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appunti sicuramente utili a me, a volte anche agli altri,


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22 agosto 2005

Meticci

Una amica ebrea italiana sposata a un nero francofono aspetta, felice, un figlio. Sarà un meticcio stigmatizzato da quel genio di Pera?

Leggetevi
salam(e)lik, segnalato pochi post fa sul cannocchio da letiziapalmisano .




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22 agosto 2005

a scanso di equivoci...

...chiarisco che criticare Monti non significa approvare le idiozie di Tremonti il quale dice:

"I tecnocrati che hanno fallito in Europa falliranno anche in Italia. A casa tutti. Mario Monti abbia la coerenza e la logica di ammetterlo e di tacere. A qualsiasi titolo e in qualsiasi contesto"

come se lui non fosse un tecnocrate che ha ampiamente e tragicamente fallito in Italia. Che faccia di c..
Ci vada lui, a casa, e al più presto.




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22 agosto 2005

Il mercato del centro

Ancora una volta, il fondamentalismo di mercato della nostra “classe dirigente” prova a produrre danni. Non so se è il caso di preoccuparsi o di prendere con totale sufficienza le affermazioni di Mario Monti sulla necessità del grande centro, il solo che sarebbe in grado di trasformare l'Italia in un paese “moderno”.
C'è da preoccuparsi, se si pensa alle perduranti tentazioni democristiane del nostro ceto politico, e alla atavica paura di vera innovazione sociale che caratterizza il nostro capitalismo piccino piccino.
Ma si può anche farsi beffe dell'idea balzana di un grande centro “moderato”, visto che tutto il mondo vive un'epoca di estremismo e polarizzazione. Cosa c'è di più estremo del neoconservatorismo di Bush, o dei vari fondamentalismi religiosi?

Piuttosto, mi interessa di più notare come sia rischioso fidarsi di chi vede il mondo ad una sola dimensione. A sinistra, molti cosiddetti “riformisti” hanno eletto anzitempo Mario Monti ministro dell'Economia del futuro governo Prodi. Ora, dovranno ricredersi, per nostra fortuna. Non abbiamo bisogno di gente che valuta il mondo col solo metro del mercato, che vede l'uomo ad una dimensione. Vogliamo una politica che serva al benessere e alla felicità delle persone,  un'economia che preservi l'esistenza della nostra terra. Vogliamo qualcuno che abbia letto e meditato quanto scrive Amartya Sen (guardatevi oggi la bellissima intervista su L'Unità), e che metta quindi la politica, e la libertà delle persone, davanti all'economia.




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17 agosto 2005

Gabinetti

dal libro on line di Luca De Biase, un frammento illuminante:

Un esempio minimalista: molti italiani possono testimoniare che un tempo i gabinetti delle stazioni ferroviarie erano abbastanza puliti e gratuiti, poi sono diventati sempre più sporchi e infine sono tornati abbastanza puliti ma a pagamento. Insomma, un servizio monetizzato ha sostituito un bene culturale tradizionale, cioè il rispetto delle persone per il luogo pubblico. (© Copyright 2005 Luca De Biase - Creative Commons)

Sto preparando un po' di osservazioni (non solo su questo acuto frammento). Ci tornerò fra qualche giorno...




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17 agosto 2005

Ciclisti

Da qualche giorno vado al lavoro in bicicletta, attraversando più o meno tutto il centro di Roma, da Porta Latina fino a Piazza Mazzini. E' facile in questi giorni di scarso traffico ma, in realtà, non sarebbe così difficile anche in altri periodi.
Infatti, a dispetto di ciò che si crede, Roma, almeno nella zona centrale, non è tutta salita e discese o, perlomeno, è facile evitare i dislivelli più ripidi.
Non sarebbe, dicevo.
Se ci fossero piste ciclabili, se quelle che ci sono non fossero improvvisamente interrotte da lavori, senza segnalazione alcuna. Se qualcuno credesse alla loro utilità non solo per scopi ludici. Se ci si ricordasse che così come ogni nuova strada per le auto genera nuovo traffico e nuovo inquinamento, così forse ogni nuova pista ciclabile genererebbe nuovo traffico su due ruote...
E non è nemmeno vero che non c'è spazio per farle. manca solo la voglia, il credere che sia utile.




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11 agosto 2005

Titoli, sottotitoli e articoli

Dopo una lunga serie di commenti a questo post  ho scritto una lettera a l'Unità, che qui sotto riporto:

Ho apprezzato molto per il suo notevole interesse l’intervista di De Giovannangeli a Mahmud al-Zahar, capo di Hamas, così come molti dei suoi reportage da Israele di questi giorni. Mi sono sembrati esempi di buon giornalismo di informazione.

Tuttavia, mi ha sfavorevolmente colpito la scelta del titolo, dove si è messa in evidenza – giustamente – la notizia che Hamas non sparerà durante le operazioni di ritiro da Gaza, ma si è occultata l’affermazione finale (e fondamentale) dell’intervistato. Letteralmente: “in prospettiva non c'è possibilità di coesistenza tra due Stati in Palestina. O noi o Israele”.

Ora, questa affermazione indica chiaramente che c’è quanto meno molta ipocrisia in chi sostiene che l’occupazione dei territori da parte di Israele sia la “vera” causa del fallimento del processo di pace. Se Hamas prevale fra i palestinesi, come purtroppo è possibile, ben altro sarebbe il problema.

Non era forse il caso di mettere in maggiore evidenza quella frase, e non sarebbe il caso di rifletterci e di commentarla, in tutta la sua gravità?

Ho difeso e difendo l'Unità, ma credo si possa migliorare.

PS: navigare nel forum on line dell'Unità è istruttivo di quanto sia diffuso il ciarpame antisemita. Temo che navigare ovunque lo sia. Anche qui da noi sul cannocchio c'è un blog ignobile che non linko (così non lo visitate). Tra l'altro tutto in maiuscolo, che è contro qualunque netiquette, lo sanno anche i bambini....






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9 agosto 2005

L'Italia sta morendo?

Stamattina, come reazione all’ascolto della notizia del declassamento dell’Italia da parte di S&P, ho avuto una intuizione, o un sospetto. Forse l’Italia è perduta per sempre, forse sta morendo, come dice un blogger che ha solo 18 anni e di cui potrei essere padre (ed è significativo che a quell’età si possa usare un titolo del genere per un post).

Ma forse, è solo che l’Italia anticipa come sempre tendenze (negative) mondiali.

Negli anni ’20, abbiamo avuto la ventura di inventare il fascismo. I tedeschi, che notoriamente fanno le cose meglio di noi, lo hanno migliorato grazie alla variante nazista.

Ora, stiamo precipitando nella recessione continua. Forse, stiamo semplicemente anticipando l’inevitabile trend europeo. Il prossimo è il secolo cinese e indiano, si dice.




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9 agosto 2005

Un segno della privatizzazione del mondo

Non voglio entrare nel merito di ciò che significa il declassamento dell’Italia operato da Standard’s & Poor. Forse ci tornerò più tardi.

Quello che voglio segnalare e ciò che continua a colpirmi ogni volta che un’agenzia di rating formula un giudizio sul nostro Paese (ma sarebbe lo stesso se il giudizio riguardasse, che so, il Portogallo o la Corea del Sud o la Mongolia…).

In pratica, ci sono aziende private, che come tutte le aziende private lavorano per il proprio profitto e quindi difendono i propri interessi, e che possono ovviamente avere specifici interessi in determinati paesi o settori, che determinano in misura significativa le politiche di stati nazionali sovrani, per il tramite delle loro valutazioni sul debito.

Scusate, ma a me questa privatizzazione del mondo, questa economia “di mercato” che si mangia la politica, continua a sembrarmi una enormità ed una assurdità, la negazione della democrazia. Anche quando nel merito il giudizio è corretto, anche quando il castigato di turno è il disastroso governo Berlusconi.




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5 agosto 2005

anche oggi una segnalazione

sul terrorismo, Jean Daniel pubblica un editoriale molto interessante circa la nostra relazione con l'Islam e anche circa le nostre responsabilità e quelle di Israele.
Riporto qui un passo essenziale, ma consiglio la lettura integrale


Comment veut-on aujourd’hui, par exemple, que Mahmoud Abbas, en Palestine, se sente dans une pleine légitimité pour lutter contre le Hamas et le Djihad islamique lorsque la courageuse décision d’évacuer des colons de Gaza s’accompagne de la poursuite de la construction d’un mur qui compromet l’intégrité du futur Etat palestinien et les négociations pour y parvenir?

Il arrive souvent que des esprits justement soucieux de la sécurité d’Israël voient dans une telle analyse une manifestation d’antisionisme sinon d’antisémitisme. Pourquoi, disent-ils, le conflit israélo-palestinien serait-il responsable des autres drames du monde? Comment ignorer que les terroristes qui ont détruit les tours de Manhattan le 11 septembre 2001 se souciaient des Palestiniens comme d’une guigne? Ces observations, en apparence de bon sens, révèlent soit une ignorance soit une cécité protectrices. Oui, si étrange que cela puisse paraître, ce qui se passe dans cette région du Proche-Orient concerne une grande partie de la planète. Et d’abord les Européens et tous les Occidentaux sans exception. D’une part, ces derniers portent le poids de leur responsabilité dans un colonialisme arrogant et cynique, dont le monde arabe a souffert plus que les autres et dont Israël apparaît, à tort ou à raison, comme une dernière survivance. D’autre part, ce sont les Européens qui sont à l’origine de la Shoah, c’est-à-dire de l’une des entreprises d’anéantissement les plus monstrueuses de notre histoire commune. Chacun sent bien que le conflit israélo-palestinien met en branle des enjeux qui dépassent mille fois ses protagonistes.
Si l’on ajoute que ce conflit se déroule sur une terre promise à quelques millions de juifs mais que 1 milliard de musulmans et 1 milliard de chrétiens considèrent comme sainte; si l’on précise encore que les Etats-Unis, sous la pression croissante des évangéliques chrétiens – plus forte désormais que celle des lobbies juifs –, se comportent à l’égard d’Israël comme s’il était le 51e Etat de leur fédération, alors on n’est pas étonné de voir tous les regards dirigés vers ces lieux. Sans doute le terrorisme qui se veut islamiste est-il né bien avant la guerre d’Irak et avant l’exaspération du conflit au Proche-Orient. Mais la guerre d’Irak a multiplié les agents du terrorisme en lui fournissant des alibis de guerre contre les Etats-Unis et Israël ainsi que contre les «Croisés» de la vieille Europe. On dit que si les forces américaines évacuaient l’Irak et si les Palestiniens disposaient d’un Etat, cela ne supprimerait même pas un seul acte de terrorisme. Sans doute. Mais, ce qui est plus important, c’est que cela enlèverait aux terroristes les milieux de complicité où ils puisent leurs revenus et leur logistique.
Comment les Etats-Unis ont-ils cru pouvoir garder une autorité quelconque auprès des opinions publiques arabes et musulmanes lorsqu’ils ont maintenu leurs liens privilégiés avec les gouvernements les plus corrompus et les plus despotiques? Pour arrêter les voleurs, il est plutôt recommandé aux gendarmes d’être intègres. Avant d’imposer la démocratie, il vaudrait mieux s’inquiéter de savoir ce qu’un peuple entend et souhaite voir réaliser par ce mot. Sans légitimité, les musulmans qui luttent contres les terroristes risquent de se sentir toujours, à tort ou à raison, des traîtres.




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4 agosto 2005

La nuova economia: una segnalazione

Tornato dalle ferie, sto trovando molto interessante il libro che sta mettendo on line Luca De Biase.
Ne consiglio vivamente la lettura....




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