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Ideologia

Se c'è una cosa che mi irrita è il luogo comune imperante secondo cui questa è l'epoca della fine delle ideologie. E' fin troppo evidente che questa è stata invece l'epoca della fine di una sola ideologia, quella comunista, e del feroce ridimensionamento dell'ideologia socialdemocratica. Mentre l'ideologia del neoliberismo è diventata senso comune prevalente, e non a caso tutti i tentativi di governare davvero sono stati depotenziali o sconfitti: si pensi alla Costituzione europea, o al tentativo di accordo sul clima. 

Anche la fatica con la quale Obama sta riuscendo a far passare la riforma sanitaria, al prezzo di rinunciare alla public option, ci dice molto dei tempi tremendamente ideologici che continuiamo a vivere.
In fondo, la difficoltà a far passare la public option non sta nel contenuto, nel merito di quella proposta: da quanto leggo, nei fatti la soluzione senza public option raggiunge praticamente gli stessi risultati. La difficoltà è tutta nell'orribile nome di "pubblico". Praticamente una bestemmia per il senso comune neoliberista. Come una bestemmia sono le tasse ("le tasse sono un furto, evaderle è legittima difesa", recitava un cartello alla manifestazione anti Prodi del 2 dicembre 2006 organizzata dall'odierno "fronte dell'amore"...).

Ora, io sono profondamente convinto che fino a che non saranno smontati completamente, e sconfitti, i presupposti ideologici di queste due affermazioni (il pubblico e le tasse sono il male, il privato è il bene), non ci sarà possibilità di vittoria duratura e di risultati seri per la sinistra.

Proviamo dunque a dare un piccolissimo contributo di ragionamento. 
Primo. La proprietà privata, il privato, non è un diritto naturale del singolo, perché il singolo non esiste senza gli altri. L'uomo è un animale sociale. 
Secondo. Il mercato, lo scambio commerciale, esiste solo se è possibile fare contratti in condizioni di fiducia reciproca. Ma la fiducia reciproca richiede l'esistenza di un terzo - una istituzione - che garantisce la validità dei contratti. In genere, questa istituzione si chiama Stato, ed è pubblica perché deve garantire tutti i privati. Ed emana norme che devono valere per tutti.
Terzo. Il mercato non è un'istituzione naturale, e la ricerca delle utilità sul mercato non precede, nell'esperienza umana, altre necessità ed esigenze. Quindi non è vero che lo Stato (e in generale il pubblico) sono creati "dopo" il privato e il mercato, e lo usurpano. E' vero invece che la società è fatta di interazioni fra persone, e fra pubblico e privato.
Quarto. Non esiste un mercato perfetto. Nemmeno nella teoria, perché le teorie neoclassiche del mercato perfetto sono state tutte abbondantemente falsificate. Non esiste principalmente perché ci sono asimmetrie informative sistematiche, e perché alcuni merci hanno per definizione mercati i cui partecipanti hanno livelli di potere incomparabili, primo fra tutti il mercato del lavoro.
Quinto. Esistono beni pubblici indivisibili, monopoli naturali e, in breve, cose che il mercato non può fare e che richiedono la mediazione istituzionale.
Sesto. La storia dello sviluppo del welfare state e dei sistemi di tassazione progressiva è la storia dello sviluppo della ricchezza in Europa. La verità storica non è che lo Stato sociale ha ridotto la crescita potenziale in Europa, ma al contrario che la capacità redistribuiva del welfare e della tassazione hanno sistematicamente sostenuto la domanda e consentito crescita e sviluppo, evitando le crisi di sovrapproduzione che, invece, si sono regolarmente verificate ogni volta che la distribuzione del reddito è ritornata troppo diseguale - ogni volta che il liberismo è tornato egemone. La comparazione fra i paesi scandinavi e gli altri potrebbe bastare, ma ci sono anche altre solide evidenze.
Settimo. Le tasse non sono una espropriazione o una diminuzione del reddito personale. Non è vero che abbiamo un diritto naturale al reddito lordo prima delle tasse, perché vivere in una società decente ed organizzata richiede il contributo di tutti alla sua decenza ed organizzazione. Abbiamo diritto al reddito netto, dopo le tasse (non è qui in discussione, ovviamente, la giustizia o ingiustizia del singolo sistema di tassazione, l'evasione fiscale, la qualità dei servizi, ecc.: stiamo parlando di principi. Che la loro applicazione italiana sia deprimente è un altro discorso...)
Ottavo. L'uomo in società non è monodimensionale, non ha solo l'obiettivo egoistico della massimizzazione delle proprie utilità. E la libertà dell'uomo non si riduce affatto alla libertà di appropriarsi e possedere, ma anzi è sopratutto la capacità di essere e relazionarsi con gli altri. Per questo una società equilibrata ha bisogno di libertà ed uguaglianza insieme.
Nono ed ultimo. Pubblico e privato non sono né belli né brutti, né male né bene. Sono due modalità entrambe indispensabili e totalmente ed inevitabilmente correlate di organizzare il vivere civile in una società. Più la società è complessa, più le esigenze pubbliche diventano rilevanti, più la favola secondo cui i comportamenti individuali egoistici si tramuterebbero automaticamente nel bene comune (la favola alla base del neoliberismo) diventa pateticamente falsa. 

Pubblicato il 23/12/2009 alle 13.58 nella rubrica Marx.

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