

Una nuova politica si può fare - Post di servizio

Venerdì 28 marzo, ore 18.30
Fonderia della Arti, via Assisi, 31 (Metro A Ponte Lungo, Ferrovia FS Roma Tuscolana)

TEMA
www.iMille.org presentano: Una politica nuova si può fare
Tre idee di innovazione per la partecipazione

Partecipa: Diego Bianchi "Zoro"    (http://zoro.blog.excite.it/)

SVOLGIMENTO:
Ore 18:30 Spazio Video: Davide Andriolo e video della serie
Tolleranza Zoro (1 puntata)
In contemporanea: piccolo aperitivo di benvenuto con chiacchiere
Ore 19.00: Corrado: un Municipio partecipato: tecniche e metodi
innovativi per la partecipazione delle comunità locali alle decisioni
efficaci.
Ore 19.20: Massimiliano: come si può seguire in modo partecipato ed
innovativo la realizzazione degli interventi PRG di Roma
Ore 20.00: Ivan: trasparenza in parlamento, ascolto, ruolo della rete
e del pubblico attivo

Ore 20:30: Il video di Paolo Virzì per Ivan Scalfarotto
Ore 20:45 video della serie Tolleranza Zoro (6 puntata)...no il dibattito no:-)

Se tutto va bene, per i non romani l'evento potrà essere seguito anche in streaming video in Internet. Seguono dettagli


21 marzo 2008

Noi garantiti

Le cose che accadono:
Oggi sono ancora in sciopero, per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro del Commercio. Quindici mesi di ritardo, e la Confcommercio intenzionata a non concedere nulla ed, anzi, a chiedere ancora meno tutele e diritti, in cambio di un aumento salariale ridicolo, che non copre nemmeno lontanamente l'inflazione.
Nel frattempo, la mia azienda, che non ha mai firmato un contratto integrativo aziendale, continua a traccheggiare nella trattativa finalmente avviata con la RSU.
Proprio ieri La Stampa e il sito de La Voce hanno pubblicato un interessante articolo di Boeri e Garibaldi sulla riforma dei modelli di contrattazione e dei famosi due livelli contrattuali
Oggi il sondaggio di Repubblica sulle intenzioni di voto ha per titolo "Operai sempre più poveri e a destra"
Ho scritto un post per il blog de iMille , in cui rifletto di massimi sistemi e di "nuovo protezionismo". Il quale, nella mente semplificante di chi lo propone, dovrebbe servire proprio a salvare i "capannoni" e chi ci lavora.

Le cose che penso:
Noi, lavoratori a tempo indeterminato delle medie e grandi aziende, siamo davvero dei garantiti. Il livello delle nostre garanzie - per non dire di quello, ancora più impressionante, dei dipendenti pubblici - è tale da aver ingessato il sistema Italia e la sua produttività. L'invenzione della flessibilità da Treu in poi ha reinventato i posti di lavoro per i giovani e ridotto la disoccupazione, ma ha istituzionalizzato un mercato totalmente dualistico: ad una parte tutte le garanzie, dall'altra praticamente nessuna. Da una parte la pensione giovane e ricca, dall'altra nessuna pensione in vista. E ha prodotto anche il pessimo risultato di una strutturale perdita di produttività del sistema Italia. I sindacati che hanno ostinatamente difeso gli insider senza curarsi dei precari, sopratutto in comparti pubblici o in luoghi scandalosi come Alitalia, non sono affatto innocenti.
Ma la cosa ironica è che questo dualismo si sta dimostrando impossibile anche per noi garantiti. La vicenda del contratto del commercio mette in bella evidenza questo effetto plastico da esercito industriale di riserva di marxiana memoria: i precari esistono, si mischiano a noi garantiti come zombie nel territorio dei vivi, e ci sbranano progressivamente togliendoci spazio. E noi, forse per la prima volta, ci rendiamo conto che se non difendiamo anche loro, se non riusciamo a farli tornare vivi, diventeremo zombie anche noi.

Non c'è dubbio che sia necessario rivedere il modello di contrattazione, e dare più spazio a quella aziendale. Ma senza ipocrisie e con clausole di salvaguardia, come quelle suggerite da Boeri e Garibaldi. Perché le imprese nostrane giocano su tavoli truccati. Danno lezioni sulla necessità di aumentare l'età pensionabile, e poi tentano di liberarsi di chiunque abbia superato i cinquanta. Teorizzano l'abolizione o lo svuotamento del contratto nazionale in favore dei contratti aziendali, ma poi si rifiutano di firmare alcun contratto integrativo aziendale.

Uòlter dichiara che risolvere il problema della precarietà sarà la sua ossessione. Qui sopra c'è qualche piccola traccia, nella direzione di chiedere uno sforzo a noi garantiti, ma anche alle imprese.


16 marzo 2008

L'inversione delle parti

Comincio a pensare che questa strana inversione delle parti, con Berlusconi pessimista o quanto meno realista, e Veltroni che invita alla speranza e all'ottimismo del fare, sia un segnale molto profondo. Un segnale che ci dice che è purtroppo molto probabile che la rimonta di Veltroni non basterà ad invertire il risultato. Ma che dice anche che la sinistra ha un futuro.
Primo. Il Berlusconi pessimista è coerente con il messaggio generale dell'Italia al disastro, e del disastro imputato al solo Prodi. Ma, sopratutto, è coerente con la crisi di fiducia e la terribile paura di non farcela che sta prendendo un po' tutti gli italiani, con l'impressione di accerchiamento, dall'invasione degli stranieri alla paura della Cina, al dollaro in picchiata e alla crisi dei mutui.

Ancora una volta, il caimano dimostra una naturale empatia verso la pancia del paese. E questo lo fa fortissimo, proprio perché vecchio e privo di vera speranza, proprio perché abbarbicato al sogno protezionista di Tremonti. Proprio perché così simile al paese che rappresenta.
Secondo. Veltroni, con l'idea che l'Italia può farcela, se solo si ritrova fiducia nelle proprie capacità, rientra finalmente in sintonia con ciò che era sempre stata la sinistra, per definizione orientata al futuro e al miglioramento, dopo anni in cui la sinistra si presentava con l'aria un po' musona del risanamento finanziario. Ma questo messaggio lo costringe a buttare il cuore oltre l'ostacolo e ad allontanarsi forse troppo dal comune sentire depresso ed anche un po' cinico dell'italiano di oggi. Ed è per questo che la rimonta diventa davvero difficile: si attivano nuove energie ed entusiasmi, ma si richiede una fiducia molto alta, che puoi costruire solo col tempo e con una credibilità difficile da raggiungere in poco tempo.
Terzo. Però almeno, questa proposta ha il vantaggio di essere quella giusta per il futuro, qualunque sia l'esito delle elezioni: l'ambientalismo del fare, ad esempio, fatto di fiducia in un uso consapevole della tecnica, tutto il contrario di certo cupo pauperismo ambientalista, è certo preferibile alla soluzione impaurita dei novelli protezionisti di destra. I quali, come ci ricorda Beppe, dopo essere stati turbocapitalisti e finto liberisti, ora si rifugiano in impossibili dazi. 
Ecco, proprio perché la situazione economica mondiale è davvero difficile, quello che occorre è fiducia e innovazione, non paura e chiusura. Ma i tempi perché le persone lo capiscano e, soprattutto si fidino di chi glielo dice, temo non siano i tempi di una breve campagna elettorale.


12 marzo 2008

Candidarsi

Come si può leggere qui, questi prossimi giorni, fino al 13 aprile, assumeranno per me un sapore un po' particolare. Candidarsi, sia pure per un consiglio municipale, e senza grandissime probabilità di successo (mai dire mai, però...corro per vincere, come quasi tutti), è un impegno, una fatica, una scommessa. E' smettere di stare in seconda linea, e metterci la faccia.
Quindi, nei prossimi giorni questo blog cambierà un poco tono e funzionamento. E proverà a concentrarsi su due cose fra loro distinte:
  • il racconto della mia piccola campagna elettorale, sia come cronaca che, soprattutto, per raccogliere qui le idee che mi piacerebbe vedere realizzate nel IX Municipio di Roma;
  • idee e riflessioni sulla partecipazione politica on line.
La politica on line, mi direte, non c'entra niente con la politica del territorio. Eppure, mi sembra che la mia candidatura sia - molto molto modestamente:) - la dimostrazione che c'è eccome, o almeno ci può essere, un rapporto fra virtuale e reale, fra rete e territorio. Se non altro perché se non avessi (ri)cominciato a fare politica qui in rete, non avrei nemmeno mai lontanamente pensato di provare a candidarmi. 


7 marzo 2008

Ipocrisie

Ho reagito d'istinto e con una certa durezza a una serie di post di Titollo sul PD, le candidature e dintorni. Poi ci ho un po' ripensato, e ho tentato di capire se il buon Tito non avesse qualche ragione ad accusarmi di riflesso condizionato e di atteggiamento tifoso: dato che siamo in campagna elettorale, mai criticare il manovratore.
Bene. Forse il riflesso condizionato c'è pure, però dietro tutta questa discussione sulla qualità delle candidature e sul rinnovamento della politica, comincio a vedere un po' troppa ipocrisia, ed è questo che mi disturba.

I fatti sono sintetizzati in questi dati statistici riportati da Franceschini , che indicano che l'innovazione ed il ringiovanimento nelle liste del PD è reale. Ma, ovviamente, ciascuno può discutere circa i nomi delle persone, e non digerire qualche novità come Calearo o Ichino, o qualche sopravvivenza come Crisafulli.

Però, appunto, un po' gli stessi critici non digeriscono né le novità, né le sopravvivenze.

Ma il punto vero non è questo. Ma quest'altro che mi provo a dire:
Si parte in genere da due assunti: (a) la necessità di dare rappresentanza maggiore ai giovani, di svecchiare una politica dall'età media elevatissima; (b) l'insofferenza totale dei cittadini verso la politica come professione: è luogo comune dire che nessuno o quasi dovrebbe fare il politico a vita, che si dovrebbe poter tornare al proprio mestiere dopo un'esperienza politica. E si nota che molti politici non saprebbero a quale mestiere tornare. Perché sanno fare solo i politici.
Però questi due assunti sono in almeno parziale contraddizione tra loro. Prendiamo un trentenne avviato ad una brillante carriera, che so, come giovane tecnico di alto livello in una azienda innovativa. E' una persona competente, interessata alle sorti del proprio paese, pieno di idee. Il candidato ideale per dare il suo contributo. Viene eletto da qualche parte. La sua brillante carriera tecnica si interrompe. Dopo 5 anni è di 5 anni meno esperto dei suoi colleghi, tecnicamente obsoleto, e magari la sua azienda fa di tutto per liberarsene, ad esempio trasferendolo in qualche posto remoto. Soprattutto se, come è giusto che sia, non viene eletto come capolista al parlamento, e quindi non si fa grandi aderenze e gran nome, ma come consigliere comunale in un comune piccolo o medio. E dovrebbe essere chiaro che il rinnovamento della politica non è una cosa che riguardi solo i massimi livelli ed anzi, forse è proprio nella politica territoriale che ci sono gli esempi peggiori di clientelismo da estirpare.
Bene. Il nostro che fa, a questo punto? E' abbastanza inevitabile e comprensibile, e del tutto logico, che tenti di continuare la sua esperienza politica. E' diventato, appunto, un politico di professione.
Se poi, come ormai è sempre più frequente, il nostro eroe è un lavoratore a progetto o un precario, le sue probabilità di tornare al normale lavoro si riducono ancora.

Ovviamente, c'è il caso che sia un libero professionista già affermato, e che qualcuno mandi avanti il suo studio in sua assenza. E anche questo spiega la sovrabbondante e deleteria presenza di avvocati in parlamento. Oppure deve essere un impiegato statale, che magari dopo la "parentesi" politica può tornare come nulla fosse successo - anzi.

Insomma, fra la teoria e la pratica del fare politica ci stanno di mezzo corpose condizioni materiali. In una società piuttosto bloccata in tutti i mestieri, è normale che anche il mestiere della politica sia piuttosto bloccato. E, soprattutto, il problema è come sempre un problema di costi. Perché l'ulteriore paradosso è che farsi eleggere (soprattutto se ci sono preferenze e collegi, o le famose e pur auspicabili primarie) costa. E allora, o ci piace il sistema americano dove solo i ricchi o chi è in grado di fare un massiccio fund raising può pensare di competere, oppure dovremmo cominciare ad accettare realisticamente che ci sia un certo non indifferente grado di professionismo in politica. E, in ogni caso, rivalutare un sano e corretto finanziamento pubblico alla politica.

E questo, tra l'altro, spiega pure come all'atto pratico non sia così facile, anche per politici ben intenzionati, trovare candidati nuovi disponibili e validi. E spiega perché spesso ci si affidi ai famosi "figli di". Li si conosce, e sono cresciuti nell'ambiente. E hanno meno paura di un luogo che altri non capiscono.


2 marzo 2008

Forum del PD: se son rose fioriranno... ma che fioriscano in fretta

L'ottimo Giuseppe A.Veltri, anche lui come me ne iMille, sempre più spesso citato da Zambardino che fa da cassa di risonanza del web politico su Repubblica, critica abbastanza nettamente i forum on line presenti nel sito del PD.
Nei commenti al suo post, molti notano che la confusione di questi forum è dovuta al fatto che funzionano anche come aggregatori dei blog di chi è iscritto, e non si capisce bene quale sia il criterio di aggregazione. Tanto che spesso vengono pubblicati post che con il forum c'entrano davvero poco. Il povero Giuseppe, poi, è incappato in un forum che, palesemente, semplicemente non è ancora partito (quelli sui new media o sullo sviluppo sostenibile o sull'energia, ad esempio, sono piuttosto vivaci e i contributi, sia da blog che da post diretto sul forum, vengono pubblicati piuttosto rapidamente dopo la moderazione).

Mi sembra che in questa faccenda ci siano due diversi problemi che si sovrappongono.
Il primo, è che le regole di funzionamento dei forum on line non sono chiare ed esplicite. Si intuisce che i post - immessi direttamente o via proprio blog - sono moderati, ma sembra che i criteri di moderazione siano diversi da caso a caso. Ad esempio, a giudicare da come i post di questo blog fluiscono dei tre forum a cui sono iscritto, mi sembra che quello new media faccia passare quasi tutto in automatico, mentre gli altri due siano più selettivi (e forse, dico forse, c'è qualche meccanismo per cui un post da blog viene pubblicato in un solo forum). Stranamente, i gruppi del cannocchiale disporrebbero di una tecnica per agevolare il lavoro dei moderatori, già usata per lanuovastagione: è possibile definire un tag che chi scrive sul proprio blog deve indicare per segnalare il gruppo in cui vuole essere pubblicato. Così, almeno, il moderatore del forum sull'energia non dovrebbe sorbirsi inutilmente questo post, che dovrebbe essere esaminato dal moderatore del forum new media.
A questo aspetto si lega anche il fatto che è difficilissimo (anche se teoricamente possibile), fare in modo che i propri post da blog siano pubblicati sul forum se non si ha un blog sul cannocchiale. Il ché è veramente inaccettabile - e lo dice uno che sta su questa piattaforma da anni...

Il secondo problema è la confusione fra questi forum on line, diretta filiazione dei forum di discussione del vecchio sito dell'Ulivo reinterpretata in chiave social software, e l'idea dei Forum tematici previsti dallo Statuto del PD.
Nulla vieta che questa piattaforma, migliorata e provvista di identificazione personale certa (iscrizione all'albo degli elettori, come previsto dallo statuto), possa essere utilizzata allo scopo. Però, per favore, chiariamo le regole e, comunque sia, sfoltiamo un numero di forum davvero eccessivo, con tematiche che si sovrappongono a più non posso.

In conclusione, in questi forum on line ci sono buone idee, ma si rischiano come al solito una totale perdita di credibilità
(era già successo ai tempi del social software de lanuovastagione ) se non vengono messi a punto presto e bene: facendo partire i veri forum tematici ufficiali, e lasciando magari più liberi e meno moderati dei forum/aggregatori per la libera e fluida discussione.

In appendice: l'articolo dello Statuto sui Forum tematici:
1. Le finalità dei Forum tematici sono: la libera discussione, la partecipazione alla vita pubblica, la formazione degli elettori e degli iscritti al partito ed il coinvolgimento dei cittadini nell’elaborazione di proposte programmatiche. I Forum producono materiali utili alle decisioni e all’iniziativa politica del Partito Democratico.
2. La partecipazione ai Forum è aperta a tutti i cittadini e le cittadine. I partecipanti, qualora lo accettino, vengono registrati nell’Albo degli elettori del Partito.
3. I Forum tematici sono attivati dai responsabili delle aree e dei settori tematici del Partito Democratico. Un Forum può altresì essere attivato qualora ne facciano richiesta almeno dieci cittadini e la proposta sia approvata dal Coordinamento nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti. Il Forum viene sciolto e non può essere ricostituito nell’anno immediatamente successivo se alle sue attività non abbiano attivamente partecipato, anche per via telematica, almeno cento persone nel corso dell’anno.
4. Il funzionamento dei Forum è disciplinato da un Regolamento approvato dal Coordinamento nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti.
5. Gli organi del Partito Democratico si esprimono sui materiali prodotti dai Forum quando discutono o deliberano su contenuti attinenti, secondo le modalità stabilite dal Regolamento di cui al precedente comma 4.
6. Il materiale audio-video ed i documenti prodotti dai Forum sono pubblici ed accessibili a tutti in forma gratuita e non sono oggetto di diritto d’autore. Il Partito Democratico li può liberamente utilizzare per l’elaborazione del proprio programma elettorale e più in generale delle proprie posizioni politiche.


29 febbraio 2008

Fondamentali dell'ambientalismo

Ci sono due affermazioni speculari che circolano sempre più spesso nel dibattito su energia, clima e sviluppo. Sono entrambe idee che diventano senso comune, indiscutibile, per chi le adotta. E sono entrambe idee sbagliate, seppure apparentemente opposte.
E' importante capirle ed analizzarle, perché il passo avanti vero dell'ambientalismo del fare di Veltroni e del PD, è proprio in una impostazione che supera e vuole sconfiggere queste due idee.
La prima idea è che l'unico modo realistico di combattere il cambiamento climatico sia adottare un radicale programma di decrescita (più o meno felice). Il ragionamento sottostante a questa idea, che è una semplificazione delle analisi di Georgescu-Roegen trasformate in indirizzo politico da Latouche, è che l'aumento della produzione, la crescita del PIL, incorpora per definizione tanto un aumento di consumo energetico, e quindi di emissioni, quanto un aumento dell'entropia.
La seconda idea, opposta, è che, anche ammesso che il problema del cambiamento climatico sia davvero così grave, l'unica cosa realmente importante sia competere per assicurare abbastanza energia per continuare a far crescere il prodotto (senza crescita non c'è nulla da distribuire). In questo caso, si sostiene che sole ed eolico non sono che palliativi per gonzi, e si invoca a gran voce la solita panacea per tutti i mali energetici, il mitico nucleare qui e subito.
Quel che è singolare, è che anche questa visione parte dallo stesso assunto dell'altra: ogni aumento del PIL incorpora per definizione un aumento del consumo energetico.
Il fondamento di un possibile ambientalismo del fare è nella considerazione, del tutto corretta dal punto di vista economico, che non vi è una correlazione diretta ed obbligata fra crescita del PIL e crescita dei consumi energetici (e della Co2). In termini più generali, il valore prodotto non è in relazione diretta con la sua quantità fisica.
Se ne deduce almeno quanto segue:
  • si può lecitamente perseguire un obiettivo di crescita del PIL per avere più risorse economiche da distribuire, senza che ciò sia necessariamente in contraddizione con il vincolo ecologico e climatico;
  • tale obiettivo di crescita è però vincolato dal mix di input produttivi necessario ad ottenerlo: la politica ambientale deve fare in modo che il sistema riesca a fra crescere il valore senza far crescere (o anche riducendo) il consumo di risorse naturali;
  • ciò implica che il valore deve crescere sopratutto nelle attività immateriali, e che quindi è davvero essenziale la società della conoscenza;
  • ciò implica anche che il PIL non è più la cosa più importante, e che è fondamentale la misura dello sviluppo più che della crescita; ma che, al tempo stesso, senza tenere conto del PIL non solo non c'è crescita,  cosa di per sé non gravissima, ma non c'è nemmeno sviluppo, cosa questa sì grave;
  • e ciò implica anche che, naturalmente, per conseguire un obiettivo di crescita del PIL sostenibile, è anche necessaria una contemporanea dose di "decrescita", intesa come risparmio. Ma stimolare comportamenti virtuosi nelle abitudini di consumo è tutt'altra cosa che avere un atteggiamento sostanzialmente pauperistico, che propone un mondo frugale e un poco medievaleggiante;
  • e, infine, è evidente che continuare a pensare in termini di business as usual, a immaginare che l'unica cosa importante sia aumentare produzione fisica e consumo energetico a qualunque prezzo, è una pia illusione, che può essere proposta solo da personaggi sprovveduti che sperano di convincere persone altrettanto sprovvedute.
Ecco, l'ambientalismo del fare proposto da Veltroni è davvero un passo avanti, checché se ne possa dire, proprio per questa sua caratteristica di fondo: la capacità di individuare una risposta credibile e solida al problema ambientale senza sottovalutarlo, ma senza confondere valori e quantità, fisica ed economia, tenendo conto delle interrelazione fra questi due aspetti ma non facendosene vincolare in modo apodittico, in un senso o nell'altro.


24 febbraio 2008

Ancora segnali in rete / e fare politica con la rete

Segnali
La conversazione su come riuscire a far pesare le persone concrete (il pubblico attivo, come direbbe Luca) nella politica e nella definizione dell'agenda del paese, continua in modo interessante:
  • da Luca De Biase che, citandomi, propone una sintetica ed efficace tassonomia in cinque punti;
  • da Giuseppe Granieri, che acutamente ricostruisce quattro diverse conversazioni sottostanti la "cosa" (la comunicazione politica, il commento politico, le forme di partecipazione, il cambio di paradigma) ed esprime fondati dubbi sulla effettiva rilevanza della pur interessante wikidemocracy - dubbi che, in qualche modo, abbiamo toccato con mano nel nostro wiki-mille;
  • da Ivo Quartiroli che,alla fine di un lunghissimo post a commento di Luca (mica solo io sono logorroico:-), finisce per proporre un programma politico ecologico e sognante che, sebbene certamente poco realizzabile, vi consiglio vivamente di leggere per il suo indubbio fascino e perché, di sicuro, qualcosa di quel programma bisognerebbe prenderlo davvero sul serio.
Politica


22 febbraio 2008

La nuova politica

Ecco un esempio.


21 febbraio 2008

Due segnalazioni

  1. Ho scritto un concettoso pezzo sulla politica in rete. Per chi interessa il genere, è qui. Ritengo di avere ragione, e di avere idee, e che qualcuno "in alto" dovrebbe ascoltare ed usare la mia competenza. Ugh, ho detto: qualche volta un po' di autoesaltazione non guasta!
  2. E' nato il primo circolo on line del PD. Mi sono pre-iscritto, anche se c'è un po' di confusione statutaria. Ciò che è interessante è che nel social software del circolo già si sta discutendo di tutto, fra forum e post sui blog degli iscritti: un fermento di idee e proposte, e molti nomi da lanciare come candidati al Parlamento, in occasione delle imminenti consultazioni nei circoli del PD. Primo tra tutti Ivan Scalfarotto, e poi anche Beppe Civati, Sandra Savaglio, Cristiana Alicata, Roberto Saviano, Marta Meo.


19 febbraio 2008

Conoscersi

Giovedì scorso, e poi domenica 17 in occasione della formalizzazione del coordinamento con il voto finale, ci siamo presentati. Ossia, ciascuno dei 39 candidati al coordinamento del circolo Alberone si è alzato in piedi e ha raccontato brevemente qualcosa di sé. Chi è, da dove viene, cosa fa nella vita, cosa vuole fare, che ci fa qui. Perché non ci conoscevamo tra di noi, provenendo da storie, esperienze ed età diverse.
Ho scoperto una varietà di casi, di storie, di competenze, come raramente mi capitava da tempo. Certo, c'è un'ovvia e perfino giusta prevalenza di militanti sperimentati provenienti dai due partiti fondatori. Ma la novità è visibile, ed è fatta di persone attive nelle associazioni e nel volontariato, di rappresentati dei nuovi cittadini extracomunitari, di giovani e persone comunque nuove alla politica attiva, con eseprienze professionali nei campi più disparati, da mettere a disposizione.

*****
Uno degli effetti più singolari del metodo con il quale sono stati eletti i coordinamenti dei circoli del PD a Roma, è che si sono ritrovate insieme persone che non si conoscevano affatto.
I candidati sono stati quasi ovunque il prodotto di un complesso miscuglio di accordi fra i due partiti fondatori, firme per la candidatura raccolte da singoli, proposte di associazioni presenti nel territorio, casualità varie.



Un miscuglio felice. Ora vedremo se porterà anche a un felice risultato.


16 febbraio 2008

Ottimo e abbondante

L'intervento di Veltroni di oggi, e soprattutto i 12 punti del programma, sono davvero di un livello alto. Ovviamente, non sono d'accordo su tutto. Ma l'impostazione complessiva è davvero nuova. E seria. E disegna un vero progetto per il paese, e non il solito piccolo cabotaggio dei programmi patchwork.

Un progetto che ha per la prima volta dietro alcune assunzioni di fondo coerenti: la priorità ambientale, declinata come ambientalismo del fare, la crescita inserita in un quadro di redistribuzione e, soprattutto, di sviluppo della libertà sostanziale (e qui si legge perfettamente la frequentazione di Amartya Sen, soprattutto nel punto del discorso dove Uòletr parla di diritto della felicità, e quindi introduce un modo radicalmente diverso di interpretare la crescita).

Un progetto che, oltre a questa solidità di impostazione, propone anche iniziative e scelte di governo concrete, come si addice ad un approccio pragmatico e riformista: ad esempio, gli obiettivi sull'occupazione femminile e gli asili nido, o la pianificazione precisa anche nel timing della riduzione della pressione fiscale, solidamente vincolata all'efficienza della spesa pubblica e alla lotta all'evasione.

Certo, dal mio punto di vista sarebbe servito dare un peso ancora maggiore al problema ambientale, il problema dei problemi. E costruire tutte le scelte programmatiche davvero attorno alla necessità di riorganizzare tutto il nostro modello di sviluppo alla luce del vincolo ambientale. Ma certo, il felice slogan "Rottamiamo il petrolio" è già l'evidente segno che il PD ha ormai acquisito una vera consapevolezza del problema.

Bene, a questo punto, davvero, ce la giochiamo con la campagna elettorale.  E il risultato, per fortuna dell'Italia, è sempre meno scontato.

(Qui ho messo gli appunti che ho preso durante l'intervento, come live blogging)


 


15 febbraio 2008

Links for 2008-02-15

  • L_Antonio ci delizia con un'analisi perfetta delle "alleanze" del PD, fra Di Pietro, radicali e socialisti.
  • Sullo stesso tema, iMille sostengono l'importanza dell'accordo con i radicali. Non sono molto d'accordo, ma neache del tutto contrario. Nei commenti al post, poi, si è aperto un acceso dibattito sul liberismo, nel quale io faccio prevedibilmente la parte della "sinistra radicale" del PD. Quello che vorrei far capire ai miei interlocutori, ma non è facile perché non sono discorsi da commenti a un post, è che la contraddizione ecologica ed energetica mette in discussione qualsiasi soluzione semplicemente liberista ai nostri problemi. E che ciò non toglie che nell'arretrata Italia vi sia bisogno anche di un deciso e rapido shock liberista per aprire le porte alle nostre capacità competitive. Un "ma anche" veltroniano che è maledettamente difficile costruire se non si accetta l'idea che, oltre a stato e mercato privato, esista anche un altro "settore" fondamentale, quello dei commons, ed altri attori mai rappresentati, le generazioni future. Il libro di Barnes, certo schematico e forse semplificatorio, fornisce però una splendida ed entusiasmante traccia.
  • Da ieri Veltroni non è più sindaco di Roma. Quartieri ieri ha scritto un post molto bello sul significato concreto e per nulla di sola immagine della politica culturale di Uòletr. Speriamo di poter continuare così.
  • E infine, visto che di energia ho accennato poco sopra, ecco il link a milluminodimeno. Fra venti minuti si spegne tutto, incluso il computer.


14 febbraio 2008

Election day, primarie e petrolio

  • Ho scritto un post un po' di pancia sul blog de iMille, e sono stato abbastanza pesantemente bacchettato, forse perfino un po' a ragione.
  • E, in questo momento, anche certe altre cose che fanno iMille mi lasciano perplesso. Come il collegamento con questi assaltatori liberisti. Che mi dicono essere quasi tutti simpatizzanti del PD.
  • Intanto, Maria Cascella scrive cose molto giuste che svelano alcuni equivoci sull'allegra ideologia delle primarie, la panacea di tutti i mali.
  • E, tuttavia, sentendo Veltroni ieri sera a Porta a Porta (ho fatto un'eccezione per l'insetto, che non seguo mai - ma per la verità, come sempre, il format dell'intervista all'ospite unico funziona molto meglio di quello solito del litigio continuato, perfino con Vespa), un po' di fiducia riesco ad averla. Per le cose che ha detto, per come le ha dette e, soprattutto, per questa battuta bellissima, detta per di più riuscendo a forzare l'argomento clima/energia, che a nessuno dei giornalisti presenti sembrava interessare:
Rottamiamo il petrolio.



4 febbraio 2008

L'agenda dei cittadini e l'agenda del PD

Come al solito, non c'è tempo . Berlusconi sa che i tempi rapidi giocano a suo favore. Ha ansia da elezioni perché sa che più tempo permetterebbe alle persone di ricostruire un po' di storia, di non votare sulla pura emotività, di ricordare i suoi cinque anni di crescita zero e squallore. I tempi rapidi, poi, si dice rendano impossibili le primarie, e così il porcellum e l'argomento grillesco "si sono eletti da soli" allontanerà dalle urne un bel po' di gente.
Forse, non c'è più tempo perché l'agenda della politica sia, almeno un poco, modificata dall'agenda dei cittadini. Cosa che sarebbe possibile in tempi normali, anche attraverso un lavoro di ascolto e di interazione con la conversazione che si svolge in rete. Un lavoro che preveda un qualche tipo di aggregazione e di organizzazione per priorità dei problemi in agenda e delle soluzioni ipotizzabili.
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Dopo una riflessione lunga sui temi dei media, della cittadinanza e della felicità, Luca de Biase ha lanciato , il giorno stesso della caduta del governo Prodi, una ampia discussione in rete su un possibile lavoro di agenda setting collettivo. L'intenzione sarebbe quella di fare un passo avanti, passando da una conversazione importante per la costruzione di una cultura partecipata, ma frammentata e senza scopo e risultato concreto, a un meccanismo più efficace, in grado - appunto - di far valere una agenda delle priorità dei cittadini in rete.
Il tutto, mi sembra, senza tentare scorciatoie mediatiche alla Grillo.
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In questi ultimi mesi, il lavoro collettivo de iMille ha prodotto una solida elaborazione teorica , alcune idee pratiche , qualche piccolo esperimento software e, infine e soprattutto, un risultato concreto che ha modificato l'agenda del PD. L'elaborazione teorica immagina cosa debba essere un partito aperto, fatto di una porosa relazione, simbiosi ed interscambio fra iscritti/militanti ed elettori. Le idee pratiche prefigurano come dovrebbe funzionare un Sistema Informativo per la Partecipazione (SIPA) messo a disposizione di un Partito politico di sinistra: essenzialmente, un circuito trasparente di definizione di problemi, valutazione delle priorità, proposta e valutazione di soluzioni, verifica delle azioni, accountability di dirigenti ed eletti, che partecipano ad un giocho di rete che, per loro stessi, può essere a somma positiva.
Il risultato concreto è l'introduzione nello Statuto del PD della doppia idea che il Partito debba disporre di un SIPA - e che eletti e dirigenti siano tenuti a usarlo in piena trasparenza - e che la partecipazione dei militanti può anche aggregarsi direttamente in rete e non sul territorio, attraverso circoli on line.
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La discussione avviata da Luca ha avuto, nei suoi interlocutori, un andamento che mi è parso un poco strano. Dimostrando una certa suscettibilità da anarchico della rete, qualcuno lo ha perfino, in qualche modo, accusato di voler fare da moderatore e concentratore dell'agenda - e quindi da leader autoimposto. Più acuto, come spesso gli capita, il contributo di Beppe che segnala come, per trasformare la conversazione in qualcosa di non puramente culturale, la rete ha già inventato, a volte con grande successo, il meccanismo delle campagne.
****
Ma, al di là dello specifico della discussione, quello che vorrei notare è che qui è come se si stiano sviluppando due processi paralleli. iMille propongono una soluzione interna ad un partito (ma che, in sé potrebbe essere adottata da chiunque). Luca parla di uno strumento più lasco, a disposizione in generale della partecipazione democratica e della messa a punto dell'agenda dei problemi del Paese. Anzi, meglio sarebbe dire non uno "strumento", ma un ambiente, una serie di soluzioni. E si pone, da buon giornalista, anche il problema del rapporto fra rete e media tradizionali.

Forse è bene che questi processi paralleli continuino a procedere in modo indipendente. Però sarebbe anche utile che ciascuno tenesse conto dell'altro, perché entrambi partono dalla stessa domanda di base: come ridare fiato e credibilità alla democrazia (spazio alla repubblica, come direbbe Luca), aiutandosi con la rete e le sue ricche conversazioni.
Soprattutto, mi azzarderei a dire con una certa soddisfazione che, una volta tanto, c'è un pezzettino di un partito che in un certo senso è  più avanti della rete. Che ciò che si è scritto nello Statuto diventi poi realtà, è ovviamente una scommessa, perché forse molti non ne hanno nemmeno colto le implicazioni . E tuttavia, è un solido inizio.

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Torno al tempo brevissimo che ci è dato. Né l'agenda di Luca, né il Sistema per la Partecipazione de iMille esisteranno il giorno delle prossime elezioni. Ma possiamo, in qualche modo, tentare di far finta che ci siano già, ragionare come se già ci fossero, obbligare tutti i nostri interlocutori politici a fare i conti con le richieste dei cittadini. Ad ascoltare.
E, comunque, possiamo, il giorno dopo le elezioni, continuare a lavorarci.

Qui ci sarebbe un posto dove discuterne

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