.
Annunci online

corradoinblog
appunti sicuramente utili a me, a volte anche agli altri,


Sion


28 gennaio 2013

Hitler ha fatto anche cose buone


La Germania nazista, nel breve volgere di meno di un decennio, fece crescere l’economia tedesca fino a farne di nuovo una potenza mondiale. Trainata dalla spesa pubblica e da politiche protezioniste, l’industria fece passi da gigante. Nel frattempo, il regime impostò una politica sociale avanzata, costruì case popolari, aiutò famiglie e piccole imprese. In meno tempo di quello che ebbe a disposizione Mussolini per bonificare le paludi pontine, fondare IRI e previdenza sociale e fare tutte le buone cose di cui il nostro omino e tutti i nostalgici italiani non mancano di far menzione, Hitler fece della Germania un paese avanzato e ben più ricco dell’Italia.

Però ad Angela Merkel non verrebbe mai in mente di dire che Hitler fece anche cose buone. Anzi, proprio ieri ha detto che la Germania ha una responsabilità perenne per quel che ha fatto.

La differenza è tutta lì.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Nazismo

permalink | inviato da corradoinblog il 28/1/2013 alle 13:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 ottobre 2011

Shalit

Ci sarebbero riflessioni ben più profonde da fare. Però non riesco ad evitare di notare, a beneficio dei miei numerosi amici antri-israeliani a prescindere, che è davvero problematico considerare normale un rapporto 1 prigioniero contro 1027. Se penso a tutte le volte che ho sentito dire di sproporzione fra morti palestinesi ed israeliani, senza che qualcuno provasse a capire davvero il perché..


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Israele Palestina

permalink | inviato da corradoinblog il 12/10/2011 alle 11:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


24 gennaio 2011

Palestine Papers

E’ consigliabile cautela nella lettura dei palestine papers. Tuttavia, è difficile evitare il profondo sconforto nello scoprire che anche l’Israele del precedente governo con Kadima è stato altrettanto debole e miope di quanto è quello odierno. Sembra ormai che la china del fondamentalismo religioso e del nazionalismo, e l’illusione dell’eterno status quo abbia vinto in modo stabile e duraturo in quel paese. E ora le rivelazioni, mettendo in difficoltà l'Autorità palestinese, lasciano libere ulteriori praterie per l’uguale e contrario fondamentalismo religioso e nazionalismo di Hamas.

E intanto, come ci ricorda uno sconsolato Yeoshua, la sinistra israeliana produce ottima cultura  ma non politica. In questo, ricordando molto quel che succede anche dalle nostre parti....


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Pace Cultura

permalink | inviato da corradoinblog il 24/1/2011 alle 14:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


30 settembre 2010

L'amico ebreo

Berlusconi non ci fa mancare mai niente. Usa per sé la scusa ipocrita più gettonata dagli antisemiti nascosti "e comunque da ragazzo io ho avuto tanti amici ebrei", per scusare il razzismo di Ciarrapico. A parte che il problema sarebbero gli amici di Ciarrapico e non quelli di Berlusconi.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. antisemitismo da operetta

permalink | inviato da corradoinblog il 30/9/2010 alle 16:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


7 giugno 2010

Opinioni (quasi) meditate

Ora, dopo che le informazioni sono state date, mi sento di raccogliere qualche opinione più meditata sulla tristissima vicenda della Freedom Flotilla. Ecco qui una scelte delle cose più intelligenti che ho letto:

Prima di tutto il dialogo che Marina Morpurgo ha pubblicato, da cui traggo questo pezzo:

Mentre su tutto il resto ho idee vaghe, di una cosa sono abbastanza sicura, ovvero che non è il momento di fomentare la creazione di due campi ostili (pro-Israele contro-Israele), in modo magari da concentrarsi su un lato più inquietante della vicenda – ovvero il rinascere di sentimenti antiebraici in settori ampi della popolazione mondiale, e non più in frange isolate. Mi sembra piuttosto il momento di fare appello alla ragione, invece di continuare ad addossare agli “altri” difetti, torti, crimini, colpe. Questo genere di dialogo va avanti dal 1948, e si sono visti gli effetti che ha prodotto: un conflitto di estensione e durata eccezionale, mentre altrove situazioni altrettanto drammatiche sono state pacificate.

Poi anche questo brano di Gabriele Levy, sia pur tratto da una lettera troppo unilaterale che complessivamente non condivido affatto:

E quando mi ricordate della Nakba, la tragedia palestinese, vi prego, non scordatevi della nostra Nakba: circa 700 mila ebrei sono dovuti scappare negli anni '50 dai paesi arabi, dove venivano massacrati in pogrom ben organizzati. 
Io stesso sono figlio di un ebreo fuggito dall'Egitto. 
C'e' stato, tanti anni fa, un semplice e doloroso scambio di popolazioni. 
Ma gli ebrei immigrati in Israele si sono integrati nel paese. 
Invece i palestinesi sono sempre stati trattati, nella loro Diaspora, come un popolo da differenziare sempre. Ad esempio in Libano c'e' una legge per cui un palestinese non puo' possedere terre. 
Ed in Giordania stanno cacciando via migliaia di palestinesi. 
E nessuno dice niente. 
I palestinesi servono sempre. 
Servono ai dittatori arabi, che governano in maniera fascista il mondo arabo. 
Se gli arabi non avessero il nemico satanico israeliano, si renderebbero conto che il responsabile della loro miseria, economica e culturale, e' proprio colui che li domina da decenni; da Assad a Mubarrak, da Gheddafi a Ahmadinejad. Veri fascisti professionisti.

Le osservazioni di Giovanni, che ricorda che nel conflitto, più che "due ragioni", come diceva Fassino, si confrontano due torti:

Perché le due cose – che (molti dei) pro-palestinesi siano degli invasati, e che l’esercito israeliano sia quello con meno scrupoli in Occidente – non sono in contraddizione, anzi sono la perfetta descrizione di quello che succede in Medio Oriente. Da mezzo secolo.


Ancora, il bell'articolo di Guido Caldiron su Liberazione, che finalmente prova a fare i conti con quelli che qualcuno chiama pacifinti:
Chi abbia partecipato negli ultimi anni a una qualunque manifestazione a sostegno dei diritti dei palestinesi si sarà facilmente reso conto di come le “piazze della pace” siano cambiate lasciando troppo spesso spazio a tante, pericolose, voci di guerra. Che nelle mobilitazioni per la Palestina sia ormai più facile sentir pronunciare “Allahu Akbar” che non parole, magari dure, ma che parlano di “politica”, è sotto gli occhi di tutti. Che figure che poco hanno a che fare con la storia della sinistra e delle forze democratiche - come chi sostiene il “diritto alla ricerca storica” dei negazionisti alla Faurisson o firma interventi sui siti antisemiti - possano essere considerate parte del “popolo della pace”, è storia di questi giorni. Che la stella di David possa essere accumunata alla svastica per denunciare la deriva di Israele appartiene allo stesso repertorio, più volte esibito nelle nostre città.
Si tratta di fenomeni o figure isolate, di eccezioni che confermano la regola di una situazione altrimenti sotto controllo? Potrebbe darsi, se non si fosse contemporaneamente assistito ad un altro fenomeno, anch’esso evidente a tutti. Quelle piazze che si andavano riempiendo di slogan truculenti e di mortifere invocazioni religiose - come altro definire l’elogio del martirio, raccontato venerdì da “Liberazione”? -, si sono infatti progressivamente” vuotate dei pacifisti. Il popolo della pace non esiste più? O più semplicemente in tante e in tanti si sono stufati, spaventati, irritati di veder trasformare le loro battaglie in difesa dei diritti, per la libertà e contro la guerra - in Palestina, ma non soltanto lì - in una sorta di tragico scimmiottamento del conflitto, della sua lingua, dei suoi simboli?

E come conclusione, la conclusione operativa di Marina:

Questa è solo una lettera, che ho deciso di mandare ad alcune persone che stimo e/o che mi parevano più interessate. E contiene una proposta, ovvero che sarebbe molto bello se ognuno di noi, almeno per un periodo, si impegnasse in uno sforzo rivoluzionario.

Se è pro-palestinese andrà a fare le pulci ai palestinesi e al mondo arabo (il materiale non manca). Se è pro-Israele e anti-islamico andrà a vedere i fanatismi di casa sua – che non mancano. Dell’altro cercherà di vedere se c’è del buono (qualcosa c’è). L’esercizio potrebbe risultarci utile, male non farà, probabilmente impareremo cose nuove, anche se sarà più doloroso per le nostre coscienze.

Inoltre: evitare improprie allusioni al nazismo e all’olocausto, che oltre a essere ingiustificate creano rabbia (o panico). Evitare di linciare moralmente, screditandolo, chi sostiene tesi decenti in toni decenti e interlocutori, ma che non ci piacciono.


31 maggio 2010

In attesa

In attesa di notizie più certe, perché quando si tratta di queste cose la verità non è mai così chiara come può sembrare inizialmente, una sola cosa è sicura: Israele alla fine di questa storia sarà ancora più all'angolo e ancora più isolato. E ciò è un male per tutti, anche per quelli che ne saranno felici.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Israele Pacifisti Gaza

permalink | inviato da corradoinblog il 31/5/2010 alle 14:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


11 marzo 2010

Cose purtroppo più importanti nelle nostre beghe elettorali...



pagina 28 dell'Unità di ieri c'è un'intervista a Avraham Burg che dovrebbe essere letta, con molta preoccupazione, da chi ha a cuore la sorte di Israele e che vede con raccapriccio l'involuzione presente. La lettura integrale è consigliata, ma ecco qui di seguito il cuore dell'intervista:
Cari concittadini,nonè possibile tenersi tutto quanto senza pagare un prezzo. Non possiamo tenere una maggioranza palestinese sotto lo stivale
israeliano, e al tempo stesso pensare di essere l’unica democrazia del Medio Oriente. Non può esservi democrazia senza uguali diritti per tutti coloro che vivono qui, gli arabi come gli ebrei. Non possiamo tenerci i territori e conservare una maggioranza ebraica nell’unico Stato ebraico al mondo: non con mezzi umani, morali ed ebraici.
Volete la Grande Israele? Non c’è problema: basta abbandonare la democrazia. Creiamo nel nostro Paese un efficiente sistema di separazione razziale, con campi di prigionia e villaggi di detenzione. Il ghetto di Qalqilya e il gulag di Jenin. Volete una maggioranza ebraica? Non c’è problema: o mettete gli arabi su autovetture, autobus, cammelli e asini e li espellete in massa, oppure ci separiamo da loro in modo assoluto, senza trucchi e senza inganni. Una via di mezzo non c’è. Dobbiamo smantellare tutti - tutti - gli insediamenti e tracciare un confine internazionalmente riconosciuto fra il focolare nazionale ebraico e il focolare nazionale palestinese...[...] Volete la democrazia? Non c’è problema: o abbandonate la Grande Israele fino all’ultimo insediamento e avamposto, oppure date pieno diritto di cittadinanza e di voto a tutti, arabi compresi. Naturalmente il risultato sarà che quelli che non volevano uno Stato palestinese accanto al nostro ne avrannouno proprio in mezzo a noi, attraverso le urne.
Ecco quel che dovrebbe dire un primo ministro onesto al suo popolo....


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. gerusalemme colonie

permalink | inviato da corradoinblog il 11/3/2010 alle 10:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


1 marzo 2010

Religioni

Apprezzo sempre moltissimo Giovanni proprio per il suo ragionare senza schemi e pregiudizi, quel ragionare che gli consente - e ci consente noi che lo leggiamo - di scoprire angoli nuovi della realtà.
Però, Giovanni un pregiudizio ce l'ha. Contro le religioni. Un pregiudizio, direbbe lui, e son perfino d'accordo, che non è un pregiudizio ma semplicemente la volontà laica di guardare con obiettività e pragmatismo a cosa c'è dentro le religioni. E di vedere, dentro le religioni, quel deprimente meccanismo che fa le persone schiave di convinzioni e dogmi che ne determinano il comportamento e ne minano la libertà.

Ora, come è ben noto io sono ateo e credo proprio non avrò mai conversioni di qualche specie. E credo pure che la religione sia spesso l'oppio dei popoli, come si diceva una volta.
Però, questa volta, nei giudizi che Giovanni ha dato sulla sentenza su Hina, mi sono accorto che c'è qualcosa che non va. L'uso del pregiudizio l'ha portato ad un errore di interpretazione che è grave non tanto nel merito, quanto perché c'è dietro un fondamentale errore di interpretazione dei fatti del mondo. Nel merito, come si vede se si legge questo post che peraltro non condivido del tutto, la religione non è stata movente esclusivo, né è stata o poteva essere utilizzata come attenuante.
Ma, come dicevo, il problema è l'interpretazione unidimensionale del mondo che Giovanni finisce per dare quando interpreta il mondo musulmano come univocamente determinato dalla religione e dal Corano. 


Facciamo un passo indietro. Voi interpretereste l'Europa medioevale - il tempo delle cattedrali, diciamo - come univocamente determinata dalla religione cristiana, dal Vangelo e dai papi? Non credo. Quel mondo era ovviamente intriso di religione e religiosità, ben altrimenti di quanto non sia l'attuale Europa cristiana trasformata dai colpi della modernità. E tuttavia, i comportamenti sociali, lo sviluppo delle persone, l'economia, l'arte, le relazioni fra le persone, erano determinate non solo dalla religione, e si sviluppavano oltre e a volte contro la religione. E la religione stessa era interpretata in molti modi diversi, fino alle eresie. A seconda dei luoghi, a seconda di tradizioni preesistenti, o degli effetti delle migrazioni di nuovi popoli, ad esempio, i modelli familiari erano diversi, i meccanismi di trasmissione della proprietà di padre in figlio (o figlia) erano diversi, le tradizioni matrimoniali erano diverse. E queste diversità, spesso, contribuiscono più o quanto la religione ai comportamenti e alla libertà dell'uomo (e della donna).

Ritorniamo ad oggi, per punti schematici. I paesi a religione islamica sono fra loro diversissimi per livello di sviluppo economico ma, sopratutto, per preesistente cultura e struttura familiare. Sciiti e sunniti. Asiatici, indiani, malesi, arabi, turchi. Popolazioni arabe che da ben prima di Maometto organizzavano la propria discendenza in famiglie endogamiche (nozze fra cugini). Dove quindi la cugina è certo succube, ma è anche fin da piccola nella famiglia, e quindi protetta. Non è "comprata" come la donna che va in sposa al di fuori dalla famiglia. Niente litigi fra suocere e nuore, per dire. E niente infanticidio femminile, nota piaga cinese ed orientale. E poi, popolazioni dell'Asia con discendenza matrilineare. Bigamia nell'Africa nera. E altre mille combinazioni di struttura familiare prevalente.

Questi Paesi sono tutti sottoposti all'irrompere della modernità, della famosa globalizzazione. Stanno subendo, in modo molto simile, la stessa torsione rapidissima e la stessa rivoluzione cui è stato sottoposto il nostro mondo contadino a partire più o meno dagli anni '50. Il nostro mondo del delitto d'onore, abolito - ricordo per gli smemorati - solo nei vituperati anni '70 con il nuovo diritto di famiglia.

Di fronte a questa modernità, modernamente, alcuni reagiscono con l'identarismo religioso. Come i nostri leghisti che riscoprono il peggio della religione cattolica. Peggio dei nostri leghisti, quando l'identità trovata tramite la religione diventa terrorismo. Fenomeno quantomai moderno, per altro.

Dove il fanatismo religioso è appunto un modo di leggere la propria religione. Non l'unico.

Ma questa reazione è una reazione controrivoluzionaria, direi perfino destinata ad inevitabile sconfitta. I livelli di istruzione di uomini e donne crescono, la fertilità diminuisce, i costumi cambiano. Con fatica, con passi indietro, con orrori come la teocrazia iraniana.
E, appunto, le interpretazioni della religione (islamica) cambiano e si fanno più molteplici di quanto già non siano.

Perché - ed è il punto fondamentale della questione - da ateo spostato con una cattolica col tempo ho imparato alcune cose sulla religione. Che provo a condividere col mio amico Giovanni.
Primo. Né noi, né i figli dei nostri figli vedremo un mondo senza religione. Vedremo - già vediamo - un mondo "secolarizzato", laico e dove la religione è sfera privata e legame sociale fra chi crede. Perché una buona fetta dell'umanità ha bisogno di religione. Ma è una fetta di umanità che può imparare - sta imparando - a non essere schiava del dogma.
Secondo. Ogni religione non ha un solo frame a disposizione. Il filtro con il quale ciascuno legge i propri testi sacri - per le religioni della parola, le tre monoteiste, ciò è forse anche più vero -  è quanto mai vario nel tempo e nello spazio, ed è destinato ad evolvere incessantemente. Per cristianesimo e ebraismo, consiglio a tutti di ascoltare su Radio Tre quante diverse letture, quante sottigliezze si possono usare per interpretare poche parole che credevamo univoche. Sarebbe bello che qualcuno si preoccupasse di fare un'operazione simile con il Corano. Ma sono certo che, fra i musulmani, le letture di quel testo sono le più varie - e lo saranno sempre di più.

E quindi (e la finisco, che l'ho fatta davvero lunga): dobbiamo rigorosamente combattere l'oscurantismo religioso. E l'oscurantismo religioso, oggi, è sopratutto islamico. Dobbiamo combattere tutto ciò che di medioevale, omofobo, maschilista, autoritario c'è nel frame oggi prevalente nella religione islamica (e anche nella cristiana, del resto). Non dobbiamo difendere la religione "a priori" contro i suoi cattivi profeti. Ma dobbiamo comunque sapere che ci possono essere anche buoni profeti in ogni religione. E sopportare, per il principio di laicità, che la religione ci sia e abbia il suo spazio. E lavorare al fianco di chi sviluppa frame diversi da quello prevalente ma in prospettiva inevitabilmente sconfitto.
E sopratutto, ricordare sempre che in questo mondo complicato, non c'è mai una sola chiave di lettura per ogni cosa. Non è mai tutta colpa della religione, anche se a volte è anche colpa della religione.


27 gennaio 2010

Ricordare

Fare e dire qualcosa di non retorico oggi, giornata della memoria, è davvero difficile. Però è profondamente giusto.


Così, per prima cosa lascio la parola a mia madre, che dice l'essenziale con semplicità.

E per seconda cosa, nel giorno in cui il solito imbecille iraniano non perde l'occasione di invocare la distruzione dell'"entità sionista", vi consiglio di leggere qualcosa su un altro tipo di sopraffazione - il niqab e il burqa - e sulla difficoltà di combatterla: quel che ne pensa Giovanni, e quel che ne pensano due musulmani, uno contrario e l'altro favorevole alla legge sul burqa in Francia 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Giornata della memoria Burqa

permalink | inviato da corradoinblog il 27/1/2010 alle 14:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 dicembre 2009

Gaza in Iran

Ora, lungi da me contestare che Gaza sia una prigione a cielo aperto. In proposito, penso che se Israele fosse così lungimirante da disinnescare quel perfetto brodo di coltura di futuri terroristi che è diventata quella triste regione, ne avrebbe solo vantaggi, oltre a fare opera di bene.

E tuttavia, mi chiedo se le centinaia di pacifisti che stanno manifestando in Egitto avrebbero fatto lo stesso e con la stessa foga se si fosse trattato di andare a sostenere l'onda verde iraniana


Oppure se, come al solito, tanta foga non sia purtroppo anche segno dell'eterno antisemitismo di sinistra.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Iran antisemitismo diritti sinistra

permalink | inviato da corradoinblog il 29/12/2009 alle 18:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


4 dicembre 2009

Opposti estremismi

Poi ci torno con più calma, che l'ora non consente approfondimenti. Ma voglio subito segnalare questa furibonda discussione dove un ben argomentato e chiaro post di Daniela Santus ha scatenato i classici "opposti estremismi" della discussione pubblica su Israele/Palestina. Quegli stessi estremismi che, oserei dire, riflettono perfettamente - in farsa - la tragedia del medio oriente.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Israele Palestina

permalink | inviato da corradoinblog il 4/12/2009 alle 0:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


20 agosto 2009

Coltivarsi il nemico

Sarà difficile per Obama ottenere rapidi risultati dalla sua nuova politica verso l'Islam e in particolare verso l'Iran. Bush è stato davvero grande nel coltivarsi e costruirsi nuovi nemici. E nel fomentare, tra l'altro, un nuovo nemico di Israele.
La strada per ritornare alla ragione sarà, appunto, lunga e dura.
Non meno esiziale è stata la decisione di rinunciare all’assistenza che l’Iran presieduto da Khatami offrì dopo l’11 settembre 2001. Fu proprio nel periodo più tumultuoso del Presidente riformatore, quando l’ala dura del khomeinismo andava agguerrendosi, che Bush pronunciò il discorso sull’Asse del Male (era il 29 gennaio 2002), includendo Teheran fra i nemici esistenziali delle democrazie. Preoccupata dall’integralismo sunnita dei talebani, Teheran continuò tuttavia a cooperare, fino a quando Bush non tese un insano nuovo agguato: nel maggio 2005 proibì a Karzai di stringere con Teheran un patto di non aggressione, che vietava attacchi militari all’Iran a partire dall’Afghanistan. Poche settimane dopo, il 3 agosto, Ahmadinejad veniva eletto Presidente: l’aiuto di Bush, secondo lo storico Rubin, fu decisivo. Ancora una volta, un mortifero fondamentalismo nazionalista nacque come Golem fabbricato dall’Occidente.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Iran Bush Obama barbara Spinelli

permalink | inviato da corradoinblog il 20/8/2009 alle 14:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 febbraio 2009

Due paesi sperduti

Ci sono due paesi sperduti, terrorizzati e impauriti. E la paura che attanaglia la loro gente genera un consenso stabile per i politici della paura, quelli che utilizzano la paura per mal governare, e producono consenso a mezzo di paura, e nuova paura per ottenere consenso.

Italia e Israele, tragicamente gemelli in un declino che sarà difficile combattere.




PS: su Israele, conviene leggere la solita Barbara Spinelli, lucida come non mai. Sull'Italia, per ora non ci sono parole.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Italia Israele Paura

permalink | inviato da corradoinblog il 17/2/2009 alle 22:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


8 gennaio 2009

Israele, o del farsi del male da soli

Da amico di Israele e da convinto sostenitore del fatto che conti molto in qualunque valutazione la differenza fra una vera democrazia e una dittatura fondamentalista come sarebbe quella di uno stato palestinese in mano ad Hamas, sono davvero depresso e deluso da quello che succede. Israele ancora una volta si sta facendo male da solo, allontando la soluzione e isolandosi. Commette crimini orrendi, che Hamas sfrutta peraltro abilmente, uccide inevitabilmente civili e bambini.

Israele progetta la sua guerra solo contro obiettivi militari, ma non si rende conto che a Gaza distinguere è ormai quasi impossibile, e quindi si rende oggettivamente responsbaile di piccoli e grandi massacri. Hamas progetta la sua guerra solo contro obitettivi civili, ossia - semplicemente - per l'eliminazione fisica di tutti gli ebrei e la scomparsa dell'"entità sionista". Il che, mi spiace, continua a fare una bella differenza.

Soluzioni? Magari averne. Astrattamente, con
Giovanni e con Baremboim, penso che, visto che è certo che Hamas non vuole né vorrà mai alcuna pace e alcuna soluzione "due popoli due stati", è Israele l'unico che può imporre la pace, semplicemente smettendo di reagire ai missili e al terrorismo di Hamas, se non con la giusta resistenza passiva del muro e dei controlli di sicurezza.
Però, realisticamente, questa capacità gandhiana in un paese ormai abituato alla guerra e purtroppo troppo militarizzato è probabilmente una utopia. E allora, come ha scritto Furio Colombo su l'Unità, forse dovremmo chiederci se la nostra responsabilità non sia di imporre che la comunità internazionale realizzi finalmente quella forza di interposizione che, forse, è l'unica strada che può aiutare Israele a ritrovare il senno e la pace.

*******
Il consiglio di lettura, comunque, è quello del blog di Giovanni e, in particolare, di questo lungo ma davvero illuminante post.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Israele Palestina Pace Guerra

permalink | inviato da corradoinblog il 8/1/2009 alle 22:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


29 dicembre 2008

Tristezza

Confesso che questo milionesimo ritorno di fiamma del conflitto mi provoca sopratutto tristezza e senso di impotenza. Mi sembra che Israele sia inchiodato in un accerchiamento senza speranza, e che più si riduca la speranza più la sua democrazia si indebolisca e l'opzione militare diventi l'unica apparentemente razionale. E che ogni volta che si avvicina un qualche simulacro di pace, è sufficiente un lancio di missili per riportare la situazione al punto di partenza e, tra l'altro, regalare Israele alla destra.

Non so, qui da lontano nella pace natalizia di Roma è difficile perfino essere davvero partecipi, ci si sente ipocriti perfino a parlarne, a provare a dare anche provvisori giudizi...
Forse, può interessare a qualcuno leggere cosa dice Giovanni, che sta in Palestina da volontario e che come spesso succede è molto lucido.




permalink | inviato da corradoinblog il 29/12/2008 alle 9:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


29 luglio 2008

Un diario da seguire

Giovanni è partito per fare il volontario a Betlemme. Le sue osservazioni su ciò che si trova a vivere, e il racconto di ciò che gli accade, sono davvero avvincenti. Le potete e dovete leggere qui.


26 maggio 2008

Segnali

Come un sol uomo, polizia e politici della destra minimizzano i fatti del Pigneto, rapidamente derubricati a poco più che baruffa di quartiere. Anche l'omicidio di Verona, del resto, è stato rapidamente rivenduto come fatto "non politico". Nessuno però che abbia riportato le smentite alla versione della zingara che rapisce il bimbo, supposta origine del pogrom di Ponticelli. Anzi, in un'intervista di ieri il nostro ministro degli interni avvalorava tranquillamente la vox populi degli zingari che rapiscono i bambini. Che questa voce abbia la stessa credibilità delle pasque di sangue ebraiche o dei protocolli dei savi di Sion, poco importa. La vox populi, fatta propria da chi per mestiere dovrebbe evitare di fomentare le folle, dice e dirà sempre di più il contrario.

Intanto, la Camera dei deputati italiana si appresta a celebrare con tutti gli onori e tanto di prolusione revisionista di Luciano Violante, il ventennale della morte del razzista repubblichino Giorgio Almirante. E ovviamente il sindaco di Roma vuole dedicargli una strada.

Un amico di mio figlio tredicenne sostiene, con la perfetta buona fede di quell'età, che nazismo e comunismo pari sono, e Hitler non è peggio di Stalin. Riflette, in ciò, il risultato di una perfetta operazione di revisione storica ormai completamente riuscita. Non sto negando e non nego le malefatte di Stalin. Ma sappiamo benissimo che questa vulgata dell'equiparazione ha senso solo per scopi politici, non certo storiografici. Per ripristinare una uguaglianza fra delinquenti e giusti, fra repubblichini e partigiani. Sono passati troppi anni dalla liberazione dell'Italia, ed è inevitabile che la memoria dei giovani vacilli, sia confusa. Le nostre noiose rimembranze resistenziali sono il passato remoto, pochi nonni sono lì ancora a raccontare com'era davvero la guerra, cos'erano davvero i fascisti. I "buoni" fascisti nostrani, non il cattivo nazista straniero.

Questo appello è una buona, piccola azione in controtendenza.



Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Rom Almirante Pigneto

permalink | inviato da corradoinblog il 26/5/2008 alle 18:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa


14 maggio 2008

Vi siete accorti degli zingari?

La collega sposata e brava madre di famiglia che, quando il discorso cade sull'incendio del campo Rom a Napoli, fa capire di esserne ben contenta. Il collega romanista di sinistra di ramo grillino che, concordemente a sue precedenti battute su Vucinic, conferma il suo odio per gli zingari. La vicina di casa di sinistra che, parlando del giovane e maneggione candidato al Comune per il PDL, boss degli ambulanti romani, ne spiega la scarsa qualità morale facendo notare che viene da una famiglia di zingari ripuliti. Battute, sicuramente.
Però sono battute che mi ricordano esattamente quelle che di quando in quando sento sugli ebrei, anche dalle persone più insospettabili. L'eterno "per carità, io non sono razzista, ma certo gli ebrei sono proprio fatti a modo loro, e la lobby ebraica esiste eccome...". O la variante "di sinistra": "io non ce l'ho con gli ebrei, ma Israele è uno stato razzista".
Qui, dato che i Rom sono brutti sporchi e cattivi (il ché è certamente vero, tra l'altro) e non affascinanti come i palestinesi per la sinistra radicale, il discorso diventa più o meno: "per carità, io non sono razzista, ma quelli sono tutti delinquenti e quindi se ne devono andare". Ma, sotto questo tipo di discorsi apparentemente moderati, è già possibile sentire quelli più direttamente feroci, come gli urli allucinati di una donna napoletana, in un dialetto quasi incomprensibile, ascoltati in un giornale radio.

Gli assalti e le proteste di Napoli e Genova sono la perfetta dimostrazione che i propositi bellicosi del governo e la sollecitazione politica  della paura sono, come prevedibile, utilissimi a fomentare ogni razzismo latente nella nostra società.
Ma, soprattutto, sono la dimostrazione che questo razzismo già non è più latente, e non vede l'ora di emergere con forza, per poter castigare, reprimere e se possibile far sparire il diverso di turno.

Mi piacerebbe sentire anche una sola parola di biasimo, di preoccupazione, di solidarietà verso i Rom e i rumeni, da parte di questi dirigenti della sinistra resi afoni e improvvisamente accomodanti dalla batosta elettorale. Mi piacerebbe sentirli dire che magari la sicurezza non è né di destra né di sinistra, ma il rispetto per il diverso da te, la cura dei diritti umani fondamentali, la solidarietà e la compassione, quelle sì sono di sinistra e non di destra.




Ma dubito che li sentiremo dichiarare cose diverse da quelle dettate dal solito teatrino, intenti come sono a immaginare riforme istituzionali condivise e a scandalizzarsi a sproposito per qualche cretinata detta da Travaglio.

Spero che, almeno, i miei amici di Sinistra per Israele, per loro ben pratica esperienza in queste faccende, sappiano dire una parola.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Zingari Rom Sinistra Ebrei Sicurezza Paura

permalink | inviato da corradoinblog il 14/5/2008 alle 23:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (21) | Versione per la stampa


27 gennaio 2008

Memorie e volgarità

Camminavo nei pressi di un'edicola. C'era in bella mostra non so più quale film pubblicato da non so quale rivista in occasione della giornata della memoria. In bella evidenza, la parola shoah.
Due tipi attorno alla trentina mi passano accanto. Uno dei due dice: "che due co****ni sta shoah. Non ne posso più, mi ha veramente rotto il c****."
******
Ieri, di fronte a un Fabio Fazio un po' imbarazzato e un filo retorico, come spesso accade in questi casi, Shlomo Venezia ha raccontato la sua storia con semplicità e perfino un certo distacco. Temo che quei due non lo abbiano ascoltato.
******
E' sempre difficile ricordare e far ricordare queste cose, perché portano dolore. E le celebrazioni della memoria "obbligatorie" portano con sé rischi ben noti. Quei due non mi sono sembrati i soliti fascisti, ma piuttosto due sprovveduti che - in un mondo rumoroso, pieno di troppi messaggi e di una volgarità sempre crescente, un mondo dove la parolaccia, lo sputo, l'insulto e l'approssimazione sono cosa consueta fra i senatori, figurarsi fra la gente che li ha votati - non riescono a distinguere le cose davvero importanti, quelle sulle quali sarebbe bene riflettere o, almeno, tacere per non offendere.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Shoah Shlomo Venezia Volgarità

permalink | inviato da corradoinblog il 27/1/2008 alle 10:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


16 ottobre 2007

16 ottobre

Oggi, continuiamo ad essere tutti molto contenti e pieni di ragionevole speranza. Sappiamo che ora dovremo fare il partito nuovo e che non sarà facile, perché dovrà essere capace di dare continuità alla partecipazione (non solo col voto) per fondare una buona e nuova rappresentanza.
Ricordiamoci però che, al di la della giustissima strategia veltroniana dello svelenimento della competizione, del riconoscimento dell'avversario ecc., dall'altra parte ci sono anche tipi come Storace, o come quelle colleghe di mia moglie che erano scandalizzate proprio perché abbiamo osato far votare i sedicenni ("e che facciamo decidere del nostro futuro ai ragazzini?) e gli stranieri ("ah, signora mia, hanno fatto votare pure gli zingari").
Ricordiamocelo oggi, 16 ottobre giorno della deportazione nel ghetto di Roma, pensando che forse proprio in quelle tre regolette (il 50% di donne, il voto ai sedicenni e agli stranieri con permesso di soggiorno), sta la grande e vera novità del partito democratico.

Qui, un Furio Colombo da leggere.


7 agosto 2007

Lobby ebraica

Davvero, può essere che Pierino Gelmini sia innocente. Però le cose che ha detto sono davvero deprimenti. E Furio Colombo, mettendole in corto circuito con l'antisemitismo "di sinistra", spiega benissimo perché.


9 luglio 2007

Amici di Israele (da sinistra)

Una lista di blog di amici di Sinistra per Israele

http://www.garnero.ilcannocchiale.it/ Andrea
http://rgb-brigades.net/blog/ Bakunin
http://candide-blog.blogspot.com/ Candide
http://cercounkillersuebay.splinder.com/  Carolina
http://www.seilcielofossecarta.splinder.com/  Chaim
http://www.devarim.ilcannocchiale.it/  Devarim
http://bishma.splinder.com/ Filomeno
http://www.inpartibusinfidelium.ilcannocchiale.it/  Giuseppe
http://itempieleidee.blogspot.com/  I tempi e le idee
http://ipazia.blogspot.com  Ipazia
http://letturalenta.net/  Luca Tassinari
http://magisterpn.blogspot.com/ Magisterpn
http://www.freddynietzsche.com  Matteo
http://rdr.blog.kataweb.it/  RDR
http://rosalucsemblog.blogspot.com  rosalucsemburg
http://ilmacom.blogspot.com  Sara
http://soniaoranges.splinder.com/  Sonia
http://www.tonibaruch.blogspot.com/  Tonibaruch
http://bloggoanchio.splinder.com/ Massimo
http://corradoinblog.ilcannocchiale.it Corrado
http://israelediversa.ilcannocchiale.it/ Dan


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. sinistra per israele

permalink | inviato da corradoinblog il 9/7/2007 alle 13:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


15 novembre 2006

Un'altra lettera

Oggi l'Unità pubblica, assieme ad altre, un'altra mia lettera di critica all'articolo di Furio Colombo contro D'Alema. Mi spiace, mi sembra così difficile trovare un modo di capirsi anche fra di noi sulla intricata faccenda Israele-Palestina. Continuo a sentirmi lontanissimo dalla sinistra allegramente filopalestinese, quella che non si pone mai dubbi, che ha sempre pronta la giustificazione per ogni nefandezza di hamas, per ogni corruzione di Fatha, per ogni diffisione di orrendi pregiudizi antiebraici fra gli arabi. Quella che mi ricorda tanto il sociologismo giustificazionista che, spiegando ogni crimine con lo sfruttamento e il capitalismo, finirebbe per giustificare pure i camorristi.
Eppure, non mi basta più nemmeno il "giustificazionismo" uguale e contrario, che dice il vero in sé - Israele solo ed accerchiato, costretto alla guerra - ma non offre soluzioni e finisce per giustificare la guerra per la guerra, e il forse suicidio di uno stato democratico.

Ecco la lettera

Caro Furio Colombo,

mi spiace ma questa volta sto con D'Alema. Ho difeso e difendo strenuamente il diritto di esistere di Israele, e concordo sull'enorme problema della sua solitudine (anche se, più che una solitudine, è un essere "male accompagnati" da amici che creano più problemi di quanti ne risolvono, come i governanti USA attuali). Non sopporto i filo palestinesi a senso unico così diffusi a sinistra, che non vedono l'orrore terrorista e l'ostinazione di Hamas nel non riconoscere l'esistenza di Israele. E tuttavia, credo che gli ultimi avvenimenti dimostrino come il governo israeliano stia conducendo una politica (anzi, una guerra) eticamente orribile e politicamente suicida, che è proprio quello che ha detto il nostro ministro degli esteri. Quello che le chiedo, e che chiedo a tutti quelli che, ogni volta che si critica quel governo, finiscono sempre per vedere il pregiudizio in chi critica, è come si possa continuare a non vedere che: (1) è proprio l'ostinazione a rispondere solo con le armi che ha portato Israele nell'attuale vicolo cieco (2) critichiamo tutti gli USA per Guantanamo, dove le basi stesse della democrazia sono messe in discussione; però, nel caso di Israele e degli orrori di una Gaza trasformata in prigione a cielo aperto (certo con la fattiva collaborazione di Hamas), non scatta in lei la stessa indignazione; eppure, anche quella è una situazione che mette in discussione le basi stesse della democrazia israeliana (3) aiutare Israele in questo momento, significa aiutare a cambiare radicalmente approccio, svuotando l'immenso mare dell'odio ed osando rischiare una vera pacificazione. Proprio quello che i falchi di tutte le sponde sperano non avvenga, e che i nostri – di noi amici di Israele, intendo - continui distinguo finiscono per rendere più difficile. Quanto infine all'appello agli "ebrei democratici", che tanto scandalo ha suscitato, può essere che la formulazione fosse un poco ruvida, però in un'ottica di puro realismo, è indubbio che la comunità ebraica internazionale possa avere una positiva influenza sulle vicende di Israele: perché ostinarsi a non usarla? Davvero c'è la necessità di essere sempre più realisti del re?
Tag: - -




permalink | inviato da il 15/11/2006 alle 11:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 agosto 2006

Filo ed anti

Ormai un po' dovunque, qui in rete e altrove, mi tocca fare alternativamente il filoisraeliano o l'antiisraeliano a seconda dell'interlocutore. Non credo di avere il monopolio della ragione, ma questa strana circostanza mi induce a pensare che la tendenza a spaccare un mondo così complesso e contraddittorio con l'accetta porti a troppi e spessi errori.
Ho scritto di getto le parole riportate qui sopra in un commento ad un post di Beppe. Lo riporto qui perché non so se è un mio problema (sono schizofrenico) o un problema del mondo (è il mondo che è schizofrenico), o dei miei interlocutori sempre così di parte - qualunque parte sia.
Ai posteri l'ardua sentenza




permalink | inviato da il 22/8/2006 alle 21:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


22 agosto 2006

Sogno e realtà

Io preferisco il sogno che ha fatto Beppe sul futuro di sei paesi del medio oriente, anche se onestamente la realtà che lui stesso ricorda, rischia di farci molto male.




permalink | inviato da il 22/8/2006 alle 18:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


11 agosto 2006

Come si combatte il terrorismo

Sgombriamo il campo dalla teoria del complotto: gli sventati attentati dell'aeroporto di Londra non sono una bufala. Sono il primo caso importante in cui qualcuno è riuscito a combattere il terrorismo e non ad aiutarne la diffusione. La teoria del complotto si basa sull'ipotesi che un attentato terrorista porta vantaggi politici e di consenso a chi lo subisce (Bush e Blair, nel caso). Per conduzione, porta ancora più vantaggi anche un attentato sventato. Ma, ammesso che l'ipotesi sia vera, è bene ricordare che un attentato può portare simmetricamente vantaggi anche a chi lo compie. Perché il terrorismo polarizza, aumenta la sindrome del nemico.

E ricordano alcune cose.

A) Il terrorismo può essere privo di significativo sostegno popolare, come era quello wahabita – sunnita che ha dato origine ad AlQaeda. In quel caso si combatte con l'intellignce, e soprattutto evitando il suo gioco, ossia evitando che le sue azioni possano trovare progressivo consenso presso qualche popolazione. È una lotta lunga, e non si può sperare che un terrorismo aggressivo e “di testa”, pur privo di consenso, possa essere mai eliminato nel tutto in un mondo complesso e ingiusto come il nostro. Ma si può ragionevolmente riuscire a ridurne al massimo la potenza e la portata. Come è noto, ciò che è stato fatto dagli Usa dopo l'11 settembre è esattamente il contrario di una simile strategia. E ha puntualmente trasformato quel terrorismo isolato in una potenza mondiale.

B) Il terrorismo può essere fornito di significativo sostegno popolare o, comunque, di una certa area di consenso (l'acqua in cui nuotano i pesci). È questa la storia delle BR in Italia (consenso limitato) e dell'IRA (consenso vasto). Incidentalmente, quando un gruppo terrorista ha un consenso vasto, comincia ad essere almeno dubbio che si tratti di terroristi e non invece di resistenza, lotta di popolo. Come noto, i partigiani erano banditen per i nazisti... Le BR hanno fatto molti danni, ma alla fine sono state sconfitte sconfiggendo politicamente il limitato consenso attorno a loro, oltre che con le indagini. L'IRA non è stata sconfitta fino a quando il governo inglese non ha deciso di cambiare politica e cominciare a trattare e a ricondurre a politica il partito del Sinn Fein. Esattamente quello che stava riuscendo a Rabin con Arafat. Che era all'origine un “terrorista”, ma è stato costretto o convinto a trovare una strada politica. Perché rappresentava un popolo e non un terrore senza popolo.

Continuare sulla strada della guerra al terrorismo fatta di attacchi a stati e non di lotta ai singoli terroristi, continuare a usare la forza cieca invece della politica e della polizia investigativa, continuare a non voler distinguere fra i diversi terrorismi (i sunniti non sono sciiti, Hamas non è Hezbollah, e così via), per capirli ma soprattutto per dividerli, è la strategia di chi è cieco oppure di chi ha interesse ad aumentare e non a diminuire il disordine mondiale.

Israele in Libano sta combattendo uno stato e non i terroristi al suo interno. Uno stato colluso con quei terroristi, ma non uno stato terrorista. Col bel risultato che non distinguendo, aiuta i libanesi a non distinguere e a farsi strumento di Hezbollah. E aiuta gli Usa a perseverare nella loro tendenza a comportarsi da cowboy e a fomentare il disordine mondiale.




permalink | inviato da il 11/8/2006 alle 12:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


10 agosto 2006

Fermatevi - o meglio, cosa possiamo fare per fermarli?

In questi giorni ho partecipato, sia pure in modo frammentario, a molteplici dibattiti assai accesi in sedi diverse e con persone diverse, sulla tragica questione libanese. In primo luogo, vivaci scambi nella mia lista di discussione preferita, dove amici di vecchia data transfughi della storica Gargonza si dilaniano e/o si divertono su questioni di umanità varia. E dove si vive un difficile disequilibrio fra il classico atteggiamento anticapitalista ed antiamericano della sinistra antagonista, e la ragionevolezza riformista ed eventualmente filo israeliana di altri. In secondo luogo, l'animato dibattito nella lista di Sinistra per Israele. Ancora, i feroci commenti ai post del Signoredeglianelli e, soprattuto, il "litigio" con Garbo poi espanso quasi all'infinito sul suo blog. Infine, le opinioni e i link eterodossi di Beppe Caravita, che portano come sempre a navigare fra i teorici del complotto e del peak oil.
Ora, tento di mettere in ordine tutti questi stimoli, quasi certo che pochissimi o forse nessuno arriveranno alla fine della lettura, allo scopo – almeno – di provare a capire io qualcosa di questo intricato orrore. Partendo, comunque, dall'assunto che la migliore sintesi della situazione è certamente, come spesso accade, quella che Barbara Spinelli ha affidato alle colonne della Stampa il
6 agosto.

Iniziamo da molto lontano.

In questo momento, mi sembra che nel mondo ci siano tre grandi problemi:

  • la compatibilità dello sviluppo di Cina e India con l'equilibrio mondiale
  • la totale insostenibilità di lungo termine del modello americano, basato su un folle indebitamento pubblico e privato nei confronti del resto del mondo: dove qualcuno ormai dice che il crollo Usa è solo questione di tempo, come negli anni '80 era solo questione di tempo il crollo dell'Urrs
  • la fine del petrolio, il controllo dell'energia e il connesso problema climatico ed ecologico

A dispetto di ciò che pensano i fondamentalisti islamici e che fingono di pensare i neocon americani, lo scontro di civiltà fra occidente ed Islam è solo, in larga misura, un problema derivato dal problema del petrolio e dell'energia. O, per meglio dire, è il modo nuovo (e deprimente) con cui si manifesta la lotta fra colonialisti e colonizzati.

Ora avviciniamoci al problema, partendo da una considerazione fondamentale che ho letto in un messaggio nella ml di Sinistra per Israele che mi permetto di citare:

Il presidente iraniano è certamente un antisemita puro, la negazione della shoah ne è la prova incontrovertibile, ma non vedo come possa rappresentare un pericolo per l'occidente, in che modo? Attaccando Israele? ma cosa succederebbe in tal caso, Israele non se ne starebbe, e giustamente, con le mani in mano, e nemmeno gli Usa, e allora questo pericolo o è un pericolo futuro, abbastanza remoto, o è un pericolo politico, culturale, a cui si può rispondere però in altro modo

Qui non è in discussione la necessità di combattere l'antisemitismo negazionista. Anzi, quella battaglia dovrebbe essere intensificata soprattutto verso i musulmani, a tutti i livelli e in tutte le sedi. Ciò che ci si domanda è in primo luogo quanto in questo momento questo antisemitismo negazionista possa farsi da dichiarazione realtà – viste le forze reali in campo – e, in secondo luogo e soprattutto, quanto l'atteggiamento bellicoso e colonialista (visto dal mondo musulmano) di Israele non sia un ottimo metodo per diffondere molto rapidamente quello stesso antisemitismo negazionista che si vuole combattere.
L'argomento che giustifica il comportamento di Israele dice che Hezbollah conduce una guerra asimmetrica pagata e dichiarata indirettamente dall'Iran, e che Israele non poteva non difendersi, pena dimostrare a Hezbollah stesso – e all'Iran – che i tempi erano maturi per un affondo. L'argomento dice anche che il Libano è uno Stato ostaggio di Hezbollah, che è inconcepibile considerarlo una Stato sovrano visto che non ha il monopolio della forza. Infine, come ha scritto David Meghnagi, provate a immaginare di vivere in un paese che una nazione vicina molto potente ha detto dovrebbe essere cancellato dalla faccia della terra, e a trovarvi sulla testa ogni giorno missili lanciati da un gruppo di guerriglieri pagati da quella nazione, e vedete un po' se non vi viene la logica voglia di reagire, se non finite per pensare di non avere alternativa alla risposta armata....
Ma l'argomento non risponde alla domanda: è davvero così totalmente pericoloso, qui e adesso, l'Iran, perché un paese democratico e lungimirante non possa riuscire a valutare tutti i pro e contro delle sue azioni, avendo il tempo di adottare azioni di contenimento, invece di buttarsi a capofitto in una guerra che si sta rivelando un clamoroso boomerang? (tralasciando per ora cinicamente tutti gli aspetti “umanitari” della faccenda).

Proviamo allora a mettere insieme tutti i pezzi:

  1. i neocon americani e i petrolieri loro soci istigano i comandi militari israeliani a preparare un'offensiva contro Hezbollah in Libano, come prova generale e segnale indiretto contro l'Iran
  2. il loro scopo è il solito: imporre la loro democrazia e il loro nuovo equilibrio, per riprendere il controllo delle risorse petrolifere della zona

  3. i militari israeliani e i “falchi” di quel paese riescono a mobilitare il consenso necessario nei politici israeliani, aiutati largamente dalle continue provocazioni di Hezbollah

  4. dall'altra parte della barricata, Hezbollah viene finanziato largamente in soldi ed armi da Iran e Siria.

  5. l'apparente nuova democrazia libanese (la rivoluzione dei cedri) è minata al suo interno dal compromesso con Hezbollah: in tutto il sud del Libano lo Stato non dispone del monopolio della forza, avendolo delegato a milizie private paramilitari

  6. in questo contesto, è facilissmo per Hezbollah costruire il casus belli tramite il rapimento dei soldati israeliani, ed è altrettanto facile per i fautori della guerra in Israele e Usa utilizzare l'occasione

  7. la minaccia della cancellazione dello “stato sionista”, anche se è una minaccia non realizzabile nel breve periodo, funziona come potente meccanismo di costruzione del consenso degli israeliani verso risposte di guerra: chi si sente accerchiato e isolato, si isola e si rinserra ancora di più, soprattutto se crede di poter fare da solo perché molto forte

  8. L'obiettivo del nuovo Iran è diventare una potenza regionale sciita fondamentale, forte del controllo delle risorse petrolifere: in un certo senso, è più nazionalismo che fondamentalismo, ma usa il fondamentalismo per costruire consenso e un nemico: lo stato sionista da cancellare.

  9. Dal punto di vista economico, è molto significativa la collaborazione fra Chavez e l'Iran: segnala che qualcuno, qualche produttore di petrolio, comincia a pensare sia possibile mettere davvero in difficoltà l'impero americano, notoriamente fragilissimo

  10. Gli Usa sono in realtà sull'orlo del collasso economico, con un indebitamento pubblico e privato che nessun Paese potrebbe permettersi senza il ruolo di potenza militare globale e senza il signoraggio del dollaro

  11. È per anche per questo che stati e potenze economiche emergenti, forti di risorse petrolifere e di voglia di rivalsa anticolonialista, pensano di poter far fruttare la loro posizione. Ed è per questo che i neocon pensano che l'unica strada per gli Usa sia una reazione dura di tipo prevalentemente militare e di pura potenza, allo scopo di mantenere il controllo del petrolio

  12. del resto, Russia e Algeria si accordano proprio in questi giorni per controllare pesantemente il gas europeo, e limitare così la libertà d'azione dell'Europa. E la Russia continua a difendere e supportare in vario modo l'Iran, anche se al proprio interno persegue una politica di feroce contrasto al terrorismo islamico ceceno.

  13. Israele si impantana in Libano, proprio come gli Usa si sono impantanati in Iraq. Più si impantana, più tende ad insistere, perché smettere ora sarebbe una sconfitta. Ed infatti oggi Peretz dichiara che se l'Onu fallisce Israele vincerà la guerra. Come se vincerla fosse possibile con un nemico che ogni giorno acquista credibilità e consenso presso la popolazione libanese. In un mondo in cui ogni giorno, ad ogni azione di risposta israeliana, produce nuovo odio non verso il governo di Israele ma proprio, direttamente, verso gli ebrei in quanto tali e in quanto rappresentanti in loco degli odiati colonizzatori occidentali

  14. il sionismo è un nazionalismo ottocentesco che si è consolidato in una soluzione statuale a causa della shoah (lo so, è una spiegazione schematica, ma spiega): ha la medesima legittimità dei nazionalismi ottocenteschi che hanno portato alle nazioni europee, aumentato dal fatto che l'Europa ha un pesantissimo fardello di responsabilità verso gli ebrei e quindi verso Israele. Per questo il diritto all'esistenza di Israele, comunque si giudichi il passato, è un dato di fatto e un'esigenza fondamentale e irrinunciabile. Ma oltre ad avere la stessa legittimità, il sionismo e la nascita di Israele si portano dietro purtroppo gli stessi problemi e gli stessi effetti collaterali di tutti i “nazionalismi”: la tendenza all'espansione contro i vicini.

  15. L'Europa, partita bene all'inizio di questa crisi con la conferenza di Roma, ora balbetta e non riesce a muovere nulla, forse perché strangolata dalla paura degli effetti dell'accordo russo-algerino. Leggo che D'Alema riparte per il Libano lunedì, ma mi sembra che i tempi siano troppo stretti.

  16. Solo se l'Europa avesse il coraggio di trattare direttamente con l'Iran, a viso aperto, per conto di Israele (paradossalmente, perché in questo momento Israele non può riconoscere alcuna legittimità all'Iran che vuole distruggerlo), forse si potrebbe fare qualcosa. Forse è bieca realpolitik, ma forse sarebbe l'unico modo per fare la pace.

  17. Perché, e si torna al punto di partenza, Ahmadinejad è certamente un individuo spregevole, ma non è pericoloso qui e ora, almeno non quanto sono stati pericolose qui ed ora le politiche di Bush, il vero generatore dell'attuale disordine mondiale.

  18. In conclusione, Israele è ridotto a mezzo dei fini poco limpidi dei neocon americani. Costretto a continuare ciecamente ad attaccare per difendersi, e più attacca peggio potrà difendersi in futuro. L'Europa e tutti i sinceri amici di Israele, tutti coloro che odiano personaggi come Ahmadinejad, dovrebbero trovare il modo per costringere gli Usa in un angolo, non solo (anche, certo) per bloccare lo scorrere del sangue di adesso, ma soprattutto per bloccare il sangue che scorrerà in futuro.


Due ultime cose:

Ogni giorno Hezbollah uccide qualche arabo o qualche druso di religione musulmana che vive in terra di Israele. Ogni giorno sunniti e sciiti si ammazzano a centinaia in Iraq. Questa guerra dei musulmani contro l'occidente fa soprattutto morti musulmani, per ora.

La sinistra radicale nostrana difende a priori i libanesi e i palestinesi, dice in quanto oppressi e poveri, in realtà usando la logica binaria “il nemico del mio nemico è mio amico”: quindi se gli Usa sono amici di Israele, e Israele è nemico di Hezbollah, allora Hezbollah è nemico degli Usa e quindi mio amico.
La destra filo israeliana, e l'attuale stessa politica israeliana, usano questa stessa logica dogmatica e bastarda al contrario: “gli Usa sono nemici dell'Iran e del fondamentalismo islamico, quindi sono miei amici”. Ma è bene guardarsi dagli amici...e, come diceva Rabin, con chi diavolo dobbiamo trattare la pace, se non con i nostri nemici?


Che viva Israele, e che possiamo ritrovare tutti un po' di raziocinio, e una nuova fonte energetica che ci liberi dal petrolio:-))). E diamoci da fare e facciamoci sentire...




permalink | inviato da il 10/8/2006 alle 18:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


3 maggio 2006

Buon compleanno a Israele

Nei commenti al post precedente, un tal boicotta_israele mi manda off topic una richiesta contro la censura (?) del cannocchio nei suoi confronti. Preferirei che costui, di cui avevo a suo tempo letto qualche farneticazione, si dedicasse a leggere e meditare l'articolo  di Furio Colombo che compare oggi su L'Unità, dedicato ai 61 anni della nascita dello Stato di Israele. Forse sostituirebbe alle sue apodittiche certezze almeno qualche dubbio...

Buon compleanno, Israele 




permalink | inviato da il 3/5/2006 alle 17:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


27 gennaio 2006

IRA - HAMAS?

Continuo ad essere assai preoccupato della vittoria di Hamas, e anche della possibile reazione eccessiva (anche se comprensibile) da parte di Israele.  Resta che si tratta di un voto democratico, e che forse la democrazia può trasformare chi la usa, fosse pure per fini strumentali. Resta che nei fatti già ora Israele ha trovato un modus vivendi con molti amministratori di Hamas (le ultime elezioni amministrative avevano già dato la maggioranza ad Hamas). Resta che Hamas ha rivendicato l'ultimo attentato suicida nell'agosto di due anni fa, e che Hamas non è la stessa cosa della Jihad Islamica, che continua a far morti israeliani. Resta che è paradossale che Hamas si sia annesso come suo successo il ritiro unilaterale da Gaza, con perfetta consonaza di vedute con i più estremisti del Likud.
Così, vorrei che i politici israeliani ricordassero la cosa migliore che ha fatto Blair nella sua carriera: riuscire, a forza di tentativi e di trattative con il Sinn-Feinn, a disarmare l'IRA.
Per la pace e la sicurezza, bisogna trattare pure con il diavolo, sopratutto se è un diavolo molto complicato. Che ora dovrà amministrare e governare nei territori e, quindi, dimostrare che la sua capacità di "assistenza sociale" (uno dei motivi della vittoria) non è fuffa, così come la sua incorruttibilità...




permalink | inviato da il 27/1/2006 alle 14:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa


26 gennaio 2006

Il peggio (della democrazia)

In libere elezioni pare che i palestinesi abbiano dato la maggioranza assoluta ad Hamas. Al peggio non c'è mai fine e, come ben sappiamo, la democrazia ha il pessimo difetto di poter trasformarsi "legalmente" nella peggiore dittattura o nella peggiore teocrazia.
Ora, poco importa capire i motivi interni per cui ciò è successo (la corruzione di Fatah contrapposta alla purezza e alla capacità di fare "solidarietà" concreta e aiuto di Hamas). Ciò che invece sarebbe importante è capire cosa fare ora. Ora che un movimento che continua e continuerà a non riconoscere lo stato di Israele governerà legittimamente i territori.
Lo devono capire prima di tutto gli israeliani, sperando che non facciano l'errore uguale e contrario di votare in massa per il Likud e non dare speranza al nuovo partito di Sharon e/o ai laburisti. Che devono interrogarsi seriamente sull'efficacia della loro politica di sicurezza che, a quanto pare (oltre alle oggettive sofferenze per la gente comune in Palestina), sta contribuendo a ridurre la sicurezza dello stato, e non ad aumentarla.
Lo devono capire gli USA e tutti i teorici dell'esportazione della democrazia, che per l'ennesima volta vedono le loro profezie contraddette dai fatti, in modo perfino paradossale (è la democrazia, baby...). E che agitando la guerra di civiltà hanno dato spazio infinito ad ogni fondamentalismo, dove ogni fondamentalismo ha terreno fertile nella disperazione.
Ma lo devono capire anche tutti i pacifisti più o meno integrali che, col loro appiattirsi sulla "causa palestinese" e il loro non vedere la sofferenza del popolo di Israele, hanno dato spazio ad ogni vittimismo e non hanno mai messo in discussione la deriva corrotta e incapace della dirigenza palestinese.
E infine, lo devono capire anche i politici europei divisi e pavidi, anche loro corresponsabili per non aver fermato flussi finanziari esagerati e sistematicamente sprecati per lo sviluppo dell'economia locale.

Questo è uno sfogo, un triste sfogo per l'ennesimo fallimento e l'ennesimo allontanarsi della possibilità di dialogo fra persone umane. Uno sfogo che spero sia presto contraddetto dai fatti - magari perfino da risultati ufficiali diversi da quelli che tutti per ora prevedono.




permalink | inviato da il 26/1/2006 alle 14:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
sfoglia     ottobre       
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Educazione civica
Le BeDe!
Cultura d'impresa?
Libri
Heimat e..
Europa
Tecniche
Sommari
Sion
Marx
Politiche
IX Municipio
Pillole

VAI A VEDERE

iMille, il blog dove scrivo le cose migliori
Musica e Memoria
Coordinamento Roma Ciclabile
Movimentofisso
Sul 77
Per non dimenticare
La mia sezione PD!
TSF Jazz Francia
Amici di Radio 3
Una comunità dell'Ulivo
Vecchie cose: Un isolato da 1,5Kw
Vecchie cose: manutenzione ambientale
Vecchie cose: Wikimille
Vecchie cose: Emenda il Manifesto del PD



Questo blog è on line dal 26 agosto 2004

Credits per la testatina: Vittorio Giardino, Igort, Lorenzo Mattotti


SE VUOI SCRIVERMI:
truffi.pd9[at]gmail.com


In lettura in questi giorni:
Dalla mia libreria:


Qualche pensiero a cui tengo:
Il consenso e le tasse
La politica della coda lunga
Lizzy
Fiaccole
Sion
Jazz o barocco?
Prioritarie 2006
Niente per amore

Orgoglio di padre 2
Titoli, sottotitoli e articoli
Zio Guido
Israele a Londra>
Orgoglio di padre

Licenza Creative Commons
I testi del blog sono sotto una Licenza Creative Commons
.

CERCA