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7 giugno 2010

Opinioni (quasi) meditate

Ora, dopo che le informazioni sono state date, mi sento di raccogliere qualche opinione più meditata sulla tristissima vicenda della Freedom Flotilla. Ecco qui una scelte delle cose più intelligenti che ho letto:

Prima di tutto il dialogo che Marina Morpurgo ha pubblicato, da cui traggo questo pezzo:

Mentre su tutto il resto ho idee vaghe, di una cosa sono abbastanza sicura, ovvero che non è il momento di fomentare la creazione di due campi ostili (pro-Israele contro-Israele), in modo magari da concentrarsi su un lato più inquietante della vicenda – ovvero il rinascere di sentimenti antiebraici in settori ampi della popolazione mondiale, e non più in frange isolate. Mi sembra piuttosto il momento di fare appello alla ragione, invece di continuare ad addossare agli “altri” difetti, torti, crimini, colpe. Questo genere di dialogo va avanti dal 1948, e si sono visti gli effetti che ha prodotto: un conflitto di estensione e durata eccezionale, mentre altrove situazioni altrettanto drammatiche sono state pacificate.

Poi anche questo brano di Gabriele Levy, sia pur tratto da una lettera troppo unilaterale che complessivamente non condivido affatto:

E quando mi ricordate della Nakba, la tragedia palestinese, vi prego, non scordatevi della nostra Nakba: circa 700 mila ebrei sono dovuti scappare negli anni '50 dai paesi arabi, dove venivano massacrati in pogrom ben organizzati. 
Io stesso sono figlio di un ebreo fuggito dall'Egitto. 
C'e' stato, tanti anni fa, un semplice e doloroso scambio di popolazioni. 
Ma gli ebrei immigrati in Israele si sono integrati nel paese. 
Invece i palestinesi sono sempre stati trattati, nella loro Diaspora, come un popolo da differenziare sempre. Ad esempio in Libano c'e' una legge per cui un palestinese non puo' possedere terre. 
Ed in Giordania stanno cacciando via migliaia di palestinesi. 
E nessuno dice niente. 
I palestinesi servono sempre. 
Servono ai dittatori arabi, che governano in maniera fascista il mondo arabo. 
Se gli arabi non avessero il nemico satanico israeliano, si renderebbero conto che il responsabile della loro miseria, economica e culturale, e' proprio colui che li domina da decenni; da Assad a Mubarrak, da Gheddafi a Ahmadinejad. Veri fascisti professionisti.

Le osservazioni di Giovanni, che ricorda che nel conflitto, più che "due ragioni", come diceva Fassino, si confrontano due torti:

Perché le due cose – che (molti dei) pro-palestinesi siano degli invasati, e che l’esercito israeliano sia quello con meno scrupoli in Occidente – non sono in contraddizione, anzi sono la perfetta descrizione di quello che succede in Medio Oriente. Da mezzo secolo.


Ancora, il bell'articolo di Guido Caldiron su Liberazione, che finalmente prova a fare i conti con quelli che qualcuno chiama pacifinti:
Chi abbia partecipato negli ultimi anni a una qualunque manifestazione a sostegno dei diritti dei palestinesi si sarà facilmente reso conto di come le “piazze della pace” siano cambiate lasciando troppo spesso spazio a tante, pericolose, voci di guerra. Che nelle mobilitazioni per la Palestina sia ormai più facile sentir pronunciare “Allahu Akbar” che non parole, magari dure, ma che parlano di “politica”, è sotto gli occhi di tutti. Che figure che poco hanno a che fare con la storia della sinistra e delle forze democratiche - come chi sostiene il “diritto alla ricerca storica” dei negazionisti alla Faurisson o firma interventi sui siti antisemiti - possano essere considerate parte del “popolo della pace”, è storia di questi giorni. Che la stella di David possa essere accumunata alla svastica per denunciare la deriva di Israele appartiene allo stesso repertorio, più volte esibito nelle nostre città.
Si tratta di fenomeni o figure isolate, di eccezioni che confermano la regola di una situazione altrimenti sotto controllo? Potrebbe darsi, se non si fosse contemporaneamente assistito ad un altro fenomeno, anch’esso evidente a tutti. Quelle piazze che si andavano riempiendo di slogan truculenti e di mortifere invocazioni religiose - come altro definire l’elogio del martirio, raccontato venerdì da “Liberazione”? -, si sono infatti progressivamente” vuotate dei pacifisti. Il popolo della pace non esiste più? O più semplicemente in tante e in tanti si sono stufati, spaventati, irritati di veder trasformare le loro battaglie in difesa dei diritti, per la libertà e contro la guerra - in Palestina, ma non soltanto lì - in una sorta di tragico scimmiottamento del conflitto, della sua lingua, dei suoi simboli?

E come conclusione, la conclusione operativa di Marina:

Questa è solo una lettera, che ho deciso di mandare ad alcune persone che stimo e/o che mi parevano più interessate. E contiene una proposta, ovvero che sarebbe molto bello se ognuno di noi, almeno per un periodo, si impegnasse in uno sforzo rivoluzionario.

Se è pro-palestinese andrà a fare le pulci ai palestinesi e al mondo arabo (il materiale non manca). Se è pro-Israele e anti-islamico andrà a vedere i fanatismi di casa sua – che non mancano. Dell’altro cercherà di vedere se c’è del buono (qualcosa c’è). L’esercizio potrebbe risultarci utile, male non farà, probabilmente impareremo cose nuove, anche se sarà più doloroso per le nostre coscienze.

Inoltre: evitare improprie allusioni al nazismo e all’olocausto, che oltre a essere ingiustificate creano rabbia (o panico). Evitare di linciare moralmente, screditandolo, chi sostiene tesi decenti in toni decenti e interlocutori, ma che non ci piacciono.


30 luglio 2008

Confronti

Questo è il commento di Roberto Gualtieri.
Questo è ciò che, invece, pensa Federica Mogherini.
Il tema, il congresso di Rifondazione Comunista.
Per quel che conta, sto proprio decisamente e senza dubbio alcuno con Federica. E pure con Cristiana.


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permalink | inviato da corradoinblog il 30/7/2008 alle 18:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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