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Cortocircuito

L'anarchico che nel 1875 racconta gli Stati Uniti d'America come il regno del consumismo e dell'anomia, usando probabilmente le parole di qualche pensatore, come spesso in questo romanzo citazionista di Antonio Scurati, entra in cortocircuito con tutta l'argomentazione sulla trasformazione della modernità solida in modernità liquida, svolto da Bauman in questo complesso libro.
E' un puro caso che la mia lettura di questi due libri sia iniziata e finita quasi contemporaneamente: sulla carta, non c'era particolare nesso fra la storia romantica e risorgimentale di Scurati, che si svolge addirittura prima della modernità solida del novecento, e la descrizione di Bauman della modernità liquida, della società sotto assedio del nostro nuovo secolo, frantumata dalla globalizzazione e dal dominio del consumo immediato, pura rincorsa del desiderio continuamente alimentato da stimoli che devono essere immediatamente sostituiti da altri stimoli.
E invece, appunto, è scattato un cortocircuito, come se storie diverse, libri diversi letti per motivi diversi, mi portassero sempre allo stesso filo.
Un filo che ora prosegue, con Outlet Italia di Cazzullo, a scoprire che il raffinato sociologo Bauman e lo svelto giornalista Cazzullo raccontano in parte la stessa storia uno analizzandone i fondamenti, l'altro facendone l'esatta cronaca empirica.
Ma, significativamente, Cazzullo inizia il suo racconto affermando recisamente che il mondo in svendita degli outlet postula la definitiva vittoria dell'avere sull'essere( pag. 5). Bauman, invece, quando si sofferma sulla contraddizione fra avere ed essere, conclude che la modernità liquida risolve quella contraddizione superandola, perché non è tanto l'avere ad aver vinto sull'essere, ma piuttosto entrambi sono sconfitti e superati dall'usare istantaneo, ossia dalla inesausta necessità del consumo moderno a sostituire un oggetto a un altro: non conta avere, conta solo desiderare di avere, usare e buttare via velocemente ciò che si è usato, in questa incredibile società produttrice, prima di tutto, di grandi quantità di rifiuti (pag. 158 e seguenti).
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Per mia chiarezza, ho costruito due mappe concettuali per fissare parte delle idee di Bauman. In una, c'è uno schema della modernità solida, in una di quella liquida. Non c'è giudizio di valore, un meglio o un peggio nei due modelli. Ma, certamente, tutto il libro finisce per trasmettere una certa angoscia sul presente, perché il suo nucleo essenziale ci suggerisce la pressoché totale impotenza della politica. Una impotenza che porta le persone a non credere a soluzioni collettive, ad affidarsi a "soluzioni biografiche per problemi sistemici". E che spiega la mancanza di obiettivi collettivi, il nichilismo e l'agitarsi diffuso di molti.
Forse, una dose di pessimismo eccessivo, se provo a mettere in cortocircuito un altro libro letto recentemente, quello di Todd sull'impero americano. Dove, oltre a dire tutto il male di molti aspetti della globalizzazione, un pragmatico approccio demografico consente di giungere a conclusioni un po' diverse: alfabetizzazione, istruzione delle donne, lenta rivoluzione demografica, lento aumentare del consumo, sono tutti fattori di promozione sociale reale, che non contraddicono l'aumentare delle differenze sociali all'interno di ciascun paese, ma rendono evidente anche l'aspetto positivo, di emancipazione, dell'avvio di certi processi.
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Mai come in questo caso, nessuna conclusione definitiva a questo post. Sto solo appuntando pezzi di riflessioni e di idee e, appunto, cortocircuiti.

Pubblicato il 4/12/2007 alle 21.20 nella rubrica Libri.

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