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21 gennaio 2008

Ciò che si perde

Con la fine di questo governo, certificata dall'irresponsabilità di una classe politica di vecchi in declino, si perde:

  • la migliore politica industriale e per l'innovazione degli ultimi anni (la legge Italia 2010 di Bersani, i progetti di ricerca nell'energia e nello sviluppo sostenibile...)
  • un risanamento finanziario serio e solido
  • una efficace lotta - rapidissima anche per l'effetto annuncio - contro l'evasione fiscale e constributiva
  • l'emersione di un bel po' di lavoro nero, e nuovi veri controlli nei cantieri, e meccanismi un po' più credibili di controllo dei subappalti
  • l'obbligo scolastico a 16 anni vero, e un inizio di politica scolastica per recuparare il disastro della scuola media
  • le prime politiche serie di incentivo al risparmio energetico (ancora insufficienti, ma non certo paragonabili alle buffonate di Matteoli e Berlusconi, al loro allegro impipparsene di Kyoto)
  • l'inizio di una seria spending review e di un briciolo di innovazione nella PA
  • una politica estera seria e meno gridata, e un successo importante e concreto in Libano
  • un briciolo di welfare per i precari,e una direzione chiara nella politica del lavoro.

Così, tanto per ricordare, e per aumentare la sconsolata certezza che l'irresponsabilità dei politici italiani è inferiore solo a quella di chi li elegge, dei miei concittadini che, fra pochi mesi, allegramente voteranno in massa l'eterno settantenne Berlusconi, immemori della sua totale incompetenza a governare.
E, anche, per ricordare che, purtroppo, anche da queste parti si sbagliano le previsioni.

Un saluto a Prodi, il migliore presidente del consiglio che è capitato a questo disgraziato paese. E a Veltroni che, giustamente, farà di tutto per andare alle elezioni da solo, inevitabilmente perderà , e quindi dovrà anche lui passare la mano, con la consolazione di essere forse riuscito a fondare finalmente un partito di centrosinistra a vocazione maggioritaria che, fra una decina di anni, risucirà forse ad andare al governo.

Update: condivido molto questo ragionamento. E sì che il referendum fino a ieri mi faceva orrore....


22 febbraio 2007

Il disastro

Le dietrologie dicono che D'Alema ha fatto apposta a far cadere Prodi perché punta ad allargare la coalizione a Follini e Casini. E che i puri e duri hanno abboccato. Perché D'Alema è troppo intelligente e i puri e duri troppo cretini. Meglio sarebbe un D''Alema un po' meno intelligente, e meno cretini in parlamento.
Ma ho pure letto, via Torchiaro, che il colpevole sarebbe addirittura Fassino che si è fidato di Pininfarina, o  che forse era d'accordo con lui.
Penso siano tutte idiozie, e comunque cose irrilevanti. Che serviranno ad alimentare la nuova versione della favola di D'Alema come killer di Prodi, al fine di assolvere le responsabilità oggettive e storiche di una sinistra estrema incapace di concepire se stessa al governo.
Nei giorni precedenti il disastro, mi sforzavo di fare una riflessione approfondita sul partito democratico, sul pallore ideologico del Manifesto dei "saggi". Inseguivo anche Marx, e stavo cercando di capire cosa manca ai fondamenti di quel manifesto: manca il pensiero critico, manca la voglia vera di trasformare il mondo. Tutta l'idea del partito democratico soffre del rischio di immaginare il riformismo come buon governo dell'esistente. E ciò è al di sotto delle aspettative di una sinistra riformista e socialista, soprattutto in un momento storico in cui le contraddizioni del modello di sviluppo occidentale (capitalista o socialista reale, non importa) sono arrivate al punto di non ritorno a causa della crisi energetica e climatica - la crisi finale che si attendeva Marx, arrivata in un modo che Marx non immaginava né poteva immaginare.
Ma, purtroppo, nella sinistra che sogna Mussi, in quella sinistra unita cui ci invita Diliberto (che ha fatto eleggere quel furbo di Fernando Rossi), vedo ben poco del pensiero critico che ci vorrebbe, ma solo velleità di sana e consolatoria opposizione. E comunque, se per avere un briciolo di pensiero critico, di capacità di pensare a trasformazioni profonde, mi tocca semplicemente abdicare alla possibilità di governare, e devo per forza preferire l'opposizione per l'opposizione, devo consolarmi con tante belle manifestazioni di piazza che mi fanno sentire unito ed empatico coi miei compagni, mentre al governo gli altri provvedono a mettermela in quel posto; se mi tocca accettare tutto questo, allora preferisco digerirmi il pallido manifesto del PD e tentare di praticare gli spazi di riformismo di sinistra che si aprono all'interno del riformismo gestionale di un governo di centro sinistra. Fosse pure allargato al bel Casini.


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