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15 dicembre 2009

Internet di piombo

Dopo l'aggressione a B., si stanno diffondendo rapidamente due mantra che, grazie alla potenza di fuoco dei media broadcast, diventeranno presto verità indiscutibili. E che sono invece, oltre che la dimostrazione della costante egemonia culturale della destra, anche solenni idiozie.

Il primo discorso che purtroppo diventerà senso comune è il paragone con "gli anni di piombo". Rischiamo di tornare agli anni di piombo, ecc. Un discorso superficiale sia perché le condizioni storiche sono talmente diverse da rendere il paragone assolutamente infondato, sia sopratutto perché la stessa definizione "anni di piombo" affibbiata agli anni fra il 1969 e il 1979 è sbagliata. Quella definizione infatti serve a ricostruire con uno slogan una memoria falsata di anni che sono stati certamente quelli del terrorismo rosso e nero (per chi non lo sapesse, quelli sono anche gli anni delle bombe sui treni e altrove, non solo delle Brigate Rosse...), ma sopratutto sono stati anni di grandi conquiste civili e sociali (diritto di famiglia, statuto dei lavoratori, riforma sanitaria, divorzio,....) e di crescita morale e civile della partecipazione democratica.

La seconda banalità in rapida diffusione è quella su Internet, causa e raccoglitore di tutti i mali. Ovviamente ha ragione Gian Antonio Stella a dire che la libertà di parola non è assoluta e, giustamente, a far notare le contraddizioni di leghisti pronti a censurare Internet se si insulta B., e a lasciarla fare se istiga al razzismo. Ma confondere il postino con le lettere che porta è non solo inutile e sbagliato. E' sopratutto il segnale che l'imperante autoritarismo di destra non sopporta che esista un mezzo bidirezionale e non monodirezionale come la televisione. Gli insulti e le urla alla Sgarbi o peggio in TV vanno benissimo, perché c'è qualcuno che li controlla. In Internet danno fastidio, perché non sono controllabili.
E un'ultima cosa. Su Facebook, la stragrande maggioranza delle persone è lì con il proprio nome e cognome (Facebook è nato per quello...). E comunque non è difficile scoprire anche gli pseudonomi. Perché oscurare? Se uno scrive una cosa che è istigazione a delinquere, apologia di reato ecc., lo si denunci. Perché arrestare il postino? La verità è che come sempre non servono le leggi eccezionali, nemmeno per Internet. Sarebbe sufficiente applicare le leggi esistenti.





20 novembre 2009

Le braghe alla storia

Ieri commentando un post sul blog de iMille, ho detto, con riferimento ad una interessante e per certi versi giusta critica alla disintermediazione possibile grazie ad Internet, che comunque non è possibile mettere le braghe alla storia.
Oggi vedo che molti continuano a tentare di farlo. Il patetico tentativo di continuare ad usare per internet lo stesso modello di business del secolo scorso, basato tutto sul copyright, quando è evidente che il modello google, o sue varianti intelligenti, è quello vincente, è veramente degno di persone che, appunto, vivono nel secolo passato. Anche loro provano a mettere le braghe alla storia, ma non credo proprio possano riuscirci.

Poi, certo, c'è un problema vero di tutela del diritto degli autori, di riconoscere il valore alla produzione di contenuti. Ma ostinarsi a immaginare un solo modo - quello vecchio e che con la rete non funziona più - per tutelare questo diritto, è una vera coazione a ripetere gli errori e a perdere sicuramente.


23 febbraio 2009

Paura? Terrore!

Civati osserva che nei politici di lungo corso del PD dilaga il dileggio (e in realtà la paura) del "popolo di internet" che si è ribellato in massa alla soluzione a dir poco difensiva di Franceschini segretario. Io credo, concordando perfettamente con l_antonio che pure continua ad esercitarsi in un'operazione che comincia perfino ad essere stucchevole (l'attacco a Marco Simoni), che il "popolo di internet" in se e per se non conti un tubo, e che ciò che conta siano le persone reali.

Però le persone reali sono sia in internet che fuori, e i nostri grandi dirigenti, così sicuri di avere il polso della situazione, di sapere loro cos'è giusto fare, di avere dalla loro parte la base - quella vera, non questi fighetti di blogger - farebbero bene a ricordarsi di quanto hanno dimostrato di saper comprendere gli umori della base quando hanno scelto Francesco Rutelli come candidato sindaco a Roma, e si sono ritrovati con Zingaretti eletto facile facile in provincia e Rutellone felicemente silurato dalla nullità Alemanno.


11 novembre 2008

Carta senza libri, libri senza carta

Più di due anni fa proponevo tre  possibili modi di riformare l'editoria scolastica, immaginando l'ordine diretto da parte delle scuole, il prestito sistematico, o il libro su Internet.
Il decreto Gelmini e la normativa collegata risolvono il problema (si fa per dire) bloccando il cambiamento dei libri per 6 anni, anche se non si capisce perché e in che modo questo dovrebbe ridurre la spesa per le famiglie. In più, dal 2011-12 solo libri scaricabili anche da Internet potranno essere scelti come libri scolastici.
Sull'Unità di qualche giorno fa, una documentata inchiesta sosteneva che questa soluzione porterà con buona probabilità al fallimento molti editori scolastici puri, per la felicità della Mondadori scuola - guarda un po' che caso. E Romano Luperini ci ricordava che, comunque la si voglia raccontare, il manuale scolastico è spesso l'unico libro che entra in molte case di italiani. Abolirlo e sostituirlo con dispense scaricate da Internet è, dunque, anche un modo per far scomparire l'oggetto libro da molte case.



Scaricare da Internet, in realtà, nell'immaginario e nella pratica collettiva di migliaia di giovani e meno giovani, equivale a scaricare gratis qualunque contenuto. Sia che si tratti di contenuti pensati per essere venduti, ma poi messi a disposizione tramite file sharing, sia che si tratti di contenuti nati e cresciti gratuitamente, come wikipedia, o come questo blog che state leggendo.

Sono anni che le major del disco combattono la pirateria in Internet. Sono anni che si discute di come riconoscere il diritto d'autore nell'epoca della rete e del file sharing. Che si discute del concetto stesso di pirateria. Tutte le persone sensate capiscono che la repressione pura e semplice è senza speranza, ed infatti piano piano ci si esercita su nuovi "modelli di business", da iTunes in poi. E stessa cosa, pian piano, sta avvenendo anche per i video e per la parola scritta.

Fino ad ora, sebbene la vendita on line si stia diffondendo, il volume di file scambiati gratuitamente è incomparabilmente maggiore di quello che passa per il mercato ufficiale. E, più della dimensione quantitativa del fenomeno, è la dimensione qualitativa che impressiona: nella cultura assolutamente dominante di chi usa Internet, scambiare file vie eMule e simili non è in alcun modo considerato un "vero" reato. E' piuttosto visto come la assoluta normalità, che non esclude infatti l'utilizzo contemporaneo del commercio elettronico legale. Come un comportamento assolutamente morale, in qualche modo un implicito risarcimento a quello che è visto come una vera rapina, quella che i padroni della musica fanno nei confronti dei consumatori e dei musicisti.

E così sembra che l'unica idea di business alternativa al gratis illegale sia il gratis illusorio dell'incorporare pubblicità: distribuisco musica (o più in generale contenuti) assieme alla pubblicità. Banalmente, è lo stesso modello dell'illusoria gratuità della televisione commerciale. Ma finanziare qualunque contenuto diffuso "gratuitamente" con le entrate pubblicitarie significa pretendere che la pubblicità abbia fatturati enormi, ossia che i prodotti pubblicizzati incorporino costi pubblicitari elevati. In breve: qualcuno può avere qualcosa gratis (la musica, ad esempio), a patto che qualcun altro (non necessariamente la stessa persona) paghi più del dovuto qualcos'altro. E, per di più, diventa molto poco trasparente il rapporto fra i valori reali delle cose. Appunto, così come molti credono che la televisione commerciale sia gratis, ora altrettanti credono che internet sia gratis. Anche a prescindere dalla pirateria.

Ed infatti, la proposta di dmin.it non sembra riesca a fare molta strada. Il problema è sempre quello di riuscire a riconoscere dei diritti d'autore che siano, appunto, diritti d'autore e non diritti di editore, e che non durino uno sproposito di anni.

In sintesi, il nocciolo della questione è sempre lo stesso: la possibilità di distribuzione tramite Internet distrugge potenzialmente il ruolo degli intermediari. Ma gli intermediari, ovviamente, si difendono.



Torniamo ai libri scolastici, allora. Il governo, con le nuove regole, blandisce il modernismo internettaro che aveva affascinato anche me. In fondo, i libri scolastici sono strumenti di lavoro, non "veri" libri. E allude all'idea che
gli editori di libri scolastici siano intermediari parassitari.
L'Unità ci dice che la realtà è più complicata, come al solito. Che gli editori non sono necessariamente intermediari parassitari, ma che svolgono una funzione di direzione ed organizzazione delle scelte, di stimolo degli autori, ecc. E ci ricorda che ci sono editori potenzialmente monopolisti, ed editori piccoli e in difficoltà con le nuove regole.

Luca De Biase, riflettendo sui giornali nell'era di Internet, usa dire che "il giornale non è la sua carta". Il giornale è la credibilità e l'autorevolezza di chi lo fa, è la comunità che gli cresce intorno, è l'insieme di opinioni che di modo di pensare che costruisce.

Forse, anche il libro scolastico "non è la sua carta", mentre credo passerà ancora molto tempo prima che si possa dire che il libro tou court non è anche la sua carta, il suo profumo, la sua fisicità.
E quindi, l'idea che i libri scolastici possano essere scaricati da Internet, magari a pezzi in funzione del percorso didattico deciso dal docente, non sembra in sé e per sé una bestemmia.

Resta però il dubbio che "scaricare" significhi anche stampare su carta. Più brutta, meno durevole, ugualmente costosa, ma con costi nascosti. Ugualmente inquinante. Carta senza libri, invece di libri senza carta.
Certo, anche nei libri, scolastici o meno, l'effetto della disintermediazione della rete prima o poi si farà sentire. I prezzi del vecchio mondo fisico non possono essere accettati nel nuovo mondo virtuale, sparisce tutta la catena fisica dei magazzini, dei distributori, del trasporto.

*****
Come spesso gli capita, questo governo annusa l'aria con notevole fiuto, riflette poco sulle soluzioni, butta là quella che sembra più semplice ed accattivante, meglio se favorisce il capo, e poi si vedrà. Intanto, si è data l'impressione di innovare.
Come è inevitabile, in questo moltiplicarsi di azioni piccole e grandi, qualcosa può perfino essere utile. Forse.


22 dicembre 2007

Vacanze, e note sparse

Domani mattina parto per la montagna, quindi sarò scollegato. Niente post fino a gennaio. Auguri a tutti i miei numerosissimi (!) e affezionati lettori.
E ora, alcune note sparse:
  • Sollecitato, ho ripreso a scrivere sul mio Doppio Diario, dove ero uso, fino a poco tempo fa, raccontare peripezie di lavoro o di vita privata. L'ultima peripezia ha a che fare con la semplificazione della vita quotidiana, potenzialmente consentita da internet. Quello che mi è successo nei giorni scorsi dimostra che c'è molta strada da fare. E dimostra che la proliferazione dei login e password sta diventando un problema da risolvere con una certa urgenza, se non si vuole che un sistema teoricamente utilissimo si incarti irrimediabilmente su se stesso. Quello che servirebbe, è un modo per gestire in modo sicuro e con privacy garantita un'unica identità digitale, da usare in tutte le transazioni e in tutte le interazioni in rete - o, almeno, in quelle "ufficiali". Forse, anche qui, tanto per cambiare, serve un intervento lungimirante della mano pubblica...
  • Sarà forse l'incipiente influenza, beccata ovviamente appena inziate le vacanze natalizie, ma mi sento piuttosto depresso circa l'andamento della costruzione del PD. Non tutto è perduto, e vorrei ritrovare la grinta di Ivan che dice molto molto bene perché non bisogna mollare. Però certamente, confrontare la bozza di statuto uscita dalla riunione di redazione del 14 con quella uscita il 17, è piuttosto deprimente per chi come me ha lavorato direttamente alle tre proposte de iMille. Di quelle tre proposte, tutte incluse nella bozza del 14, in quella nuova non vi è più traccia. In compenso, certo, l'abile Vassallo ha costruito un pacchetto che, trasformando il Congresso in Convenzione, e legando la convenzione al processo di elezione diretta da parte di tutti i sostenitori di segretario e assemblea nazionale, riesce a contentare nominalmente gli appassionati di congressi e correnti, salvando quasi tutta la sostanza. E ancora, se vogliamo proprio essere ottimisti, nella nuova bozza l'accenno alla sistematica pubblicazione telematica degli atti e delle decisioni del partito ha qualche parentela con la nostra proposta di Sistema per la Partecipazione. Ma ho forte il sospetto che, letteralmente, ci sia un problema di radicale incomunicabilità fra noi che abbiamo una certa idea della partecipazione in rete e fuori, e quell'altro modo di vedere la politica. Non mi ci riesco a rassegnare, perché io stesso vengo da quel modo, in quanto militante di vecchissima data. Se io mi sono trasformato, se ho inseguito queste nuove chimere, perché diavolo altri nelle mie condizioni, e magari con capacità politiche ben maggiori delle mie, non ci riescono? Possibile che l'inerzia dei sistemi e delle mentalità sia così forte? Per quel che conta, comunque, da queste parti si continuerà a premere perché quelle nostre proposte diventino, in un modo o nell'altro, realtà.
  • Finanziaria e pacchetto welfare sono passati. Il modo con cui la cosa viene comunicata dai giornali è spaventoso. L'accento è sostanzialmente tutto sul fatto, giudicato ignobile, che questi provvedimenti siano passati tramite voto di fiducia, o sul fatto che comunque, come titola Repubblica, la maggioranza "si sfarina". Ora, non è che finanziaria e pacchetto welfare siano perfetti - io ad esempio avrei voluto ben altro investimento sul vero problema dei nostri tempi, l'unico davvero urgente, la gestione dell'energia e del cambiamento climatico. Però siamo alle solite: tutta l'informazione mette sistematicamente in evidenza solo la forma, addossando per di più la colpa delle fiducie ripetute al governo e non ad un sistema parlamentare bicamerale folle e a un'opposizione ovviamente violentemente ostruzionista (e non voglio nemmeno ricordare la tentata campagna acquisiti di senatori...). Sul merito dei provvedimenti, striminzite tabelline esplicative nelle pagine interne. Se il cavalier Banana avesse avuto lui il governo, il Paese sarebbe invaso di cartelloni 6x9 sull'abolizione dell'ICI, e i telegiornali sarebbero invasi di trionfali interviste e servizi sul concreto aiuto dato ai più deboli.

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