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appunti sicuramente utili a me, a volte anche agli altri,


Pillole


11 dicembre 2013

Forconi


Doverosa premessa: il camionista è un gran brutto e stressante lavoro. Non invidio chi lo fa anche nei (rari) casi nei quali diventa ricco a forza di viaggi.

Detto questo, questa storia dei forconi è sostanzialmente una storia di sussidi distribuiti da anni e anni ai “padroncini” dell’autotrasporto dalle generose casse statali. Sussidi che, sulla base del ricatto occupazionale e dell’incapacità di riorganizzare e rendere più efficiente il sistema dei trasporti, hanno mantenuto in vita aziende inefficienti o sottodimensionate (peraltro, con effetti deleteri anche in termini di sostenibilità ambientale del nostro sistema dei trasporti)

Si tratta di lavoratori autonomi ma, in sostanza, è una storia simile a quella di tante aziende decotte dove la soluzione per gestire il problema sociale dei licenziamenti è stata trovata con il prolungamento fino all’accanimento terapeutico della cassa integrazione, prima ordinaria, poi straordinaria, poi in deroga, poi con trucchi vari. Mantenendo inutilmente il personale ad invecchiare e de-professionalizzarsi nell’illusione di restare legato all’azienda.

Quando, sia nel caso della cassa integrazione eterna, sia in quello del sussidio eterno al trasporto su gomma, ci si rende conto che continuare così non è possibile (continuare così, ossia scaricare sulle casse pubbliche una spesa che avrebbe potuto essere risparmiata riducendo il debito o utilizzandola per qualcosa di meglio), si scopre che la soluzione non c’è più. O che è talmente difficile da portare alla disperazione.

In entrambi i casi, il ruolo di uno Stato moderno dovrebbe essere quello di dare un sostegno al reddito associato a un percorso di formazione per trovare un nuovo lavoro, non di sprecare soldi per sussidiare attività che non hanno e non avranno mai più sostenibilità. La cassa integrazione era pensata per gestire brevi congiunture. I sussidi ai trasportatori per resistere a impennate temporanee dei prezzi del gasolio. Entrambe si sono trasformate in una specie di droga del sistema, o se preferite di accanimento terapeutico.

Dovremmo davvero provare ad uscirne.



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19 ottobre 2013

Il tempo



Il sabato mattina lavoro all’orto ascoltando la radio in cuffia. Oggi, a Uomini e profeti su Radio Tre, si è parlato di una piccola comunità di Tuareg che vive a Pordenone. Il capo di quella comunità, nel raccontare il loro difficile e comunque abbastanza positivo percorso di integrazione, ha ripetuto più volte qual è la più grande difficoltà che incontrano: non c’è tempo.

Per un tuareg, che aveva a disposizione i tempi del deserto, del viaggiare, del condurre le greggi, è inconcepibile il nostro rapporto con il tempo, il nostro essere sempre indaffarati. Quello stato di ansietà del nostro mondo, quello per il quale abbiamo tanto da fare e non facciamo mai niente.

Sarà perché ero nel mio orto, in una bella mattina di sole d’ottobre, in quella piccola finestra di tempo conquistato a forza, a dispetto di tutti gli obblighi e gli automatismi del nostro tempo sprecato, ma ho pensato che aveva proprio ragione. Che dobbiamo riuscire a rifondare il nostro tempo, in qualche modo.



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8 ottobre 2013

L'ossessionante IMU


Ieri Facebook era pieno di post di miei amici iscritti o simpatizzanti del PD indignati per l’emendamento PD che si propone di ripristinare l’IMU per le prime case con rendita superiore a 750 euro.

Il discorso medio che si fa in questi casi è il solito: primo: la mia non è una casa di lusso, eppure supera la soglia identificata per individuare le case di lusso; secondo: il PD fa di tutto per inimicarsi la classe media colpendo il bene primario della casa.

È noto come la penso sull’IMU, quindi forse non vi sorprenderete se trovo questa obiezione sbagliata, anche perché è sbagliata la premessa. L’emendamento non aveva l’intenzione di tassare le “case di lusso”, ma semplicemente di reintrodurre l’IMU sulla prima casa escludendo solo le case con rendite molto basse. Perché partiva dall’assunto che la tassazione della prima casa è di per sé giusta, una volta ben organizzata e, ovviamente, tutelando le fasce più deboli.

E infatti siamo sempre lì, a dover inutilmente discutere di ciò che per gli economisti è ovvio ma ormai per quasi tutti gli italiani, perfino quelli di sinistra, è quasi bestemmia. Ormai, è entrato nel senso comune che la tassazione della prima casa sia un’ingiustizia, una lesa maestà e lesa proprietà. L’ossessione per questi 300 euro medi all’anno è ormai totale. Sono convinto che se il governo dicesse “riduco la prima aliquota IRPEF del 2%, metto una tassa negativa per gli incapienti, e per finanziare il tutto reintroduco l’IMU (o la Service Tax che dir si voglia) sulla prima casa salvo una franchigia per tutelare i deboli”, pioverebbero critiche a non finire, perché “la prima casa non si tocca”.

È proprio vero che dobbiamo guardarci dal Berlusconi che è in noi. Quello che impedisce qualsiasi discorso razionale e acceca con l’ideologia e la semplificazione da quattro soldi.

PS: poi, è ovvio che l’emendamento è politicamente poco furbo e eticamente assai discutibile. Ma per tutt’altra ragione, non per il merito. Perché ormai la prima rata IMU è stata “tolta”, e reintrodurla significherebbe uno strappo e un modo di gestire il rapporto fra fisco e contribuente del tutto folle. Ma questo è tutt’altro discorso e, del resto, in realtà l’emendamento è stato fatto soprattutto per stanare il governo che tergiversa sulle inesistenti coperture dell’abolizione dell’IMU; del rifinanziamento della cassa integrazione straordinaria, ecc.



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23 settembre 2013

Il mistero del ticket


Stamattina sono andato in un noto laboratorio d’analisi convenzionato vicino a casa mia, per fare un bel po’ di analisi del sangue, controlli di routine ordinati dal medico, portando con me le buone vecchie impegnative. Al momento di pagare il ticket, la gentile impiegata mi dice che se invece del ticket pago come privato con le loro tariffe, spendo di meno.

Ovviamente accetto: l’impiegata procede, mi fa il conto e mi stampa regolare fattura.

Più tardi penso a cosa c’è dietro a questa bizzarra situazione.

Primo fatto: naturalmente il risparmio non è enorme, ma comunque resta il fatto che la tariffa piena richiesta da un soggetto privato è inferiore al ticket richiesto dal servizio sanitario pubblico. E il ticket dovrebbe essere una quota del costo, un contributo utile a fare politiche di orientamento della spesa sanitaria, non a coprire integralmente il costo del servizio. Altrimenti, perché si paga l’IRAP, se il 100% del servizio si paga direttamente?

Secondo fatto: assunto che il laboratorio privato non fa beneficenza, si suppone che abbia un vantaggio a fare prezzi minori del ticket. In pratica, si tratta di finanza e, tanto per cambiare, dietro c’è nascosta una probabile inefficienza pubblica. Pagando il ticket, l’incasso non va al laboratorio ma alla Regione, che poi rifonderà il laboratorio con i tempi biblici tipici della pubblica amministrazione, e generando per il laboratorio, oltre agli oneri finanziari, tutti i costi operativi necessari a seguire il recupero crediti. Se pago direttamente, il laboratorio ha a disposizione liquidità immediata. Anche fosse qualche percento in meno, avrà fatto un buon affare.

***

Ricapitolando: il livello dei ticket nel Lazio, almeno per alcune prestazioni, eccede il costo di produzione della prestazione (forse, eccede perfino il costo più un buon mark-up). E probabilmente, per quelle stesse prestazioni, il costo standard riconosciuto a laboratori pubblici e convenzionati è inferiore o al massimo uguale al valore del ticket, il ché è veramente bizzarro, per non dire di peggio.

Direi che c’è qualcosa che non va.






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5 settembre 2013

Sovvertire l'ordine automobilistico



Leggo che la Metro C fino a San Giovanni forse sarà pronta per il 2015, mentre per il Colosseo bisognerà aspettare fino al 2020. Poi leggo che Marino ipotizza di riuscire a chiudere anche a taxi e bus il primo tratto di via dei Fori entro il 2015, mentre per la pedonalizzazione di tutta la strada “bisogna aspettare di avere la Metro C almeno fino a piazza Venezia”. Cioè oltre il 2020.

Auspicherei, dal mio sindaco, ben altro coraggio nel sovvertire l’ordine automobilistico costituito. Non vorrei si fosse già impaurito per le solite, deprimenti urla dei commercianti e dei romani con il sedere a forma di sedile d’automobile.

Per piazzare una rotaia su tutta via dei Fori e congiungere l’attuale capolinea dell’8 con le rotaie del 3 a via Labicana – poco più di un chilometro – bastano a voler esagerare due anni di lavoro. Per acquistare una ventina di jumbo tram basta ancora meno, come ci vuole solo organizzazione e intelligenza progettuale per riorganizzare le linee di tram, una volta che le rotaie siano connesse fra loro grazie al tratto dei Fori. E non servono risorse infinite, sicuramente molto meno di quanto la società Metro C, con i suoi ignobili ricatti, continua a spillare all’erario. La Metro C, prima o poi seguirà, ma non si vede perché impiccarsi da soli dietro le difficoltà oggettive di una grande opera.



28 agosto 2013

Quindi, dalla storia non si impara niente

 

Quindi. L’abolizione dell’IMU è un sostanziale falso, nel senso che riguarda solo l’anno in corso. In pratica è un una tantum. Anzi, a ben vedere riguarda solo la prima rata, perché per la seconda si deve aspettare che trovino le risorse entro il 15 ottobre. Poi dall’anno prossimo si avrà la service tax, per ora misteriosa. Probabilmente meno giusta e meno progressiva dell’IMU attuale, se si continua così. La pagheranno anche gli inquilini, ossia gli sfigati e i più giovani, per detassare un po’ i ricchi e vecchi. Ma si sa, i vecchi votano e sono iscritti ai sindacati, i giovani votano sempre meno, e ai sindacati non possono iscriversi per mancanza di lavoro…

Però il risultato è ottenuto, il PDL può sbandierare il successo, Letta può dire che il governo non ha scadenza, il PD può arrovellarsi e giustificarsi mentre i militanti tutti gli urlano contro, sempre più depressi, e il povero Fassina si arrampica sugli specchi con una dichiarazione peraltro formalmente del tutto corretta – ma che importa, ora?

Checché se ne dica, inoltre, ci si prepara allegramente ad adottare qualche cosa di simile al “lodo Violante” per rimandare, assieme all’IMU, anche la decadenza di Berlusconi. Il governo, infatti, non ha scadenza.

Intanto, Obama celebra Martin Luther King e contemporaneamente si avvia a fare l’ennesima illusoria guerra lampo. Con qualche piccola contraddizione, mi sembra.

Sembra proprio che nessuno riesca mai a imparare qualcosa dalla storia passata. La coazione a ripetere gli stessi errori sembra la cifra del presente.


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5 giugno 2013

Se 180 vi sembran troppi

????

Sono dell’idea che sia molto giusto (comunque inevitabile) abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Sono anche dell’idea che sia altrettanto giusto che sia possibile finanziare volontariamente i partiti e che associare a questo finanziamento vantaggi fiscali – come avviene più o meno ovunque – sia un’ottima soluzione.

Però c’è una cosa che non riesco a condividere: che si dica e si sostenga, convintissimi di essere nel giusto, che i 180 addetti del PD siano un numero esorbitante, segnale di ipertrofia partitica. Non ho trovato statistiche affidabili sul numero di dipendenti del SPD o del PSF o del Labour Party e, tuttavia, sul sito del Labour vedo che ci sono delle posizioni aperte (stanno cercando personale, insomma). Sono certo che nel PD, come in tutte le organizzazioni burocratiche, ci sarebbero margini di efficienza e quindi, probabilmente, il “dimensionamento organici” corretto sarebbe, che so, 120 persone.

Ma 120, non 10 come mi sembra tendano a credere i teorici della sostanziale inutilità dei partiti. Perché insomma: un partito dovrà avere almeno alcune sedi territoriali, giusto? Dovrà gestirle? Dovrà avere un’amministrazione che gestisce un po’ di contabilità? Gli servirà un ufficio stampa? E un piccolo staff tecnico per l’informatica interna proprio non lo vogliamo? Per non dire dell’opportunità di disporre di qualche funzionario a tempo pieno che presidi almeno le tematiche più importanti, insomma un ufficio studi o di programma. E qualcuno che curi a tempo pieno l’organizzazione dei volontari sul territorio e l’organizzazione delle campagne mi sembra altrettanto indispensabile (magari qualcuno più in gamba di Stumpo, ma questa è un’altra faccenda…).

E se sommiamo queste funzioni, prendendole sul serio, credete che bastino poche decine di addetti?




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18 ottobre 2011

Pierangelo Garegnani

In questi tempi nei quali le teorie economiche mainstream, il consenso che ha trasformato Keynes in un innocuo neoclassico, sono in grave difficoltà sotto i colpi dell'evidenza empirica della crisi globale, è bene ricordare il grande Pierangelo Garegnani, morto venerdì scorso. Sulle tracce di Sraffa, ci ha insegnato una diversa interpretazione di Keynes. Un percorso totalmente diverso e indipendente da quello di Minsky che tuttavia oggi, probabilmente, qualcuno dovrebbe provare a riconnettere per ricostruire una visione alternativa dell'economia politica e della politica economica necessarie per governare, finalmente, le crisi cicliche del capitalismo.


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4 ottobre 2011

Marchionne

Marchionne sembra somigliare sempre più a Valletta (a parte lo stipendio stratosferico). La sua ricetta per la Fiat è la medesima della Fiat anni '50: l'emarginazione del sindacato o meglio la formazione di sindacati "gialli" che fanno ciò che chiede il padrone.

Vorrei ricordare al nostro fine manager che negli anni '60 Fiat fu l'ultima delle fabbriche metalmeccaniche dove - sotto la spinta di ciò che succedeva nel resto del paese - si ritornò all'agibilità sindacale e alla conquista di diritti. E poi, non a caso visto il livello precedente di compressione, proprio in Fiat ci fu una valanga, incluse derive terroristiche. Ma, con rara incapacità di leggere la storia, si ripropone l'eterna vecchia ricetta senza pensarne le conseguenze a medio termine.

Del resto, Marchionne somiglia a Valletta per la sua durezza, ma non certo per il suo attaccamento all'azienda. In questo, somiglia più a Riva o agli industiali che fecero - nei primi anni '60 di fornte alle prime lotte operaie - il primo di una serie costanti di "scioperi del capitale", quella costante fuga di capitali all'estero che catratterizza strutturalmente la nostra inetta borghesia. Perché la timida intenzione di produrre un'auto inutile e invendibile sul mercato italiano (una Jeep SUV) a Mirafiori, somiglia davvero poco all'immagine che si voleva dare con Fabbrica Italia.




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30 settembre 2011

Pensierino pensionistico

Dunque, come suggerisce ancora una volta Confindustria, agganciamo più rapidamente l'età pensionabile alla speranza di vita. Giusto. Ma siete proprio sicuri che a forza di tagli alla sanità e al welfare, e a forza di disoccupazione e povertà, la speranza di vita media continuerà a salire? Già in Russia si è avuta una drastica riduzione dopo la fine dell'URSS. E gli USA si stanno dirigendo nella stessa direzione a grandi passi.
Morale: però ricordatevi eh? L'aggancio alla speranza di vita è biunivoco: se si riduce, si abbassa di nuovo l'età pensionabile. Se no, a che gioco state giocando?


30 agosto 2011

Al peggio non c'è mai fine

Mentre noi ci baloccavamo e litigavamo per stabilire se servisse una (piccola, per carità) patrimoniale, mentre Boeri faceva le pulci alla contromanovra del PD e Montezemolo proponeva grandi riforme, questi hanno apparecchiato la solita scelta di classe - come si sarebbe detto una volta e come sarebbe il caso di ricominciare a dire. Niente patrimoniale, ovviamente. Niente contributo di solidarietà per i redditi alti, castigare le odiate cooperative e, non guasta, gli sfigati che hanno fatto il militare. Lasciare tutte le piccole e grandi crudeltà verso i dipendenti pubblici, noti fannulloni per definizione (tra l'altro, ricordo che il contributo di solidarietà sopra i 90.000 euro di reddito è già attivo e resterà tale per tutti i dipendenti e pensionati pubblici). Razionalizzazioni della spesa pubblica, abolizione delle province e lotta all'evasione: tutto più o meno rimandato a leggi successive, quindi come non ci fosse. Leggere per credere.



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10 agosto 2011

Di fiere, mercati, borse e concorrenza



Il mio nuovo breve articolo per iMille, una divagazione medioevale sul presente. Mi ha fatto piacere scriverlo, magari vi fa piacere leggerlo.


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9 agosto 2011

Obama e Carter

Obama come Carter? Un buon presidente sconfitto dalla sua irresolutezza e dalla violenza della destra più reazionaria che gli USA ricordino, che non riesce ad arrivare al secondo mandato?

Se, come probabile, gli americani si consegneranno a un presidente del Tea Party, il declino americano sarà completo e definitivo, e la trasformazione del mondo, non più guidato dall'occidente ma dai BRIC - nella migliore delle ipotesi - o dalla sola Cina - nella peggiore - sarà completa e imprevedibile.
Come al solito, l'Europa avrebbe ancora molto da dire, ma non lo farà.


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27 giugno 2011

Come non arrivare a Lione

Ora, io sono tendenzialmente per una qualche forma di decrescita riformista. E penso che chi prova ad articolare progetti alternativi a grandi opere forse troppo grandi, come questi del Fare, siano persone serie. E ho pure letto le opinioni anti TAV sul sito della Voce. E sono pure sicuro che il governo non ha fatto nulla per trovare una soluzione ragionevole, per convincere, per non incastrare tutta la Val di Susa in un colossale meccanismo Nimby. E che quindi quel che sta succedendo ora non è solo responsabilità di quattro facinorosi, ma è sopratutto effetto di scelte poco lungimiranti e mal gestite da parte del gioverno.

Tuttavia, non riesco a non continuare a notare che la sindrome Nimby colpisce prima di tutto opere come il treno, i parchi eolici, gli impianti fotovoltaici. E molto, molto più raramente una nuova autostrada, l'ennesimo svincolo, lo sterminio di capannoni che rapidamente diventano scheletri vuoti nelle nostre ex campagne.

Qualcosa non mi quadra.


 


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8 giugno 2011

Lo zen e l'arte della dismissione delle centrali nucleari

Ho pubblicato su iMille un nuovo articolo sulla questione energetica, questa volta con un approccio più filosofico e centrato sul problema dell'oggettività dei numeri. Potete leggerlo qui.
E, visto che polemizzo con il buon Filippo, credo sia giusto dire che il suo lavoro di chiarificazione dei dati, come dimostra in questo articolo, resti molto utile. Anche se, appunto, i numeri non sono tutto.

Buona lettura.


31 maggio 2011

Non serve commentare

Vedo che la maggior parte dei blog che leggo nemmeno commentano la sberla al centrodestra, tanto siamo semplicemente felici. Ci sarà tempo. Segnalo solo che rapidamente riappariranno i rosiconi di estrema sinistra ed estrema destra (quelli che, da un lato e dall'altro, devono trovare comunque il modo di dire che in ogni caso il PD ha perso, e che magari le primarie le abbiamo fatte per suicidarci meglio....).
Intanto, consiglio vivamente a tutti i dubbiosi e gli schizzinosi la lettura di questo magistrale pezzo in difesa del votare il meno peggio, scritto da un lucidissimo Francesco Costa.
E, per concludere in bellezza, la sintesi di Gramellini.


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22 maggio 2011

Profezie che si autadempiono

Funziona così: l'agenzia di rating di turno abbassa l'outlook di un paese a scelta (questa volta è toccato all'Italia). Quindi gli investitori chiedono interessi maggiori come premio per il rischio paese. Quindi il paese vede aumentare il proprio debito a parità di altre condizioni, perché deve pagare più interesse. Quindi la sua situazione economica peggiora. Quindi la profezia si dimostra vera.

(non sto difendendo Tremonti, non sto dicendo che l'Italia non ha un problema di debito pubblico e di bassa crescita. Sto dicendo che le agenzie di rating sono troppo potenti e al tempo stesso troppo screditate. Sto dicendo che non possiamo continuare a sperare di risolvere i problemi di crescita tagliando la spesa, perché non si è mai visto un mondo che cresce tagliando, perché tutte le teorie di spiazzamento fra spesa pubblica e spesa privata restano false e indimostrate. E sto dicendo che queste profezie che si autoadempiono sono un orrendo meccansimo nel quale gli speculatori guadagnano, i conflitti di interesse proliferano, e la decisione politica degli stati, o dell'Europa, non conta nulla).


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22 aprile 2011

Link di Pasqua

Oggi voglio proporre ai miei 25 lettori un breve viaggio fra articoli e post stimolanti, alcuni dei quali non condivido affatto, ma che trovo significativi per illustrare un certo modo di pensare. Comincio con un po' di politica politicante, segnalando due pezzi dal sito web ufficioso dei giovani turchi del PD:
  • La polemica fra il PD e il Corriere sulla supposta insesistenza di proposte programmatiche del PD. Sebbene Champ abbia acutamente osservato come lamentarsi con il Corriere sia perfino autolesionista, e come è ben chiaro che un problema di efficacia nella comunicazione il PD lo ha eccome, letta tutta intera questa vicenda dice molto della qualità del nostro giornalismo più paludato.
  • Un pezzo di Chiara Geloni sul paradossale lamentarsi dei referendari perché gli tolgono il referendum. Insomma, visto che l'unico modo di toglierti il referendum è abrogare le norme che volevi abrogare con il referendum, dovresti essere contento: hai vinto senza combattere. Meglio di così.... E invece no, questi referendari avevano altro in testa, e del merito del referendum non gli importava nulla. Come ho già scritto ieri, concordo e trovo piuttosto indegno questo modo opportunista di fare politica.
Al di sotto della politica politicante ci sono le cose che contano: l'energia, le politiche del lavoro, il sistema industriale italiano, la politica europea, il fisco. Ecco quattro articoli che variamente - e in alcuni casi malamente - affrontano queste questioni:
  • su NfA si polemizza con Debora Billi che su il Fatto esagera non poco in catastrofismo  eneregtico (e non è una novità per lei): resteremo tutti al buio? Peccato che la polemica è mal impostata, è il solito affidarsi alle magnifiche sorti e progressive garantite dalla mano invisibile del mercato e dall'innovazione tecnologica. L'approccio economicistico di NfA, che ignora cosette come il secondo principio della termodinamica o dati di fatto come la finitezza delle risorse petrolifere, rende l'economista medio incapace di affrontare con qualche consapevolezza il problema energetico. Peccato, perché per affrontarlo, quel problema, servono anche gli economisti, il mercato e l'innovazione tecnologica. Per non perdersi nel solito mare dei commenti al post, suggerisco di leggere questo - perfetto nella sua logica ferrea - e, ovviamente, il mio.
  • Stefano Bartolini fa il punto sugli effetti della precarizzazione del lavoro sulla felicità: al di là delle soluzioni politiche immaginate, sulle quali purtroppo ci si continua ad accapigliare nel PD, fra Fassina e Ichino, la riflessione di Bartolini - e tutto il suo interessantissimo libro, che consiglierei volentieri a molti miei amici economisti - mi sembra molto importante.
  • Su Sbilanciamoci, è stata pubblicata una interessante e approfondita inchiesta sulle (residue) grandi imprese italiane: un dossier magari un po' di parte ma davvero approfondito e pieno di dati - anche sui bilanci. Per capire qualcosa su dove va il sistema industriale italiano, si può partire anche da qui.
  • Il blog di Aspo pubblica un sorprendente e sballato articolo anitieuropeista di Terenzio Longobardi, che rincorre strani sogni di ritorno agli stati nazionali. Antieuropeismo di sinistra d'antan, che si salda in modo imprevisto a quello di destra oggi in voga. Mi riprometto di tornarci più ampiamente, perché la questione di questo diffondersi di ragionamentio pseuodautarchici in salsa ecologista è piutosto significativa.
  • Infine, il magazine de iMille (che è sempre più pieno di pezzi interessanti, leggetelo!) ci racconta, per la penna di Riccardo Spezia, come sia più facile pagare le tasse in Francia. Ah, invidia.
Per finire, una piccola speranza per il nostro futuro energetico. Nulla di attualmente fattibile, certo, le solite speranze date dalla ricerca di base. Comunque, c'è una traccia secondo la quale diventerà possibile fissare in modo stabile l'energia del sole. Niente più problemi con la maledetta intermittenza delle rinnovabili, se fosse davevro possibile farlo in futuro.







12 aprile 2011

Link per ieri

Ieri non sono riuscito a postare nulla, poiché il Cannocchiale era giù (e succede sempre più spesso, devo dire). E proprio ieri ho pubblicato ben due post che volevo segnalare anche qui:
Buona lettura


7 aprile 2011

Le persone

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Dopo tre settimane di foera da i ball alla fine il governo fa esattamente ciò che l’opposizione e quelli che capiscono davvero di immigrazione avevano proposto fin da subito: il permesso temporaneo per rifugiati e l’accoglienza più distribuita possibile sul territorio, senza orrendi campi di concentramento.

Nel frattempo, l’Italia ha fatto una figura di merda (la Francia non meno, vedi Ventimiglia, ma vabbè...), la questione si è ingarbugliata, ma la Lega ha potuto come al solito fare la faccia feroce e far credere al suo popolo bue che “non passa lo straniero”.


Poi, a parte la polemichetta politica qua sopra che lascia il tempo che trova, ci sono le persone. Qualcuno che tenta di dire qualcosa in merito è qui, qui e qui.


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21 marzo 2011

Non si smentiscono mai

Vorrei avere le quasi certezze dei miei amici interventisti. Probabilmente concordo con loro sul fatto che era difficile non fare nulla con la Libia, ma sono pieno di dubbi per il modo con cui si sta intervenendo, e in genere sono pieno di enormi dubbi sulla guerra come modo per risolvere le questioni e dare sicurezza alle persone.


L’unica cosa di cui sono certo è che il motivo per cui la Lega (e buona parte della destra forcaiola in stile Vittorio Feltri) questa volta è contraria all’intervento, è l’unico motivo sicuramente sbagliato. Non intervenire in Libia per paura dell’”invasione” dei clandestini non è solo profondamente egoista, tecnicamente razzista e indegno. E’ anche dimostrazione di profonda stupidità e incomprensione di quel che può succedere. Perché, fra le cose, brutte o belle, che possono succedere nel prossimo futuro, l’”invasione” dei clandestini (per la verità, dei profughi di guerra, nel caso), è certamente la meno grave ed anche la meno probabile.

E, infine, significa che, come sempre, questi pensano sempre e solo al proprio ombelico.


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18 marzo 2011

Cinismo sul Giappone 2

Le parole della Prestigiacomo sul nucleare (da abbandonare in modo soft altrimenti si perdono le elezioni) confermano la mia riflessione sul terrificante cinismo sul Giappone sparso a piene mani nel dibattito italiano. Ma aggiungono un ulteriore livello in questo sprofondare verso il basso dell’etica pubblica dei nostri politici: come volevasi dimostrare, questa destra non ha mai alcun interesse al merito delle cose, non ha nemmeno idee e opinioni - magari sbagliate - da difendere. Sceglie solo sulla base della pura convenienza. Il nucleare appare un business, sembra poter tornare di moda, e quindi ci si lancia a capofitto. Poi diventa una patata bollente elettorale, e allora si fa retromarcia.

E’ per questo che, ripeto, non mi piace chi, dalla nostra parte, sembra fare la stessa cosa a parti invertite.

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Sarebbe piuttosto il caso di provare a fare un passo avanti. Cosa mettiamo in campo davvero per affrontare il problema energetico dei nostri giorni? Spezzoni di risposta ci sono sicuramente, molte cose sono state dette fino alla nausea (io stesso, per quel che vale, ne ho scritto fin troppo), eppure mi sembra che manchi un po’ un “sistema” di consapevolezze e politiche coerenti da offrire al paese. Proviamo, pian piano, a mettere insieme questo sistema che, forse, potrebbe essere il vero “programma” per vincere le prossime elezioni....


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18 marzo 2011

Links for 2011-03-18

Filippo ci racconta, con argomenti assai convincenti, una storia che dimostra l’ennesimo clamoroso fallimento del mercato in un settore fondamentale, la ricerca scientifica. Decisamente, sarebbe ora di capire che ci sono dei beni pubblici che funzionanosolo come tali.

Luca va al fondo di uno degli aspetti della questione nucleare.

Toufic El Asmar parla di cigni neri e della gestione del rischio.

Questo, invece, l’ho scritto io su iMille Mag, ritornando più in profondità su qualcuna delle idee già espresse qui, e che hanno generato un certo sconcerto e dibattito su Facebook. Ci tornerò ancora tra poco, perché il punto è importante. 


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14 marzo 2011

Cinismo sul Giappone

A sentire giornali e televisione, ormai gli unici aspetti importanti del terremoto giapponese sono gli incidenti nucleari e gli effetti sulla borsa di Tokio e sulla ripresa (ripresa?) economica mondiale.

Sarà pure che i giapponesi, in fondo in fondo, ci sono sempre sembrati un po’ alieni, troppo lontani dal nostro mondo, ma questo atteggiamento mentale praticamente privo di empatia è abbastanza spaventevole.


E quindi, adottando anch’io per paradosso un atteggiamento cinico, vorrei rassicurare tutti quelli che ragionano su questa tragedia pensando solo alla loro bottega:

Primo, quelli che si sbracciano a difendere la sicurezza del futuro nucleare italico non devono preoccuparsi: il governo non ha mai pensato di fare davvero nuove centrali, ma solo di fare propaganda e far girare un po’ di soldi, quindi è inutile enumerare buoni motivi (ammesso che ci siano).

Secondo, per quelli che si precipitano a dire “io l’avevo detto” che il nucleare è troppo insicuro: per lo stesso motivo, anche loro non devono preoccuparsi e, in ogni caso, recuperare consenso contro il nucleare sull’onda emotiva non è un gran risultato. Come è noto, anch’io ritengo la scelta nucleare inutile e fuori tempo massimo. Ma le ragioni di costo reale e disponibilità della risorsa uranio dovrebbero far premio su quelle dell’emotività della paura. Insomma, se scegliamo di rinunciare al nucleare per paura e non per ragione, saremo disposti a prendere altre decisioni sbagliate per paura e non per ragione.

Terzo, come ci insegna la shock economy, non c’è nulla di meglio che una guerra o una catastrofe per tirare su il PIL: a ciò contribuisce lo sforzo della ricostruzione, la necessità di sentirsi di nuovo vivi, nonché soprattutto il meccanismo con il quale nel PIL si misurano anche i redditi NEG (Negative Economic growth). Che poi la crescita del PIL non dia affatto la felicità, è un’altro discorso che a molti cinici commentatori non importa molto.

 


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22 febbraio 2011

I cerchi nell'acqua



Il mio nuovo contributo a iMille magazine questa volta tratta di acqua. Un bene non meno importante del petrolio e dell'energia. Un bene, peraltro, molto legato all'energia. Un bene sul quale il dibattito è aperto, il referendum incombe e la confusione è notevole. 
Ho provato a chiarirmi le idee, e magari quel che ho scritto può aiutare anche altri a farsi un'idea più precisa. Consiglio, comunque, di seguire i numerosi link che ho messo nel pezzo, perché sono una miniera di informazioni interessanti.

Insomma, buona lettura.


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6 febbraio 2011

Il valore delle cose


Cara Emma Marcegaglia,

quel che mi distrurba di questa sua idea di festeggiare i centocinquantanni dell’Unità d’Italia lavorando, perché non possiamo permetterci di ridurre la produzione, di far gravare costi sull’impresa, di affossare la competitività, ecc., non è tanto la constatazione che in un momento di crisi e basso utilizzo degli impianti questa ossessione del lavorare di più sia un po’ ridicola. Piuttosto, quello che mi disturba è proprio questa ossessione monodimensionale sul produrre, sul competere, questa ideologia secondo cui il valore della produzione è sempre da anteporre a qualsiasi altro valore.

Ma il valore della relazione con gli altri, della comunità, della socialità, dell’amicizia, non conta davvero nulla? E festeggiare l’Unità d’Italia non dovrebbe significare anche festeggiare la prima e forse più importante fra queste relazioni? Perché dirsi comunità nazionale è forse un modo un po’ vecchio ma credo ancora solido per dire che ci può essere almeno un po’ di fratellanza fra le persone. Oppure competere, vendere (e comprare, comprare), e produrre, sono le uniche cose che danno senso alla vita?


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4 febbraio 2011

Post vittimista

Bossi si è rimangiato alla velocità della luce la richiesta delle elezioni se il Parlamento avesse bocciato il suo federalismo. Come infatti è stato. Si sono inventati il modo più semplice per far finta di niente, cioè abolire il Parlamento e andare avanti per decreto.

Ma non è questo il grave. Il grave, il deprimente, è che se Bossi si rimangia una posizione - cosa che fa continuamente ed in grande allegria - i suoi seguaci diranno, al massimo dopo un breve mugugno: “avrà le sue buone ragioni, quello è furbo, sicuramente sa quel che fa, vedrai che li frega tutti”.

Se qualunque dirigente del PD, da Bersani in giù, dice qualcosa di appena contraddittorio (anche di una sfumatura, eh) con quanto ha detto prima o con quanto ha detto un altro dirigente, non solo tutti i giornali “terzisti” si avventano sulla contraddizione come cani affamati, ma anche la stragrande maggioranza dei militanti (me compreso) contestano, attaccano, si arrabbiano, spaccano il capello in quarantaquattro parti. E perdono forza e credibilità assieme al proprio partito.


(il titolo del post vale come disclaimer)


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31 gennaio 2011

Continuiamo così, facciamoci del male

Certo, dopo il risultato di Cagliari, dove il solito dirigente “sperimentato” del PD ha perso le primarie, e dopo la disgrazia delle disgrazie (la candidatura di Rutelli a Roma), l’idea che a Torino, la città meglio amministrata d’Italia, il PD riesca a suicidarsi e a far vincere la destra impedendo a Tricarico di candidarsi e presentando Fassino, un’onestuomo oggettivamente percepito come “il vecchio”, ha davvero dell’accanimento per farsi del male da soli.


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31 gennaio 2011

Patrimoni

La paradossale e per molti aspetti incredibile lettera di Berlusconi al Corriere (palesemente non scritta di suo pugno, ma questo qui non importa), nella quale il nostro eroe propone a Bersani di fare insieme le liberalizzazioni e critica le proposte di Amato e Capaldo sulla patrimoniale, conferma che avevo visto giusto, ieri, a criticare Alessandro Penati che li attaccava.

E non solo per tattica politica, perché ciò che dice Berlusconi è “per definizione” sbagliato, ma perché ancora una volta gli argomenti contro quell’intervento si rivelano per lo meno ridicoli: la frustata delle liberalizzazioni che darebbe improvvisamente crescita e per questa via risolverebbe la crisi italiana, non solo non è credibile proposta da gente che a suo tempo ha fatto di tutto per difendere corporazioni e impallinare le liberalizzazioni di Bersani. Non solo, abbastanza ovviamente, da sola non basta. Soprattutto, è uno spostare il discorso altrove. Nessuno sostiene che molte liberalizzazioni non siano necessarie, ma questo che c’entra, perché dovrebbe escludere altre risposte e altre politiche?


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29 gennaio 2011

Un piano casa che serva a qualcosa

Un mio articolo sul nuovo sito de iMille è on line. Si parla di efficienza energetica negli edifici.



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