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Discorso, discorso!

Questo, più o meno, il testo del mio discorso di presentazione della mozione Marino al circolo del PD di via Crema, a Roma. Un po' retorico come tutti i discorsi, ma non nego di essermi piaciuto abbastanza....

La mia scelta per Marino: storia personale, iMille e i piombini. Ma avrei potuto decidere diversamente, siamo un unico partito e continueremo ad esserlo dopo. Anzi, la cosa più importante è sapere che il giorno dopo il congresso nessuno deve pensare di segare il ramo su cui sarà seduto il segretario, come è stato fatto con Veltroni. Perché un conto è la battaglia politica interna sulle posizioni, un conto la decisione a maggioranza e l’unità.
Però alla fine ho scelto Marino per molti motivi, e non solo per la mia amicizia personale con Ivan Scalfarotto o Pippo Civati. Per dire, ho grandissima stima per Roberto Morassut…
E ho deciso sulla base di una serie di considerazioni politiche che vorrei condividere con voi, per convincervi delle buonissime ragioni di un voto per Marino ora e alla primarie del 25 ottobre.
Il primo motivo è squisitamente politico, ed è la credibilità. Il PD tutto, tutti i suoi dirigenti, vengono da tali e tante sconfitte da non essere più credibili come competitori reali della destra. Purtroppo, ma c’è poco da fare in questo.
Di più e di peggio, si portano dietro una totale mancanza di credibilità morale. Non perché siano ladri, ma perché sono percepiti come contigui al malaffare del così fan tutti. Lo sappiamo bene, l’antipolitica ha fatto molto più male alla sinistra e al PD che alla destra, che l’ha sfruttata per vendere il grande venditore.
Ora, se vogliamo tornare al governo del paese, dobbiamo superare questo handicap, dobbiamo far tornare a votare non contro ma per, dobbiamo convincere quelli che non credono più che il cambiamento sia possibile, i milioni di astensioni a sinistra ma anche al “centro”.
E allora, è necessaria una visibile innovazione. Un nuovo segretario. Una vera novità rispetto al passato, percepibile facilmente da tutti.
Il secondo motivo è di contenuto, di proposta per il paese. La nostra Italia, la nostra amata patria, è alla deriva. Non mi dilungo, ma credo lo sappiamo tutti. C’è bisogno di una scossa, di innovazione profonda, di una vera rivoluzione riformista, di una ricostruzione culturale e infrastrutturale ed energetica del paese.
Le proposte del programma di Marino per l’Italia sono le uniche che danno il senso di questa scossa. Con la nettezza dei si e dei no, con la precisione e competenza delle singole proposte.  Due esempi:
1.    Marino propone le stesse liberalizzazioni, la stessa apertura al mercato e lo stesso superamento delle corporazioni e dei monopoli proposti da Bersani. Ma con chiarezza esemplare li lega ad un programma di flexsecurity per i lavoratori, e ad un programma di vero investimento sulla conoscenza.
2.    Tutte le mozioni parlano di green economy (figurarsi, ora lo fa perfino Berlusconi…). Peccato che solo la mozione Marino rende concreta quella che altrimenti resta una pura petizione di principio:
  • Marino indica le scelte strategiche dal punto di vista tecnologico, quelle possibili ed utili anche per valorizzare le competenze italiane (il geotermico di terza generazione, sul quale abbiamo specifiche competenze e soprattutto un territorio adatto, geotermicamente attivo, e l’eolico d’alta quota, brevetto italiano che promette produttività energetica pari a quella del petrolio dei tempi andati)
  • Marino non si affida quindi al “pensiero misero” (la decrescita…), quello che immagina che l’unica soluzione è il risparmio. Perché sa che il risparmio fine a se stesso spesso si converte in nuovi consumi della risorsa più efficiente: se ho un’auto che consuma il 30% in meno, finisco per percorre il 30% di chilometri in più, e la CO2 prodotta è la stessa. E allora non basta il risparmio (che ci vuole, certo), serve da un lato il lavoro culturale (e Marino cita infatti l’educazione ambientale) e dall’altro soluzioni credibili di investimento per produrre da fonti rinnovabili non meno ma più energia
  • Marino è consapevole di quanto, in Italia, sia importante la politica di gestione del territorio e degli spazi urbani. Senza avere paura di dire cose sgradevoli ma lungimiranti sulla mobilità urbana, dove davvero serve una rivoluzione verde immediata e radicale…
Il terzo motivo ha a che fare con il modello di partito. Nella mozione Bersani si legge tutta la nostalgia di un partito identitario e degli iscritti, strutturato. Molto rassicurante per noi militanti ma purtroppo incapace di recuperare quell’handicap di credibilità della politica di cui parlavo all’inizio. La mozione Franceschini si limita a riproporre in modo un po’ più sfumato l’idea del partito aperto di Veltroni, ma senza risolvere i nodi che ne hanno decretato la pesante sconfitta.
La mozione Marino, invece, unica e sola, ha elaborato una completa proposta di organizzazione del partito a partire dai propri circoli territoriali e dai loro poteri e diritti (ed è paradossale che tutti si riempiano la bocca di paragoni con la lega, di territorio ecc, e poi si guardino bene di dare veri strumenti, risorse e potere ai circoli ed ai semplici iscritti…).
E in più, la mozione Marino è l’unica che sta tentando di mettere in pratica trasparenza e partecipazione delle decisioni , e di utilizzare finalmente strumenti nuovi e adatti ai tempi, come dimostrano esperienze come l’organizzazione di volontari di Scelgomarino.info
Perché vedete, qui siamo quasi tutte persone d’età, e ci ostiniamo a credere che i giovani verranno a noi anche continuando a fare politica nello stesso modo e negli stessi luoghi. Ma i giovani – che sono il nostro grande problema, la dimostrazione della poca speranza che trasmettiamo, e della poca speranza che molti hanno per le sorti del nostro paese – stanno altrove, stanno in rete, nelle loro reti, parlano d’altro e con altri. E se non proviamo a fare qualcosa per ascoltarli e capirli, fra un po’ saremo estinti.

Pubblicato il 25/9/2009 alle 23.41 nella rubrica Politiche.

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