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appunti sicuramente utili a me, a volte anche agli altri,


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21 settembre 2004

PUP!

Fra via Umberto Saba e Via Cesare Pavese, oltre l’EUR, c’è una piazza in mezzo a tranquilli palazzoni anni ’70 abbastanza immersi nel verde. Una volta, era asfaltata e bruttina. Ora, da almeno due anni, è un buco sterrato e recintato, con alcuni punti del recinto rotto, e sterminii di bottigli di birra abbandonate qua e là. Un cantiere di PUP (Piano urbano parcheggi) abortito.
Da qualche parte, ben nascosto e caduto, un vecchio cartello e, più visibile, un numero di telefono e  la scritta “vendesi box”.


A Piazza dei Consoli, a Cinecittà, da non più di due mesi è aperto il nuovo PUP e la piazza è di nuovo fruibile. A mio ricordo, è stata chiusa per quasi dieci anni, e certamente i lavori sono stati completati, rapidamente, in pochi mesi.
Due storie simili: 1) il comune progetta il parcheggio che – dato che non ci sono i soldi – assume la forma assai poco vantaggiosa dei box privati 2) politici demagogici locali, in genere di sinistra, organizzano comitati contro il parcheggio, e ricorrono al TAR 3) il TAR blocca tutto per anni 4) i cittadini che hanno organizzato la protesta si ritrovano con il cantiere aperto, la polvere e tutto il resto per anni; 5) il parcheggio alla fine arriva (a volte), ma troppo tardi; 6) tutti ci hanno perso.
Evviva.




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15 settembre 2004

Sogno

Riferisco un’idea di Carla, che faccio mia. E se il mercato di piazza Epiro restasse per sempre a viale Metronio, rimesso a posto e reso bello nel contesto del futuro Parco delle Mura?. Se a Piazza Epiro si facesse il parcheggio ma si lasciasse la piazza a giardino? Ora che è vuota dal mercato, e che si notano i platani, anche se c’è uno sterrato e una recinzione del futuro cantiere, la piazza è improvvisamente bella.




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15 settembre 2004

Caro sindaco,

siamo tutti molto soddisfatti, qui a Roma, per come fai il sindaco. A me, per esempio, piace la ritrovata vitalità della vita culturale cittadina, mi piacciono anche i concertoni gratuiti e le notti bianche. Apprezzo la capacità di mantenere l’essenziale nei servizi comunali in tempi di tagli – il sociale, le scuole, l’assistenza. Ancora, trovo notevole la capacità di gestione finanziaria e l’attivismo urbanistico a lungo termine concretizzato nel piano regolatore. Mi piace il tuo ruolo di “ministro degli esteri” che riporta ad una eccezionale attenzione a ciò che succede nel mondo. Infine, aspetto con trepidazione la casa del jazz, anche se mi piacerebbe che oltre ai posti per ascoltare la mia musica preferita, ci fosse anche una radio come quella che hanno i nostri cugini nell’Ile de France (tsfjazz).
Però, ci sono due cose che continuano a rendere drammatica o, se preferisci, deprimente, la vita a Roma, e per le quali non mi sembra che tu sia riuscito fino ad ora a fare nulla di determinante.
E sono ahimè le solite:  la pulizia e il sistema dei trasporti.


La pulizia: ammetto sinceramente che non saprei io stesso bene cosa fare. L’impressione è che dovresti poter assumere un esercito di spazzini (diciamo almeno dieci volte quelli che ha adesso l’AMA), per riuscire ad arginare l’inciviltà dilagante. Negli ultimi tempi ho visto passare nella via dove abito il mezzo adibito alla pulizia delle strade, con al seguito gli stradini che spazzavano con accuratezza, almeno due volte a settimana. La via è di nuovo in condizioni indecenti dopo meno di una mezza giornata.


I trasporti: qui, invece, credo si potrebbe fare molto di più anche a costo zero o a costo limitato. Ma ci vuole il coraggio dell’impopolarità, perché l’unica soluzione immediata a costo basso è l’introduzione sistematica (anche dove farlo significa creare molti problemi al traffico privato) di rigidissime ed efficienti corsie riservate ai mezzi pubblici. Che, come noto, con tempi di percorrenza ridotti diventano “automaticamente” più numerosi e quindi più appetibili, in un circolo virtuoso da contrapporre al circolo vizioso di inefficienza che si indurrebbe nel trasporto privato.
Col corollario di lanciare una sistematica campagna di multe contro la doppia fila: prima la doppia fila, anche sopportando, per ora, tutte le altre infrazioni da sosta, da sottoporre a controllo dopo averla debellata.
Poi, dopo questa bella terapia d’urto, si possono cercare le risorse per fare di Roma una piccola Parigi: sosta tariffata ovunque, marciapiedi rialzati ed allargati negli angoli (hai mai fatto caso che ci sono più auto parcheggiate in prossimità degli incroci e dei passaggi pedonali che nei parcheggi regolari?), parcheggi sotterranei (non solo box, per favore, anche parcheggi a ore!), qualche metropolitana. Dieci anni potrebbero bastare se fossimo un paese normale.


Ma io sto sognando, temo…




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14 settembre 2004

Cultura d'impresa: l'infanzia

Nel 1989, la prima volta che sono entrato nella sede dell’azienda dove lavoro, per il primo dei colloqui che avrebbero portato alla mia assunzione, ero ovviamente un po’ timoroso. Conoscevo le pubbliche amministrazioni come clienti, conoscevo piccolissime software house, conoscevo società di consulenza di organizzazione e di economia industriale fatte di tre consulenti, due partner e una segretaria.
Per la prima volta, entravo in un posto che, nell’elenco telefonico, si presentava come “*** S.p.A. – Grandi sistemi IBM”. Un posto che stava in un grande palazzo per uffici in periferia e non in un qualche bell’appartamento vecchiotto di Prati o del quartiere Trieste. Un posto che proprio per quel “grandi sistemi IBM” mi faceva sospettare qualcosa di sbagliato – io che avevo felicemente avviato una rete di otto Apple Macintosh, e avevo visto baldi ricercatori di mezza età abituati a scrivere a mano e passare il tutto alle segretarie, che miracolosamente si appassionavano all’editing diretto.
Ma io entravo nella “Divisione Consulenza di Organizzazione”, e potevo credere a ciò che mi andava dicendo chi mi voleva assumere: che quella società di informatica aveva capito che per vendere servizi software bisognava anche fare organizzazione, e via di seguito tutta la litania anni ’90 sulla sinergia fra informatica e organizzazione, sull’innovazione tecnologia e organizzativa in stile ZeroUno primo periodo (ambizioso sottotitolo, la rivista dell’informatica e delle professioni).


All’ingresso, ho una visione: la giovane segretaria (che come tutte le segretarie che ho conosciuto in quel periodo, si chiamava Antonella) è bella e luminosa come deve essere. E quindi mi mette soggezione e mi manda nel pallone più di quanto potevo prevedere.


Sopravvivo alla prova, ed anche ai colloqui successivi, su su fino all’amministratore delegato in persona.


Quanto tempo ci ho messo ad accorgermi che si trattava in realtà di una media impresa padronale, e non della grande azienda che sembrava?
È tutta una questione di scala. Finché era del padrone, la ***S.p.A. produceva software e un po’ di consulenza in modo artigianale ed efficace. La sua cultura era di arraffare qualsiasi affare nei dintorni, e attrezzarsi rapidamente a gestirlo. Qualche ambizione in più – appunto la consulenza organizzativa – era consentita dai solidi legami di software factory di una grande banca.
L’ingresso, alla metà degli anni novanta, nella grande multinazionale – il capolavoro dell’ex padrone, vendere quando ancora andava tutto bene – ci spiazza e cambia la scala di riferimento di tutto ciò che succede.
Perché l’azienda si spappola e si imballa, fino alla deplorevole situazione attuale di stato semi comatoso? C’entra la cultura d’impresa?
C’entra, eccome se centra.
…Ma scopriremo perché nella prossima puntata.




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14 settembre 2004

Storie di metropolitana

I tre ragazzi, più o meno fra i 9 e i 14 anni, entrano nel vagone semivuoto con l’attrezzatura standard: la cassa acustica amplificata, il walkman, e i due violini e il tamburello. Attaccano la musica di sottofondo, poi cominciano a suonare.
Il ragazzino con il tamburello balla e scherza, si lancia vicino a ciascuna delle persone sedute. Ciascuna delle persone sedute fa di tutto per evitare di guardarlo.
La musica è bella, i due ragazzini violinisti sono davvero bravi, e suonano una cosa indiavolata e per nulla scontata – non il solito pezzo tzigano o simili.
Penso che loro sanno fare qualcosa che io non so fare. Sembrano allegri, anche quando il ragazzo con il tamburello passa per la questua e, come è ormai tradizione, rimedia poco o niente dagli scorbutici viaggiatori. I talenti sono distribuiti nel mondo in modo casuale e perciò giusto. La possibilità di usarli per vivere bene, per essere – come direbbe Van Morrison – in the right side of the road, è distribuita nel modo più ingiusto che si possa immaginare.




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10 settembre 2004

Cultura d'impresa: iniziamo, finalmente!

Superati i 15 anni nella stessa impresa, è difficile tirare le fila. Anche perché sono nella stessa impresa (ha la stesa ragione sociale, insomma), ma l’impresa non è più la stessa (proprietà e modo di gestirla).

Sento che la microstoria che c’è dietro è molto interessante – forse, persino importante e comunque istruttiva per i destini “industriali” della povera Italia. C’è molto da raccontare, ci sono pezzi della storia dell’informatica gestionale, pezzi di spiegazione del perché l’Italia ha perso il treno dell’innovazione; c’è un fulgido esempio della lotta feroce fra il “valore per gli azionisti” e l’impresa come organizzazione che ha anche una responsabilità sociale.
Ho aperto questo blog essenzialmente per raccontare, pian piano, questa vicenda, ed infatti la rubrica “cultura d’impresa” è lì, preparata da tempo. Ma praticamente vuota, perché mi è difficile cominciare, è un groviglio troppo complicato, devo trovare il tono giusto fra fatterelli “personali” e visione complessiva.
Mi riprometto, soprattutto se qualcuno pian piano se ne accorgerà, di costruire un pezzetto di storia ogni giorno (o ogni giorno in cui dispongo di un computer).

Alla prossima, quindi….




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8 settembre 2004

Soluzioni private a problemi pubblici

Stamattina, sull’autobus che mi porta al lavoro. La prima grossa fila di auto a Porta Metronia dopo l’estate. Dieci minuti buoni fermi al semaforo – ed in pieno inverno diventano venti. Una giovane signora parla con quello che suppongo sia suo marito. Gli propone di acquistare uno scooter e farla finita con il disagio del mezzo pubblico. Lui si oppone dicendo che costa troppo, che ci vogliono tute e caschi. Lei dice che a Roma fa caldo e non piove quasi mai, che comunque varrebbe la pena anche solo per usarlo sette mesi l’anno.
Non so come è finita la discussione.
So che è l’esempio perfetto della soluzione privata a problemi pubblici, che mi sembra diventata la specialità italiana.
Come non capire la giovane signora, quando gli autobus romani sono quello che sono, quando basterebbe usare il terzo arco di Porta Metronia per ricavare una corsia preferenziale per gli autobus e ridurre il “tappo”, ma a nessuno nemmeno viene in mente una cosa simile – figurati farla!
Centinaia di migliaia di persone hanno adottato questa  soluzione privata: il risultato è una Roma  inondata di strombettanti scooter, di puzza, di moto parcheggiate ovunque sui marciapiedi.
Una visita a Fontanella Borghese, una delle piazze più affascinanti di Roma, quasi invisibile per la quantità di moto e scooter parcheggiati, dovrebbe essere consigliata a tutti.
Per capire che siamo messi male.




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8 settembre 2004

giusto

Il nostro governicchio si sveglia e chiama a raccolta l'opposizione per l'unità nazionale contro il terrorismo. Copia (giustamente) la Francia.
L'opposizione, una volta tanto, risponde unita e chiara con un comunicato perfetto (qui in calce lo copio). Bene, per quel che serve. Ma intanto oltre alle due Simone, non scordiamoci l'Ossezia.
E non perdiamo di vista che il gioco del terrorismo internazionale (chissà in quanta parte islamico) mi sembra sempre più oscuro e "petrolifero".


"Le forze politiche dell’opposizione hanno accolto l’invito del Governo ad un incontro informativo sulla drammatica vicenda delle volontarie italiane impegnate in attività umanitarie a favore della popolazione irachena, rapite ieri.
Dopo aver ribadito la loro assoluta contrarietà alla guerra in Iraq e al coinvolgimento italiano in essa, le forze politiche dell’opposizione hanno confermato la necessità in queste ore di mettere in primo piano l’obiettivo di salvare la vita di Simona Pari e di Simona Torretta, sottolineando il carattere pacifico e di solidarietà con il popolo iracheno delle attività delle due volontarie e mettendo in rilievo la vocazione dell’Italia alla valorizzazione di tutte le diverse civiltà che si affacciano sul Mediterraneo e allo sviluppo del dialogo interreligioso.
In questo quadro, le forze politiche dell’opposizione hanno confermato la loro disponibilità, già manifestata in occasione di altri tragici rapimenti di Italiani presenti in Iraq, ad ogni collaborazione venisse richiesta dal Governo per ottenere la liberazione delle due volontarie italiane e dei due collaboratori della associazione ‘Un ponte per...’.
La nostra condanna del terrorismo in tutte le sue manifestazioni è totale e incondizionata ed è scritta nella storia della democrazia italiana".




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7 settembre 2004

Volare?

Si parla di Alitalia e la si racconta come la tipica storia degli sprechi pubblici: una società decotta, che forse una volta è stata efficiente ma che ora ha costi insostenibili. La prova provata dei guasti delle aziende pubbliche.
Ma non si dice tutta la verità. Non si dice che il quadro, il contesto cui ci si riferisce è in qualche modo truccato: chi ha stabilito, una volta per sempre, che il trasporto aereo passeggeri debba essere un business profittevole e non (anche) un servizio pubblico? A qualcuno non viene il sospetto che – come sta dimostrando la tragica storia delle gloriose ferrovie britanniche, e come temo si appresta a dimostrare anche la storia futura delle FS nostrane, affidate a quell’aquila del business in perdita di Elio Catania – la componente di servizio pubblico renda necessario affrontare tutta la questione con un po’ più di lungimiranza che non con l’ottica del breve periodo finanziario.
E, come al solito, l’annuncio dei 5000 esuberi fa volare le azioni verso l’alto, secondo la logica aberrante del “valore per gli azionisti”




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7 settembre 2004

Mi vengono in mente idee che non condivido...

Stamani sentivo distrattamente per radio la lettura di un articolo di Golini (il mio preside a Statistica, tanti anni fa) sulla nuova emigrazione dal sud alla Germania. Solita litania sulla necessità di portare la produzione al sud invece di spostare i produttori al nord.

Ho pensato che forse, invece, svuotare un po’ di orride conurbazioni meridionali non sarebbe poi così male. Che so, magari ridurrebbe la quantità di rifiuti che non si sa dove smaltire dalle parti di Acerra….

 




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2 settembre 2004

Qualche timida buona notizia...

... in un mare di cattive notizie.

Almeno in Francia sembra sia in corso una reazione salutare, che riesce a rifiutare l'idiota "scontro di civiltà":

Or, sans préjuger de l'issue, heureuse ou tragique, de cet enlèvement, tout démontre que les extrémistes de l'Armée islamique en Irak ont manqué leur cible politique. C'est même très exactement le contraire qui s'est produit depuis quelques jours.
Loin de diviser la communauté musulmane de France, loin de renforcer son aile la plus radicale, loin de creuser un fossé irrémédiable entre la société française et les quelques cinq millions de musulmans qui la composent, l'enlèvement des deux journalistes français a suscité un mouvement de communion nationale, presque d'union sacrée, encore bien improbable il y a peu.

(articolo completo su LeMonde)




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