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17 giugno 2010

C'è sempre un buon motivo

Questo commento a un Post de ilPost merita un applauso:

Ah, c’è sempre un buon motivo per metterla in quel posto a chi lavora. E a chi potrebbe/dovrebbe andare in pensione. C’è gente che ci studia dalla mattina alla sera, a come fregare i lavoratori con concetti asettici o parola alate, addirittura talvolta gonfie di promesse, sempre moderne.

Naturalmente, tutto è finalizzato a rendere più competitivo il lavoro e salvarne l’esistenza.

Sono vent’anni che i diritti del lavoro vengono levati a uno a uno, come i vestiti di una lap dancer. Non mi pare che sia servito a evitare crisi, disoccupazione, delocalizzazione. In compenso incominciamo a intravedere il culo, ma non è una lap dancer, è un lavoratore.

(la versione integrale qui)

Ovviamente è un commento unilaterale. Ovviamente concordo con chi nota che l'accordo di Pomigliano è inevitabile e necessario, anche perché la parte sul diritto di sciopero, anche fosse firmata, è inefficace per Costituzione. Ovviamente, l'assenteismo inaccettabile nello stabilimento di Pomigliano (i certificati di malattia che cadono copiosi nei giorni di sciopero...) è un ottima giustificazione a qualunque indurimento della controparte.


Ma trovate giusto che, dato che esistono i falsi invalidi, quelli veri ma solo al 78% non possano godere di un pur piccolo aiuto? No? Bene, allora perché dovrebbe essere giusto che dato che esistono gli assenteisti anche i malati veri debbano pagarla?

Buttare il bambino dei diritti con l'acqua sporca dell'inefficienza e della disonestà italica è diventato ormai sport nazionale. Perché nessuno prova a combattere davvero l'inefficienza e la disonestà, ma cerca sempre scorcitoie per farlo.


29 dicembre 2009

Gaza in Iran

Ora, lungi da me contestare che Gaza sia una prigione a cielo aperto. In proposito, penso che se Israele fosse così lungimirante da disinnescare quel perfetto brodo di coltura di futuri terroristi che è diventata quella triste regione, ne avrebbe solo vantaggi, oltre a fare opera di bene.

E tuttavia, mi chiedo se le centinaia di pacifisti che stanno manifestando in Egitto avrebbero fatto lo stesso e con la stessa foga se si fosse trattato di andare a sostenere l'onda verde iraniana


Oppure se, come al solito, tanta foga non sia purtroppo anche segno dell'eterno antisemitismo di sinistra.


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permalink | inviato da corradoinblog il 29/12/2009 alle 18:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


15 dicembre 2009

Internet di piombo

Dopo l'aggressione a B., si stanno diffondendo rapidamente due mantra che, grazie alla potenza di fuoco dei media broadcast, diventeranno presto verità indiscutibili. E che sono invece, oltre che la dimostrazione della costante egemonia culturale della destra, anche solenni idiozie.

Il primo discorso che purtroppo diventerà senso comune è il paragone con "gli anni di piombo". Rischiamo di tornare agli anni di piombo, ecc. Un discorso superficiale sia perché le condizioni storiche sono talmente diverse da rendere il paragone assolutamente infondato, sia sopratutto perché la stessa definizione "anni di piombo" affibbiata agli anni fra il 1969 e il 1979 è sbagliata. Quella definizione infatti serve a ricostruire con uno slogan una memoria falsata di anni che sono stati certamente quelli del terrorismo rosso e nero (per chi non lo sapesse, quelli sono anche gli anni delle bombe sui treni e altrove, non solo delle Brigate Rosse...), ma sopratutto sono stati anni di grandi conquiste civili e sociali (diritto di famiglia, statuto dei lavoratori, riforma sanitaria, divorzio,....) e di crescita morale e civile della partecipazione democratica.

La seconda banalità in rapida diffusione è quella su Internet, causa e raccoglitore di tutti i mali. Ovviamente ha ragione Gian Antonio Stella a dire che la libertà di parola non è assoluta e, giustamente, a far notare le contraddizioni di leghisti pronti a censurare Internet se si insulta B., e a lasciarla fare se istiga al razzismo. Ma confondere il postino con le lettere che porta è non solo inutile e sbagliato. E' sopratutto il segnale che l'imperante autoritarismo di destra non sopporta che esista un mezzo bidirezionale e non monodirezionale come la televisione. Gli insulti e le urla alla Sgarbi o peggio in TV vanno benissimo, perché c'è qualcuno che li controlla. In Internet danno fastidio, perché non sono controllabili.
E un'ultima cosa. Su Facebook, la stragrande maggioranza delle persone è lì con il proprio nome e cognome (Facebook è nato per quello...). E comunque non è difficile scoprire anche gli pseudonomi. Perché oscurare? Se uno scrive una cosa che è istigazione a delinquere, apologia di reato ecc., lo si denunci. Perché arrestare il postino? La verità è che come sempre non servono le leggi eccezionali, nemmeno per Internet. Sarebbe sufficiente applicare le leggi esistenti.





25 luglio 2008

La malattia come colpa

Per ogni giorno di malattia di un dipendente pubblico, d'ora in avanti, ci sarà una riduzione di stipendio. Considerato che, come è ovvio, non tutti quelli stanno a casa per malattia sono fannulloni assenteisti ed, anzi, è probabile che molti, semplicemente, stiano effettivamente male, con questa norma si è introdotto il concetto di malattia come colpa morale.
Un altro tassello dello smantellamento dei diritti del lavoro.



Ps: per una completa discussione sull'assenteismo e su ciò che si dovrebbe fare per combatterlo davvero, consiglio vivamente quanto ha scritto Alberto.

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