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22 aprile 2011

Link di Pasqua

Oggi voglio proporre ai miei 25 lettori un breve viaggio fra articoli e post stimolanti, alcuni dei quali non condivido affatto, ma che trovo significativi per illustrare un certo modo di pensare. Comincio con un po' di politica politicante, segnalando due pezzi dal sito web ufficioso dei giovani turchi del PD:
  • La polemica fra il PD e il Corriere sulla supposta insesistenza di proposte programmatiche del PD. Sebbene Champ abbia acutamente osservato come lamentarsi con il Corriere sia perfino autolesionista, e come è ben chiaro che un problema di efficacia nella comunicazione il PD lo ha eccome, letta tutta intera questa vicenda dice molto della qualità del nostro giornalismo più paludato.
  • Un pezzo di Chiara Geloni sul paradossale lamentarsi dei referendari perché gli tolgono il referendum. Insomma, visto che l'unico modo di toglierti il referendum è abrogare le norme che volevi abrogare con il referendum, dovresti essere contento: hai vinto senza combattere. Meglio di così.... E invece no, questi referendari avevano altro in testa, e del merito del referendum non gli importava nulla. Come ho già scritto ieri, concordo e trovo piuttosto indegno questo modo opportunista di fare politica.
Al di sotto della politica politicante ci sono le cose che contano: l'energia, le politiche del lavoro, il sistema industriale italiano, la politica europea, il fisco. Ecco quattro articoli che variamente - e in alcuni casi malamente - affrontano queste questioni:
  • su NfA si polemizza con Debora Billi che su il Fatto esagera non poco in catastrofismo  eneregtico (e non è una novità per lei): resteremo tutti al buio? Peccato che la polemica è mal impostata, è il solito affidarsi alle magnifiche sorti e progressive garantite dalla mano invisibile del mercato e dall'innovazione tecnologica. L'approccio economicistico di NfA, che ignora cosette come il secondo principio della termodinamica o dati di fatto come la finitezza delle risorse petrolifere, rende l'economista medio incapace di affrontare con qualche consapevolezza il problema energetico. Peccato, perché per affrontarlo, quel problema, servono anche gli economisti, il mercato e l'innovazione tecnologica. Per non perdersi nel solito mare dei commenti al post, suggerisco di leggere questo - perfetto nella sua logica ferrea - e, ovviamente, il mio.
  • Stefano Bartolini fa il punto sugli effetti della precarizzazione del lavoro sulla felicità: al di là delle soluzioni politiche immaginate, sulle quali purtroppo ci si continua ad accapigliare nel PD, fra Fassina e Ichino, la riflessione di Bartolini - e tutto il suo interessantissimo libro, che consiglierei volentieri a molti miei amici economisti - mi sembra molto importante.
  • Su Sbilanciamoci, è stata pubblicata una interessante e approfondita inchiesta sulle (residue) grandi imprese italiane: un dossier magari un po' di parte ma davvero approfondito e pieno di dati - anche sui bilanci. Per capire qualcosa su dove va il sistema industriale italiano, si può partire anche da qui.
  • Il blog di Aspo pubblica un sorprendente e sballato articolo anitieuropeista di Terenzio Longobardi, che rincorre strani sogni di ritorno agli stati nazionali. Antieuropeismo di sinistra d'antan, che si salda in modo imprevisto a quello di destra oggi in voga. Mi riprometto di tornarci più ampiamente, perché la questione di questo diffondersi di ragionamentio pseuodautarchici in salsa ecologista è piutosto significativa.
  • Infine, il magazine de iMille (che è sempre più pieno di pezzi interessanti, leggetelo!) ci racconta, per la penna di Riccardo Spezia, come sia più facile pagare le tasse in Francia. Ah, invidia.
Per finire, una piccola speranza per il nostro futuro energetico. Nulla di attualmente fattibile, certo, le solite speranze date dalla ricerca di base. Comunque, c'è una traccia secondo la quale diventerà possibile fissare in modo stabile l'energia del sole. Niente più problemi con la maledetta intermittenza delle rinnovabili, se fosse davevro possibile farlo in futuro.







20 aprile 2011

Ma è una vittoria o una sconfitta?

Ma la rinuncia al piano nucleare è una vittoria o una sconfitta?

E’ una vittoria per gli antinuclearisti convinti, quelli senza se e senza ma.

E’ una vittoria pure per chi è contro al nucleare in Italia e al piano un po’ avventuroso del governo, senza essere contrario a priori a quella tecnologia.

E’ una potenziale vittoria per la Westinghouse e i suoi amici dell’Ansaldo, una sconfitta per EDF ed Areva, se si vuole dare ascolto alle dietrologie secondo le quali lo stop nasconde un cambio di cavallo.

E’ una sconfitta per i nuclearisti senza se e senza ma, che del resto già non si sentivano tanto bene dopo Fukushima.

E’ una sconfitta per chi contava di usare la paura del nucleare come arma per arrivare al quorum nei referendum sull’acqua e soprattutto sul legittimo impedimento. Insomma, è una sconfitta per quel cinismo politico “di sinistra”, felice di approfittare delle disgrazie giapponesi ad uso interno:  la prospettiva di liberarsi di Berlusconi per via referendario-giudiziaria arrivando al quorum sul legittimo impedimento grazie alle paure più o meno irrazionali sull’atomo, del resto, è perfettamente simmetrica all’idea di Berlusconi di liberarsi del rischio referendum rinunciando al piano nucleare.

Se ci fosse una logica in Italia, sarebbe una sconfitta per la credibilità del governo, ma questo è un esito non automatico, perché molte volte le piroette politiche del nostro amato premier sono state abilmente rivendute. Non è detto che il probabile risultato immediato - niente quorum sul legittimo impedimento - comporti rilevanti costi politici in seguito. Dipenderà da ciò che fa l’opposizione.

Già, l’opposizione. Mentre la battaglia fondamentale resta quella delle elezioni comunali, in particolare a Milano, che fare dei referendum? La verità è che l’opposizione dovrebbe semplicemente continuare a fare la sua battaglia politica per portare a votare la gente, per spiegare le ragioni dei si (e del no?), a prescindere dai trucchi del governo per evitare il referendum nucleare e depotenziare gli altri tre. Insomma, non è che si può dare la colpa al governo se non riusciremo a convincere gli italiani a votare. E questo, i geniali raccoglitori di firme lo sapevano benissimo.


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19 aprile 2011

Lo Stato è privato

Il ruolo debordante delle agenzie di rating nel determinare l'andamento della finanza pubblica di tutti i paesi, ormai compresi gli USA, è la migliore indicazione che lo Stato è ormai una istituzione con potere declinante. Direi che lo Stato è ormai privato. Privato di potere, di competenze, di possibilità di agire. E il privato si fa Stato.

Non propriamente il massimo, se si pensa che questi signori che oggi "si preocupano" per il debito USA, sono gli stessi che non si sono accorti - o hanno fatto finta di non accorgersi - dei debiti delle grandi banche d'affari private e dei titoli tossici.


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18 aprile 2011

Due domande per la Finlandia

Mi piacerebbe tanto chiedere ai veri finnici a chi pensano di vendere i loro bei telefonini Nokia, quando, impedendo gli aiuti UE, avranno fatto fallire il Portogallo, la Grecia e magari la Spagna e, perché no, l'Italia. A forza di cieco egoismo, non ci vorrà molto per frantumare l'Europa, furura zona di triste declino economico e sociale.

Ma ho una domanda anche per noi, che ci siamo appassionati alle fantastiche performance del sistema scolastico finlandese, al suo modello a detta di tutti eccezionalmente efficace nella formazione di elevate competenze, chiave di volta del successo di quel paese. Non sarà che l'idea che la buona scuola sia maestra di cittadinanza e coesione sociale, forse è un'idea discutibiile, o comunque parziale? Non sarà che la scuola che forma grandi competenze non necessariamente forma cittadini consapevoli?


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12 aprile 2011

Link per ieri

Ieri non sono riuscito a postare nulla, poiché il Cannocchiale era giù (e succede sempre più spesso, devo dire). E proprio ieri ho pubblicato ben due post che volevo segnalare anche qui:
Buona lettura


12 aprile 2011

Gagarin



Oggi gli argomenti non mancherebbero. Ad esempio ci sarebbe da urlare una depressa indignazione per la squallida figura di Maroni in Europa.
Tuttavia, lasciatemi dedicare qualche parola a Gagarin e al vecchio sogno della conquista dello spazio. Io, nato nell'anno dello Sputnik, non ricordo il viaggio, quando avevo solo quattro anni. ma sono cresciuto col poster di Gagarin appeso nella stanza, quel poster che tuttora fa bella mostra di se nella mia casetta di montagna.

Il fatto è che quelle storie di conquista e progresso, americane o russe che fossero, erano storie di speranza. Con il mio amichetto di famiglia democristiana o peggio (che infatti sarebbe diventato, da grande, un militante neofascista...) litigavamo su chi era meglio, fra Soyuz e Apollo. Ma non sul fatto che là, nello spazio, fosse giusto e perfino urgente andare.

Ha ragione questo buffo commento a un post de ilPost. Invidiateci per quel che abbiamo potuto sperare.


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7 aprile 2011

Le persone

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere. Dopo tre settimane di foera da i ball alla fine il governo fa esattamente ciò che l’opposizione e quelli che capiscono davvero di immigrazione avevano proposto fin da subito: il permesso temporaneo per rifugiati e l’accoglienza più distribuita possibile sul territorio, senza orrendi campi di concentramento.

Nel frattempo, l’Italia ha fatto una figura di merda (la Francia non meno, vedi Ventimiglia, ma vabbè...), la questione si è ingarbugliata, ma la Lega ha potuto come al solito fare la faccia feroce e far credere al suo popolo bue che “non passa lo straniero”.


Poi, a parte la polemichetta politica qua sopra che lascia il tempo che trova, ci sono le persone. Qualcuno che tenta di dire qualcosa in merito è qui, qui e qui.


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6 aprile 2011

Idee ricevute - 2



Riprendo ad elencare idee ricevute, quelle di cui parlavo qualche tempo fa. Oggi tocca a Incentivi  e a Merito.


Incentivi. L’idea ricevuta dice che nessuno fa nulla per nulla. Il mercato concorrenziale è il miglior allocatore di risorse, quindi se vuoi regolarlo devi dare incentivi economici ai comportamenti utili alla società. Le persone, che non fanno nulla per nulla, per comportarsi “bene” devono averne un ritorno, e se si comportano “male”, una punizione.


Lungi da me pensare che gli incentivi non servano in assoluto. Ad esempio, sono orripilato da quel che stava facendo il governo sugli incentivi al fotovoltaico. E tuttavia, dovremmo sapere che le cose sono più complesse e che gli incentivi economici sono meccanismi che premiano le motivazioni estrinseche - il vantaggio monetario - ma spesso spiazzano le motivazioni più importanti, quelle intrinseche - lo faccio perché è giusto, perché è morale, perché mi dà soddisfazione.

Due esempi.

Non ha valore statistico, ma le poche persone che conosco ad aver montato pannelli solari sui propri tetti lo hanno fatto perché erano sensibili all’ambiente, e si sentivano meglio per averlo fatto. Il vantaggio economico del conto energia è solo ciò che gli ha consentito di farlo diciamo più “a cuor leggero”. Fossero stati convinti che il riscaldamento globale è una bufala, non ci avrebbero nemmeno pensato.

L’automobilista romano sconta direttamente un costo aggiuntivo in multe per divieto di sosta ed altro, e non per questo smette di fare cose che non dovrebbe fare. Il disincentivo economico ha completamente perso valore e non impedisce che le motivazioni intrinseche (assai immorali, in questo caso) a parcheggiare sui marciapiedi, in seconda fila o peggio, siano prevalenti. In una certa misura “scontare” la multa significa proprio che - appunto - la multa ottiene l’effetto contrario. Il ciclista urbano medio di Roma - specie rara ma fortunatamente in rapida crescita - invece, non usa la bici per risparmiare benzina e multe, ma perché si sente parte di una battaglia per il vivere bene, e, con il suo piccolo contributo, vive meglio e meno stressato le sue giornate.

Insomma, meglio sarebbe parlare di motivazioni.


Merito

L’incentivo è anche la mercede tipica del bravo lavoratore, secondo la vulgata secondo cui andrebbe premiato il merito (e non l’anzianità, la fedeltà, l’appartenenza, ecc.).  Premiare il merito significa quindi che, una volta stabilito che il lavoratore merita, gli si da uno stipendio maggiore. Peccato che, anche in questo caso, possono sorgere almeno due tipi di difficoltà.


Il primo è l’effetto di sostituzione dell’incentivo economico sulla motivazione intrinseca, appena visto sopra. Se l’unico scopo del lavorare bene sono i soldi, non ci metto più l’anima e la passione, ma mi do da fare soprattutto per fare le cose giuste ed attese per prendere l’incentivo. Incluso fare il leccapiedi, incluso adottare comportamenti opportunisti, incluso fare sgambetti ai miei concorrenti nella gara. Cosicché fedeltà ed appartenenza, cacciati dalla porta, rientrano dalla finestra.

Il secondo è che il meccanismo del premiare il merito funziona se c’è un sistema di responsabilità (accountability) serio e davvero funzionante. In breve, solo se chi assegna i premi è a sua volta sanzionabile se li assegna in modo distorto, non conforme al merito. Insomma, se gli effetti dei suoi premi (e punizioni) si riverberano su di lui. E questa è una cosa che non succede fino in fondo nemmeno nei mitici paesi anglosassoni. E che da noi, allo stato dei fatti, è una pia illusione.


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5 aprile 2011

Mi vengono in mente idee che non condivido (*)

Certo, siamo tutti per le energie rinnovabili e contro il nucleare. Li abbiamo sentiti e detti tutti, in ordine sparso o meno, gli argomenti contro il nucleare. E passi che alcuni di questi argomenti, come quelli scritti ieri da Pirani, siano ben poco fondati.

Però perdonatemi, ma comincio a non sopportare più quelli che dicono no al nucleare e gli contrappongono un fantastico mondo di rinnovabili per tutti, senza fare i conti con la realtà, semplificando tutto a un problema di volontà politica e di spostamento degli investimenti.


Non li sopporto più non tanto perché non considerano che le rinnovabili attuali costano ancora troppo - che è un problema ma non è irrisolvibile - quanto perché spesso sono le stesse persone che strillano perché i campi solari “tolgono spazio” all’agricoltura e i campi eolici, signora mia, quanto distruggono il paesaggio. Secondo loro bastano i pannellucci sui tetti, e magari magari il mini eolico da giardino, meglio se disegnato da un bravo designer.

E sono gli stessi che non si preoccupano di spegnere il riscaldamento invece di aprire la finestra quando arriva la primavera.


Debora, giustamente esasperata, dice che gli italiani se lo meritano il nucleare, vista la loro incapacità di capire. Di capire non solo che se non si vogliono le centrali, bisogna sostituirle con qualcosa oppure (o anche) consumare davvero meno. Ma anche di capire che il picco del petrolio e la crisi energetica mondiale richiedono scelte non proprio indolori.


****

Ci mancherebbe, l’idea che l’acqua del rubinetto venga usata per ingrossare i profitti di antipatiche e ben poco etiche multinazionali ci fa abbastanza schifo. Le abbiamo viste all’opera nel terzo mondo, e la cosa non ci è piaciuta affatto. Quindi per combatterle diciamo giustamente che l’acqua è un bene comune, un bene pubblico. E tentiamo di impedire la privatizzazione obbligatoria dei gestori del servizio.


Tutto bene, però qualcuno mi deve ancora spiegare - davvero, vorrei che qualcuno dei sostenitori del referendum lo facesse - come si farà, una volta abrogata la possibilità di remunerare il capitale investito (quesito 2), a fare in modo che qualche banca presti alle aziende pubbliche di gestione i soldi necessari per i grandi investimenti in infrastrutture che servirebbero (lo dicono tutti, proprio tutti...) a mettere in sicurezza il nostro sistema idrico e a smettere di sprecare acqua potabile in gran quantità. Senza interesse e per beneficenza?


(*) Altan


3 aprile 2011

Cassa integrazione e rischio d'impresa

La mia azienda usa da tempo la cassa integrazione, e non è certo la sola a farlo. Usare la cassa integrazione significa, di fatto, quanto segue: chiedi di mandare in cassa a zero ore o a percentuale un 150 lavoratori. Contratti con il sindacato e ti accordi su un massimo di 100 di cui 30 al 100% e il resto fra il 30% e il 70%. Poi mandi in cassa 20 persone al 100% e altre 30 a percentuali variabili. Durante il periodo di cassa, se hai problemi mandi di quando in quando qualcun’altro in cassa (tanto hai concordato un numero maggiore del necessario), oppure richiami velocemente qualcuno, se ti parte una commessa imprevista.

In pratica, scarichi integralmente il tuo rischio di impresa, la tua necessità di programmare e prevedere il business, sulle casse dell’INPS e, in parte, sui lavoratori.


Un meccanismo molto comodo per le imprese, che viene concesso non a caso con larghezza. Un meccanismo che deresponsabilizza l’impresa e gli consente tra l’altro di non rischiare di perdere risorse preziose in caso di crisi temporanea, come sarebbe invece costretta a fare se fosse possibile licenziare ma se, contemporaneamente, ci fossero sussidi di disoccupazione e servizi all’impiego degni di un paese civile.


Perché la cassa è la croce e delizia di noi lavoratori garantiti a tempo indeterminato. Ed è ciò che drena risorse impedendo di impostare un vero welfare per il lavoro. Aiutando per di più le imprese a non essere responsabili e a non pianificare il proprio sviluppo.

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