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27 gennaio 2010

Idee che non condivido

A volte mi vengono idee che non condivido. Eccone un bel po', tutte assieme e magari pure confuse.

Perché a molti fa schifo l'accordo con l'UDC? perché è il partito di Cuffaro?
E allora? nel PD non ci sono forse politici inquisiti o chiacchierati, perfino per contiguità alla mafia? Ci sono, ci sono, son pochi ma ci sono.

Oppure il motivo è perché l'UDC è contro le unioni di fatto, è per il crocifisso a scuola e non è laico ed è totalmente dipendente dalle volontà vaticane? Bah, per ora la Binetti è ancora nel PD, e il PD aveva appunto l'ambizione di fondere sensibilità laiche e cattoliche. Oppure abbiamo deciso che questa fusione non ci interessa più, e ci acconteniamo al massimo di qualche vecchio cattocomunista e qualche raro "cattolico adulto" come foglia di fico da aggiungere al corpaccione ex comunista? Un po' come i vecchi indipendenti di sinistra nel PCI?

Si può essere contrari alla strategia dell'accordo con l'UDC per molti motivi. Però ci sono motivi buoni e motivi meno buoni, e ci sono pure un bel po' di processi alle intenzioni e pregiudizi che, militando in uno stesso partito, sarebbe pure ora di togliere di mezzo.
I miei compagni ed amici seguaci di Marino e di Franceschini contestano, come pure ho fatto e continuo a fare io stesso, la vocazione minoritaria che c'è sotto alla linea di Bersani. E fin qui, si tratta di una contestazione legittima e con molte ragioni, salvo che Bersani ha vinto il congresso ed è stato eletto direttamente dagli elettori del PD alle primarie. Si deve quindi supporre che quegli elettori sapessero che Bersani proponeva chiaramente una stagione di nuove alleanze e molto meno di "vocazione maggioritaria". E approvassero.
Di più, la linea di Bersani, come ben spiega oggi sull'Unità, e come qualche giorno fa spiegava Reichlin, non è quella di "allargare all'UDC", insomma di fare inciuci e vendersi, ma quella di ricostruire un blocco sociale e politico di forze "costituzionali" - inclusi infatti IdV e sinistra - che riescano alla fine a sconfiggere Berlusconi e il berlusconismo. Bisogna sempre ricordare che chi è oggi al governo - i berlusconiani, la Lega e i finiani - sono le uniche forze politiche italiane che non hanno nulla a che fare con la nostra Costituzione repubblicana. Non a caso l'UDC è parlamentarista e rifiuta qualunque accordo con la Lega, dovunque.

Personalmente, credo che il livello del ceto politico locale UDC (ma anche IdV, se è per questo), sia spesso deprimente, e che la quantità di compromessi realmente fattibili con questa gente sia assai limitata. La questione della laicità e della libertà di pensiero, assieme al familismo economico asfittico dell'UDC, rendono poi nel concreto dei programmi davvero difficile andare d'accordo. In più, la strategia dei due forni di Casini è anche moralmente assai difficile da digerire.
Tuttavia, il punto di verità nella strategia bersaniana è che la società civile italiana è davvero - è sempre stata - lo specchio fedele di questo ceto politico così scadente. E con questa realtà bisogna pur fare i conti. Per cambiarla, dico io. Per trovarci un accordo in qualche modo, dicono loro.
Penso, sopratutto, che il modo con cui è stata gestita dai nostri dirigenti questa strategia dell'attenzione verso l'UDC abbia qualcosa di letteralmente disastroso. Un conto è trattare eventuali accordi partendo da una posizione di forza e credibilità, un altro è infilarsi in casini come quelli pugliesi, o nel nulla eterno del Lazio.
Ma se la nostra opposizione interna fosse stata un po' meno pronta a fare - a parti invertite - quel che i dalemiani hanno fatto a Veltroni, forse anche quelle trattative avrebbero avuto un esito un pochino migliore...


22 febbraio 2007

Il disastro

Le dietrologie dicono che D'Alema ha fatto apposta a far cadere Prodi perché punta ad allargare la coalizione a Follini e Casini. E che i puri e duri hanno abboccato. Perché D'Alema è troppo intelligente e i puri e duri troppo cretini. Meglio sarebbe un D''Alema un po' meno intelligente, e meno cretini in parlamento.
Ma ho pure letto, via Torchiaro, che il colpevole sarebbe addirittura Fassino che si è fidato di Pininfarina, o  che forse era d'accordo con lui.
Penso siano tutte idiozie, e comunque cose irrilevanti. Che serviranno ad alimentare la nuova versione della favola di D'Alema come killer di Prodi, al fine di assolvere le responsabilità oggettive e storiche di una sinistra estrema incapace di concepire se stessa al governo.
Nei giorni precedenti il disastro, mi sforzavo di fare una riflessione approfondita sul partito democratico, sul pallore ideologico del Manifesto dei "saggi". Inseguivo anche Marx, e stavo cercando di capire cosa manca ai fondamenti di quel manifesto: manca il pensiero critico, manca la voglia vera di trasformare il mondo. Tutta l'idea del partito democratico soffre del rischio di immaginare il riformismo come buon governo dell'esistente. E ciò è al di sotto delle aspettative di una sinistra riformista e socialista, soprattutto in un momento storico in cui le contraddizioni del modello di sviluppo occidentale (capitalista o socialista reale, non importa) sono arrivate al punto di non ritorno a causa della crisi energetica e climatica - la crisi finale che si attendeva Marx, arrivata in un modo che Marx non immaginava né poteva immaginare.
Ma, purtroppo, nella sinistra che sogna Mussi, in quella sinistra unita cui ci invita Diliberto (che ha fatto eleggere quel furbo di Fernando Rossi), vedo ben poco del pensiero critico che ci vorrebbe, ma solo velleità di sana e consolatoria opposizione. E comunque, se per avere un briciolo di pensiero critico, di capacità di pensare a trasformazioni profonde, mi tocca semplicemente abdicare alla possibilità di governare, e devo per forza preferire l'opposizione per l'opposizione, devo consolarmi con tante belle manifestazioni di piazza che mi fanno sentire unito ed empatico coi miei compagni, mentre al governo gli altri provvedono a mettermela in quel posto; se mi tocca accettare tutto questo, allora preferisco digerirmi il pallido manifesto del PD e tentare di praticare gli spazi di riformismo di sinistra che si aprono all'interno del riformismo gestionale di un governo di centro sinistra. Fosse pure allargato al bel Casini.


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permalink | inviato da il 22/2/2007 alle 10:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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