.
Annunci online

corradoinblog
appunti sicuramente utili a me, a volte anche agli altri,


Home


9 novembre 2010

Ambizione

Sul forum de l'Unità che prende spunto dal bell'articolo di oggi di Ivan ho scritto questo post:



Ovviamente non ho letto tutti i commenti. Però ne ho visti molti di persone che, assenti da Firenze e senza la voglia di ascoltare almeno qualche intervento che ormai si trova in rete (consiglio quello di Filippo Taddei o di Roberto Tricarico ad esempio), contestano sempre e ossessivamente due cose: 1) non hanno argomenti a parte la rottamazione 2) è solo una vetrina per gli ambiziosi Renzi e Civati.
Su 1), basta ascoltare molti interventi - non tutti, un po' di fuffa c'era, come in qualsiasi riunione, anche quella di Roma, immagino...
Su 2), osservo che la critica all'ambizione di Renzi e Civati (e di Ivan che scrive qui sopra, e di tanti altri che vorrebbero avere voce) è una critica esattamente identica a quella che ci ha opportunamente ricordato ieri in TV Saviano a proposito di Falcone. Anche a Falcone dicevano che lavorava per se stesso, lo delegittimavano continuamente dicendo che era ambizioso, troppo ambizioso. Ecco, lo so benissimo che questo paragone sarà considerato esagerato. Ma pensateci con un po' di distacco e oggettività. Per quale diavolo di motivo quei due non dovrebbero essere ambiziosi? Se sono bravi, meritano. E a Firenze, piaccia o non piaccia a chi si lamenta, sono stati bravi. E in generale, mettiamoci d'accordo: se un giovane vuole emergere, è troppo ambizioso. Se sta nei ranghi, è un bamboccione.
Questo ossessionante processo alle intenzioni, questa "macchina del fanghetto" secondo cui tutti fanno una cosa perché in realtà ne hanno in testa un'altra, questa totale sfiducia nei propri compagni di partito, è davvero un problema su cui dovremmo ragionare.
Ivan, nell'articolo, in fondo ci invita proprio a fare questo. 


8 novembre 2010

Leopolda: forma e sostanza


Per cominciare, una piccola osservazione di forma. Resto convinto che non si deve fare
la retorica dei cinque minuti, e che ogni tanto siano necessari gli approfondimenti. Tuttavia, sabato e domenica alla stazione Leopolda ho apprezzato che anche in cinque minuti è possibile approfondire, proporre e dire cose non banali. Lo hanno fatto ad esempio Roberto Tricarico e Ilda Curti, entrambi assessori al comune di Torino. Lo ha fatto Ivan Scalfarotto e Cristiana Alicata, e lo ha fatto il terzetto cui è stata affidata la proposta economica - sul lavoro e la precarietà, sula coesione, sul fisco.
Poi, una seconda osservazione di forma. L’evento è stato molto bello, anche emozionante, e ha dato energia positiva a tutti per un buon futuro del PD, ma è stupefacente che con tutto quell’approccio web 2.0 e internettaro - proprio quello che ci si contesta, il supposto fighettismo da internet - i due siti di andiamo oltre e di prossima fermata Italia funzionino come pozzi che ingoiano contenuti (chiunque può fare upload di ciò che vuole dire) ma non restituiscono niente. Ad esempio, il primo dei tre interventi economici, quello di Filippo chissà come (e già, mica posso ricordare tutti i nomi, alla fine hanno trasmesso i titoli di coda ma ora, dove diavolo sono finiti? sono da qualche parte in rete?), era corredato da alcune assai efficaci diapositive. E’ proprio impossibile trovarle da qualche parte? Oppure c’è un altro luogo misterioso e non linkato da quei siti dove avviene la discussione?

Ciò non toglie che la sostanza, spesso, c’era eccome. Di nuovo, mi ha colpito che nella proposta economica si riprendessero e completassero di fatto le proposte “ufficiali” del PD, quelle uscite dalle due recenti assemblee nazionali, con un gioco che, se preso sul serio, fornisce un esempio di buon utilizzo del dibattito: si parte da una proposta che si apprezza ma si giudica non sufficiente, e invece di far polemica (come sembra sempre sui giornali, come sembra avvenga regolarmente fra Fassina ed Ichino), la si completa e si rilancia.

Sarebbe il caso che ci si ascoltasse di più, in questo partito. Anche perché ascoltando il modo con il quale si sono raccontati certi contenuti a Firenze, forse si potrebbe finalmente provare a comunicarli anche a chi non ci ascolta proprio, per noia, superficialità o rassegnazione. Perché una cosa la do per certa: convincere un berlusconiano a votare a sinistra è sostanzialmente impossibile. Convincere un non votante, si può.


29 settembre 2010

Rimembranze

Stasera spero di passare da Ivan che presenta il suo libro. Gli voglio bene, e penso che sia davvero giusta una delle cose sulle quali sempre insiste, la necessità di essere contemporanei - e di lasciare spazio, in questa vecchia vecchia Italia, a chi sa essere contemporaneo, a chi sa essere in sintonia con la modernità e con il resto dell’Europa.

E però, dato che i miei quasi dieci anni in più di Ivan qualcosa significano, il mio sguardo, il mio pensiero, il mio sentimento di oggi è tutto rivolto al passato. Sarà perché oggi sono sei anni che è morto mio zio Guido, lo zio preferito. Sarà che questo mi fa ricordare una Reggio mia personale, che non esiste più - non esistono più le situazioni, le mie percezioni, non esistono più quei pur rari incontri fra i tre fratelli, con noi figli assieme. O sarà perché mi è capitato di ritrovare, mettendo a posto nella eterna confusione casalinga, gli album dove scrivevo le sceneggiature e abbozzavo gli storyboard dei miei fumetti giovanili. Nei quali oggi ritrovo una sensibilità che il mio odierno arido razionalismo e il tran tran della vita di tutti i giorni mi avevano fatto dimenticare.



Perché quegli anni, i miei quindici, sedici anni, gli anni in cui mi cimentavo nei fumetti ispirato da Pratt, Munoz, Sampayo e gli altri, erano pieni di futuro - complicato, incerto e spesso sanguinoso - non solo per l’ovvia circostanza che ero giovane, allora. Ma perché tutto attorno era pieno di futuro. Marco ha pure ragione a polemizzare con la solfa della ribellione, ma non può pretendere che noi vecchietti non si sia affezionati a quei momenti....



9 agosto 2010

Fantapolitica


Ha certamente ragione Ilvo Diamanti a segnalare che il PD fa male ad avere paura delle elezioni. Direi di più, è davvero triste aver paura delle elezioni proprio mentre la destra si sgretola e Berlusconi è comunque al crepuscolo - che questo crepuscolo possa durare magari 10 anni, trascinando anche l'Italia al suo eterno declino, è un'altra storia...


Però ha ragione anche Paolo Flores D'Arcais a chiedere perfino a Vendola e Di Pietro di lavorare per l'idea di un governo istituzionale e tecnico con i due obiettivi minimi di ripristinare la libertà di informazione televisiva e di fare una legge elettorale almeno un po' meno porcata di questa. Con l'ottima anche se scivolosa argomentazione che, in caso contrario, queste non sarebbero elezioni libere. (che poi Di Pietro gli risponda picche e approfitti per insultare il PD, mentre Vendola dica che il PD è risorsa essenziale, è un'altra storia, che dimostra solo la diversa caratura dei due...).


Ora, visto che la situazione ci obbliga a occuparci di fantapolitica, ho pensato che un modo per uscire da questa impasse ci sarebbe pure. Se avrete la pazienza di seguirmi...


Assunzioni:

  1. l'alleanza PD-IdV-Sel (e magari Grillo?) non può vincere le elezioni, sia che si voti a novembre, in primavera o nel 2013
  2. con l'attuale legge elettorale, se si presenta un terzo polo, PDL+Lega potrebbero non vincere al Senato, soprattutto se non si vota subito, ma vincerebbero alla Camera
  3. l'alleanza PD-IdV-Sel-API-UDC (ed eventualmente Fini?) non può vincere le elezioni se si presenta come alleanza di governo, perché non è credibile e verrebbe massacrata dalle astensioni e/o da voti a Grillo
  4. con una diversa legge elettorale (ad esempio un proporzionale con sbarramento, o un doppio turno, o il mattarellum) i risultati sarebbero i medesimi percentualmente a seconda delle configurazioni di alleanza, ma gli effetti politici del tutto diversi: ad esempio, l'alleanza PD-IdV-Sel potrebbe convergere al doppio turno con il Terzo polo (ovvero il terzo polo potrebbe convergere con PDL+FI)
  5. con una diversa legge elettorale e un ritorno ad un decente pluralismo informativo televisivo, anche i risultati potrebbero cambiare
  6. la probabilità che questo Parlamento riesca ad esprimere un governo di transizione del tipo di quello auspicato da Flores (o anche peggiore) è bassissima, pari quasi a zero.


Deduzioni:

  • Il PD fa bene a lavorare per quanto possibile per l'obiettivo del governo di transizione, possibilmente più di nascosto e vendendo meglio una immagine combattiva, ma soprattutto sapendo che vale il punto 6.
  • Il PD quindi dovrebbe soprattutto spendersi per un second best: in caso di elezioni, proporre una alleanza elettorale larghissima (da UDC, forse Fini, fino a Sel) che abbia il dichiarato e solo scopo che avrebbe avuto il governo di transizione in questa legislatura: libertà di informazione e legge elettorale. Per ritornare a nuove elezioni entro non più di 1 anno.


Contro deduzioni:

Lo so che l'obiezione più ovvia a una simile proposta è che chiamare gli elettori di nuovo alle urne dopo un solo anno può apparire folle. Ma almeno sarebbe un discorso trasparente ed onesto: noi sistema politico non siamo in grado di trovare un assetto decente di governabilità, come dimostrano i fallimenti di Prodi e ora di Berlusconi. L'attuale assetto per di più ci porta fuori dalla democrazia. Abbiamo quindi bisogno di un passaggio per modificare solo due regole essenziali, e poi che vinca il migliore.... Insomma, con queste argomentazioni almeno si spunta l'arma della contestazione all'ammucchiata di partiti.


Piuttosto, l'obiezione maggiore a tutto quanto sopra è una settima assunzione, che temo sia quella che si verificherà: non si andrà affatto ad elezioni, e in qualche modo si farà un bel rimpasto di destra, con un nuovo governo di finta "responsabilità nazionale" che includa anche Casini.

E questo, in conclusione, ci dice che oltre che a pensare al second best (che mi sembra comunque un'idea), ciò che va fatto è cominciare a rifar Politica e dare visione.


6 agosto 2010

Rassegna stampa

Folli si appella a Berlusconi chiedendogli di ricominciare a governare, magari allargando la maggioranza al terzo polo. Ostellino si appella a Berlusconi chiedendogli di recuperare la leadership facendo finalmente la famosa rivoluzione liberale da tempo promessa.


Gli illusi del terzismo nostrano sono sempre all'opera, sempre disponibili a invocare lo statista Berlusconi. Ridicoli.


Daniele Sensi parla di Rosa Parks in Italia. Davvero una brutta storia.


Ivan invoca il ritorno alla vocazione maggioritaria, e fa una montagna di giuste ed acute considerazioni sul nostro futuro. Ha ragione, ma un senza un passaggio di governo tecnico per una legge elettorale meno sciagurata (ad esempio un grande ritorno del Mattarellum) sarà davvero difficile. E con quel passaggio, peraltro improbabile, sarà difficilissimo non cedere ai deleteri effetti della "responsabilità nazionale" di cui dicevo qualche giorno fa. Insomma, ogni soluzione ha montagne di controindicazioni....


PS. scrivo poco, preferisco leggere, in questo periodo. Ma magari verso settembre tornerò più assiduamente


23 settembre 2009

Roma, Alberone, 16/9/2009

Ivan Scalfarotto e la mozione di Ignazio Marino. Una bella serata di buona politica.


25 agosto 2008

Non essere integrati senza essere apocalittici

Capisco il mio amico Ivan che augura ogni fortuna a Concita de Gregorio nuova direttrice de l'Unità. Capisco un po' meno Luca Sofri che ne approfitta per infilzare Furio Colombo. Soprattutto perché il timore di normalizzazione del giornale fondato da Antonio Gramsci, con tutta la fiducia per Concita, non è affatto campato in aria in questi tempi bui. Onestamente, l'ultimo editoriale di Furio Colombo, che starà pure diventando un vecchio trombone logorroico e apocalittico, contiene tuttavia un'analisi perfetta (e terribile) del deplorevole stato della nostra opposizione.

So per esperienza politica che bisogna guardare al futuro e trasmettere ottimismo e capacità di fare e risolvere, e che il puro antiberlusconismo non paga. So, insomma, che fare gli apocalittici non paga. E che forse questa è la colpa  e il limite vera di Padellaro e Colombo.

Però, non vorrei che per non fare gli apocalittici si finisse per fare gli integrati. Ecco, il mio augurio a Concita è di riuscire a fare un giornale che non sia apocalittico ma, per carità, che sopratutto sia niente affatto integrato.

Ecco qui di fila tutto l'articolo di Furio Colombo. Qualcuno mi spieghi dov'è l'errore...

L´opposizione

Furio Colombo


L´Unità cambia. Uno non può sapere che cosa viene dopo, ma questa è la normale condizione umana. Sappiamo quello che è successo prima, lo abbiamo letto nell´editoriale di Padellaro e nel comunicato dell´Editore.

Molti diranno grazie a Padellaro (io lo faccio di cuore) con l´amicizia solidale di tutti questi anni, da l´Unità morta alla sua clamorosa rinascita e tenuta, unica nella storia dell´editoria, unico il lavoro che Padellaro, prima insieme, poi da solo (e con tutta la redazione, la più straordinaria che avremmo mai sognato di trovare in un giornale che era stato dichiarato finito) ha saputo fare. E noi - Padellaro e io - siamo fra coloro che danno il benvenuto e un augurio davvero sentito al nuovo direttore Concita De Gregorio.

A coloro che, amando o stimando questo giornale, si domandano che cosa sta succedendo e perché, cerco di offrire una interpretazione che a me sembra corretta della vicenda: sono due storie diverse.

Una è l´arrivo di una nuova solida proprietà e l´arrivo, contestuale, della nuova direzione. Bene arrivata. L´altra è l´uscita di Antonio Padellaro, voluta come se fosse una necessità. Quale necessità? E motivata come? Qui c´è uno spazio vuoto. Il giornale non era in pericolo e non versa in cattive acque. La redazione è tutta al suo posto e lavora bene. C´è un grado di armonia e di solidarietà raro nei giornali italiani. Allora? Allora c´è tutto per far bene, passato, redazione, firme, rapporti internazionali. Abbiamo riaperto una storia che sembrava finita, abbiamo fatto diventare questo giornale un luogo piuttosto vivace.

Ripeto, i percorsi sono due, è bene non confonderli. Arriva un nuovo direttore e, garantisce il suo passato, farà bene. Ma quale è la ragione per cui è stato detto arrivederci e grazie al direttore che ha tenuto ben ferma in questi anni la rotta difficile e felice di questo giornale di opposizione? Non è rispettoso, e neppure ragionevole, immaginare che tutto ciò accada affinché il giornale non sia più di opposizione. E sarebbe altrettanto azzardato affermare che farà una opposizione diversa. Quante opposizioni ci sono?

Ma se qualcuna di queste ombre avesse anche una minima consistenza, come non nutrire il sospetto (vedete come è mite la parola) che alcuni di noi siano parte del problema, e non della soluzione del problema, se il problema è davvero l´opposizione?

C´è un´altra questione. Berlusconi e il suo potere mediatico totalitario sono sempre sul fondo di ogni questione italiana, specialmente se riguarda l´informazione. Però non è Berlusconi ad aver detto «grazie, Padellaro, va bene così». E anche «grazie, Unità, ma sempre la stessa musica ci ha stufato». Mi sembra più ragionevole pensare che tutto ciò sia nato nell´ambito del Partito Democratico. Si sentiva sfasato rispetto all´Unità (o, viceversa, «un giornale che non ci rappresenta»)? Se è così il problema che ha di fronte a sé il nuovo direttore non è facilissimo: fare una cosa che non è il Foglio, che non è il Riformista, che non è Europa, che non è l´Unità di adesso, e, ovviamente, non è né il manifestoLiberazione. Auguri, davvero.

Ma se è così, resta da spiegare tutto questo silenzio nell'ambito del Pd. Quale sarà stata la ragione, discrezione, cautela, segretezza, a consigliare di non dire una sola parola ad alcuno degli interessati, compresi quelli che, come me, sono lì a un passo, in Parlamento?

Come vedete, nessuna di queste questioni riguarda la persona cui tocca il nuovo mandato. Ma se questo fosse un giornale a fumetti, si vedrebbe un fumetto grande come una casa con un vistoso punto interrogativo sulla testa. Spiace non sapere dove indirizzare la domanda. Ma più ci si pensa e più sei costretto a inquadrarla dentro la storia del Pd (anche il Pd comincia ad avere una storia), non dell´editore.

Forse uno spunto di ottimismo potrebbe essere questo: finalmente il Pd comincia a prendere decisioni. Forse non è la prima decisione che dodici milioni di italiani che hanno votato centrosinistra si aspettavano, mandare a casa Padellaro, e con lui, fatalmente, qualche firma della Unità rinata, della serie rifondata dopo la fondazione di Gramsci. A questo punto non resta che vedere come la situazione si ambienterà con le altre decisioni del prossimo futuro. Qual è la linea del più grande partito di opposizione che più si armonizza con questo deliberato e netto gesto di «discontinuità» (per usare una delle parole chiave della politica. L´altra sarebbe, se Padellaro ed io parlassimo politichese, chiederci - come Chiamparino - "ma noi siamo una risorsa?")?

* * *


Certo il momento è strano. Ti muovi in un paesaggio da fantascienza popolato di mutanti. A Milano il più importante simbolo istituzionale del Pd, il presidente della Provincia Penati, improvvisamente dichiara: «Con la Lega Nord è possibile fare un lavoro importante per Milano». E noi che pensavamo che la Lega Nord fosse impegnata soprattutto a sfrattare le Moschee e a proibire luoghi di preghiera per gli immigrati islamici. A Firenze la prima Festa Nazionale del Partito Democratico è dedicata a Bossi, Tremonti, Bondi, Fini, Matteoli, Frattini, Maroni. Praticamente tutto il governo che già domina tutte le televisioni. Prima di giudicare il senso politico c´è da domandarsi, in senso elementare e prepolitico: perché? Una Festa di partito costa, e costa ancora di più per un partito lontano dal potere e dai benefici del potere. Perché il nostro ospite d´onore deve essere Bossi, invece del giovane angolano picchiato a sangue da un branco di ragazzi italiani a Genova? Perché dobbiamo festeggiare Tremonti invece di ascoltare il macchinista delle Ferrovie dello Stato licenziato per avere fatto sapere che il treno Eurostar che stava manovrando, si è spezzato (e per fortuna non c´erano passeggeri)? Perché invitare Maroni invece di Xavian Santino Spinelli, il Rom italiano docente universitario, che rappresenta la sua gente (dunque anche la nostra: i Rom sono in buona parte italiani), ma rappresenta soprattutto i bambini forzati al trauma delle impronte digitali? Perché tutti in piedi per Frattini invece di accogliere cittadini osseti e georgiani, testimoni di una breve, sporca guerra di cui ancora sappiamo nulla, se non che uno dei protagonisti spietati, Putin è il miglior amico di Berlusconi ? Perché avere sul palco Matteoli invece dei lavoratori dell´Alitalia, che avrebbero dato voce alla paura del loro futuro, reso ormai quasi impossibile dalla falsa promessa (capitali italiani, forse anche capitali dei suoi figli) del candidato Berlusconi?

Ma la danza dei mutanti continua. Mi devo rendere conto che il maggiore partito di opposizione, di cui sono parte, produce tutto in casa, con una autonomia che sarebbe sorprendente se non fosse come un autobus che salta la fermata lasciando a terra la folla dei viaggiatori in attesa. Il più grande partito di opposizione produce da solo il dialogo, benché Berlusconi attraversi la scena pronunciando frasi altezzose e insultanti. Benché alzi ogni giorno il prezzo di un ambito contatto con lui. Il Pd produce da solo una cordiale collaborazione con la Lega, nonostante la caccia agli immigrati, il reato di clandestinità, le botte ai «negri», l´orina di maiale (iniziativa di Calderoli) sul terreno in cui si doveva costruire una Moschea, la proclamazione fatta da Borghezio - in occasione delle Olimpiadi - della superiorità della razza padana (parlava della nuotatrice Pellegrini come di una mucca). Invita e festeggia Bossi proprio quando lui dice (ripetendo con sempre maggiore frequenza la minaccia): «O si fa il federalismo come dico io o il popolo passerà alla maniere spicce».

Produce da solo una certa ostilità verso giudici, una denuncia quasi quotidiana del «giustizialismo» (sarebbero coloro che sostengono il diritto dei giudici di non essere insultati e di non essere costretti al silenzio). Dice Luciano Violante a La Stampa (22 agosto) che i magistrati «conducono una battaglia di solo potere». Sono gli stessi magistrati definiti «dementi» dal primo governo Berlusconi e «cloaca» dal presente titolare di Palazzo Chigi. Ma a quanto pare la volontà di dialogo supera questi dettagli. Si forma una cultura che trova normale lo «stato di emergenza» che ha indotto a far presidiare le strade delle città italiane dai soldati come se fossero in Pakistan, trova normale che Berlusconi si vanti di avere parlato 40 minuti con Putin senza far sapere al Paese o almeno al Parlamento una sola parola di quel suo dialogo (finalmente dialoga con qualcuno). E trova normale che - mentre scoppia la guerra in Georgia che potrebbe contrapporre Stati Uniti e Russia, Nato e impero di Putin (e di Sardegna)- il ministro degli Esteri resti in vacanza mentre i suoi colleghi europei si incontrano in una riunione di emergenza. O forse è stato un grande, scoperto favore all´ amico Putin (dimostrare che la crisi non era così grave), tanto e vero che il ministro Frattini riferirà al Parlamento (Commissioni estere Camera e Senato) soltanto il 24 agosto, dopo avere partecipato alla Festa del Partito democratico come ospite d´onore. Si forma una cultura, abbiamo detto, fatta di buone maniere e di acquiescenza al governo, sia pubblico (Berlusconi) che privato (Mediaset).

Questo spiega la necessità che sia Enrico Mentana a intervistare Veltroni in un grande incontro finale a conclusione della Festa del Pd. E spiega l´annuncio di Lilli Gruber, deputata europea di primo piano e importante giornalista italiana: sarà Berlusconi a scrivere la prefazione del suo nuovo libro sulle donne dell´Islam. Chi altro? Con l´aria che tira è già una conquista democratica che quella prefazione non sia stata commissionata a Borghezio.

* * *


Mi ha colpito la notizia che alla Festa del Partito democratico di Firenze ci saranno collegamenti con la «Convention» del Partito Democratico americano di Denver. Spero che spiegheranno perché, a quella festosa assemblea di militanti politici di opposizione, non sia stato invitato e applaudito e festeggiato, per un bel dialogo, il vicepresidente Cheney, l´uomo delle false prove della guerra in Iraq. O qualche "neo-con" di rilievo, di quelli che amano Guantanamo e le maniere forti.

Qualcuno - spero - spiegherà che gli americani, nel loro Partito Democratico, sono un po´ più rozzi degli italiani: quando fanno opposizione, fanno opposizione. E quando vogliono essere eletti contro qualcuno che - secondo loro - ha fatto danno al Paese, prendono le distanze, dicono cose diverse, invitano e ascoltano le loro migliori voci, quelle più vibranti e appassionate, non quelle dei Repubblicani che intendono sconfiggere.

Inoltre sanno - ma forse anche questo è un segno della loro cultura elementare - che i loro leader non si fanno intervistare dai giornalisti della Fox Television, alcuni bravissimi ma tutti di destra. In tanti vanno alla convenzione democratica, scrittori, registi, celebrità delle grandi università e dello spettacolo. Ma sono tutti testardamente democratici. Vanno tutti per parlare di pace, non di guerra, di poveri, non di ricchi, di affamati del mondo e di crisi del pianeta, di bambini da salvare e di medicine salva-vita di cui bisogna abbattere i prezzi. Certo, l´ America non è un Paese perfetto. Anche là ci sono tanti Giovanardi e tante Gelmini. Ma (a differenza di quanto avviene nell´altra festa del Pd italiano, quella di Modena) i democratici americani non li invitano. Saranno primitivi ma (se starà bene) vogliono Ted Kennedy. E se Ted Kennedy starà bene dirà tutto quello che pensa con l´irruenza che l´America democratica ammira da mezzo secolo, e che da noi si chiama "politica urlata" e irrita molto persino Ritanna Armeni, ma solo se è "politica urlata" di sinistra.

* * *


Ecco le ragioni del mio disorientamento nel Partito Democratico che ho contribuito a creare partecipando anche alle primarie («Sinistra per Veltroni») e nel quale adesso non so dove mettermi, perché ogni spazio è occupata da un ministro ombra che intrattiene la sua educata, amichevole conversazione col ministro-ministro. Ognuno di essi (i ministri-ministri) è occupato a prendere impronte, a presidiare le strade italiane con l´esercito, a insultare i giudici. Ma comunque appaiono come statisti mai smentiti e sempre in grado di incassare apprezzamenti (oltre che inviti alle nostre Feste) e di dire l´ultima parola in ogni radio e in ogni televisione. La descrizione perfetta è di Nadia Urbinati (la Repubblica, 20 agosto) «Questa Italia assomiglia a una grande caserma, docile, assuefatta, mansueta. Che si tratti di persone di destra o di sinistra, la musica non sembra purtroppo cambiare: addomesticati a pensare in un modo che sembra diventato naturale come l´aria che respiriamo. Come bambini siamo fatto oggetto della cura di chi ci amministra. E come bambini bene addomesticati diventiamo così mansueti da non sentire più il peso del potere. È come se, dopo anni di allenamento televisivo, siamo mutati nel temperamento e possiamo fare senza sforzo quello che, in condizione di spontanea libertà, sarebbe semplicemente un insopportabile giogo».

Quanto sia esatto ciò che scrive Urbinati lo dimostra questa e-mail appena ricevuta: «Attento, alla sua età è pericoloso agitarsi. Ma comunque la sua perdita nessuno la noterebbe, insignificante comunista. Si spenga serenamente come giornalista e scribacchino. L´umanità e l´Unità le saranno grate eternamente».

Curiosamente la e-mail mi è giunta mentre una collega - che preparava un pezzo sul cambiamento in questo giornale -, mi chiedeva: «Ma temi la normalizzazione de l´Unità?».

La mia risposta meravigliata è stata che a me questa Unità appare un giornale normale. Un normale, intransigente, preciso giornale di opposizione. La storia del suo e del nostro futuro è tutta qui, fra questa «normalità», la descrizione di Nadia Urbinati e la e-mail che ho trascritto e che offre una bella testimonianza del ferreo contenitore culturale in cui ci hanno indotti a vivere. Non resta che attendere il nuovo giornale.




30 marzo 2008

Grazie di tutto

Grazie davvero a Ivan che, venerdì alla Fonderia delle Arti, mentre diceva cose interessanti e profonde sulla nuova politica e sul darsi da fare per il Partito Democratico, trovava il modo di fare un bel panegirico a mio beneficio.
Grazie a Massimiliano per averci raccontato che qualcosa di ciò che vado dicendo sui meccanismi e le tecniche per la partecipazione dei cittadini è almeno in parte già stato realizzato o è in testa alle priorità future dei nostri amministratori comunali.
Grazie a Carlo che ha scritto un bel post sulla serata e ha fatto le foto che potete vedere qui.
E soprattutto, grazie a Diego che ci ha fatto divertire con i suoi video e con il suo irresistibile racconto della campagna di comunicazione di Zingaretti, e di altro.
Certo, la sua perentoria richiesta di  riaprire il cinema Golden, se no non mi vota, è davvero una sfida mortale, molto più difficile di tutte le pur bellicose intenzioni in fatto di arredo urbano, piste ciclabili, trasformazione ecologica degli edifici che sono la sostanza del mio programma elettorale.
Però, forse una possibilità ci può essere: il Golden in fondo non è troppo lontano da San Crispino, il gelataio più amato da Nanni Moretti. Magari, dopo il Nuovo Sacher, un Golden Crispino...

********
Qui sotto i video di Massimiliano Baldini e di Ivan Scalfarotto. Problemi tecnici ci privano per vostra fortuna del video del mio intervento (ma prima o poi metterò qui il testo), e per vostra grande sfortuna del video dell'intervento di Diego.


Massimiliano Baldini


Ivan Scalfarotto


22 febbraio 2008

La nuova politica

Ecco un esempio.


21 febbraio 2008

Due segnalazioni

  1. Ho scritto un concettoso pezzo sulla politica in rete. Per chi interessa il genere, è qui. Ritengo di avere ragione, e di avere idee, e che qualcuno "in alto" dovrebbe ascoltare ed usare la mia competenza. Ugh, ho detto: qualche volta un po' di autoesaltazione non guasta!
  2. E' nato il primo circolo on line del PD. Mi sono pre-iscritto, anche se c'è un po' di confusione statutaria. Ciò che è interessante è che nel social software del circolo già si sta discutendo di tutto, fra forum e post sui blog degli iscritti: un fermento di idee e proposte, e molti nomi da lanciare come candidati al Parlamento, in occasione delle imminenti consultazioni nei circoli del PD. Primo tra tutti Ivan Scalfarotto, e poi anche Beppe Civati, Sandra Savaglio, Cristiana Alicata, Roberto Saviano, Marta Meo.


14 gennaio 2008

Fra passato e futuro



L'intensità dei giorni più recenti mi ha fatto abbandonare un po questo posto. Ora, almeno, provo ad appuntare le cose più importanti.

  • Prima di tutto, è davvero valsa la pena di organizzare l'incontro con Ivan Scalfarotto al circolo Alberone del PD. Il bello di quella serata (va be, ho organizzato il tutto e ho parlato anch'io, non dovrei lodarmi, ma qui mi riferisco a Ivan, più che altro, e all'impagabile Daniele ), è proprio, ancora una volta, la percezione che il PD è un luogo, finalmente, dalle porte aperte, dove entrano persone non solo giovani anagraficamente, ma anche e soprattutto diverse, che aprono prospettive nuove per il futuro. Qui si trovano altre foto dell'evento e qui è pubblicata la presentazione che abbiamo fatto Daniele ed io. Dalla bella discussione serale, tra l'altro, viene anche qualche speranza concreta che il mio pallino del sistema per la partecipazione potrà diventare, passo passo, qualcosa di reale. E sono contento che Valerio sia tornato attivo e possa interloquire con noi Mille.
  • La serata è finita a festeggiare il secondo compleanno di Pennarossa , in un pub dalle parti di Acca Larenzia. Per arrivarci, siamo passati davanti al mio ex Liceo XXIII (che ora non esiste più). Sono trent'anni dalla strage, e sono più di trent'anni da quando frequentavo il liceo. Solo qualche giorno fa, a casa di mia madre, ho ritrovato miei vecchi diari di ragazzo, in cui raccontavo anche degli scontri e dei fascisti. Che erano davvero fascisti e violenti, e che fa tristezza vedere oggi celebrati sui manifesti come eroi della libertà. Ma che sono morti, nel caso di quella strage, per mano di "comunisti" altrettanto se non più delinquenti e violenti.
  • Ma il passato che ricordo, gli anni settanta che mi appartengono, non è affatto quello - e infatti, sinceramente, non ricordavo granché di scontri e violenze cui, pure, qualche volta ho assistito. Il passato che ricordo è, molto di più, per fare un esempio, quello di Radio Dieci Antenna Democratica (che nome tremendo, vero?), la radio libera dove ho lavorato e di cui, sempre grazie ai ritrovamenti di carte da mia madre, ho reso ampia e circostanziata testimonianza su musicaememoria . Un passato molto più pieno di futuro e di speranza di quello cupo della violenza. Qualcosa che è possibile collegare allo stesso filo che ci spinge oggi a fare politica.
  • Lo stesso filo, credo, che spiega il bel post di Luca su Soru: dove si vede quanti aspetti di civiltà possano venire fuori da una vicenda assai triste del presente.
  • Tornando a Pennarossa, un post di Maria Cascella ha generato un thread impressionante nel quale rotafixa e Alberto Biraghi hanno, in sostanza, propugnato una a mio giudizio ingenua e velleitaria strategia del  buon comportamento individuale per cambiare/salvare il mondo: uso la bici, riciclo, faccio consumo critico, e diffondo il verbo fra i miei conoscenti, e progressivamente smonto l'attuale orrendo sistema. Ho litigato discusso vivacemente con loro. Per chi è curioso, i commenti essenziali a seguire il tutto sono #22, #23, #25, #62, #63, #64, #66, #68, #75, #77. Per parte mia, la cosa cui tengo di più l'ho detta così:
Alberto, sposo completamente il virgolettato nel primo capoverso del tuo #68. Perché è quello che mi provo a fare tutti i giorni con tutti. Incluso convincere l'amico pendolare a usare comunque il treno, suggerirgli, come ho fatto, a farsi i pannelli termici per ridurre i regali che fa alla liquigas (da quelle parti, pensa te, non hanno nemmeno il metano - ognuno la sua bombola o il gasolio...).
Però, resto convintissimo che solo una visione davvero semplificata della storia del mondo ti possa portare a pensare che questa strategia del comportamento individuale possa cambiare il mondo. Poi, puoi decidere che sia meglio lavorare nella sinistra arcobaleno invece che nel PD, o fare il tuo partito, o provare a fare la rivoluzione...Su questo non discuto perché ormai è chiaro che hai introiettato una sfiducia totale, e quindi non c'è verso. Ma come puoi credere che agendo dal basso con le azioni individuali si riescano ad ottenere miracoli come nuove e diverse infrastrutture di trasporto pubblico, telelavoro e dematerializzazione, o gli investimenti colossali che servirebbero per sviluppare davvero bene le rinnovabili, a cominciare in Italia dal geotermico? (se interessa, consiglio di rileggere Beppe, che tu Alberto credo conosca bene, su quanta organizzazione e quanta politica e quanta scienza serva per cambiare il mondo...)
  • Infine, visto che il futuro del PD passa anche per il suo modo di essere laico, un doveroso link alla lettera appello promossa da Gianni Cuperlo.


10 gennaio 2008

Come si dice... partecipate numerosi!

Sabato sera alle 20.30 alla sezione Alberone, via Appia Nuova 361 Roma, Ivan Scalfarotto, reduce dai lavori della Commissione Statuto del PD che si terrà nella stessa giornata, ci racconterà qualcosa sul partito che vogliamo.
Discuteremo liberamente di tutte le nostre speranze e perplessità.
E, prima di Ivan, il sottoscritto e Daniele Mazzini proveranno a raccontare la nostra idea del Sistema per la partecipazione di cui dovrebbe dotarsi un partito democratico degno di questo nome nel XXI secolo.

Partecipate numerosi, anche perché se venite alle 19.30 potete pure godervi un aperitivo democratico (poco alcolico, però, se no quando vi spieghiamo il SIPA vi mettete a dormire:).

Ecco un po' di risorse in rete sul tema:
le proposte de iMille
la proposta di sistema per la partecipazione (seguire tutti i link)
la presentazione del SIPA in una versione precedente (sabato sarà diversa e speriamo migliore)
il sito del PD Appio
l'attuale bozza di statuto in discussione presso la Commissione

*******

E infine, la locandina pubblicata sul sito del PD Appio:

Il Partito Democratico di Roma Appio e iMille di Roma ti invitano

Sabato 12 Gennaio,

presso la sede del Partito Democratico Appio,

Alberone, via Appia Nuova, 361 - Roma

Ore 19.30: Aperitivo Democratico: festeggiamo insieme l’inizio di un anno impegnativo

Ore 20.30: Proposte per il partito che vogliamo: incontro dibattito con Ivan Scalfarotto, membro della Commissione Statuto del PD

Una occasione per conoscere in tempo quasi reale le novità dalla Commissione Statuto del PD, che si riunisce nella giornata di sabato.

Una possibilità di discutere del partito che vogliamo

Con la presentazione delle proposte de iMille per l’organizzazione del PD:

  • i circoli territoriali e i circoli web
  • il Sistema per la Partecipazione, uno strumento, in rete e nel territorio, per assicurare la partecipazione democratica di iscritti e sostenitori
  • la rappresentanza nel PD delle minoranze di genere, origine etnica, religione, disabilità, orientamento sessuale


Per informazioni e contatti:

Via Appia Nuova, 361 - Tel. 067886854 - e-mail: democraticiappio@gmail.comimille.lazio@gmail.com

Web: www.democraticiappio.itwww.imille.org - Il Comunicato


14 dicembre 2007

Links for 2007-12-14

  • Un Roberto Gualtieri in formato socialista e piuttosto caustico sugli avanguardismi politici italiani ci racconta il congresso della CDU e il nuovo ruolo della SPD: una lettura importante per capire cosa si muove davvero in Europa, ed avere un po' di fiducia nel futuro, a dispetto delle nostrane miserie.
  • Un Beppe Caravita in formato messianico problematico e speranzoso, e insolitamente quasi ben disposto con Veltroni, ci offre un affresco di cosa non va e di cosa dovremmo provare a fare in Italia, a confronto della grande crisi climatica mondiale che si avvicina a passi veloci
  • Più che l'intervista di Cuperlo al riformista, conta l'acuto commento di Antonio g, che ho usato a mia volta per commentare Ivan Scalfarotto che difende Odifreddi: il guaio sulla laicità, in questo paese di Guelfi e Ghibellini, è scoppiato. E la lettura del già citato Gualtieri può servire anche a capire quanto siamo un paese arretrato.

sfoglia     ottobre        dicembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Educazione civica
Le BeDe!
Cultura d'impresa?
Libri
Heimat e..
Europa
Tecniche
Sommari
Sion
Marx
Politiche
IX Municipio
Pillole

VAI A VEDERE

iMille, il blog dove scrivo le cose migliori
Musica e Memoria
Coordinamento Roma Ciclabile
Movimentofisso
Sul 77
Per non dimenticare
La mia sezione PD!
TSF Jazz Francia
Amici di Radio 3
Una comunità dell'Ulivo
Vecchie cose: Un isolato da 1,5Kw
Vecchie cose: manutenzione ambientale
Vecchie cose: Wikimille
Vecchie cose: Emenda il Manifesto del PD



Questo blog è on line dal 26 agosto 2004

Credits per la testatina: Vittorio Giardino, Igort, Lorenzo Mattotti


SE VUOI SCRIVERMI:
truffi.pd9[at]gmail.com


In lettura in questi giorni:
Dalla mia libreria:


Qualche pensiero a cui tengo:
Il consenso e le tasse
La politica della coda lunga
Lizzy
Fiaccole
Sion
Jazz o barocco?
Prioritarie 2006
Niente per amore

Orgoglio di padre 2
Titoli, sottotitoli e articoli
Zio Guido
Israele a Londra>
Orgoglio di padre

Licenza Creative Commons
I testi del blog sono sotto una Licenza Creative Commons
.

CERCA