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2 dicembre 2009

Coazione a ripetere

Forse quel che sto per scrivere non è vero. Magari non ho capito niente. Non sono un fine politico. Però Enrico Letta, nuovo vicesegretario del PD, che dice che bisogna fare le riforme insieme, mi ricorda maledettamente Walter Veltroni che, neo segretario dell'appena formato PD, disse che bisognava fare le riforme insieme (e sappiamo come è finita). Il quale Veltroni a suo tempo mi ha ricordato Massimo D'Alema che, qualche anno prima, diceva che bisognava fare le riforme insieme (e pure in quel caso sappiamo come è finita).

Insieme a Berlusconi, evidentemente.

Ora io sommessamente chiedo. Primo: ma davvero credete che "le riforme" (che sarebbero poi le riforme istituzionali, quella maledetta cosa che ogni volta che abbiamo cambiato legge elettorale o pezzettini della Costituzione, a cose fatte abbiamo scoperto che era peggio di prima...) siano così importanti da assumerci il rischio di provare a farle insieme a uno che ha passato la sua fantastica vita di venditore a turlupinare con grande abilità il prossimo? Secondo: ma secondo voi, a qualcuno del famoso popolo con cui stiamo perdendo il contatto, nei famosi territori, interessa davvero qualcosa delle "riforme"?


18 febbraio 2008

I 100 Campus: una risposta a Chiara

Chiara mi sollecita, nei commenti a questo post, un'opinione sulle sue - e di altri - perplessità su un punto del programma veltroniano, quello su scuola, università e ricerca. Sul social network del PD che Chiara cita ho risposto così:
Ho il sospetto che nella tua protesta sui "100 campus" ci sia un poco di mancata comprensione. Forse vale la pena di rileggersi integralmente il famoso ottavo punto del discorso. Perché in esso, prima di tutto, si dice che le proposte sono esemplificative di un disegno più ampio. Ma, soprattutto, per questi altri motivi concreti: 1) si parla di 100 campus universitari e scolastici, da ottenere anche e soprattutto riqualificando l'esistente: le parole precise: "Ci sono risorse non solo per riqualificare le strutture esistenti, ma per farne i luoghi più belli e accoglienti del quartiere. Scuole aperte il pomeriggio, con architetture nuove, attrezzature didattiche di qualità, strumenti tecnologici e impianti sportivi. Cento “campus”, universitari e scolastici, dovranno essere pronti per il 2010. Delle centrali di sapere per le comunità locali. Dei luoghi di formazione e di “internazionalizzazione” per i nostri ragazzi." Ora, mi sembra che tutti conosciamo lo squallore delle nostre scuole, i banchi tristi, gli arredi poveri, l'aspetto da caserma o carcere, l'acustica impossibile (forse la cosa più importante...). La scuola è un luogo di vita per i giovani. E gli studenti sono gli utenti della scuola, quindi la cosa più importante è servire gli studenti. E per di più, farebbe davvero così schifo ai professori poter lavorare disponendo non più di squallide e insufficienti "aule professori", ma di qualcosa di meglio? 2) e comunque, il terzo punto sottolinea l'impegno per i docenti, in termini di carriera (e quindi valutazione)  e formazione permanente 3) e, ancora, quanto agli investimenti per la ricerca, si nota giustamente che il problema non è tanto il livello dell'investimento pubblico (magari da rendere più efficiente), quanto riuscire a "costringere" tramite incentivi anche i privati a investire seriamente in ricerca.
In conclusione, in questo ottavo punto non c'è tutto, ma se ci fosse tutto torneremmo alle aborrite 280 pagine del programma dell'Unione. Però ci sono cose abbastanza credibili e, mi sembra, non campate in aria e, in più, una volta tanto un po' diverse dalla solita litania. Quanto ai concorsi nell'Università: in altre parti del discorso, e in altre dichiarazioni, Veltroni ha più volte affermato che bisogna modificare radicalmente i meccanismi di nomina (parlava dei dirigenti ASL e delle nomine di tipo "politico"), basandole su audit pubblico, verifica ecc. Piuttosto che accanirsi contro l'aspetto mediatico dei campus, forse è meglio, questo sì, sollecitare il nostro, e chi si occupa della materia nel PD, a fare un passo in questa direzione anche per l'università.


Sarà che ho i figli a scuola, ma di quando in quando l'atteggiamento perennemente scontento dei professori su qualsiasi proposta di politica scolastica che tenga conto più degli studenti che di loro stessi, mi da un po' di fastidio...


16 febbraio 2008

Ottimo e abbondante

L'intervento di Veltroni di oggi, e soprattutto i 12 punti del programma, sono davvero di un livello alto. Ovviamente, non sono d'accordo su tutto. Ma l'impostazione complessiva è davvero nuova. E seria. E disegna un vero progetto per il paese, e non il solito piccolo cabotaggio dei programmi patchwork.

Un progetto che ha per la prima volta dietro alcune assunzioni di fondo coerenti: la priorità ambientale, declinata come ambientalismo del fare, la crescita inserita in un quadro di redistribuzione e, soprattutto, di sviluppo della libertà sostanziale (e qui si legge perfettamente la frequentazione di Amartya Sen, soprattutto nel punto del discorso dove Uòletr parla di diritto della felicità, e quindi introduce un modo radicalmente diverso di interpretare la crescita).

Un progetto che, oltre a questa solidità di impostazione, propone anche iniziative e scelte di governo concrete, come si addice ad un approccio pragmatico e riformista: ad esempio, gli obiettivi sull'occupazione femminile e gli asili nido, o la pianificazione precisa anche nel timing della riduzione della pressione fiscale, solidamente vincolata all'efficienza della spesa pubblica e alla lotta all'evasione.

Certo, dal mio punto di vista sarebbe servito dare un peso ancora maggiore al problema ambientale, il problema dei problemi. E costruire tutte le scelte programmatiche davvero attorno alla necessità di riorganizzare tutto il nostro modello di sviluppo alla luce del vincolo ambientale. Ma certo, il felice slogan "Rottamiamo il petrolio" è già l'evidente segno che il PD ha ormai acquisito una vera consapevolezza del problema.

Bene, a questo punto, davvero, ce la giochiamo con la campagna elettorale.  E il risultato, per fortuna dell'Italia, è sempre meno scontato.

(Qui ho messo gli appunti che ho preso durante l'intervento, come live blogging)


 


25 gennaio 2008

Il luogo comune sul governo

Alcune convinzioni comuni, ma sbagliate, su ciò che sta succedendo.

L'ingovernabilità è colpa della legge elettorale attuale. Cambiandola ed eliminando i piccoli partiti, il sistema sarebbe più stabile.

Ovviamente è parzialmente vero, soprattutto per il vantaggio che si avrebbe sfoltendo il numero dei partiti. Però l'ingovernabilità in realtà è dovuta molto di più al bicameralismo perfetto, fatto per di più con due elettorati diversi (da 19 o da 25 anni) che, in una situazione di quasi equilibrio dei due poli, che dura dal 1994, rende ingovernabile il sistema. Ed infatti il sistema è stato ingovernabile anche col primo governo Berlusconi e, parzialmente, dopo il primo governo Prodi.

Questa volta la sinistra perderà e il centrodestra vincerà alla grande, con più del 60% dei voti

Vedi sopra: certo, la probabilità che la destra vinca le prossime elezioni è altissima, ma che sia una vittoria per KO è molto meno probabile. La storia della seconda Repubblica insegna che si è sempre vinto per pochi voti perché l'elettorato è spaccato in due e si sposta meno di quanto non si dica. E in genere si vince perché si fanno alleanze più larghe - che poi si pagano nel momento di governare. Oggi le intenzioni di voto sono sicuramente drammatiche per il centrosinistra, ma ci saranno i mesi della campagna elettorale che riequilibreranno la situazione. Come è avvenuto, purtroppo, anche nel 2006 a favore di Berlusconi.
(certo, questo riequilibrio avverrà solo se il PD e il centrosinistra non si sfaldano del tutto per panico o litigio...)

Prodi è caduto per colpa di Veltroni, e della sua dichiarazione "il PD si presenta da solo"

Nelle parole esatte di Federica Mogherini: "sento anche dire che è stata la dichiarazione di voler in ogni caso correre da soli, a far implodere la coalizione. Come se fino a quel giorno non si fossero susseguite, quotidianamente, minacce di crisi da tutti – dico tutti – i partiti di maggioranza con l’unica eccezione del PD (se qualcuno ne fa un bel blob c’è da divertirsi). Come se dire che “con ogni legge elettorale” il PD andrà da solo non fosse un modo di far comprendere ai partiti più piccoli che non avrebbero dovuto temere quel che temevano di più (il referendum), perché con o senza quell’esito, per loro l’effetto sarebbe stato identico. Ovvero, un estremo tentativo di salvare la coalizione di governo da se stessa, dalle sue contraddizioni e dalla sua frammentazione. E dall’esito, in sé positivo ma non per i nostri alleati di coalizione, del referendum."

Prodi ha sbagliato a presentarsi al Senato. Se non lo faceva si poteva fare più facilmente il governo istituzionale

Il governo istituzionale è una balla per gonzi, per tipi come Montezemolo, per terzisti illusi. Questi simpatici poteri forti di fatto deboli che da quando Prodi governa gli hanno messo i bastoni fra le ruote sperando nel governo del grande centro, e non capendo che con Berlusconi non c'è alcun grande centro possibile. Nè alcun governo istituzionale possibile. Perché Casini non sosterrà mai un governo tecnico se non lo sostiene anche Forza Italia,  e Forza Italia non lo farà mai dato che il Caimano in questo momento ha solo vantaggi a votare subito e passare all'incasso.
(l'unica piccola possibilità di essere smentito è che Berlusconi si faccia tentare a tirarla in lungo dalla possibilità di avere una prossima legislatura - di destra -  che si estenda oltre il settennato di Napolitano, per farsi eleggere lui Presidente...)

Prodi o non Prodi, si farà un governo istituzionale/tecnico, come vuole Confindustria

Vedi sopra.

Le regole si fanno insieme

Sì, è giusto. E' stata la scommessa di Veltroni. Aveva ragione a provarci. Peccato che le regole si fanno insieme se c'è un briciolo - anche solo un briciolo - di condivisione di qualcosa, tipo la parte prima della costituzione e l'idea di base della democrazia. Peccato che le regole si fanno insieme se dall'altra parte non c'è uno che sistematicamente tira bidoni ad avversari ed alleati. E ci riesce sempre.
Purtroppo, questo è il problema insolubile dell'Italia. Finché Berlusconi è vivo e vegeto, con la sua potenza mediatica e il suo conflitto di interessi, qualunque strategia sarà sbagliata e perdente. Anche se non c'è che continuare a provarci, come si è ostinato a fare il Uòlter.

Si doveva fare la legge sul conflitto di interessi e quella sulle TV

Giustissimo, figurarsi. Peccato che sia una pura petizione di principio. Per fare ora una simile legge - una legge vera, che non poteva che causare o l'uscita di scena di B. dalla politica, o il depotenziamento e lo spezzatino di Mediaset - il centrosinistra avrebbe dovuto avere una maggioranza bulgara nei due rami del parlamento, con la maggioranza assoluta fatta dalla somma di rifondazione, verdi e DS. Perché tutto il resto della coalizione ha sempre di fatto valutato impraticabile politicamente fare una cosa simile. E perché metà del popolo italiano si sarebbe sollevato a difesa del suo eroe, come già fece all'epoca del referendum sulla pubblicità, fino ad atteggiamenti eversivi in stile Caimano (il film). Di nuovo: il banana andava fermato subito. Ora si potrà ancora sconfiggere, magari, perché come governante è un tale disastro che alla fine la gente se ne accorge. Però ce lo avremo fra i piedi fino a che campa...


15 ottobre 2007

Una buona giornata

Prosegue, nel frattempo, la campagna contro il governo: contro il suo “dirigismo”, contro la sua politica fiscale, contro la sua politica in materia di pensioni e mercato del lavoro. Più esattamente, la campagna contro la pretesa del governo di condurre una politica industriale, fiscale e sociale quali che siano, sottraendosi ai dettami del liberismo sedicente “di sinistra” e dei raffinati sostenitori di tutte le Agende Tafazzi del mondo. Di qui le incessanti campagne contro la “casta” dei partiti e contro “L’altra casta” – indimenticabile copertina dell’Espresso – che ovviamente non sono né i banchieri né i grandi imprenditori che controllano la finanza e la stampa, ma i sindacati dei lavoratori. Dall’altra parte, però, stanno quelle caste chiuse e autoreferenziali, incapaci di parlare al paese, che nell’ultima settimana hanno mobilitato cinque milioni di lavoratori (i sindacati con il referendum sul welfare) e oltre due milioni di elettori (i due principali partiti del centrosinistra con le primarie). Ce ne sarebbe abbastanza per riflettere a lungo su quali siano le oligarchie autoreferenziali e incapaci di rappresentare il paese, nell’Italia di oggi.

Quello sopra è un commento a caldo pubblicato su un sito che spesso non sopporto per l'insopportabile politicismo para-dalemiano. Ma che questa volta dice proprio l'essenziale.
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Poco dopo le dieci, le due file al seggio di Piazza Zama, una delle quali in pieno sole estivo, erano davvero molto lunghe, quasi identiche a quelle delle famose primarie di Prodi. In pochi minuti, i compagni ai seggi hanno arruolato mia moglie ed io. Abbiamo per prima cosa comprato acqua e bicchieri per rendere la fila meno calda. Quindi sono tornato a casa, ho preso la tavola del subbuteo, due cavalletti, tre sedie di plastica, e ho portato il tutto al seggio. Verso le undici e trenta era pronto un seggio aggiuntivo, e poco dopo un altro. Per tutta la giornata le quattro file non sono mai state vuote, e abbiamo consegnato schede e ricevute a rotta di collo, con i rappresentanti di lista ed altri volontari che aiutavano in modo tranquillo spiegando non chi ma come votare (il mantra era "una sola croce su un solo simbolo per ogni scheda", e il secondo era "si vota anche per il segretario regionale, per questo le schede sono due).
Molti gli elettori che davano qualcosa più di un euro di contributo.
Il quartiere ha un'età media avanzata, ma la sensazione è che l'età dei votanti fosse un po' più elevata dell'età media. I famosi sedicenni c'erano, ma non certo in massa. Però, intere famiglie giovani con bimbi piccoli, soprattutto durante il pomeriggio, hanno animato le file, in un ambiente che è stato forse un po' caotico ma certamente allegro e speranzoso. Come se il depresso popolo dell'Ulivo si fosse raccolto attorno ai suoi militanti più determinati, per dire forte e chiaro che esiste ancora, che non si sogna di abbandonare le proprie idee, e che continuerà a tenere duro.
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Col senno di poi, la cosa più complicata è risultata spiegare perché vi fossero tre liste per Veltroni - e la nostra, purtroppo, era quella con il logo meno visibile, dove si leggeva male sia la parola magica "Veltroni" che i motivi della lista "ambiente innovzione lavoro" - a dimostrazione che certe elucubrazioni mentali se le fanno solo una certa quota di militanti-militanti. E con tutto ciò, questa quota di militanti è comunque sufficiente ad orientare una parte dei voti, abbastanza per far sì che la lista più "ufficiale" prevalga largamente. E il felice logo "A sinistra per Veltroni" è stato sufficiente ad assicurare un buon andamento di quella lista. Noi, purtroppo, in mezzo .
*****
In ufficio, i miei colleghi, in prevalenza di destra oppure rifondarol grillini, oltre a sostenere che si trattava di un inutile plebiscito, e che d'altra parte tre milioni sono una goccia del mare e tutti gli altri sono contro (come se la partecipazione politica non fosse fatta di cerchi concentrici di militanza più o meno intensa...), mi hanno fatto alcune osservazioni fra il bizzarro e il geniale. Come quella secondo cui non era giusto, ed anzi era una specie di truffa, il far votare i sedicenni o gli extracomunitari che poi, in future elezioni "vere" a breve, non avranno la possibilità di confermare il loro voto. Ma anche con loro, forse per la prima volta, grazie all'oggettiva enormità di questo voto, è stato possibile parlare di politica anche in modo sensato, oltre che a suon di battute.
*****
Questa sera festeggiamo l'ottantesimo compleanno di mia madre, fiera di aver passato anche lei tutta la giornata a dare una mano al suo seggio.
Alla faccia di Paolo Mieli e della sua ansia di fare le elezioni subito e mandare a casa il governo dell'Unione.


13 ottobre 2007

Per una buona politica

"L'arte di governare è diventata una forma di consumismo, non di cittadinanza: si compra il partito che sembra promettere affari o servizi migliori" (Joe Klein, 2001)
"Una società è giusta nella misura in cui è perennemente insoddisfatta del livello di giustizia già acquisito e cerca sempre più giustizia e una giustizia sempre migliore (...) L'essere membro di una comunità politica non può ridursi al semplice utilizzo delle leggi per la propria protezione e avanzamento, ma deve contemplare anche la partecipazione alla formulazione delle leggi e il garantire che le leggi già formulate ben aderiscano all'idea di giustizia" (Zygmunt Bauman, 2002)

Klein certamente non pensava  all'idea bizzarra dei "politici come nostri dipendenti" che pretende di diffondere un certo comico nostrano, immaginando uno strano mondo in cui i politici non sono che manager di un'azienda, e i cittadini non cittadini ma semplici azionisti.
Ma la politica, la buona politica, è quella che costruisce un processo di partecipazione, che sconfigge il senso di impotenza dell'individuo e lo fa cittadino.
Per questo, le elezioni primarie del Partito Democratico di domani 14 ottobre sono una grande occasione per la democrazia. Non mancate.


5 ottobre 2007

Bamboccioni e ministri - Fenomenologia dell'informazione rovesciata

Questa intervista di Veltroni a Massimo Giannini va letta tutta e con attenzione. Per almeno due motivi:
  • Perché dice cose sacrosante sull'Italia e sull'attuale flusso mentale negativo che pervade il nostro lagnosissimo popolo, e però scommette su una prospettiva e un futuro, con un encomiabile ottimismo della volontà
  • Perché è l'ennesima dimostrazione di come l'informazione, televisiva o a stampa, ormai letteralmente rovesci i fatti nel loro contrario: nella stessa home page di Repubblica che linka l'articolo, l'accento è messo su "Prodi freddo" sulla proposta di dimezzare i ministri. Immagino cosa diranno fra breve gli altri giornali e i telegiornali: "Scontro Prodi-Veltroni"! Eppure, se si legge l'intervista si scopre che Veltroni non propone affatto di dimezzare i ministri di questo governo, ma si dice  disponibile a dare l'assenso del PD se Prodi volesse. E, in più, dice "Sono pronto a tutto, pur di rafforzare il governo".
Lo stesso identico meccanismo che ha portato ieri all'esplodere della polemica sui "bamboccioni" di Padoa Schioppa. Stamani, ad esempio, le reazioni degli ascoltatori di RadioTre, che sono pure mediamente colti ed informati, erano uniformemente superficiali e si fermavano tutte allo "scandaloso" epiteto. Come se il centro della notizia - la notizia vera, quella importante - non fosse che per la prima volta il governo avvia una concreta politica di aiuto all'autonomia dei giovani (gli sgravi sugli affitti, i presti d'onore, la totalizzazione dei contributi e la contribuzione figurativa per i precari...).
No, quello che è passato sulla stampa e in TV, il messaggio, è che il ministro ha insultato i giovani. Cosa peraltro palesemente non vera.

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1 ottobre 2007

I miracoli

Un commento berlusconiano ad un brutto articolo di Andrea Romano mi ha ispirato questa risposta:

lo so che è inutile e che non la convincerò. Comunque questo governo, pur quasi privo di maggioranza al Senato, è riuscito in poco più di un anno a dare una botta secca all'evasione fiscale favorita ed anzi teorizzata da Berlusconi, a mettere a posto in buona misura conti pubblici distrutti dalla finanza allegra di Tremonti, a scoprire una buona montagna di sfruttatori del lavoro nero in edilizia, ad impostare una buona riforma del welfare, ad avere un ruolo positivo in Libano e liberarsi dell'orrore iracheno, a stabilizzare un po' di precari nella scuola...
Il tutto in un contesto mediatico allucinante, con un teatrino di politici pazzi di centro sinistra che fanno il cast (più che la casta) dei programmi TV e convincono il popolo, coi loro stessi comportamenti idioti, che questo è il peggiore dei governi possibili.

Direi che Prodi, Padoa Schioppa, Bersani, Visco, Turco, Melandri, Damiano, D'Alema stanno facendo miracoli, a dispetto di tutto...


25 settembre 2007

Rumore di sciabole

Sono passati un bel po' di giorni dal mio ultimo vero post. Giorni nei quali ho letto e linkato molto, ho riflettuto, ho fatto una montagna di cose, ho spesso scritto commenti a post altrui. Giorni durante i quali lo stress sul lavoro, per un nuovo progetto che dovrebbe partire e impegnarmi molto e che non parte mai e mi costringe a dubitare del mio futuro professionale, si è intrecciato allo stress per la formazione delle liste per la costituente del PD.
Troppi e confusi stimoli, ai quali per ora non riesco a mettere ordine.
Però mi piace memorizzare almeno qualche frammento.

***

Una riunione serale fra sedie scassate in una sezione dei DS, qualche giorno prima della fatidica data della presentazione delle candidature: l'obiettivo è quello di provare a formare nel collegio la lista "A sinistra per Veltroni". Percepisco la fatica della giovane e volonterosa compagna a mettere insieme la "società civile" realmente esistente e rintracciabile in un quartiere di Roma, con il partito che c'è. Per parte mia, finisco per declinare l'offerta a candidarmi in un posto non eleggibile. Quella, come segnala il logo dei iMille qui a fianco, non è la mia lista.
Ma quello che più capisco, è che davvero siamo pochi e stanchi, come se la consapevolezza di essere dalla parte del giusto, di dover fare questo sforzo finale, non bastasse più a mobilitare almeno un poco di entusiasmo. Come se la retorica degli apparati locali cattivi avesse convinto gli apparati stessi - che tanto cattivi poi non sono, credetemi - a sparire, a ritirarsi in buon ordine. E la "società civile", chiamata all'appello, semplicemente non risponde, non c'è.
Ecco, se i feroci censori del costo della politica e della pervasività dell'apparato dei DS avessero partecipato alla triste riunione serale, in quell'ambiente povero e malandato, forse avrebbero riveduto almeno qualcuna delle loro certezze.

***
Leggo e qualche volta intervengo nel gruppo di discussione interna de iMille. Un piccolo faro di speranza, perché sono davvero un (microscopico) frammento di "società civile" che prova a spendersi per una politica nuova. Nel gruppo, in questi giorni, sono passati lamenti e feroci descrizioni dell'orrendo contrattare per la formazione delle liste. Ma è rimasta in piedi la tenacia iniziale, la voglia e l'impegno di andare avanti e provarci comunque.

***
Tutti hanno scritto tutto sul politico di maggior successo del momento, che come tutti sanno fa il comico di mestiere. Ho letto molte cose intelligenti, tante che dovrei fare una sterminata lista di link, e ora non ne ho voglia.

Alcune di queste cose intelligenti, che giustamente stigmatizzavano il fenomeno, in modo feroce, in modo ironico, in modo problematico o come vi pare, le ho lette mentre i miei colleghi di stanza in ufficio esprimevano (con ferocia, astio sconfinato e sicurezza di essere nel giusto) il loro totale, globale e onnicomprensivo odio per la politica, i politici, il governo attuale, quello passato e quelli futuri. Ed anche la loro totale dichiarazione di impotenza. Espressa in modo identico dal collega di destra che vorrebbe votare Fini "ma di fatto voterei Berlusconi", e da quello dal passato rifondarolo, che odia la svolta istituzionale di Bertinotti.

Tutti ladri, tutti uguali. Mai nessuno cui venisse in mente, almeno, di organizzare un V-scherzo
come quello che suggerisce Beppe. Con cui non concordo, ma che almeno non molla la speranza di cambiare.
Ecco, di fronte all'ottimismo di Pierluigi sulla partecipazione alle primarie, devo purtroppo opporre questa frase di Paolo Valdemarin: "questi non hanno la minima idea di cosa stia succedendo qua fuori".

***
Due domeniche fa Lucarelli ci ha raccontato la strage di Brescia, e ha anche riepilogato i colpi di stato tentati. Mi ricorda questa canzone, Ma mi ricorda anche il rumore di sciabole di Nenni. Ora non è tempo di rumore di sciabole, ci mancherebbe.
Anzi, la dissoluzione della politica, della sua credibilità, rende inutile qualsiasi sciabola.
Quello che si chiede a Veltroni è una missione impossibile. Perché dovrebbe essere capace di ricostruire fiducia e democrazia, dovrebbe poter essere governante nei fatti, perché dovrebbe poter ridurre d'imperio il numero dei ministri, ecc. E dovrebbe pure restare sindaco.
Evidentemente, impossibile con una politica imbizzarrita che si dedica a salvare la propria pelle.
(Salvo che Prodi riesca lui a fare la missione impossibile, assieme a uno scelto gruppo di guastatori: immolarsi per la causa suprema, portando da Napolitano un nuovo governo di 15 ministri, e in parlamento una finanziaria con incorporata una sostanziosa riduzione del numero di province - che per toglierle bisogna cambiare la costituzione).

Una missione impossibile, anche perché il messaggio di Veltroni, nella sua ostinazione dialogante, è l'esatto contrario dell'acredine chiusa ed egoista che sta travolgendo la pancia di questo paese: quell'acredine che spiega il successo delle risposte comiche e superficiali.

***
Cara Arianna, che hai riconosciuto con eccezionale perizia il mio residuo accento nordico, e che hai scritto una cosa bellissima che, giustamente, ci colpevolizza tutti, forse il motivo dell'insuccesso della fiaccolata in sostegno del popolo birmano non è un popolo della pace spompato e poco motivato in questa occasione perché troppo antiamericano.
Il motivo, forse, è che gli italiani, inclusi molti di quelli che ieri stavano a milioni dietro le bandiere arcobaleno, sono totalmente incattiviti, chiusi nel loro odio e rancore. E più il ceto politico non se ne accorgerà, più sarà peggio.

Ma forse, come mi ricorda sconsolato sama, forse è solo che sono proprio inetti...
 


13 settembre 2007

La rete, il Partito democratico, le democrazie possibili

Prima di cominciare, un accorato duplice invito:
  • andate subito sul sito del Patto con Walter è segnalate la vostra adesione (ed eventuali e ben accetti commenti)
  • usate il Ciclostile, in modo virtuale e fisico, perché c'è davvero bisogno che il 14 ottobre sia un successo.
Se avete un blog, il logo del patto e quello di ciclostile non dovrebbero mancare.

*************
Terminato lo spot, qualche parola per spiegarne i motivi. Non volevo parlare di ciò di cui tutti parlano in questi giorni. Mi sono limitato a commentare qui e qui.
Non voglio farlo neanche adesso, se non di striscio. Però temo che chi ha sostenuto inizialmente, me compreso, ciò che Kkarl dice benissimo qui non colga tutta la verità. Certo, quel blog non è un blog, e quella comunicazione è del tutto unidirezionale, di tipo broadcast, e nega quindi la logica fra pari della conversazione in rete. Per di più, è una comunicazione insopportabilmente basata sulla fama (precedente alla rete, peraltro) dell'uomo solo al comando.
Però attorno a quel blog la rete è stata usata, con i meet-up ed altro, da migliaia di utenti che hanno fatto conversazione e azione in rete. Ci piaccia o no.
Una cosa che il Partito Democratico non sembra affatto in grado di fare, visto quanto poco riesce tuttora a costruire di sincera comunicazione/conversazione politica partecipata. Vista la pochezza degli strumenti di social software messi in campo dai candidati alla segreteria il 14 ottobre.
E, soprattutto, vista la pochissima consapevolezza del problema di fondo: la crisi della democrazia rappresentativa, il rischio che sia sostituita da una falsa democrazia diretta, dal plebiscito, dalla delega al capo.

Non sento, dai nostri politici, una risposta all'altezza di questi problemi. Né, tanto meno, ascolto proposte concrete per lo sviluppo di quella democrazia partecipativa di cui ci sarebbe bisogno, e che tutti i partiti attuali si sforzano sistematicamente di negare.
L'idea del Partito Nuovo, che bene o male è il senso profondo e sincero della costruzione del PD, non può camminare davvero se non riesce da un lato ad affrontare la crisi di senso dei partiti e, dall'altro, a realizzarsi adottando strumenti e metodi nuovi di partecipazione politica.

Il Patto con Walter chiede a Veltroni di impegnarsi davvero su queste cose (leggete anche i dettagli qui).

Il Ciclostile fornisce strumenti operativi di propagnada per il 14 ottobre e, al tempo steso, può contribuire a creare una comunità di nuovi militanti, a metà fra il reale e il virtuale.


5 settembre 2007

Links for 2007-09-05

  • Prima di tutto, l'inevitabile e soddisfatto link al mio primo intervento su iMille, e alla sua versione Wiki emendabile
  • Poi, un bell'articolo di Beppe Caravita sul Sole 24 Ore, che dà qualche speranza sul nostro futuro energetico, confermando in qualche modo la logica di fondo di ciò che ho scritto per iMille
  • Ancora, una prima segnalazione del sito del candidato segretario del PD più unitario che ci sia: la candidata Bintronetta. Ci tornerò su a breve.
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3 settembre 2007

Le tasse di Veltroni

Ci sono molti motivi per sostenere Veltroni come segretario del PD, che vanno da tratti caratteriali alla sua capacità di unire, da idee belle come il patto generazionale, alla percepibile nuova attenzione all'ambiente, alla capacità di vedere le cose senza barriere ideologiche precostituite.
Ma c'è un tema, ahimè davvero importante, in cui Veltroni si sta dimostrando succube del pensiero unico pseudo riformista che impedisce alla sinistra riformista di essere davvero tale: le tasse.
Un tema in cui il tatticismo che spinge i nostri politici a seguire gli argomenti dell'avversario per acquisire consenso popolare può fare danni davvero totali, fino a perdere il senso stesso della differenza fra destra e sinistra, probabilmente in modo anche più grave di certe tendenze law and order che, in fondo, hanno un loro ben più solido motivo. Consiglierei comunque, a chi insegue con troppa foga i temi dell'avversario, credendo di conquistare consensi nell'area avversa, di ricordare la storia di Björn Engholm, e farne tesoro.
Non che Uòlter non si trovi in buona compagnia in questa deriva: Letta e Adinolfi, ad esempio, non sono certo da meno nell'avere in testa un qualche tipo di "stato minimo" ed, anzi, per cultura e pensiero probabilmente ci credono molto di più di quanto non ci creda Veltroni. Ma ciò, ovviamente, non è una gran consolazione...

Vediamo un po' meglio dentro questa questione.
Le proposte fiscali di Veltroni oggi vengono contrapposte alla condivisibile prudenza di Padoa Schioppa. Secondo quanto si dice, la differenza sostanziale fra i due è nel fatto che Veltroni dica che si possono ridurre le tasse subito e TPS che prima bisogna ridurre la spesa e poi le tasse, per motivi di equilibrio finanziario. Ma questo, perdonatemi, non è affatto rilevante: semplicemente, Veltroni può permettersi di fare il politico che blandisce le masse, e TPS è costretto a fare il solito prudente cerbero, richiamando con inevitabile realismo le difficoltà operative nella riduzione della spesa.
Tutti e due, però, danno per scontato - ed anzi Veltroni ne fa la premessa base dei sui dieci punti fiscali - che la pressione fiscale debba essere diminuita in Italia.
Ora, i dieci punti fiscali di Veltroni sono, ciascuno la sua parte, pure giusti e condivisibili, ma questa idea della riduzione della pressione fiscale è la rappresentazione plastica della sconfitta culturale della sinistra riformista in Italia, sotto l'attacco concentrico dei qualunquismi antistato di sinistra e di destra e dell'allucinante perdita di efficienza e tendenza all'irresponsabilità e al furto delle amministrazioni pubbliche.
La sinistra riformista dovrebbe infatti saper dire in modo chiaro e distinto quali sono i problemi dell'Italia, dal lato fiscale.
Primo: definire a quale livello di servizi statali (dalle buche nelle strade al welfare state) vuole posizionarsi l'Italia:
  • vogliamo evolvere verso il modello prevalente in Europa centrale (Francia, Germania, ...), dove a una pressione fiscale poco sotto al 45% corrispondono servizi sociali e stato abbastanza efficienti?
  • o vogliamo rinunciare anche agli scarsi servizi attuali, per ridurre le tasse ai livelli USA (poco più del 30%)?
  • o addirittura (utopia, utopia!) crediamo sarebbe magari utile aumentare il carico fiscale per avvicinarsi ai modelli scandinavi?
Dare per assodato, scontato e indiscutibile l'assioma secondo cui la pressione fiscale in Italia è eccessiva, è abdicare al ruolo stesso della sinistra, per il banale motivo che la pressione fiscale in Italia non è eccessiva, essendo in linea con la media europea e comunque inferiore ai paesi dotati di miglior welfare. E perché la sinistra si dovrebbe distinguere dalla destra, oggi, sopratutto in quanto pensa che la felicità di una popolazione sia correlata alla ricchezza di beni pubblici, di servizi sociali universali, di integrazione sociale e quindi di relativa uguaglianza distributiva, che solo uno stato sociale ricco ed efficiente può consentire. Ma se accettiamo l'idea della riduzione della pressione fiscale come totem, come facciamo a dire credibilmente che vogliamo pure uno stato sociale ricco e inclusivo?
Secondo: ed infatti, il secondo problema fiscale dell'Italia, come ben noto, è proprio che la pressione fiscale concentrata sui soliti noti, e l'enormità dell'evasione fiscale, comporta una colossale e del tutto involontaria redistribuzione del reddito che - probabilmente - va dai poveri ai ricchi o, nella migliore delle ipotesi, rende erratica e casuale qualsiasi politica volontaria di redistribuzione del reddito per via fiscale.
E quindi, piuttosto che concentrarsi sulla riduzione delle tasse, sarebbe stato più serio proporre una riduzione relativa a parità di pressione fiscale complessiva: tanta evasione recuperata, tanta riduzione corrispondente delle aliquote.

Quanto alle proposte specifiche del decalogo fiscale, anche qui purtroppo si vede una certa tendenza ad eludere il problema più duro, quello che è stato come al solito proposto in modo intempestivo, goffo e superficiale dalla nostra mitica sinistra "radicale", ma che è davvero sostanza: la difformità del trattamento fiscale della ricchezza finanziaria rispetto al reddito da lavoro, che è la controparte fiscale del mutamento dei rapporti di forza fra capitale e lavoro avvenuto negli ultimi venticinque anni.

Su questo, mi piace riportare un brano dall'ultimo illuminante libro di Silvano Andriani:

Un quarto di secolo di esperienze ci parla del fallimento della rivoluzione fiscale, cavallo di battaglia del neoliberismo. Le lunghe fasi di governi di destra in Usa coincidono con un’enorme crescita del deficit del bilancio pubblico e dell’indebitamento netto del paese sull’estero. D’altro canto, [..] non c’è nulla che dimostri la tesi sostenuta anche da istituzioni economiche internazionali, secondo cui una più bassa pressione fiscale di per sé aumenti la crescita. La verità è che in un paese civile le funzioni dello Stato non sono comprimibili oltre un certo livello, per cui una riduzione strutturale della pressione fiscale tende a tradursi in n aumento del deficit pubblico. Questo è evidente negli Usa dove una politica di bilancio particolarmente lassista si è sposata con le ambizioni imperiali; ma risulta anche nel caso inglese, anche se in una prima fase la riduzione della pressione fiscale fu bilanciata da un massiccio trasferimento di funzioni ai privati. Dopo di che, in seguito al grave deterioramento di alcuni servizi, dalla sanità ai trasporti, è iniziata una fase di rilancio della spesa pubblica che comporta una crescita sia della pressione fiscale che del deficit pubblico.
In molti paesi tuttavia, fra i quali anche l’Italia, si sono aperte brecce nel modello fiscale di ispirazione socialdemocratica; la breccia principale consiste nel trattamento sostanzialmente diverso per redditi da lavoro rispetto a quello per i redditi da capitale, differenza che rafforza situazione di vantaggio che il capitale ha sui lavoro in questa fase di globalizzazione. L’adozione di politiche fiscali d questo tipo rafforza la tendenza all’acuirsi delle disuguaglianze, già presente a livello di mercato, e pone non solo un problema di giustizia sociale, ma anche di efficienza dei sistema. Vale la pena ricordare che la critica più seria avanzata dal versante supply-side al modello fiscale socialdemocratico non riguardava, come ha dato a intendere la vulgata neoliberista, il livello globale della pressione fiscale, ma la conformazione del sistema fiscale e il suo impatto sull’attività produttiva e si riferiva soprattutto all’eccesso di progressività sui redditi da lavoro che può avere effetti demotivanti.
In molti paesi i redditi da capitale sono sottratti al criterio di progressività e sono in larga parte soggetti a una doppia tassazione in quanto sono tassati prima come utili delle imprese e poi come reddito delle persone; inoltre, in genere, le aliquote della tassazione sugli utili sono più pesanti di quelle sui redditi delle persone. L’impatto negativo sull’attività produttiva è dunque doppio perché tale sistema scarica il peso della progressività esclusivamente sui redditi da lavoro rendendola eccessiva e favorisce la rendita a scapito del profitto. Tale impatto negativo è aggravato nelle situazioni in cui, come accade in Italia, una parte conistente delle spese per l’assistenza è a carico non della fiscalità generale, ma della contribuzione sulle retribuzioni. Tassare gli utili delle imprese e una strada facile per i politici in quanto i cittadini, di solito, ritengono che quelle imposte non sono pagate da loro; ma i tratta, ovviamente, di  un’illusione ottica. La tassazione degli utili, diversamente da quanto si ritiene, anche a sinistra, non ha nulla a che fare con la giustizia sociale che ha senso solo se riferita ai redditi delle persone Gli utili, in un mercato efficiente, rappresentano il premio per l’innovazione e l’efficienza, la loro tassazione colpisce in misura maggiore proprio le imprese migliori. Una pesante tassazione sugli utili può inoltre scoraggiare investimenti dall’estero e favorire il dumping fiscale di altri paesi.
Un’ipotesi per uscire da tale stato di cose sarebbe abolire la doppia tassazione dei redditi da capitale eliminando, non come ha fatto Bush jr., l’imposta sui dividendi, ma eliminando l’imposta sugli utili delle imprese e stabilendo, nello stesso tempo, di includere nella dichiarazione dei redditi tutti i redditi da capitale in modo da ristabilire il principio di un trattamento fiscale uguale per tutti i redditi. Una tale misura può creare spazio per un aumento dei redditi dei lavoratori senza ridurre il ritorno sui redditi dei capitali investiti nelle imprese. Inoltre differenzierebbe sostanzialmente il trattamento dei redditi tra i piccoli risparmiatori e coloro nei quali si concentra la ricchezza finanziaria.
Un’altra linea di ragionamento potrebbe essere la seguente: i sistemi fiscali svolgono due funzioni, fornire i mezzi finanziari per il funzionamento dello Stato e redistribuire una parte del reddito tra i meno abbienti. La redistribuzione può essere calcolata e anche dove le politiche redistributive sono particolarmente spinte non supererà una certa quota del reddito nazionale. Queste due funzioni non possono essere totalmente separate, ma si può può pensare a una più netta specializzazione dei diversi tipi di imposta. Le imposte indirette potrebbero essere specificamente deputate a procurare la massa di entrate necessarie al funzionamento dello Stato. Questo, naturalmente comporterebbe che tutti contribuiscano nella stessa misura al funzionamento dello Stato: chi più consumerebbe più pagherebbe e comunque dalla proporzionalità dell’imposta deriverebbe un effetto redistributivo che potrebbe essere accentuato con la distinzione di due o tre aliquote sui i diversi tipi di beni [o dalla creazione di una tassazione specifica per il consumo di carbonio – aggiunta mia]. A una funzione essenzialmente redistributiva potrebbero essere invece deputate le imposte sul reddito e sui patrimonio.
Una tale scelta renderebbe selettive le imposte dirette quindi più facili da gestire politicamente e da controllare, riguarderebbero infatti le fasce di reddito medio-alto e alti, in quanto si può supporre che la massa dei cittadini che trova nella lascia di reddito mediana non dovrebbe né dare né ricevere dal meccanismo redistributivo. Le imposte su reddito dovrebbero trasferire reddito dai più abbienti meno abbienti e quelle sul patrimonio, imposta di successione ed eventuale imposta ordinaria su1 patrimonio, dovrebbero porre limiti alla concentrazione della ricchezza, trasferendola in parte dai più ricchi verso i meno abbienti.

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2 settembre 2007

L'inversione dei pesi e delle misure

E' davvero paradossale che tutto il discorso politico comune in Italia ruoti ossessivamente sui costi della politica, sullo scandalo dei privilegi dei parlamentari, sull'eccesso di sprechi nella pubblica amministrazione, sull'abolizione delle province.
Mentre se si alza e si allunga un po' lo sguardo sul mondo, su quello che è successo negli ultimi venticinque anni, il segnale complessivo è univoco, e ci dice che la politica (e la democrazia) è in sofferenza, schiacciata dallo strapotere dell'economia. E ci dice pure che lo scandalo vero è il costo del capitalismo finanziario predatore, il costo di una concentrazione di ricchezza per i finanzieri e i grandi manager, quello sì totalmente e immensamente scandaloso.
Ma, evidentemente, è tuttora più importante affratellare il popolo bue - dalla destra forcaiola di Feltri alla sinistra superficiale di Beppe Grillo - nella lotta furibonda contro lo stato e contro le tasse.
Leggetevi, per favore, questo lungo bellissimo articolo di Furio Colombo, che dice ben meglio di me qualcuna di queste cose.

(PS: per la cronaca, sono d'accordo con l'abolizione delle province, e avrei molte idee per cacciare i fannulloni dalla PA e risparmiare sui costi della politica. Ma mi rifiuto di vedere in ciò il problema dell'Italia e del mondo, e trovo semplicemente ignobili e scandalose le sparate della Confindustria contro le tasse)

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3 agosto 2007

Appello all'apertura

Sottoscrivo l'appello all'apertura di Beppe. E invito a leggere e a sottoscrivere, e a diffondere. Pur avendo qualche perplessità, come dicevo già ieri. E comunque, Grillo poteva risparmiarselo, perché su di lui vale ciò che ha brillantemente scritto Alberto. E invito ancora una volta Beppe, e tutta la "sinistra legalitaria" che ama, a non semplificare troppo e a non disprezzare le centinaia di amministratori capaci ed onesti che ancora danno forza ai DS e - perfino - alla Margherita. Perché c'è bisogno, eccome, anche della "sinistra amministrativa".

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1 agosto 2007

Un patto con Walter

Nei giorni immediatamente precedenti la mia partenza, assieme alla tribù e ad altri blogger democratici, ho lavorato intensamente al Patto con Uòlter, una iniziativa on line da qualche giorno.
Ora trovate qui a lato il banner e, ovviamente, il caldo invito a firmare. L'idea, in breve, è che Veltroni, da segretario del PD, si impegni con la rete e per la rete. Potete leggere i dettagli anche negli approfondimenti.

PS: qualcuno, nei commenti, ha detto forse giustamente che il patto dovrebbe essere firmato non solo da Walter, ma da tutti i candidati segretari. Direi allora che chi vuole firmare, può farlo anche se per avventura il suo candidato è un altro...

PS: qualcun altro osserva qualcosa sul software libero e la legge Urbani. Invito tutti a entrare nel merito e aggiungere contenuti: prima o poi, riusciremo a fare una nonconferenza per il PD in rete.

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