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26 novembre 2008

Nuova puntata del 20-20-20

Ho scritto una nuova puntata sul 20-20-20, per il blog de iMille.


25 novembre 2008

la distribuzione del reddito

A colpo d’occhio ci si accorge che la distribuzione del reddito assomiglia a quella del 1928, quando l’1% della popolazione percepiva il24%del Pil. Siamo tornati ai tempi del Grande Gatsby. Dal 1940 al 1984 la fetta di ricchezza di quell’1% di ricchi non ha mai superato il 15% e durante gli anni ‘60 e ‘70 è scesa addirittura sotto il 10%
(...)
Dal 2000 al 2006, l’economia americana cresce del 18%, ma il reddito reale delle famiglie di lavoratori mediane si contrae dell’1,1%, costoro guadagnano circa 2.000 dollari meno che nel 2000. Il reddito del 10% della popolazione, invece, sale del 32%, quello, dell’1% dei ricchissimi del 203% e quello dello 0.1%, i cosiddetti super-ricchi, del 425%.

Questa è la situazione negli Stati Uniti, raccontata da Loretta Napoleoni su l'Unità di oggi. Non molto difforme a quella inglese e a quella italiana. I tre paesi che hanno visto un più rapido aumento della concentrazione del reddito.

Leggo che Barak Obama si appresta, per affrontare la grande crisi, appunto ad aumentare il prelievo fiscale ai molto ricchi, per poterlo ridurre un po' alla classe media (il 95% dei contribuenti). Leggo anche che Gordon Brown imposta una manovra finanziaria che prevede l'aumento del prelievo sui redditi oltre le 150.000 sterline (dal 40 al 45%), e la riduzione dell'IVA per aiutare i consumi della classe media.

Tremonti magari comincia a sospettare che dovrebbe fare la stessa cosa, da realizzare in Italia sia aumentando le aliquote sui redditi alti e riducendo quelle sui redditi bassi, sia sopratutto lottando contro l'evasione (incidentalmente, l'esatto contrario delle idiozie sulla flat tax in voga fino a qualche anno fa).
Ma non può farlo, perché i suoi elettori di riferimento sono o i veri ricchi, o chi odia e non si fida dello Stato. Tutta gente che non ha capito che oggi, da questa crisi, se ne esce soltanto accettando una grande operazione di redistribuzione dei redditi.


19 novembre 2008

Cambiare idea, ma continuare a sbagliare

Qualche giorno fa ho ascoltato gli inviati del Ruggito del coniglio intervistare persone a caso che, scherzando e ridendo, dicevano in massa il loro favore al nucleare, pur di pagare meno l'energia. Confermavano così le indagini che ci dicono che il senso comune è cambiato.




Prima, l'Italia ha rifiutato il nucleare per ragioni sbagliate: la paura cieca della tecnologia. Ora, sembra che l'Italia voglia tornare al nucleare per ragioni altrettanto sbagliate: la paura cieca di dover consumare un po' meno energia, di dover cambiare modello di vita, e la sfiducia nelle energie alternative.

In comune, ora come allora, la incapacità del dibattito pubblico di approfondire davvero le questioni.


13 novembre 2008

Sogno

Sto lavorando al bilancio partecipativo del IX Municipio. Fra qualche giorno, finita la fase iniziale, racconterò cosa è successo e farò alcune riflessioni. Intanto, ecco un sogno che difficilmente sarà realizzato. Almeno fino a che l'amore dei romani per le auto non si scontrerà con la vera fine del petrolio...


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11 novembre 2008

Carta senza libri, libri senza carta

Più di due anni fa proponevo tre  possibili modi di riformare l'editoria scolastica, immaginando l'ordine diretto da parte delle scuole, il prestito sistematico, o il libro su Internet.
Il decreto Gelmini e la normativa collegata risolvono il problema (si fa per dire) bloccando il cambiamento dei libri per 6 anni, anche se non si capisce perché e in che modo questo dovrebbe ridurre la spesa per le famiglie. In più, dal 2011-12 solo libri scaricabili anche da Internet potranno essere scelti come libri scolastici.
Sull'Unità di qualche giorno fa, una documentata inchiesta sosteneva che questa soluzione porterà con buona probabilità al fallimento molti editori scolastici puri, per la felicità della Mondadori scuola - guarda un po' che caso. E Romano Luperini ci ricordava che, comunque la si voglia raccontare, il manuale scolastico è spesso l'unico libro che entra in molte case di italiani. Abolirlo e sostituirlo con dispense scaricate da Internet è, dunque, anche un modo per far scomparire l'oggetto libro da molte case.



Scaricare da Internet, in realtà, nell'immaginario e nella pratica collettiva di migliaia di giovani e meno giovani, equivale a scaricare gratis qualunque contenuto. Sia che si tratti di contenuti pensati per essere venduti, ma poi messi a disposizione tramite file sharing, sia che si tratti di contenuti nati e cresciti gratuitamente, come wikipedia, o come questo blog che state leggendo.

Sono anni che le major del disco combattono la pirateria in Internet. Sono anni che si discute di come riconoscere il diritto d'autore nell'epoca della rete e del file sharing. Che si discute del concetto stesso di pirateria. Tutte le persone sensate capiscono che la repressione pura e semplice è senza speranza, ed infatti piano piano ci si esercita su nuovi "modelli di business", da iTunes in poi. E stessa cosa, pian piano, sta avvenendo anche per i video e per la parola scritta.

Fino ad ora, sebbene la vendita on line si stia diffondendo, il volume di file scambiati gratuitamente è incomparabilmente maggiore di quello che passa per il mercato ufficiale. E, più della dimensione quantitativa del fenomeno, è la dimensione qualitativa che impressiona: nella cultura assolutamente dominante di chi usa Internet, scambiare file vie eMule e simili non è in alcun modo considerato un "vero" reato. E' piuttosto visto come la assoluta normalità, che non esclude infatti l'utilizzo contemporaneo del commercio elettronico legale. Come un comportamento assolutamente morale, in qualche modo un implicito risarcimento a quello che è visto come una vera rapina, quella che i padroni della musica fanno nei confronti dei consumatori e dei musicisti.

E così sembra che l'unica idea di business alternativa al gratis illegale sia il gratis illusorio dell'incorporare pubblicità: distribuisco musica (o più in generale contenuti) assieme alla pubblicità. Banalmente, è lo stesso modello dell'illusoria gratuità della televisione commerciale. Ma finanziare qualunque contenuto diffuso "gratuitamente" con le entrate pubblicitarie significa pretendere che la pubblicità abbia fatturati enormi, ossia che i prodotti pubblicizzati incorporino costi pubblicitari elevati. In breve: qualcuno può avere qualcosa gratis (la musica, ad esempio), a patto che qualcun altro (non necessariamente la stessa persona) paghi più del dovuto qualcos'altro. E, per di più, diventa molto poco trasparente il rapporto fra i valori reali delle cose. Appunto, così come molti credono che la televisione commerciale sia gratis, ora altrettanti credono che internet sia gratis. Anche a prescindere dalla pirateria.

Ed infatti, la proposta di dmin.it non sembra riesca a fare molta strada. Il problema è sempre quello di riuscire a riconoscere dei diritti d'autore che siano, appunto, diritti d'autore e non diritti di editore, e che non durino uno sproposito di anni.

In sintesi, il nocciolo della questione è sempre lo stesso: la possibilità di distribuzione tramite Internet distrugge potenzialmente il ruolo degli intermediari. Ma gli intermediari, ovviamente, si difendono.



Torniamo ai libri scolastici, allora. Il governo, con le nuove regole, blandisce il modernismo internettaro che aveva affascinato anche me. In fondo, i libri scolastici sono strumenti di lavoro, non "veri" libri. E allude all'idea che
gli editori di libri scolastici siano intermediari parassitari.
L'Unità ci dice che la realtà è più complicata, come al solito. Che gli editori non sono necessariamente intermediari parassitari, ma che svolgono una funzione di direzione ed organizzazione delle scelte, di stimolo degli autori, ecc. E ci ricorda che ci sono editori potenzialmente monopolisti, ed editori piccoli e in difficoltà con le nuove regole.

Luca De Biase, riflettendo sui giornali nell'era di Internet, usa dire che "il giornale non è la sua carta". Il giornale è la credibilità e l'autorevolezza di chi lo fa, è la comunità che gli cresce intorno, è l'insieme di opinioni che di modo di pensare che costruisce.

Forse, anche il libro scolastico "non è la sua carta", mentre credo passerà ancora molto tempo prima che si possa dire che il libro tou court non è anche la sua carta, il suo profumo, la sua fisicità.
E quindi, l'idea che i libri scolastici possano essere scaricati da Internet, magari a pezzi in funzione del percorso didattico deciso dal docente, non sembra in sé e per sé una bestemmia.

Resta però il dubbio che "scaricare" significhi anche stampare su carta. Più brutta, meno durevole, ugualmente costosa, ma con costi nascosti. Ugualmente inquinante. Carta senza libri, invece di libri senza carta.
Certo, anche nei libri, scolastici o meno, l'effetto della disintermediazione della rete prima o poi si farà sentire. I prezzi del vecchio mondo fisico non possono essere accettati nel nuovo mondo virtuale, sparisce tutta la catena fisica dei magazzini, dei distributori, del trasporto.

*****
Come spesso gli capita, questo governo annusa l'aria con notevole fiuto, riflette poco sulle soluzioni, butta là quella che sembra più semplice ed accattivante, meglio se favorisce il capo, e poi si vedrà. Intanto, si è data l'impressione di innovare.
Come è inevitabile, in questo moltiplicarsi di azioni piccole e grandi, qualcosa può perfino essere utile. Forse.


5 novembre 2008

Ecco

Certo che avendo scelto di chiamare il nostro circolo on line del Partito Democratico (italiano)  "Barak Obama", è difficile non essere soddisfatti.



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