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10 agosto 2014

Sblocca Italia, ma non con le autostrade

Ho mandato questa breve missiva a rivoluzioni@governo.it. Sarà una fra le tante, forse dovrei lanciarmi in una di quelle inutili petizioni on line. Ma comunque, il tema a mio avviso è importante.


fermo restando che è più che giusto sbloccare l'Italia anche riattivando finalmente piccole e grandi opere, mi permetto di segnalare che, nel riepilogo pubblicato delle grandi opere da sbloccare (http://www.governo.it/governoinforma/documenti/SbloccaItalia/SbloccaItalia-cantieri.pdf), ci siano alcuni interventi di dimensione finanziaria enorme e palesemente poco utili. 
Mi riferisco in particolare alla davvero inutile autostrada Orte-Mestre che, da sola, assorbe 10,4 miliardi.
Trovo che insistere sul modello "autostrade" quando il problema del trasporto è sopratutto un problema di mobilità pendolare e di movimento efficiente nelle aree urbane sia profondamente sbagliato. Faccio notare che l'Italia ha un ritardo colossale nel trasporto pubblico locale nelle grandi e medie aree urbane, e che in tutti i Paesi europei è in corso un rapido processo di creazione di infrastrutture agili di trasporto locale proprio per aumentare la vivibilità ed attrattività anche economica di tali aree. Mi riferisco sopratutto ai treni urbani e ai tram, oltre ad altre iniziative di multimodalità - parcheggi di scambio, mobilità dolce, ecc - che stanno trasformando molte città in smart mobility cities.
Vi prego, vi scongiuro, non buttate dalla finestra 10,4 miliardi per un'autostrada che non avrà mai flussi di traffico adeguati a giustificarla (per non dir dei danni ambientali) quando quella cifra potrebbe essere usata per fare, nel giro di non più di 5 anni, tramvie veloci e moderne in tutte le grandi e medie città d'Italia (il tram NON costa come una metropolitana)!


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5 settembre 2013

Sovvertire l'ordine automobilistico



Leggo che la Metro C fino a San Giovanni forse sarà pronta per il 2015, mentre per il Colosseo bisognerà aspettare fino al 2020. Poi leggo che Marino ipotizza di riuscire a chiudere anche a taxi e bus il primo tratto di via dei Fori entro il 2015, mentre per la pedonalizzazione di tutta la strada “bisogna aspettare di avere la Metro C almeno fino a piazza Venezia”. Cioè oltre il 2020.

Auspicherei, dal mio sindaco, ben altro coraggio nel sovvertire l’ordine automobilistico costituito. Non vorrei si fosse già impaurito per le solite, deprimenti urla dei commercianti e dei romani con il sedere a forma di sedile d’automobile.

Per piazzare una rotaia su tutta via dei Fori e congiungere l’attuale capolinea dell’8 con le rotaie del 3 a via Labicana – poco più di un chilometro – bastano a voler esagerare due anni di lavoro. Per acquistare una ventina di jumbo tram basta ancora meno, come ci vuole solo organizzazione e intelligenza progettuale per riorganizzare le linee di tram, una volta che le rotaie siano connesse fra loro grazie al tratto dei Fori. E non servono risorse infinite, sicuramente molto meno di quanto la società Metro C, con i suoi ignobili ricatti, continua a spillare all’erario. La Metro C, prima o poi seguirà, ma non si vede perché impiccarsi da soli dietro le difficoltà oggettive di una grande opera.



12 giugno 2013

Piccolo sogno

Marino sindaco di Roma parla di prima di tutto di corsie preferenziali e pedonalizzazione di un tratto di via dei Fori. Molto bello, e ne approfitto per esprimere qui il mio piccolo sogno. Bastano pochi chilometri di rotaie per collegare il capolinea dell’8 di piazza Venezia alle rotaie di via Labicana. E basta altrettanto poco per portare le medesime rotaie, attraverso via Nazionale, fino a Termini legandole a quelle là già presenti. Fatte quelle rotaie, pedonalizzare tutta via dei Fori (a meno del tram) e parte di via Nazionale non sarebbe eresia. Certe belle strade di Torino, solo tram e pedoni, sono lì a dimostrarlo.

Basta poco, ma ha senso solo se contemporaneamente si lancia la stessa cura del tram nelle periferie. Altrimenti, è il solito lifting di Roma che pensa solo ai fortunati abitanti del centro storico. Oltre a un tram sulla Togliatti da Cinecittà a Ponte Mammolo, di cui si ricomincia a parlare nel programma di Marino (e che io allungherei fino al Verano per la Tiburtina), ci sarebbero da fare linee tranviarie da attestare ad Agnanina, al posto dell’assurdo corridoio della mobilità basato su bus, e da pensare al Torrino e dintorni, con linee da attestare a Eur Magliana o Palasport, o alle nuove conurbazioni oltre Talenti, con tram verso Rebibbia. Quattro o cinque nuove linee tranviarie moderne e veloci di periferia, almeno metà delle quali fattibili in cinque anni di mandato. Con una chiosa essenziale: collegate queste ultime periferie assurdamente remote e sparse nell’agro romano, mai più un’altra espansione urbana, solo ricostruzione del già costruito. Altrimenti sarà sempre una rincorsa impossibile.

Ah, e i soldi per questo bel sogno? Trovate tutto qui.



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28 settembre 2011

Costruire tramvie, pagare le tasse e vivere felici

Ecco qui il mio nuovo post per iMille. Questa volta si parla di come finanziare ragionevolmente e in tempi di crisi il trasporto pubblico. Le tasse possono essere belle. Se fossero usate bene.

PS. Questo blog è sempre più saltuario, il tempo è troppo poco e il lavoro (per fortuna, per certi versi) troppo. Mi piacerebbe scrivere di più, che di cose da dire ne ho fin troppe, ma proprio non ce la faccio, per ora. Vedremo fra un po', e spero che i miei 25 lettori non mi abbandonino.....

 


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13 settembre 2010

Riformismo radicale?

Quando Veltroni era in auge, parlava spesso di riformismo radicale. Poi non è andata affatto come lui ipotizzava. Ieri ho sentito Bersani fare alcuni esempi felici di riformismo all’emiliana, pragmatico e sensato, come la circostanziata proposta di riforma del fisco, o gli impegni sul costo della politica.

Però, l’impressione è che a questo Paese serva qualcosa di più e di diverso sia dal riformismo radicale solo declamato di Veltroni, sia dal riformismo pragmatico e certamente utile, ma che non entusiasma, del buon Bersani. E, aggiungo, qualcosa di diverso pure dalle per ora fumose “narrazioni” di Vendola.


Ecco, per non restare nel vago, due esempi, uno nazionale e l’altro locale.



La riforma della scuola: invece di continuare inutilmente a stigmatizzare l’esplodere della precarietà e del numero di alunni per classe, sarebbe ora di proporre qualcosa di davvero diverso dal solito. Se l’ingessatura della scuola e della gestione del suo personale è dovuta in gran parte a un centralismo paradossale, sarebbe ora di cambiare il modello, spostando la gestione - tutta, dall’assunzione del personale alla gestione degli edifici - ai comuni o a consorzi di comuni. Come si fa in Finlandia, dove pare la cosa funzioni assai bene. E se non ci sono arredi e scuole belle, si faccia in modo che le scuole - comunali - diventino necessariamente un luogo sempre aperto, giorno e sera, per gli alunni ma anche per gli adulti, dove si fanno corsi, incontri, musica o quel che volete. E che sia possibile tassare più o meno blandamente queste attività, per finanziare arredi e scuole belle. E per le scuole tecniche si obblighino le famose “imprese del territorio”, più che ad entrare nei consigli di gestione delle scuole (anche, perché no, se con giudizio), a contribuire un po’ al finanziamento.




Il prossimo candidato sindaco del comune di Roma: dovrebbe dichiarare un programma semplice e nettissimo. Oltre all’ordinaria amministrazione con particolare attenzione all’assistenza sociale e alle aree dell’emarginazione, l’obiettivo dichiarato dovrebbe essere uno solo: dotare Roma e in particolare le periferie di una rete di trasporti davvero degna di questo nome. Il che significa che il candidato sindaco dovrebbe impegnarsi a quanto segue: (a) imporre una moratoria dell’espansione urbana - ogni metro quadro nuovo dovrebbe essere costruito senza allargare Roma, e ad ogni metro qaudro costruito dovrebbe corrispondere un metro quadro abbattuto da qualche altra parte, perché Roma deve smettere di crescere in estensione (in altezza, senza esagerare, è cosa diversa) (b) realizzare una rete di tram su sede propria in tutte le periferie, con i capolinea in corrispondenza delle metropolitane e dei treni urbani (c) rifare tutto l’arredo urbano di tutta la città facendo scomparire ogni marciapiede asfaltato - i marciapiedi si lastricano a piastrelle, come in tutte le città civili, ogni cartellone abusivo, ogni segnaletica verticale folle ed inutile, ogni cassonetto - la raccolta si fa porta a porta o comunque casa per casa senza cassonetti per strada, salvo al massimo quelli per vetro - e aggiungendo una pista ciclabile ovunque possibile (ed è possibile quasi ovunque, basta volerlo) (d) dichiarare sinceramente che per fare tutto questo il numero di macchine a Roma deve diminuire - gradatamente, certo - e devono diminuire le auto parcheggiate (e) dichiarare, altrettanto sinceramente, che per finanziare tutta l’operazione occorrerà tassare maggiormente il possesso dell’auto, sia come possesso in se, sia con la sosta tariffata.


Sogni? Sogni. Però, sono convinto che continuare con questo riformismo a metà, oppure con sogni “narrativi” mai concreti, mai visibili, non crea consenso, ma noia.


(La prima immagine, quella della scuola finlandese, l’ho trovata sul web. La seconda è una mia foto a Monaco di Baviera, al capolinea del tram 23).


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10 gennaio 2010

Niente tram con Renzi

Renzi è stato eletto sindaco di Firenze con le primarie, è giovane e bello, dovrebbe essere la dimostrazione che innovare si può.

Ma qualcuno che lo consigli un po' meglio su come si organizza un trasporto locale moderno in una città, lo riusciamo a trovare? Qualcuno che gli suggerisca di fare, che so, una visitina alla Torino di Chiamparino, capitale dell'auto che riserva alcune strade al passaggio dei soli tram e autobus più i pedoni, e pedonalizza quasi tutto il centro?




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