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21 febbraio 2011

Real politik?

Because something is happening here

But you don't know what it is

Do you, Mister Jones?


Forse, ossessionati come siamo dal nostro ombelico berlusconiano, non ci rendiamo conto che quel che sta succedendo in tutta la zona del petrolio arabo - certo, la Libia ci riguarda più direttamente - è probabilmente un evento che cambierà il corso della storia, proprio perché è direttamente correlato alla grande crisi mondiale. Grande crisi che, ora si vede anche più bene, è prima di tutto crisi energetica e da fine delle risorse fossili, più che crisi dei mutui subprime.

La miopia politica e strategica dell'occidente si vede proprio da qui: ostinarsi a sostenere dittature "amiche" per assicurarsi presunta stabilità e petrolio, senza fare quasi nulla - o comunque facendo troppo poco - per sviluppare fonti alternative e rinnovabili, e senza provare ad aiutare le popolazioni e la libertà di quei paesi, si sta dimostrando una real politik al contrario. A forza di business as usual, richiamo di trovarci senza petrolio e senza stabilità.


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26 aprile 2010

Le due notizie di oggi

Le due notizie di oggi non sono belle notizie. Mentre un po' tutti, inclusi il segretario del PD, perdono tempo a discettare sulle elezioni anticipate, le riforme istituzionali e lo "strappo" di Fini:

  • continua l'operazione di distruzione dell'Euro attraverso l'attacco alla Grecia, a cura della speculazione internazionale, agevolata da un governo tedesco per la prima volta imbelle e in mano a irresponsabili liberisti (e la Merkel, che fine ha fatto? Ha così tanta paura della paura dei suoi elettori?);
  • continuano gli affari predatori di fine era del petrolio, a cura del grandioso due Berlusconi e Putin, con la felice partecipazione dei due incumbent nostrani Enel ed Eni.

Sulla prima faccenda, non mi resta che ribadire quanto scrivevo qui citando Stiglitz. Sulla seconda, è ben difficile sperare che per quella via potremo risolvere il nostro problema energetico...



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30 agosto 2008

Insensatezza

A quanto pare, Sarah Palin ritiene che trivellare le coste artiche per estrarre il più rapidamente possibile nuovo petrolio sia una buona idea per far fronte alla crisi energetica.
Sarà pure stata scelta, fondamentalmente, per tentare di rubare un po' di voti di donne pro Hillary a Obama. Ma dovrebbe bastare una simile posizione per far ricredere chiunque abbia un po' di senno.
Cercare petrolio di dubbia convenienza economica (troppo profondo, di cattiva qualità, da estrarre in condizioni proibitive), infischiandosene del fatto che ogni goccia di petrolio in più estratta è carbonio rilasciato e clima peggiorato, non è tanto una insensatezza perché mette in crisi qualche fondale, o disturba qualche orso polare. E' un'insensatezza perché è il contrario di ciò che serve e che conviene perfino per il famoso sviluppo economico cui tutti ossessivamente continuano a pensare come unico metro della realtà: un grande piano per la completa rottamazione del petrolio e la sua sostituzione entro pochi anni con fonti di energia rinnovabile. Che è il piano di Al Gore....

*****

Per chi vuole approfondire, Ugo Bardi ci racconta perché la risorsa petrolio non va proprio più sprecata, con un'insolito tono "parlato", ricordandoci che "Il petrolio è uno di noi".

*****

Il 4 settembre a Ferrara potrebbe essere interessante, fra le altre cose, capire perché l'informazione tutta, nel presentare la candidatura a vicepresidente della Palin, ha parlato sopratutto del suo passato di miss Alaska e ha comunicato quasi en passant le sue posizioni petrolifere.


10 giugno 2008

Sono davvero così sprovveduti?


E' un bel dilemma. Se davvero credono ancora alla possibilità di aumentare la produzione di petrolio in epoca di picco conclamato (e anche ignorando i problemi climatici connessi), i nostri governanti mondiali sono degli irresponsabili inetti.
Ma, forse, è un po' tutta una manfrina, perché al di là dei proclami pubblici si stanno attrezzando a gestire la botta. Mentre noi qui in periferia continuiamo a gingillarci con il sogno nucleare...



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11 dicembre 2007

Duel

I camionisti, a differenza dei tassisti, hanno un certo consenso popolare. Perché li immagini affaticati e sudati, perché sai che fanno un lavoraccio. Perché sono più fotogenici e magari perché fanno un po' paura e ti ricordi Duel.
Ma sopratutto perché la loro richiesta principale, la riduzione del prezzo del gasolio, sembra a moltissimi una cosa buona e giusta. Perché l'idea che si debba sterilizzare l'IVA sulla benzina, e ridurre le accise, sta diventando senso comune. Perché si dice e si ripete che se costa di più il trasporto, costeranno di più tutte le merci e ci sarà più inflazione.
Insomma, sembra che protestando aiutino anche noi.
*****
La serrata, il blocco stradale, l'inciviltà del potere di interdizione di una categoria potente, sulle prime, mi hanno fatto pensare che il governo dovesse usare la mano dura, durissima. Sostanzialmente, lo ha fatto, con la precettazione da questa notte. Probabilmente ha fatto bene, perché davvero di categorie che ricattano il paese intero, non se ne può più.
Però, forse sarebbe meglio - una specie di dramma pedagogico - che finisse male, che i camionisti rifiutassero davvero di farsi precettare, passassero alle maniere forti, e che in tutta Italia per qualche giorno non si trovasse più un goccio di benzina, e poche merci, e fabbriche ferme e negozi vuoti.
*****
Forse allora qualcuno si farebbe le giuste domande:
  • I camionisti, come chiunque si trovi in difficoltà economica, hanno soggettivamente ragione. Cercano, come tutti, soluzioni biografiche a problemi sistemici.
  • Ma la soluzione sistemica che servirebbe è proprio, esattamente, quella di aumentare il prezzo del gasolio, o meglio di introdurre una seria e pervasiva carbon tax.
  • La soluzione sistemica che servirebbe è proprio, esattamente, quella di ridurre il numero dei camionisti e dei camion, e trovare un altro lavoro ai nostri bravi e nerboruti operatori del trasporto - che so, una buona idea sarebbe assumerli tutti per guidare una nuova grande flotta pubblica di autobus a metano ed elettrici e così cogliere due piccioni con una fava, e chiudere al traffico i centri urbani più congestionati.
  • La soluzione sistemica che servirebbe è proprio quella di non tentare di alleviare le sofferenze (ammesso che siano davvero così gravi) della categoria, ma di approfittare finalmente di questa ennesima crisi per capire che il tempo è finito, e che se il trasporto in Italia è fra i maggiori responsabili della nostra mostruosa produzione di Co2, e se finiremo per dover pagare miliardi di euro di multe perfino per non aver rispettato il blandissimo trattato di Kyoto, allora non è proprio il caso di continuare a sussidiare una categoria fuori dal mondo, fuori dalla concorrenza capitalistica, ma anche e soprattutto fuori dal nuovo tempo della crisi climatica ed energetica.
*****
Ma siamo un paese specializzato a rimandare le soluzioni serie e trovare tamponi e garze per continuare a chiudere piaghe che si riapriranno. E così temo che la ragion di stato e la forza della corporazione porterà al solito "ragionevole compromesso", e resteremo ancora l'unico paese europeo che trasporta l'85% delle merci su gomma. Almeno fino a che, finalmente, di gasolio non se ne troverà più, e punto.
*****
Sul dettaglio della faccenda, leggetevi cosa dice Pietro Cambi, con il quale concordo al 100%.

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