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Alle porte del congresso

Il momento della scelta fra le mozioni si avvicina. Il congresso della mia sezione è il 15, 16 e 17 marzo. Non ho scelto, e forse non sceglierò nemmeno, perché è una scelta che davvero mi sta stretta. Piuttosto, provo a mettere in ordine le cose che mi sembrano davvero importanti in questa faccenda.

Il grande disordine mondiale. Ciò che sta succedendo nel mondo non è la guerra di civiltà, come tanti ci vogliono raccontare, ma è semplicemente la fine del modello energetico e produttivo nato con la rivoluzione industriale:il picco del petrolio e la crisi climatica sono, letteralmente, la crisi finale del capitalismo in atto. E sono, però ed anche, la crisi finale dell'idea di socialismo come massimo sviluppo delle forze produttive, come produzione di tutto per tutti.

La grande ingiustizia mondiale. Come previsto dal vecchio filosofo con la barba, la fase suprema del capitalismo aumenta le diseguaglianze in modo parossistico. Come non previsto, le aumenta cammuffandole, le rende distribuite su scala globale, fa sì che un operaio del mondo occidentale sia incomparabilmente ricco rispetto a un abitante del Darfur, e tuttavia insopportabilmente povero nei confronti del suo manager che prende fino a 100 volte il suo stipendio.

Il piccolo disordine italiano. Ciò che sta succedendo in Italia è la totale frammentazione della società, della politica, delle persone. Di fronte a problemi colossali, al grande disordine mondiale che richiederebbe almeno un abbozzo di risposta dalla politica, il quadro politico offre frammentazione, litigi sul nulla, opportunismo, e quindi totale mancanza di credibilità. C'è una percepibile confusione che riesce ad esprimere in modo compiuto e chiaro solo l'odio delle persone nei confronti della politica. La politica è avvitata su se stessa e, ormai, è diventata essa stessa un settore produttivo sussidiato. Con i suoi numerosissimi clienti che dicono di odiarla ma ne campano, e chiedono favori e non diritti. La democrazia, rappresentativa o partecipata che sia, è quanto di più lontano da ciò che vediamo tutti i giorni. E anche le cose buone della politica, i risultati positivi di questo governo zoppicante, vengono sommersi dalla mancanza di credibilità.

La feroce ipocrisia pro-vaticana. C'è una feroce ipocrisia nei politici che fanno finta di difendere le opinioni cattoliche o delle gerarchie vaticane. La gerarchia vaticana, che non è affatto tutta la chiesa cattolica e non rappresenta affatto tutti i cattolici, fa la sua dura battaglia di conservazione. Come ha sempre fatto in quanto gerarchia e potere. I politici finto cattolici, da Rutelli a Mastella a Casini per non dir degli atei devoti alla Pera, si appoggiano a questa battaglia solo per ipocriti motivi di potere e bottega. E i laici sono costretti o a passare per anticlericali all'antica, o a fare continue dichiarazioni di compromesso, in cui non si capisce nulla. Basta e avanza, su questa faccenda, quanto detto qui. Ecco, ciò che mi interessa davvero in questa storia, non è la questione in se, ma il fatto, appunto, che segnala in modo chiarissimo il totale degrado della politica nostrana.

Di fronte a questa situazione, quali sono le risposte offerte dalle tre mozioni?

Eppure, dovrebbe essere chiaro che occorrerebbe un altro passo, un'altra sfida. Davvero, un partito nuovo. Quel partito che il famoso popolo dell'Ulivo continua ostinatamente a chiedere con tutti i suoi comportamenti, e dimostrando una pazienza enorme.

Sui contenuti:
Sulle procedure (che in questa faccenda del PD, come ho già detto, sono molto importanti, perché parlano della possibilità di recuperare credibilità alla democrazia):
Qualcuno dovrebbe infatti dirci se la costituente del nuovo partito sarà votata dai nuovi iscritti al nuovo partito con il metodo rigoroso di una testa un voto, o selezionata per cooptazione dai vecchi gruppi dirigenti. Se resteranno in vita regole antidemocratiche come quelle oggi vigenti nei DS secondo le quali i voti non sono tutti uguali, visto che i gruppi dirigenti uscenti di ogni congresso conservano il posto nei congressi di federazione e nazionali per diritto divino. Se si prenderà sul serio la democrazia di mandato. Se si metteranno paletti rigorosi di controllo della moralità degli eletti...

Ecco, vorrei poter discutere di futuro, di cose da fare, e sono costretto a discutere di procedure per ritrovare un minimo di agibilità e credibilità democratica alla politica. In fondo, sarebbero bastate poche parole chiare sulla forma della futura costituente, impegnative per entrambi i soggetti inizialmente contraenti, per convincermi e per consentirmi di passare oltre, a discutere di quale riformismo radicale e di quale sviluppo sostenibile serve all'Italia e al mondo. Ma così non mi sembra che sia, e quindi resto perplesso e mi vedo costretto a chiamarmi fuori e ad assistere da spettatore.


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Pubblicato il 13/3/2007 alle 17.36 nella rubrica Politiche.

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