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18 giugno 2013

Cordoli, e altre piccolezze

In probabile mancanza di soldi per grandi opere, a Roma servono piccoli segnali che possono cambiare la natura della vita in città. Qualcuno ricorderà che Alemanno, appena diventato sindaco, trovò il modo di dare un segnale a suo modo fortissimo della cifra che intendeva dare al suo mandato, sospendendo con una scusa burocratico-giudiziaria il pagamento delle strisce blu. Poco dopo, accampando inesistenti problemi di sicurezza, avviò la sostituzione dei cordoli di gomma che separano le rare corsie preferenziali degli autobus romani con le ridicole borchie oggi utilizzate per separare (si fa per dire) i bus dalle auto. Con il risultato fondamentale di rendere di nuovo possibile la doppia fila perenne in strade dove il cordolo l’aveva resa impossibile (solo per fare qualche esempio Viale Regina Margherita, Via Napoleone III, via Goito….).

Bene. Un bel segnale chiaro e non particolarmente costoso, peraltro del tutto coerente con l’idea di aumentare le corsie preferenziali per ottimizzare il trasporto pubblico che c’è, sarebbe quello di ripristinare i cordoli il più rapidamente possibile. Se, assieme a questa mossa, si cominciasse anche a Roma a realizzare un bel numero di zone 30 nelle strade secondarie, ben attrezzate di dossi per obbligare al rispetto dei limiti di velocità e di viabilità a cul de sac, il segnale sarebbe chiarissimo e netto: questa città, soffocata da auto in sosta e in movimento, vuole respirare e può farlo. Non è impossibile, basta volerlo.



12 giugno 2013

Piccolo sogno

Marino sindaco di Roma parla di prima di tutto di corsie preferenziali e pedonalizzazione di un tratto di via dei Fori. Molto bello, e ne approfitto per esprimere qui il mio piccolo sogno. Bastano pochi chilometri di rotaie per collegare il capolinea dell’8 di piazza Venezia alle rotaie di via Labicana. E basta altrettanto poco per portare le medesime rotaie, attraverso via Nazionale, fino a Termini legandole a quelle là già presenti. Fatte quelle rotaie, pedonalizzare tutta via dei Fori (a meno del tram) e parte di via Nazionale non sarebbe eresia. Certe belle strade di Torino, solo tram e pedoni, sono lì a dimostrarlo.

Basta poco, ma ha senso solo se contemporaneamente si lancia la stessa cura del tram nelle periferie. Altrimenti, è il solito lifting di Roma che pensa solo ai fortunati abitanti del centro storico. Oltre a un tram sulla Togliatti da Cinecittà a Ponte Mammolo, di cui si ricomincia a parlare nel programma di Marino (e che io allungherei fino al Verano per la Tiburtina), ci sarebbero da fare linee tranviarie da attestare ad Agnanina, al posto dell’assurdo corridoio della mobilità basato su bus, e da pensare al Torrino e dintorni, con linee da attestare a Eur Magliana o Palasport, o alle nuove conurbazioni oltre Talenti, con tram verso Rebibbia. Quattro o cinque nuove linee tranviarie moderne e veloci di periferia, almeno metà delle quali fattibili in cinque anni di mandato. Con una chiosa essenziale: collegate queste ultime periferie assurdamente remote e sparse nell’agro romano, mai più un’altra espansione urbana, solo ricostruzione del già costruito. Altrimenti sarà sempre una rincorsa impossibile.

Ah, e i soldi per questo bel sogno? Trovate tutto qui.



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5 giugno 2013

Se 180 vi sembran troppi

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Sono dell’idea che sia molto giusto (comunque inevitabile) abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Sono anche dell’idea che sia altrettanto giusto che sia possibile finanziare volontariamente i partiti e che associare a questo finanziamento vantaggi fiscali – come avviene più o meno ovunque – sia un’ottima soluzione.

Però c’è una cosa che non riesco a condividere: che si dica e si sostenga, convintissimi di essere nel giusto, che i 180 addetti del PD siano un numero esorbitante, segnale di ipertrofia partitica. Non ho trovato statistiche affidabili sul numero di dipendenti del SPD o del PSF o del Labour Party e, tuttavia, sul sito del Labour vedo che ci sono delle posizioni aperte (stanno cercando personale, insomma). Sono certo che nel PD, come in tutte le organizzazioni burocratiche, ci sarebbero margini di efficienza e quindi, probabilmente, il “dimensionamento organici” corretto sarebbe, che so, 120 persone.

Ma 120, non 10 come mi sembra tendano a credere i teorici della sostanziale inutilità dei partiti. Perché insomma: un partito dovrà avere almeno alcune sedi territoriali, giusto? Dovrà gestirle? Dovrà avere un’amministrazione che gestisce un po’ di contabilità? Gli servirà un ufficio stampa? E un piccolo staff tecnico per l’informatica interna proprio non lo vogliamo? Per non dire dell’opportunità di disporre di qualche funzionario a tempo pieno che presidi almeno le tematiche più importanti, insomma un ufficio studi o di programma. E qualcuno che curi a tempo pieno l’organizzazione dei volontari sul territorio e l’organizzazione delle campagne mi sembra altrettanto indispensabile (magari qualcuno più in gamba di Stumpo, ma questa è un’altra faccenda…).

E se sommiamo queste funzioni, prendendole sul serio, credete che bastino poche decine di addetti?




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1 giugno 2013

Quaresima

Frecce Tricolori 2009 12

Napolitano abolisce il ricevimento del 2 giugno al Quirinale. Il governo abolisce tutte le varie feste della polizia, delle forze armate ecc., unificandole in un’unica occasione, ovviamente ridotta ad una “sobria” manifestazione all’Altare della Patria. Niente più manifestazioni e sfilate fra la gente.

Il motivo è il solito: in tempi di crisi, la politica e le istituzioni tutte e lo Stato devono dare il buon esempio.

Ecco, a me questa abolizione di ogni festa e di ogni spesa di “rappresentanza” legata alle istituzioni repubblicane, comincia a turbarmi e a farmi sospettare che ci sia qualcosa che non va in questa specie di quaresima politica ed economica che sta vivendo l’Italia.

Personalmente, sono davvero tutto meno che un guerrafondaio. Non avessi evitato la leva per il combinato disposto del baby boom e della mia magrezza, credo che avrei finito per fare l’obiettore, pure in tempi in cui non era facile. Eppure, mi disturba l’idea che manifestazioni che dovrebbero servire a fare identità nazionale e a creare consenso attorno alle istituzioni repubblicane, siano abolite o soffocate in nome di un’idea che comincia ad assomigliare a un orrido malinteso. O, peggio, a una specie di terrore girondino in salsa grillina.

***

Ci sono nell’aria tre idee che stanno diventando senso comune (non certo buon senso): che il declino sia irreversibile, che la decrescita sia cosa buona e giusta, che il potere politico sia sempre il male. E, in contrapposizione a queste tre idee, partiti e istituzioni usano in modo massiccio la retorica del “tornare a crescere”, che più lo dici e più nessuno ti crede, e più lo dici e più – giustamente, perché è raccontato male – viene criticata.

Che idea di mondo ne viene fuori?

1. Pentitevi voi ricchi e potenti (dove i ricchi e potenti sono sempre gli altri, come ben noto).

2. Non sperate nel futuro, potrete solo trovare qualche strategia di adattamento, se vi va bene.

3. La comunità nazionale, la sua costruzione e miglioramento, non è più un obiettivo. Figurarsi una comunità europea. Richiudetevi dunque nella vostra comunità locale.

4. E difendetevi, accontentandovi di essere piccoli, banali, normali e senza sogni.

No, i riti, almeno alcuni riti, servono, come ben sa un’istituzione millenaria come la chiesa. Non è necessario esagerare, ovvio. Ma il senso delle istituzioni, il consenso attorno possibili obiettivi comuni, fanno parte dell’insieme di cose che servono per “tornare a crescere”, senza cadere nella depressione quaresimale e senza speranza di una società avvitata su se stessa. Per “tornare a crescere” – meglio, per darsi sensati e sostenibili obiettivi di costruzione di un’Italia un po’ migliore e vivibile - le feste delle istituzioni, il fare comunità nazionale, servono quasi quanto serve uno stato efficiente, dei servizi e dei beni pubblici ben tenuti, ecc.

Ecco perché anche questi tagli mi sembrano sbagliati quasi quanto quelli alle proverbiali spese per l’istruzione, la ricerca e la cultura: perché è solo smettendola con un atteggiamento quaresimale che – forse – qualcosa tornerà a muoversi in Italia. Arriverei a dire che un gran stimolo da spesa pubblica in un paese depresso potrebbe non avere alcun effetto rilevante, e noi – a forza di terrore – stiamo diventando un paese depresso.


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