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8 ottobre 2013

L'ossessionante IMU


Ieri Facebook era pieno di post di miei amici iscritti o simpatizzanti del PD indignati per l’emendamento PD che si propone di ripristinare l’IMU per le prime case con rendita superiore a 750 euro.

Il discorso medio che si fa in questi casi è il solito: primo: la mia non è una casa di lusso, eppure supera la soglia identificata per individuare le case di lusso; secondo: il PD fa di tutto per inimicarsi la classe media colpendo il bene primario della casa.

È noto come la penso sull’IMU, quindi forse non vi sorprenderete se trovo questa obiezione sbagliata, anche perché è sbagliata la premessa. L’emendamento non aveva l’intenzione di tassare le “case di lusso”, ma semplicemente di reintrodurre l’IMU sulla prima casa escludendo solo le case con rendite molto basse. Perché partiva dall’assunto che la tassazione della prima casa è di per sé giusta, una volta ben organizzata e, ovviamente, tutelando le fasce più deboli.

E infatti siamo sempre lì, a dover inutilmente discutere di ciò che per gli economisti è ovvio ma ormai per quasi tutti gli italiani, perfino quelli di sinistra, è quasi bestemmia. Ormai, è entrato nel senso comune che la tassazione della prima casa sia un’ingiustizia, una lesa maestà e lesa proprietà. L’ossessione per questi 300 euro medi all’anno è ormai totale. Sono convinto che se il governo dicesse “riduco la prima aliquota IRPEF del 2%, metto una tassa negativa per gli incapienti, e per finanziare il tutto reintroduco l’IMU (o la Service Tax che dir si voglia) sulla prima casa salvo una franchigia per tutelare i deboli”, pioverebbero critiche a non finire, perché “la prima casa non si tocca”.

È proprio vero che dobbiamo guardarci dal Berlusconi che è in noi. Quello che impedisce qualsiasi discorso razionale e acceca con l’ideologia e la semplificazione da quattro soldi.

PS: poi, è ovvio che l’emendamento è politicamente poco furbo e eticamente assai discutibile. Ma per tutt’altra ragione, non per il merito. Perché ormai la prima rata IMU è stata “tolta”, e reintrodurla significherebbe uno strappo e un modo di gestire il rapporto fra fisco e contribuente del tutto folle. Ma questo è tutt’altro discorso e, del resto, in realtà l’emendamento è stato fatto soprattutto per stanare il governo che tergiversa sulle inesistenti coperture dell’abolizione dell’IMU; del rifinanziamento della cassa integrazione straordinaria, ecc.



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28 settembre 2011

Costruire tramvie, pagare le tasse e vivere felici

Ecco qui il mio nuovo post per iMille. Questa volta si parla di come finanziare ragionevolmente e in tempi di crisi il trasporto pubblico. Le tasse possono essere belle. Se fossero usate bene.

PS. Questo blog è sempre più saltuario, il tempo è troppo poco e il lavoro (per fortuna, per certi versi) troppo. Mi piacerebbe scrivere di più, che di cose da dire ne ho fin troppe, ma proprio non ce la faccio, per ora. Vedremo fra un po', e spero che i miei 25 lettori non mi abbandonino.....

 


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9 gennaio 2010

La moralità delle tasse

Il cuore del problema, la differenza fra destra e sinistra, è sempre più semplice da trovare.
Quest'anno, a giudicare dal ritorno di B. all'idea delle due sole aliquote sul reddito, troverà il suo tragico compimento l'offensiva della destra per abolire sostanzialmente la già scarsissima progressività del nostro scassato sistema fiscale.
Mi piacerebbe sentire, dai leader del mio partito, qualcosa di diverso da quanto traspare da questo ambiguo manifesto. Invece di accusare B. di non aver rispettato il suo programma di ridurre le tasse, preferirei sentir dire, molto più direttamente e semplicemente che:
  • ridurre le tasse non è giusto, perché le tasse sono il fondamento del patto sociale che tiene assieme una nazione civile, e inoltre le tasse sono servizi
  • la tassazione deve essere progressiva - ben più di quanto oggi non sia in Italia, per i noti effetti dell'immensa evasione fiscale dei ricchi -, sia sul reddito che sulla ricchezza (ah, l'odiata patrimoniale...): la progressività dell'imposizione è il modo migliore per effettuare una giusta redistribuzione del reddito, e la redistribuzione del reddito è la migliore assicurazione contro le crisi economiche...
  • mentre Obama prova a uscire dalla crisi tassando di più i supericchi e aiutando i redditi bassi, per finanziare nuovi servizi, qui da noi si pretende di seguire con pervicacia ricette passate di moda perfino nelle altre destre europee
Ma, già dall'epoca di Veltroni segretario, il PD si è dimostrato sistematicamente timido in materia di tassazione. Lo so, è difficile affrontare questo discorso in un Paese nel quale il circo mediatico ha impallinato Padoa Schioppa per la famosa (e giustissima) affermazione "le tasse sono bellissime". E tuttavia, se si continua ad accettare come inevitabile l'opinione dominante anti tasse, si resterà sempre perdenti, in difesa, e con argomenti deboli ed inutili. O si ha il coraggio di battere la lingua dove il dente duole, di fare vera battaglia culturale su Stato, tasse e welfare, o si resta impigliati in un piccolo cabotaggio pseudoriformista nel quale B. e i suoi sodali vinceranno sempre.



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27 novembre 2007

Pere

zio pippo
Ho sentito un tale dire che Veltroni ha fatto un atto demagogico e furbetto. Perché ha destituito il capo dei vigili, che ha parcheggiato in centro storico dove non poteva usando un permesso disabili di cui era stato denunciato lo smarrimento. Secondo lui, ha approfittato dell'occasione per farsi bello con la cittadinanza.
Sono certo che, se Veltroni non avesse rimosso il reprobo, quella stessa persona lo avrebbe criticato aspramente perché copriva i suoi sottoposti e ignorava la questione morale.
Leggendo Travaglio su l'Unità di oggi, ho scoperto che questo signore è in buona compagnia...
*****
Padoa Schioppa, intervistato da Fazio, ha risposto alla vecchia idea berlusconiana della riduzione delle tasse al 33%, dicendo che si dovrebbe invece dire "riduzione della spesa al 33%", e quindi far capire quali servizi, quale sanità, quale scuola si intende tagliare. Ho sentito qualcuno, di sinistra, contestare questo discorso, perché secondo lui TPS avrebbe dovuto dire che per abbassare le tasse bisogna ridurre le spese militari.
E non sono riuscito a convincerlo che la semplice logica consequenziale del discorso, per cui serviva una risposta efficace all'ideologia idiota del taglio delle tasse, richiedeva appunto che si mettesse in evidenza che le tasse sono servizi, e non invece tirare in ballo possibili usi "antipatici" delle tasse, come le spese militari.
Come se poi poter mandare qualcuno in Libano non sia, qualche volta, perfino una buona cosa nel triste mondo attuale...


8 ottobre 2007

Dire una cosa giusta

Oggi perfino La repubblica impallina Tommaso Padoa Schioppa. Esattamente perché ha detto una cosa giusta sulle tasse, il maggior tabu degli italiani.
A me, come a Beppe, TPS sta sempre più simpatico.
E' proprio ora di fare, a dispetto di tutto, un po' di educazione civica agli italiani. Non è mai troppo tardi.


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10 giugno 2007

Anche la Finlandia fa parte dell'Europa

In fondo, sarebbe bastato citare Alberto o richiamare per l'ennesima volta quanto scrissi tempo fa.
Eppure, l'editoriale di oggi di Massimo Giannini su Repubblica mi ha fatto talmente incavolare da costringermi a tornare sulla questione delle tasse.
Perché penso che la soluzione di questa questione è la principale montagna che sta davanti a noi, sia per fare dell'Italia un paese normale, sia per immaginare di poter costruire un mondo salvato dal disastro climatico.
E tento di spiegare perché.
  1. L'Italia non ha una pressione fiscale più alta degli altri paesi europei, e certamente più bassa di quelli che hanno le migliori performance economiche e sociali, come i paesi scandinavi
  2. L'Italia ha però un sistema fiscale ingiusto e un'evasione fiscale patologica
  3. Giannini, come tutti, quando confronta l'Italia con gli altri paesi, si scorda i paesi ad alta pressione fiscale ed alto sviluppo, come Finlandia o Svezia, perché citarli mette in crisi il ragionamento standard di tutti i pseudoriformisti: quel ragionamento secondo cui nell'epoca della globalizzazione l'unico modo per rendere efficiente e moderno il paese è far dimagrire lo Stato, riducendo le entrate e per questa via le spese - incluse, ovviamente, quelle sociali.
  4. In questo modo, si occulta il vero problema, che è appunto la montagna che abbiamo da scalare: in realtà, c'è bisogno di più spesa pubblica di investimento, di ricerca, di formazione, di redistribuzione e giustizia, se no il mondo in crisi climatica ed energetica va all'aria, e l'Italia già scassata da una situazione penosa e povera, da scarsità cronica di servizi e giustizia sociale e controllo ambientale, va all'aria anche più in fretta.
  5. E più spesa pubblica si può sostenere solo se la gente accetta di pagare le tasse, e se questo prelievo fiscale funziona come moltiplicatore positivo, perché produce beni pubblici utili alla crescita della produttività; in altre parole, se si riesce ad innescare il circolo virtuoso che ha costruito, a partire dagli anni ottanta, il miracolo finlandese ben spiegato nel libro di Castells e Himanen:
    • lo stato fornisce servizi efficienti e welfare ricco ed enorme investimento in istruzione;
    • lo stato si fa, se necessario, capitalista pubblico;
    • lo stato deregolamenta e liberalizza se serve, e lo fa conservando la coesione sociale e con l'accordo dei sindacati;
    • la società e la popolazione si fidano dello stato;
    • le imprese riescono a far crescere la produttività più rapidamente di quanto lo stato abbia necessità di drenare risorse per mantenere un ricco welfare.

So bene che ci sono specificità finlandesi, e che nemmeno quel sistema è perfetto. Resta però il fatto che non si esce dalla crisi dell'Italia senza farla diventare un paese in cui non ci sia una perenne rivolta contro lo stato, un perenne e canagliesco attaccarsi alla propria roba.
E in questo senso, una sinistra che continua a rincorrere la destra e il suo solito slogan della riduzione (o abolizione?) delle tasse, e non tenta nemmeno di fare una qualche pedagogia sul ruolo dello stato e dello scambio tasse/servizi, è una sinistra che forse può recuperare qualche piccolo consenso di breve periodo, ma che è destinata a perdere. Perché l'originale è sempre meglio della copia.
Certo, la montagna da scalare per ridare credibilità allo stato dovrebbe comportare smetterla di farsi cogliere in castagna anche sulle idiozie, come ha fatto Albertina Soliani.
E iniziare a essere cattivi e seri. Sempre.

Aggiornamento: questo è un approccio più serio, anche se non mette in discussione l'obiettivo di ridurre le aliquote per fare consenso. E intanto il vecchio Scalfari bacchetta implicitamente Giannini, anche se le sue sono ormai quasi grida manzoniane...

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6 giugno 2007

Vecchie idee sempre valide su Dracula

Questo pezzo l'ho scritto nel lontano giugno 2006. Ed è perfettamente valido anche adesso, adatto al giorno in cui il governo rischia di essere cacciato facendo fuori proprio ciò che lo caratterizza maggiormente nell'immaginario collettivo del nostro popolino fascista (il Dracula Visco).
PS: leggetevi anche il link che c'è nel post, della stessa epoca remota.

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8 marzo 2007

Carbon Tax e welfare ricco, non demagogiche riduzioni fiscali

Il pensiero unico neoliberista è davvero troppo forte in questo nostro provinciale Paese. Tutta la stampa mainstream, da la Repubblica al Corriere alla Stampa al Sole 24 Ore, tutti gli economisti "indipendenti"  ci bombardano ogni giorno con severi moniti sul fatto che il governo non deve abbassare la guardia, che le eccezionali entrate fiscali dovute ad una rinnovata buona amministrazione devono essere usate solo per rimettere a posto il debito, accompagnate da solide riduzioni di spesa e, al massimo, usate con parsimonia per ridurre le aliquote fiscali medie.

Non è che non vi sia del vero in questi ragionamenti, perché è ovvio ed evidente che il livello di inefficienza e spreco della nostra macchina statale non solo consente ma rende indispensabili grandi risparmi di spesa inutile. E perché la diffusione di "fannulloni" involontari fra i pubblici dipendenti, a causa di una organizzazione paradossalmente e dolosamente caotica, è un fatto deprimente e causa anche di squallore morale. E perché, infine, se "riduzione delle aliquote" volesse dire anche una maggiore giustizia fiscale (insomma vera progressività), non potrebbe che essere la benvenuta.

Peccato che questo sia solo uno, e non il più importante, dei pezzi del problema. Mi sarebbe piaciuto di più se il viceministro Visco, invece di annunciare genericamente riduzioni fiscali
parlasse finalmente - assieme a tutto questo governo - della necessità urgentissima di trasformare tutto il sistema fiscale e della spesa verso l'adozione di una carbon tax pervasiva e incisiva, e verso la costruzione di un sistema di welfare ricco e capace di generare un ambiente favorevole all'innovazione.

Santa polenta, le proposte ci sono e sono pure precise (1)!

Altri paesi, primi fra tutti i pragmatici e riformisti inglesi e la grosse-koalition tedesca, e perfino il vecchio Chirac (quindi non dei pericolosi rivoluzionari), si stanno muovendo a grandi passi in questa direzione.
E noi ancora a fare il piccolo cabotaggio delle riduzioni fiscali sull'ICI senza capire:
  • Che bisognerebbe sì ridurre l'ICI (e l'Irpef), ma sostituirla in gran parte con una carbon tax adeguata.
  • Che i proprietari di case (e di auto. of course) dovrebbero pagare un'ICI proporzionale al consumo energetico dell'edificio, e non solo al suo valore.
  • Che abbiamo bisogno di agenzie che sviluppino ed eroghino con qualità beni pubblici essenziali, aiutino i singoli ad adottare modelli di consumo migliori, creino un welfare "ecologico" per consentire anche ai meno abbienti di essere "carbon neutral".
  • Che abbiamo bisogno di ammortizzatori sociali ricchi (e quindi costosi) per i giovani che devono poter inventare e rischiare, ma che per farlo hanno bisogno di fiducia e protezione.
  • Che abbiamo bisogno di dare fiducia all'industria ecologica.
Il pacchetto energia di Bersani e Pecoraro Scanio è sicuramente la cosa migliore fatta da questo governo. Ma il vero cambiamento culturale sarebbe che anche la politica fiscale e macroeconomica, che è il punto fondamentale di un governo, diventasse davvero carbon neutral.

PS. Nelle tre mozioni dei DS, nel Manifesto per il PD, nella mozione della Margherita, e neanche nei numerosi manifesti ecologisti a supporto delle varie mozioni (poiché gli ecologisti si sono sparsi uniformemente in tutte e tre le mozioni DS) non c'è mai scritto "carbon tax". Solo grandi petizioni di principio sullo sviluppo sostenibile, al massimo riferimenti - giustissimi - al bilancio ambientale e al superamento del dio PIL. Ben poco di ciò che davvero serve per fare riformismo vero
.

(1) Qui c'è una visione particolarmente entusiasmante delle mille cose che si potrebbero fare. Qui ho scritto qualcosa su possibili interventi micro. Qui qualcosa su comuni e certificati verdi e bianchi. Qui parlavo di tasse un po' di tempo fa.

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