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Narrare il futuro

In teoria, ci si potrebbe consolare pensando ai voti assoluti, al fatto che Mercedes Bresso ha perso il Piemonte per 9.000 voti, un'inezia. Al fatto che anche Emma Bonino ha perso per un numero di voti significativo ma non enorme (circa 70.000), in condizioni di partenza - il caso Marrazzo - totalmente proibitive.
Ci si potrebbe consolare dicendo che la frana si è fermata e ci sono piccoli segnali di inversione di tendenza (Lecco, Lodi, Venezia...). Insomma, si potrebbe provare ad arrampicarsi sugli specchi come sta facendo Bersani in queste ore.

Però: dalla "discesa in campo", nel 1994, Berlusconi ha governato più di 10 anni, e dal 2001 è stato il presidente del consiglio per 8 anni su 10. E dal 1994, e ancora più velocemente dal 2001, l'Italia perde costantemente terreno nei confronti internazionali, sperimentando tassi di crescita, livelli di produttività, indicatori di qualità della vita, livelli di istruzione sempre più lontani da quelli degli altri Paesi sviluppati.
Fossimo un Paese normale, un fallimento così evidente dovrebbe portare alla definitiva sconfitta del nostro caimano, a prescindere e senza considerare affatto tutti gli aspetti - appunto - da caimano: le leggi ad personam, il sovversivismo proprietario, il vago razzismo populista, ecc. ecc. Invece, gli italiani o non votano, facendo di tutta l'erba un fascio, o continuano in maggioranza a votarlo. Magari adottando la strategia ipocrita di votare la Lega - così puoi dire di non aver votato Berlusconi ma un partito di lotta e di governo.

Insomma, se il voto fosse dato sulla base di una valutazione dei risultati, non solo in Piemonte avrebbe dovuto vincere un'ottima Presidente uscente, una delle migliori che si potesse immaginare, ma in tutta Italia non avrebbe dovuto esserci partita, altro che 9.000 voti in più o in meno.

Bene.
Se ciò non accade, io sinceramente sono un po' stanco di dare tutta la colpa all'opposizione e - ovvio - in primo luogo al PD, che ha sbagliato strategia, non ha innovato i gruppi dirigenti, non è più sul territorio ecc. ecc. ecc. ecc. e tutta la litania delle doglianze che conosciamo benissimo e sulle quali io stesso mi esercito volentieri.

Vorrei, per una volta, dare la colpa agli italiani che continuano a votarlo, contenti o illusi di averne un vantaggio, ed anche a quelli che si sentono sempre più puri e senza peccato e votano Grillo. Vorrei dire, come Umberto Saba secondo Sereni, Porca Italia.

E vorrei pregare caldamente tutti i miei amici che già si stanno esercitando in quella che invariabilmente i giornali chiameranno "la resa dei conti" dentro il PD, a smetterla subito o meglio a non cominciare neanche. Di tutto abbiamo bisogno, tranne che di un nuovo psicodramma collettivo nel quale si parli, per mesi, solo degli assetti interni al PD, delle correnti, e di far la festa all'ennesimo segretario. E per questo, sebbene Ivan dica cose in sé e per sé giuste e condivisibili, mi preoccupa molto che quelle cose possano apparire più la versione razionale dell'attacco onestamente brutto di Ignazio Marino a Bersani (santa polenta, di autocritica si parlava ai tempi del PCUS, sorvegliamo almeno le parole!), che uno stimolo a fare ciò di cui ci sarebbe bisogno.
Perché quel che serve, ora, è una sola cosa, semplice a dirsi ma difficile a farsi: orientare tutta la nostra energia residua di militanza solo e soltanto verso l'esterno, il fuori dal PD. Niente rese dei conti interni, niente spreco di tempo in congressi, assetti, divisione delle spoglie di un potere che non c'è più. Solo formulazione e discussione di proposte, presenza capillare sul territorio con piccole iniziative diffuse, per quanto possibile buona pratica di aiuto. E, nel frattempo, semplificazione dei messaggi e capacità di narrare una storia credibile del futuro. 

Pubblicato il 31/3/2010 alle 22.53 nella rubrica Politiche.

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