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14 maggio 2006

La scomparsa della musica classica

Ho provato, con curiosità, www.pandora.com, un sito che trasmette in streaming audio la musica che corrisponde al tuo “genoma musicale”: è sufficiente indicare due o tre canzoni o autori, e parte una playlist estremamente appropriata. Peccato che i diritti di trasmissione ne limitino l’uso ai cittadini USA. Anche il LAUNCHcast di yahoo, nella versione personalizzata, funziona più o meno allo stesso modo, con un meccanismo è un po’ più grezzo: selezioni un certo numero di autori di tuo gusto, e yahoo ti costruisce una radio personale sufficientemente vicina ai tuoi gusti musicali. Simpatico che ti informi anche del motivo di ciascuna scelta: l’autore è consigliato dai fan di uno degli autori che hai scelto, oppure è giudicato simile ai tuoi gusti dal software, e così via. E che tu possa, dando voti, modificare progressivamente le scelte della radio.

 

Tutto bene? Più musica per tutti?

Non proprio, perché una cosa manca sempre in questi meccanismi: la grande assente è la musica classica, che magari esiste in qualche radio internet (esattamente come esiste nei canali audio di sky, o altrove), ma è sempre sistematicamente esclusa da questi meccanismi: niente playlist personalizzate in questo ambito (e se qualcuno mi smentisce ne sarei davvero contento).

E se ci pensi, la differenza potenziale di una radio via internet rispetto ad una convenzionale, per quanto riguarda la musica, è proprio questa capacità di interazione con l’utente e di personalizzazione spinta. È questo il possibile business, e questo anche l’interesse specifico dei produttori di musica. Dato che è perfino troppo ovvio che questo meccanismo di personalizzazione non è del tutto gratuito, ma è proprio un gioco a guadagno condiviso: io ascoltatore fruisco di un flusso di musica di mio gradimento, con una buona dose di imprevedibilità (che se no comprerei o scaricherei un disco), ma nel contesto dei miei gusti e delle mie preferenze. E nel frattempo il distributore della musica si costruisce un mostruoso database dei gusti musicali, della loro composizione e articolazione, e può progressivamente progettare la musica giusta per ciascun segmento di mercato.

 

Ho detto progettare, perché la disponibilità di più mezzi di trasmissione della musica (il download, il podcast, il “vecchio” CD, il DVD e il video, le radio via internet, e soprattutto le ultraredditizie suonerie per cellulari) spingono le case discografiche non più tanto a scovare o allevare talenti musicali, quanto a progettare prodotti-canzoni che possano vendere con diversi packaging a seconda del meccanismo di diffusione. E quindi ci deve essere un riff adatto al telefonino, un’idea spendibile nel video, ecc.

 

Cosa c’entri la vera musica in tutto ciò, non mi è molto chiaro.

 

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Ieri sera ero al Pantheon, seduto per terra assieme a molte persone di ogni età (altri più fortunati occupavano tutte le sedie disponibili), ad ascoltare il Concerto Romano e il coro Officina Musicae che proponeva musiche a due a tre cori della scuola romana (In dedicatione templi), per celebrare il 1397° anniversario della Basilica di S. Maria ad Martyres (il Pantheon stesso, per chi non lo sapesseJ). Mottetti fra cinque e seicento, che non sono nemmeno il mio genere preferito, ma che mi hanno toccato. Come mi ha fatto pensare il direttore che, alla fine, ha chiesto di alzare la mano a chi, nel pubblico, sapesse leggere la musica. Con il risultato scontato di pochissime mani alzate.

 

******

 

Fino all’ottocento, non c’era altro modo di ascoltare la musica che dal vivo. E il modo più semplice di ascoltare musica era certamente di farla, o almeno di cantare. Ora possiamo ascoltare musica ovunque, dovunque. Mentre scrivo ascolto per curiosità un vecchio vinile comprato anni fa al fallimento di un grande negozio di Roma (Consorti, qualcuno lo ricorda?): Big Man, un improbabile musical scritto nel 1975 da Cannonball Adderley. Il mio iPod stracolmo di Mozart non mi abbandona quasi mai. Trovo tutto questo molto bello, perché amplia la mia – la nostra - possibilità di godere di una delle cose più belle della vita. E tuttavia sono un po’ spaventato. Mi viene il sospetto che la scomparsa della musica classica sia solo questione di tempo, che tutta la possibilità che abbiamo di tramandarla – non solo di tramandare le note scritte dai grandi compositori, ma anche le esecuzioni dei grandi musicisti, i momenti grandi dei grandi cantanti…- venga sprecata e assassinata da un progressivo disinteresse economico.

 

******

 

Nikolaus Harnoncourt, parlando dell’eccessivo mercimonio attorno alle celebrazioni mozartiane, certo con il solito vizio un po’ elitario dei grandi, diceva una grande frase: non è Mozart ad avere bisogno di noi. Siamo noi che abbiamo bisogno di Mozart.




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3 maggio 2006

Buon compleanno a Israele

Nei commenti al post precedente, un tal boicotta_israele mi manda off topic una richiesta contro la censura (?) del cannocchio nei suoi confronti. Preferirei che costui, di cui avevo a suo tempo letto qualche farneticazione, si dedicasse a leggere e meditare l'articolo  di Furio Colombo che compare oggi su L'Unità, dedicato ai 61 anni della nascita dello Stato di Israele. Forse sostituirebbe alle sue apodittiche certezze almeno qualche dubbio...

Buon compleanno, Israele 




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2 maggio 2006

Ipocriti

Dopo il 25 aprile, fanno finta di partecipare al primo maggio, anche se sono quelli che "il figlio dell'operaio pretende di essere uguale al figlio del professionista". E intanto accettano i voti dei fascisti. Perché non dovremmo fischiarli?




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