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appunti sicuramente utili a me, a volte anche agli altri,


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30 maggio 2005

merita un link

anche questo post di grande sintesi.




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30 maggio 2005

Folgorante

Questa è la sintesi della questione.




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30 maggio 2005

Istruttivo

Istruttivo è guardare la cartina del voto francese per dipartimento, dalla quale si vede che il nord opearaio e rosso e il sud lepenista hanno determinato la vittoria, mentre l'Ile de France e Parigi sono (quasi) tutte nettamente per il sì.

Oltre al non delle "masse" contro il sì delel elites, c'è anche il non della provincia contro il sì di Parigi.




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30 maggio 2005

Nessun futuro da europei (?)

Sono un amante della Francia e dei francesi. Vorrei un'Europa che si comprenda fra le diverse lingue, secondo la bellissima intuizione di Un Filme Falado di Manoel de Oliveira, dove i personaggi parlavano ciascuno nella propria lingua europea, comprendendosi a vicenda.
Sento una profonda depressione di italiano rifiutato dall'egoismo francese. E' infatti questo l'unica possibile interpretazione di un risultato referendario che distrugge la possibilità di un'Europa unita e dà spazio all'Europa del neoliberismo: meno stato europeo, più piccole nazioni nessuna delle quali avrà la possibilità di contrastare la modializzazione dei mercati.
Un vero suicidio politico. In un momento in cui sembra che le sinistre europee siano specializzate in suicidi. In Francia, hanno provveduto ad un primo suicidio nel 2001, con il capolavoro del secondo turno delle presidenziali fra Chirac e Le Pen. Ora ottengono una nuova sconfitta per la sinistra (ammesso che abbia vinto il no di sinistra, è certo che ha perso il sì di sinistra). Noi, dopo le analoghe divisioni che hanno consegnato l'Italia a Berlusconi, ci stiamo adoperando di nuovo per riuscire nel capolavoro di perdere le prossime elezioni politiche dopo aver vinto tutte le elezioni locali di questi anni. I tedeschi, rifiutando le riforme dello stato sociale di Schreoder, si apprestano a digerire felici lo smantellamento dello stato sociale della Merkel.
La paura, causata dalla fine delle sicurezze, dalla disoccupazione di massa, in Italia dalla sensazione di inevitabile declino, sembra vincere su qualsiasi discorso razionale. E' semplice e razionale prevedere che il no al trattato costituzionale porterà ad un'Europa più e non meno liberista, viste le forze in campo, e visto che istituzioni europee più deboli equivalgono a capitalisti e neoliberisti più forti.
Eppure, questa semplice razionalità non ha avuto alcuna possibilità di successo di fronte alla paura e alla voglia di rivalsa e di protesta. Fa sorridere il dibattito politico in Italia dove si discute a sinistra su come meglio intercettare i “voti moderati”. Mentre questo triste referendum insegna che i moderati non esistono più. E, forse, il più deprimente insegnamento è che davvero il riformismo europeo dei Delors, dei Ciampi e dei Prodi è alla fine della sua parabola, sconfitto dal radicalismo un po' isterico e senza prospettive, e dal neoliberismo imperante. Come alla fine della sua parabola è la civiltà europea, affossata dai francesi che ne sono stati gli iniziatori.




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27 maggio 2005

Un futuro da europei (?)

In questo momento la lotta fratricida nel centrosinistra è molto meno importante di quanto succede attorno. Non mi appassiona, anzi quasi mi annoia, oltre a farmi un poco di ribrezzo. Mi sembra più importante allargare ed allungare un po' lo sguardo.
Allargare lo sguardo verso il mondo e verso l'Europa.

Ci fanno notare che il gigante Cinese, in parte a forza di dumping sociale, in parte a forza di capitalismo forzato, in parte per la forza del numero e in parte per intelligenza, capacità e laboriosità, ci sta mangiando la nostra economica invecchiata.
Meno numerosi sono quelli che notano che l'India sta facendo lo stesso, e ad un livello e su prodotti e servizi molto più evoluti: la Cina si specializza nell'hardware, l'India nel software. E recentemente, i due paesi hanno cominciato a dialogare e a fare la pace.
Il dumping sociale è orribile e certamente le inchieste di Rampini su Repubblica forniscono un quadro spaventoso, esattamente uguale a quello descritto dal vecchio Engels nelle sue inchieste sulla classe operaia in Inghilterra. La morale è che il capitalismo allo stato nascente è sempre orribile, dovunque appaia. L'altra morale è che è ipocrita .lottare contro il dumping sociale solo quando costituisce un problema per noi e invece nasconderlo sotto la sabbia quando ci conviene (come consumatori, ci fa comprare oggetti a pochi euro, come imprenditori ci permette mostruosi extraprofitti),
Il problema di fondo però resta ed è enorme, fatto almeno di questi aspetti:

  1. Cosa teneva insieme il modello sociale europeo (ed anche, in larga misura, il modello USA)? Non solo le politiche keynesiane, lo stato sociale, l'investimento pubblico esteso, ma anche l'esistenza di un sistema finanziario e monetario sostanzialmente chiuso o, perlomeno, fortemente regolato. La mondializzazione dei mercati finanziari, la liberalizzazione completa dei capitali, e da ultimo la scelta selvaggiamente capitalista di un enorme stato comunista come la Cina (che resta- si badi bene – uno stato chiaramente interventista in economia, con grande lungimiranza dal punto di vista dei suoi interessi), hanno fatto cadere di botto queste protezioni. In una economia di vasi perfettamente comunicanti, e dove i costi di trasporto sono nulli per le merci immateriali (sempre più importanti) e bassissimi per quelle materiali, è difficile reggere a costi decine di volte superiori ai nuovi entranti.

  2. Nel medio periodo, come dicono non solo gli studi teorici ma come insegna la storia, le differenze non possono che ridursi. Noi italiani eravamo nel dopoguerra i pezzenti dell'Europa, ma il nostro miracolo economico ci ha portati a disporre di un tenore di vita ormai solo appena più basso di quello di paesi come Inghilterra, Francia o Germania (tralascio i disastri degli ultimi quattro anni, che hanno anche spiegazioni contingenti). E il nostro miracolo economico è stato anche dumping sociale, proprio come quello odierno della Cina.

  3. Un elementare senso di giustizia, o un po' di terzomondismo e di vecchio internazionalismo proletario dicono che le tigri asiatiche hanno tutto il diritto di svilupparsi a nostro scapito. Non ci piace il modo, ma il diritto non può essere discusso.

  4. Però, questa volta il rischio che vi sia un livellamento delle condizioni economiche e della qualità della vita e della sicurezza sociale tutto verso il basso è reale per almeno due buoni motivi: (a) la dimensione relativa dei mercati emergenti rispetto a quelli sviluppati è mostruosamente a favore dei primi (b) all'interno dei mercati emergenti, la quota di produzione ad alta tecnologia e ad alto contenuto di servizi è già alta, e tende a crescere. Ciò significa che non è affatto scontato che i paesi come il nostro (o perfino come la mitica Finlandia!) possano reggere affidandosi alla famosa maggiore “qualità”, alla più alta tecnologia. Possono raggiungerci anche lì, come del resto i casi di paesi come la Repubblica Ceca già dimostrano ampiamente. E se i paesi emergenti rubano quote di mercato troppo in fretta, avranno meno bisogno e meno tempo per adeguare le condizioni di vita dei loro sfruttati operai, disponendo di un enorme esercito di riserva; mentre da noi si sarà costretti a cedere continuamente diritti e sicurezza sociale.

Questo quadro non è completo senza aggiungerci la variabile ecologica. I tassi di sviluppo asiatici sono di per sé portatori di potenziali disastri climatici. Se noi crescessimo ancora allo stesso tasso di sviluppo, la situazione sarebbe irrimediabile. In questo senso, i tassi di crescita bassissimi degli ultimi anni in Europa dovrebbero essere i benvenuti, se non comportassero la sgradevole controindicazione della disoccupazione di massa.

Come stiamo reagendo, come popolo italiano e come popolo europeo? Come classi dirigenti italiane ed europee?

Con la paura.

La paura mi sembra il sentimento prevalente nella “vecchia” Europa – Francia, Germania, Olanda, in parte anche Gran Bretagna, e certamente Italia. Se si esclude la Spagna, che trasmette una immagine di euforia, pur avendo i suoi bravi e grossi problemi, tutti i recenti comportamenti politici dei popoli europei sono innescati e spiegati con la paura, cui in Italia si aggiunge il sentimento della sfiducia.
I francesi si apprestano a votare no al trattato costituzionale europeo. Per paura della mondializzazione si chiudono in un impossibile nazionalismo che ci porta tutti dritti dritti ad essere ostaggi del neoliberismo che si vorrebbe combattere.
I tedeschi si apprestano ad affidarsi ad Angela Merkel. Per paura di riforme sgradevoli e forse in parte sbagliate, si affidano a qualcuno che ne teorizza di ben peggiori e più drastiche. Ma c'è una logica in una simile follia, perché l'originale è meglio della copia.
Gli italiani sono divisi verticalmente fra la paura cieca, compiutamente rappresentata dalla Lega, la speranza di salvarsi con l'eterna furbizia del sottogoverno, perfettamente individuabili in AN e UDC, e la sfiducia del popolo della sinistra sballottato dalle astute mosse di Rutelli.

Come uscirne?

Se lo sapessi, non starei qui ma sarei al posto di Prodi. Qualche traccia, comunque, qualche pallida idea di un futuro da europei, vorrei esprimerla, magari in una prossima puntata. Intanto, contentatevi di un link a un messaggio ottimista che ho visto oggi, e un altro alle consuete speranza di Caravita.






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27 maggio 2005

Città sporca 4

Stamattina, 27 maggio, AMAcity ha pulito strada e marcapiedi dove abito, con aspirapolveri per togliere la sporcizia anche sotto le auto parcheggiate, camionicino lavastrada, ecc.
Manca ancora la cancellazione delle scritte naziste, ma leggo su l'unità di ieri che Veltroni in persona ha promesso che si interverrà presto.
Stasera, di ritorno a casa, constaterò quanto tempo ci mettono i miei amati concittadini a far tornare strada e marciapiedi la schifezza di sempre.




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25 maggio 2005

Città sporca 3

Mancano 5 giorni alla fine di maggio, mese di pulizia straordinaria nel IX Municipio, e nella mia strada non è ancora successo niente. Anzi...
Tuttavia nella strada vicina ieri sera hanno sostituito tutti i cassonetti. La speranza è l'ultima a morire. Intanto documento la sporcizia e le scritte naziste, che sono la cosa peggiore.



Forse questa mia ossessione civica è, appunto, una ossessione, una mania. Però mi sembra che lo squallore dei luoghi pubblici, la sporcizia e la mancanza di cura siano un buon segnale del generale declino italiano, una spia duratura di un disastro annuniciato. Furbetti in casa propria, sporchi nelal casa di tutti.






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20 maggio 2005

Parole sante...

Come dar torto a Prodi?

Prodi: "Il paese ha bisogno di messaggi chiari, di azioni che tocchino i comportamenti dei ceti più elevati, della classe dirigente. Più studio i problemi italiani, più lavoro nella "fabbrica del programma", più mi convinco della necessità assoluta di rimedi radicali».
Rampini: I rimedi radicali sono quelli che generalmente un governo italiano non riesce a varare per mancanza di consenso, per i diritti di veto delle minoranze, per l´instabilità delle coalizioni.
Prodi: «Perciò non basta vincere le elezioni. Dopo, occorre una squadra di governo che non si esaurisca nel gestire i propri equilibri interni. Il sistema politico non può pensare di mantenere gli equilibri esistenti. Io non sono disponibile a gestire un altro periodo di gioco in difesa. I prossimi cinque anni non devono assomigliare neanche lontanamente agli ultimi quattro. Gli uomini della politica saranno chiamati per primi a dare un esempio di una svolta netta nei comportamenti e nella capacità di affrontare sacrifici. E avremo bisogno di attingere alle generazioni più giovani. Paradossalmente, nell´antica Cina dove gli anziani sono tanto rispettati, vedo un ruolo delle nuove generazioni assai più esteso che in Italia».
Il problema è se da queste parole possono seguire fatti. Come riuscirà il nostro a sbarazzarsi dei veti di Rutelli e De Mita?




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20 maggio 2005

Esterofilia

Rutelli affonda la lista unitaria e l’Ulivo, dicendo che così prenderà i voti dei moderati.
Berlusconi forza sul partito unico del centrodestra, si dice disponibile a non fare il premier pur di presentarsi in un unico partito. Visto che è il padrone, potrebbe anche riuscire a farlo, un partito unico.
Franceschini viene applaudito all’assemblea del correntone, per la promessa di liberare i DS dalla odiata lista unitaria.
Aprile scrive “Forza Francè facce sognà” per lo stesso motivo.
È passato pochissimo dalla vittoria schiacciante alle regionali, solo due settimane dall’ulteriore cappotto in Sardegna.
Sull’onda di tali grandi vittorie, il centro sinistra ha subito ricominciato a farsi del male: da una parte, il partito unico del polo, che trasmette il messaggio banale di semplificazione e unità; dall’altra, impossibili bizantinismi da ceto politico del tipo la lista unitaria no ma la federazione sì.
A Catania chiunque ha capito che i moderati non esistono; al più esistono i poveracci che votano secondo clientela.
Forse, i nostri oggettivamente scarsini dirigenti hanno paura di andare al governo, vista la situazione tragica dell’economia del paese, e pensano che è meglio perdere e lasciare la patata bollente a Berlusconi o Casini.
Prodi è in Cina. Lui forse avrebbe il fegato di governare, ma con questa banda al seguito dubito arriverà lontano. E, in ogni caso, è in Cina.
Curzi per Rifondazione teorizza la lottizzazione RAI, e non è che gli altri partiti del centrosinistra abbiano fatto una figura molto migliore.
Italia nostra  fa ricorso al TAR del Lazio per bloccare i lavori della metropolitana C di Roma.
Legambiente
 fa un contro ricorso e volano parole di fuoco fra le due associazioni.
Estremisti e no global vari, supportati da Rifondazione, impallinano Cofferati a Bologna tentando un altro ’77 (anche Zangheri era un bravo sindaco, infatti….).
Come ho raccontato più volte, a forza di merge and acquisition, la mia azienda sta andando a rotoli.

Spero solo che i miei figli siano così assennati da seguire il mio costante consiglio di imparare bene qualche lingua ed emigrare al più presto e per sempre all’estero.




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19 maggio 2005

Scrivi a un amico francese

Segnalo questa iniziativa della sezione DS del Centro storico di Roma. Esprime bene la nostra preoccupazione. Chi può, dia una mano!

DEDICA UN MINUTO ALLA COSTITUZIONE EUROPEA
 
La sezione Ds Centro Storico
 
lancia la campagna
 
"SCRIVI AD UN AMICO
 
FRANCESE"
 
 
MANDAGLI UNA MAIL e
 
 convincilo a votare,
 
e a VOTARE SI!
 
 
Sezione Ds Centro Storico
 
Via dei Giubbonari, 38
 
Tel. 06/68803897
 
http://romacentrostorico.dsonline.it





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17 maggio 2005

Non vendere la pelle dell'orso 2

Dopo le trionfali elezioni regionali, ho scritto questo post.
Come dimostra il risultato di Catania, avevo purtroppo ragione a non essere eccessivamente ottimista. Il potere del clientelismo post democristiano  (e forse della mafia) è evidentemnete ancora molto saldo in Sicilia, anche se certamente la vittoria ad Enna e altrove segnala che qualcosa si muove.
Forse, tuttavia, questa "battuta d'arresto" nella marcia trionfale dell'Unione verso la vittoria alle politiche potrebbe essere salutare:

  1. In primo luogo, Enzo Bianco, che ha perso le elezioni a Catania, è il responsabile del caos organizzativo alle elezioni del 2001 (era ministro dell'Interno), che carò costò al centrio sinistra. Forse qualcuno se lo è ricordato. Forse a dispetto delle apperenze non era il candidato migliore
  2. In secondo luogo, e più importante, Catania sembra dimostrare che la tendenza della Margherita alla "libera uscita" da Uniti nell'Ulivo come partito "acchiappa moderati" non paga. Forse, il segnale "liberi tutti" lanciato dai vari Rutelli, Marini e Fioroni, è stato ascoltato dagli elettori. Che continuano da qauttro anni a mandare al centro sinistra sempre e solo un segnale preciso: se state uniti - davvero - vi votiamo. Se ricominciate con le beghe e gli orgogli di partito, vi diamo il benservito.
Una cosa, da tutto questo, mi sembra certa. Il mio partito dei DS (ridotto al lumicino a Catania, tra l'altro) dovrà ancora offrire carne e sangue a lungo al progetto unitario. Sapendo che purtroppo non ci sono alternative. E che bisognerà digerire trasfornismi e squallori post democristiani per il bene comune del paese. Per fortuna Prodi - che sempre più dovrebbe iscriversi ai DS se la politica fosse razionalità - sembra voler suonare la sveglia ai riottosi.

Che fatica....




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13 maggio 2005

Incidenti

Sono seduto su una comoda poltrona, dopo una cena abbondante a base di pesce, che ho cucinato rapidamente ma con soddisfazione e successo.

Alla mia destra, seduto o per meglio dire accartocciato per terra, sopra numerosi fogli di carta e pastelli e matite, mio figlio Enrico ricopia un famoso autoritratto di Leonardo. Poi, si mette a farmi il ritratto. Più cresce, più produce disegni di una espressività impressionante. Disegna gli occhi e le bocche e le proporzioni del viso come avesse venti e non dieci anni, da adulto. Ha un controllo della mano e una sensibilità delle forme che contrasta enormemente con la sua totale distrazione e incapacità di orientamento, con la sua incapacità di districarsi nelle cose più semplici della vita, con la goffaggine dei movimenti del suo corpo.

E’ bello vederlo all’opera, tranquillo e concentrato.

Alla mia sinistra, mio figlio Michele è seduto al pianoforte. Lo vedo di schiena, e noto la sua corporatura robusta, le spalle larghe totalmente diverse dalle mie e da quelle di Enrico, noi che siamo due pennelloni. Suona prima Bach e poi Bartok, in questo momento il suo preferito. E lo suona ormai davvero bene.

Rifletto che esattamente alla sua età anch’io ho scoperto e mi sono appassionato a Bartok. Non suonandolo, io che resto incapace di mettere insieme mezzo accordo. Ma almeno, ascoltandolo ed esplorandone la storia, perfino leggendo i suoi Scritti sulla musica popolare.

Carla è sdraiata sul divano, tranquilla. Lo stiramento al polpaccio che l’ha tenuta a casa per una settimana comincia a migliorare. Mi sembra serena anche lei.

Sto bene, come potrei stare male? Mi continua a sembrare quasi incredibile avere due figli quasi grandi, essere riusciti a crescerli ed anche – sembrerebbe – abbastanza bene.

Mi chiedo con qualche struggimento perché dovrebbe rompersi questa armonia, perché diavolo il mondo vada così storto, perché io debba continuare a vivere nell’angoscia giornaliera della crisi aziendale, delle minacce di licenziamento, del futuro che non c’è.

Mattotti in Incidenti faceva dire ad un personaggio di un fumetto nel fumetto “…in un mondo nuovo dove noi tutti non riteniamo del tutto impossibile continuare a vivere…”. E’ quello che penso e spero. Quella bellissima storia degli anni ’70, che mi ha dato tanto e mi ha fatto crescere, fra Wim Wenders e Nick Drake, fra campagne pavesi e giovani irregolari, finiva con una specie di speranza. E’ quella che voglio avere anch’io.




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13 maggio 2005

Le ferie

Questa uscita delle troppe ferie con cui Berlusconi spiega la recessione italiana è un vero capolavoro. Lo squallido individuo, non essendo mai stato un capo d'azienda e un industriale, ma avendo sempre fatto i soldi con i soldi o con la pubblicità - cioè con il nulla - non sa o finge di non sapere che in questo momento tutte le aziende fanno di tutto per mandare i dipendenti in ferie il più possibile. L'anno scorso la mia azienda ha obbligato tutti a esaurire le ferie anche se c'era lavoro, pur di non contabilizzare i costi delle ferie non godute. Figurarsi quando non c'è lavoro perchè non c'è niente da vendere...

Che profondo squallore.Questo ci sta facendo andare a picco con una abilità straordinaria (e nel frattempo fa i soldi). Davvero ha ragione Enrico Letta che dice che a questo punto bisogna mandarlo a casa subito...




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13 maggio 2005

Buoni segnali dalla sinistra

Piero Fassino andrà a incontrare (anche) Sharon nell'imminente viaggio in Israele e Palestina di tutta la sinistra europea. Giustamente e finalmente, vista la evidente "finestra di opportunità" aperta dallo strappo che Sharon ha operato rispetto alla destra che insegue il "grande Israele" e nega la Palestina - come Hamas e molti ignoranti filopalestinesi nostrani negano Israele.
Oggi su l'Unità c'è un bell'articolo di De Giovannangeli che spiega il perché e, in modo tranquillo e understatement da addosso a Diliberto.




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10 maggio 2005

Heimat 3 - Stanno tutti bene

Cinex ha scritto un pezzo bellissimo e molto appropriato su quello che - fino ad ora - mi è sembrato il miglior episodio di questa terza serie di Heimat.
Quindi questa volta mi risparmio un lungo commento.
Ricordo solo la genialità di alcuni momenti e di alcune frasi. Il vecchio Anton Simon, mentre obbliga la famiglia a posare dietro una antica macchina fotografica, nel decantare la qualità dell'ottica usata (uno dei primissimi prodotti della sua fabbrica di ottiche di precisione) dice più o meno:
"è un obiettivo talmente nitido che si distinguono i pori della pelle. E dietro la pelle si riescono a vedere i pensieri..."
Sembra anche un omaggio al cinema e al fare cinema, alla fotografia e al fare fotografie.




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10 maggio 2005

Città sporca 3

Intanto la situazione attuale è questa.


Attendo sempre l'intervento di pulizia nel IX Municipio promesso entro maggio (in fondo oggi è solo il 10...)




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6 maggio 2005

Brutti segnali

Comincio a pensare che questo antisemitismo italiano (strisciante o esplicito), sia un problema in sè. Un problema per noi italiani più grave del riflesso antisemita nel conflitto fra israeliani e palestinesi, che (forse) ha anche spiegazioni e meccanismi diversi.
Perchè l'antisemitismo esplicito e gridato dei fatti che ci riporta Esperimento è figlio di un comune sentire diffuso fra moltissimi. Se penso ai miei conoscenti, a molti dei miei compagni di partito, scopro che mettendoli alla prova con poche domandine facili facili (ad esempio sulla zona del ghetto di Roma e sulle sue caratteristiche...) puoi star sicuro di scoprire un sottofondo di luoghi comuni antisemiti. E' proprio la cultura di base in cui siamo cresciuti che continua incessantemente a costruire la macchietta dell'ebreo avaro e diverso. A Roma, come noto, si continua a dire "rabbino" per dire "taccagno"...

Che tristezza...

Sto pensando che sarebbe divertente ed istruttivo provare ad organizzare un dibattito nella mia sezione DS. Potrebbe scatenarsi il finimondo, se si riesce ad evitare un approccio paludato e benintenzionato, e a mettere invece i piedi nel piatto. Ci penserò e ci proverò, per quello che serve...




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6 maggio 2005

Città sporca 2

Sembra che qualcuno mi abbia sentito.
Verificherò de visu se queste mirabolanti intenzioni nel IX Municipio di avvereranno!


Maggio: il mese del IX Municipio
Maggio: il mese del IX Municipio Il Presidente del IX Municipio Maurizio Oliva presenta il progetto "Il mese del Municipio", promosso dall'Ufficio Decoro Urbano del Gabinetto del Sindaco.
Nel prossimo mese di maggio saranno effettuati interventi di pulizia straordinaria, di rifacimento di tratti della pavimentazione dei marciapiedi, potenziamento e trasformazione degli impianti di illuminazione pubblica, verifica e manutenzione delle fontanelle, verifica e rimozione impianti pubblicitari abusivi, rifacimento segnaletica orizzontale (con particolare attenzione agli attraversamenti pedonali in prossimità delle scuole) e rimozione veicoli abbandonati

Durante l'approvazione del progetto sono stati individuati, in collaborazione con l'Unità Organizzativa Tecnica del IX Municipio, il X Dipartimento Giardini, l'AMA, l'ACEA e il IX Gruppo della Polizia Municipale, in particolare due ambiti di intervento: il primo comprende p.zza Camerino, via Taranto, via Foligno, via Voghera, via Terni e via Savona; il secondo comprende la zona dell'Arco di Travertino, via Rocca di Papa, via del Mandrione e via Anzio.
Il programma per gli interventi di riqualificazione previsti :
- zona Torre del Fiscale: pulizia straordinaria, diserbo;
- via Rocca di Papa, Castro dei Volsci, Tor Caldara, Collepardo, Acqua Donzella, Mondragone: pulizia straordinaria con posizionamento di paline per divieto di sosta;
- via dell'Acquedotto Felice, Quadraretto: pulizia straordinaria e bonifica;
- p.zza Camerino – via Caltagirone: pulizia straordinaria meccanizzata, lavaggio; riqualificazione della piazza, nuova pavimentazione e verde d'arredo, allargamento marciapiedi (via Caltagirone); verifica e rimozione impianti pubblicitari 6x3 (p.zza Camerino);
- via Taranto: pulizia straordinaria meccanizzata, lavaggio; tratto tra p.zza Ragusa e via Orvieto: rimozione paline prive di cartello, rifacimento tratti pavimentazione marciapiede, disostruzione caditoie occluse, rialzo cigli con cedimenti; potatura piante;
- via Foligno: pulizia straordinaria meccanizzata, lavaggio; rimozione paline prive di cartello; colmature buche; disostruzione caditoie occluse, rialzo cigli con cedimenti;
- via Savona: pulizia straordinaria meccanizzata, lavaggio; disostruzione caditoie occluse; potatura piante;
- via Terni: pulizia straordinaria meccanizzata, lavaggio; tratto da piazza Villa Fiorelli e via Orvieto: rimozione paline prive di cartelli, rifacimento vari tratti di marciapiede, ricollocazione parapedonali divelti, rialzo cigli con cedimenti;
- via Voghera: pulizia straordinaria meccanizzata, lavaggio;
- via Populonia, Satrico, Lusitania, Vetulonia: pulizia straordinaria, lavaggio marciapiede con idropulitrice;
- via Mondovì e via Gela: pulizia e lavaggio con idropulitrice del marciapiede;
- Quadrante perimetro Villa Fiorelli: pulizia straordinaria e lavaggio;
- via del Mandrione e Casilina Vecchia: bonifica discariche presenti nelle fornici;
- via Appia nuova (altezza Autocentro Balbuina): Bonifica discarica a ridosso campo nomadi;
- via Appia Nuova (tratto compreso tra via Demetriade e Quarto Miglio): bonifica e pulizia straordinaria delle cunette;
- Villa Lazzaroni: spazzamento e pulizia area parcheggio e marciapiedi; sistemazione vialetti interni e aiuola antistante ingresso sede municipale; riqualificazione aree verdi limitrofe al parcheggio;
- via Casilina Vecchia: pulizia straordinaria e bonifica;
- interventi di pulizia deiezioni canine: i giorni 18 e 19 Maggio;
- via Anzio: rialzo cigli e rifacimento ultimo tratto di marciapiede;
- via Genzano: rifacimento marciapiedi ambo i lati da via Arco di Travertino a via Valgia Silvilla, compreso il rialzo dei cigli e la eliminazione del passo carrabile abusivo al civico 192;
- via Lemmi: rialzo cigli e rifacimento marciapiede lato sinistro verso via Cordara;
- via Colle Gentilesco: riqualificazione aree verdi;
- rimozione dei cartelli abusivi: nei due ambiti di intervento;
- via Rocca di Papa: potenziamento impianti illuminazione pubblica; sostituzione piante;
- p.zza Ragusa: riqualificazione aree verdi;
- area limitrofa Tombe Latine: bonifica e riqualificazione dell'area;
- trasformazione impianti illuminazione pubblica: largo Volumnia, via Albano, via Genzano, via Acqua Donzella, via Nemi, via delle Cave;
- verifica e manutenzione delle fontanelle pubbliche site nel Municipio IX, con precedenza a quelle eventualmente segnalate dal Municipio stesso;
- rifacimento segnaletica orizzontale ed attraversamenti pedonali, con particolare attenzione a quelli siti in prossimità delle scuole;
- intensificazione controlli veicoli abbandonati e relativa rimozione;
- Arco di Travertino (angolo via Colli Albani e lato Tombe Latine direzione via Grottaferrata): verifica e rimozione impianti pubblicitari;
- cancellazione scritte murali: scuola Carducci, Liceo Russel, Liceo Augusto; cancellazione scritte offensive e antisemite negli ambiti di intervento individuati;
- rimozione locandine pubblicitarie abusive collocate su supporti non autorizzati e manifesti murali: da piazzale Appio a p.zza Re di Roma; via Cerveteri, p.zza Tuscolo, via Magnagrecia.


Ufficio Stampa Presidente IX Municipio Roma




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5 maggio 2005

Song For Europe

Song for Europe (Ferry/Mackay) – Roxy Music, 1973

Here as I sit
At this empty cafe
Thinking of you
I remember
All those moments
Lost in wonder
That we´ll never
Find again
Though the world
Is my oyster
It´s only a shell
Full of memories
And here by the seine
Notre-dame casts
A long lonely shadow
Now - only sorrow
No tomorrow
There´s no today for us
Nothing is there
For us to share
But yesterday

These cities may change
But there always remains
My obsession
Through silken waters
My gondola glides
And the bridge - it sighs ...
I remember
All those moments
Lost in wonder
That we´ll never
Find again
There´s no more time for us
Nothing is there
For us to share
But yesterdays

Ecce momenta
Illa mirabilia
Quae captabit
In aeternum
Memor
Modo dolores
Sunt in dies
Non est reliquum
Vero tantum
Comminicamus
Perdita
Tous ces moments
Perdus dans l`enchantement
Qui ne reviendront
Jamais
Pas d´aujourd´hui pour nous
Pour nous il n´y a rien
A partager
Sauf le passé
Ho pensato a questa vecchia canzone nei giorni scorsi, quando sembrava che il non al referendum francese sul trattato costituzionale fosse ormai una valanga. Ora, sembra che le cose si stiano mettendo leggermente meglio. Ma questa impressione di Europa in stato confusionale e in decadenza non mi abbandona.
Affastello impressioni e riflessioni.
Il sentimento prevalente, qui in Europa, mi sembra la paura, o almeno la confusione mentale, l'insicurezza.
La situazione, mi sembra di irreversibile decadenza. Tutti abbiamo la percezione di non essere più il centro del mondo. Ma questo non sarebbe nemmeno grave, in fondo. Si può essere attivi ed avere un futuro anche se non si è la caput mundi.
Sogniamo il multipolarismo, la tolleranza fra le culture, ma poi il multipolarismo è una patetica maschera per dire che contiamo sempre meno, e la tolleranza è sempre più scarsa, e la paura rinchiude nella nazione, nella piccola patria, nel leghismo e nel lepenismo becero, nei souveranistes finti di sinistra che in Francia urlano il loro non.
Eppure, bisogna continuare a crederci, in questa stramaledetta Europa federale. Guardatevi – chi può farlo e chi non lo ha ancora fatto – su Sky il bellissimo e strano Un film parlato di Manoel de Oliveira. Uno straniante e dolente inno all'Europa e alla certezza che la nostra cultura abbia ancora molto da dire. Un gruppo di persone di paesi diversi che parlano tranquillamente ciascuno nella propria lingua ma si capiscono fra loro, e il dialogo racconta della necessità di unione - sia nel detto che nel non detto delle immagini.

Oppure, fate un semplice viaggio per le città d'Europa, per i centri medievali che ti fanno toccare con mano che questo posto è uno, questa civiltà è di noi tutti, incluse le orride guerre che ci siamo fatti. E che l'Unione europea ci impedisce.
Forse, la difficoltà maggiore è nella vecchiaia del continente. Avere fiducia nel futuro è prerogativa dei giovani, e qui di giovani se ne vedono pochi, circondati da vecchi che gli dicono che c'è poca speranza, da brontoloni come me che si preoccupano di ciò che non va, o peggio da cinici e squallidi teorici della fine degli ideali.
Terrore di delocalizzazioni, lavoro precario, paura della mondializzazione, e una politica di sinistra che continua a balbettare ma non spiega come davvero uscire da questa impasse europea. Forse, l'unica è avere l'ottimismo della volontà di Caravita e De Biase. O del buon vecchio Delors. Seguiamone le tracce, nel nostro piccolo...




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5 maggio 2005

Delors su le Nouvel Observateur: da leggere anche per la verve

jacques delors : «Ils vous mentent!»
L'ancien président de la Commission européenne est en colère. Pour lui, le traité constitutionnel est victime d'une véritable opération de désinformation. On peut évidemment voter oui ou non... A condition de revenir à la vérité du texte


jacques delors : «Ils vous mentent!»Le Nouvel Observateur. - Beaucoup de partisans du non présentent la Constitution comme un «carcan libéral» qui obligerait la France à mener une politique dont elle ne veut pas...
jacques delors. - Ils mentent.
N. O. - Mais encore?
J. delors. - Ce sont des mauvais bergers, des joueurs de flûte. Comme tous les textes européens, la Constitution est un compromis entre droite et gauche, entre libéraux et sociaux-démocrates. Par rapport aux textes précédents, elle représente une avancée indiscutable qui a été arrachée par la gauche européenne dans la phase préparatoire. C'est mentir que ne pas le reconnaître. Dans la déclaration de principes comme dans la charte des droits, les conquêtes sociales sont protégées au niveau juridique le plus élevé. C'est un grand progrès. Aucun Etat de l'Union ne peut se voir imposer un recul de sa législation sociale. Aucun. Tous sont libres de développer et d'améliorer leur protection sociale. Tous. Ce texte est le plus social de tous les textes européens jusqu'ici mis en oeuvre.
N. O. - Un texte qui cite 27 fois le mot «concurrence» n'est-il pas libéral? (1)
J. delors. - Alors vous aussi, vous vous laissez prendre! Cette présentation est elle aussi mensongère. Savez-vous que le mot «social», lui, revient 89 fois? Alors? Ceux qui citent seulement la «concurrence libre et non faussée» mentent par omission. A dessein, ils gomment toutes les parties sociales du traité. Evidemment, en tronquant le texte, il est facile de faire peur! Lisez-le, au lieu de les écouter! Vous verrez que la Constitution est un texte où la préoccupation sociale existe tout autant que le souci économique. C'est un compromis équilibré. Ceux qui à gauche le dénigrent ont autre chose en tête. Ce sont des nostalgiques de la rupture. Il faudrait que la Constitution soit d'emblée socialiste! Il faudrait faire du jour au lendemain l'Europe de nos rêves, l'Europe de nos chimères! Sinon on arrête tout! Mais enfin qui ne voit que cela ne mène à rien, ne correspond à rien, ne signifie rien.
N. O. - Pourquoi cette insistance du traité sur une «concurrence libre et non faussée»?
J. delors. - Mais enfin ce principe est en vigueur en Europe depuis que nous avons signé le traité de Rome, c'est-à-dire depuis 1957! Il est bien temps de s'en inquiéter! Je vais vous dire de quoi il s'agit, parce que tous les fantasmes circulent sur cette question. Le premier but de ce principe, c'est de lutter contre le capitalisme monopolistique qui tend à créer des positions dominantes et des cartels faussant le libre jeu de la concurrence. Comme le traité de Rome, la Constitution veut lutter contre ces perversions du marché qui sont nuisibles aux citoyens et pas seulement aux consommateurs.
N. O. - Parfois l'Etat, pour des raisons sociales ou pour préserver l'équilibre d'une région, estime utile de subventionner telle ou telle activité. Le principe de la «concurrence libre et non faussée» l'interdira...
J. delors. - Là aussi, vous vous êtes laissé prendre! La Constitution n'interdit en rien les subventions dans les cas que vous citez. Elle ne les interdit pas non plus quand il s'agit de permettre à un service d'intérêt général de remplir sa mission. Je cite le texte : «Les services [d'intérêt général] fonctionnent dans des conditions, notamment économiques et financières, qui leur permettent d'accomplir leur mission.» C'est clair. Par exemple quand la SNCF veut maintenir une ligne déficitaire pour aider une région ou une ville, elle en a le droit. Ou encore quand La Poste, à la demande des élus, veut maintenir un bureau ouvert dans un petit village, elle en a le droit. Si la subvention est transparente et justifiée, rien ne l'interdit. Et si la Commission intervenait - il lui est arrivé de se tromper... - les Français feraient appel devant une juridiction européenne qui leur donnerait raison en s'appuyant précisément sur le texte de la Constitution. Le traité qui nous est proposé renforce l'Etat de droit en Europe. Ce traité nous protège!
N. O. - Il y a tout de même des cas où l'Europe a combattu des politiques de subvention...
J. delors. - Oui. La subvention devient illicite si l'on estime que l'entreprise qui en bénéficie - publique ou privée - se sert de ces fonds pour racheter d'autres entreprises en Europe ou bien pour envahir le marché du pays voisin. D'où l'expression «concurrence non faussée». Mais n'est-ce pas normal? Que dirions-nous si un Etat voisin subventionnait outrageusement son industrie de manière à inonder notre marché intérieur de ses produits? La Constitution permet de régler ces conflits par la règle de droit et non par la guerre commerciale entre Etats. C'est un progrès.
N. O. - Nous parlons ici des règles énumérées dans la troisième partie, qui décrit les politiques de l'Union. Beaucoup de gens estiment que cette partie n'a pas à figurer dans une Constitution et que sans elle ils voteraient volontiers pour le traité...
J. delors. - Cette troisième partie existe parce qu'il fallait bien mentionner les traités existants, c'est-à-dire les règles du jeu qui sont maintenues. Ces traités, la France les a déjà tous signés et ratifiés!
N. O. - On aurait pu s'abstenir de les adjoindre au texte...
J. delors. - Dans ce cas, il aurait fallu y renvoyer sans les citer et l'on aurait été accusé de cacher les vraies clauses du contrat, comme le faisaient certaines compagnies d'assurances qui imprimaient des paragraphes en caractères minuscules pour les dissimuler aux yeux de l'assuré naïf. Nous n'allions pas les annuler, tout de même, ces traités! Nous les avons approuvés! Ce sont eux qui régissent l'Europe d'aujourd'hui. C'est un règlement de copropriété. S'ils disparaissent, l'Union européenne n'a plus de base juridique pour son fonctionnement quotidien. La Constitution est une avancée parce qu'elle leur ajoute des garanties nouvelles: la charte des droits, à laquelle nous pourrons nous référer pour protéger nos libertés, et une organisation des pouvoirs plus efficace et plus démocratique. Si le traité constitutionnel est rejeté, seuls restent les textes actuels. Autrement dit, on nous explique que pour lutter contre des textes qu'on juge mauvais, il faut rejeter le traité qui les complète et les corrige. On vote non à cause de la troisième partie du traité constitutionnel et au bout du compte, que reste-t-il? La troisième partie! Quelle logique!
N. O. - Les adversaires du traité estiment que cette troisième partie, qui décrit des politiques, sera «gravée dans le marbre», que l'on ne pourra plus y toucher...
J. delors. - Ni plus ni moins que les traités actuels. Pour réformer le traité de Nice, il faut l'unanimité des pays européens. Heureusement, d'ailleurs, parce que sinon la France pourrait se voir imposer des dispositions dont elle ne veut pas. Ce sera la même chose pour la Constitution: il faut l'unanimité pour la changer. Autrement dit, pour refuser une Constitution «gravée dans le marbre» on s'en tient à un traité également «gravé dans le marbre» mais moins satisfaisant. Où est la logique? J'ajoute que le traité qu'on nous propose présente des innovations importantes. Dans le traité de Nice, la France représente 9% des votes. Dans la Constitution, elle passe à 13,35%. Dans le traité de Nice, les six pays fondateurs détiennent 36% des voix. Dans la Constitution, ils pèseront 50%. Je crois que vous pouvez me faire le crédit de connaître un peu le fonctionnement de l'Europe. Je peux vous l'assurer: cela fait une grande différence! Ce qu'on «grave dans le marbre» en disant non, c'est la perte d'influence de la France et des pays fondateurs. Bravo! Deuxième point important: le nouveau traité donne aux citoyens un droit de pétition...
N. O. - ...un droit théorique! Il faut un million de signatures et l'accord de la Commission pour que la pétition soit examinée...
J. delors. - Vous vous êtes encore laissé intoxiquer! Mais enfin, faites un peu de politique, bon dieu! Vous croyez sans doute que si les syndicats européens se mobilisent contre une mesure inadmissible, on pourra refuser de les écouter? Ils comptent environ 60 millions de membres. Ils peuvent faire des pétitions énormes. Imaginez qu'ils exigent la réécriture de la directive Bolkestein. Imaginez qu'ils se mettent d'accord pour demander un salaire minimum européen (pas le même partout évidemment, mais une garantie minimale pour tous, adaptée au niveau de chaque pays). Vous pensez sérieusement que la Commission pourra mettre leur demande au panier? Nous sommes dans un espace démocratique. La démocratie, c'est la lutte! Pourquoi la gauche serait-elle battue d'avance? La Constitution nous donne des droits. A nous de les faire valoir.
N. O. - Beaucoup ne veulent pas une nouvelle fois voter avec Chirac. Ils disent que la confusion gauche-droite et l'unité des élites autour de l'Europe font le jeu du Front national.
J. delors. - Mais pour ça, il y a des élections! Ne confondez surtout pas 2005 et 2007! S'il s'agit de sanctionner un pouvoir, de provoquer un changement de politique, de rejeter les élites, il faut le faire au moment de l'élection prévue pour cela: l'élection présidentielle, qui sera suivie d'une élection législative. Il y aura deux tours à chaque fois, toutes les nuances de l'opinion seront représentées. Le mécontentement, que je comprends très bien, aura toute possibilité de s'exprimer. Mais de grâce, ne prenez pas l'Europe comme bouc émissaire!
N. O. - Beaucoup de partisans du non, à gauche notamment, se disent européens. Ils veulent seulement une Europe meilleure que celle qu'on leur promet dans cette Constitution...
J. delors. - C'est vrai. Ils sont parfaitement respectables. Ils ont en quelque sorte une vocation européenne contrariée. Mais je leur dis solennellement: attention, on vous trompe! Dire non à la Constitution, c'est bloquer la marche de l'Union, c'est dire non à l'Europe. Il n'y a pas de plan B. Si la Constitution est rejetée, nous resterons avec le traité de Nice et une Europe plus libérale que celle de la Constitution, voilà tout.
N. O. - Mais s'il est interdit de voter non, pourquoi un référendum?
J. delors. - Le référendum donne le pouvoir au peuple de refuser l'Europe que nous construisons depuis cinquante ans. C'est la moindre des choses en démocratie: l'Europe doit se construire avec le consentement des peuples. S'ils n'en veulent pas, ils doivent pouvoir le dire. Voilà pourquoi nous votons: au fond, pour donner aux souverainistes une nouvelle chance de faire prévaloir leur point de vue. C'est ainsi dans tous les pays d'Europe: la discussion oppose les souverainistes et les européens. Si l'on veut de l'Europe, on vote oui. Si l'on n'en veut pas, on vote non. C'est le vrai débat. Le «non européen», où cela nous mène-t-il? Si l'on veut «une autre Europe», on se bat à l'intérieur. Si l'on sort, c'est qu'on est contre l'Europe. Voilà le vrai choix démocratique. Chacun est libre de voter non. Mais chaque citoyen doit savoir qu'en votant non, il vote non à l'Europe.
N. O. - Pourquoi pas une renégociation?
J. delors. - Mais c'est une chimère! Bien sûr qu'il reste bien des combats à mener. L'Europe à laquelle j'ai contribué comme président de la Commission était fondée sur trois principes: la compétition qui stimule, la coopération qui renforce, la solidarité qui unit. En matière de coopération, il reste beaucoup à faire, qu'il s'agisse de la politique économique, de la recherche ou des investissements dans les infrastructures. Nous pouvons et nous devons continuer le combat. Mais vous croyez que nous pourrons le continuer seuls après avoir dit non? Vous croyez qu'on pourra simplement refaire le traité à notre seule convenance? Mais si cela avait été possible, ce serait déjà fait! Il y a en Europe des ennemis puissants de l'intégration politique, à droite notamment. Ils ont accepté ce compromis parce que la France ainsi que la grande majorité des parlementaires européens l'ont demandé et que l'Allemagne et quelques autres pays l'ont voulu. Si la France dit non, ils sauteront sur l'occasion. Nous savons pertinemment que la Grande-Bretagne ne veut pas d'une Europe politique. Vous voyez bien qui se réjouirait de la défection de la France. Dans cette fâcheuse hypothèse, nous aurions un espace économique sans boussole et sans âme. Il faut se battre à l'intérieur, avec nos alliés. Pas à l'extérieur, seuls.
N. O. - Beaucoup de gens pensent que la Constitution légitime le dumping fiscal...
J. delors. - Non. Là aussi, c'est une bataille. Le traité n'a pas tranché sur ce point. S'il avait décidé ce que vous dites, je serais contre! Les intégristes du libéralisme veulent qu'on ajoute à la concurrence entre les entreprises, sur les marchés, une compétition entre les nations. Là est le grand danger.
N. O. - C'est le moins-disant social, qui favorise les délocalisations...
J. delors. - Oui. C'est un combat politique à mener: il faut renforcer le pilier économique face au pilier monétaire. Si l'on coordonne les politiques économiques, il faudra aussi coordonner les politiques fiscales. Le premier effort doit porter sur l'impôt sur les bénéfices. C'est là qu'il y a dumping. Pour l'instant, rien n'est fait dans ce domaine. Mais rien n'est interdit non plus. Si un pays veut consacrer 40% de son PIB aux dépenses publiques et un autre 60%, rien ne l'interdit. Rien.
N. O. - Mais celui qui consacre plus d'argent aux dépenses sociales sera handicapé...
J. delors. - Pas forcément. Regardez le Danemark. Il a plus d'impôts que la France. Pourtant c'est un des pays qui marchent le mieux! Il y a 4% de chômeurs au Danemark. C'est aussi une question de dynamisme interne. Si la société est en mouvement, si l'économie est inventive et productive, s'il y a un réel dialogue social, la menace est conjurée. Et si nous avons besoin d'une coordination à l'échelle européenne, battons-nous! C'est déprimant de voir certains socialistes français renoncer, dire non et abdiquer, alors qu'ils n'ont que le mot «luttes» à la bouche. Je dis à mes amis, regardez tout ce que le mouvement ouvrier a obtenu depuis le XIXe siècle. Cela s'est fait pas à pas, selon la méthode social-démocrate. Ce n'est pas la rupture. C'est le combat permanent. Rome ne s'est pas faite en un jour. L'Europe non plus. Battons-nous!
N. O. - En disant non, nous pouvons instaurer des sauvegardes contre le dumping social et les délocalisations
J. delors. - Vous voyez la France instaurer seule des protections douanières contre la Pologne, la Hongrie, la République tchèque? Nous serions le seul pays protectionniste en Europe. D'abord, il faudrait sortir du marché commun, c'est-à-dire dénoncer le traité de Rome. Un détail! Ensuite qui nous achèterait nos produits? L'agriculture française, par exemple, vend plus de la moitié de sa production à l'étranger grâce à la Politique agricole commune. Si nous mettons des barrières aux frontières de la France, vous croyez que les autres pays vont continuer d'accepter que 40% du budget européen aillent à l'agriculture?
N. O. - Certains estiment que l'Europe actuelle, à cause de sa politique monétaire notamment, bloque la croissance...
J. delors. - La Constitution n'interdit en rien une avancée vers l'instauration d'un «gouvernement économique» tel que le réclame une grande partie des gauches européennes. Elle accroît le poids des gouvernements et du Parlement, c'est-à-dire le poids de la politique face au monétaire. C'est un premier pas. Mais l'essentiel n'est pas là: le sort de la France, à la fin des fins, est entre les mains des Français. L'Europe offre un cadre. S'agissant de la croissance et de l'emploi, elle ne résoudra pas les problèmes à la place des nations. Si des partisans du oui vous disent cela, ils mentent également. Aujourd'hui en Europe, il y a six pays dont le taux de chômage évolue entre 4% et 6% selon la conjoncture, alors que nous restons désespérément coincés au-dessus de 10% de chômeurs. Trois de ces pays sont en dehors de l'union monétaire, la Grande-Bretagne, le Danemark et la Suède, trois autres sont à l'intérieur, l'Irlande, les Pays-Bas et l'Autriche. Vous voyez bien que le facteur européen, même s'il peut nous stimuler, n'est pas déterminant! L'Europe, ce n'est pas une assurance tous risques. Chacun à sa manière, ces pays ont fait les réformes qui leur permettent de s'adapter au monde qui est le nôtre et de conjurer la menace du chômage. Voilà le point essentiel. Si nous échouons dans ce domaine, nous devons nous en prendre à nos dirigeants et à nous-mêmes. Pas à l'Europe! Nous pouvons nous battre dans le cadre du nouveau traité, je l'ai montré. Il nous donne de nouveaux droits et il accroît le poids de la France.
N. O. - Pour certains, en disant non, en résistant, la France accroîtra son influence...
J. delors. - Quand la France a été à la tête de l'Europe, c'est parce qu'elle a exigé mais qu'elle a en même temps donné. Au tout début de la construction européenne et en premier lieu de l'Allemagne, la mise en commun de certaines ressources (la Communauté européenne du Charbon et de l'Acier). Mais en échange, elle a donné son pardon (qui n'est pas l'oubli...). Quand Valéry Giscard d'Estaing a fait le système monétaire européen, il a exigé que les monnaies ne flottent pas totalement. En échange, il a accepté des disciplines communes. Quand Mitterrand a plaidé pour l'Union économique et monétaire, il a voulu que la monnaie française ne soit pas dans une zone Deutsche Mark à perpétuité. Mais il a aussi donné: les Français ont accepté l'indépendance de la Banque centrale européenne. Voilà deux personnalités très différentes, Giscard et Mitterrand. Elles ont exigé et donné en même temps. De même le chancelier Helmut Kohl: il avait contre lui 65% de la population qui ne voulait pas abandonner le Deutsche Mark. Il a exigé une contrepartie politique, l'accroissement des pouvoirs du Parlement européen. Il a donné, il a exigé, et ainsi convaincu son opinion publique. Quand j'ai relancé l'Europe en 1985, il a aussi accepté que l'Allemagne paie davantage. Les grands hommes politiques ont toujours à la fois exigé et donné. C'est ce que nous demandons aujourd'hui aux Français. Donner et recevoir. L'Europe, ce n'est pas simplement une créance que l'on obtient, c'est aussi un don à l'histoire.

Propos recueillis par LAURENT JOFFRIN

(1) Le mot « social » ou « sociales » ou « sociaux » apparaît 89 fois sans compter la locution « Comité économique et social » qui, elle, revient 52 fois

Laurent Joffrin




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5 maggio 2005

Città sporca

Il sette maggio il nostro amato sindaco, copiando da non so bene quale paese europeo, organizza la “festa dei vicini di casa”.

Iniziativa carina e ben intenzionata, anche se forse un poco imbarazzante.

Iniziativa insopportabile se si fa solo un attimo caso allo stato della città di Roma, alla sua endemica e sempre crescente sporcizia. Festeggiare con i miei vicini che ogni giorno evitano di fare i due passi necessari a trovare, dietro l'angolo, un cassonetto già svuotato e mollano le loro monnezze per strada davanti al nostro cassonetto stracolmo, non mi sembra il massimo.


Mi spiace, Veltroni è una persona che stimo e continuo a stimare, ma (anche se sembra che la sua popolarità sia alle stelle e la rielezione certa), credo fermamente che dovrebbe concentrarsi davvero solo su due cose: il traffico e i trasporti, e il funzionamento dell'AMA (i monnezzari, per chi non lo sapesse). Perché la gente è sporca e sporca, ma non la si educa se non facendo trovare tutto talmente pulito da far vergognare davvero chi sporca.




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5 maggio 2005

D'Alema blairista e neocon?

Francesco scrive un post a caldo sul convegno di Italianieuropei.
Consiglio da blogger: non fidarti troppo della stampa, ma verifica meglio le notizie. Leggiti la lettera di Pino Arlacchi oggi su l'Unità. Mi sembra molto istruttiva di quanto il macinino dei media crei ad arte inutili polemiche di politichetta. Non amo particolarmente D'Alema, ma questa volta hanno costruito da arte un bel falso o, quantomeno, una semplificazione furbetta del suo pensiero.

(a proposito, il sito di ItalianiEuropei è quanto di più inutile ci sia sul web: mai che pubblicassero i documenti e le loro elaborazioni....)




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4 maggio 2005

La curva di Lesmo

I disegni modernissmi e la grafica netta del bianco e nero, la storia che oscilla fra la fedeltà al genere giallo e l'onirismo intellettuale cui si sentiva più vicino, qualche disegno un po' acerbo di un neofita del fumetto...
I personaggi vivi fin da subito, il fascino di Valentina fin dalla prima apparizione, con quell'impermeabile e quelle curve....

Avrò riletto le pagine de La curva di Lesmo almeno venti volte in questi anni, ed ogni volta ho scoperto qualcosa di nuovo, qualche particolare, la citazione di un libro o di un disco, un segnale che sarebbe poi stato sviluppato in quello che secondo me è sempre il capolavoro di Crepax, Valentina Intrepida.....



Ma è mai possibile?

E' mai possibile che siano passati 40 anni dalla pubblicazione della prima storia di Guido Crepax, La curva di Lesmo, a puntate a partire dal primo numero di Linus?
E' mai possibile che quei Linus mi sembrano infinitamente più moderni e pieni di cose di ciò che leggo e vedo adesso. Che quel mondo mi sembra più nuovo di questo?

Sono proprio irrimediabilmente vecchio?



(qui
Una bibliografia di Crepax in volume )






 






 




 








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4 maggio 2005

Aggiornamenti al blog

Oggi ho messo in home page una nuova versione del BlogRoll di Bloglines, e di conseguenza ho eliminato e aggiunto un po' di link dalla sezione link. D'ora in poi: nei link i siti snza feed RSS, nel BlogRoll i blog e i siti con RSS.

(fra i nuovi link segnalo il divertente test
VoteMach: fatevi il vostro posizionamento politico!)




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3 maggio 2005

Ferocemente europeista

Sono “ferocemente” europeista. Nel senso che spero in un’Europa politicamente, economicamente, culturalmente davvero unita, federale. Ma anche nel senso che spero che l’Unione Europea porti a propagare il modello di welfare di Francia e Germania (o meglio di Svezia e Finlandia) verso gli altri paesi membri. Nel senso che confido che la dimensione continentale consenta all’Europa di competere sul mercato globale, di accettare le regole della concorrenza e del libero mercato senza buttare a mare la sicurezza sociale e la protezione dei diritti sociali delle persone.
Per questo mi riesce difficile essere d’accordo con lo schematismo di questo articolo su la La Voce, secondo cui la direttiva Bolkestein è la panacea per quasi tutti i mali d’Europa, e i suoi critici sono solo disinformati o demagoghi contrari al libero mercato.
E per lo stesso motivo mi riesce difficile esser d’accordo con i critici integrali “à l’Attac”, per i quali dietro la liberalizzazione dei servizi notarili o della consulenza alle imprese, o dei servizi di pulizia, ci sarebbe un diabolico progetto di abolizione della sanità e dell’istruzione pubbliche.
In breve: possibile che non si riesca ad elaborare un discorso chiaro e non estremista, da una parte e dall’altra? Perché non è possibile stabilire che dovrebbe essere l’Europa in sé (e non i singoli stati) a definire un insieme base di beni e servizi pubblici da sottrarre alla libera concorrenza in quanto pubblici, evitando così ogni possibile fraintendimento? E perché sulla disciplina del lavoro non di riesce a formulare uno statuto dei diritti a livello europeo?
La scelta di difendere lo stato sociale e le varie protezioni a livello di singola nazione, abolendo di fatto l’Europa, mi sembra particolarmente miope. Ma altrettanto miope mi sembra che gli europeisti (e la concreta amministrazione europea, la Commissione), continuino a far vivere l’Europa solo attraverso la liberalizzazione dei mercati e una deprimente idea di un’Europa dei banchieri e degli imprenditori, e non delle persone (del popolo europeo??): è inutile lamentarsi della facile demagogia anti europea, se si fa nei fatti di tutto per fornirgli buoni argomenti.




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