.
Annunci online

corradoinblog
appunti sicuramente utili a me, a volte anche agli altri,


Home


28 ottobre 2005

Presidente Ahmadinejad

Sono due giorni che le orrende dichiarazioni di questo squallido razzista mi deprimono e terrorizzano. Cancellare Israele dalla carta geografica. Come dice Ilsignoredeglianelli non sarà l'ultimo e non è certo il primo e gli ebrei avranno ancora una volta le spalle forti. Però questa storia insegna molto sull'impotenza della politica e della democrazia rispetto al fanatismo. Gli USA hanno scelto le maniere forti in Irak (contro un non fondamentalista, Saddam), e hanno aizzato ed alimentato il fondamentalismo terrorista, peggiorando se possibile una situazione già pessima. L'Europa ha scelto la trattativa e il dialogo in Iran, eppure le masse diseredate iraniane hanno scelto un populista fondamentalista perché i riformatori alla Katahmi non hanno saputo rispondere che alle elite filo occidentali.
Oggi, credo si dovrebbe riuscire a tenere aperti con grande determinazione due binari paralleli: massima intransigenza con il terrorismo fisico e con quello parlato e quindi - davvero - sanzioni all'Iran e qualunque cosa possibile per fermare il nucleare iraniano. E quindi, anche, rinnovare l'idea, che a suo tempo mi sembrava irragionevole, di proporre l'ingresso di Israele nella UE (assieme alla Turchia, perchè no?).
E continuare ostinatamente a cercare anche il dialogo, gli spazi di cooperazione, lo sviluppo della società civile nei paesi islamici, Iran compreso. Il quale è anche un paese di aperture e libertà, conculcate dai leader religiosi.




permalink | inviato da il 28/10/2005 alle 10:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


28 ottobre 2005

Oreste del Buono - Niente per amore - Feltrinelli, 1962

Recentemente, abbiamo avuto due lasciti di vecchi libri, prevalentemente in inglese. Per l'ennesima volta, lo spazio in casa è finito, e questi vecchi libri profumati di muffa cartaria si sovrappongono ai precedenti. Per l'ennesima volta, è difficile buttare qualcosa di questi recuperi, di questi libri che i proprietari, per un motivo o per l'altro, avrebbero mandato al macero.

La funzionaria della FAO da cui proviene l'ultimo lascito deve avere gusti eclettici ma sicuri. Fra i suoi libri, ecco comparire un'operina teatrale di OdB – per me, prima di tutto, lo storico direttore di Linus ma, anche, l'autore di un romanzo fondamentale per la mia formazione giovanile (Oreste del Buono, I peggiori anni della nostra vita, Einaudi).



Mi sono buttato nella lettura con voracità, attirato da copertina e sovracopertina, la prima elegantissima elaborata dal mito della grafica anni '50 e '60 (Albe Steiner), la seconda affascinante foto in bianco e nero di Valeria Moriconi, interprete a teatro delle due parti femminili, Sandra e Valeria.

Una storia cattivissima, dolente e spietata, che trasuda primi anni '60 e s'ispira nemmeno troppo di nascosto al rapporto fra Antonioni e Monica Vitti, raccontando l'ambigua moralità e i compromessi di chi cerca la carriera e il successo ma vorrebbe mantenere alti ideali. Inoltre, un meccanismo narrativo che duplica, nel soggetto cinematografico attorno a cui ruota la trama, e nella duplice parte svolta dalla stessa attrice, il nucleo narrativo sentimentale: niente per amore, appunto. Nessuno fa niente per amore, e le donne, agli occhi di un uomo che la pensa così per imposto cinismo, sono tutte la stessa donna.



A leggere adesso una simile opera minore di un autore minore (per quanto sia affezionato a OdB, il suo lato migliore è stato sempre quello di organizzatore culturale e direttore, non quello di scrittore) ho provato insieme soddisfazione e stupore. Soddisfazione di aver scovato nelle pieghe del caso qualcosa di comunque prezioso e certamente scomparso. Come se avessi partecipato ad una fortunata ricerca archeologica. Stupore, sia perché davvero certe cose e certi temi sono eterni e di lunga durata, sia perché, al tempo stesso, il tempo passa in fretta e cambia davvero tutto: l'insieme di vecchio e di nuovo in questo testo è davvero inestricabile...




permalink | inviato da il 28/10/2005 alle 9:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


27 ottobre 2005

Jazz o barocco?

Anni fa – avevo sedici, diciassette anni – frequentavo assiduamente la casa di un amico appassionato di jazz. Complice il suo mitico amplificatore Quad associato alle altrettanto mitiche Kef 104, passavamo ore ad ascoltare Charlie Mingus e Dexter Gordon. I suoi gusti erano piuttosto mainstream, mentre io, più inquieto, esploravo per conto mio il free, l’ultimo Coltrane e., in altre situazioni e momenti, continuavo ad ascoltare rock e weast coast e a bearmi di Bartok e Beethoven.

Per inciso, fu lui a regalarmi Hard Talk di Mal Waldron, e a farmi scoprire quello che resta il mio pianista preferito. Un genio dell’espressività realizzata con pochi elementi. Per lui, era troppo free, appunto.

Un giorno, apparentemente senza preavviso, si fece trovare con un buon numero di dischi di musica barocca, in edizioni rigorosamente filologiche – Leonhardt e Harnoncourt, soprattutto. I dischi di jazz li accantonò di botto, forse addirittura li regalò, e nel volgere di pochi mesi si costruì una rispettabile discoteca di Bach, Vivaldi, Corelli, Handel ed una significativa schiera di minori del ‘600 e del ‘700. Oggettivamente, gli devo anche la mia coeva scoperta del barocco. E la scoperta che le esecuzioni su strumenti originali rendevano quella musica qualcosa di vivo, di davvero nuovo. Le usurate Quattro stagioni, nella versione perfino esagerata di Harnoncourt, ci trasmettono un fermento ed un epoca. Nella versione sdilinquita e ammorbidita dei Musici di allora, ci occultano con falsi minuetti tanto la storia quanto il piacere.

Ricordo ancora, nelle nostre consuete passeggiate senza meta alla scoperta del centro storico di Roma, la visita, fra il solenne e l’ironico, alla tomba di Arcangelo Corelli al Panteon. Piazza del Panteon è per me forse il posto più eccezionale di Roma, ma l’interno del Panteon, tuttora, è solo e soltanto quella tomba.

*

Ieri sera Radio 3 ha trasmesso il primo di una lunga serie di concerti organizzati a Brescia, che si propongono l’esecuzione integrale delle cantate italiane di Handel. Opere giovanili composte in Italia e in stile italiano. Bellissime.

Ascoltandole e riflettendo sulla prolificità e la casualità apparente di molta parte di quelle composizioni, forse ho capito che la bizzarria di quel passaggio di gusti non stava soltanto nella indubbia bizzarria caratteriale del mio amico, ma anche in un filo, in un legame sottile che rende jazz e musica del ‘600 e del ‘700 due mondi meno lontani di quanto possa sembrare.

In breve, i musicisti barocchi erano rapidi costruttori di note su commissione, e approfittavano della casualità del momento per scrivere o modificare un brano. La disponibilità sulla piazza di esecuzione di un bravo suonatore di viola da gamba suggeriva di comporre per quello strumento, l’esigenza di stupire un certo pubblico portava a certe soluzioni, e così via. In sintesi, improvvisazione scritta su uno spartito, e combinazione rapida di standard, pezzi e stilemi già pronti, come l’improvvisazione jazzistica combina e ricombina su modi e ritmi e standard già pronti.

*

Sono a casa con una forte influenza, da cui solo ora sto uscendo. Fino ad oggi, sono restato sconnesso, fuori rete. Il primo giorno, in preda alla febbre e a un forte mal di testa, ho ascoltato Radio 3 al buio, fra un momento di sonnolenza e l’altro. Il secondo, è andata un po’ meglio e, sempre ascoltando la radio, ho ricominciato a leggere. Solo libri e niente giornali.

Ogni distacco disintossica. Non leggere i miei blog preferiti ogni tanto può far bene. E ispirare post un po’ fuori tono come questi che mi frullano in testa in questa sana pausa di riflessione e immersione.




permalink | inviato da il 27/10/2005 alle 10:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


21 ottobre 2005

[Classifiche] Jazz

Una classifica dei miei pezzi di jazz favoriti. Ovviamente opinabile e del tutto personale

  1. The Seagull of Kristiansund - Mal Waldron (ONE-UPMANSHIP - Enja 1978 Mal Waldron piano, Steve Lacy soprano saxophone, Manfred Schoof trumpet, Jimmy Woode bass, Makaya Ntshoko drums)
  2. Russian Melody - Mal Waldron (HARD TALK - Enja 1974 Manfred Schoof co, Steve Lacy ss, Mal Waldron p, Isla Eckinger b, Allen Blairman dr)
  3. Good Bye Pork Pie Hat - Charles Mingus (Ah Um - Columbia 1959)
  4. Conference of The Birds - Dave Holland (CONFERENCE OF THE BIRDS - ECM 1973 Dave Holland b, Barry Altschul dr • Sam Rivers, ts • Anthony Braxton, as)
  5. My Favorithe Things - John Coltrane & Eric Dolphy (RARE LIVE PERFORMANCES - Prestige 1961 Coltrane ts, Dolphy bc, McCoy Tyner p, Jimmy Garrison b, Elvin Jones dr)
  6. Good Bye Pork Pie Hat - The Pentangle (Sweet Child - 1968)
  7. The Black Saint And The Sinner Lady - Charles Mingus (The Black Saint And The Sinner Lady - Impulse! 1963)
  8. Blue Seven - Sonny Rollins (Saxophone Colossus - Impulse! 1958 Rollins, Roach, Flanagan, Watkins)
  9. On Green Dolphin Street - Keith Jarrett (At the Blue Note The complete recording Disc V - ECM 1994 - Jarrett p, DeJohnette sr, Peackock, b)
  10. Tanya - Dexter Gordon (On Flight Up - Blue note 1964 Gordon ts, Donald Byrd tp, ...)
  11. Booker Waltz - Eric Dolphy e Booker Little (Memorial Album - Prestige 1961)
  12. Aggression - Eric Dolphy (At the Five Spot, vol. 2 Pretige 1961 Eric Dolphy, Booker Little, Mal Waldron, ...)
  13. Song For Che - Ornette Coleman (Crisis - Impulse! 1969 - Coleman, Don Cherry, Dewey Redman, Charlie Haden, Denardo Coleman)
    Ida Lupino - Paul Bley (Ramblin' - 1967)




permalink | inviato da il 21/10/2005 alle 14:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


19 ottobre 2005

Google Print

Giuseppe Granieri è entusiasta di google print. Condivido, ma con qualche perplessità.
Google Print è, in potenza, la Biblioteca di Babele di Borges realizzata. Senza le combinazioni prive di senso, ma con tutte le combinazioni sensate. E con la possibilità di trovare qualunque informazione per analogia.
Un sogno bellissimo per certi aspetti, un incubo per altri. Non per il diritto d'autore (la cosa non mi appassiona più di tanto, mi sembra ovvio che prima o poi il some rights reserved finirà per sostituire  gli attuali diritti d'autore chiusi), quanto per il modo di formarsi della conoscenza e della coscienza delle persone.
Cercare informazioni su un motore che è la biblioteca di babele è certamente un modo potentissimo per fare ricerca, trovare connessioni, riflettere. Ma solo se prima e dopo e durante si possiedono (si conoscono, si sono letti, si sono sciupati e stropicciati) i contenuti culturali dei libri che hai connesso e linkato con il motore di ricerca.
Altrimenti, sei un poveretto che costruisce informazioni fasulle e trova scorciatoie. Che costruisce "ricerche" senza sapere cosa c'è davvero dentro. Che annusa senza capire. Veloce, efficiente, ma un po' idiota e superficiale.
I nostri ragazzi, già dalle elementari, usano google (quello normale) per fare le "ricerche" scolastiche: un copia e incolla quà, un'immagine acchiappata là, un nulla nel cervello...
In conclusione e banalmente: una nuova tecnologia con rischi e opportunità. L'importante è fare in modo che tanti siano capaci di usarla bene.




permalink | inviato da il 19/10/2005 alle 14:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


17 ottobre 2005

Felice di essermi sbagliato (una proposta per le primarie prossime venture)

Confesso che come molti mi ero fatto irretire da chi sosteneva che le primarie fossero un inutile rito, per di più rischioso. Ieri verso le 11 sono andato a votare al mio seggio, e ho trovato una enorme e allegra ressa. I compagni della mia sezione mi hanno immediatamente arruolato, assieme a mia moglie, per aprire un altro tavolino per l'iscrizione al voto. Morale, ho passato l'intera giornata a trascrivere nomi, montare la luce improvvisata al secondo gazebo aggiunto in corsa, fatto rapide incursioni in sezione con la bici, per recuperare fotocopie di schede, registri, moduli.
Una bellissima giornata, che ci propone anche molte utili indicazioni per smontare nei fatti la nuova legge elettorale:
a prescindere da quali e quanti partiti si presenteranno nell'ambito dell'unione, sarebbe bellissimo che ciascuno di essi indicesse delle primarie per definire i candidati nella lista bloccata prevista dalla nuova legge proporzionale. Possibilmente con quote garantite per le candidature femminili. La lista verrebe fatta mettendo in ordine di voti tutti i candidati alle primarie, alternano uomini e donne.

(Graditi commenti e possibilmenmte diffusione di questa modesta proposta) 




permalink | inviato da il 17/10/2005 alle 10:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


11 ottobre 2005

La trappola del declino

Leggere questo articolo di Laurent Joffrin su Le Nouvel Observateur è davvero istruttivo per noi italiani e per tutti i teorici pelosi del declino:

La France est-elle en déclin ? En panne ? En crise ? En recul ? En danger ? En désarroi ? Le choix des mots n'a pas d'importance: ils sont tous vrais. De quelque côté que l'on se tourne, on voit bien que notre pays va mal. On le conteste parfois parce qu'un faux débat obscurcit la conscience publique : le débat sur le déclin. La droite en parle parce qu'elle regrette un âge d'or de légende. Ou alors parce qu'elle cherche un prétexte à toutes sortes de sacrifices sociaux. Le « déclinisme » est un mélange de masochisme national et de calcul politique : persuadons les Français que tout va mal, alors, ils avaleront la potion amère du libéralisme ! Créons une ambiance de désastre national : un modèle nouveau s'imposera. Il y a dans ce discours obsédant, il faut bien le dire, quelque chose de la manière vichyste. L'esprit de jouissance (les 35 heures, les subventions sans fin et l'Etat-providence omniprésent) aurait remplacé l'esprit de sacrifice. Alors, à l'instar du Maréchal, on dénonce « les mensonges qui nous ont fait tant de mal ». On proclame que l'argent, lui, ne ment pas. On appelle les salariés jouisseurs à l'effort et à la pénitence. Le déclin : c'est la divine surprise des libéraux... Alors, pour bloquer l'excès libéral, certains antilibéraux nient le diagnostic. Ils remarquent que la productivité française n'est pas mauvaise ou encore que notre pays attire toujours autant d'entreprises étrangères, preuve qu'il n'a pas perdu sa compétitivité. Pour éviter le remède, ceux-là nient la maladie.
Joffrin parla della Francia, e dopo questo attacco assai efficace, ammette l'esistenza di corposi fattori di declino (accanto a persistenti atout positivi, molto più numerosi ahimè in Francia che da noi...). Ma ha svelato il sottofondo ideologico dei declinisti di destra (qui da noi rari) e di quelli di sinistra (qui da noi legione). E fa quindi un'operazione del tutto analoga a quella di Luca De Biase: suggerire alla sinistra che non è continuando a fare le cassandre che si ottiene consenso, né che si producono idee reali e praticabili per uscire dal declino.
La ricetta di Joffrin è peraltro un po' più tradizionale (mischiare un po' di socialdemocrazia svedese, un po' di Blair e ciò che c'è di meglio nella tradizione statale francese), mentre Luca mi sembra che individui un percorso più promettente: il declino c'è ed è pieno se lo si misura solo o prevalentemente in termini puramente economici. Invece, bisognerebbe prima di tutto cambiare il criterio di misuraizone, includere tutti i fattori dello sviluppo umano, il valore effettivo dei beni pubblici non monetizzabili. E, per questa via, progettare una politica che punti, più che a invertire il declino economico, a fermare il declino sociale - se e nella misura in cui c'è. In una simile prospettiva, ad esempio, un punto in meno di crescita del PIL può essere scambiato con una riduzione delle differenze di reddito fra le famiglie; un punto in meno di crescita del PIL può essere scambiato con una migliore qualità ambientale.
Dove lo scambio non necessariamente e non sempre è un trade off (come negli esempi fatti qui sopra), ma può essere anche un gioco a guadagno positivo (qualità ambientale implica ricerca e produzione, produce turismo, ....).

 




permalink | inviato da il 11/10/2005 alle 14:1 | Versione per la stampa


10 ottobre 2005

Social software?

Presto proverò ad approfondire, anche perché vorrei suggerire qualcosa al gruppo di coraggiosi tecnomaniaci che stanno organizzando la UnConf. Intanto riporto qui qualche osservazione fatta discutendo con un amico su writeboardwritely e ning.
Ho visto writeboard, che mi sembra un notepad su web. Che è cosa diversa da un elaboratore di testi su web, come writely, che trovo molto efficace e interessante per la collaborazione in rete.

Per quanto riguarda ning, ho fatto un giretto e non ci ho capito molto. Però, a occhio e croce, mi ha ricordato ciò che mi diceva tanto tanto tempo fa mio fratello, quando lavorava alla Digital: loro avevano una rete mondiale sulla quale c'erano servizi auto ailimentati dal personale Digital, con elenchi di ristoranti preferiti, dischi da cercare e scambiare e così via. Immagino fosse tutti telnet o simili, ma il senso era lo stesso.

Credo che oggi l'interesse di cose del genere sia in realtà per nulla social ma piuttosto business (almeno in prospettiva - leggi
qui e qui - ). Infatti basta immaginare cosa si può fare interrogando con applicazioni di datamining il libero fluire delle preferenze delle persone memorizzate su piattaforme tipo ning: studiare comportamenti, orientare campagne pubblicitarie su web e altrove, modificare prodotti...

Mi sembra comunque meglio del modello broadcast televisivo, perché comunque costringe i pubblicitari e la produzione a leggere i segnali reali dei gusti dei consumatori, invece di imporre.




permalink | inviato da il 10/10/2005 alle 22:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


10 ottobre 2005

Nostalgia...

Stamattina, mio figlio Enrico mi ha fatto un discorso confuso ma geniale sugli anni, anzi sui decenni. Mi ha detto più o meno: <<accidenti, non potrò mai dire: 'gli anni '60 sì che erano anni', perché sarò già vecchio>>. Ho ribattuto dicendo che potrà magari dire ai suoi figli <<ah, gli anni '10, che anni!>>. Lui ha detto che spera che gli anni dieci non siano eccezionali per qualcosa di negativo, per una terza guerra mondiale...

Evidentemente Carla ed io trasmettiamo ai nostri figli molta nostalgia del passato. E il mondo gli trasmette un bel po' di angoscia per il futuro.




permalink | inviato da il 10/10/2005 alle 16:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


5 ottobre 2005

Prodi e blog

dalla chat sull'Unità

Data - Ora: 05/10/2005 14.20  Nome: Nicola Scapicchio Città: Pescara
Domanda:
Professore, tanti in bocca al lupo. Vorrei (e non voglio) che l'Unione fosse vicina agli elettori ed al popolo anche dopo le elezioni attraverso gli innumerevoli strumenti oggi a disposizione: pensi al successo di un blog come quello di Beppe Grillo, ove vi sono tanti spunti per chi ci governerà. Mi auguro che gran parte degli spunti (dall'economia all'ambiente al risparmio energetico ai Sud del mondo) possano entrare a far parte del Programma dell'Unione con Lei presidente.

Risposta:
Qualche mese fa, ho aperto un blog sul mio sito. Mi sono accorto che con il ritmo dei miei impegni avrei preso in giro chi stava dall'altra parte del filo e ho preferito chiudere. So di aver perso un canale importante: quando ho potuto chattare l'ho trovato molto utile. Per un politico un canale diretto con i cittadini è un'opportunità impagabile




permalink | inviato da il 5/10/2005 alle 15:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia     settembre        novembre
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Educazione civica
Le BeDe!
Cultura d'impresa?
Libri
Heimat e..
Europa
Tecniche
Sommari
Sion
Marx
Politiche
IX Municipio
Pillole

VAI A VEDERE

iMille, il blog dove scrivo le cose migliori
Musica e Memoria
Coordinamento Roma Ciclabile
Movimentofisso
Sul 77
Per non dimenticare
La mia sezione PD!
TSF Jazz Francia
Amici di Radio 3
Una comunità dell'Ulivo
Vecchie cose: Un isolato da 1,5Kw
Vecchie cose: manutenzione ambientale
Vecchie cose: Wikimille
Vecchie cose: Emenda il Manifesto del PD



Questo blog è on line dal 26 agosto 2004

Credits per la testatina: Vittorio Giardino, Igort, Lorenzo Mattotti


SE VUOI SCRIVERMI:
truffi.pd9[at]gmail.com


In lettura in questi giorni:
Dalla mia libreria:


Qualche pensiero a cui tengo:
Il consenso e le tasse
La politica della coda lunga
Lizzy
Fiaccole
Sion
Jazz o barocco?
Prioritarie 2006
Niente per amore

Orgoglio di padre 2
Titoli, sottotitoli e articoli
Zio Guido
Israele a Londra>
Orgoglio di padre

Licenza Creative Commons
I testi del blog sono sotto una Licenza Creative Commons
.

CERCA