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12 aprile 2012

Il moralismo economico

Sono decisamente stufo. Mentre stavo provando a scrivere, con i miei scarsi mezzi, qualche riflessione su quelle che a me sembrerebbero ragionevoli politiche per la crescita - in breve, basta con l'ossessione dei tagli - mi ritrovo oggi a leggere un concentrato di prediche moraliste. Bisin su Repubblica fustiga i costumi italiani e, manco a dirlo, sostiene che l'unica ricetta è tagliare la spesa per tagliare le tasse (tertium non datur, addirittura). Marattin su iMille scrive un lungo pezzo per dire che solo il castigo esterno (un tempo l'ingresso in Europa, ora il dio spread e gli obiettivi sull'azzeramento del deficit di bilancio) ci salverà dai nostri peccati economici e della nostra pervicace incapacità di rinunciare alla nostra dotazione di "privilegi". Di noi che in tutti questi anni abbiamo vissuto, ovviamente, sopra i nostri mezzi.
E intanto, mentre tutti si esercitano a chiosare le mosse di Rosi Mauro di Maroni e di Bossi come fossero il centro del mondo, il Parlamento si appresta ad approvare con una maggioranza che non consente il referendum, una modifica della Costituzione per inserirci il pareggio di bilancio. In altre parole, per impedire a governo e parlamento, d'ora in poi, di fare politica economica anticiclica. Per suicidarsi definitivamente e abolire definitivamente la politica.
Nell'indifferenza generale, l'antipolitica sta vincendo, ma non perché vince Bossi o qualche populista, ma proprio perché vince il pensiero unico secondo cui la spesa pubblica è il male, la spesa privata è il bene, la spesa pubblica spiazza la spesa privata, e meno stato c'è meglio è. Se penso che questi teorici dello spiazzamento della spesa privata per colpa della spesa pubblica sono gli stessi che, su Nfa, pontificano - giustamente - contro il "modello superfisso", mi monta ancora di più la bile. Perché non si possono fare due pesi e due misure: quando si tratta di dimostrare che aumentando l'età pensionabile non necessariamente si rubano posti ai giovani, perché il lavoro disponibile non è a somma zero, allora tutto bene. Ma, misteriosamente, una aumento di spesa pubblica necessariamente spiazza quella privata: il reddito nazionale è quindi a somma zero, cari Bisin e compagni? Eppure anche i più recenti studi del FMI dicono che il moltiplicatore della spesa pubblica, a certe condizioni, è vivo e lotta insieme a noi.

Tutte queste scelte economiche presentate come oggettive e inevitabili, oltre a essere tragicamente recessive e quindi controproducenti, mi sembrano in fondo dettate da un allucinante moralismo economico. Questi si dicono economisti, e invece sono moralisti, ma non filosofi morali come il vecchio Adam Smith, proprio moralisti nel senso di ideologi di una morale di (proprio) comodo. 
E' puro moralismo dire che la svalutazione della moneta è truccare le carte della competizione economica. E perché mai? Offerta e domanda regolano anche il valore della moneta. Ma il valore della moneta è fissato da una istituzione(chi emette la moneta) che IN OGNI CASO interferisce sul mercato. E quindi dove sta l'immoralità di intervenire per migliorare le proprie ragioni di scambio?
E' puro moralismo dire che abbiamo vissuto sopra i nostri mezzi. Chi ha vissuto sopra i suoi mezzi? La parte di popolazione che ha lucrato sull'evasione fiscale, certamente. La parte di classe dirigente e di imprenditoria e di rendita che ha concentrato sempre più il reddito e la ricchezza nelle proprie mani. Ma gli italiani - gli italiani tutti, perché questa è l'accusa - hanno davvero vissuto tutti sopra i propri mezzi? Non sarà ora di tornare a distinguere un po', almeno un po', fra le classi sociali?
E' puro moralismo dire che lo Stato deve essere in pareggio di bilancio. Uno Stato NON E' una famiglia, uno stato batte (batteva) moneta, è appunto SOVRANO. E per fortuna lo è. L'Europa, il nuovo Stato in cui vorrei riconoscermi se volesse esistere invece di suicidarsi come sta facendo, potrebbe e dovrebbe tranquillamente indebitarsi, in modo autosostenibile. Perché è una fola per gonzi l'idea che il debito ipoteca le generazioni future, è una semplificazione che ignora la dinamica economica, che ignora che la storia dell'economia mondiale è stata sempre trainata dagli impulsi potenti della domanda degli stati, fosse per costruire piramidi, per guerre o per costruire scuole pubbliche e ferrovie. Una semplificazione per gonzi che ancora una volta ipotizza il modello superfisso, applicato nel tempo.

E son tutti moralismi che ci portano a vedere il dito che indica la luna e non la luna. Il dito del tagliare la spesa e dell'introiettare in noi stessi qualsiasi COLPA, vera o presunta. Invece della luna del riqualificare davvero la spesa, del provare a utilizzare la spesa pubblica per qualcosa di utile, per alleviare un poco la sofferenza del mondo.

Basta, basta per favore con questo inutile moralismo economico. Affrontiamo a viso aperto i problemi e il futuro, lavoriamo per riformare davvero lo Stato e il suo funzionamento, ma smettiamola di pensare che pubblico è cacca e privato e bello. Non se ne può proprio più.

******
Disclaimer: Bisin nell'articolo di oggi elenca una serie di cose da fare per migliorare l'efficienza della pubblica amministrazione che trovo perfette, giuste e pure ben spiegate. Come inappuntabile è la sua descrizione dei problemi strutturali dell'economia e dell'amministrazione pubblica italiana. Marattin è preciso e del tutto corretto nell'individuare i problemi della "dotazione" eccessiva di privilegi, di cui la recente abolizione dell'ICI di berlusconiana memoria è l'esempio più fulgido. Entrambi, insomma, hanno da insegnarci molto su molte cose concrete che andrebbero fatte, perché lo so bene che le famose "riforme strutturali", anche quelle, vanno certamente fatte. Quello che non mi va giù nel loro approccio è l'ostinata negazione della possibilità di pensare soluzioni diverse dalla crisi rispetto a quelle che ci ha consegnato lo sciagurato fiscal compact e tutte le sciagurate decisioni autolesioniste che hanno portato l'Europa in recessione. E non mi va giù che questa ostinata negazione derivi da un moralismo economico che è un perfetto esempio di ideologia come falsa coscienza, come diceva il filosofo barbuto.  

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