.
Annunci online

corradoinblog
appunti sicuramente utili a me, a volte anche agli altri,


Le BeDe!


29 settembre 2010

Rimembranze

Stasera spero di passare da Ivan che presenta il suo libro. Gli voglio bene, e penso che sia davvero giusta una delle cose sulle quali sempre insiste, la necessità di essere contemporanei - e di lasciare spazio, in questa vecchia vecchia Italia, a chi sa essere contemporaneo, a chi sa essere in sintonia con la modernità e con il resto dell’Europa.

E però, dato che i miei quasi dieci anni in più di Ivan qualcosa significano, il mio sguardo, il mio pensiero, il mio sentimento di oggi è tutto rivolto al passato. Sarà perché oggi sono sei anni che è morto mio zio Guido, lo zio preferito. Sarà che questo mi fa ricordare una Reggio mia personale, che non esiste più - non esistono più le situazioni, le mie percezioni, non esistono più quei pur rari incontri fra i tre fratelli, con noi figli assieme. O sarà perché mi è capitato di ritrovare, mettendo a posto nella eterna confusione casalinga, gli album dove scrivevo le sceneggiature e abbozzavo gli storyboard dei miei fumetti giovanili. Nei quali oggi ritrovo una sensibilità che il mio odierno arido razionalismo e il tran tran della vita di tutti i giorni mi avevano fatto dimenticare.



Perché quegli anni, i miei quindici, sedici anni, gli anni in cui mi cimentavo nei fumetti ispirato da Pratt, Munoz, Sampayo e gli altri, erano pieni di futuro - complicato, incerto e spesso sanguinoso - non solo per l’ovvia circostanza che ero giovane, allora. Ma perché tutto attorno era pieno di futuro. Marco ha pure ragione a polemizzare con la solfa della ribellione, ma non può pretendere che noi vecchietti non si sia affezionati a quei momenti....



17 febbraio 2009

Incidenti (2)



Ho già parlato di questa storia, molto tempo fa. Del resto, è una storia che mi accompagna da ormai trent'anni, alla quale sono affezionato e che, ogni volta che la rileggo e ritrovo, scopro modernissima e al tempo stesso classica.
Incidenti, una delle prime storie di Lorenzo Mattotti, è per molti aspetti un racconto datato, fine anni settanta. Quei giovani, quel modo di essere, probabilmente non ci sono più. Quei giovani erano me stesso e i miei amici, erano tanto simili a quelli che si vedono nella foto qui sotto.



Ma i SIDRA (squadre interne di rieducazione attiva) valgono da soli a spiegare la qualità delle intuizioni di Mattotti che, nella Padania che allora non si chiamava ancora così, aveva già previsto la Lega Nord.

Forse, non a caso, Lorenzo è emigrato in Francia, e scrive e disegna storie ormai quasi metafisiche, bellissime ma legate da un filo forte ma privatissimo ed intimo con la realtà sociale . Forse, l'evoluzione di Lorenzo verso la riflessione e l'introspezione è la stessa evoluzione di noi tutti, sempre più depressi dalla impossibilità di incidere in una realtà che sembra sfuggirci.






16 giugno 2008

Pensierini

L'esercito nelle strade, non per combattere la mafia ma la microcriminalità. Con la stessa spesa, si riorganizzava la polizia o, ancor meglio, si unificavano PS e CC, risparmiando migliaia di uomini che fanno oggi attività duplicate, e li si mandava a controllare il territorio. Ammesso che serva.

*****

Esercito nelle strade, autoblindo in bella vista. ma riconosceremo i soldati veri dai possessori di Hummer?



*****

Città più sicure. Strade deserte di notte, pattugliate da soldati armati. Se cammini da solo, magari ti sparano per sbaglio. Strade affollate, gente che si diverte, movida, niente soldati visibili. Ossia, Roma piena di cultura "effimera". Fino a ieri. Notoriamente, la metropoli più sicura d'Europa proprio perché più movimentata.
Alemanno ci promette meno cultura, meno effimero, meno estate romana. Più autoblindo. Quindi, meno sicurezza. Voilà.

*****

Esercito nelle strade e divieto di processare il premier. Vi ricorda qualcosa?

*****

Lorenzo  Mattotti, che è un vero artista e un vero poeta, aveva già raccontato tutto fin dagli anni '70. Leggetevi o rileggetevi Incidenti. C'è già raccontato tutto ciò che serve per capire dove stiamo andando.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Lorenzo Mattotti Sicurezza Esercito

permalink | inviato da corradoinblog il 16/6/2008 alle 17:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


13 febbraio 2008

L'atala rossa di Stalin

Come avevo raccontato qui, mi hanno rubato la mia vecchia e amata bici.
Il 9 febbraio, giorno del mio compleanno, mi sono regalato questa nuova Atala.



La marca è la stessa, e non è un caso. Anche se sono stato affascinato da una bellissima ibrida d'occasione trovata da Dechatlon, alla fine l'idea di non avere più una bici come quella di Nick Martello sarebbe stata deprimente.
Certo, la mia non è la mitica Atala rossa di Stalin di cui favoleggiava Daniele Panebarco (la mia, ahimè, è nera e argento come va di moda adesso). Ma è pur sempre una gloriosa e padana Atala. Solida, con il telaio di forma tradizionale, e la sola concessione del cambio Shimano, che trovare un Campagnolo su biciclette a medio prezzo è ormai impresa disperata.



*****
E così, anche grazie alla finalmente quasi terminata pista ciclabile della Cristoforo Colombo, che mi porta dalle Mura Aureliane fino alla Laurentina, sto andando al lavoro in bici, senza nemmeno più prendere la metropolitana.


7 febbraio 2007

Wheeling

Wheeling è una storia semplice, scritta e raccontata come si faceva in quegli anni (i primi anni '60), per un pubblico di ragazzi. Devono passare ancora molti anni prima che Hugo Pratt possa scrivere e disegnare come vuole, in piena libertà da qualsiasi schema narrativo prestabilito.
Eppure, l'intensità di questa storia è davvero impressionante. La retorica implicita ed esplicita nel racconto, le didascalie enfatiche, le apparenti ingenuità narrative, perfino quel tanto di casuale e probabilmente modificato tavola dopo tavola man mano che i personaggi si delineavano allo stesso Pratt - tutto questo contribuisce comunque a questa intensità narrativa, costruita attorno ad un terzetto di adolescenti ben caratterizzati e ad un mondo in guerra feroce, sembrerebbe di tutti contro tutti, nel quale si muovono adulti spesso ossessionati ciascuno da una propria mania, più o meno assassina.





La cosa che più mi ha colpito è che qui, nel raccontare la guerra fra nativi americani e colonizzatori, proprio sulla soglia del deflagrare della guerra di secessione americana, Pratt racconta in modo mirabile l'assurdità di qualunque guerra. Tanto più è specifico il contesto storico, tanto più sembra parlare di oggi.

Quando ho riletto questo racconto, le tre, quattro pagine che raccontano l'attacco a Watomika mi sono sembrate il racconto esatto fin nei dettagli dell'inesauribile conflitto fra israeliani e palestinesi. Che se leggessero questo libro, forse avrebbero un motivo in più per capire quanto questo ostinarsi ad uccidersi sia davvero, tragicamente, inutile.








Wakatomica!...Da qui erano partite le bande indiane per uccidere. Wakatomica! Come la odiavano. Un cane abbaiò...un tomahwak lo fece subito tacere...Poi, tutti gli occhi si rivolsero verso l'alto. Come sempre, come in tutti i villaggi indiani, lassù erano appesi, dondolando sinistramente e lentamente, gli scalpi dei fratelli, amici, parenti (...)
Anche gli indiani, dall'altra riva del Muskingum, guardavano... Wakatomica, dove sono nato, ho amato, dove sono sepolti i miei padri... Ti vendicheremo...ah Wakatomika! Riempirò la gola del viso pallido con la tua terra e le tue ceneri...
Informazioni su Wheeling si possono trovare in un'intervista a Pratt, dove si vede che il maestro ha continuato a pensarci fino alla fine della sua vita, come dimostrano gli acquarelli disegnati negli ultimi tempi e raccolti in mostra.

Tag: - - -

PS. dato pubblico i post usando la nuova piattaforma del cannocchio (sto aiutando a testare il tutto), le immagini non sono visibili al vecchio indirizzo. Chi fosse curioso, può vederle a questo indirizzo (che sparirà alla fine della fase di test).


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. hugo pratt wheeling palestina israele

permalink | inviato da il 7/2/2007 alle 8:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 novembre 2006

Pazienza (nel senso di Andrea)

Di quando in quando, preso da attacchi di narcisismo, digito "Corrado Truffi" nel box di ricerca di google. Oggi, nella seconda pagina, ho trovato questo link: http://www.cfapaz.org/content/view/31/100/, che rimanda ad uno sterminato elenco di articoli su Andrea Pazienza, fra cui I neuroni di Andrenza - di Luca Raffaelli e Corrado Truffi; L'Urlo n.28 luglio/agosto 1984: un remoto articolo nella storica fanzine scritto insieme al grande Luca.

Beh, confesso che fa piacere scovarlo in una biblioteca del fumetto a Cremona, organizzata da arcicomics. Fa piacere scoprire che in qualche modo il marchio arcicomics, che ho contribuito a inventare e diffondere all'inizio degli anni '80, esiste ancora e produce cultura fumettara per i giovani.

   




permalink | inviato da il 13/11/2006 alle 11:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


13 maggio 2005

Incidenti

Sono seduto su una comoda poltrona, dopo una cena abbondante a base di pesce, che ho cucinato rapidamente ma con soddisfazione e successo.

Alla mia destra, seduto o per meglio dire accartocciato per terra, sopra numerosi fogli di carta e pastelli e matite, mio figlio Enrico ricopia un famoso autoritratto di Leonardo. Poi, si mette a farmi il ritratto. Più cresce, più produce disegni di una espressività impressionante. Disegna gli occhi e le bocche e le proporzioni del viso come avesse venti e non dieci anni, da adulto. Ha un controllo della mano e una sensibilità delle forme che contrasta enormemente con la sua totale distrazione e incapacità di orientamento, con la sua incapacità di districarsi nelle cose più semplici della vita, con la goffaggine dei movimenti del suo corpo.

E’ bello vederlo all’opera, tranquillo e concentrato.

Alla mia sinistra, mio figlio Michele è seduto al pianoforte. Lo vedo di schiena, e noto la sua corporatura robusta, le spalle larghe totalmente diverse dalle mie e da quelle di Enrico, noi che siamo due pennelloni. Suona prima Bach e poi Bartok, in questo momento il suo preferito. E lo suona ormai davvero bene.

Rifletto che esattamente alla sua età anch’io ho scoperto e mi sono appassionato a Bartok. Non suonandolo, io che resto incapace di mettere insieme mezzo accordo. Ma almeno, ascoltandolo ed esplorandone la storia, perfino leggendo i suoi Scritti sulla musica popolare.

Carla è sdraiata sul divano, tranquilla. Lo stiramento al polpaccio che l’ha tenuta a casa per una settimana comincia a migliorare. Mi sembra serena anche lei.

Sto bene, come potrei stare male? Mi continua a sembrare quasi incredibile avere due figli quasi grandi, essere riusciti a crescerli ed anche – sembrerebbe – abbastanza bene.

Mi chiedo con qualche struggimento perché dovrebbe rompersi questa armonia, perché diavolo il mondo vada così storto, perché io debba continuare a vivere nell’angoscia giornaliera della crisi aziendale, delle minacce di licenziamento, del futuro che non c’è.

Mattotti in Incidenti faceva dire ad un personaggio di un fumetto nel fumetto “…in un mondo nuovo dove noi tutti non riteniamo del tutto impossibile continuare a vivere…”. E’ quello che penso e spero. Quella bellissima storia degli anni ’70, che mi ha dato tanto e mi ha fatto crescere, fra Wim Wenders e Nick Drake, fra campagne pavesi e giovani irregolari, finiva con una specie di speranza. E’ quella che voglio avere anch’io.




permalink | inviato da il 13/5/2005 alle 23:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


4 maggio 2005

La curva di Lesmo

I disegni modernissmi e la grafica netta del bianco e nero, la storia che oscilla fra la fedeltà al genere giallo e l'onirismo intellettuale cui si sentiva più vicino, qualche disegno un po' acerbo di un neofita del fumetto...
I personaggi vivi fin da subito, il fascino di Valentina fin dalla prima apparizione, con quell'impermeabile e quelle curve....

Avrò riletto le pagine de La curva di Lesmo almeno venti volte in questi anni, ed ogni volta ho scoperto qualcosa di nuovo, qualche particolare, la citazione di un libro o di un disco, un segnale che sarebbe poi stato sviluppato in quello che secondo me è sempre il capolavoro di Crepax, Valentina Intrepida.....



Ma è mai possibile?

E' mai possibile che siano passati 40 anni dalla pubblicazione della prima storia di Guido Crepax, La curva di Lesmo, a puntate a partire dal primo numero di Linus?
E' mai possibile che quei Linus mi sembrano infinitamente più moderni e pieni di cose di ciò che leggo e vedo adesso. Che quel mondo mi sembra più nuovo di questo?

Sono proprio irrimediabilmente vecchio?



(qui
Una bibliografia di Crepax in volume )






 






 




 








permalink | inviato da il 4/5/2005 alle 17:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


30 dicembre 2004

I mari del sud

Sono un sedentario. Nella mia vita tutto sommato ho viaggiato poco. A parte il nostro mitico viaggio a Buenos Aires con la piccola delegazione del coro di Carla, non ho mai varcato i confini dell’Europa e, dell’Europa, ho visto in fondo ben poco. Eppure, sono cresciuto coi mari del sud, e mi sembra quasi che un occidentale non possa non essere attratto – respinto – interrogato da tutti i luoghi “esotici”.



 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non c’è niente da fare, il fascino irrisolto di Joseph Conrad, il suo “imperialismo imperfetto”, sono l’inizio di una predilezione che include fumetti come “La rondine dei mari” di Afonski, la Shangri-la di Orizzonte perduto di Frank Capra, e ovviamente la Ballata del mare salato di Hugo Pratt.


Prima della mondializzazione e del movimento new-global, il confronto politico con questo esotismo era tutto nel discorso sull’imperialismo, da Lenin fino a Tom Kemp. Ci si sentiva attratti dall’esotico perché è avventuroso, e si tentava di capirlo alla luce dell’analisi dell’imperialismo capitalista. Una difficile contraddizione. Adesso, siamo più consapevoli e ci sentiamo ancora più colpevoli. Come si può fare i turisti nell’esotismo oggi, dopo lo tsunami?



 


 

 

 

 

 

 

 

Ma per me c’è stata un’altra grande fonte, la bellissima enciclopedia geografica “Il Milione” della De Agostani, che i miei genitori comprarono a fascicoli dal 1959 al 1963, e che ancora consulto a casa di mia madre.



Un luogo dove trovavi articoli di Umberto Eco, la prima etnografia, foto bellissime, gli “usi e costumi” di tutto il mondo. Un luogo dove ho trovato tutte le fonti usate da Hugo Pratt per la sua Ballata (i Maori e le loro leggende, le canoe e i catamarani….). Che Hugo Pratt avesse “Il Milione”? Forse, rileggendo la Ballata, si può trovare una traccia di una possibile convivenza/coesistenza fra esotismo e impegno. Un po’ come leggendo Terzani…




permalink | inviato da il 30/12/2004 alle 17:25 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 ottobre 2004

Classifica

Oggi mio figlio Enrico (9 anni), durante la consueta passeggiata mattutina verso la scuola, mi ha proposto la sua personale classifica degli autori di fumetti Disney. Ha detto:

  • "Primo: Carl Barks, naturalmente
  • secondo Giovan Battista Carpi
  • terzo Giorgio Cavazzano - vogliamo dimenticare il grande Cavazzano?, e non solo quello d'annata
  • quarto Don Rosa"




permalink | inviato da il 12/10/2004 alle 13:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


6 ottobre 2004

Una ballata 32 anni dopo

Sono passati 32 anni da allora, ma ancora ricordo l'emozione dell'acquisto, in una edicola-libreria vicino a casa - abitavamo ancora a via Valente, ora sede di un grande Auchan, allora luogo di rari palazzi, campi e spazi vuoti fra Centocelle, il Casilino e il Quarticciolo.
Avevo 15 anni ed ero un accanito lettore di
Linus e dei supplementi. La passione per Jeff Hawke si accompagnava a quella per i Peanuts e per Pogo.
L'estate precedente, a casa dei miei cugini, mi erano capitati sotto mano alcuni numeri del
Corriere dei Ragazzi. Nella splendida noia estiva cui allora si aveva diritto, sparsi nella grandissima casa padronale a Battipaglia, con quei saloni tanto grandi da essere semivuoti di mobili, leggevamo e giocavamo e lavoravamo di fantasia. Il Corriere dei Ragazzi mi lasciava perplesso, abituato com'ero alla narrazione più complessa ed adulta dei fumetti di Linus. Cose come Michel Vaillant mi davano una noia mortale - anche se finivo per leggerlo per ammazzare la noia generale di quei giorni.
Però, c'era un fumetto che mi aveva stregato, anche se avevo a disposizione solo alcune puntate.
Era "Una ballata del mare salato" di Hugo Pratt. Non ne sapevo nulla, di
Pratt, salvo che quel fumetto - stampato in un affascinante viraggio seppia che non ho più mai visto in nessuna delle numerose successive edizioni - era bellissimo; era misterioso; era l'esatta realizzazione della storia d'avventura in chiave moderna.
Tornati dalla vacanza con il sapore di quel fumetto incompleto, e l'insoddisfazione di non poterlo leggere, Non sapevo che era già stato pubblicato sul  mitico
Sergente Kirk di Fiorenzo Ivaldi. Qualche tempo dopo, su Linus apparve qualche cenno a Pratt, qualche recensione. Poi, per fortuna, a febbraio del 1972 ho visto l'oggetto del desiderio in quella edicola-libreria: una copia del libro "La ballata del mare salato" in edizione Mondadori. La prima, in bianco e nero, con la bellissima e misteriosa lettera di presentazione di Obregan Carenza allo “Stimatissimo Sig. Ivaldi” – mi sembra mai più pubblicata da allora.

Costava esattamente 1.500 lire, che non erano pochissime per me. Ma ne valeva la pena.
Da quel giorno, il mio rapporto con il fumetto di avventura è cambiato, perché la Ballata è per il fumetto ciò che L'isola del tesoro di Stevenson è per il romanzo d'avventura.




permalink | inviato da il 6/10/2004 alle 23:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


31 agosto 2004

Alter un (18) anni dopo

Riordinando carte e libri in casa, ho ritrovato la minuta di un pezzo che avevo scritto 18 anni fa per non so più quale fanzine. E' un po' ingenuo, ma mi è piaciuto recuperarlo.

Eccolo qua.

Questo è un elogio incondizionato di AlterAlter, rivista di fumetti piuttosto brutta e malfatta, che ha cessato le pubblicazioni giusto un anno fa, nel dicembre dell’86, ma che già da un anno era in stato comatoso. Soprattutto, è un elogio di alcuni giovani autori italiani di cui, da allora, ho perso le tracce; un elogio alla loro effervescenza, alle idee nuove che li animavano.

Vorrei tentare di capire perché, per quale paradosso, io stesso continuo a ritenere AlterAlter una rivista brutta e malfatta e, tuttavia, sia convinto che è sul Alter – e su nessun’altra rivista – che sono stati pubblicati i fumetti di gran lunga più intelligenti e stimolanti degli ultimi anni. Vorrei poi azzardare un’ipotesi sul perché, forse, nessuna delle riviste così ben fatte oggi in edicola sarà mai in grado di pubblicare simili fumetti.

Perché Alter era una rivista mal fatta? Perché non ha mai avuto un progetto editoriale chiaro, perché nella sua storia ha subito una tale quantità di mutazioni, stravolgimenti, cambiamenti di rotta che, più che inseguire il pubblico, non poteva che spiazzarlo e quindi, fatalmente, perderlo (Corto Maltese, rivista con un progetto editoriale così chiaro da essere quasi monolitico, frutto sicuramente di indagini di mercato, è la dimostrazione di come la Milano Libri abbia saputo imparare dai propri errori; ma, santa pace!, quanto è meno vitale di Alter).

Nato come Alterlinus nel 1974, più ch altro per dare cadenza mensile ai vecchi supplementi di Linus, negli anni successivi andava all’inseguimento del metallo urlante e alla ricerca di totem vari. Provava ad un certo punto a cambiare anche forma grafica (ricordate l’inserto di grande formato, scomodissimo da leggere?). Aveva la capacità di rivelare Andrea Pazienza, Brandoli e Queirolo, Munoz e Sampayo, ecc., ma contemporaneamente pubblicava improbabili storie a puntate di ignoti fumettari incapaci di tenere in mano una matita e soprattutto di raccontare una storia (ricordate il periodo in cui la buona Fulvia Serra pubblicava qualsiasi porcheria purchè fosse disegnata da una donna, salvo poi pentirsene e interrompere la pubblicazione a metà?).

Negli anni ’80, che sono quelli importanti per il nostro discorso, le mutazioni si moltiplicavano e diventavano frenetiche. Il caos editoriale era totale, ma i frutti migliori sono proprio di questo periodo. Non voglio qui parlare dell’esperienza di Valvoline¸ della quale Antonio Faeti ha già detto tutto (consiglio solo a chi non le avesse lette, quattro paginette di Mattotti e Kramsky., “L’eleganza interiore” su Alter 1984, n.10). Mi riferisco piuttosto ad alcuni autori “minori” e geniali, almeno nelle rare prove che hanno potuto dare di se sulla rivista.

Primo fra tutti Raul Grasselli (ndr: sul web solo link al Raul Grasselli attore, che ovviamente non c’entra nulla: chi sia il Grasselli di cui parlo qui, non lo so proprio) che, col suo segno originale e fluido, vagamente inquietante, ci ha regalato uno dei più bei gialli d’ambiente degli ultimi anni, protagonisti i Beatles e Brian Epstein (“Merseysound”, Alter 194, n. 8/9, n.10), nonché un intrigante amarcord metafisico (“Sabbie”, Alter 1985, n. 12); poi le due folgoranti storie intimiste di Elfo, “Tredici giorni a Natale” (Alter 1985, n. 12) e “Un giorno nella vita” (Alter 1985, n. 7); ancora, il notevole Ugo Bertotti, dal segno realistico con improvvise intrusioni alla Walt Disney, responsabile, su vari numeri di quegli anni, della serie “Marina la baby sitter” e di una notevole riduzione a fumetti di “Vento rosso” di Raymond Chandler; infine, alcuni lavoro di Danilo Maramotti e Daniele Scandola.

Ma cosa avevano in più questi fumetti rispetto a quelli oggi – e allora – imperanti sulle altre riviste?. Il fatto di non riferirsi in modo piatto a modelli esistenti e consolidati, o di riferirvisi con ironia; il fatto di osare l’inusuale e, soprattutto, il fatto di raccontare cose in cui si crede, che si ha voglia di narrare, e non cose che si ritiene il pubblico voglia.

Insomma, Alter era mal fatto certamente per la linea editoriale assente, per le parti redazionali caotiche e con troppe pretese, ma anche perché rischiava sui fumetti e, rischiando, dava spazio non solo a storie indegne, ma anche al meglio, al nuovo. Resta un mistero il motivo per il quale non ci sia nessuno capace di scegliere bene quando si osa pubblicare del nuovo in questo campo.

E infatti le riviste di oggi sono congenitamente incapaci di azzardare alcunché. Il problema di tutti, editori ma anche e soprattutto autori, è sempre e solo quello di stare dentro ai confini assegnati stabilmente al fumetto. E dunque, se si tratta di fantascienza sarà dopobomba e Blade Runner variamente assortiti – e che ci sia del sesso! E nell’avventura, da quando Giardino ha scritto Rapsodia Ungherese, si crede che basti ambientare la storia più banale, con i personaggi più prevedibili, in un contesto storico inusuale,perché il risultato “fumetto d’autore” sia garantito. E mi raccomando, che il disegno sia appena un po’ originale, possibilmente ben fatto, ma soprattutto rassicurante.

Non vorrei essere frainteso. Amo appassionatamente il fumetto tradizionale, ho passato estati leggendo L’uomo mascherato o, più tardi, Jeff Hawke; non ho nulla in contrario a che si raccontino bene storie tradizionali (Giardino, Berardi e Milazzo insegnano); quello che mi fa struggere di nostalgia per Alter è l’odierna quasi sistematica sostituzione della routine all’intelligenza, del puro mestiere all’azzardo, alla ricerca del nuovo. A forza di dire, e giustamente, che il fumetto popolare alla “Lancio Story” ha la sua dignità, e che è la palestra naturale per molti giovani autori, non sarà che abbiamo finito per trasformare anche le riviste “d’autore” in tanti LancioStory Mensili?

Ma forse non si possono incolpare autori ed editori di fumetti di qualche sommovimento più generale della società. Solo qualche anno fa, quando lavoravo all’Arcicomics sotto la direzione illuminata e caotica di Luca Raffaelli, si aveva una sensazione di movimento, di rischio, di essere parte – attraverso il piccolo mondo della bande dessinée – di qualcosa di più vasto. Oggi, in giro ci sono tante immagini, tanta moda, una moltiplicazione di fatti, oggetti, televisioni, carta e riviste, ma non si sfugge ad una vaga sensazione di vuoto pneumatico…

&




permalink | inviato da il 31/8/2004 alle 17:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


26 agosto 2004

Alter un (18) anni dopo

Ora lo scrivo. Un attimo di pazienza




permalink | inviato da il 26/8/2004 alle 14:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     febbraio       
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Educazione civica
Le BeDe!
Cultura d'impresa?
Libri
Heimat e..
Europa
Tecniche
Sommari
Sion
Marx
Politiche
IX Municipio
Pillole

VAI A VEDERE

iMille, il blog dove scrivo le cose migliori
Musica e Memoria
Coordinamento Roma Ciclabile
Movimentofisso
Sul 77
Per non dimenticare
La mia sezione PD!
TSF Jazz Francia
Amici di Radio 3
Una comunità dell'Ulivo
Vecchie cose: Un isolato da 1,5Kw
Vecchie cose: manutenzione ambientale
Vecchie cose: Wikimille
Vecchie cose: Emenda il Manifesto del PD



Questo blog è on line dal 26 agosto 2004

Credits per la testatina: Vittorio Giardino, Igort, Lorenzo Mattotti


SE VUOI SCRIVERMI:
truffi.pd9[at]gmail.com


In lettura in questi giorni:
Dalla mia libreria:


Qualche pensiero a cui tengo:
Il consenso e le tasse
La politica della coda lunga
Lizzy
Fiaccole
Sion
Jazz o barocco?
Prioritarie 2006
Niente per amore

Orgoglio di padre 2
Titoli, sottotitoli e articoli
Zio Guido
Israele a Londra>
Orgoglio di padre

Licenza Creative Commons
I testi del blog sono sotto una Licenza Creative Commons
.

CERCA