.
Annunci online

corradoinblog
appunti sicuramente utili a me, a volte anche agli altri,


Home


4 febbraio 2011

Post vittimista

Bossi si è rimangiato alla velocità della luce la richiesta delle elezioni se il Parlamento avesse bocciato il suo federalismo. Come infatti è stato. Si sono inventati il modo più semplice per far finta di niente, cioè abolire il Parlamento e andare avanti per decreto.

Ma non è questo il grave. Il grave, il deprimente, è che se Bossi si rimangia una posizione - cosa che fa continuamente ed in grande allegria - i suoi seguaci diranno, al massimo dopo un breve mugugno: “avrà le sue buone ragioni, quello è furbo, sicuramente sa quel che fa, vedrai che li frega tutti”.

Se qualunque dirigente del PD, da Bersani in giù, dice qualcosa di appena contraddittorio (anche di una sfumatura, eh) con quanto ha detto prima o con quanto ha detto un altro dirigente, non solo tutti i giornali “terzisti” si avventano sulla contraddizione come cani affamati, ma anche la stragrande maggioranza dei militanti (me compreso) contestano, attaccano, si arrabbiano, spaccano il capello in quarantaquattro parti. E perdono forza e credibilità assieme al proprio partito.


(il titolo del post vale come disclaimer)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Bossi Bersani

permalink | inviato da corradoinblog il 4/2/2011 alle 13:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


31 gennaio 2011

Patrimoni

La paradossale e per molti aspetti incredibile lettera di Berlusconi al Corriere (palesemente non scritta di suo pugno, ma questo qui non importa), nella quale il nostro eroe propone a Bersani di fare insieme le liberalizzazioni e critica le proposte di Amato e Capaldo sulla patrimoniale, conferma che avevo visto giusto, ieri, a criticare Alessandro Penati che li attaccava.

E non solo per tattica politica, perché ciò che dice Berlusconi è “per definizione” sbagliato, ma perché ancora una volta gli argomenti contro quell’intervento si rivelano per lo meno ridicoli: la frustata delle liberalizzazioni che darebbe improvvisamente crescita e per questa via risolverebbe la crisi italiana, non solo non è credibile proposta da gente che a suo tempo ha fatto di tutto per difendere corporazioni e impallinare le liberalizzazioni di Bersani. Non solo, abbastanza ovviamente, da sola non basta. Soprattutto, è uno spostare il discorso altrove. Nessuno sostiene che molte liberalizzazioni non siano necessarie, ma questo che c’entra, perché dovrebbe escludere altre risposte e altre politiche?


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Liberalizzazioni Bersani Patrimoniale

permalink | inviato da corradoinblog il 31/1/2011 alle 10:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 dicembre 2010

Le alleanze di Bersani

Apparentemente, Bersani dice che vuole provare ad allearsi con tutti (terzo polo, IDV e Vendola), pur di battere Berlusconi. Trattasi di nuova Unione allargata a destra.
In realtà, dato che sa benissimo che una simile alleanza è (purtroppo?) impossibile, poiché che Fini e Vendola sono incompatibili, sta semplicemente tentando di far politica (politicante?), però mettenmdo al centro ill PD: noi offriamo il nostro programma e diciamo alle altre forze di opposizione: ci state? Poi si tratta e si vede chi ci sta, e a quali condizioni.
Poveretto, lo capisco, perché ha di fronte un bel rebus. Da una parte, se facesse quel che noi prossimi italiani, rottamatori e nativi del PD vari vorremmo, ossia mantenesse ferma la vocazione maggioritaria e/o puntasse sull’alleanza a sinistra, con questa legge elettorale rischierebbe di consegnare il paese a un definitivo regime berlusconiano-leghista: una cosa da far tremare i polsi. E infatti, personalmente, conservo anch’io qualche dubbio sull’idea civatiana che ce la dobbiamo comunque giocare alle elezione e amen...
E d’altra parte, se non si lascia aperta l’alleanza a sinistra e si offre solo al centro, si becca il prevedibile rifiuto del “terzo polo” e siamo da capo. Ovvio che in realtà preferisce l’alleanza col centro, come gli ha insegnato D’Alema. Tanto il candidato premier non lo può fare comunque: se la coalizione sarà PD-Sel-IdV, Vendola o Chiamparino alle primarie lo battono. Se la coalizione sarà PD-Terzo polo, il candidato sarà ovviamente un centrista o qualche professorone.

Quindi, da molti punti di vista questa intervista è solo una apertura di trattativa, tra l’altro anche interna perché dovrà trovare l’accordo dei vari pezzi di partito alla Direzione, e non sarà facile.
Quel che davvero è inaccettabile, però, non è tanto la disponibilità alla rinuncia alle primarie nazionali, che in fondo ha la sua logica, quanto questa frase davvero sciagurata:

Poi c'è un problema che riguarda soprattutto noi: le primarie per le amministrative. Possono inibire rapporti più aperti e più larghi non solo con i partiti ma con la società civile. E possono portare elementi di dissociazione dentro il Pd che non fanno bene a nessuno. Bisogna dunque riformarle.

Dove, come annota un amico, qui per “società civile” si intende “gruppi di potere organizzati”.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Bersani Primarie Alleanze Politica Rebus

permalink | inviato da corradoinblog il 17/12/2010 alle 10:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 novembre 2010

Il PD fra fuffa programmatica e buone idee nei cassetti

Eccomi dunque impegnato in una personale colluttazione con le proposte programmatiche del PD, uscite dall’ultima assemblea nazionale.

Perché se diciamo che il PD non ha “il programma”, diciamo il falso. Ma se diciamo che ha un programma bello e efficace e ben comunicato, purtroppo, continuiamo a dire cose non vere. E perché non mi sembra corretto, come ho già detto, l’approccio renz-civatiano di far finta che il PD non ha alcuna proposta o alcuna linea. Come, peraltro, non mi sembra corretto l’approccio bersaniano di far finta che il problema del montante malcontento verso i perpetui sia liquidabile con “più rispetto” e “il rinnovamento lo stiamo già facendo”.

Con ordine.

In primo luogo, le proposte presentate sono parte di un work in progress,. come è giusto, e mancano ancora molti argomenti. Altri erano stati presentati nell’assemblea nazionale precedente (in particolare le proposte sul “diritto unico del lavoro” che richiederebbero un’analisi a parte che, per ora, tralascio).

Le proposte riguardano i seguenti temi:

  • scuola

  • agricoltura

  • riforma dello stato, autonomie e federalismo

  • fisco

  • immigrazione

  • mobilità

  • piccola impresa e professioni

Provo prima a darne un breve giudizio di dettaglio, per poi fare qualche considerazione di sintesi finale.


Scuola: su questo tema, il relativo forum ha lavorato bene e con evidente competenza. Proposte circostanziate sulla scuola dell’infanzia come chiave di volta anche per l’occupabilità femminile, un credibile piano sulla formazione, valutazione e reclutamento dei docenti, la loro stabilità nelle singole scuole (l’organico funzionale triennale), giuste idee sui livelli minimi di competenza. E, credo, giusto rifiuto “riformista” della scorciatoia della chiamata diretta dei docenti da parte delle scuole. Una soluzione che da molti punti di vista ritengo affascinante per uscire dalle secche di una situazione che ormai rasenta l’assurdo, ma che forse genererebbe strappi e ingiustizie enormi. Così, la proposta dell’organico funzionale può essere un meccanismo per avvicinarsi ad una vera autonomia scolastica, senza però strappare troppo un ordinamento già sottoposto, negli anni, a stress micidiali.

Ciò che manca è però osare la proposta di riforma dei cicli che servirebbe alla nostra scuola. Quella riforma dei cicli che tentò Berlinguer e che, abortendo, ci ha lasciato solo il frutto negativo del 3-2 universitario. Ma che se fosse stata fatta anche nella scuola, forse avrebbe generato effetti positivi perfino nell’Università.


Agricoltura: poco da dire su questo. Si tratta di proposte tecniche per dare un po’ di aiuto agli agricoltori e perequare in qualche modo le ingiustizie governative a favore degli evasori delle quote latte, inserite in un poco di fuffa sulla filiera corta. Magari, se avessero consultato Petrini, di cui ricordo un luminoso “programma di governo” per il territorio e l’agricoltura di qualità, pubblicato su un vecchio numero di Micromega, sarebbero riusciti a dare una visione un po’ meno perdente del mondo agricolo...


Stato e federalismo: questo, forse, è il documento che più mi ha irritato. Prevale in modo drammatico la fuffa antigovernativa e la generica vulgata contro il “federalismo cattivo della Lega”. Ma capire quali siano le proposte di riforma dello stato e delle autonomie, per l’efficienza della spesa e per la riorganizzazione dell’articolazione territoriale  dell’Italia, è praticamente impossibile. E temo sia impossibile perché quelle proposte non ci sono, al preciso scopo di non scontentare nessuno degli amministratori locali ben rappresentati nel PD. Ora, io non sono appassionato dell’abolizione delle province (anzi, in qualche misura credo sarebbe meglio abolire/accorpare le regioni e tenerci le province), e non è questo che chiedo. Però, un partito riformista dovrebbe dire in modo specifico e credibile cosa vuole fare sui due problemi essenziali della pubblica amministrazione: (1) appunto la riorganizzazione e semplificazione dei livelli territoriali e dell’intrico delle competenze (2) la strumentazione, anche dal lato del diritto del lavoro, per rendere efficiente l’attività delle amministrazioni.


Fisco: al contrario del precedente, questo è un documento che fa quasi sognare, tanto è ben centrato, fondato su una solida analisi introduttiva (sulla progressività redistributiva delle imposte, sull’evasione fiscale, sulle potenzialità di un federalismo virtuoso, sul ruolo delle politiche fiscali per governare la crisi mondiale), e su proposte altrettanto circostanziate, concrete e ben articolate: la prima aliquota al 20% e il bonus figli e le detrazioni per il lavoro femminile, la semplificazione del fisco per le imprese, l’imposizione “verde”, la tassazione europea delle transazioni finanziarie.


Immigrazione: nel merito, le proposte sono ben argomentate e in parte anche ovvie. Si sa che sul tema c’è stata la polemica sulla cittadinanza a punti - che nel documento non c’è. Ma qui, sinceramente, non mi sento di dare troppo la croce al partito. La verità è che sulla paura dei migranti rischia di sfaldarsi l’Europa e, quindi, è davvero onestamente difficile riuscire a dire e fare una politica di sinistra e solidale senza se e senza ma - come si dovrebbe - senza aver paura di scomparire dalla scena politica, sconfitti dal razzismo strisciante.


Mobilità: una mia passione specifica da ciclista, come sanno i miei cinque lettori (i venticinque di Marco Campione per me son troppi). E una relativa delusione. Perché a fronte di cose giustissime scritte sul trasporto pendolare e sulla mobilità su ferro, in città e fuori, leggo la stessa timidezza mediatoria già segnalata a proposito del federalismo. Anche qui, parole confuse sull’autotrasporto (un discorso di verità passa per forza di cose dalla riduzione drastica sia del numero abnorme di imprese sia del numero abnorme di veicoli in marcia sulle nostre strade), e parole molto timide e troppo generiche sull’invece necessario radicale riassetto della mobilità e dell’organizzazione urbanistica delle nostre città ed aree metropolitane. E nulla di nulla su un piano di tranvie nelle grandi città, che sarebbe un modo sensato di copiare in modo virtuoso le migliori esperienze estere. E, infine, nulla sulla necessità di finanziare il TPL con una tassazione anche feroce sul trasporto privato (per fortuna, su questo c’è un accenno nel documento sul fisco).


Piccola impresa e professioni: un classico bersaniano nella parte “aiuti alle reti di impresa”, Industria 2015 e dintorni. Molto poco, invece, dal lato della liberalizzazione.


Considerazioni finali: da proposte programmatiche tematiche non si pretende la “visione”, la “narrazione” del futuro. E’ ovvio quindi che in queste proposte questi elementi non ci siano, almeno direttamente. Meno ovvio che non se ne trovi traccia nemmeno indirettamente, salvo forse qualcosa che si può intuire a partire da scuola e fisco. Insomma, sembrano in larga parte una serie di piccole proposte di riforma non connesse a un disegno generale. Manca un rapporto fruttuoso fra pragmatismo e visione.

Questo, temo, dipende sicuramente anche dal “metodo di produzione” di simili documenti in un partito; ciascuno affidato ai politici “esperti” del tema, senza efficaci e sistematici luoghi di discussione ed elaborazione condivisa. Ma soprattuto dipende da un difetto di coraggio nello stressare ogni proposta, nel sottoporla ad una verifica di “qualità dell’innovazione”. Mi chiedo: se su ogni tema l’approccio non fosse stato quello di raccogliere e sistematizzare le cose che già si sanno e si sono sempre dette (è questo l’effetto che fa, ad esempio, il documento sulla mobilità), ma piuttosto quello di fare un libero brain storming col preciso scopo di esercitare tutte le possibili forme di pensiero laterale, non si sarebbe avuto un risultato migliore e più originale? E quindi più “narrativamente” vendibile? E se ci si fosse preoccupati meno di certe “compatibilità” che fanno da sottotesto a certe proposte, non si sarebbero trovate soluzioni più utili per il Paese?


(ciò detto, come tutti ben sanno, criticare è facile, fare è molto più difficile. Che esistano questi documenti, che se ne possa discutere, è dimostrazione che il PD non è quel contenitore vuoto che la vulgata giornalistica ama dipingere  - aiutata peraltro dalla oggettiva incapacità di spostare l’agenda su questi contenuti da parte del PD)


Le immagini sul pensiero laterale sono tratte da Internet



3 novembre 2010

Ma mi volete proprio far diventare bersaniano?

Dopo l'ultimo post supponente di Pippo, mi viene voglia di diventare bersaniano.

Insomma, alla fin della fiera il PD sta mettendo in campo un vero programma, con proposte circostanziate. Alcune possono piacerci poco, e quindi discutiamo di quello, invece di continuare a far finta che il PD non ha proposte e che solo a Firenze finalmente usciranno dei contenuti (ma Renzi poi, non ha appena detto che i "rottamatori" non hanno alcun programma e dobbiamo farlo all'impronta durante la tre giorni di Firenze?). Poi c'è, indubbiamente, l'esigenza del ricambio generazionale e non solo. La regola dei tre mandati da rispettare. Il merito da far valere.
Ma davvero, a questo punto, spero che a Firenze il duo degli antipatizzanti a tutti i costi sia sommerso da una generazione di giovani militanti di partito che, comunque la pensino, siano (stati) bersaniani, lettiani, bindiani, veltroniani o chissà cosa, vogliano contribuire davvero alla ditta e non solo a rendere più visibile agli altri il proprio ombelico. Come ha detto bene Ivan:

La seconda condizione è che il ricambio abbia la capacità di permeare di sé l’intero partito prima e tutto il paese dopo. La scommessa di Firenze sarà stata vinta soltanto se l’iniziativa avrà la capacità di far emergere anche coloro che la pensano in modo diametralmente opposto, se da lì nascerà un movimento che ricompatti e valorizzi un’intera generazione.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Bersani Renzi Civati Scalfarotto

permalink | inviato da corradoinblog il 3/11/2010 alle 12:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


27 gennaio 2010

Idee che non condivido

A volte mi vengono idee che non condivido. Eccone un bel po', tutte assieme e magari pure confuse.

Perché a molti fa schifo l'accordo con l'UDC? perché è il partito di Cuffaro?
E allora? nel PD non ci sono forse politici inquisiti o chiacchierati, perfino per contiguità alla mafia? Ci sono, ci sono, son pochi ma ci sono.

Oppure il motivo è perché l'UDC è contro le unioni di fatto, è per il crocifisso a scuola e non è laico ed è totalmente dipendente dalle volontà vaticane? Bah, per ora la Binetti è ancora nel PD, e il PD aveva appunto l'ambizione di fondere sensibilità laiche e cattoliche. Oppure abbiamo deciso che questa fusione non ci interessa più, e ci acconteniamo al massimo di qualche vecchio cattocomunista e qualche raro "cattolico adulto" come foglia di fico da aggiungere al corpaccione ex comunista? Un po' come i vecchi indipendenti di sinistra nel PCI?

Si può essere contrari alla strategia dell'accordo con l'UDC per molti motivi. Però ci sono motivi buoni e motivi meno buoni, e ci sono pure un bel po' di processi alle intenzioni e pregiudizi che, militando in uno stesso partito, sarebbe pure ora di togliere di mezzo.
I miei compagni ed amici seguaci di Marino e di Franceschini contestano, come pure ho fatto e continuo a fare io stesso, la vocazione minoritaria che c'è sotto alla linea di Bersani. E fin qui, si tratta di una contestazione legittima e con molte ragioni, salvo che Bersani ha vinto il congresso ed è stato eletto direttamente dagli elettori del PD alle primarie. Si deve quindi supporre che quegli elettori sapessero che Bersani proponeva chiaramente una stagione di nuove alleanze e molto meno di "vocazione maggioritaria". E approvassero.
Di più, la linea di Bersani, come ben spiega oggi sull'Unità, e come qualche giorno fa spiegava Reichlin, non è quella di "allargare all'UDC", insomma di fare inciuci e vendersi, ma quella di ricostruire un blocco sociale e politico di forze "costituzionali" - inclusi infatti IdV e sinistra - che riescano alla fine a sconfiggere Berlusconi e il berlusconismo. Bisogna sempre ricordare che chi è oggi al governo - i berlusconiani, la Lega e i finiani - sono le uniche forze politiche italiane che non hanno nulla a che fare con la nostra Costituzione repubblicana. Non a caso l'UDC è parlamentarista e rifiuta qualunque accordo con la Lega, dovunque.

Personalmente, credo che il livello del ceto politico locale UDC (ma anche IdV, se è per questo), sia spesso deprimente, e che la quantità di compromessi realmente fattibili con questa gente sia assai limitata. La questione della laicità e della libertà di pensiero, assieme al familismo economico asfittico dell'UDC, rendono poi nel concreto dei programmi davvero difficile andare d'accordo. In più, la strategia dei due forni di Casini è anche moralmente assai difficile da digerire.
Tuttavia, il punto di verità nella strategia bersaniana è che la società civile italiana è davvero - è sempre stata - lo specchio fedele di questo ceto politico così scadente. E con questa realtà bisogna pur fare i conti. Per cambiarla, dico io. Per trovarci un accordo in qualche modo, dicono loro.
Penso, sopratutto, che il modo con cui è stata gestita dai nostri dirigenti questa strategia dell'attenzione verso l'UDC abbia qualcosa di letteralmente disastroso. Un conto è trattare eventuali accordi partendo da una posizione di forza e credibilità, un altro è infilarsi in casini come quelli pugliesi, o nel nulla eterno del Lazio.
Ma se la nostra opposizione interna fosse stata un po' meno pronta a fare - a parti invertite - quel che i dalemiani hanno fatto a Veltroni, forse anche quelle trattative avrebbero avuto un esito un pochino migliore...


19 ottobre 2009

Ombelichi

Il 15 ottobre abbiamo avuto notizia che la crisi della finanza è già finita, e le grandi banche sono tornate in utile e allegramente hanno ricominciato a distribuire bonus milionari ai propri manager.
Lo stesso giorno, Cisl e Uil hanno firmato l'accordo separato dei metalmeccanici, in spregio a qualsiasi criterio di democrazia e rappresentanza dei lavoratori.

In pratica, la finanza ha fatto pagare la crisi alle casse degli stati, salvo apprestarsi a chiedere di tornare al buon vecchio libersimo non appena passato il pericolo, mentre la distribuzione del reddito continua a peggiorare a livello globale, grazie alla debolezza politica e sociale dei lavoratori.
Quel che è peggio, una simile distribuzione del reddito non può che portare a una nuova crisi da mancanza di domanda, e a ricominciare da capo.

Quel che è peggio, la finanza è allegra perché è di nuovo drogata dal salvataggio pubblico e dalla timidezza con la quale (non) si sono cambiate le regole e i controlli, ma l'economia reale continua a produrre disoccupazione e depressione e, del resto, non potrebbe fare altrimenti dato che la crisi non è solo finanziaria ma anche energetica.

*******
Nel frattempo, Franceschini fa discorsi aulici ai piccoli imprenditori del nord est, Bersani - l'operaista del terzetto - accenna alla questione dell'accordo separato limitandosi ad affermazioni alla Catalano sul governo cattivo e seminatore di divisioni sindacali, Marino discetta in modo brillante sul talento su il Sole 24 Ore, ma non risulta pervenuta alcuna riflessione sua o dei suoi sostenitori sul tema.


20 settembre 2009

La sconfitta

Ho affidato al blog de iMille una piccola e sicuramente parziale riflessione sul congresso del PD


21 settembre 2008

Mezzi di disinformazione di massa e stupidità comunicativa

Scommetto che la maggior parte di voi, se ha seguito la faccenda Alitalia, è convinto che Bersani abbia attaccato la CGIL per la posizione assunta nella vertenza con la CAI negli ultimi giorni, causando (così si racconta) il ritiro dell'offerta. Lo avrete sentito nei TG, o letto nei titoli dei giornali.
Ebbene. E' semplicemente falso. Anche se, ormai, per come funziona la comunicazione in Italia, è come se fosse vero.
Bersani ha criticato la CGIL e gli altri sindacati per l'errore fatto a marzo, quando si poteva firmare con AirFrance, non per il comportamento attuale (qui sotto il testo dell'intervista).

Dietro questa vicenda, ci sono due bei problemi.
Il primo, lo conosciamo bene. Abbiamo un sistema dei media che ormai è un vero mezzo di disinformazione di massa. Perfino contro la buona volontà soggettiva dei singoli giornalisti o di intere testate.

Il secondo problema, che mi preme molto di più, si potrebbe definire stupidità comunicativa di tutti o quasi gli esponenti politici del PD. Avendo a che fare con mezzi di comunicazione distorti, e con un avversario che usa sistematicamente una comunicazione semplificata basata su concetti rigorosamente binari - buono o cattivo, bene o male, comunista o liberale - i nostri eroi si ostinano ad esercitarsi in distinguo, argomentazioni complesse, analisi del contesto, e chi più complica l'analisi più sembra fiero della suo sofisticato argomentare.
Bersani, ad esempio, ha detto ovviamente il vero nel notare che a marzo la CISL ha trascinato gli altri verso un poco lungimirante rifiuto. Ma di fronte ad un avversario che tutti i giorni e con tutti i mezzi lancia un solo, univoco messaggio ("è solo e tutta colpa della CGIL"), mettersi a disquisire in questo modo significa semplicemente fare autogol.
In fondo, sarebbe molto semplice agire diversamente. Nei venti secondi di dichiarazioni al TG, come il Bonaiuti di turno si dedica a sparare ad alzo zero il suo messaggio binario, indicando il cattivo di turno (ora la CGIL, ieri Veltroni), i nostri dovrebbero semplicemente indicare il nostro cattivo. Basterebbe dire, semplice semplice, una cosa del tipo: il piano concordato da Prodi con AirFrance prevedeva un investimento di 15 miliardi, questo della CAI di 1 miliardo. Gli altri 14 sono le perdite che pagheranno i contribuenti. Il piano AirFrance non è stato accettato per colpa di Berlusconi che ha raccontato balle sull'italianità. Punto."


Titolo in prima: Bersani: capisco Epifani ma non lo assolvo
Titolo dell'intervista: Bersani: non posso assolvere Epifani adesso il governo tiri fuori un piano B
La frase veramente pronunciata da Bersani: Domanda: la CGIL ha bloccato l'accordo con AirFrance a marzo. Adesso Epifani su Repubblica invoca un partner straniero. Ripensamento, schizofrenia o irresponsabilità?
Risposta: Allora avemmo tante opposizioni. A voler essere pignoli la più marcata fu quella della CISL. Ma dopo le dimissioni di Prato, l'atteggiamento di tutte le sigle cambiò. Vuole sapere se in quella fase Epifani e gli altri sindacati furono lungimiranti? No, proprio no. Non do un giudizio di assoluzione per la CGIL.


8 agosto 2007

Benzina, picco e consumerismo: dubbi di inizio estate

Questa storia del prezzo della benzina mi lascia un po' perplesso. Perché mi fa tornare in mente due miei vecchi dubbi:
  • che le polemiche sul prezzo alto della benzina consentano di occultare e confondere il vero problema - il peak oil,
  • che il consumerismo, tendenzialmente meritorio, di quando in quando rischi di diventare una trappola.

Sul primo punto: dare la colpa all'oligopolio, ai petrolieri cattivi, alle inefficienze italiche, o perfino alle sette sorelle (ricordate?), abitua all'idea che il prezzo del combustibile fossile, anche nel lungo periodo, sia un problema di microeconomia e non un problema di produzione, di fine delle scorte, di scarsità e di picco. Occulta quindi all'opinione pubblica la questione reale, e illude che, se solo ci fosse un po' più di efficienza, ci potrebbe essere benzina a buon mercato per tutti. Mentre ciò che si dovrebbe sapere è che non c'è benzina a buon mercato per tutti e, quel che è peggio, se anche ci fosse non potremmo continuare ad usarla se non vogliamo arrostire il mondo.
La contropolemica sul livello delle accise, poi, ha effetti ancora peggiori, perché illude con la solita dannosa chimera della riduzione delle tasse. Quando le accise rappresentano pur sempre una sorta di grezza carbon tax.

Sul secondo punto: è giusto, stra-giusto difendere il cittadino consumatore dallo strapotere oligopolista delle imprese. Tuttavia, bisogna sempre ricordare che ogni prezzo è anche un costo, e che dietro a un costo ci sono i fattori della produzione, e fra i fattori della produzione c'è il lavoro, e che pretendere prezzi eccessivamente bassi significa spingere in basso anche i salari. Come sanno bene le commesse di Wal Mart o di Lidl, o le donne delle pulizie delle microsocietà di servizi.
Il problema, evidentemente, è che il consumerismo senza una parallela lotta per una corretta distribuzione del redditto, senza una migliore distribuzione fra salari, profitti e rendite (una volta si sarebbe detto senza lotta di classe) è un'illusione: perché il consumatore che va difeso è quello che è anche produttore.

Detto ciò, tanto per chiarire e non generare equivoci: grande solidarietà a Bersani e che i petrolieri abbassino la cresta, e che possiamo vedere un po' di vera concorrenza anche alle pompe di benzina.

Technorati Tag: , , , , , ,

sfoglia     gennaio        marzo
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Educazione civica
Le BeDe!
Cultura d'impresa?
Libri
Heimat e..
Europa
Tecniche
Sommari
Sion
Marx
Politiche
IX Municipio
Pillole

VAI A VEDERE

iMille, il blog dove scrivo le cose migliori
Musica e Memoria
Coordinamento Roma Ciclabile
Movimentofisso
Sul 77
Per non dimenticare
La mia sezione PD!
TSF Jazz Francia
Amici di Radio 3
Una comunità dell'Ulivo
Vecchie cose: Un isolato da 1,5Kw
Vecchie cose: manutenzione ambientale
Vecchie cose: Wikimille
Vecchie cose: Emenda il Manifesto del PD



Questo blog è on line dal 26 agosto 2004

Credits per la testatina: Vittorio Giardino, Igort, Lorenzo Mattotti


SE VUOI SCRIVERMI:
truffi.pd9[at]gmail.com


In lettura in questi giorni:
Dalla mia libreria:


Qualche pensiero a cui tengo:
Il consenso e le tasse
La politica della coda lunga
Lizzy
Fiaccole
Sion
Jazz o barocco?
Prioritarie 2006
Niente per amore

Orgoglio di padre 2
Titoli, sottotitoli e articoli
Zio Guido
Israele a Londra>
Orgoglio di padre

Licenza Creative Commons
I testi del blog sono sotto una Licenza Creative Commons
.

CERCA