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Intellettuali organici

Ricordo i ponderosi articoli di Enrico Berlinguer su Rinascita. Ricordo, soprattutto, che su quella rivista, e anche altrove, la discussione politica si intrecciava con quella economica e culturale in ampi dibattiti in cui intervenivano tanto i politici di professione, quanto gli intellettuali più o meno organici e i tecnici di area.

Oggi, ci sono gli staff dei segretari, ci sono i think tank e le fondazioni. Ma tutti costoro lavorano in modo separato. I politici di professione si limitano a discorsi generici, non osano nemmeno entrare nel merito dell'elaborazione tecnica dei loro supposti intellettuali organici. Sono o pensano di essere professionisti della comunicazione e dell'immagine, e della gestione del potere. Non è più loro compito pensare, indicare la strada, immaginare il futuro ed esprimere una solida visione. Un'ideologia.

Gli intellettuali, da parte loro, producono proposte tecniche, senza speranza né volontà di incidere nel messaggio e nei valori che dovrebbero essere la sostanza della politica. E così, è difficile stupirsi se il PD appaia un partito non solo sconfitto ma, sopratutto, freddo.

Ancora di più, molti continuano ostinatamente a inseguire la favola del partito pragmatico, postideologico. Quella favola secondo cui per conquistare la maggioranza (ovviamente sfondando al "centro", il luogo della politica più inesistente al mondo), basta un programma ben fatto e la credibilità di chi lo propone, conquistata grazie al "merito".
E non si accorgono che la destra, in tutto il mondo e qui sopratutto, sta vincendo a mani basse proprio perché è schiettamente, coerentemente ideologica, e dà risposte e messaggi chiari e forti in termini di (dis)valori.

Karl Marx è stato ciò che è stato non perché ha scritto il Capitale o L'ideologia tedesca, ma perché mentre scriveva quei tomi li "vendeva" anche, facendo politica in prima persona. Non era un filosofo, era prima di tutto un politico.

Quanto a spessore e capacità di elaborazione culturale, oggi Walter Veltroni e Nichi Vendola sono sicuramente una spanna sopra i loro competitori nei rispettivi partiti. E, quindi, non c'è proprio da stare allegri.

Pubblicato il 18/6/2008 alle 14.25 nella rubrica Marx.

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