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5 settembre 2013

Sovvertire l'ordine automobilistico



Leggo che la Metro C fino a San Giovanni forse sarà pronta per il 2015, mentre per il Colosseo bisognerà aspettare fino al 2020. Poi leggo che Marino ipotizza di riuscire a chiudere anche a taxi e bus il primo tratto di via dei Fori entro il 2015, mentre per la pedonalizzazione di tutta la strada “bisogna aspettare di avere la Metro C almeno fino a piazza Venezia”. Cioè oltre il 2020.

Auspicherei, dal mio sindaco, ben altro coraggio nel sovvertire l’ordine automobilistico costituito. Non vorrei si fosse già impaurito per le solite, deprimenti urla dei commercianti e dei romani con il sedere a forma di sedile d’automobile.

Per piazzare una rotaia su tutta via dei Fori e congiungere l’attuale capolinea dell’8 con le rotaie del 3 a via Labicana – poco più di un chilometro – bastano a voler esagerare due anni di lavoro. Per acquistare una ventina di jumbo tram basta ancora meno, come ci vuole solo organizzazione e intelligenza progettuale per riorganizzare le linee di tram, una volta che le rotaie siano connesse fra loro grazie al tratto dei Fori. E non servono risorse infinite, sicuramente molto meno di quanto la società Metro C, con i suoi ignobili ricatti, continua a spillare all’erario. La Metro C, prima o poi seguirà, ma non si vede perché impiccarsi da soli dietro le difficoltà oggettive di una grande opera.



18 giugno 2013

Cordoli, e altre piccolezze

In probabile mancanza di soldi per grandi opere, a Roma servono piccoli segnali che possono cambiare la natura della vita in città. Qualcuno ricorderà che Alemanno, appena diventato sindaco, trovò il modo di dare un segnale a suo modo fortissimo della cifra che intendeva dare al suo mandato, sospendendo con una scusa burocratico-giudiziaria il pagamento delle strisce blu. Poco dopo, accampando inesistenti problemi di sicurezza, avviò la sostituzione dei cordoli di gomma che separano le rare corsie preferenziali degli autobus romani con le ridicole borchie oggi utilizzate per separare (si fa per dire) i bus dalle auto. Con il risultato fondamentale di rendere di nuovo possibile la doppia fila perenne in strade dove il cordolo l’aveva resa impossibile (solo per fare qualche esempio Viale Regina Margherita, Via Napoleone III, via Goito….).

Bene. Un bel segnale chiaro e non particolarmente costoso, peraltro del tutto coerente con l’idea di aumentare le corsie preferenziali per ottimizzare il trasporto pubblico che c’è, sarebbe quello di ripristinare i cordoli il più rapidamente possibile. Se, assieme a questa mossa, si cominciasse anche a Roma a realizzare un bel numero di zone 30 nelle strade secondarie, ben attrezzate di dossi per obbligare al rispetto dei limiti di velocità e di viabilità a cul de sac, il segnale sarebbe chiarissimo e netto: questa città, soffocata da auto in sosta e in movimento, vuole respirare e può farlo. Non è impossibile, basta volerlo.



12 giugno 2013

Piccolo sogno

Marino sindaco di Roma parla di prima di tutto di corsie preferenziali e pedonalizzazione di un tratto di via dei Fori. Molto bello, e ne approfitto per esprimere qui il mio piccolo sogno. Bastano pochi chilometri di rotaie per collegare il capolinea dell’8 di piazza Venezia alle rotaie di via Labicana. E basta altrettanto poco per portare le medesime rotaie, attraverso via Nazionale, fino a Termini legandole a quelle là già presenti. Fatte quelle rotaie, pedonalizzare tutta via dei Fori (a meno del tram) e parte di via Nazionale non sarebbe eresia. Certe belle strade di Torino, solo tram e pedoni, sono lì a dimostrarlo.

Basta poco, ma ha senso solo se contemporaneamente si lancia la stessa cura del tram nelle periferie. Altrimenti, è il solito lifting di Roma che pensa solo ai fortunati abitanti del centro storico. Oltre a un tram sulla Togliatti da Cinecittà a Ponte Mammolo, di cui si ricomincia a parlare nel programma di Marino (e che io allungherei fino al Verano per la Tiburtina), ci sarebbero da fare linee tranviarie da attestare ad Agnanina, al posto dell’assurdo corridoio della mobilità basato su bus, e da pensare al Torrino e dintorni, con linee da attestare a Eur Magliana o Palasport, o alle nuove conurbazioni oltre Talenti, con tram verso Rebibbia. Quattro o cinque nuove linee tranviarie moderne e veloci di periferia, almeno metà delle quali fattibili in cinque anni di mandato. Con una chiosa essenziale: collegate queste ultime periferie assurdamente remote e sparse nell’agro romano, mai più un’altra espansione urbana, solo ricostruzione del già costruito. Altrimenti sarà sempre una rincorsa impossibile.

Ah, e i soldi per questo bel sogno? Trovate tutto qui.



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permalink | inviato da corradoinblog il 12/6/2013 alle 16:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


25 settembre 2009

Discorso, discorso!

Questo, più o meno, il testo del mio discorso di presentazione della mozione Marino al circolo del PD di via Crema, a Roma. Un po' retorico come tutti i discorsi, ma non nego di essermi piaciuto abbastanza....

La mia scelta per Marino: storia personale, iMille e i piombini. Ma avrei potuto decidere diversamente, siamo un unico partito e continueremo ad esserlo dopo. Anzi, la cosa più importante è sapere che il giorno dopo il congresso nessuno deve pensare di segare il ramo su cui sarà seduto il segretario, come è stato fatto con Veltroni. Perché un conto è la battaglia politica interna sulle posizioni, un conto la decisione a maggioranza e l’unità.
Però alla fine ho scelto Marino per molti motivi, e non solo per la mia amicizia personale con Ivan Scalfarotto o Pippo Civati. Per dire, ho grandissima stima per Roberto Morassut…
E ho deciso sulla base di una serie di considerazioni politiche che vorrei condividere con voi, per convincervi delle buonissime ragioni di un voto per Marino ora e alla primarie del 25 ottobre.
Il primo motivo è squisitamente politico, ed è la credibilità. Il PD tutto, tutti i suoi dirigenti, vengono da tali e tante sconfitte da non essere più credibili come competitori reali della destra. Purtroppo, ma c’è poco da fare in questo.
Di più e di peggio, si portano dietro una totale mancanza di credibilità morale. Non perché siano ladri, ma perché sono percepiti come contigui al malaffare del così fan tutti. Lo sappiamo bene, l’antipolitica ha fatto molto più male alla sinistra e al PD che alla destra, che l’ha sfruttata per vendere il grande venditore.
Ora, se vogliamo tornare al governo del paese, dobbiamo superare questo handicap, dobbiamo far tornare a votare non contro ma per, dobbiamo convincere quelli che non credono più che il cambiamento sia possibile, i milioni di astensioni a sinistra ma anche al “centro”.
E allora, è necessaria una visibile innovazione. Un nuovo segretario. Una vera novità rispetto al passato, percepibile facilmente da tutti.
Il secondo motivo è di contenuto, di proposta per il paese. La nostra Italia, la nostra amata patria, è alla deriva. Non mi dilungo, ma credo lo sappiamo tutti. C’è bisogno di una scossa, di innovazione profonda, di una vera rivoluzione riformista, di una ricostruzione culturale e infrastrutturale ed energetica del paese.
Le proposte del programma di Marino per l’Italia sono le uniche che danno il senso di questa scossa. Con la nettezza dei si e dei no, con la precisione e competenza delle singole proposte.  Due esempi:
1.    Marino propone le stesse liberalizzazioni, la stessa apertura al mercato e lo stesso superamento delle corporazioni e dei monopoli proposti da Bersani. Ma con chiarezza esemplare li lega ad un programma di flexsecurity per i lavoratori, e ad un programma di vero investimento sulla conoscenza.
2.    Tutte le mozioni parlano di green economy (figurarsi, ora lo fa perfino Berlusconi…). Peccato che solo la mozione Marino rende concreta quella che altrimenti resta una pura petizione di principio:
  • Marino indica le scelte strategiche dal punto di vista tecnologico, quelle possibili ed utili anche per valorizzare le competenze italiane (il geotermico di terza generazione, sul quale abbiamo specifiche competenze e soprattutto un territorio adatto, geotermicamente attivo, e l’eolico d’alta quota, brevetto italiano che promette produttività energetica pari a quella del petrolio dei tempi andati)
  • Marino non si affida quindi al “pensiero misero” (la decrescita…), quello che immagina che l’unica soluzione è il risparmio. Perché sa che il risparmio fine a se stesso spesso si converte in nuovi consumi della risorsa più efficiente: se ho un’auto che consuma il 30% in meno, finisco per percorre il 30% di chilometri in più, e la CO2 prodotta è la stessa. E allora non basta il risparmio (che ci vuole, certo), serve da un lato il lavoro culturale (e Marino cita infatti l’educazione ambientale) e dall’altro soluzioni credibili di investimento per produrre da fonti rinnovabili non meno ma più energia
  • Marino è consapevole di quanto, in Italia, sia importante la politica di gestione del territorio e degli spazi urbani. Senza avere paura di dire cose sgradevoli ma lungimiranti sulla mobilità urbana, dove davvero serve una rivoluzione verde immediata e radicale…
Il terzo motivo ha a che fare con il modello di partito. Nella mozione Bersani si legge tutta la nostalgia di un partito identitario e degli iscritti, strutturato. Molto rassicurante per noi militanti ma purtroppo incapace di recuperare quell’handicap di credibilità della politica di cui parlavo all’inizio. La mozione Franceschini si limita a riproporre in modo un po’ più sfumato l’idea del partito aperto di Veltroni, ma senza risolvere i nodi che ne hanno decretato la pesante sconfitta.
La mozione Marino, invece, unica e sola, ha elaborato una completa proposta di organizzazione del partito a partire dai propri circoli territoriali e dai loro poteri e diritti (ed è paradossale che tutti si riempiano la bocca di paragoni con la lega, di territorio ecc, e poi si guardino bene di dare veri strumenti, risorse e potere ai circoli ed ai semplici iscritti…).
E in più, la mozione Marino è l’unica che sta tentando di mettere in pratica trasparenza e partecipazione delle decisioni , e di utilizzare finalmente strumenti nuovi e adatti ai tempi, come dimostrano esperienze come l’organizzazione di volontari di Scelgomarino.info
Perché vedete, qui siamo quasi tutte persone d’età, e ci ostiniamo a credere che i giovani verranno a noi anche continuando a fare politica nello stesso modo e negli stessi luoghi. Ma i giovani – che sono il nostro grande problema, la dimostrazione della poca speranza che trasmettiamo, e della poca speranza che molti hanno per le sorti del nostro paese – stanno altrove, stanno in rete, nelle loro reti, parlano d’altro e con altri. E se non proviamo a fare qualcosa per ascoltarli e capirli, fra un po’ saremo estinti.


23 settembre 2009

Roma, Alberone, 16/9/2009

Ivan Scalfarotto e la mozione di Ignazio Marino. Una bella serata di buona politica.


20 agosto 2009

Enakapata, Marino e la peer review

L'argomento centrale di Enakapata, in fondo, è eminentemente e direttamente politico: come riuscire ad importare anche in Italia le buone pratiche nella ricerca, come riuscire a scardinare il nostro immobilismo accademico baronale.
Per farlo, la strada seguita nella parte per così dire "saggistica" del libro (quella scritta in corsivo), è quello di analizzare in concreto queste buone pratiche - la rete di collaborazioni, l'apertura internazionale, la valutazione, i link fra industria e ricerca pubblica...


*****
More about Enakapata. Storie di strada e di scienza da Secondigliano a Tokyo
Ignazio Marino fa notare in questa intervista come le recenti scelte governative, tanto per cambiare, si allontanino dalla pratica internazionale della peer review. E mette appunto nel suo programma a segretario del PD, l'adozione della peer review come architrave di una nuova politica di stimolo alla ricerca in Italia.
La cosa sembra convincente, ma ho l'impressione che siamo comunque un po' ai preliminari. Ho trovato in particolare molto interessante questo spezzone di commento sul sito di Marino, a firma Giorgio Mauri:

Il peer review non è la panacea di tutti i mali. Ha anch’esso molte controindicazioni e difficoltà a garantire delle scelte sempre obiettive. E’ un passo in avanti rispetto al sistema della raccomandazione, o peggio, della direzione dei lavori da parte del barone di turno, ma andrbbero creati dei sistemi ancor più sofisticati, dandogli un bel nome italiano, e garanti sia di oggettività di giudizio, sia della gioia (di cui abbbiamo dimenticato l’esistenza) del lavoro di ricerca in gruppo. Il concetto di autogestione e quello di task force in competizione tra loro sono due elementi che potrebbero entrare nella soluzione finale.

*****
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Vincenzo Moretti...

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