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30 agosto 2011

Al peggio non c'è mai fine

Mentre noi ci baloccavamo e litigavamo per stabilire se servisse una (piccola, per carità) patrimoniale, mentre Boeri faceva le pulci alla contromanovra del PD e Montezemolo proponeva grandi riforme, questi hanno apparecchiato la solita scelta di classe - come si sarebbe detto una volta e come sarebbe il caso di ricominciare a dire. Niente patrimoniale, ovviamente. Niente contributo di solidarietà per i redditi alti, castigare le odiate cooperative e, non guasta, gli sfigati che hanno fatto il militare. Lasciare tutte le piccole e grandi crudeltà verso i dipendenti pubblici, noti fannulloni per definizione (tra l'altro, ricordo che il contributo di solidarietà sopra i 90.000 euro di reddito è già attivo e resterà tale per tutti i dipendenti e pensionati pubblici). Razionalizzazioni della spesa pubblica, abolizione delle province e lotta all'evasione: tutto più o meno rimandato a leggi successive, quindi come non ci fosse. Leggere per credere.



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12 agosto 2011

Guai a toccare il mattone (e i patrimoni)

Riepiloghiamo.
Il popolo tutto è ormai quasi istericamente lanciato nella rivolta contro la casta dei politici. Faccende come il menu del Senato sembrano fatte apposta per attirare la riprovazione generale. Giustissimo e sacrosanto sarebbe intervenire, come spiega da par suo Gramellini.
Nel frattempo, pare che la manovra che questi qua vareranno stasera preveda un contributo di solidarietà sui redditi sopra i 90.000 euro (o 75.000, boh), mentre è esclusa ogni patrimoniale e ogni tassazione sulle case. Come ho già scritto, guai a toccare il mattone. E, come è evidente, il contributo sui redditi sarà pagato dai lavoratori dipendenti e non da chi ha grandi patrimoni.
Nel frattempo, l'ira per la casta dei politici, inspiegabilmente, non si allarga alla casta, ben più potente e ricca, dei grandi manager, dei grandi finanzieri o, semplicemente, dei ricchi che vedi ogni giorno circolare su auto costosissime, ostentare lusso, ecc. Ci si scandalizza poco tanto dei 20 milioni all'anno per Eto, quanto delle centinaia di milioni di Marchionne. Ma si sa, il diritto al lusso è sui cartelloni pubblicitari (e magari qualcuno finisce per pensare che sia davvero un diritto, e sfascia negozio come in Inghilterra...).
Anzi, la ricetta proposta per uscire dalla crisi è, appunto, tosare lo Stato per lasciare la ricchezza privata intatta, senza tentare nemmeno un poco di distribuirla meglio, questa ricchezza privata.

Forse, tutto questo odio anti casta dei politici, per l'ennesima volta, è un bel modo per fregare il popolo bue. Senza distinguere, semplificando, trovando un capro espiatorio indifferenziato, alla fine resta il lamento, il "sono tutti uguali". E il non vedere alcuna strada per cambiare.

PS. Ultimo post prima di due settimane di vacanze senza connessione Internet.


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10 agosto 2011

Di fiere, mercati, borse e concorrenza



Il mio nuovo breve articolo per iMille, una divagazione medioevale sul presente. Mi ha fatto piacere scriverlo, magari vi fa piacere leggerlo.


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9 agosto 2011

Obama e Carter

Obama come Carter? Un buon presidente sconfitto dalla sua irresolutezza e dalla violenza della destra più reazionaria che gli USA ricordino, che non riesce ad arrivare al secondo mandato?

Se, come probabile, gli americani si consegneranno a un presidente del Tea Party, il declino americano sarà completo e definitivo, e la trasformazione del mondo, non più guidato dall'occidente ma dai BRIC - nella migliore delle ipotesi - o dalla sola Cina - nella peggiore - sarà completa e imprevedibile.
Come al solito, l'Europa avrebbe ancora molto da dire, ma non lo farà.


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8 agosto 2011

Rivolta e rivoluzione


Cosa distingue una rivolta da una rivoluzione? Perché i ragazzi poveri, disperati e violenti che in queste ore stanno bruciando Londra e saccheggiando negozi sono considerati facinorosi e accusati di essere parte di bande criminali giovanili, mentre i ragazzi di piazza Tahrir e quelli che si rivoltano in Siria sono considerati giovani rivoluzionari che lottano per il futuro e la democrazia?

Se ascolti il commento dei due giornalisti di Sky 24 alle impressionanti immagini in diretta della guerriglia londinese, ti accorgi come sia contraddittorio quel loro stigmatizzare i facinorosi e violenti, gli ingiustificabili atti di una minoranza di teppisti e, nel frattempo, quel finire per paragonarli (per l’uso di twitter e Facebook, per la disperazione sottostante), ai ragazzi della rivoluzione araba.

E del resto, sono certo che chi ascoltasse la televisione siriana, si sentirebbe raccontare che i ragazzi che si rivoltano contro Assad sono dei facinorosi terroristi nemici del popolo.

Sì, lo so bene che noi qua siamo ancora democrazie – e infatti siamo qui a discuterne, e infatti le immagini di Sky documentano tutto e la polizia londinese è sotto inchiesta indipendente per l’uccisione del ragazzo che ha scatenato tutto questo putiferio. Lo so bene che meglio sarebbe, a Londra, un movimento come quello degli Indignatos spagnoli, piuttosto che questa ribellione ovviamente senza sbocchi.

Ma, ad esempio, che ne pensate della disobbedienza civile che si sta diffondendo in Grecia, del “noi non paghiamo”? In qualche modo, una via di mezzo fra un movimento classico di protesta politica e una rivolta violenta e senza scopo.

****

Perché, almeno così mi sembra, il problema è che non si può pensare di continuare a comprimere intere generazioni sotto il tallone di una crisi finanziaria incomprensibile che lascia solo i poveri più poveri, i ricchi più ricchi, le ingiustizie più ingiuste. Mentre continuano a raccontarci che l’unica ricetta per uscirne è meno Stato sociale, meno aiuti alle persone, meno solidarietà, più competitività (più aggressività?), in definitiva più ferocia.

E visto che feroci bisogna essere, perché non esserlo fino in fondo, finiscono per dirsi quelli che hanno poco da perdere….

Oggi, svalutare il valore dei debiti e spostare la ricchezza dai creditori ai debitori sta diventando una questione di giustizia basilare e, più ancora, di semplice sopravvivenza di una società europea minimamente vivibile.

Ma, a quel che sembra, siamo governati da una classe dirigente di politici irresponsabili e di capitalisti e manager di un egoismo stratosferico i quali, incapaci di rivedere le proprie convinzioni e di guardare un po’ più in là del proprio naso, finiranno per portare ulteriore rovina.


5 agosto 2011

Link sulla crisi

Qualche consiglio di lettura tendenzialmente eterodosso per capire la crisi. Letture consigliate sopratutto ai miei amici variamente "liberisti":
  • Cominciamo con il più scontato, l'approccio quasi no global di Guido Viale. Al di là di un certo eccesso propagandistico anti multinazionali, è comunque difficile non vedere che, sulla scomparsa della sovranità statale a favore dei "mercati", e sulle ormai quasi patetiche posizioni di Giavazzi, coglie nel segno.
  • Sulla stessa lunghezza d'onda, l'esortazione di Luciano Gallino a non gettare via lo stato sociale e i diritti dei lavoratori per malinteso terrore del debito.
  • Molto più stimolanti le osservazioni di Paolo Leon ed altri sul ruolo che dovrebbe avere e non ha la BCE: in breve, abbiamo una Banca Centrale Europea irresponsabilmente indipendente e dotata per legge di obiettivi idioti e autolesionisti.
  • Queste osservazioni sono in qualche modo completate ed affinate da Sergio Cesaratto, il quale tra l'altro offre una interessante spiegazione non convenzionale dell'origine dell'accumularsi del debito italiano. Su questo specifico aspetto mi piacerebbe dibattere con chi ha opinioni diverse, per capire meglio la questione. Cesaratto probabilmente esagera le magnifiche doti della svalutazione come soluzione ai problemi italiani e come metodo per recuperare sovranità. Però è assai convincente la sua analisi sul mercantilismo tedesco e sull'insostenibilità di così forti sbilanci commerciali intra-UE.
  • Pure da segnalare le osservazioni di Silvano Andriani sulle caratteristiche di lungo periodo dell'indebitamento mondiale. Andriani - come altri in questi giorni, anche di fonte più mainstream - propone di avviare una moderata politica inflazionistica e contesta la proposta di patrimoniale di Amato: quindi lo segnalo sopratutto a me stesso e al mio amico Michele Ballerin, entrambi sostenitori di una qualche tassazione patrimoniale. Resto convinto che tale tassazione dovrebbe essere introdotta per mere ragioni di equità, giustizia e "segnale politico". E tuttavia, credere che possa risolvere i nostri guai mi sembra poco plausibile.
  • Infine, ho trovato davvero interessante e per nulla scontato questo intervento di Stefano Fassina. Anch'egli è sulla linea degli altri circa l'interpretazione della crisi. Ma quel che è più interessante è l'osservazione di fondo sulla politica economica ormai deprivata della sua complessità, e sul fatto che le politiche settoriali (ambiente, energia, welfare) sono ormai vissute solo come vincoli da una politica economica che funziona solo come gestione finanziaria del debito pubblico. Peraltro, Fassina propone anche vie di uscita concrete, enumerando le ben note proposte elaborate dal PSE su eurobonds, tassazione finanziaria ed ambientale, ecc.
Ancora una volta, le analisi e perfino le proposte non mancano. Ciò che manca sono le gambe politiche per farle arrivare in porto.




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3 agosto 2011

Riforme o rivoluzione/Oppure/Il senso della vita/O ancora/Perché questo silenzio

Abbandonare il blog a se stesso vuol dire che quei già sparuti lettori non ti seguiranno più. Pazienza. Come dice il sottotitolo, qui ci sono appunti utili prima di tutto per me.

Comunque sia, l’abbandono è non solo per il troppo lavoro e i troppi impegni, ma soprattutto per il dubbio che mi pervade e mi sconsiglia di scrivere. Troppa confusione sotto il cielo, e la situazione non è affatto eccellente. Riforme o rivoluzione? Riforme e rivoluzione, direi. Ma chi le fa?


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Mettiamo in fila alcuni fatti di questi giorni. Cose ovvie, sotto gli occhi di tutti.

La carestia in Somalia e in Africa. In breve, una crisi alimentare globale alle porte.

Gli indignados in Spagna, in Israele e, prima, la primavera araba. In breve, gente che non ne può più delle condizioni nelle quali è costretta a vivere, e non vede futuro.

La ridicola e orrida storia del default del debito americano. Ridicola perché è un default formale, orrida perché la sostanza è che i repubblicani hanno voluto fare tutto, ma proprio di tutto pur di non toccare i loro miliardari.

La finta e debole soluzione offerta dai governi europei alla crisi del debito pubblico greco, proprio in queste ore convertita nell’attacco ai debiti italiani e spagnoli. Con il rischio ormai concreto del peggio. In breve, l’insipienza di governanti piccini e nazionalisti, incapaci perfino di prendere i provvedimenti consigliati da politici ed economisti mainstream, liberali e liberisti, ma appena dotati di un poco di buon senso.

Sull’Italia in sé, sulla sua ingovernabilità morale prima che politica e materiale, nemmeno vale la pena di insistere.

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Su tutto, il velo soffocante del solito Business As Usual. Immemori della crisi finanziaria globale, e ancora più delle motivazioni strutturali che la spiegano – la crisi delle risorse da un lato, l’esplodere delle diseguaglianze dall’altro -, altrettanto immemori della crisi climatica, tutti si sbracciano a suggerire la medesima ricetta irragionevole, contraddittoria e pure irrealizzabile: più crescita economica grazie al taglio della spesa pubblica, delle tasse e dello stato sociale. Verrebbe da dire, per fortuna che questi hanno in mente un teorema impossibile perché sono accecati dall’idiozia economica. I tagli daranno, ovviamente, meno e non più crescita, e quindi magari ci potrebbero salvare dal disastro climatico.

Peccato che questa decrescita infelice sarà un massacro sociale senza salvare il clima, perché nessun processo non governato funziona davvero, ed è perfettamente possibile decrescere inquinando di più, non di meno.

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La vita quotidiana sembra dire altro, però.  Certo, si vedono scricchioli, certo il numero di barboni e senza casa, e di vecchi malmessi, è in rapida crescita. Certo, di quando in quando ti sembra di avvertire l’intero edificio crollare, come quando noti che nel giro di tre strade e tre mesi sono state aperte tre sale giochi al posto di un blockbuster, una banca e un supermercato. E tuttavia, le auto continuano a circolare numerose, le persone vanno ancora in vacanza, escono la sera, trovi pizzerie e ristoranti ancora stracolmi nelle nostre calde sere estive. I posti belli restano belli, i musei e i monumenti risplendono e ci sono perfino ancora soldi per il cinema, il teatro, il divertimento. Per non dire di tutte quelle persone che continuano a fare e produrre bellezza e intelligenza, in un modo o nell’altro e a dispetto di tutto.

Io stesso, dopo difficoltà lavorative piuttosto grandi, sono tuttavia ora in una situazione più che promettente, pieno di lavoro, perfino interessante, con Indra che dopo lo shopping italiano continua ad espandersi  nel mondo, come se la crisi spagnola fosse nulla.

Passare con la bici, la mattina abbastanza presto, a Piazza Navona splendente di sole ma ancora fresca e un po’ vuota, con qualche camion che scarica merci, resta sempre un’esperienza sufficiente a dare senso alla vita. E prima che Piazza Navona crolli perché non c’è più petrolio, o perché il clima sarà cambiato, di tempo ne passerà.

Sandra Savaglio, a Changes, si è divertita un mondo una sera a terrorizzarci con la certezza che il sole si spegnerà certamente ma che, molto molto prima, quasi certamente un grosso asteroide colpirà la terra generando sconvolgimenti pari a quelli che hanno estinto i dinosauri. Ma si divertiva appunto perché questo “molto molto prima” è talmente lontano da noi da essere irrilevante.

****

Ecco, ci vorrebbe una rivoluzione perché davvero questa Europa è preda di un’idiozia distruttiva veramente epocale. Eppure lo so bene che sono più credibili i ragazzi laburisti norvegesi col loro fattivo riformismo pragmatico e sognatore. E, del resto, è meglio non violentare la dolcezza del mondo, quando c’è.




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