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30 gennaio 2006

Partiti e primarie

I risultati di Milano confermano che le primarie per i partiti dell'Unione sono un'idea davvero vincente: mobilitano militanti e simpatizzanti, permettono di competere ed esprimere le varie sfumature programmatiche, ma in un contesto che fin dall'inizio riduce l'astio reciproco fra i concorrenti ed anzi, finisce per avvicinarli. E per di più confermano la presa dei partiti sul corpo largo dei simpatizzanti.
Infatti, fino ad ora i risultati sono stati in genere coerenti con le indicazioni dei partiti, il ché è certamente un buon segnale per i gruppi dirigenti.

Quindi, viste tali grandi virtù, perché nei partiti dell'Unione spesso serpeggia la "paura" delle primarie? Direi quasi che dovrebbe essere il contrario. Se non ci fossero, bisognerebbe inventare le primarie, perché si stanno dimostrano un bel modo di ricollegare i partiti alla famosa "società civile".




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27 gennaio 2006

IRA - HAMAS?

Continuo ad essere assai preoccupato della vittoria di Hamas, e anche della possibile reazione eccessiva (anche se comprensibile) da parte di Israele.  Resta che si tratta di un voto democratico, e che forse la democrazia può trasformare chi la usa, fosse pure per fini strumentali. Resta che nei fatti già ora Israele ha trovato un modus vivendi con molti amministratori di Hamas (le ultime elezioni amministrative avevano già dato la maggioranza ad Hamas). Resta che Hamas ha rivendicato l'ultimo attentato suicida nell'agosto di due anni fa, e che Hamas non è la stessa cosa della Jihad Islamica, che continua a far morti israeliani. Resta che è paradossale che Hamas si sia annesso come suo successo il ritiro unilaterale da Gaza, con perfetta consonaza di vedute con i più estremisti del Likud.
Così, vorrei che i politici israeliani ricordassero la cosa migliore che ha fatto Blair nella sua carriera: riuscire, a forza di tentativi e di trattative con il Sinn-Feinn, a disarmare l'IRA.
Per la pace e la sicurezza, bisogna trattare pure con il diavolo, sopratutto se è un diavolo molto complicato. Che ora dovrà amministrare e governare nei territori e, quindi, dimostrare che la sua capacità di "assistenza sociale" (uno dei motivi della vittoria) non è fuffa, così come la sua incorruttibilità...




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26 gennaio 2006

Il peggio (della democrazia)

In libere elezioni pare che i palestinesi abbiano dato la maggioranza assoluta ad Hamas. Al peggio non c'è mai fine e, come ben sappiamo, la democrazia ha il pessimo difetto di poter trasformarsi "legalmente" nella peggiore dittattura o nella peggiore teocrazia.
Ora, poco importa capire i motivi interni per cui ciò è successo (la corruzione di Fatah contrapposta alla purezza e alla capacità di fare "solidarietà" concreta e aiuto di Hamas). Ciò che invece sarebbe importante è capire cosa fare ora. Ora che un movimento che continua e continuerà a non riconoscere lo stato di Israele governerà legittimamente i territori.
Lo devono capire prima di tutto gli israeliani, sperando che non facciano l'errore uguale e contrario di votare in massa per il Likud e non dare speranza al nuovo partito di Sharon e/o ai laburisti. Che devono interrogarsi seriamente sull'efficacia della loro politica di sicurezza che, a quanto pare (oltre alle oggettive sofferenze per la gente comune in Palestina), sta contribuendo a ridurre la sicurezza dello stato, e non ad aumentarla.
Lo devono capire gli USA e tutti i teorici dell'esportazione della democrazia, che per l'ennesima volta vedono le loro profezie contraddette dai fatti, in modo perfino paradossale (è la democrazia, baby...). E che agitando la guerra di civiltà hanno dato spazio infinito ad ogni fondamentalismo, dove ogni fondamentalismo ha terreno fertile nella disperazione.
Ma lo devono capire anche tutti i pacifisti più o meno integrali che, col loro appiattirsi sulla "causa palestinese" e il loro non vedere la sofferenza del popolo di Israele, hanno dato spazio ad ogni vittimismo e non hanno mai messo in discussione la deriva corrotta e incapace della dirigenza palestinese.
E infine, lo devono capire anche i politici europei divisi e pavidi, anche loro corresponsabili per non aver fermato flussi finanziari esagerati e sistematicamente sprecati per lo sviluppo dell'economia locale.

Questo è uno sfogo, un triste sfogo per l'ennesimo fallimento e l'ennesimo allontanarsi della possibilità di dialogo fra persone umane. Uno sfogo che spero sia presto contraddetto dai fatti - magari perfino da risultati ufficiali diversi da quelli che tutti per ora prevedono.




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25 gennaio 2006

La politica della coda lunga

Ho assistito con un certo distacco alla consueta rappresentazione di un’assemblea degli iscritti della mia sezione DS. Ho evitato di intervenire e, arrivato un po’ tardi, sono restato in fondo alla sala, all’imbocco del corridoio.

Da dietro, potevo apprezzare le nuche prevalentemente canute dei convenuti che facevano – devo dire – un certo contrasto con la relativa giovane età del terzetto che presiedeva la riunione: la nostra segretaria, il segretario dell’Unione municipale e il garante inviato dalla Federazione.
La presenza del garante era motivata dal tema “sensibile” della riunione: la consultazione sulla scelta di presentare anche a livello di Municipio e di Comune una lista unitaria con la Margherita.
Il dibattito si è dipanato sui soliti temi e sui soliti livelli medi, senza aggiungere né togliere granché a quanto ciascuno di noi già sapeva e pensava. Del resto, una consultazione a decisione sostanzialmente già presa è sembrata un po’ a tutti (a parte qualche pasdaran dei formalismi dello statuto del partito) vagamente inutile.

Mano a mano che ascoltavo gli interventi, mi sono reso conto che stavamo tutti in un mondo a parte, che stiamo davvero diventando una strana specie di persone, noi iscritti ai partiti, e soprattutto noi iscritti al partito. Un mondo a parte, eppure necessario. Che per sopravvivere deve cambiare profondamente, ma che se non sopravvivesse provocherebbe una catastrofe per la nostra democrazia.

Negli interventi ho sentito, come ormai accade molto stesso, tutto e il contrario di tutto. Chi negava in radice tanto l’utilità pratica quanto la validità strategica della lista unitaria, chi invece ne perorava la causa in modo integrale; chi lamentava l’indecenza di associarsi nella stessa lista a figuri recentemente riciclati e attaccava personalmente Rutelli, e chi notava che l’unità si fa solo accettando l’altro, di modo che loro non possono certo chiederci di abolire D’Alema, ma neanche noi possiamo scegliere chi ci piace nella Margherita.
E dietro a queste “diverse sensibilità” (che bell’eufemismo...) ho sentito visioni del mondo molto ma molto diverse, il radicalismo all’antica, la convinzione che il non essere più comunisti è in fondo solo una maschera dovuta ai tempi, accanto all’altrettanto non detta convinzione che unico scopo di una sinistra possibile sia la blanda correzione di un sistema di mercato non modificabile, ecc.
Eppure in tutti, in Alfonso che teorizzava il partito democratico qui ed ora, in Alberto ulivista della prima ora, in Andrea coerentemente contrario ad ogni deriva moderata, restava un anacronostico (visto da fuori) ed essenziale (visto da dentro) orgoglio di partito: l’idea della nobilità del ruolo del partito, e dell’essere noi militanti di base contemporaneamente società civile e quadro fondamentale della politica.
Un’idea che però, ormai, rischiamo di raccontarci fra di noi e che non corrisponde a un sentire comune e ad un apprezzamento più vasto del nostro ruolo. La famosa “gente comune” magari apprezza Fassino come personaggio pubblico (direi televisivo) serio e credibile, ma non collega più di tanto quella particolare persona con l’esistenza, dietro di lui, di un partito fatto di persone in carne ed ossa ma anche di ideali e strutture organizzative istituzionalizzate.

Cosa spinge questo ormai relativamente piccolo gruppo di persone a questa appartenenza? (escludendo ovviamente dalle motivazioni eventuali bassi interessi, che non fanno parte dell’economia di questo mio discorso...) E come si può fare in modo che le teste non si incanutiscano ancora di più? Perché è questo il vero problema. Come ha notato molto acutamente Barbara Spinelli su un altro piano – quello delle istituzioni europee (a proposito, leggete se non lo avete ancora fatto: è davvero un grande articolo), senza le persone non si fa nulla di nuovo, ma senza istituzioni che durano le persone non combinano niente. Ed è per questo che servono i partiti, e serve il partito della sinistra (democratico o socialdemocratico, qui poco importa).

Ecco, forse è qui, in questa necessità impellente ed essenziale per la nostra democrazia, questa necessità di includere nuove persone e nuove forze, nuove idee e nuovi sentimenti, che sta la vera e maggiore motivazione di un futuro partito democratico.

Siamo, o stiamo diventando un mondo organizzato sul fenomeno della coda lunga. Che è l’esatto contrario della società di massa. Ai consumi di massa, concentrati sui prodotti uguali per tutti, sui best seller, si sostituiscono progressivamente i consumi personalizzati, la costruzione di una varietà di soluzioni perfino autodeterminate dai consumatori. Alle classi sociali uniformi si sostituiscono segmenti sociali sempre più complessi, alle identità personali unidimensionali basate sul solo lavoro si sostituiscono identità plurime, fatte di tanti pezzi, magari per nulla coerenti fra loro. I consumi, le classi sociali, le identità, le idee, non si concentrano più così facilmente in pochi gruppi, a dispetto dei tentativi titanici dei mass media tradizionali, ma si disperdono, appunto, su una lunga coda disegnata su un grafico. E questo è tanto più vero per le opinioni politiche di chi ha opinioni politiche.

Questa trasformazione è enormemente positiva, perché combatte il broadcast (dove sempre tutto è dall’alto verso il basso) e abilita la partecipazione fra pari (peer to peer); ma è enormemente rischiosa perché individualizza i rapporti e può tradursi in una atomizzazione della società. Questa trasformazione richiede quindi la capacità di fare comunità basata sulla condivisione, sull’inclusione ma anche sull’assunzione come dato di fatto dell’infinita varietà di microposizioni politiche e della loro completa legittimità e, soprattutto, utilità al fine di costruire una politica possibile.
Ecco, sogno per il mio vecchio partito una progressiva trasformazione per inclusione, fino a trasformarlo in un partito della coda lunga. Perché di istituzioni-partito c’è bisogno per governare davvero i processi politici, come di grandi aziende c’è bisogno per competere sul mercato. E però, così come le aziende innovative alla Google o alla E-bay hanno progressivamente trovato il loro modello di business adattandosi all’ecosistema dei propri utenti e non imponendo loro soluzioni centralizzate, così dovrebbe fare un partito con l’ecosistema dei propri aderenti e simpatizzanti.
Nell’assunzione, essenziale anche se qui sottintesa, che una differenza fondante e nettissima fra destra e sinistra esiste e continuerà ad esistere per tutto il futuro ragionevolmente prevedibile, come insegnava il buon Norberto Bobbio.

Tag: ; ;




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19 gennaio 2006

Sinistra, ebrei e complessità

Giorgio Israel citato dal signoredeglianelli dice molte cose giuste ed altre piene di forse inevitabile acredine sul tema. Credo fosse più equilibrata Clara Sereni, ma posso capire il punto di vista. Mi riprometto di approfondire sulla faccenda di Luciano Lama, che mi tocca da vicino per vari motivi...
Technorati Profile




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19 gennaio 2006

Saldi

Il mio fratellone mi segnala, e non posso fare a meno di pubblicare:
Questa non mi è arrivata via Internet, era sul parabrezza della mia macchina.
Ormai la propaganda del Banana serve come macchietta popolare.





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19 gennaio 2006

Metalmeccanici

Digitando su Google la parola "metalmeccanici" si ottengono 1.150.000 link. Digitando la parola "Unipol", si ottengono 3.100.000
Su Technorati, i blog che citano la parola "
metalmeccanici" sono 519, quelli che citano la parola "Unipol" sono 2.143.
Ne deduco che anche sulla rete, e anche nella apparentemente libera conversazione in rete, quella che molti ideologici del blog vedono come una vera rivoluzione democratica dal basso, l'agenda mediatica è sempre la stessa. il milione e seicentomila persone in carne ed ossa che chiedono pochi euro di aumento per arrancare dietro una vita dignitosa sono meno importanti delle fanfaluche mediatiche di Berlusconi e della supposta questione morale dei DS, nonché degli arricchimenti facili (e certamente squallidi), di Consorte e Sacchetti.
Se davvero crediamo nella forza della rete, tentiamo un po' tutti di avere uno sguardo meno strabico. Una volta si diceva "controinformazione..."

PS. Ho letto un'agenzia Reuter di pochi minuti fa secondo cui finalmente il contratto dei metalmeccanici è stato chiuso, per 100 euro di aumento lordo spalmato in poco più di un anno, più una una tantum per la vacanza contrattuale. Spero che quel saccente di Piero Ichino rifletta sul fatto che i blocchi stradali non sono certamente gradevoli, ma sono ormai l'unico modo per gli ultimi della terra di farsi sentire in un mondo dei media caratterizzato da un assordante silenzio sulla realtà, e un'enorme moltiplicazione delle bugie.





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17 gennaio 2006

Complessità e manicheismo

Segnalo e consiglio vivamente la lettura dell'articolo di Clara Sereni pubblicato su L'Unità di ieri, e riportato qui. Consiglio anche la lettura dei numerosi commenti. Personalmente, ho tentato di chiarire i danni del manicheismo di chi tende a vedere sempre solo un lato delle cose...




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13 gennaio 2006

Non è un complotto però...

Mentre Berlusconi ci inzuppa il pane e continua a fare le sue schifezze e a far approvare le sue leggi ad personam e a trafficare in affari e politica come ha sempre fatto fin dai tempi di Craxi e continuerà  fare finchè campa, i DS non trovano di meglio che continuare con la litania "non è un complotto però è un'aggressione".
No, non si può continuare a rispondere così, ammettendo solo fra le righe di aver sbagliato logica. Sbagliato logica non perché le coop non possono avere una banca se no non sono più pure, ma perché la politica deve occuparsi di affari, deve riformare il capitalismo e cambiare le regole del mercato, ma non deve occuparsi di un singolo affare.
E poi, poffarbacco, un po' di banale tattica: c'è bisogno di riconquistare i giornali e i "poteri forti", se no si perdono davvero le elezioni (che fra Berlusconi trionfante e Ratzinger che darà istruzioni precise ai preti, sono assai difficili da vincere). Quindi, smettiamola con l'accusa ai vari Corriere e Sole 24 Ore, e limitiamoci a prendercela con Il Giornale e Libero. Che, tra l'altro, è davvero più corretto.
Il Sole 24 Ore per esempio, ieri pubblicava una attenta analisi della storia dell'intercettazione di Fassino dove si faceva notare come sia molto strano che Consorte abbia chiamato Fassino lasciandosi andare a quelle affermazioni pur già sospettando di essere intercettato. Come se la cosa fosse voluta, proprio per mettere in mezzo il segretario.
Non mi sembra davvero una aggressione ai DS la pubblicazione di un simile articolo....




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12 gennaio 2006

Victor Hugo, I miserabili

Sognare di prolungare indefinitamente le cose defunte e di governare gli uomini con l’imbalsamazione, restaurare i dogmi in cattivo stato, rindorare le teche, rintonacare i chiostri, ribenedire i reliquari, riammobiliare le superstizioni, vettovagliare i fanatismi, rifare il manico all’aspersorio e l’impugnatura alla spada, ricostituire il monachesimo e il militarismo, credere alla salvezza della società con il moltiplicarsi dei parassiti, imporre il passato al presente, tutto ciò sembra strano. Eppure si trovano teorici anche per simili teorie; costoro, intelligenti d’altronde, seguono un procedimento semplicissimo: applicano sul passato una vernice che chiamano ordine sociale, diritto divino, morale, famiglia, rispetto degli antenati, autorità antica, santa tradizione, legittimità, religione...


Questo brano è stato pubblicato nel 1862. Sembra scritto oggi. Sembra dedicato a tutti i corifei delle guerre di civiltà e a tutti i nuovi fondamentalisti – l’aspersorio e la spada.

Victor Hugo è stato davvero un grandissimo scrittore, e i nostri sono davvero tempi percorsi da un poderoso e triste tentativo di ritorno al passato.





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11 gennaio 2006

Buone notizie

Oggi umor nero e problemi di soldi. Però almeno una buona notizia: la ignobile legge che avrebbe equiparato gli assassini repubblichini, i deportatori di ebrei ai partigiani ed ai soldati belligeranti, è stata tolta dall'ordine del giorno del Senato. Magari a favore di altre leggi orribili, visto chi ci governa. Ma è lo stesso una gran bella notizia.




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9 gennaio 2006

Ritrovarsi

da qualche parte in rete una delle mie e-mail è pubblicata. Ciò provoca inevitabile spamming, ma anche bei ritrovamenti.




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4 gennaio 2006

Consorterie

Innanzitutto un sentito ringraziamento a Consorte e alla sua banda, per averci regalato una probabile sconfitta alle prossime elezioni, o quanto meno una vittoria dimezzata, dove un bel centro moderato ispirato dai famosi “poteri forti” terrà graziosamente all’angoletto la sinistra e i DS.
Poi, un ringraziamento doveroso alla colpevole ingenuità di Fassino e soci: come si può rispondere a prevedibili e pelose accuse usando gli stessi argomenti di Schifani e Bondi, o quasi?

Ciò detto, entriamo nel merito. Ho visto in giro per la rete non solo indignazione, sconforto, attacchi pelosi a Fassino e D’Alema in stile Beppegrillo, ma anche molti commenti a mezza via fra la sottovalutazione e la riflessione sul trappolone in cui sono incappati i DS. Una parte di noi che seguiamo con attenzione le faccende politiche da un lato non si stupisce che un partito possa avere le sue preferenze nel mondo dell’imprenditoria, e dall’altro si rammarica perché una serie di nodi irrisolti sulla “questione morale” siano usati dai nemici dei DS – fuori e dentro il centro sinistra – per organizzare un attacco davvero furioso, cui però i dirigenti DS stanno rispondendo malissimo e con armi spuntate.

Il problema, però, è proprio questo: solo una piccola quota di ben informati è in grado di fare i sottili distinguo che leggo sui blog. La generalità delle persone semplifica ed unifica la politica in un’unica massa informe di personaggi ambigui ed interessati, se non semplicemente ladri.

Come uscirne?

Oggi su l’Unità un Travaglio insolitamente sobrio e assai ben documentato argomenta con precisione alcuni dei termini della faccenda:


    le intercettazioni irrilevanti dal punto di vista giudiziario restano nella disponibilità delle parti

    qualcuno – probabilmente non i magistrati ma i finanzieri – ha cominciato la diffusione delle sole intercettazioni con Fassino, guardandosi bene dal diffondere le copiose intercettazioni fra Fiorani, Gnutti e Berlusconi, che pure sembrano esistere e farebbero emergere altrettante cosette interessanti

    Fassino aveva auspicato a suo tempo che tutte le intercettazioni che lo riguardavano fossero diffuse, perché non aveva niente da nascondere. Quindi (aggiungo io) non avrebbe dovuto infuriarsi se non per lo spezzatino dei testi ed il modo usato dal Giornale, ma non per il fatto in sé

    Mentre a destra sono tutti abituati ad avere politici inquisiti e corrotti, a sinistra giustamente ci si indigna. Quindi ogni comportamento appena appena opinabile diventa una montagna ed un disastro politico. E gli avversari ci vanno a nozze.


 

Qualche considerazione aggiuntiva:

Allo stato, risulta che Consorte e Sacchetti si sono fatti un bel tesoretto con insider trading e operazioni poco pulite. Non risultano fatti a carico di D’Alema né di Fassino (nello specifico, contrariamente alle qualunquistiche grillate anti D’Alema, allo stato è Fassino più di D’Alema ad avere problemi).

Unipol sembra ancora in ottima salute e, in ogni caso, allo stato non sembra che nessuno ci abbia perso soldi, anzi.

Viceversa Fiorani ha proprio rubato e correntisti ed azionisti di BPL ci hanno perso soldi. Il ché fa già una bella differenza fra le due storie, mi sembra.

Accanto a Fiorani per la faccenda BPL sono implicati un buon numero di politici di centro destra, ma ormai nessuno più ne parla.

La famosa commistione fra politica e affari è stigmatizzata per Fassino e Consorte, ma ignorata per Rutelli ed Abete (per non dire ovviamente per Berlusconi e Berlusconi...).

Tutti si stracciano le vesti per i DS che hanno perso la loro verginità, ma nessuno si scandalizza per l’invasione di trasfughi nella Margherita (dalle mie parti, numerosi consiglieri municipali di AN, di cui uno noto anche come usuraio, stanno passando armi e bagagli e voti ai nostri baldi riformisti doc...).

Il risultato di tutta questa canea è il solito: l’agenda la fanno sempre gli altri. È passata una legge finanziaria orrida, e nessuno ne parla. Sono state rese note intercettazioni compromettenti su Berlusconi che rassicura Cuffaro per le sue faccende mafiose, e nessuno ne parla. Sta per passare l’immonda legge che equipara ai partigiani i repubblichini massacratori di partigiani e complici della shoah, e nessuno ne parla...

Prodi su La Stampa di oggi tenta di volare alto, ma la mancanza di riferimenti precisi farà interpretare il suo articolo come un attacco ai DS. Eppure, dice indubbiamente il vero quando conclude:

Sarebbe ben più efficace, in un momento come questo, uscire dal bunker del fumus persecutionis, fumus che innegabilmente esiste, per dibattere serenamente e in assoluta trasparenza dei fatti e per separare i fatti dalle opinioni, le opinioni dai pettegolezzi, i pettegolezzi dalle calunnie.

Concludo aiutandomi con una citazione di un post perfetto:

Vorrei invece sapere che cosa significa in concreto e fin da ora, separazione tra politica e affari. Se ci sono i soliti esclusi oppure se questa separazione riguarderà anche la Margherita. L’ amicizia di partito tra l’attuale presidente di Bnl, Luigi Abete e Rutelli (entrambi contrari all’Opa Unipol) si dovrà annoverare tra le amicizie pericolose o l’aut aut vale solo per la sinistra e il vituperato movimento cooperativo? Oppure, se non è chiaro, la Margherita era contro l’Opa Unipol-Bnl perché conosceva risvolti penali personali (e non li ha denunciati) oppure perché temeva più semplicemente che una banca potesse diventare troppo vicina ai Ds, mentre era meglio che restasse il più possibile vicina alla Margherita? E questo l’errore politico? Meglio una banca della Margherita piuttosto che dei Ds?

Ecco, consiglierei ai dirigenti del mio partito (sono ancora e come sempre iscritto, in fondo...) di reagire non tanto condannando le intercettazioni illecite e pelose, (anzi, credo che Fassino farebbe bene a tornare alla prima maniera: diffondete pure...) quanto:

ricordando che la politica serve per governare l’economia, e quindi che le politiche industriali sono lecite ed anzi indispensabili. E che è normale “tifare” per il buon sviluppo delle imprese;

facendo autocritica sull’eccesso di tifo personale e specifico, ma ricordando che anche altri dovrebbero fare altrettanta autocritica;

attaccando senza tanta paura il tifo specifico altrui (quello di Rutelli per Abete, ecc.),

promuovendo ed accettando il codice etico proposto a suo tempo da Sylos Labini, con ciò spuntando le armi di critici moralisti alla Grillo,

chiedendo pulizia morale nella formazione della futura lista elettorale unitaria...




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3 gennaio 2006

Politica in rete: un dibattito maturo

Ho ancora poco tempo e troppo da leggere e scrivere. Prima o poi raccoglierò idee e fatti e vi tedierò con qualche decina di pagine di post sull'universo mondo. Intanto godetevi le interessantissime ed ormai davvero mature riflessioni di Granieri e di Caravita sulla politica in rete. A cui aggiungo solo che continuo a pensare che la strumentazione tecnica per una elaborazione condivisa di idee politiche in rete è già pronta (è semplicemente il wiki), ma che - com dimostra la fabbrica del programma, nessuno ha ancora avuto il coraggio di usarla




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