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28 marzo 2007

Il catalogo completo dei brogli

Mio fratello ha messo on line l'analisi più completa e dettagliata che abbia visto sui presunti brogli elettorali del 9 e 10 aprile, con una tabellona di analisi dei punti controversi, le stranezze, le possibili spiegazioni, e con dati statistici, dettagli procedurali ed ipotesi sul misterioso risultato elettorale.
Ne consiglio vivamente la lettura, in particolare della parte che analizza il comportamento di chi vota scheda bianca. E sarei curioso di sapere cosa ne pensate


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22 marzo 2007

Non occorre dire altro...

perché concordo totalmente.




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22 marzo 2007

Conservatori per destino e interesse?

I segnali, nella nostra Europa, sono abbastanza chiari:
  • Le opinioni politiche dell'Europa opulenta si spostano al centro, alla ricerca di una moderazione che salvi la capra dello stato sociale - che fa piacere alle classi medie - e i cavoli della ricchezza e del consumo energivoro per tutti:
    • Sta succedendo in Finlandia e nei paesi scandinavi, dove i socialdemocratici perdono terreno a favore di forze che si guardano bene dal rinnegare il ricco stato sociale locale, ma che comunque vogliono spostare l'asse dell'attenzione sull'individuo e sulla difesa di ciò che c'è, contro l'esterno.
    • Sta succedendo in Francia con Bayerau (leggendo Le Monde, mi sembra che anche quel giornale tradizionalmente vicino ai socialisti sia affascinato da quel "nuovo centro").
    • E' già successo con le grosse koalition di Germania ed Austria.
    • E' del tutto metabolizzato nel Regno Unito dopo anni di Blair.
    • E' intensamente desiderato da vaste forze qui in Italia, con l'aggravante e la complicazione che la costruzione di un centro sinistra illuminato si scontra con una chiesa che spera di tornare al medioevo.
  • Nell'Europa dei nuovi entrati, invece, rischia di vincere l'estremismo nazionalista, antisemita e omofobo, come in Polonia. La situazione è per fortuna più variegata, ma il timore che prevalga l'egoismo nazionale e la paura dell'altro è più che fondato. Del resto, quando in Francia appena due anni fa si discuteva solo dell'idraulico polacco che avrebbe tolto posti di lavoro, come stupirsi che in Polonia la risposta sia stata la chiusura identitaria reazionaria e cattolica?

Il fatto, profondo, che sta dietro a questi movimenti di opinione, mi sembra sia la percezione che non ce ne sia per tutti. L'Europa ricca si sente accerchiata, quella nuova teme di non arrivare in tempo al banchetto, perché tutti, in un modo o nell'altro, di fronte al grande disordine mondiale, percepiscono che non si può continuare così, che questo modello di consumo energetico - e quindi di disponibilità di beni materiali, di godimento feticistico delle merci - sia arrivato al termine.
Salvo sperare di chiudersi nel fortino, e che gli altri nel vasto mondo crepino pure, così forse si ricrea spazio e aria e clima per noi ricchi...

Solo che, temo, richiudersi nel fortino non funziona più.

Nei cinquant'anni del trattato di Roma, servirebbe una speranza, ma vediamo solo tecnocrati freddi e popolazioni impaurite o confuse. Il mio feroce europeismo non demorde, ma faccio sempre più fatica a vederne, a breve, esiti positivi, quando anche le grandi scelte tecnologiche, come il progetto Galileo, per non dir di Quaero, si impantanano negli egoismi negli interessi e nella insipienza.


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15 marzo 2007

Todos caballeros

Belpietro ci intrattiene sul giornalismo anglosassone e la necessità di non nascondere le notizie, e dimentica tutte le notizie su Berlusconi e i suoi sodali che ha sistematicamente nascosto e ignorato.
Berlusconi urla la sua indignazione per la gogna mediatica per il povero Sircana, e la sua solidarietà, tanto evidentemente pelosa da dimenticare che sono i suoi giornali e le sue TV i primi inventori e i maggiori profittatori del gossip globale che ci attornia.
L'effetto sulla gente è il solito: sono tutti schifosi e tutti uguali, questi politici e questi potenti, ma ovviamente, sono anche e contemporaneamente, da invidiare ed imitare.
Più la politica perde credibilità, più la gente considera todos caballeros, più la destra ne guadagna, più Berlusconi può far dimenticare le sue vere malefatte, confonderle nella melassa mediatica del gossip scandalistico.
Più denunci le malefatte del potere - e sebbene continua ad essere giusto farlo - più il potere si rafforza e più le malefatte diventano comportamento accettato ed accettabile. Come è ormai considerato accettabile pagare per un ricatto, invece di denunciare il ricattatore. Dimenticando che anche quello è un reato, ed è precisamente il principio sul quale si basa il pizzo mafioso.

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13 marzo 2007

Alle porte del congresso

Il momento della scelta fra le mozioni si avvicina. Il congresso della mia sezione è il 15, 16 e 17 marzo. Non ho scelto, e forse non sceglierò nemmeno, perché è una scelta che davvero mi sta stretta. Piuttosto, provo a mettere in ordine le cose che mi sembrano davvero importanti in questa faccenda.

Il grande disordine mondiale. Ciò che sta succedendo nel mondo non è la guerra di civiltà, come tanti ci vogliono raccontare, ma è semplicemente la fine del modello energetico e produttivo nato con la rivoluzione industriale:il picco del petrolio e la crisi climatica sono, letteralmente, la crisi finale del capitalismo in atto. E sono, però ed anche, la crisi finale dell'idea di socialismo come massimo sviluppo delle forze produttive, come produzione di tutto per tutti.

La grande ingiustizia mondiale. Come previsto dal vecchio filosofo con la barba, la fase suprema del capitalismo aumenta le diseguaglianze in modo parossistico. Come non previsto, le aumenta cammuffandole, le rende distribuite su scala globale, fa sì che un operaio del mondo occidentale sia incomparabilmente ricco rispetto a un abitante del Darfur, e tuttavia insopportabilmente povero nei confronti del suo manager che prende fino a 100 volte il suo stipendio.

Il piccolo disordine italiano. Ciò che sta succedendo in Italia è la totale frammentazione della società, della politica, delle persone. Di fronte a problemi colossali, al grande disordine mondiale che richiederebbe almeno un abbozzo di risposta dalla politica, il quadro politico offre frammentazione, litigi sul nulla, opportunismo, e quindi totale mancanza di credibilità. C'è una percepibile confusione che riesce ad esprimere in modo compiuto e chiaro solo l'odio delle persone nei confronti della politica. La politica è avvitata su se stessa e, ormai, è diventata essa stessa un settore produttivo sussidiato. Con i suoi numerosissimi clienti che dicono di odiarla ma ne campano, e chiedono favori e non diritti. La democrazia, rappresentativa o partecipata che sia, è quanto di più lontano da ciò che vediamo tutti i giorni. E anche le cose buone della politica, i risultati positivi di questo governo zoppicante, vengono sommersi dalla mancanza di credibilità.

La feroce ipocrisia pro-vaticana. C'è una feroce ipocrisia nei politici che fanno finta di difendere le opinioni cattoliche o delle gerarchie vaticane. La gerarchia vaticana, che non è affatto tutta la chiesa cattolica e non rappresenta affatto tutti i cattolici, fa la sua dura battaglia di conservazione. Come ha sempre fatto in quanto gerarchia e potere. I politici finto cattolici, da Rutelli a Mastella a Casini per non dir degli atei devoti alla Pera, si appoggiano a questa battaglia solo per ipocriti motivi di potere e bottega. E i laici sono costretti o a passare per anticlericali all'antica, o a fare continue dichiarazioni di compromesso, in cui non si capisce nulla. Basta e avanza, su questa faccenda, quanto detto qui. Ecco, ciò che mi interessa davvero in questa storia, non è la questione in se, ma il fatto, appunto, che segnala in modo chiarissimo il totale degrado della politica nostrana.

Di fronte a questa situazione, quali sono le risposte offerte dalle tre mozioni?
  • La mozione Mussi offre l'ennesima scissione, seguita forse chissà con una riunificazione a sinistra, non si sa bene se fra i socialisti di De Michelis o i rifondaroli di Bertinotti. Quanto a prospettive e programmi, niente di più delle solite cose generiche della vecchia sinistra.
  • La mozione Angius-Zani ci propone di aspettare per recuperare in qualche modo anche altri pezzi del ceto politico al grande progetto del partito democratico
  • La mozione Fassino ci propone di fidarci di una costituente a scatola chiusa, che nemmeno si sa quanto sarà democratica. E che, se si deve giudicare dal meccanismo di redazione del famoso manifesto per il PD, non promette affatto bene.

Eppure, dovrebbe essere chiaro che occorrerebbe un altro passo, un'altra sfida. Davvero, un partito nuovo. Quel partito che il famoso popolo dell'Ulivo continua ostinatamente a chiedere con tutti i suoi comportamenti, e dimostrando una pazienza enorme.

Sui contenuti:
  • Il grande disordine mondiale richiede progettare un nuovo modello di sviluppo, le cui parole d'ordine siano decrescita, sobrietà, dematerializzazione, alta tecnologia, carbon tax.
  • La grande ingiustizia mondiale richiede almeno di ripensare il welfare e la redistribuzione del reddito nei nostri paesi occidentali, senza farci impiccare ai vincoli dei mercati finanziari. Il manifesto dei 10 punti dell'ultimo congresso del PSE, che qui in Italia nessuno si fila, dice qualcosa in proposito. E, come nota Jaques Attali, bisognerebbe cominciare a dire che quando parliamo delle grandi spese per il welfare, parliamo di briciole rispetto alle montagne di denaro bruciate e rubate ed accumulate nei mercati finanziari ogni giorno.
Sulle procedure (che in questa faccenda del PD, come ho già detto, sono molto importanti, perché parlano della possibilità di recuperare credibilità alla democrazia):
  • La soluzione politichese di Angius-Zani è palesemente incapace di dare una risposta alla scomparsa della credibilità della politica: ricostruiremmo, forse, una federazione di nanetti più o meno litigiosi, non certo un nuovo partito davvero democratico.
  • La soluzione "restiamo come siamo (e poi si vedrà)" di Mussi, è molto rassicurante per gli apparati, ma purtroppo totalmente inefficace.
  • La soluzione Fassino, semplicemente, non si conosce.
Qualcuno dovrebbe infatti dirci se la costituente del nuovo partito sarà votata dai nuovi iscritti al nuovo partito con il metodo rigoroso di una testa un voto, o selezionata per cooptazione dai vecchi gruppi dirigenti. Se resteranno in vita regole antidemocratiche come quelle oggi vigenti nei DS secondo le quali i voti non sono tutti uguali, visto che i gruppi dirigenti uscenti di ogni congresso conservano il posto nei congressi di federazione e nazionali per diritto divino. Se si prenderà sul serio la democrazia di mandato. Se si metteranno paletti rigorosi di controllo della moralità degli eletti...

Ecco, vorrei poter discutere di futuro, di cose da fare, e sono costretto a discutere di procedure per ritrovare un minimo di agibilità e credibilità democratica alla politica. In fondo, sarebbero bastate poche parole chiare sulla forma della futura costituente, impegnative per entrambi i soggetti inizialmente contraenti, per convincermi e per consentirmi di passare oltre, a discutere di quale riformismo radicale e di quale sviluppo sostenibile serve all'Italia e al mondo. Ma così non mi sembra che sia, e quindi resto perplesso e mi vedo costretto a chiamarmi fuori e ad assistere da spettatore.


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10 marzo 2007

Premonizioni

Non so se riuscirò ad andarci, perché il tempo è quello che è. Però qualche giorno fa ho avuto una premonizione, e oggi scopro che domani si può rivedere un capolavoro introvabile: Anna di Grifi e Sarchielli, 1975.

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8 marzo 2007

Carbon Tax e welfare ricco, non demagogiche riduzioni fiscali

Il pensiero unico neoliberista è davvero troppo forte in questo nostro provinciale Paese. Tutta la stampa mainstream, da la Repubblica al Corriere alla Stampa al Sole 24 Ore, tutti gli economisti "indipendenti"  ci bombardano ogni giorno con severi moniti sul fatto che il governo non deve abbassare la guardia, che le eccezionali entrate fiscali dovute ad una rinnovata buona amministrazione devono essere usate solo per rimettere a posto il debito, accompagnate da solide riduzioni di spesa e, al massimo, usate con parsimonia per ridurre le aliquote fiscali medie.

Non è che non vi sia del vero in questi ragionamenti, perché è ovvio ed evidente che il livello di inefficienza e spreco della nostra macchina statale non solo consente ma rende indispensabili grandi risparmi di spesa inutile. E perché la diffusione di "fannulloni" involontari fra i pubblici dipendenti, a causa di una organizzazione paradossalmente e dolosamente caotica, è un fatto deprimente e causa anche di squallore morale. E perché, infine, se "riduzione delle aliquote" volesse dire anche una maggiore giustizia fiscale (insomma vera progressività), non potrebbe che essere la benvenuta.

Peccato che questo sia solo uno, e non il più importante, dei pezzi del problema. Mi sarebbe piaciuto di più se il viceministro Visco, invece di annunciare genericamente riduzioni fiscali
parlasse finalmente - assieme a tutto questo governo - della necessità urgentissima di trasformare tutto il sistema fiscale e della spesa verso l'adozione di una carbon tax pervasiva e incisiva, e verso la costruzione di un sistema di welfare ricco e capace di generare un ambiente favorevole all'innovazione.

Santa polenta, le proposte ci sono e sono pure precise (1)!

Altri paesi, primi fra tutti i pragmatici e riformisti inglesi e la grosse-koalition tedesca, e perfino il vecchio Chirac (quindi non dei pericolosi rivoluzionari), si stanno muovendo a grandi passi in questa direzione.
E noi ancora a fare il piccolo cabotaggio delle riduzioni fiscali sull'ICI senza capire:
  • Che bisognerebbe sì ridurre l'ICI (e l'Irpef), ma sostituirla in gran parte con una carbon tax adeguata.
  • Che i proprietari di case (e di auto. of course) dovrebbero pagare un'ICI proporzionale al consumo energetico dell'edificio, e non solo al suo valore.
  • Che abbiamo bisogno di agenzie che sviluppino ed eroghino con qualità beni pubblici essenziali, aiutino i singoli ad adottare modelli di consumo migliori, creino un welfare "ecologico" per consentire anche ai meno abbienti di essere "carbon neutral".
  • Che abbiamo bisogno di ammortizzatori sociali ricchi (e quindi costosi) per i giovani che devono poter inventare e rischiare, ma che per farlo hanno bisogno di fiducia e protezione.
  • Che abbiamo bisogno di dare fiducia all'industria ecologica.
Il pacchetto energia di Bersani e Pecoraro Scanio è sicuramente la cosa migliore fatta da questo governo. Ma il vero cambiamento culturale sarebbe che anche la politica fiscale e macroeconomica, che è il punto fondamentale di un governo, diventasse davvero carbon neutral.

PS. Nelle tre mozioni dei DS, nel Manifesto per il PD, nella mozione della Margherita, e neanche nei numerosi manifesti ecologisti a supporto delle varie mozioni (poiché gli ecologisti si sono sparsi uniformemente in tutte e tre le mozioni DS) non c'è mai scritto "carbon tax". Solo grandi petizioni di principio sullo sviluppo sostenibile, al massimo riferimenti - giustissimi - al bilancio ambientale e al superamento del dio PIL. Ben poco di ciò che davvero serve per fare riformismo vero
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(1) Qui c'è una visione particolarmente entusiasmante delle mille cose che si potrebbero fare. Qui ho scritto qualcosa su possibili interventi micro. Qui qualcosa su comuni e certificati verdi e bianchi. Qui parlavo di tasse un po' di tempo fa.

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7 marzo 2007

Intellettuale collettivo

Sono cresciuto in un'epoca e fra gente che credeva che il partito (il partito comunista, intendo) potesse essere un intellettuale collettivo. Per l'epoca, e per i mezzi dei quali disponeva, ciò è stato spesso molto vero. Mio padre, che ha finito le scuole di avviamento professionale (in pratica, la terza media dei poveri di allora), aveva una notevole cultura, direi di livello universitario, fatta nelle scuole di partito. Una cultura che non era nemmeno così dogmatica come ora si racconta, anche se certamente un poco di stalinismo passava per quelle strade.
Oggi, l'elaborazione intellettuale e culturale di quell'intellettuale collettivo che dovrebbe essere il nuovo Partito democratico, è affidata a oscure scuole che non partono mai e che, soprattutto, vedono una partecipazione elitaria, e alla cooptazione di 12 saggi (ma che c'entra Lina Wertmuller in tale consesso, tra l'altro?) per scrivere nel chiuso di alcune stanze, un Manifesto.
Oggi, l'intellettuale collettivo "partito democratico" avrebbe a disposizione strumenti di elaborazione intellettuale condivisa, la possibilità di aprire un dibattito pubblico non solo secondo i tradizionali meccanismi delle assemblee, ma anche tramite mezzi che consentano davvero di elaborare e riflettere insieme.
Ma nessuno ci prova nemmeno, a fare una cosa simile.
Guardatevi questo libro: è opera di un autore, che però ha pensato bene di aprirlo, di fornirlo in varie forme, di metterlo in discussione, di consentirne quindi, di fatto, una sostanziale evoluzione attraverso un dibattito condiviso. Ci vuole tanto a imparare a seguire un modello simile
? Oppure i nostri politici sono e continuano ad essere così tragicamente vecchi da non riuscire nemmeno ad accorgersi di simili possibilità?

Update: molto meglio di me, scopro che in qualche modo ne ha parlato il professore. Da leggere.

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permalink | inviato da il 7/3/2007 alle 14:51 | Versione per la stampa


6 marzo 2007

Molto bello, ma come si fa?

Ecco un breve e bellissimo Manifesto per il Partito Democratico alternativo a quello dei saggi.
Il problema è come farlo, un simile partito...




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6 marzo 2007

Nuove domande

Questa sera nella mia sezione si presenta la mozione Fassino. Premesso che l'obiettivo di un grande partito a vocazione maggioritaria orientato a sinistra, radicalmente riformista, in astratto è per me la soluzione giusta per l'Italia, anche perché è la risposta al costante desiderio di unità degli elettori dell'Ulivo, da sistematico dubbioso, ecco le mie domande a Morassut:
  • La procedura, in questa vicenda, se non è tutto è comunque molto. Non mi è chiaro, né nella mozione Fassino né nelle posizioni della Margherita, cosa davvero succede dopo il congresso. Cosa vuol dire in concreto "fase costituente"? Sarà possibile il giorno dopo i congressi iscriversi - come individui e/o come associazioni - alla Costituente del partito democratico? E in tal caso, saranno i singoli iscritti (una testa un voto) ad eleggere i delegati da mandare all'assemblea costituente del nuovo partito? E ad eleggere i dirigenti col metodo delle primarie? Oppure quell'assemblea sarà fatta per cooptazione come il famoso comitato dei 12 saggi?
  • Il Manifesto per (ripeto per) il partito democratico è emendabile? Nel caso, da chi sarà emendato? Davvero vi sembra soddisfacente che nella tavola di fondazione di un nuovo partito per il nuovo millennio non sia individuata come assolutamente prioritaria la questione della sostenibilità ambientale e quindi della radicale trasformazione del modello di sviluppo globale?
  • Rutelli sostiene Bayreau in Francia, schifa la Royal, dice che non entrerà mai nel PSE e che anzi il PSE fa un po' pena in Europa. Fassino dice che il PD sarà nel (ripeto nel) PSE, ma non lo scrive. Perché non si riuniscono e ci dicono cosa faranno davvero?
  • Posto che lo scopo è anche, pragmaticamente, di fare un partito del 30 e più percento, come si fa ad evitare la scissione a sinistra se non si chiariscono questi dubbi? Ricordo che una scissione sarebbe una sciagura e potrebbe portare alla fine ad avere a sinistra il PD (ancora di sinistra o almeno di centro sinistra, a quel punto? E non certo del 30%, temo), un nuovo "partito socialista" e una nuova "sinistra unita". I quali ultimi potrebbero finire per unirsi in funzione anti PD. Un capolavoro, se va a finire così...
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5 marzo 2007

Scenari

Provo a fare un esercizio mentale. Visto che alla fine bisognerà pur scegliere (oh, come invidio chi lo ha già fatto e non ha più dubbi...), penso sia utile provare a disegnare i possibili scenari che si aprirebbero dopo il congresso dei DS, a seconda del suo esito. Ovviamente lo sviluppo delle varie ipotesi è opinabile, e il futuro è come noto ben difficilmente prevedibile. Comunque, ecco qua.
  • CASO 1: Si decide di non fare il PD, come propone la mozione Mussi. L'obiettivo politico dei DS diventa quello di consolidare l'Unione e fare un grande partito socialista. Salvo negare il vincolo PSE (che impedisce unità organica con PRC e PDCI), si apre nella migliore delle ipotesi la possibilità di un processo di unificazione con SDI e, forse ma molto forse, Verdi. In breve, la "Cosa 3". Difficile immaginare percentuali da grande partito socialista europeo, ma c'è il vantaggio della salvaguardia più agevole di un pensiero riformista di sinistra. Si aprirebbe lo spazio per una vasta campagna di riflessione culturale e, forse per una vera rifondazione delle ragioni della sinistra socialista. Ma si rischierebbe di farlo in troppa solitudine. Resterebbe quindi del tutto aperto il problema del governo e della frammentazione. E, purtroppo, in questo quadro la competizione di questa "Cosa 3" con la sinistra radicale potrebbe divenire maggiore e non minore di quella di un eventuale PD: in altre parole, o ci si riunifica rifacendo il PCI, oppure ci sarebbero due partiti che finirebbero per competere a sinistra sinistra, nell'eterno frazionismo italiano. Noto che negli ultimi giorni Mussi parla sempre più spesso di unità a sinistra, il ché mi fa supporre che l'obiettivo della mozione non sia tanto il vincolo PSE, ma davvero provare a rifare il PCI. Il ché è legittimo e forse rappresenta un esito interessante di questa storia, ma rende questa strategia non sincera. Gradirei che i compagni che si riconoscono in quella mozione, e in particolare gli ultrà riformisti alla Caldarlola che ci si sono aggregati, chiarissero come la pensano.
  • CASO 2: Si decide di fare il PD, come sostengono in modo diverso la mozione Fassino e la mozione Angius. Qui si aprono 3 diversi possibili scenari, a seconda di come si procede:
    • Scenario 2.1: Si fa il PD come fusione fredda fra i due partiti. Il processo di fusione, cioè, è essenzialmente un'operazione di gruppi dirigenti, analogo a una fusione fra due aziende che si accordano col bilancino sui poteri da distribuire dopo la fusione (devo la metafora a Stefano Fassina). Nella mia esperienza personale, di fusioni di questo genere ne ho viste ormai tre, e tutte in perdita:l'azienda fusa è risultata ben più piccola della somma delle due. Il rischio che questo sia l'esito è altissimo, proprio per motivi di sociologia delle organizzazioni prima che politici: un ceto dirigente difficilmente molla il controllo su ciò che dirige, tende sempre all'autoconservazione, e solo forti stimoli esterni lo possono costringere a cambiare (leggetevi Mina in proposito). Se il PD sarà questo, non è detto che il risultato elettorale sia pessimo, vista l'infinita pazienza dell'elettorato ulivista unita alla possibile forza di "consenso da sottogoverno" che una tale formazione potrebbe sviluppare. Però, è certo che un PD simile sarebbe preda di una specie di deriva "democristiana", resterebbe la somma di due gruppi distinti e sempre pronti a nuova separazione, e la sua capacità di riformismo radicale andrebbe a farsi benedire. E perderebbe pezzi a sinistra anche senza una scissione esplicita. In fondo, molti di quelli che scelgono la mozione Mussi lo fanno perché valutano questo esito come l'unico possibile nel caso si faccia il PD.
    • Scenario 2.2: Si afferma di voler fare il PD, ma si rimanda la sua attuazione al lancio di un nuovo processo costituente per ricostruire l'Ulivo allargato, con Verdi, SDI, Di Pietro e magari PDCI. La forma del PD è, almeno per un periodo, federativa. E' la proposta Angius. E' una proposta che assegna molta importanza al ruolo dei vari partiti più che al popolo degli ulivisti senza partito. E in tale posizione c'è una evidente dose di realismo, unita alla volontà di garantire, coinvolgendo altri soggetti più a sinistra, un PD meno "democristiano". Anche non considerando che un simile esito potrebbe portare la Margherita a rinunciare al progetto (loro, a parole, hanno già deciso con la loro mozione unica), i tempi estremamente lunghi della soluzione la rendono ad un tempo rischiosa ed improbabile. Scommettere sul coinvolgimento lungo di altre forze significa fidarsi che eventi esterni (ad esempio una ravvicinata nuova crisi di governo - gasp) non spezzino l'esile filo di volontà politica che tiene assieme il progetto. In fondo già abbiamo visto che la titubanza è costata cara al progetto del partito dell'Ulivo. Sia per responsabilità nostra (che inseguivamo la Cosa 2, forse giustamente in linea teorica, ma sbagliando visti i fatti), sia per colpa della Margherita (che ha ottenuto l'uscita dello SDI). Temo che il tempo lungo non consenta di aggiungere ingredienti al brodo, ma piuttosto finisca per annacquarlo e renderlo immangiabile.
    • Scenario 2.3: Si fa il PD anche più rapidamente di quanto ipotizzato nella mozione Fassino (come ha detto la Melandri, un'ora dopo la chiusura dei congressi si aprono le iscrizioni individuali), ma con un processo aperto e che rimescoli le carte: una testa un voto, elezioni primarie dei nuovi gruppi dirigenti, ecc. Per tornare alla metafora di Stefano Fassina, si lancia un'OPA per aumentare il capitale dell'azienda PD, e i vecchi gruppi dirigenti si mettono a disposizione dei nuovi azionisti. E' l'opzione Centopassi, la "non mozione" che appoggia Fassino in modo critico. Una soluzione simile tenta di rispondere allo stesso cruccio della mozione Angius (un PD come ulivo rimpicciolito non è il PD che vogliamo), ma propone una soluzione opposta: accelerare rischiando invece che rallentare. La probabilità che questo esito si avveri è, temo, molto bassa, a causa dei meccanismi di sociologia delle organizzazioni sopra ricordati. Eppure mi sembra che questo - in questo maledetto reticolo di strettoie - sia l'unico esito davvero auspicabile. La misura in cui tale esito potrà avverarsi dipende in realtà molto da noi, da come riusciamo a fra contare la voce della base e quella dei cittadini che, ostinatamente e con la santa pazienza che li contraddistingue, continuano a turarsi il naso e a sognare l'Ulivo. Come dice il mio amico Claudio con cui concordo in pieno "a mio avviso, la vera riforma risiederebbe in una completa ristrutturazione della classe dirigente a 360 gradi".


Resta una domanda, grossa come una casa: ma nella Margherita, cosa ne pensano del PD? ne dibattono? Girando per blog continua a capitarmi di interloquire con compagni dei DS, ma di margheriti ne incontro davvero pochi. Dove sono? (proverò con http://www.blogperlamargherita.com/ , vediamo un po'...)

E resta anche un dubbio, ancora più grosso, dopo aver visto il Pane e la politica di Diacona: forse la politica non ha perso così tanto il rapporto con la società civile. Forse il rapporto politica/società è ancora e addirittura più stretto. Peccato che è un rapporto insano, dove la gente chiede alla politica ciò che gli detta il proprio familismo amorale, e non certo l'interesse generale. Forse la società civile è, in larga parte dell'Italia, una semplice maschera della micropolitica clientelare Forse, sperare che la classe dirigente si rinnovi grazie a buone procedure (che è la scommessa dell'opzione 2.3 qui sopra) è un'illusione. Già vedo i capi-elettori sbandierare in giro i propri pacchetti di voti per gestire la formazione dei nuovi gruppi dirigenti...


Puntate precedenti di questa riflessione:
  1. Radicali liberi
  2. Il disastro
  3. Non si fa un partito senza partecipazione
  4. Le domande
  5. Sul partito democratico
  6. La politica della coda lunga

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5 marzo 2007

Società civile?

Ho sentito che Pippo Baudo, fra l'altro, ha detto che la società civile è migliore di una classe politica che non merita. Non è il solo a dirlo. Però, dopo aver visto il W L'italia -Pane e politica di Iacona ieri, avrei qualche grosso dubbio in proposito. A me sembra che, sempre di più, politica e società civile siano una lo specchio esatto dell'altra.

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Il consenso e le tasse
La politica della coda lunga
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Jazz o barocco?
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