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appunti sicuramente utili a me, a volte anche agli altri,


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30 luglio 2008

Confronti

Questo è il commento di Roberto Gualtieri.
Questo è ciò che, invece, pensa Federica Mogherini.
Il tema, il congresso di Rifondazione Comunista.
Per quel che conta, sto proprio decisamente e senza dubbio alcuno con Federica. E pure con Cristiana.


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29 luglio 2008

Un diario da seguire

Giovanni è partito per fare il volontario a Betlemme. Le sue osservazioni su ciò che si trova a vivere, e il racconto di ciò che gli accade, sono davvero avvincenti. Le potete e dovete leggere qui.


29 luglio 2008

Fomentare l'odio

Mi rendo conto di aver scritto ormai vari post "in difesa dei fannulloni". Mi sono chiesto io stesso perché, e ho capito che l'ho fatto per istinto, ma che l'istinto mi ha portato nella direzione giusta.

L'ho fatto per istinto, per la mia tendenza a dubitare delle idee troppo conformi alla norma, dei discorsi troppo universalmente approvati da tutti. Come il discorso sulla cronica inefficienza della Pubblica Amministrazione e sulla sua causa principale: appunto, i fannulloni.

Ma la ragione vera e profonda per la quale questo attacco ai dipendenti statali è un triste segnale di tempi bui, non sta nel merito della questione. Nel merito della questione, infatti, come sempre, c'è ovviamente del vero. E' vero che ci sono statali fannulloni, è vero che lo stato è inefficiente, è perfino vero che il precedente governo non ha avuto il fegato di fare qualcosa di serio in merito e, soprattutto, è certamente vero che la grandissima parte dei sindacati e dei sindacalisti del pubblico impiego portano una grande responsabilità nell'aver sistematicamente protetto i "fannulloni" e sguazzato in una normativa barocca oltre che inutilmente vincolistica. E' vero, quindi, che qualcosa bisognava urgentemente fare, anche se ovviamente sul cosa fare continuo a pensare, con Alberto, che sarebbero ben più efficaci altre cose.

Il fatto, però, è che chi attacca i dipendenti statali lo fa non perché gli interessi qualcosa del merito della questione, ma semplicemente per fomentare l'odio, per costruire l'ennesimo capro espiatorio. Ormai la tecnica è sistematica: si individua un nemico contro cui eccitare l'odio popolare, e lo si usa per concentrare l'attenzione mediatica e costruire una realtà virtuale che, a sua volta, generi consenso per decisioni più o meno drastiche e semplificatorie. In rapida successione, i rom, gli extracomunitari, gli insegnanti meridionali, gli statali.

Ogni volta, il capro espiatorio è un'intera categoria, dove diventa impossibile distinguere tra buoni e cattivi, dove la responsabilità personale viene abolita e conta solo la supposta responsabilità globale dell'intero gruppo.
E, di nemico in nemico, si costruisce una civiltà di grupposcoli, corporazioni che si odiano, gente che si guarda in cagnesco, e che trova solo nell'identificazione col capo che "lui sì che è in grado di fare e decidere", l'unico momento unificante.

Ecco, non mi riesce di prendere sottogamba questa mutazione del comportamento comune, per la quale chiunque si sente in diritto di inveire ferocemente contro il proprio "nemico," dipendente pubblico o rom che sia. Basta salire su un taxi e scambiare quattro chiacchiere col tassista, o guardare le prime pagine di Libero e del Giornale. Il tassista medio pratica l'odio, sicuro di poterlo fare perchè lo spirito del tempo rappresentato benissimo dalle due sullodate testate, gli dice che è tempo di odiare.

PS: leggete questo post di Francesco e anche questo di Eli, per favore.


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28 luglio 2008

Un colpo ai fannulloni ed uno ai precari

Tanto per chiarire che questo governo, come ha scritto stamani Polito sul Riformista e come sembra ritenere anche il mio amico Fabio, fa cose di sinistra, dopo il grande successo coi fannulloni pubblici, si procede al castigo dei finti precari, che hanno avuto la colpa di farsi assumere con contratti a termine quando non c'erano i presupposti per farlo ed ora, orrore, hanno osato far causa a chi li aveva assunti.



*******

Comunque, ora che l'assenteismo nella pubblica amministrazione si è drasticamente ridotto (vedremo quanto durerà...), sono certo che gli uffici pubblici siano pullulanti di impiegati intenti a giocare con il mitico solitario di Windows: sarà prima o poi il caso di ricordare che l'assenteismo c'è perché le persone sono lavative e immorali, ma è reso possibile solo e soltanto dal fatto che quelle stesse persone non hanno nulla da fare, perché i loro dirigenti non sanno, non vogliono o non possono dargli lavoro.


25 luglio 2008

La malattia come colpa

Per ogni giorno di malattia di un dipendente pubblico, d'ora in avanti, ci sarà una riduzione di stipendio. Considerato che, come è ovvio, non tutti quelli stanno a casa per malattia sono fannulloni assenteisti ed, anzi, è probabile che molti, semplicemente, stiano effettivamente male, con questa norma si è introdotto il concetto di malattia come colpa morale.
Un altro tassello dello smantellamento dei diritti del lavoro.



Ps: per una completa discussione sull'assenteismo e su ciò che si dovrebbe fare per combatterlo davvero, consiglio vivamente quanto ha scritto Alberto.


16 luglio 2008

La scusa della sempificazione



La scusa della semplificazione è usata per l'ennesima volta dal governo. Questa volta per affossare i timidi tentativi del precedente governo in materia di efficienza energetica degli edifici. Con la certificazione energetica progressivamente obbligatoria, da un lato si incentivavano le costruzioni ecologiche, dall'altro si dava un possibile riconoscimento economico a chi aveva la casa certificata. Perché una casa con un buon certificato energetico avrebbe avuto maggior valore di una che consuma troppo.
Voilà, con la scusa della semplificazione, i certificati energetici non sono più obbligatori, e checcefrega del risparmio energetico, del clima, dell'ambiente...


15 luglio 2008

Link arretrati

Dopo la tre giorni de iMille, ho passato qualche ora in letture varie. Per ora, è troppo complicato raccontare davvero l'assemblea e le belle persone che ho incontrato. Peraltro, Civati ci è riuscito benissimo, e basta leggerlo. E se si ha sufficiente tempo e ampie dosi di masochismo, il video è comunque tutto in linea, inclusi i miei interventi, su Radio Radicale.
Preferisco invece fare un riassunto dei post precedenti, insomma di ciò che mi è sembrato ci sia di interessante in rete in questio giorni:
  • Luca De Biase fa il miglior commento possibile sull'ultima castroneria berlusconiana in fatto di prezzi del petrolio. Ciò che è triste, è che mi sembra che la cosa sia passata sotto silenzio. Ma vista la qualità deprimente del giornalismo italiano, la cosa non stupisce.
  • Debora invece fa qualche banale conticino su un'altra incredibile sparata berlusconiana, quella della costruzione di 1000 (mille!) centrali nucleari nel priossimo futuro: un fulgido esempio della ridicola supponenza dell'omino che ci governa.
  • Alberto fa un uno - due riflessivo sulla faccenda dell'8 luglio di Piazza Navona e di come fare opposizione.
  • Pierluigi parla in modo vagamente ottimista, e invece secondo me profondamente deprimente, della nuova classe dirigente del PD e del ricambio generazionale. Poi, ieri, da non giustizialista, scrive una cosa inconfutabile sulla triste vicenda di del Turco.
  • Terenzio Longobardi ci ricorda Berlinguer come precursore di un approccio ecologico allo sviluppo. Non è una novità assoluta, ma fa piacere ricordarlo.
  • I giovani economisti di Theye scrivono una lettera appello contro la speculazione sui mercati degli alimenti, sicuramente giusta anche se da non prendere in modo "tremontiano". A tal proposito, la precisa sintesi del dibattito sul picco del prezzo o della quantità di petrolio, sempre su Aspo Italia, assieme al post di qualche giorno fa di Beppe sul tema, servono a inquadrare corettamente la faccenda.
  • Per sapere tutto, ma prioprio tutto sull'iPhone in Italia, e sull'iPhone in generale, basta leggersi i post di Suz.

Infine, un saluto e un abbraccio a Giovanni che, subito dopo l'assembela de iMille, ci lascia per un periodo indeterminato di volontariato in Palestina, e ne scriverà - spero - qui.


11 luglio 2008

Pentangling

Dopo quarant'anni dal primo disco, il modo di suonare e di porgere i brani di questi cinque vecchi ragazzi, ormai tutti ben oltre la sessantina, è solo lievemente cambiato. E, sebbene si tratti ora, in un certo senso, di accademia e non ci sia più l'esplosione di creatività degli anni fra il '68 e il '72, ascoltare il loro concerto al Lyceum Theatre di Londra è davvero una bella esperienza.

Molti brani sono eseguiti in modo appena più lento e cadenzato, e la sezione ritmica dei fantastici Danny Thompson e Terry Cox assume a volte tratti vagamente ipnotici.
La voce di Bert Jansch, nella prima parte del concerto, non funziona proprio a dovere. Ma ogni volta che cala o che ha un'incertezza, Bert ha un tale mestiere che trova sempre il modo di modificare il tono, cambiare il modo di porgere la canzone. Nella seconda parte, la perfetta ed intensa esecuzione di un capolavoro come The snows basta e avanza per far dimenticare quelle incertezze.

Jacqui McShee dimostra che quarant'anni possono scurire leggermente una voce, ma non impediscono ad una grande cantante di stregare il pubblico con il consueto tono caldo e vellutato e la capacità interpretativa.

Col senno di poi, mi risulta chiaro che l'impasto sonoro del quintetto è davvero diverso e superiore non tanto e non solo per il virtuosismo solista della chitarra di John Renbourn, o per il solido accompagnamento di quella di Bert Jasch, quanto grazie al contrabbasso di Danny Thompson, che guida, sottolinea, chiosa, rafforza, commenta la voce di Jacqui, interrompe il flusso melodico o lo rinnova.



Il Lyceum Theatre è vecchiotto, sedie rosse dall'odore di velluto muffito. Il teatro è pieno e, guardandomi intorno, noto un bel mix di persone. Prevedibilmente, prevale un pubblico di età comparabile ai cinque adorabili vecchietti sul palco, ma non mancano affatto schiere abbastanza nutrite di giovani, alcuni dei quali addobbati in perfetto stile sixties. E' chiaro che qui a Londra esiste una nicchia di appassionati del genere. Inclusi perfino alcuni italiani di Londra...



Il genere. E' un genere? Retrospettivamente, la qualità sonora ed emotiva di questa musica, il mix che oggi si definirebbe quasi da world music, fra jazz, blues, folk, e tanto altro, mi sembra davvero, a distanza di quarant'anni, di molto superiore a tanta altra musica. Retrospettivamente, i Pentangle emergono come un gruppo davvero colossale, un concentrato di creatività, qualità tecnica, passione e poesia.
Eppure, la parabola del gruppo si è svolta tutta nell'arco di quattro anni talmente creativi per la musica pop mondiale, da passare - allora - quasi inosservata. Anche allora, appunto, limitata ad una nicchia. Gli album più importanti del progressive inglese (King Crimson, Van Deer Graaf,...) sono tutti di quegli anni. Lo stesso si può dire del meglio della west coast, dai Jefferson a CSN&Y. E poi i Doors, Jimi Hendrix, Janis Joplin, tutti i possibili mostri sacri, hanno fatto il massimo proprio fra '68 e '72.
Poi, dice che uno finisce per essere nostalgico....




Tento di ricostruire come ho conosciuto i Pentangle, qui in Italia mai trasmessi dalle radio, mai diffusi nei circuiti normali della musica. Le date si confondono, dovrei trovare qualche riscontro che non ho.
A occhio, la mia scoperta di quella mirabile musica è certamente tardiva, di qualche tempo successiva allo scioglimento del gruppo. La mia scoperta dei Pentangle è infatti di almeno due o tre anni successiva alla mia scoperta del jazz, avvenuta più o meno a metà del Liceo, quindi attorno al 1974. E' probabile che la fonte informativa sia stata una qualche recensione su Suono Stereo. Quel che ricordo è che nel gruppo di appassionati di musica folk inglese (e praticanti musica rinascimentale e barocca) che frequentavo all'epoca, andavano per la maggiore i Fairport Convention e l'unico disco gettonato dei Pentangle era Solomon's Seals. Io, invece, folgorato da Basket of Light e, poi, da Reflection, peroravo la causa dei Pentangle e coglievo ogni occasione per farli ascoltare agli amici.

Ricordo anche un concerto dei Pentangle in un teatro tenda a Roma, con la platea semivuota e Danny Thompson che usava un improbabile contrabbasso elettrico. Credo si trattasse già della formazione senza John Renbourn, quella del disco Open the Door, inizio anni '80. Un concerto breve, piuttosto freddo, con cattiva acustica e pubblico poco ricettivo, con noi piccolo gruppetto di appassionati che tentavamo invano di scaldare gli animi, e i Pentangle con l'aria di dire "ma come diavolo ci siamo finiti qui?".

Insomma, una mezza delusione, anche se ricordo benissimo la solita precisione esecutiva e le voci sempre bellissime. Una mezza delusione totalmente compensata dal bellissimo concerto di lunedì. Perché nel 1968 alla Royal Festival Hall non c'ero - ero a Roma, e comunque avevo 11 anni...- Ma lunedì è un po' come se avessi celebrato anch'io quel lontano concerto e quel periodo.



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10 luglio 2008

Da domani sono qui

All'assemblea de iMille, inevitabilmente


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9 luglio 2008

Decrescita (in)felice

La stagione degli hard discount.


4 luglio 2008

I Pentangle a Bibbiano (ehm...)

Fra poche ore parto per Bibbiano, dove domani si inaugura una strada dedicata a mio nonno Prospero Vergalli, primo sindaco del dopoguerra e partigiano.
Lunedì, invece, mi sono concesso la follia di andare a Londra a sentire i Pentangle che, dopo molti anni, si riuniscono per alcuni concerti.
Quindi, non essendo dotato di raffinati strumenti palmari e connessioni wireless, questo blog torna in servizio da mercoledì prossimo.
Non prima di avere segnalato:
  • la soddisfazione per la piega che sta prendendo la faccenda dell'elezione del nuovo segretario del PD del Lazio;
  • Questo dibattito sul circolo on line PD Obama, su una politica per l'Europa

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