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31 marzo 2008

Sulla nuova tangenziale. Partecipazione e decisione

Nel commento al post qua sotto Sabina Verna, che ringrazio, mi pone una questione importante e complessa sulla nuova tangenziale est e i possibili effetti sul nostro quartiere. Vorrei rispondere in modo esauriente, scusandomi per la lunghezza, perché credo che si possa partire da questa questione anche per riflettere su aspetti molto importanti e di valore ancora più generale: il modello di città vivibile che vogliamo, i meccanismi della partecipazione e della decisione politica, l'ascolto e il consenso.

Interesse particolare e interesse generale

Inizio da una considerazione personale. Io abito a un passo da quella impropria autostrada urbana che è l'asse Via Cilicia, Via Acaia, Via Britannia, Piazza Tuscolo, Via Magna Grecia, Piazzale Appio: il prolungamento della tangenziale est verso l'EUR che spezza il quartiere, con un flusso giornaliero di traffico di attraversamento che credo non abbia uguali in quasi nessuna altra zona di Roma.
Dunque, l'idea contenuta nel Piano Regolatore Generale, secondo cui questo asse viario dovrà essere declassato a viabilità secondaria, proprio grazie alla nuova tangenziale da ricavare nell'asse ferroviario Mandrione e poi attraverso Arco di Travertino, mi conviene personalmente. Come conviene a tutti i cittadini che abitano dalle mie parti. Il problema, è se questa soluzione serve a Roma e alla sua vivibilità complessiva, e se, mentre favorisce qualcuno, per caso non danneggia altri. Insomma, il problema è capire l'effetto del progetto sul famoso interesse generale. Poi, ciascuna persona è libera di considerare  più importante il proprio interesse particolare rispetto all'interesse generale. Ma la buona politica, quella per cui mi impegno, è la serva dell'interesse generale.

Mobilità e vivibilità

Cos'è una città vivibile, oggi? A mio modo di vedere, oltre a tutto ciò che riguarda la vivibilità sociale, la tolleranza, l'aiuto ai più deboli, gli asili nido e la cura degli anziani, e alla bellezza dei luoghi e dell'abitare, una città vivibile è sopratutto una città con meno traffico privato motorizzato, che significa meno rumore, meno inquinamento, più tempo e più socievolezza, meno persone stressate dalla fatica del parcheggio, dal clacson suonato per liberarsi del solito tizio che ha parcheggiato in seconda fila davanti alla tua auto. Meno auto affastellate ovunque, quindi.
Ma un tale risultato non è cosa che si ottenga in un giorno, dopo quasi un cinquantennio (dai primi anni '60) di monocultura automobilistica, che non solo ci ha abituato a pensare l'automobile come cosa ovvia anche in città, ma ne ha reso l'utilizzo strutturalmente indispensabile ed inevitabile per moltissime persone, a prescindere dalla propria buona volontà e coscienza ecologica.
Le leve descritte nel PRG appena approvato, al fine di aumentare la sostenibilità della vita in città, sono piuttosto chiare: la cura del ferro, i corridoi preferenziali per il trasporto pubblico di superficie, i nodi di scambio visti non solo come grandi parcheggi ma come luoghi di localizzazione di nuove centralità urbane collocate in periferia.
Ma accanto a questo disegno di fondo, sono previsti (ma non a caso esposti sempre per ultimi e con meno enfasi) anche alcuni grandi interventi per la mobilità su gomma per eliminare strozzature o assurdi congestionamenti del tessuto urbano costruito, come appunto quello dell'asse di via Cilicia.

E' una buona idea, oppure è una concessione a un modello sbagliato di mobilità?

Se seguissi un approccio ideologico, da assiduo ciclista urbano quale sono, arriverei a dire che, nel caso del traffico, l'offerta crea la domanda e, quindi, ogni nuova strada è destinata solo a generare nuovo traffico e a saturarsi, in un circolo vizioso senza fine. Ma, da bravo riformista, ritengo che come sempre la strada per risolvere problemi complessi sia complessa e multiforme. E quindi, sono certo che con le strade nuove bisogna andarci davvero piano, per non rischiare di generare nuovo traffico, ma sono altrettanto certo che se operazioni di nuova viabilità sono ben progettate, e inserite un un quadro ben definito di priorità, possono essere anche molto utili. Per restare al nostro esempio, è chiaro che il livello di inquinamento sarebbe ridotto da una nuova tangenziale quasi tutta in tunnel, e non solo spostato da via Magnagrecia a un altro posto: perché più bassa è la velocità del mezzo, più alto l'inquinamento che produce. Ma è altrettanto chiaro che se l'operazione fosse effettuata fuori contesto, prima e senza il supporto di altre operazioni ancora più importanti (la nuova metropolitana, i corridoi di trasporto pubblico, i nodi, ecc.), ripeteremmo il capolavoro della sopraelevata di San Lorenzo.

Partecipare e decidere

Sono convinto che siamo di fronte a un difficile problema. La credibilità della politica è al grado zero, perché la politica, dai grandi problemi globali ai piccoli problemi quotidiani, è sempre più inefficiente e incapace di decidere. Ma per uscire da questa mancanza di credibilità, sarebbe necessaria maggiore partecipazione dei cittadini, maggiore osmosi fra politici e persone comuni. E quindi più tempo, più discussione, più ascolto. Tutte cose, ahimé, che allontanano la decisione e l'efficienza della politica (Veltroni, giustamente, insiste tantissimo su una politica che sappia decidere. Ma decidere ascoltando e coinvolgendo).
Sono però anche convinto che, con molta pazienza, è possibile invertire questa situazione, se si adottano le politiche ed anche le tecniche giuste. Lo stesso PRG di Roma è stato approvato attraverso un lungo dibattito pubblico, una serie di assemblee, una complessa contrattazione con le comunità locali (e, certo, anche con gli interessi economici della città, che mica per forza sono il diavolo...). Ma quello che serve è uno scatto ulteriore nel meccanismo della partecipazione. Che consiste, nel caso dell'attuazione del PRG, nel mettere in pratica le procedure di ascolto e confronto già previste dalla normativa del Comune, in modo molto innovativo. In particolare, utilizzando le tecniche del consenso informato e del sondaggio deliberativo. Che vuol dire, in pratica:
  • che ogni decisione di qualche impatto va presa innescando un processo di informazione ma soprattutto di formazione dei cittadini e delle comunità locali sul problema che si vuole risolvere: gli esperti devono mettersi a disposizione e saper ascoltare
  • che i cittadini e le associazioni devono avere a loro volta la capacità e la pazienza di imparare, e non solo di essere diffidenti di qualunque innovazione (spesso a ragione, oggi!)
  • che il processo di orientamento delle decisioni deve essere fatto in più stadi: non basta un'assemblea caotica ed urlata una tantum, dove finisce per emergere solo da una parte un inutile malcontento e dall'altra un po' di arroganza; serve una serie di incontri strutturati, accompagnata da rilevazioni scientifiche delle opinioni ad inizio e a fine del processo
  • che, dopo tutto ciò, gli amministratori eletti si prendano comunque le proprie responsabilità di decidere, se serve, anche contro l'opinione di qualcuno. Che avrà sempre la possibilità di revocargli la fiducia dopo i cinque anni del mandato.

E la tangenziale, alla fine?

Vengo al dunque. Onestamente, credo che la nuova tangenziale vada fatta. Credo anche che non sia la priorità maggiore: in presenza di risorse scarse, la priorità all'investimento nel mezzo pubblico è indubbia. Credo che l'idea di sotterrare per quanto possibile le auto (in movimento o parcheggiate) sia utile e buona. Ancora e soprattutto, credo che i punti di sbocco in superficie debbano essere studiati con grande attenzione, contrattati e discussi con la popolazione interessata, per trovare le soluzioni che siano assieme di minore impatto  locale e di maggiore utilità generale. Non ho risposte tecniche di dettaglio a questo riguardo, però mi sembra importante almeno che sia rispettato un principio: che la nuova tangenziale non sia un'opera solitaria, ma sia costruita contemporaneamente (se non dopo) alla grande operazione urbanistica che può diventare la riqualificazione della centralità urbana Assisi/Mandrione. La parziale copertura del Vallo ferroviario, la valorizzazione degli acquedotti, la possibile apertura e riutilizzo di spazi interstiziali da riutilizzare a verde, la realizzazione di funzioni pregiate nella zona (perché non una sede universitaria? o un Museo dell'acqua?), sono tutte cose che potrebbero accompagnarsi ed anche, in qualche modo, compensare  i problemi - si spera  piccoli - creati dalla nuova tangenziale.
E, infine, ci terrei che ogni nuova "grande opera" viaria fosse accompagnata dalla realizzazione, in tutta la viabilità che la circonda, di isole ambientali di moderazione del traffico (zone 30): una "compensazione" concretissima, che consente di creare zone di grande vivibilità e di maggiore sicurezza.


30 marzo 2008

Grazie di tutto

Grazie davvero a Ivan che, venerdì alla Fonderia delle Arti, mentre diceva cose interessanti e profonde sulla nuova politica e sul darsi da fare per il Partito Democratico, trovava il modo di fare un bel panegirico a mio beneficio.
Grazie a Massimiliano per averci raccontato che qualcosa di ciò che vado dicendo sui meccanismi e le tecniche per la partecipazione dei cittadini è almeno in parte già stato realizzato o è in testa alle priorità future dei nostri amministratori comunali.
Grazie a Carlo che ha scritto un bel post sulla serata e ha fatto le foto che potete vedere qui.
E soprattutto, grazie a Diego che ci ha fatto divertire con i suoi video e con il suo irresistibile racconto della campagna di comunicazione di Zingaretti, e di altro.
Certo, la sua perentoria richiesta di  riaprire il cinema Golden, se no non mi vota, è davvero una sfida mortale, molto più difficile di tutte le pur bellicose intenzioni in fatto di arredo urbano, piste ciclabili, trasformazione ecologica degli edifici che sono la sostanza del mio programma elettorale.
Però, forse una possibilità ci può essere: il Golden in fondo non è troppo lontano da San Crispino, il gelataio più amato da Nanni Moretti. Magari, dopo il Nuovo Sacher, un Golden Crispino...

********
Qui sotto i video di Massimiliano Baldini e di Ivan Scalfarotto. Problemi tecnici ci privano per vostra fortuna del video del mio intervento (ma prima o poi metterò qui il testo), e per vostra grande sfortuna del video dell'intervento di Diego.


Massimiliano Baldini


Ivan Scalfarotto


27 marzo 2008

Le mie domande a Walter

Stanotte è in corso un esperimento di dialogo in rete con Walter Veltroni. Le mie domande sono come sempre complicate, e nella marea delle domande che sono già arrivate, via La Stampa e via sito del PD, difficilmente saranno considerate. Comunque, eccole qua:

caro Walter, vorrei qualche risposta sulla politica ecologica ed energetica (ed economica, che è lo stesso) del PD:
  1. c'è un'offensiva sul ritorno al nucleare. Anche ieri su La Stampa Deaglio, che normalmente apprezzo, ci è cascato. Francia e Gran Bretagna hanno interessi specifici, ma NOI dovremmo sapere bene che l'uranio sta finendo (esattamente come il petrolio) e quindi il nucleare non è affatto una soluzione. Non sono contro la ricerca per la fissione o la fusione di IV generazione, ma non sarebbe il caso di dire chiaro e forte che, appunto, l'uranio sta finendo e salendo di prezzo, e quindi bisogna puntare tutto sulle alternative?
  2. perché nel programma del PD non si fa nemmeno cenno alla geotermia di terza generazione? L'Italia è l'unico posto simile all'Islanda, abbiamo giacimenti termici di profondità nei nostri mari e non li sfruttiamo. Siamo pure bravissimi nelle tecnologie di trivellazione, ma le usiamo stupidamente per estrarre sabbie bituminose o schifezze simili. Si potrebbe far rinascere la Campania con piattaforme of shore miste geotermico di profondità, eolico e solare. Un po' di fantasia non si può mai usare???
  3. Ultima domanda ecologico/economica. A sinistra va di moda la teoria della decrescita felice. E' una teoria interessante, che coglie nel segno quando dice che, comunque sia, la crescita quantitativa infinita non è possibile, ma sbaglia confondendo la crescita delle quantità con quelle del valore. Noi del PD siamo giustamente per la crescita dell'Italia, anche la crescita del PIL, perché senza crescita non c'è nulla da distribuire. Ma mi piacerebbe sentire una parola un po' più chiara e netta sul fatto che la crescita del PIL non è un obiettivo "a qualunque costo": il PIL deve crescere solo in valore e mai in quantità, aumentando la produttività e i beni immateriali, se non addio terra. Qualcuno lo può dire chiaramente?
E, poi, c'è la domanda collettiva posta da tutto il circolo PD Obama. Eccola:

Caro Walter, vogliamo chiederti cosa il PD vuole fare affinché:

# si garantisca, attraverso opportune politiche di gestione dell’infrastruttura e dei servizi di rete, sia l’accesso che lo sviluppo della rete a banda larga in Italia, sia la nascita di nuove imprese giovani e competitive che offrano servizi innovativi su tale rete

# la rete sia finalmente e rapidamente davvero utilizzata per trasformare la nostra obsoleta Pubblica Amministrazione e fornire servizi seri e rapidi ai cittadini

# il PD si spenda a favore del software libero e della libertà di scambio di contenuti in rete, trovando modi nuovi e meno stupidamente punitivi per difendere il diritto d’autore, e abolendo l’assurda ed inutile Legge Urbani

# il PD si faccia promotore di modifiche alla legge Gasparri e al decreto Pisanu, norme che impediscono lo sviluppo di iniziative di ‘condivisione dal basso’ dell’accesso alla banda larga

# il Partito Democratico, e la politica in generale, inizi a prendere sul serio la rete, a considerarla e a farne un luogo di vera partecipazione, discussione e deliberazione: insomma, che il PD sappia ascoltare e partecipare alla grande e nuova conversazione democratica della blogosfera, dotandosi di adeguate risorse, capacità e responsabilità per farlo. In tal senso ti chiediamo come dovranno essere inquadrati nel partito i circoli online come il nostro, e ci auguriamo che iniziative di incontro online come quella di oggi possano ripetersi spesso e con il risalto che meritano.

# Il PD metta in pratica al più presto quanto previsto nello Statuto riguardo al Sistema Informativo per la Partecipazione, che significa appunto trasparenza, democrazia on line, ed anche messa in rete di tutti i circoli, e non solo quelli on line (vedi anche http://imille.wikispaces.com/Il+Sistema+per+la+partecipazione )

Un ultimo consiglio personale: Walter, la rete è davvero la 111 provincia, una provincia attiva e piena di idee e risorse, che va frequentata e dove bisogna viaggiare per conoscerla bene. Ad esempio,le cose che ti chiediamo, come circolo on line, derivano da una lunga presenza in rete a fianco del PD (vedi qui: http://pattoconwalter.splinder.com)



27 marzo 2008

Links for 2008-27-03

  • Ho fatto qualche riflessione a margine del Circolo on line Obama del PD e della conversazione in rete: si può leggere qui
  • Nel frattempo, questa notte la 111^ Provincia sarà in videochat con Veltroni
  • Sempre attorno alla rete, Luca De Biase svolge acute riflessioni sulla conversazione dei blogger; come spesso accade,. condivido e scopro che stavamo facendo quasi pensieri paralleli
  • Sempre Luca merita un'altra citazione, perché la sua riflessione sul pessimismo giovanile e il futuro è davvero illuminante.


26 marzo 2008

Le cose a cui tengo. Risparmiare energia

Vorrei che il IX Municipio diventasse un esempio concreto di come sia possibile, anche in una città già costruita e consolidata, fare qualcosa per il risparmio energetico, per combattere il cambiamento climatico e l’inquinamento.

Prima di tutto, è possibile e necessario realizzare la trasformazione energetica di tutti gli edifici pubblici del Municipio (le scuole, la sede del Municipio ed altro), con l’installazione di pannelli solari fotovoltaici e termici e opere di coibentazione.

E poi, è possibile aiutare i singoli condomini, soprattutto quelli col miglior rapporto fra cubatura e superficie scoperta, a installare pannelli solari e a realizzare opere di miglioramento della resa termica, affidando la realizzazione delle opere a società ESCO che finanzino l’intervento. Tempo fa avevo scritto questa proposta. Vi invito a rileggerla, perché credo tuttora che si possa fare qualcosa del genere, un tentativo di attivare i condomini a fare qualcosa per l'ambiente e per se stessi.

Vorrei anche che il Municipio dimostrasse coraggio nel fidarsi delle nuove tecnologie ambientali. Ad esempio, mi piacerebbe che gli edifici pubblici, e le pavimentazioni stradali da rifare, fossero verniciati utilizzando coperture al titanio con caratteristiche catalitiche, in grado di abbattere il livello di polveri sottili nell’aria. E che si dessero contributi o premi ai condomini che adottassero la stessa tecnica quando devono realizzare una ristrutturazione.
Si potrebbero anche sperimentare tecnologie quali le aree asfaltate a scambio di energia (in pratica, sotto l'asfalto, che è un ottimo assorbente termico, attraverso pannelli si scalda acqua per uso termico).
E, ancora, sarebbe bello migliorare il microclima estivo riducendo le zone asfaltate: in alcune zone, i parcheggi a spina o in linea delle nostre strade potrebbero essere messi a prato con copertura a rete plastica: più traspirazione del terreno, meno calore.


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25 marzo 2008

Una nuova politica si può fare - Post di servizio

Venerdì 28 marzo, ore 18.30
Fonderia della Arti, via Assisi, 31 (Metro A Ponte Lungo, Ferrovia FS Roma Tuscolana)

TEMA
www.iMille.org presentano: Una politica nuova si può fare
Tre idee di innovazione per la partecipazione

Partecipa: Diego Bianchi "Zoro"    (http://zoro.blog.excite.it/)

SVOLGIMENTO:
Ore 18:30 Spazio Video: Davide Andriolo e video della serie
Tolleranza Zoro (1 puntata)
In contemporanea: piccolo aperitivo di benvenuto con chiacchiere
Ore 19.00: Corrado: un Municipio partecipato: tecniche e metodi
innovativi per la partecipazione delle comunità locali alle decisioni
efficaci.
Ore 19.20: Massimiliano: come si può seguire in modo partecipato ed
innovativo la realizzazione degli interventi PRG di Roma
Ore 20.00: Ivan: trasparenza in parlamento, ascolto, ruolo della rete
e del pubblico attivo

Ore 20:30: Il video di Paolo Virzì per Ivan Scalfarotto
Ore 20:45 video della serie Tolleranza Zoro (6 puntata)...no il dibattito no:-)

Se tutto va bene, per i non romani l'evento potrà essere seguito anche in streaming video in Internet. Seguono dettagli


21 marzo 2008

Noi garantiti

Le cose che accadono:
Oggi sono ancora in sciopero, per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro del Commercio. Quindici mesi di ritardo, e la Confcommercio intenzionata a non concedere nulla ed, anzi, a chiedere ancora meno tutele e diritti, in cambio di un aumento salariale ridicolo, che non copre nemmeno lontanamente l'inflazione.
Nel frattempo, la mia azienda, che non ha mai firmato un contratto integrativo aziendale, continua a traccheggiare nella trattativa finalmente avviata con la RSU.
Proprio ieri La Stampa e il sito de La Voce hanno pubblicato un interessante articolo di Boeri e Garibaldi sulla riforma dei modelli di contrattazione e dei famosi due livelli contrattuali
Oggi il sondaggio di Repubblica sulle intenzioni di voto ha per titolo "Operai sempre più poveri e a destra"
Ho scritto un post per il blog de iMille , in cui rifletto di massimi sistemi e di "nuovo protezionismo". Il quale, nella mente semplificante di chi lo propone, dovrebbe servire proprio a salvare i "capannoni" e chi ci lavora.

Le cose che penso:
Noi, lavoratori a tempo indeterminato delle medie e grandi aziende, siamo davvero dei garantiti. Il livello delle nostre garanzie - per non dire di quello, ancora più impressionante, dei dipendenti pubblici - è tale da aver ingessato il sistema Italia e la sua produttività. L'invenzione della flessibilità da Treu in poi ha reinventato i posti di lavoro per i giovani e ridotto la disoccupazione, ma ha istituzionalizzato un mercato totalmente dualistico: ad una parte tutte le garanzie, dall'altra praticamente nessuna. Da una parte la pensione giovane e ricca, dall'altra nessuna pensione in vista. E ha prodotto anche il pessimo risultato di una strutturale perdita di produttività del sistema Italia. I sindacati che hanno ostinatamente difeso gli insider senza curarsi dei precari, sopratutto in comparti pubblici o in luoghi scandalosi come Alitalia, non sono affatto innocenti.
Ma la cosa ironica è che questo dualismo si sta dimostrando impossibile anche per noi garantiti. La vicenda del contratto del commercio mette in bella evidenza questo effetto plastico da esercito industriale di riserva di marxiana memoria: i precari esistono, si mischiano a noi garantiti come zombie nel territorio dei vivi, e ci sbranano progressivamente togliendoci spazio. E noi, forse per la prima volta, ci rendiamo conto che se non difendiamo anche loro, se non riusciamo a farli tornare vivi, diventeremo zombie anche noi.

Non c'è dubbio che sia necessario rivedere il modello di contrattazione, e dare più spazio a quella aziendale. Ma senza ipocrisie e con clausole di salvaguardia, come quelle suggerite da Boeri e Garibaldi. Perché le imprese nostrane giocano su tavoli truccati. Danno lezioni sulla necessità di aumentare l'età pensionabile, e poi tentano di liberarsi di chiunque abbia superato i cinquanta. Teorizzano l'abolizione o lo svuotamento del contratto nazionale in favore dei contratti aziendali, ma poi si rifiutano di firmare alcun contratto integrativo aziendale.

Uòlter dichiara che risolvere il problema della precarietà sarà la sua ossessione. Qui sopra c'è qualche piccola traccia, nella direzione di chiedere uno sforzo a noi garantiti, ma anche alle imprese.


20 marzo 2008

Le cose a cui tengo. Biciclette

Vorrei che l’intero IX Municipio, dal Mandrione fino a Piazzale Metronio, da San Giovanni fino a Colli Albani, diventasse un luogo accogliente per i ciclisti. Non solo la domenica, ma anche per chi vuole usare la bici come normale mezzo di trasporto. Con la pista ciclabile sulla Cristoforo Colombo, sto scoprendo che è perfettamente possibile andare al lavoro in bici, e lo faccio già ora quasi tutti i giorni, percorrendo una ventina di chilometri in pace ed allegria. Si può fare, e si potrebbe fare anche meglio se si moltiplicassero le piste ciclabili e i percorsi protetti. C’è un bellissimo progetto delle associazioni dei ciclisti per il nostro Municipio, e io intendo battermi per realizzarlo integralmente.

E, sempre in tema di biciclette, mi piacerebbe che anche nel IX Municipio fossero collocati alcuni parcheggi per il bici sharing, oltre ad aggiungere qualche altra postazione di car sharing. Perché dobbiamo abituarci ad un uso più flessibile e intelligente dei mezzi di trasporto.

E perché il mio impegno non resti astratto, il 29 marzo sarò con gli altri ciclisti a fare da controparte di me stesso in quanto candidato, a questo incontro con i candidati organizzato da BMF.

Come si dice sempre, partecipate numerosi. E venite in bicicletta, o almeno con i mezzi pubblici.



17 marzo 2008

Le cose a cui tengo. Piazzale Metronio e le Mura Aureliane

Vorrei passare meno tempo fermo a Piazzale Metronio la mattina, assieme ai miei concittadini che prendono il 628 o il 671 per andare verso il centro o verso l’EUR. E vorrei quindi che tutta la viabilità di Piazzale Metronio fosse riprogettata, con un intervento molto semplice e poco costoso, ma sicuramente efficace per risparmiare buoni venti minuti ai mezzi pubblici. E vorrei che quest’intervento fosse anche l’occasione per realizzare un po’ di posti auto in più, a compensare quelli che si perderanno con la realizzazione del Parco Lineare delle Mura.

Ma vorrei anche la rapida realizzazione di quel parco, tenendo conto delle osservazioni dei cittadini e, in particolare, trovando il modo di allontanare un poco la strada vicinale delle finestre delle case che affacciano di Viale Metronio. Ma facendo bene e in fretta questo bellissimo intervento che renderà le Mura un posto ancora più unico di quanto già non sia, e aumenterà anche – il ché non guasta – il valore degli immobili di questa zona.

Qui un dettaglio della proposta sul Piazzale.



16 marzo 2008

L'inversione delle parti

Comincio a pensare che questa strana inversione delle parti, con Berlusconi pessimista o quanto meno realista, e Veltroni che invita alla speranza e all'ottimismo del fare, sia un segnale molto profondo. Un segnale che ci dice che è purtroppo molto probabile che la rimonta di Veltroni non basterà ad invertire il risultato. Ma che dice anche che la sinistra ha un futuro.
Primo. Il Berlusconi pessimista è coerente con il messaggio generale dell'Italia al disastro, e del disastro imputato al solo Prodi. Ma, sopratutto, è coerente con la crisi di fiducia e la terribile paura di non farcela che sta prendendo un po' tutti gli italiani, con l'impressione di accerchiamento, dall'invasione degli stranieri alla paura della Cina, al dollaro in picchiata e alla crisi dei mutui.

Ancora una volta, il caimano dimostra una naturale empatia verso la pancia del paese. E questo lo fa fortissimo, proprio perché vecchio e privo di vera speranza, proprio perché abbarbicato al sogno protezionista di Tremonti. Proprio perché così simile al paese che rappresenta.
Secondo. Veltroni, con l'idea che l'Italia può farcela, se solo si ritrova fiducia nelle proprie capacità, rientra finalmente in sintonia con ciò che era sempre stata la sinistra, per definizione orientata al futuro e al miglioramento, dopo anni in cui la sinistra si presentava con l'aria un po' musona del risanamento finanziario. Ma questo messaggio lo costringe a buttare il cuore oltre l'ostacolo e ad allontanarsi forse troppo dal comune sentire depresso ed anche un po' cinico dell'italiano di oggi. Ed è per questo che la rimonta diventa davvero difficile: si attivano nuove energie ed entusiasmi, ma si richiede una fiducia molto alta, che puoi costruire solo col tempo e con una credibilità difficile da raggiungere in poco tempo.
Terzo. Però almeno, questa proposta ha il vantaggio di essere quella giusta per il futuro, qualunque sia l'esito delle elezioni: l'ambientalismo del fare, ad esempio, fatto di fiducia in un uso consapevole della tecnica, tutto il contrario di certo cupo pauperismo ambientalista, è certo preferibile alla soluzione impaurita dei novelli protezionisti di destra. I quali, come ci ricorda Beppe, dopo essere stati turbocapitalisti e finto liberisti, ora si rifugiano in impossibili dazi. 
Ecco, proprio perché la situazione economica mondiale è davvero difficile, quello che occorre è fiducia e innovazione, non paura e chiusura. Ma i tempi perché le persone lo capiscano e, soprattutto si fidino di chi glielo dice, temo non siano i tempi di una breve campagna elettorale.


16 marzo 2008

Le cose a cui tengo. Marciapiedi

Vorrei vedere marciapiedi puliti e ben pavimentati, senza automobili o motorini che ci salgano sopra. So che non bastano né più spazzini, né più educazione, per questo. Servono più spazzini, più educazione ma soprattutto che il Municipio sostituisca l’orrendo asfalto con belle piastrelle, costruisca angoli e protezioni, faccia dove si può più spazio per il parcheggio delle moto, metta nuove alberature e le circondi di aiuole non troppo piccole. Perché da qualche parte è bello vedere un po’ di terra e un po’ di erba, e non solo nelle ville.


(Con questo post si inaugura una rubrichetta su cose minime, cose alla portata di un consigliere municipale. Cose a cui tengo, però, perché sono cose di tutti i giorni e di quotidiana qualità della vita. Come si sarebbe detto un tempo, locale e globale vanno spesso assieme. E per questo, da queste parti si continuerà anche a tediarvi con discorsi più vasti ed astratti, con le politiche della rete, con Marx e l'entropia, e via generalizzando...)


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14 marzo 2008

Far male alla buona politica, credendo di far male a Berlusconi

Dare un sovrabbondante peso mediatico al Banana che suggerisce alla precaria di sposare il milionario è l'ennesimo, perfetto esempio dello strabismo e della malattia del sistema dell'informazione - e di noi blogger informati.
Infatti, ora si  parla solo di questa stupidaggine, e il problema è proprio questo: ogni stupidaggine, ogni battutina, ogni affermazione che possa generare qualche piccolo scandalo diventa l'unico contenuto del dibattito pubblico e della politica percepita dalle persone. E' stato così per i bamboccioni o le tasse bellissime, e per mille altri casi. E' improbabile, ma magari Berlusconi ha detto anche qualcosa di interessante, oltre alla battutaccia. Ma nessuno ci farà caso.
Ed è così che la politica, tutta la politica, perde credibilità. E' così che non si riesce mai a parlare di ciò che conta. E' così che cresce la sensazione di impotenza della politica ad affrontare i problemi reali. Mentre ci bombardano con il crollo del dollaro e con il prezzo del petrolio, politici che fanno battutine e polemizzano sulle barzellette confermano l'idea corrente che siano tutti, al tempo stesso, incapaci e rapaci, preoccupati solo del loro posto. La casta.

E, infine, credere che attaccando Berlusconi su queste sue battute sia un modo di metterlo in difficoltà, quando è ovvio che lui ci sguazza in queste cose, e che i suoi in fondo ne sono affascinati e conquistati, è poi davvero ingenuo. Certo, le sue affermazioni sono l'esatto specchio della sua struttura culturale di fondo, maschilista e predatrice. Ma chi lo vota, o non è in grado di capirlo, e non lo capirà grazie al clamore di una battuta, o lo sa benissimo e gli sta bene così.
 


12 marzo 2008

Candidarsi

Come si può leggere qui, questi prossimi giorni, fino al 13 aprile, assumeranno per me un sapore un po' particolare. Candidarsi, sia pure per un consiglio municipale, e senza grandissime probabilità di successo (mai dire mai, però...corro per vincere, come quasi tutti), è un impegno, una fatica, una scommessa. E' smettere di stare in seconda linea, e metterci la faccia.
Quindi, nei prossimi giorni questo blog cambierà un poco tono e funzionamento. E proverà a concentrarsi su due cose fra loro distinte:
  • il racconto della mia piccola campagna elettorale, sia come cronaca che, soprattutto, per raccogliere qui le idee che mi piacerebbe vedere realizzate nel IX Municipio di Roma;
  • idee e riflessioni sulla partecipazione politica on line.
La politica on line, mi direte, non c'entra niente con la politica del territorio. Eppure, mi sembra che la mia candidatura sia - molto molto modestamente:) - la dimostrazione che c'è eccome, o almeno ci può essere, un rapporto fra virtuale e reale, fra rete e territorio. Se non altro perché se non avessi (ri)cominciato a fare politica qui in rete, non avrei nemmeno mai lontanamente pensato di provare a candidarmi. 


10 marzo 2008

Innovazione e giovani a destra

Magari, sparare sul vecchietto Berlusconi attraverso Ciarrapico è perfino troppo facile, ma non si può evitare di invitare a leggere qui.




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7 marzo 2008

Ipocrisie

Ho reagito d'istinto e con una certa durezza a una serie di post di Titollo sul PD, le candidature e dintorni. Poi ci ho un po' ripensato, e ho tentato di capire se il buon Tito non avesse qualche ragione ad accusarmi di riflesso condizionato e di atteggiamento tifoso: dato che siamo in campagna elettorale, mai criticare il manovratore.
Bene. Forse il riflesso condizionato c'è pure, però dietro tutta questa discussione sulla qualità delle candidature e sul rinnovamento della politica, comincio a vedere un po' troppa ipocrisia, ed è questo che mi disturba.

I fatti sono sintetizzati in questi dati statistici riportati da Franceschini , che indicano che l'innovazione ed il ringiovanimento nelle liste del PD è reale. Ma, ovviamente, ciascuno può discutere circa i nomi delle persone, e non digerire qualche novità come Calearo o Ichino, o qualche sopravvivenza come Crisafulli.

Però, appunto, un po' gli stessi critici non digeriscono né le novità, né le sopravvivenze.

Ma il punto vero non è questo. Ma quest'altro che mi provo a dire:
Si parte in genere da due assunti: (a) la necessità di dare rappresentanza maggiore ai giovani, di svecchiare una politica dall'età media elevatissima; (b) l'insofferenza totale dei cittadini verso la politica come professione: è luogo comune dire che nessuno o quasi dovrebbe fare il politico a vita, che si dovrebbe poter tornare al proprio mestiere dopo un'esperienza politica. E si nota che molti politici non saprebbero a quale mestiere tornare. Perché sanno fare solo i politici.
Però questi due assunti sono in almeno parziale contraddizione tra loro. Prendiamo un trentenne avviato ad una brillante carriera, che so, come giovane tecnico di alto livello in una azienda innovativa. E' una persona competente, interessata alle sorti del proprio paese, pieno di idee. Il candidato ideale per dare il suo contributo. Viene eletto da qualche parte. La sua brillante carriera tecnica si interrompe. Dopo 5 anni è di 5 anni meno esperto dei suoi colleghi, tecnicamente obsoleto, e magari la sua azienda fa di tutto per liberarsene, ad esempio trasferendolo in qualche posto remoto. Soprattutto se, come è giusto che sia, non viene eletto come capolista al parlamento, e quindi non si fa grandi aderenze e gran nome, ma come consigliere comunale in un comune piccolo o medio. E dovrebbe essere chiaro che il rinnovamento della politica non è una cosa che riguardi solo i massimi livelli ed anzi, forse è proprio nella politica territoriale che ci sono gli esempi peggiori di clientelismo da estirpare.
Bene. Il nostro che fa, a questo punto? E' abbastanza inevitabile e comprensibile, e del tutto logico, che tenti di continuare la sua esperienza politica. E' diventato, appunto, un politico di professione.
Se poi, come ormai è sempre più frequente, il nostro eroe è un lavoratore a progetto o un precario, le sue probabilità di tornare al normale lavoro si riducono ancora.

Ovviamente, c'è il caso che sia un libero professionista già affermato, e che qualcuno mandi avanti il suo studio in sua assenza. E anche questo spiega la sovrabbondante e deleteria presenza di avvocati in parlamento. Oppure deve essere un impiegato statale, che magari dopo la "parentesi" politica può tornare come nulla fosse successo - anzi.

Insomma, fra la teoria e la pratica del fare politica ci stanno di mezzo corpose condizioni materiali. In una società piuttosto bloccata in tutti i mestieri, è normale che anche il mestiere della politica sia piuttosto bloccato. E, soprattutto, il problema è come sempre un problema di costi. Perché l'ulteriore paradosso è che farsi eleggere (soprattutto se ci sono preferenze e collegi, o le famose e pur auspicabili primarie) costa. E allora, o ci piace il sistema americano dove solo i ricchi o chi è in grado di fare un massiccio fund raising può pensare di competere, oppure dovremmo cominciare ad accettare realisticamente che ci sia un certo non indifferente grado di professionismo in politica. E, in ogni caso, rivalutare un sano e corretto finanziamento pubblico alla politica.

E questo, tra l'altro, spiega pure come all'atto pratico non sia così facile, anche per politici ben intenzionati, trovare candidati nuovi disponibili e validi. E spiega perché spesso ci si affidi ai famosi "figli di". Li si conosce, e sono cresciuti nell'ambiente. E hanno meno paura di un luogo che altri non capiscono.


5 marzo 2008

La paura fa novanta

Silvio Berlusconi ha espresso ieri in termini molto chiari la sua proposta concreta di governo: proteggere la parte di economia che sta a cuore ai propri elettori e liberalizzare quella che sta a cuore agli elettori dell’avversario.

Consiglio vivamente la lettura integrale dell'articolo da cui è tratta la citazione sopra. Tremonti, come notava anche Enrico qualche giorno fa, ha scoperto il protezionismo e lo statalismo, ma solo quello dei ricchi e, al massimo, delle impresette. E così l'abbinamento dell'abolizione dello Statuto dei diritti dei lavoratori, della protezione di Alitalia e Malpensa e dell'introduzione dei dazi doganali, spiega in modo perfetto qual'è la differenza fra destra e centrosinistra. La prima, qui in Italia, rappresenta la totale e cieca paura di qualsiasi cambiamento che possa toccare i tuoi interessi, e la totale e cieca volontà di scaricare questa paura sugli altri.

Occorre liberalizzare e privatizzare queste attività, compreso il settore idrico, e vanno fortemente limitate le possibilità di affidamento “in house”. In questo modo si genera efficienza e si innalzano produttività e crescita.

e ancora:

razionalizzare il mix delle fonti con maggior utilizzo del carbone; puntare sul nucleare di nuova generazione; completare il mercato elettrico; ripristinare, da parte del Governo, l’acquisto di crediti di emissioni di gas serra sul mercato internazionale per il periodo 2008-2012; assumere, per l’attuazione del protocollo di Kyoto dopo il 2012, obiettivi realizzabili e sostenibili per il Paese; emanare i decreti attuativi previsti dal Codice Ambientale; regolamentare, a livello nazionale, l’assimilazione dei rifiuti industriali ai rifiuti urbani;

e infine

L’attuazione del protocollo di Kyoto per il quadriennio 2008-2012 necessita di ripristinare l’acquisto di crediti di emissioni di gas serra sul mercato internazionale da parte del Governo. Ciò per garantire una assegnazione gratuita delle quote di emissione a tutti i nuovi impianti che verranno attivati in quel periodo, impianti che altrimenti verrebbero gravati subito da oneri aggiuntivi. Nell’ambito degli impegni assunti dall’Europa per la lotta ai cambiamenti climatici successivamente al 2012, l’Italia deve negoziare propri obiettivi realizzabili e sostenibili che non creino condizioni distorsive della competitività dei nostri settori industriali.

Tradotte, queste indicazioni del decalogo di Confindustria (che contiene per fortuna anche parti condivisibili ed interessanti, sulla produttività, sulla legalità, sulle riforme istituzionali, sull'innovaizone...) vogliono dire che gli industriali:

  1. sperano di fare grandi affari con le utilities e i mercati protetti, e i monopoli naturali, e l'acqua. Insomma, sperano di privatizzare ancora di più di quanto già non siano i beni pubblici
  2. hanno una fifa nera e non si sentono in grado di competere sugli obiettivi europei di riduzione dei consumi e trasformazione delle fonti energetiche, e ritengono quindi che l'unica cosa da fare sia comprare diritti ad inquinare (facendoli pagare allo Stato, cioè a noi tutti), e poi rinegoziare al ribasso i vincoli ambientali. E chi se ne frega del cambiamento climatico!

Da notare che avevo letto un documento dei giovani imprenditori ben diversamente orientato, e che qui invece spariscono perfino le parole "fotovoltaico", "geotermico", "eolico", "ricerca". Anche qui, insomma, vince la paura.

La paura fa novanta anche sulle liste del PD. I vari house organ di Berlusconi si esercitano sulle parentele e consimili. Ma la sostanza è che hanno una bella fifa di Calearo, dei giovani che ci sono davvero in lista, e - dato che dalle loro parti si stanno ovviamente affilando i coltelli dei vari potenti locali per essere in lista - dell'effetto boomerang che potrà esserci quando le loro liste saranno pubblicate, piene inevitabilmente di vecchi arnesi ed - of course - di inquisiti "politici".


2 marzo 2008

Forum del PD: se son rose fioriranno... ma che fioriscano in fretta

L'ottimo Giuseppe A.Veltri, anche lui come me ne iMille, sempre più spesso citato da Zambardino che fa da cassa di risonanza del web politico su Repubblica, critica abbastanza nettamente i forum on line presenti nel sito del PD.
Nei commenti al suo post, molti notano che la confusione di questi forum è dovuta al fatto che funzionano anche come aggregatori dei blog di chi è iscritto, e non si capisce bene quale sia il criterio di aggregazione. Tanto che spesso vengono pubblicati post che con il forum c'entrano davvero poco. Il povero Giuseppe, poi, è incappato in un forum che, palesemente, semplicemente non è ancora partito (quelli sui new media o sullo sviluppo sostenibile o sull'energia, ad esempio, sono piuttosto vivaci e i contributi, sia da blog che da post diretto sul forum, vengono pubblicati piuttosto rapidamente dopo la moderazione).

Mi sembra che in questa faccenda ci siano due diversi problemi che si sovrappongono.
Il primo, è che le regole di funzionamento dei forum on line non sono chiare ed esplicite. Si intuisce che i post - immessi direttamente o via proprio blog - sono moderati, ma sembra che i criteri di moderazione siano diversi da caso a caso. Ad esempio, a giudicare da come i post di questo blog fluiscono dei tre forum a cui sono iscritto, mi sembra che quello new media faccia passare quasi tutto in automatico, mentre gli altri due siano più selettivi (e forse, dico forse, c'è qualche meccanismo per cui un post da blog viene pubblicato in un solo forum). Stranamente, i gruppi del cannocchiale disporrebbero di una tecnica per agevolare il lavoro dei moderatori, già usata per lanuovastagione: è possibile definire un tag che chi scrive sul proprio blog deve indicare per segnalare il gruppo in cui vuole essere pubblicato. Così, almeno, il moderatore del forum sull'energia non dovrebbe sorbirsi inutilmente questo post, che dovrebbe essere esaminato dal moderatore del forum new media.
A questo aspetto si lega anche il fatto che è difficilissimo (anche se teoricamente possibile), fare in modo che i propri post da blog siano pubblicati sul forum se non si ha un blog sul cannocchiale. Il ché è veramente inaccettabile - e lo dice uno che sta su questa piattaforma da anni...

Il secondo problema è la confusione fra questi forum on line, diretta filiazione dei forum di discussione del vecchio sito dell'Ulivo reinterpretata in chiave social software, e l'idea dei Forum tematici previsti dallo Statuto del PD.
Nulla vieta che questa piattaforma, migliorata e provvista di identificazione personale certa (iscrizione all'albo degli elettori, come previsto dallo statuto), possa essere utilizzata allo scopo. Però, per favore, chiariamo le regole e, comunque sia, sfoltiamo un numero di forum davvero eccessivo, con tematiche che si sovrappongono a più non posso.

In conclusione, in questi forum on line ci sono buone idee, ma si rischiano come al solito una totale perdita di credibilità
(era già successo ai tempi del social software de lanuovastagione ) se non vengono messi a punto presto e bene: facendo partire i veri forum tematici ufficiali, e lasciando magari più liberi e meno moderati dei forum/aggregatori per la libera e fluida discussione.

In appendice: l'articolo dello Statuto sui Forum tematici:
1. Le finalità dei Forum tematici sono: la libera discussione, la partecipazione alla vita pubblica, la formazione degli elettori e degli iscritti al partito ed il coinvolgimento dei cittadini nell’elaborazione di proposte programmatiche. I Forum producono materiali utili alle decisioni e all’iniziativa politica del Partito Democratico.
2. La partecipazione ai Forum è aperta a tutti i cittadini e le cittadine. I partecipanti, qualora lo accettino, vengono registrati nell’Albo degli elettori del Partito.
3. I Forum tematici sono attivati dai responsabili delle aree e dei settori tematici del Partito Democratico. Un Forum può altresì essere attivato qualora ne facciano richiesta almeno dieci cittadini e la proposta sia approvata dal Coordinamento nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti. Il Forum viene sciolto e non può essere ricostituito nell’anno immediatamente successivo se alle sue attività non abbiano attivamente partecipato, anche per via telematica, almeno cento persone nel corso dell’anno.
4. Il funzionamento dei Forum è disciplinato da un Regolamento approvato dal Coordinamento nazionale con il voto favorevole della maggioranza assoluta dei suoi componenti.
5. Gli organi del Partito Democratico si esprimono sui materiali prodotti dai Forum quando discutono o deliberano su contenuti attinenti, secondo le modalità stabilite dal Regolamento di cui al precedente comma 4.
6. Il materiale audio-video ed i documenti prodotti dai Forum sono pubblici ed accessibili a tutti in forma gratuita e non sono oggetto di diritto d’autore. Il Partito Democratico li può liberamente utilizzare per l’elaborazione del proprio programma elettorale e più in generale delle proprie posizioni politiche.

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