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Il disastro

Le dietrologie dicono che D'Alema ha fatto apposta a far cadere Prodi perché punta ad allargare la coalizione a Follini e Casini. E che i puri e duri hanno abboccato. Perché D'Alema è troppo intelligente e i puri e duri troppo cretini. Meglio sarebbe un D''Alema un po' meno intelligente, e meno cretini in parlamento.
Ma ho pure letto, via Torchiaro, che il colpevole sarebbe addirittura Fassino che si è fidato di Pininfarina, o  che forse era d'accordo con lui.
Penso siano tutte idiozie, e comunque cose irrilevanti. Che serviranno ad alimentare la nuova versione della favola di D'Alema come killer di Prodi, al fine di assolvere le responsabilità oggettive e storiche di una sinistra estrema incapace di concepire se stessa al governo.
Nei giorni precedenti il disastro, mi sforzavo di fare una riflessione approfondita sul partito democratico, sul pallore ideologico del Manifesto dei "saggi". Inseguivo anche Marx, e stavo cercando di capire cosa manca ai fondamenti di quel manifesto: manca il pensiero critico, manca la voglia vera di trasformare il mondo. Tutta l'idea del partito democratico soffre del rischio di immaginare il riformismo come buon governo dell'esistente. E ciò è al di sotto delle aspettative di una sinistra riformista e socialista, soprattutto in un momento storico in cui le contraddizioni del modello di sviluppo occidentale (capitalista o socialista reale, non importa) sono arrivate al punto di non ritorno a causa della crisi energetica e climatica - la crisi finale che si attendeva Marx, arrivata in un modo che Marx non immaginava né poteva immaginare.
Ma, purtroppo, nella sinistra che sogna Mussi, in quella sinistra unita cui ci invita Diliberto (che ha fatto eleggere quel furbo di Fernando Rossi), vedo ben poco del pensiero critico che ci vorrebbe, ma solo velleità di sana e consolatoria opposizione. E comunque, se per avere un briciolo di pensiero critico, di capacità di pensare a trasformazioni profonde, mi tocca semplicemente abdicare alla possibilità di governare, e devo per forza preferire l'opposizione per l'opposizione, devo consolarmi con tante belle manifestazioni di piazza che mi fanno sentire unito ed empatico coi miei compagni, mentre al governo gli altri provvedono a mettermela in quel posto; se mi tocca accettare tutto questo, allora preferisco digerirmi il pallido manifesto del PD e tentare di praticare gli spazi di riformismo di sinistra che si aprono all'interno del riformismo gestionale di un governo di centro sinistra. Fosse pure allargato al bel Casini.


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Pubblicato il 22/2/2007 alle 10.28 nella rubrica Politiche.

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