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8 marzo 2007

Carbon Tax e welfare ricco, non demagogiche riduzioni fiscali

Il pensiero unico neoliberista è davvero troppo forte in questo nostro provinciale Paese. Tutta la stampa mainstream, da la Repubblica al Corriere alla Stampa al Sole 24 Ore, tutti gli economisti "indipendenti"  ci bombardano ogni giorno con severi moniti sul fatto che il governo non deve abbassare la guardia, che le eccezionali entrate fiscali dovute ad una rinnovata buona amministrazione devono essere usate solo per rimettere a posto il debito, accompagnate da solide riduzioni di spesa e, al massimo, usate con parsimonia per ridurre le aliquote fiscali medie.

Non è che non vi sia del vero in questi ragionamenti, perché è ovvio ed evidente che il livello di inefficienza e spreco della nostra macchina statale non solo consente ma rende indispensabili grandi risparmi di spesa inutile. E perché la diffusione di "fannulloni" involontari fra i pubblici dipendenti, a causa di una organizzazione paradossalmente e dolosamente caotica, è un fatto deprimente e causa anche di squallore morale. E perché, infine, se "riduzione delle aliquote" volesse dire anche una maggiore giustizia fiscale (insomma vera progressività), non potrebbe che essere la benvenuta.

Peccato che questo sia solo uno, e non il più importante, dei pezzi del problema. Mi sarebbe piaciuto di più se il viceministro Visco, invece di annunciare genericamente riduzioni fiscali
parlasse finalmente - assieme a tutto questo governo - della necessità urgentissima di trasformare tutto il sistema fiscale e della spesa verso l'adozione di una carbon tax pervasiva e incisiva, e verso la costruzione di un sistema di welfare ricco e capace di generare un ambiente favorevole all'innovazione.

Santa polenta, le proposte ci sono e sono pure precise (1)!

Altri paesi, primi fra tutti i pragmatici e riformisti inglesi e la grosse-koalition tedesca, e perfino il vecchio Chirac (quindi non dei pericolosi rivoluzionari), si stanno muovendo a grandi passi in questa direzione.
E noi ancora a fare il piccolo cabotaggio delle riduzioni fiscali sull'ICI senza capire:
  • Che bisognerebbe sì ridurre l'ICI (e l'Irpef), ma sostituirla in gran parte con una carbon tax adeguata.
  • Che i proprietari di case (e di auto. of course) dovrebbero pagare un'ICI proporzionale al consumo energetico dell'edificio, e non solo al suo valore.
  • Che abbiamo bisogno di agenzie che sviluppino ed eroghino con qualità beni pubblici essenziali, aiutino i singoli ad adottare modelli di consumo migliori, creino un welfare "ecologico" per consentire anche ai meno abbienti di essere "carbon neutral".
  • Che abbiamo bisogno di ammortizzatori sociali ricchi (e quindi costosi) per i giovani che devono poter inventare e rischiare, ma che per farlo hanno bisogno di fiducia e protezione.
  • Che abbiamo bisogno di dare fiducia all'industria ecologica.
Il pacchetto energia di Bersani e Pecoraro Scanio è sicuramente la cosa migliore fatta da questo governo. Ma il vero cambiamento culturale sarebbe che anche la politica fiscale e macroeconomica, che è il punto fondamentale di un governo, diventasse davvero carbon neutral.

PS. Nelle tre mozioni dei DS, nel Manifesto per il PD, nella mozione della Margherita, e neanche nei numerosi manifesti ecologisti a supporto delle varie mozioni (poiché gli ecologisti si sono sparsi uniformemente in tutte e tre le mozioni DS) non c'è mai scritto "carbon tax". Solo grandi petizioni di principio sullo sviluppo sostenibile, al massimo riferimenti - giustissimi - al bilancio ambientale e al superamento del dio PIL. Ben poco di ciò che davvero serve per fare riformismo vero
.

(1) Qui c'è una visione particolarmente entusiasmante delle mille cose che si potrebbero fare. Qui ho scritto qualcosa su possibili interventi micro. Qui qualcosa su comuni e certificati verdi e bianchi. Qui parlavo di tasse un po' di tempo fa.

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