.
Annunci online

corradoinblog
appunti sicuramente utili a me, a volte anche agli altri,


Home


29 febbraio 2008

Fondamentali dell'ambientalismo

Ci sono due affermazioni speculari che circolano sempre più spesso nel dibattito su energia, clima e sviluppo. Sono entrambe idee che diventano senso comune, indiscutibile, per chi le adotta. E sono entrambe idee sbagliate, seppure apparentemente opposte.
E' importante capirle ed analizzarle, perché il passo avanti vero dell'ambientalismo del fare di Veltroni e del PD, è proprio in una impostazione che supera e vuole sconfiggere queste due idee.
La prima idea è che l'unico modo realistico di combattere il cambiamento climatico sia adottare un radicale programma di decrescita (più o meno felice). Il ragionamento sottostante a questa idea, che è una semplificazione delle analisi di Georgescu-Roegen trasformate in indirizzo politico da Latouche, è che l'aumento della produzione, la crescita del PIL, incorpora per definizione tanto un aumento di consumo energetico, e quindi di emissioni, quanto un aumento dell'entropia.
La seconda idea, opposta, è che, anche ammesso che il problema del cambiamento climatico sia davvero così grave, l'unica cosa realmente importante sia competere per assicurare abbastanza energia per continuare a far crescere il prodotto (senza crescita non c'è nulla da distribuire). In questo caso, si sostiene che sole ed eolico non sono che palliativi per gonzi, e si invoca a gran voce la solita panacea per tutti i mali energetici, il mitico nucleare qui e subito.
Quel che è singolare, è che anche questa visione parte dallo stesso assunto dell'altra: ogni aumento del PIL incorpora per definizione un aumento del consumo energetico.
Il fondamento di un possibile ambientalismo del fare è nella considerazione, del tutto corretta dal punto di vista economico, che non vi è una correlazione diretta ed obbligata fra crescita del PIL e crescita dei consumi energetici (e della Co2). In termini più generali, il valore prodotto non è in relazione diretta con la sua quantità fisica.
Se ne deduce almeno quanto segue:
  • si può lecitamente perseguire un obiettivo di crescita del PIL per avere più risorse economiche da distribuire, senza che ciò sia necessariamente in contraddizione con il vincolo ecologico e climatico;
  • tale obiettivo di crescita è però vincolato dal mix di input produttivi necessario ad ottenerlo: la politica ambientale deve fare in modo che il sistema riesca a fra crescere il valore senza far crescere (o anche riducendo) il consumo di risorse naturali;
  • ciò implica che il valore deve crescere sopratutto nelle attività immateriali, e che quindi è davvero essenziale la società della conoscenza;
  • ciò implica anche che il PIL non è più la cosa più importante, e che è fondamentale la misura dello sviluppo più che della crescita; ma che, al tempo stesso, senza tenere conto del PIL non solo non c'è crescita,  cosa di per sé non gravissima, ma non c'è nemmeno sviluppo, cosa questa sì grave;
  • e ciò implica anche che, naturalmente, per conseguire un obiettivo di crescita del PIL sostenibile, è anche necessaria una contemporanea dose di "decrescita", intesa come risparmio. Ma stimolare comportamenti virtuosi nelle abitudini di consumo è tutt'altra cosa che avere un atteggiamento sostanzialmente pauperistico, che propone un mondo frugale e un poco medievaleggiante;
  • e, infine, è evidente che continuare a pensare in termini di business as usual, a immaginare che l'unica cosa importante sia aumentare produzione fisica e consumo energetico a qualunque prezzo, è una pia illusione, che può essere proposta solo da personaggi sprovveduti che sperano di convincere persone altrettanto sprovvedute.
Ecco, l'ambientalismo del fare proposto da Veltroni è davvero un passo avanti, checché se ne possa dire, proprio per questa sua caratteristica di fondo: la capacità di individuare una risposta credibile e solida al problema ambientale senza sottovalutarlo, ma senza confondere valori e quantità, fisica ed economia, tenendo conto delle interrelazione fra questi due aspetti ma non facendosene vincolare in modo apodittico, in un senso o nell'altro.


24 febbraio 2008

Il canone del computer

Ci sono in Italia due tributi particolarmente odiati: l'ICI e il canone TV.
Un odio in realtà immotivato, ma solidissimo e ormai impossibile da estirpare, perché entrambi questi tributi sono vissuti come una incomprensibile ingiustizia.

L'ICI, dal punto di vista astratto sarebbe una normalissima e piuttosto lieve tassa sul patrimonio. Per di più, giustamente, quella sulla prima casa è sempre stata ridotta e, ora, è di fatto stata abolita per un buon 40% dei contribuenti. Eppure, forse perché in Italia siamo stati sostanzialmente costretti a diventare tutti proprietari di case (solo il 19% in affitto in Italia, contro circa il 60% in Germania!), o forse perché il modo di calcolarla e pagarla è sempre stato complicato e incomprensibile, fatto sta che un po' tutti dedicano molta più attenzione all'ICI che a tasse ben più pesanti che, magari, neanche ci accorgiamo di pagare.

Il canone TV è ancora peggio. Anche qui, non ci dovrebbe essere nulla di strano: si tratta di garantire il finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo, che altrimenti sarebbe ucciso ancora di più di quanto già non sia dalla pubblicità. E, nello specifico, il canone italiano è più basso di quello usuale in tutti i paesi europei.
Eppure, con la buona giustificazione della qualità del servizio e dell'occupazione partitica della TV, tutti odiano e se possono evadono il canone. Ed è di oggi l'iniziativa di Repubblica per una petizione contro il tentativo dell'Agenzia delle entrate di far pagare il canone TV anche ai possessori di computer dotati di scheda televisiva. Iniziativa, ovviamente e prevedibilmente, destinata a grandissimo successo.

Bene, vorrei dire sommessamente che, se il canone serve a finanziare il servizio, e se al servizio si accede da un apparecchio TV, da un computer o da qualunque supporto, il canone dovrebbe essere pagato a prescindere dal supporto. Al massimo, potremmo discettare che guardare la TV dal telefonino magari non è la stessa cosa che guardarla da un LCD da 42", e quindi si potrebbe fare uno sconto.
Insomma, in realtà non ci sono scuse. E' solo che il canone è considerato una tassa immorale, insopportabile, a prescindere. E quindi qualsiasi appiglio è buono per contestarla. Inclusi, ovviamente, gli appigli improvvidamente forniti dagli uffici tributari che inviano lettere pressoché minatorie, alla faccia dei tentativi tante volte dichiarati di impostare un "fisco amico del contribuente".

Come uscirne? Ormai è chiaro che il canone non è più la soluzione per finanziare una informazione pubblica di qualità, per un problema di credibilità ed, anche, perché un contributo "per ogni apparecchio" aveva senso quando solo una quota della popolazione ne possedeva - un senso di equità contributiva.
Oggi, con una quota di possessori di apparecchi riceventi (di qualsiasi tipo) pari alla quasi totalità delle famiglie, mi sembrerebbe molto più logico rinunciare al canone e spostare il finanziamento pubblico della televisione in parte sull'IRPEF, in parte su una opportuna tassazione sugli introiti pubblicitari, o simili. Contemporaneamente alla riduzione o all'abolizione della pubblicità su almeno una rete RAI (e della vera partenza del digitale terrestre, da affidare assolutamente solo  a nuovi entranti e mai ai duopolisti), una simile riforma sarebbe certamente  molto apprezzata dai cittadini. Anche se magari continuerebbero a sborsare la stessa cifra.

Ma, si sa, come l'inflazione, anche le tasse non sono solo effettive, ma anche "percepite".


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Canone TV Computer ICI Odio

permalink | inviato da corradoinblog il 24/2/2008 alle 23:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (13) | Versione per la stampa


24 febbraio 2008

Ancora segnali in rete / e fare politica con la rete

Segnali
La conversazione su come riuscire a far pesare le persone concrete (il pubblico attivo, come direbbe Luca) nella politica e nella definizione dell'agenda del paese, continua in modo interessante:
  • da Luca De Biase che, citandomi, propone una sintetica ed efficace tassonomia in cinque punti;
  • da Giuseppe Granieri, che acutamente ricostruisce quattro diverse conversazioni sottostanti la "cosa" (la comunicazione politica, il commento politico, le forme di partecipazione, il cambio di paradigma) ed esprime fondati dubbi sulla effettiva rilevanza della pur interessante wikidemocracy - dubbi che, in qualche modo, abbiamo toccato con mano nel nostro wiki-mille;
  • da Ivo Quartiroli che,alla fine di un lunghissimo post a commento di Luca (mica solo io sono logorroico:-), finisce per proporre un programma politico ecologico e sognante che, sebbene certamente poco realizzabile, vi consiglio vivamente di leggere per il suo indubbio fascino e perché, di sicuro, qualcosa di quel programma bisognerebbe prenderlo davvero sul serio.
Politica


22 febbraio 2008

La nuova politica

Ecco un esempio.


21 febbraio 2008

Due segnalazioni

  1. Ho scritto un concettoso pezzo sulla politica in rete. Per chi interessa il genere, è qui. Ritengo di avere ragione, e di avere idee, e che qualcuno "in alto" dovrebbe ascoltare ed usare la mia competenza. Ugh, ho detto: qualche volta un po' di autoesaltazione non guasta!
  2. E' nato il primo circolo on line del PD. Mi sono pre-iscritto, anche se c'è un po' di confusione statutaria. Ciò che è interessante è che nel social software del circolo già si sta discutendo di tutto, fra forum e post sui blog degli iscritti: un fermento di idee e proposte, e molti nomi da lanciare come candidati al Parlamento, in occasione delle imminenti consultazioni nei circoli del PD. Primo tra tutti Ivan Scalfarotto, e poi anche Beppe Civati, Sandra Savaglio, Cristiana Alicata, Roberto Saviano, Marta Meo.


19 febbraio 2008

Conoscersi

Giovedì scorso, e poi domenica 17 in occasione della formalizzazione del coordinamento con il voto finale, ci siamo presentati. Ossia, ciascuno dei 39 candidati al coordinamento del circolo Alberone si è alzato in piedi e ha raccontato brevemente qualcosa di sé. Chi è, da dove viene, cosa fa nella vita, cosa vuole fare, che ci fa qui. Perché non ci conoscevamo tra di noi, provenendo da storie, esperienze ed età diverse.
Ho scoperto una varietà di casi, di storie, di competenze, come raramente mi capitava da tempo. Certo, c'è un'ovvia e perfino giusta prevalenza di militanti sperimentati provenienti dai due partiti fondatori. Ma la novità è visibile, ed è fatta di persone attive nelle associazioni e nel volontariato, di rappresentati dei nuovi cittadini extracomunitari, di giovani e persone comunque nuove alla politica attiva, con eseprienze professionali nei campi più disparati, da mettere a disposizione.

*****
Uno degli effetti più singolari del metodo con il quale sono stati eletti i coordinamenti dei circoli del PD a Roma, è che si sono ritrovate insieme persone che non si conoscevano affatto.
I candidati sono stati quasi ovunque il prodotto di un complesso miscuglio di accordi fra i due partiti fondatori, firme per la candidatura raccolte da singoli, proposte di associazioni presenti nel territorio, casualità varie.



Un miscuglio felice. Ora vedremo se porterà anche a un felice risultato.


18 febbraio 2008

I 100 Campus: una risposta a Chiara

Chiara mi sollecita, nei commenti a questo post, un'opinione sulle sue - e di altri - perplessità su un punto del programma veltroniano, quello su scuola, università e ricerca. Sul social network del PD che Chiara cita ho risposto così:
Ho il sospetto che nella tua protesta sui "100 campus" ci sia un poco di mancata comprensione. Forse vale la pena di rileggersi integralmente il famoso ottavo punto del discorso. Perché in esso, prima di tutto, si dice che le proposte sono esemplificative di un disegno più ampio. Ma, soprattutto, per questi altri motivi concreti: 1) si parla di 100 campus universitari e scolastici, da ottenere anche e soprattutto riqualificando l'esistente: le parole precise: "Ci sono risorse non solo per riqualificare le strutture esistenti, ma per farne i luoghi più belli e accoglienti del quartiere. Scuole aperte il pomeriggio, con architetture nuove, attrezzature didattiche di qualità, strumenti tecnologici e impianti sportivi. Cento “campus”, universitari e scolastici, dovranno essere pronti per il 2010. Delle centrali di sapere per le comunità locali. Dei luoghi di formazione e di “internazionalizzazione” per i nostri ragazzi." Ora, mi sembra che tutti conosciamo lo squallore delle nostre scuole, i banchi tristi, gli arredi poveri, l'aspetto da caserma o carcere, l'acustica impossibile (forse la cosa più importante...). La scuola è un luogo di vita per i giovani. E gli studenti sono gli utenti della scuola, quindi la cosa più importante è servire gli studenti. E per di più, farebbe davvero così schifo ai professori poter lavorare disponendo non più di squallide e insufficienti "aule professori", ma di qualcosa di meglio? 2) e comunque, il terzo punto sottolinea l'impegno per i docenti, in termini di carriera (e quindi valutazione)  e formazione permanente 3) e, ancora, quanto agli investimenti per la ricerca, si nota giustamente che il problema non è tanto il livello dell'investimento pubblico (magari da rendere più efficiente), quanto riuscire a "costringere" tramite incentivi anche i privati a investire seriamente in ricerca.
In conclusione, in questo ottavo punto non c'è tutto, ma se ci fosse tutto torneremmo alle aborrite 280 pagine del programma dell'Unione. Però ci sono cose abbastanza credibili e, mi sembra, non campate in aria e, in più, una volta tanto un po' diverse dalla solita litania. Quanto ai concorsi nell'Università: in altre parti del discorso, e in altre dichiarazioni, Veltroni ha più volte affermato che bisogna modificare radicalmente i meccanismi di nomina (parlava dei dirigenti ASL e delle nomine di tipo "politico"), basandole su audit pubblico, verifica ecc. Piuttosto che accanirsi contro l'aspetto mediatico dei campus, forse è meglio, questo sì, sollecitare il nostro, e chi si occupa della materia nel PD, a fare un passo in questa direzione anche per l'università.


Sarà che ho i figli a scuola, ma di quando in quando l'atteggiamento perennemente scontento dei professori su qualsiasi proposta di politica scolastica che tenga conto più degli studenti che di loro stessi, mi da un po' di fastidio...


16 febbraio 2008

Ottimo e abbondante

L'intervento di Veltroni di oggi, e soprattutto i 12 punti del programma, sono davvero di un livello alto. Ovviamente, non sono d'accordo su tutto. Ma l'impostazione complessiva è davvero nuova. E seria. E disegna un vero progetto per il paese, e non il solito piccolo cabotaggio dei programmi patchwork.

Un progetto che ha per la prima volta dietro alcune assunzioni di fondo coerenti: la priorità ambientale, declinata come ambientalismo del fare, la crescita inserita in un quadro di redistribuzione e, soprattutto, di sviluppo della libertà sostanziale (e qui si legge perfettamente la frequentazione di Amartya Sen, soprattutto nel punto del discorso dove Uòletr parla di diritto della felicità, e quindi introduce un modo radicalmente diverso di interpretare la crescita).

Un progetto che, oltre a questa solidità di impostazione, propone anche iniziative e scelte di governo concrete, come si addice ad un approccio pragmatico e riformista: ad esempio, gli obiettivi sull'occupazione femminile e gli asili nido, o la pianificazione precisa anche nel timing della riduzione della pressione fiscale, solidamente vincolata all'efficienza della spesa pubblica e alla lotta all'evasione.

Certo, dal mio punto di vista sarebbe servito dare un peso ancora maggiore al problema ambientale, il problema dei problemi. E costruire tutte le scelte programmatiche davvero attorno alla necessità di riorganizzare tutto il nostro modello di sviluppo alla luce del vincolo ambientale. Ma certo, il felice slogan "Rottamiamo il petrolio" è già l'evidente segno che il PD ha ormai acquisito una vera consapevolezza del problema.

Bene, a questo punto, davvero, ce la giochiamo con la campagna elettorale.  E il risultato, per fortuna dell'Italia, è sempre meno scontato.

(Qui ho messo gli appunti che ho preso durante l'intervento, come live blogging)


 


15 febbraio 2008

Links for 2008-02-15

  • L_Antonio ci delizia con un'analisi perfetta delle "alleanze" del PD, fra Di Pietro, radicali e socialisti.
  • Sullo stesso tema, iMille sostengono l'importanza dell'accordo con i radicali. Non sono molto d'accordo, ma neache del tutto contrario. Nei commenti al post, poi, si è aperto un acceso dibattito sul liberismo, nel quale io faccio prevedibilmente la parte della "sinistra radicale" del PD. Quello che vorrei far capire ai miei interlocutori, ma non è facile perché non sono discorsi da commenti a un post, è che la contraddizione ecologica ed energetica mette in discussione qualsiasi soluzione semplicemente liberista ai nostri problemi. E che ciò non toglie che nell'arretrata Italia vi sia bisogno anche di un deciso e rapido shock liberista per aprire le porte alle nostre capacità competitive. Un "ma anche" veltroniano che è maledettamente difficile costruire se non si accetta l'idea che, oltre a stato e mercato privato, esista anche un altro "settore" fondamentale, quello dei commons, ed altri attori mai rappresentati, le generazioni future. Il libro di Barnes, certo schematico e forse semplificatorio, fornisce però una splendida ed entusiasmante traccia.
  • Da ieri Veltroni non è più sindaco di Roma. Quartieri ieri ha scritto un post molto bello sul significato concreto e per nulla di sola immagine della politica culturale di Uòletr. Speriamo di poter continuare così.
  • E infine, visto che di energia ho accennato poco sopra, ecco il link a milluminodimeno. Fra venti minuti si spegne tutto, incluso il computer.


14 febbraio 2008

Election day, primarie e petrolio

  • Ho scritto un post un po' di pancia sul blog de iMille, e sono stato abbastanza pesantemente bacchettato, forse perfino un po' a ragione.
  • E, in questo momento, anche certe altre cose che fanno iMille mi lasciano perplesso. Come il collegamento con questi assaltatori liberisti. Che mi dicono essere quasi tutti simpatizzanti del PD.
  • Intanto, Maria Cascella scrive cose molto giuste che svelano alcuni equivoci sull'allegra ideologia delle primarie, la panacea di tutti i mali.
  • E, tuttavia, sentendo Veltroni ieri sera a Porta a Porta (ho fatto un'eccezione per l'insetto, che non seguo mai - ma per la verità, come sempre, il format dell'intervista all'ospite unico funziona molto meglio di quello solito del litigio continuato, perfino con Vespa), un po' di fiducia riesco ad averla. Per le cose che ha detto, per come le ha dette e, soprattutto, per questa battuta bellissima, detta per di più riuscendo a forzare l'argomento clima/energia, che a nessuno dei giornalisti presenti sembrava interessare:
Rottamiamo il petrolio.



13 febbraio 2008

L'atala rossa di Stalin

Come avevo raccontato qui, mi hanno rubato la mia vecchia e amata bici.
Il 9 febbraio, giorno del mio compleanno, mi sono regalato questa nuova Atala.



La marca è la stessa, e non è un caso. Anche se sono stato affascinato da una bellissima ibrida d'occasione trovata da Dechatlon, alla fine l'idea di non avere più una bici come quella di Nick Martello sarebbe stata deprimente.
Certo, la mia non è la mitica Atala rossa di Stalin di cui favoleggiava Daniele Panebarco (la mia, ahimè, è nera e argento come va di moda adesso). Ma è pur sempre una gloriosa e padana Atala. Solida, con il telaio di forma tradizionale, e la sola concessione del cambio Shimano, che trovare un Campagnolo su biciclette a medio prezzo è ormai impresa disperata.



*****
E così, anche grazie alla finalmente quasi terminata pista ciclabile della Cristoforo Colombo, che mi porta dalle Mura Aureliane fino alla Laurentina, sto andando al lavoro in bici, senza nemmeno più prendere la metropolitana.


4 febbraio 2008

L'agenda dei cittadini e l'agenda del PD

Come al solito, non c'è tempo . Berlusconi sa che i tempi rapidi giocano a suo favore. Ha ansia da elezioni perché sa che più tempo permetterebbe alle persone di ricostruire un po' di storia, di non votare sulla pura emotività, di ricordare i suoi cinque anni di crescita zero e squallore. I tempi rapidi, poi, si dice rendano impossibili le primarie, e così il porcellum e l'argomento grillesco "si sono eletti da soli" allontanerà dalle urne un bel po' di gente.
Forse, non c'è più tempo perché l'agenda della politica sia, almeno un poco, modificata dall'agenda dei cittadini. Cosa che sarebbe possibile in tempi normali, anche attraverso un lavoro di ascolto e di interazione con la conversazione che si svolge in rete. Un lavoro che preveda un qualche tipo di aggregazione e di organizzazione per priorità dei problemi in agenda e delle soluzioni ipotizzabili.
****
Dopo una riflessione lunga sui temi dei media, della cittadinanza e della felicità, Luca de Biase ha lanciato , il giorno stesso della caduta del governo Prodi, una ampia discussione in rete su un possibile lavoro di agenda setting collettivo. L'intenzione sarebbe quella di fare un passo avanti, passando da una conversazione importante per la costruzione di una cultura partecipata, ma frammentata e senza scopo e risultato concreto, a un meccanismo più efficace, in grado - appunto - di far valere una agenda delle priorità dei cittadini in rete.
Il tutto, mi sembra, senza tentare scorciatoie mediatiche alla Grillo.
****
In questi ultimi mesi, il lavoro collettivo de iMille ha prodotto una solida elaborazione teorica , alcune idee pratiche , qualche piccolo esperimento software e, infine e soprattutto, un risultato concreto che ha modificato l'agenda del PD. L'elaborazione teorica immagina cosa debba essere un partito aperto, fatto di una porosa relazione, simbiosi ed interscambio fra iscritti/militanti ed elettori. Le idee pratiche prefigurano come dovrebbe funzionare un Sistema Informativo per la Partecipazione (SIPA) messo a disposizione di un Partito politico di sinistra: essenzialmente, un circuito trasparente di definizione di problemi, valutazione delle priorità, proposta e valutazione di soluzioni, verifica delle azioni, accountability di dirigenti ed eletti, che partecipano ad un giocho di rete che, per loro stessi, può essere a somma positiva.
Il risultato concreto è l'introduzione nello Statuto del PD della doppia idea che il Partito debba disporre di un SIPA - e che eletti e dirigenti siano tenuti a usarlo in piena trasparenza - e che la partecipazione dei militanti può anche aggregarsi direttamente in rete e non sul territorio, attraverso circoli on line.
****
La discussione avviata da Luca ha avuto, nei suoi interlocutori, un andamento che mi è parso un poco strano. Dimostrando una certa suscettibilità da anarchico della rete, qualcuno lo ha perfino, in qualche modo, accusato di voler fare da moderatore e concentratore dell'agenda - e quindi da leader autoimposto. Più acuto, come spesso gli capita, il contributo di Beppe che segnala come, per trasformare la conversazione in qualcosa di non puramente culturale, la rete ha già inventato, a volte con grande successo, il meccanismo delle campagne.
****
Ma, al di là dello specifico della discussione, quello che vorrei notare è che qui è come se si stiano sviluppando due processi paralleli. iMille propongono una soluzione interna ad un partito (ma che, in sé potrebbe essere adottata da chiunque). Luca parla di uno strumento più lasco, a disposizione in generale della partecipazione democratica e della messa a punto dell'agenda dei problemi del Paese. Anzi, meglio sarebbe dire non uno "strumento", ma un ambiente, una serie di soluzioni. E si pone, da buon giornalista, anche il problema del rapporto fra rete e media tradizionali.

Forse è bene che questi processi paralleli continuino a procedere in modo indipendente. Però sarebbe anche utile che ciascuno tenesse conto dell'altro, perché entrambi partono dalla stessa domanda di base: come ridare fiato e credibilità alla democrazia (spazio alla repubblica, come direbbe Luca), aiutandosi con la rete e le sue ricche conversazioni.
Soprattutto, mi azzarderei a dire con una certa soddisfazione che, una volta tanto, c'è un pezzettino di un partito che in un certo senso è  più avanti della rete. Che ciò che si è scritto nello Statuto diventi poi realtà, è ovviamente una scommessa, perché forse molti non ne hanno nemmeno colto le implicazioni . E tuttavia, è un solido inizio.

****
Torno al tempo brevissimo che ci è dato. Né l'agenda di Luca, né il Sistema per la Partecipazione de iMille esisteranno il giorno delle prossime elezioni. Ma possiamo, in qualche modo, tentare di far finta che ci siano già, ragionare come se già ci fossero, obbligare tutti i nostri interlocutori politici a fare i conti con le richieste dei cittadini. Ad ascoltare.
E, comunque, possiamo, il giorno dopo le elezioni, continuare a lavorarci.

Qui ci sarebbe un posto dove discuterne

sfoglia     gennaio        marzo
 
 




blog letto 1 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
Educazione civica
Le BeDe!
Cultura d'impresa?
Libri
Heimat e..
Europa
Tecniche
Sommari
Sion
Marx
Politiche
IX Municipio
Pillole

VAI A VEDERE

iMille, il blog dove scrivo le cose migliori
Musica e Memoria
Coordinamento Roma Ciclabile
Movimentofisso
Sul 77
Per non dimenticare
La mia sezione PD!
TSF Jazz Francia
Amici di Radio 3
Una comunità dell'Ulivo
Vecchie cose: Un isolato da 1,5Kw
Vecchie cose: manutenzione ambientale
Vecchie cose: Wikimille
Vecchie cose: Emenda il Manifesto del PD



Questo blog è on line dal 26 agosto 2004

Credits per la testatina: Vittorio Giardino, Igort, Lorenzo Mattotti


SE VUOI SCRIVERMI:
truffi.pd9[at]gmail.com


In lettura in questi giorni:
Dalla mia libreria:


Qualche pensiero a cui tengo:
Il consenso e le tasse
La politica della coda lunga
Lizzy
Fiaccole
Sion
Jazz o barocco?
Prioritarie 2006
Niente per amore

Orgoglio di padre 2
Titoli, sottotitoli e articoli
Zio Guido
Israele a Londra>
Orgoglio di padre

Licenza Creative Commons
I testi del blog sono sotto una Licenza Creative Commons
.

CERCA