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25 febbraio 2011

Il terribile esodo biblico


Oggi Belpietro si supera e, purtroppo, mette bene in evidenza ciò che pensano - nel fondo nero del loro cuore - molti leghisti e destri vari. Il ragionamento a pera è il seguente: Oriana Fallaci aveva ragione a paventare l’invasione degli islamici in Europa, e quindi a lottare contro le politiche di integrazione, la costruzione di moschee ecc. Ora l’invasione, il terribile esodo biblico ci sarà, e l’Europa non sa cosa fare, perché non ha messo un argine prima, quando era tempo. Il cortocircuito paradossale, ovviamente non detto, è che il nostro grande giornalista usa lo stesso argomento di Gheddafi: è Al Qaeda ad armare le rivolte, è il fondamentalismo arabo che ci invaderà.


Nel fondo nero del popolo italiano impaurito da tutto, attaccato ai suoi dané residui e alle sue piccole meschine proprietà, c’è posto solo per il terrore dell’invasione degli altri, per la percezione confusa che siamo vecchi e perdenti, mentre quelli sono giovani e tanti.

Mentre ci sarebbe bisogno di una cultura dell’ascolto e dell’apertura, per dare spazio e possibilità di successo a chi vuole liberarsi dai satrapi per non cadere sotto il potere di altri satrapi, questa volta religiosi. I quali sono stati spiazzati e sorpresi da rivolte largamente laiche e “moderne”.


Mica che non ci siano pericoli e rischi. Ma tanto più ce ne saranno, quanto più lasceremo soli quelli che vogliono cambiare davvero, e non cambieremo approccio nelle nostre politiche. Probabilmente, sarebbe importante ragionare di politica e politiche come ha fatto miarabilmente a suo tempo Gabriele Bocaccini. Aggiungendovi la giustissima considerazione di Cristiana secondo la quale la cartina di tornasole di ciò che succederà nel futuro è tutta nella situazione concreta e nei diritti prima di tutto delle donne e poi degli omosessuali. Diritti questi, davvero, non negoziabili


22 febbraio 2011

I cerchi nell'acqua



Il mio nuovo contributo a iMille magazine questa volta tratta di acqua. Un bene non meno importante del petrolio e dell'energia. Un bene, peraltro, molto legato all'energia. Un bene sul quale il dibattito è aperto, il referendum incombe e la confusione è notevole. 
Ho provato a chiarirmi le idee, e magari quel che ho scritto può aiutare anche altri a farsi un'idea più precisa. Consiglio, comunque, di seguire i numerosi link che ho messo nel pezzo, perché sono una miniera di informazioni interessanti.

Insomma, buona lettura.


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21 febbraio 2011

Real politik?

Because something is happening here

But you don't know what it is

Do you, Mister Jones?


Forse, ossessionati come siamo dal nostro ombelico berlusconiano, non ci rendiamo conto che quel che sta succedendo in tutta la zona del petrolio arabo - certo, la Libia ci riguarda più direttamente - è probabilmente un evento che cambierà il corso della storia, proprio perché è direttamente correlato alla grande crisi mondiale. Grande crisi che, ora si vede anche più bene, è prima di tutto crisi energetica e da fine delle risorse fossili, più che crisi dei mutui subprime.

La miopia politica e strategica dell'occidente si vede proprio da qui: ostinarsi a sostenere dittature "amiche" per assicurarsi presunta stabilità e petrolio, senza fare quasi nulla - o comunque facendo troppo poco - per sviluppare fonti alternative e rinnovabili, e senza provare ad aiutare le popolazioni e la libertà di quei paesi, si sta dimostrando una real politik al contrario. A forza di business as usual, richiamo di trovarci senza petrolio e senza stabilità.


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18 febbraio 2011

Il 14 dicembre



Il 14 dicembre 2010 rischia di essere ricordato come il momento nel quale Berlusconi si sarà avviato al definitivo e duraturo controllo totalitario dell’Italia. La sconfitta delle opposizioni in quella data sta portando rapidamente allo sfaldamento del sogno di una nuova destra liberale e legalitaria, simile a quella degli altri paesi sviluppati, come si dice sempre.

Il fatto è che, anche se Fini non poteva ormai che provare a barattare il domani con il dopodomani, il suo progetto è destinato ad un triste fallimento per almeno due motivi convergenti.

Primo, Berlusconi è il primo politico al mondo che può letteralmente comprare il consenso che gli serve. Un potere dei soldi così concentrato è una novità assoluta e devastante.

Secondo, in Italia non esiste minimamente una opinione pubblica o un blocco sociale che abbia in testa la “destra moderna ed europea” che qualcuno sogna. Le masse di destra nostrane sono semplicemente e stabilmente forcaiole, e le classi dirigenti (industriali, manager, ecc.) che dovrebbero avere interesse a una politica di destra davvero liberista, o sono pavide, o sono squallide, o incapaci.


Affidarsi all’illuminismo di destra per far fuori il caimano è altrettanto illusorio che affidarsi all’illuminismo di sinistra, allo strillare davvero radical-chic stile Giustizia e Libertà.

Resta la speranza a lungo termine della mobilitazione delle donne, e il lavoro altrettanto a lungo termine della ricostruzione di una proposta politica e di una nuova credibilità per il PD.


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17 febbraio 2011

Tecnocrazia

Uno dei tanti segnali della crisi della democrazia è la costante tentazione tecnocratica che assale e spesso pervade anche le menti più benintenzionate. Ad esempio oggi Michele Salvati sul Corriere si lancia nell’ennesima filippica sul Paese bloccato a causa delle mancate riforme, e motiva tali mancate riforme associandole alla forza delle corporazioni ma soprattutto alla inutilità e incapacità della politica, vista come un ostacolo alla trasformazione.

Come sempre, però, quali siano le riforme giuste lo sa, a priori, il tecnocrate illuminato di turno (in questo caso il buon Salvati). Qui, non è importante che quasi sempre si tratti della solita ricetta standard “crescita a tutti i costi + liberismo” che non ha funzionato non perché non supportata da una politica incapace, ma perché non poteva funzionare in ogni caso. Il punto importante è che dire che la politica non è per definizione in grado di interpretare i “veri” bisogni del Paese, significa dire che solo una supposta tecnocrazia illuminata è in grado di fare il bene comune. Del resto, l’irrefrenabile tendenza a moltiplicare le autorità indipendenti soprattutto in economia è un evidente segnale dell’affermarsi di questa ideologia dell’incapacità della democrazia di funzionare.

Ovviamente, il sospetto è che questa ideologia sia funzionale a dare spazio e libertà d’azione alle lobby, visto che le autorità indipendenti lo sono probabilmente verso la politica, certamente verso i cittadini comuni, molto raramente verso gli interessi organizzati. Gli stuoli di esperti che operano nelle cosiddette autorità indipendenti, del resto, di norma sono stati formati proprio da scuole profondamente intrecciate con tali interessi.


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10 febbraio 2011

Numeri, fatti e mantra

Mantra numero uno: il consenso per Berlusconi non scende, qualunque cosa accada dal lato dei suoi guai giudiziari e sessuali.

Mantra numero due: l’opposizione è debole perché il PD non ha un programma e non parla dei problemi del paese ma si fa trascinare solo dall’antiberlusconismo giustizialista.



Oggi ho dato un’occhiata al sito che raccoglie i sondaggi politico elettorali. Ovviamente non ci sono dati univoci e facilmente interpretabili, ma una tendenza alla riduzione dei voti al centrodestra mi sembra evidente, ed anche evidente mi sembra la sia pur lenta riduzione della credibilità di Berlusconi (peraltro, non mi fido molto dei sondaggi sulla “fiducia e popolarità” dei leader, che in genere finiscono per tracciare quasi solo il fatto che chi risponde ha sentito nominare un certo politico. Ma questo è un altro discorso).

Mi ha colpito in particolare questo sondaggio di Piepoli del 2 febbraio. La risposta alla domanda “Qualora si andasse a elezioni anticipate quale delle seguenti coalizioni Lei preferirebbe che vincesse per il bene del Paese?” la risposta è 44% centro sinistra e 42% centrodestra. Alla domanda “Quale delle seguenti coalizioni vincerebbe secondo Lei se si andasse alle elezioni anticipate?” la risposta è 60% centrodestra e 31% centrosinistra. Una plastica dimostrazione che a forza di ripetere che Berlsuconi non perde consensi e che se si vota adesso il centro destra vince, il mantra agisce e la profezia si avvera.


Ieri Bersani ha presentato 41 iniziative di liberalizzazione (e molte sono già proposte di legge depositate). Le ultime tre assemblee del PD hanno licenziato un programma sostanzialmente completo su tutti i principali problemi del paese, con idee spesso assai innovative. Ovviamente si può discutere sul merito di quelle proposte (come ho fatto ad esempio qui), ma il mantra dice che il PD non ha proposte e programma, e quindi tutto ciò deve essere occultato. Per fare in modo che i nostri pigri commentatori politici più o meno terzisti possano continuare a dire che l’opposizione non c’è e non è credibile. Come sempre, profezie che si autoadempiono.


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6 febbraio 2011

Il valore delle cose


Cara Emma Marcegaglia,

quel che mi distrurba di questa sua idea di festeggiare i centocinquantanni dell’Unità d’Italia lavorando, perché non possiamo permetterci di ridurre la produzione, di far gravare costi sull’impresa, di affossare la competitività, ecc., non è tanto la constatazione che in un momento di crisi e basso utilizzo degli impianti questa ossessione del lavorare di più sia un po’ ridicola. Piuttosto, quello che mi disturba è proprio questa ossessione monodimensionale sul produrre, sul competere, questa ideologia secondo cui il valore della produzione è sempre da anteporre a qualsiasi altro valore.

Ma il valore della relazione con gli altri, della comunità, della socialità, dell’amicizia, non conta davvero nulla? E festeggiare l’Unità d’Italia non dovrebbe significare anche festeggiare la prima e forse più importante fra queste relazioni? Perché dirsi comunità nazionale è forse un modo un po’ vecchio ma credo ancora solido per dire che ci può essere almeno un po’ di fratellanza fra le persone. Oppure competere, vendere (e comprare, comprare), e produrre, sono le uniche cose che danno senso alla vita?


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4 febbraio 2011

Post vittimista

Bossi si è rimangiato alla velocità della luce la richiesta delle elezioni se il Parlamento avesse bocciato il suo federalismo. Come infatti è stato. Si sono inventati il modo più semplice per far finta di niente, cioè abolire il Parlamento e andare avanti per decreto.

Ma non è questo il grave. Il grave, il deprimente, è che se Bossi si rimangia una posizione - cosa che fa continuamente ed in grande allegria - i suoi seguaci diranno, al massimo dopo un breve mugugno: “avrà le sue buone ragioni, quello è furbo, sicuramente sa quel che fa, vedrai che li frega tutti”.

Se qualunque dirigente del PD, da Bersani in giù, dice qualcosa di appena contraddittorio (anche di una sfumatura, eh) con quanto ha detto prima o con quanto ha detto un altro dirigente, non solo tutti i giornali “terzisti” si avventano sulla contraddizione come cani affamati, ma anche la stragrande maggioranza dei militanti (me compreso) contestano, attaccano, si arrabbiano, spaccano il capello in quarantaquattro parti. E perdono forza e credibilità assieme al proprio partito.


(il titolo del post vale come disclaimer)


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