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15 giugno 2006

Il consenso e le tasse

Ogni tanto, mi viene la tentazione di semplificare. Mi succede quando sento montare troppo la panna dei giornali che gridano sulle divisioni del nuovo governo, e che tanto più gridano quanto più sperano di liberarsi presto di questo nuovo governo. E di tornare rapidamente al rassicurante capo degli evasori fiscali. Perchè in fondo, stringi stringi, il problema è proprio questo, ed è per questo che tutte le volte che una qualunque sinistra, per quanto blanda, si affaccia al governo, la massa degli imprenditori e dei commercianti si imbizzarrisce.
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Tutti gli anni, attorno a maggio, i giornali pubblicano le statistiche sulle dichiarazioni dei redditi di qualche anno prima. Tutti gli anni, risulta che imprenditori e commercianti dichiarano in media meno dei lavoratori dipendenti (in genere, sono imponibili annuali ben sotto i 20.000 euro, praticamente redditi da fame). Qualche categoria specifica dichiara in media imponibili che gridano vendetta per la loro esiguità. Tutti gli anni, qualche volonteroso giornalista scrive il suo bravo sermone sullo scandalo di questi dati, e qualche politico o, più spesso, qualche sindacalista fa dichiarazioni indignate.Poi, tutto si placa e si ricomincia come prima, accettando il mostruoso non detto di una società che è per definizione non solo ingiusta, ma proprio distorta in modo ipocrita.
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Di fatto, le entrate fiscali dei lavoratori dipendenti finanziano sia le funzioni base dello stato (quelle classiche della giustizia e sicurezza), sia lo stato sociale per tutti. E di fatto, quando le prestazioni dello stato sociale sono legate al reddito, o parzialmente pagate direttamente dai cittadini, sono gli evasori sistematici a guadaganrci, a poterne usufruire più facilmente. Forse questa paradossale proposta non sarebbe così sbagliata, se fosse in qualche modo praticabile...
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Vincenzo Visco, dunque, è percepito dal popolo delle partite iva come Dracula delle tasse per buonissimi motivi. E' infatti l'unico che, sia pure con estrema moderazione, negli anni passati è riuscito a non aumentare la pressione fiscale (anzi a ridurla) aumentando il gettito. Ossia scovando almeno una quota di evasione fiscale, costringendo a fare dichiarazioni almeno un po' più veritiere. Spero ci riesca di nuovo. Ma dato che oltre all'evasione minuta e diffusa c'è anche l'elusione grandiosa e sistematica delle grandi imprese e dei grandi finanzieri - quelli che controllano i giornali - (e anche questa è stata combattuta a suo tempo), è facile capire perché dovunque si stiano trovando motivi e scuse per tentare di impallinare il governo.
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Ora, è davvero difficile trovare il consenso necessario in un paese che ha davvero troppe microimprese, e dove molti operai si sentono o sognano di essere imprenditori e quindi condividono i "valori" dei loro padroncini evasori fiscali. Chiamare alla moralità è difficile, somiglia a grida manzoniane, anche se certo va fatto. Forse, serve una mossa in due parti: ricordare ossessivamente che le tasse si convertono in servizi, e sfoltire finalmente la massa dei dipendenti superprotetti che si annida nelle amministrazioni statali, sempriterna scusa (mal riposta, peraltro) di ogni padroncino evasore.
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Una citazione :
C'è un'Italia che paga le tasse, che finanziano i servizi pubblici, degradati perchè vanno erogati anche anche chi a non li paga. E quindi sono sottofinanziati. di scarsa qualità, insufficienti. E' l'Italia dell'Unione.

C'è un'Italia che non paga le tasse, ma che quasi sempre fruisce dei servizi pubblici, a sbafo. Con un danno per gli altri cittadini. E' l'Italia della Cdl.




permalink | inviato da il 15/6/2006 alle 15:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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