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24 gennaio 2014

Cosa sono le preferenze


Cosa sono le preferenze.

Le preferenze, che tutti ora vogliono immemori delle furibonde battaglie combattute vent’anni fa per abolirle, sono questa cosa qua:

· Ogni partito decide, nelle sue segrete stanze, la lista dei candidati (più o meno lunga a seconda della dimensione della circoscrizione), e l’ordine di presentazione. Quindi non sono gli elettori che decidono chi mandare in parlamento, come si dice semplificando. Gli elettori decidono solo, e parzialmente, chi escludere fra quelli che i partiti hanno deciso di mandare in parlamento.

· Durante la campagna elettorale, i candidati investono montagne di soldi, leciti o illeciti, per essere più visibili e combattere una battaglia rigorosamente interna al proprio stesso partito.

· I cittadini sono “liberi di scegliere” in una lista decisa nelle segrete stanze dei partiti, e quelli più deboli (dove le clientele sono più forti, dove la forza del malaffare è più evidente, dove la cultura politica scarseggia) sono perfetti per costituire i bacini elettorali dei vari “mister preferenze”.

· Al momento delle elezioni, le preferenze espresse sono sempre una piccola quota dei voti di lista, tanto più piccola quanto più si va dal sud al nord (dal 90% della Calabria al 15% della Lombardia), e dai piccoli centri alle grandi città. Quindi gli eletti con le preferenze non sono nemmeno esatti rappresentanti dai voti di lista, ma ne sono un riflesso assai distorto. E chi non guarda il tabellone con i candidati, che non sono sulla scheda, e non esprime la preferenza, non avrà idea di chi elegge votando un certo sibolo.

· Una volta eletti, i candidati devono in qualche modo rientrare dall’investimento fatto e, come dimostrano con grande evidenza gli scandali dei consigli regionali di tutta Italia (dove si vota con le preferenze), il risultato non è propriamente esaltante.

Cosa sono i collegi plurinominali:

· Ogni partito decide, nelle sue segrete stanze, la lista dei candidati (corta o cortissima, al massimo di 6 nomi), e l’ordine di presentazione. I nomi dei candidati saranno presenti nella scheda elettorale e quindi l’elettore non farà fatica a capire chi sta votando davvero.

· Durante la campagna elettorale i candidati si prodigheranno a far votare il proprio partito, e più il candidato è basso in lista, più avrà interesse a darsi da fare per il successo del partito. Niente competizione fratricida, e nessun particolare incentivo a spese pazze in campagna elettorale.

· Una volta eletti, i candidati rappresentano assieme un territorio non troppo vasto, quindi devono rispondere ai cittadini che li hanno eletti.

Cosa sono i collegi uninominali:

· Ogni partito decide, nelle sue segrete stanze, il candidato del collegio. Il nome del candidato è presente nella scheda elettorale e quindi l’elettore non farà fatica a capire chi sta votando davvero. Se il partito “sbaglia” il candidato, rischia di perdere anche un collegio tradizionalmente “sicuro”.

· La campagna elettorale, in ogni collegio, è una sfida diretta fra i vari candidati che rappresentano il partito. Sul modello americano, le spese elettorali possono salire molto ma, se i collegi sono piccoli (perché i parlamentari sono relativamente tanti e non i 100 senatori USA), la tendenza ad eccedere, come accade con le grandi circoscrizioni proporzionali, è più limitata – incidentalmente avere un parlamento apparentemente un po’ troppo numeroso può essere un deterrente all’eccesso di spese di propaganda.

· Una volta eletto, ciascun candidato rappresenta direttamente, e univocamente, il proprio elettorato di collegio.

Commenti.

Ovviamente, nel caso dei collegi plurinominali od uninominali potenzialmente le “segrete stanze” dei partiti possono essere sostituite da primarie, chiuse o aperte. È bene però ricordare che anche le primarie prevedono che i candidati che si presentano siano scelti dal partito, in genere attraverso una raccolta di firme fra gli iscritti o negli organismi dirigenti. Nei fatti, si tratta di “segrete stanze” appena un po’ allargate e un filino più trasparenti.

Evidentemente, qualunque dei tre sistemi ha controindicazioni, ma sembra evidente che quello delle preferenze è decisamente e di gran lunga il peggiore. Ed infatti praticamente tutti quelli che preferiscono lo status quo strillano per riaverlo al più presto.

Ma, ed è la cosa che più mi interessa sottolineare, tutto nasce a un colossale equivoco relativo al concetto di democrazia rappresentativa e al concetto di partito politico. La democrazia rappresentativa è un mezzo per selezionare dei rappresentanti che richiede per forza di cose, per motivi pratici, che qualcuno prima o poi si aggreghi su un insieme di idee condivise e scelga chi candidare, prima del giorno delle elezioni. Quel qualcuno è, per forza, qualcosa che assomiglia a un partito politico.

Tutta la retorica secondo cui “bisogna ridare agli elettori il potere di decidere gli eletti”, pur se ampiamente giustificata dal Porcellum (che univa la lista bloccata alle circoscrizioni enormi che impediscono di individuare le persone che voti), è in realtà uno dei tanti modi per chiedere la luna o, forse, per manifestare una ormai totale sfiducia nel concetto stesso di rappresentanza. Perché l’utopia degli elettori che scelgono liberamente i propri eletti presuppone, semplicemente, che non esistano i partiti. Pensate, come esperimento mentale, che tutti gli elettori siano automaticamente candidati in una bella lista con le preferenze. Sarebbe la perfezione secondo la logica che sta dietro all’idea delle preferenze e della “libera scelta” dell’elettore. Ma ne deriverebbe una vera democrazia perfetta o una semplice idiozia?

La verità è che se la maggior parte degli italiani non si fidano, ormai quasi istericamente, dei partiti e della politica, non c’è sistema elettorale che tenga.



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permalink | inviato da corradoinblog il 24/1/2014 alle 20:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa
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