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26 settembre 2008

Piccolo diario di un ciclista urbano

La prima parte del percorso è fuori pista ciclabile, ma dovrebbe essere gradevole perché costeggia le mura aureliane. Tuttavia, in questi ultimi giorni mi accorgo che le auto parcheggiate sulla già stretta strada, in evidente divieto di sosta e in piena curva, sono in aumento, e quindi la mia bici è costretta a contendere lo spazio vitale alle auto in marcia, oppure a salire su un marciapiedi strettissimo e completamente dissestato. Comunque, dopo porta San Sebastiano, la situazione migliora e affronto la leggera salita in tranquillità.
Certo, ci vorrebbe davvero poco per ricavare una pista ciclabile sul marciapiede di quella strada, non percorso praticamente mai da alcun pedone...
Poco dopo l'ingresso nella pista ciclabile della Cristoforo Colombo, si incrocia via Cilicia. La pista si interrompe, non c'è semaforo ciclabile, in pratica l'unico modo di riprenderla dopo l'interruzione è inserirsi in contromano sulla Colombo, costeggiando l'alto marciapiede ed evitando le auto che in continuazione girano sulla destra immettendosi su via Cilicia che, come molti ricorderanno, è sostanzialmente una autostrada urbana. Ci si chiede se il progettista della pista sia folle, oppure se semplicemente hanno finito i soldi o si sono scordati di mettere in sicurezza quel punto. Comunque, io guardo intensamente negli occhi i guidatori della auto che girano a destra e passo veloce davanti a loro. Al ritorno, invece, dato che la posizione non frontale non consente lo sguardo diretto, preferisco girare proprio per via Cilicia e percorrerla sul marciapiede abbastanza largo, sempre privo di pedoni ma mediamente dissestato. Il godimento nel superare la colonna di auto in perenne fila in attesa del semaforo di via Latina mi ripaga della puzza dei gas di scarico...
Proeseguo sulla pista ciclabile, a questo punto perfetta anche se un po' troppo zigzagante da un lato all'altro della Colombo, con conseguente perdita di tempo negli attraversamenti pedonali ed eccesso di curve a gomito. Ma durante il percorso incontro almeno:
  • una o più auto parcheggiate nei punti di incrocio della pista, che costringono a scendere dalla bici o a salire su un marciapiede o altro. Ogni auto parcheggiata viene da me sistematicamente battezzata con la tecnica di alzare i tergicristalli, incluso quello posteriore. Lo so, dovrei munirmi di bigliettini esplicativi e appiccicarli sui vetri, ma mica posso passare tutta la mattina a fare l'educatore degli automobilisti ignoranti...
  • vetri di bottiglie di birra rotte durante la notte (in particolare nel tratto che precede la Regione Lazio)
  • pedoni che camminano sulla pista ciclabile del tutto inconsapevoli del fatto che le biciclette sono silenziose. Se non siete ciclisti non ci avrete fatto caso, ma vi assicuro che il pedone medio cammina sempre esattamente al centro della carreggiata della pista, oscillando sempre in modo evidente ma imprevedibile da un lato o dall'altro, cosicché se gli arrivi da dietro e non hai un campanello a sirena, sei costretto a rallentare e a urlargli nelle orecchie "permesso!!!!". Considerato che a fianco della pista c'è praticamente sempre un comodo marciapiede, questo comportamento è evidente segno di come a Roma la bici sia considerata un accidente. Non vedo spesso pedoni camminare al centro di una carreggiata stradale, mentre tutti camminano allegramente al centro delle ciclabili.


Superato il bel ponte ciclabile sulla Laurentina, abbandono la pista e percorro la via che costeggia il Luneur, la salita più dura (si fa per dire) del percorso. Poi prendo via della Musica e percorro la Laurentina in discesa sul marciapiede. Altro punto dove disegnare una pista ciclabile costerebbe ben poco. Dopo avere superato la stazione della metropolitana, eccomi su via di Vigna Murata.

Che sarebbe larga, che avrebbe tutto lo spazio per farci una pista ciclabile nel terrapieno centrale, ma che devo percorrere su strada con qualche rischio, perché il marciapiede, strettissimo, è pieno di bei platani che costringono in certi punti perfino i rari pedoni a scendere.
Il problema è che il lato destro della strada è un susseguirsi di tombini molto più in basso dell'asfalto, e di asfalto crepato. ma tant'è, con un po' di attenzione si supera anche quel pezzo di strada, per altro abbastanza breve, e arrivo a destinazione.




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permalink | inviato da corradoinblog il 26/9/2008 alle 14:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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