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Soviet + elettrificazione?

Ecco il mio modesto contributo alla riunione del Lingotto il 27 giugno: E' il momento. Quale congresso, quale partito. Per appassionati del tema. Magari riesco pure ad andarci...

Se il comunismo, per Lenin, era soviet + elettrificazione, il progetto del Partito Democratico, per me, dovrebbe essere partecipazione + energia rinnovabile, o non sarà nulla.
Il progetto di futuro che dobbiamo darci, infatti, deve partire necessariamente dalla comprensione profonda del cambiamento storico in atto: la socialdemocrazia è stata in grado di indicare un modello di società solidale - il modello sociale europeo - adatto al periodo dello sviluppo rapido della produzione e della società dei consumi, a sua volta reso possibile dalla doppia rivoluzione energetica del carbone e poi del petrolio.
La capacità di risposta della socialdemocrazia è stata tanto più efficace quanto più le sua analisi partivano da una corretta e completa interpretazione dei meccanismi del capitalismo industriale e della crescita della produttività.
Ora, il periodo dello sviluppo rapido della produzione e del consumo senza freni è alle nostre spalle, non solo e non tanto per la grande crisi finanziaria globale, ma semplicemente perché vivremo, nel prossimo futuro, il progressivo esuarirsi delle fonti energetiche fossile e, quindi, una radicale riduzione della produttività consentita da tali fonti.
E' quindi necessario proporre un nuovo modello di società solidale, basato su una nuova interpretazione del mondo, che tenga conto del limite delle risorse disponibili e punti, strategicamente, alla sostituzione delle energie fossili con le energie rinnovabili.
Se poi si considera che le energie rinnovabili richiedono un approccio di tipo distribuito, è chiaro che il modello di società da costruire sarà necessariamente di tipo più democratico e partecipato: la concentrazione di potere in poche mani tipica di una società basata sul petrolio, dovrà cedere il passo ad una distribuzione di energia e di potere, ad una molteplicità di fonti, alla invenzione e alla gestione di diversi modelli di organizzazione e di vita, fra loro cooperanti in un mondo aperto alla diversità.

Quanto sopra è certamente schematico e semplificatorio. Però sinceramente mi sembra molto più importante stabilire questi principi base del PD che vorrei, piuttosto che dibattere all'infinito di meccanismo congruessali, come si rischierà di fare anche il 27 giugno al Lingotto.
Su tali meccanismi, comunque, la mia idea è molto semplice: lo Statuto non può essere cambiato in corsa, ma nulla impedisce ai piombini e a chi li vuole seguire di provarsi nella tenzone congressuale, con le regole date. Credo che non possiamo continuare ad aspettare un turno che non verrà mai. Che Civati o Scalfarotto o Serracchiani si candidino finalmente, senza tanti tatticismi, alla segreteria del partito. Con un programma che, per quanto mi riguarda, deve per forza avere al primissimo punto la costruzione di quel nuovo modello di società di cui dicevo sopra. Perché in caso contrario, se ci si barcamena nel solito discorso generico della società aperta e moderna, della laicità, ecc. - tutte cose giuste, per carità - senza individuare l'obiettivo forte della trasformazione del mondo, si manca l'obiettivo e, tra l'altro, non si è poi così diversi dagli altri.

Ecco, mi sembra che tutti dobbiamo ricordare che l'unica sinistra vittoriosa in Europa, nella recente tristissima tornata elettorale, è quella molto verde e molto europeista di Daniel Cohn-Bendit.

Pubblicato il 20/6/2009 alle 15.41 nella rubrica Politiche.

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