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18 novembre 2004

il tormentone del mercato e dei parcheggi

Qualche tempo fa ho scritto un post sul mercato di Piazza Epiro. Scopro che è il più gettonato di questo blog, e mi stupisce. Oggi l'ennesimo commento e quindi, la mia ennesima risposta:

"caro anonimo, continuo a non capire il tuo punto di vista. A parte che a suo tempo ho parlato con alcuni commercianti del mercato, e non erano affatto contrari all'intervento: c'è un evidente disagio per loro, ma la prospettiva è di avere un mercato nuovo, i bagni, i magazzini, ecc. Praticamente gratis. Non mi sembra affatto poco.
A parte ciò, continua a sfuggirmi l'alternativa: non fare nulla? rifare e ripulire tutto (mura e mercato) con un bel tocco di baccetta magica, in 0 minuti e 0 secondi?"
Boh...




permalink | inviato da il 18/11/2004 alle 23:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


5 novembre 2004

una citazione

dalla lista gargonza, mi permetto di copiare qui un intervento che (tristemente) condividio:

Da tanti anni ormai mi viene sempre più spesso in mente che siamo come formiche chiuse in un cassetto, che cercano di capire il mondo dai rumori e dagli odori, da qualche lama di luce che penetra tra le fessure.
Formiche intelligenti, che scviluppano un udito e un odorato sensibilissimi, che fanno miracoli di deduzione, ma che sono destinate spesso a prendere enormi cantonate, e ad essere prese in giro da formiche colleghe che si limitano alle associazioni più elementari: stridore di ferro uguale coltelli, tonfo attutito uguale cuscino sbattuto, gridolino di piacere uguale coppia in calore, etc.
Nel nostro caso: vince Berlusconi uguale le democrazia ha voluto Berlusconi, Bush dice che ci sono le armi uguale ci sono le armi, Bush vince uguale il popolo l'ha democraticamente eletto.
Con le tautologie e con le spiegazioni elementari, magari non si spiega nulla, ma certo non si sbaglia, e semmai fosse ad un certo punto innegabile l'errore, si può sempre dire che chi ci aveva creduto era una persona pratica, che non insegue ipotesi ma registra i fatti.

In realtà, i Fatti" per una formica chiusa nel cassetto, non sono né il cuscino sbattuto né Giasone che poggia sul pavimento il sacchetto del vello
d'oro: per la formica i fatti sono sempre e soltanto le molliche sparse nel cassetto e la lama di luce tra le fessure. Se si volesse attenere ai "fatti"
la formica dovrebbe parlare solo dei propri mal di testa e delel molliche.
Non esistono spiegazioni elemenari e altre evolute, questa è la verità.
Esistono solo spiegazioni che spiegano e altre che non spiegano, spiegazioni stupide e altre che rischiano, spiegazioni di comodo e spiegazioni scomode.

Il sistema americano è un guazzabuglio, che oltre tutto non ha niente a che vedere con il self-government.
L'elettronica ha ovviamente peggiorato le cose.
In questa situazione, tanto varrebbe estrarre a sorte il presidente.
Quello che realmente "sappiamo" di ciò che avviene è pari a zero - lamelle di luce, rumori, odori.
E' assolutamente lecito sospettare non solo quello a cui allude Giuliano, ma raggiri carpiati e malefatte diaboliche da far impallidire la buonanima di Tigellino, o cullarci al contrario in un idillio celestiale, o scegliere una qualunque delle infinite vie di mezzo.
Possiamo poi discutere all'infinito su mille cavilli giustificazionisti, ma l'unico fatto incontrovertibile è che "la vita comunque continua" - e quanto a questo continuava in qualche modo, si governava e si amministrava giustizia anche ai tempi dei re taumaturghi.
A me, però, interessa in modo piuttosto relativo di tutte queste faccende:
non perché siano poco importanti, ma perché il fatto stesso di metterle al centro del nostro "scandalo" implica che esse siano un fattore decisivo e discriminante della "democrazia".

Dal mio punto di vista - che ho già descritto in altre occasioni - il fatto centrale è che esistono cinquanta milioni di persone dispose a credere alle panzane più sfacciate, e a ignorarle anche dopo che sono state smascherate, a ignorare conflitti d'interesse giganteschi, etc - e ci aggiungo l'ostinata volontà di mantenere la pena di morte.
Non m'importa se quei cinquanta milioni vincono o perdono per mille voti, ma m'importa che esistono.
Io non credo che chi ha "inventato" la democrazia - anche e soprattutto quella americana - supponesse che i "liberi cittadini" credessero alle panzane e accettassero senza una piega comportamenti e situazioni assurde.
Credo invece che ci fosse una presunzione di buon senso e di moralità, diciamo pure d'intelligenza civile, che mettesse al riparo da simili deviazioni, anche senza che questo fosse previsto da un codice o da una norma costituzionale.
La democrazia stessa è nata per così dire "intrinsecamente" sul postulato dell'intelligenza popolare: popolo sovrano, ma esattamente un sovrano che non nominerà mai un cavallo senatore.
Questa "intelligenza" popolare, però, ha bisogno di sapere per potersi
esercitare: e qui torniamo alle formiche nel cassetto, e ad un mondo infinitamente più complesso rispetto a quello in cui sono state messe in piedi le istituzioni liberali.

Ogni volta che si pone il problema, io ripeto la mia tesi: queste istituzioni, queste formule sono ormai assolutamente obsolete, insufficienti, inadeguate a fornire una risposta democratica. Queste nostre democrazie sono ormai un terno al lotto, e hanno meno probabilità delle monarchie sette-ottocentesche di generare capi di governo e ministri degni di rispetto.
Il problema non sono i sistemi elettorali, ma la qualità di base dei cittadini, la loro libertà economica e civile, l'informazione e la trasparenza e la verifica, la selezione del personale politico, le candidature, la diversa gravità e irreversibilità delle loro decisioni, la loro responsabilità.
Per decenni, per due secoli anzi, il liberalismo e la democrazia si sono evoluti, anche grazie all'apporto decisivo del socialismo.
Da vent'anni in qua abbiamo deciso che lo stato dell'arte è questo: la democrazia va bene così, anzi abbiamo esagerato, meglio fare un paio di passi indietro. Abbiamo deciso che possiamo solo scegliere in un menu, che si va facendo ideologicamente sempre più ristretto.
Naturalmente, un'evoluzione ci sarà, ma il fatto è che abbiamo rinunciato programaticamente a governarla, a pensarla.
In fondo, le formiche nel cassetto pensano che sia arrivata l'estate, quando il tavolo va  a fuoco.




permalink | inviato da il 5/11/2004 alle 17:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


3 novembre 2004

Laura Pennacchi, L'eguaglianza e le tasse, Donzelli

Ora che Bush ha (quasi) certamente vinto le elezioni,  e che si può facilmente predire che fra quattro anni salirà sul trono il fratello Jeb, inaugurando una vera dinastia, è ancora più triste notare quanto sia disperatamente giusta l’osservazione di Laura Pennacchi circa la cruciale importanza della crociata antitasse nel bagaglio ideologico della destra moderna, quella che sta scassando lo stato democratico e il compromesso socialdemocratico del secondo dopoguerra.

Le tasse sono un esproprio al diritto “naturale” alla proprietà privata. Un esproprio sopportabile solo se si limitano al minimo necessario per garantire la protezione della proprietà privata stessa. Quindi è lecito solo finanziare uno stato minimo. E quindi – conseguentemente – la strategia è quella di affamare lo stato aumentando la spesa pubblica per le armi e riducendo le tasse. Così, nella malaugurata ipotesi che gli elettori americani, per quanto confusi, sprovveduti e preda di fanatismi religiosi, possano per errore mandare alla casa bianca un democratico, costui non potrà che risanare il bilancio, e non certo rimettere in piedi lo stato sociale.

Un film identico – in versione farsa, naturalmente – a quello messo in scena dal governo Berlusconi.

Che poi, in realtà, non ci sia alcun diritto naturale alla proprietà privata; che il mitico mercato non sia, in realtà, che una istituzione creata dagli uomini e che per di più funziona bene solo se regolata da quell’altra invenzione umana che è lo stato; che l’individuo strettamente autointeressato alla pura acquisizione di beni materiali sia un’invenzione degli economisti, perché vivere è vivere in società, in relazione, e non solo per i beni – tutto ciò, a questi folli ideologi che stanno accecando la metà del popolo americano mischiando soldi, petrolio e bibbia, non interessa affatto. A loro, preme solo mantenere saldo l’impero, finché dura…




permalink | inviato da il 3/11/2004 alle 15:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


3 novembre 2004

tristezza

Bush sta vincendo le elezioni. La mia azienda sta per essere spezzata in due e stanno vendendo la parte migliore. Io resto nella peggiore. Fa così caldo che è difficile non credere all’avverarsi delle profezie più catastrofiche sul clima. Berlusconi e Putin gongolano.

Viene voglia di trovarsi un angoletto ben nascosto dove leccarsi le ferite, coccolare figli e moglie e leggere vecchi romanzi francesi.




permalink | inviato da il 3/11/2004 alle 11:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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